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	<title>Design - Archi &amp; Interiors</title>
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	<description>Archi &#38; Interiors Magazine</description>
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		<title>Atollo di Vico Magistretti per Oluce: la lampada che ha riscritto l’idea di icona nel design</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ariana Micotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:49:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Illuminazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella costellazione degli oggetti che hanno reso il design italiano riconoscibile ben oltre i confini nazionali, Atollo di Vico Magistretti per Oluce occupa un posto singolare e difficilmente contendibile. Non solo perché è una lampada celeberrima, né soltanto perché la sua immagine è entrata nella memoria visiva di architetti, interior designer, collezionisti e appassionati. Atollo &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.archieinteriors.com/atollo-vico-magistretti-per-oluce/">Atollo di Vico Magistretti per Oluce: la lampada che ha riscritto l’idea di icona nel design</a> proviene da <a href="https://www.archieinteriors.com">Archi &amp; Interiors</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="244" data-end="1070">Nella costellazione degli <a href="https://www.archieinteriors.com/20-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-in-tutto-il-mondo-che-un-amante-del-design-deve-conoscere/" target="_blank" rel="noopener">oggetti che hanno reso il <strong data-start="296" data-end="315">design italiano</strong> riconoscibile ben oltre i confini nazionali</a>, <strong data-start="361" data-end="401">Atollo di Vico Magistretti per Oluce</strong> occupa un posto singolare e difficilmente contendibile. Non solo perché è una lampada celeberrima, né soltanto perché la sua immagine è entrata nella memoria visiva di architetti, interior designer, collezionisti e appassionati. <strong data-start="631" data-end="641">Atollo</strong> è diventata una presenza stabile nella cultura del progetto perché ha saputo compiere qualcosa di raro: prendere una tipologia tradizionale, quella della lampada da tavolo domestica, e ricondurla a una forma primaria, rigorosa, quasi inevitabile. Disegnata nel <strong data-start="903" data-end="911">1977</strong> e premiata con il <strong data-start="930" data-end="961">Compasso d’Oro ADI nel 1979</strong>, continua ancora oggi a essere prodotta e scelta come un classico vivo, non come una reliquia del Novecento.</p>
<p data-start="1072" data-end="1693">La sua forza non dipende da un eccesso di segni, ma da una sottrazione attentissima. In <strong data-start="1160" data-end="1170">Atollo</strong> non c’è nulla di superfluo, eppure non c’è nulla che appaia impoverito. È proprio questa la sua qualità più alta: la capacità di esprimere una forma colta, astratta, nitidissima, senza perdere il rapporto con l’uso, con la luce, con l’abitare. Per questo <strong data-start="1426" data-end="1466">Atollo di Vico Magistretti per Oluce</strong> non è soltanto uno degli oggetti di design italiano più iconici di sempre, ma anche uno dei più istruttivi: mostra come la semplicità, quando è davvero tale, sia quasi sempre l’esito di una difficoltà risolta con intelligenza.</p>
<h2 data-section-id="1ofe30j" data-start="1695" data-end="1756"><span role="text"><strong data-start="1698" data-end="1756">Perché Atollo è diventata un’icona del design italiano</strong></span></h2>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17902" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-design.jpg" alt="Atollo di Vico Magistretti per Oluce design" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-design.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-design-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-design-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-design-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-design-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="1758" data-end="2287">Molti oggetti celebri hanno avuto fortuna perché riuscivano a intercettare il gusto di un’epoca. <strong data-start="1855" data-end="1865">Atollo</strong> appartiene a una categoria più rara: quella dei progetti che non si limitano a interpretare il proprio tempo, ma riescono a oltrepassarlo. La ragione è nella struttura stessa del disegno. <strong data-start="2054" data-end="2064">Atollo</strong> può essere letta come una rivisitazione astratta dell’<strong data-start="2119" data-end="2132">abat-jour</strong>, e questa definizione coglie il punto decisivo: non nasce come variazione elegante di una lampada già nota, ma come riscrittura di un archetipo domestico.</p>
<p data-start="2289" data-end="2877">Invece di insistere sulla decorazione, <strong data-start="2328" data-end="2348">Vico Magistretti</strong> lavora sulla sintesi. La lampada viene ridotta a <strong data-start="2398" data-end="2422">tre forme elementari</strong> — <strong data-start="2425" data-end="2455">cilindro, cono e semisfera</strong> — e proprio da questa riduzione scaturisce una figura di straordinaria autorevolezza. <strong data-start="2542" data-end="2552">Atollo</strong> non è soltanto bella. È chiara. E nel design la chiarezza è una conquista più difficile dell’originalità apparente. Osservandola, si ha la sensazione che quella forma fosse già da qualche parte, in attesa di essere trovata. È questo il segno dei grandi progetti: sembrano semplici soltanto dopo che qualcuno li ha resi tali.</p>
<h2 data-section-id="1czf5mt" data-start="2879" data-end="2930"><span role="text"><strong data-start="2882" data-end="2930">Il bozzetto di Atollo e la nascita dell’idea</strong></span></h2>
<figure id="attachment_17904" aria-describedby="caption-attachment-17904" style="width: 1200px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-17904" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-BOZZETTO.jpg" alt="Atollo di Vico Magistretti per Oluce BOZZETTO" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-BOZZETTO.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-BOZZETTO-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-BOZZETTO-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-BOZZETTO-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-BOZZETTO-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><figcaption id="caption-attachment-17904" class="wp-caption-text">Credits: Fondazione Vico Magistretti</figcaption></figure>
<p data-start="2932" data-end="3377">Per capire davvero la statura di <strong data-start="2965" data-end="2975">Atollo</strong> conviene soffermarsi sulla sua genesi. Il bozzetto, in questo caso, non è un dettaglio archivistico, ma una soglia critica. È lì che si vede come il progetto nasca da un’idea di ordine, non da una successione di correzioni. La lampada è già pensata come costruzione primaria, come equilibrio tra masse e proporzioni, come oggetto in cui la forma non viene aggiunta alla funzione, ma coincide con essa.</p>
<p data-start="3379" data-end="3919">Questo è un punto importante anche per la lettura contemporanea del progetto. In un’epoca in cui molti prodotti cercano di distinguersi moltiplicando dettagli, finiture, effetti o citazioni, <strong data-start="3570" data-end="3580">Atollo</strong> ricorda che l’identità può nascere anche da una disciplina del segno. Nel suo bozzetto originario è già visibile quella tensione a trasformare la lampada da tavolo in un piccolo organismo architettonico: stabile alla base, rastremato nel corpo centrale, compiuto nella calotta superiore. Una figura autosufficiente, severa, ma non rigida.</p>
<h2 data-section-id="1fta5q6" data-start="3921" data-end="3980"><span role="text"><strong data-start="3924" data-end="3980">Come nasce Atollo: una forma che non arriva per caso</strong></span></h2>
<p data-start="3982" data-end="4353">Sarebbe comodo raccontare <strong data-start="4008" data-end="4018">Atollo</strong> come un’improvvisa intuizione geniale. La verità, però, è più interessante. Il progetto si inserisce in una continuità di ricerca che <strong data-start="4153" data-end="4173">Vico Magistretti</strong> stava già portando avanti sul rapporto tra geometria pura, oggetti domestici e qualità della luce. <strong data-start="4273" data-end="4283">Atollo</strong>, dunque, non nasce dal nulla. Nasce da una progressiva messa a fuoco.</p>
<p data-start="4355" data-end="4717">Magistretti sottrae, chiarisce, porta a compimento un ragionamento che riguarda non solo la forma della lampada, ma la sua posizione nella casa e nella cultura del progetto. Il risultato è un oggetto che appare radicale senza essere aggressivo, astratto senza essere concettuale, misurato senza risultare timido. È questo equilibrio che lo ha reso così durevole.</p>
<h2 data-section-id="19b1ri4" data-start="4719" data-end="4786"><span role="text"><strong data-start="4722" data-end="4786">Cilindro, cono e semisfera: la geometria che ha fatto scuola</strong></span></h2>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17908" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-Oluce.jpg" alt="Atollo di Vico Magistretti Oluce" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-Oluce.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-Oluce-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-Oluce-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-Oluce-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-Oluce-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="4788" data-end="5040">La storia critica di <strong data-start="4809" data-end="4819">Atollo</strong> è legata indissolubilmente alla sua struttura geometrica. Le tre forme che la compongono — <strong data-start="4911" data-end="4941">cilindro, cono e semisfera</strong> — rappresentano la grammatica essenziale attraverso cui la lampada costruisce la propria identità.</p>
<p data-start="5042" data-end="5708">La base cilindrica assicura stabilità e verticalità. Il cono introduce una tensione plastica che alleggerisce il corpo centrale e accompagna lo sguardo verso l’alto. La semisfera, infine, chiude il disegno con un gesto pieno, quasi archetipico, che protegge la sorgente luminosa e dà all’oggetto la sua inconfondibile silhouette. Ma ciò che conta davvero non è l’elenco delle forme, bensì il modo in cui esse entrano in rapporto. <strong data-start="5472" data-end="5482">Atollo</strong> non è una somma di solidi. È un equilibrio. Ed è in questa sintesi tra rigore geometrico e naturalezza percettiva che la lampada continua a imporsi come una delle grandi immagini del <strong data-start="5666" data-end="5707">design italiano del secondo Novecento</strong>.</p>
<h2 data-section-id="dahv7i" data-start="5710" data-end="5754"><span role="text"><strong data-start="5713" data-end="5754">La luce: non solo forma, ma atmosfera</strong></span></h2>
<p data-start="5756" data-end="6016">Sarebbe riduttivo leggere <strong data-start="5782" data-end="5792">Atollo</strong> unicamente come un capolavoro di composizione formale. La sua autorevolezza dipende anche dal modo in cui organizza e modula la luce. Il progetto non riguarda solo la silhouette, ma anche la qualità dell’emissione luminosa.</p>
<p data-start="6018" data-end="6602">Qui si riconosce tutta la sensibilità di <strong data-start="6059" data-end="6074">Magistretti</strong>. La semplicità della lampada non è mai solo visiva: è anche percettiva. <strong data-start="6147" data-end="6157">Atollo</strong> costruisce presenza senza invadere, atmosfera senza cedere al sentimentalismo, identità senza teatralità. Nelle versioni in <strong data-start="6282" data-end="6299">vetro opalino</strong> la luce tende a farsi più morbida, diffusa, avvolgente; in quelle <strong data-start="6366" data-end="6380">metalliche</strong> il carattere dell’oggetto emerge con maggiore decisione e la lampada appare quasi più scultorea. In entrambi i casi, però, resta intatto il nucleo del progetto: una perfetta coincidenza tra forma e comportamento luminoso.</p>
<h2 data-section-id="1knqjxk" data-start="6604" data-end="6668"><span role="text"><strong data-start="6607" data-end="6668">I modelli di Atollo: codici, misure, famiglia progettuale</strong></span></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17910" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/I-modelli-di-Atollo-codici-misure-famiglia-progettuale.jpg" alt="I modelli di Atollo codici, misure, famiglia progettuale" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/I-modelli-di-Atollo-codici-misure-famiglia-progettuale.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/I-modelli-di-Atollo-codici-misure-famiglia-progettuale-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/I-modelli-di-Atollo-codici-misure-famiglia-progettuale-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/I-modelli-di-Atollo-codici-misure-famiglia-progettuale-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/I-modelli-di-Atollo-codici-misure-famiglia-progettuale-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="6670" data-end="7147">Uno degli aspetti più interessanti di <strong data-start="6708" data-end="6748">Atollo di Vico Magistretti per Oluce</strong> è che, pur essendo un’icona fortissima, non si è mai irrigidita in un solo esemplare canonico. La collezione ufficiale si articola infatti in più modelli e in più misure, a testimonianza di una capacità di adattamento rara per un oggetto così riconoscibile. Nel catalogo compaiono i modelli <strong data-start="7040" data-end="7073">233, 235, 236, 237, 238 e 239</strong>, distribuiti tra versioni in <strong data-start="7103" data-end="7114">metallo</strong> e versioni in <strong data-start="7129" data-end="7146">vetro opalino</strong>.</p>
<p data-start="7149" data-end="7787">Il modello <strong data-start="7160" data-end="7167">233</strong> è la grande <strong data-start="7180" data-end="7200">Atollo metallica</strong>: una presenza monumentale, con <strong data-start="7232" data-end="7249">altezza 70 cm</strong> e <strong data-start="7252" data-end="7270">diametro 50 cm</strong>. Il modello <strong data-start="7283" data-end="7290">235</strong> riprende la stessa scala nella variante in vetro opalino. Le versioni <strong data-start="7361" data-end="7368">236</strong> e <strong data-start="7371" data-end="7378">238</strong> rappresentano il formato piccolo, rispettivamente in vetro e in metallo, con <strong data-start="7456" data-end="7473">altezza 35 cm</strong> e <strong data-start="7476" data-end="7494">diametro 25 cm</strong>. Le <strong data-start="7499" data-end="7506">237</strong> e <strong data-start="7509" data-end="7516">239</strong> occupano invece la fascia intermedia, con <strong data-start="7559" data-end="7576">altezza 50 cm</strong> e <strong data-start="7579" data-end="7597">diametro 38 cm</strong>. Questa articolazione non è un dettaglio secondario: mostra come <strong data-start="7663" data-end="7673">Atollo</strong> sia riuscita a restare fedele a se stessa pur aprendosi a esigenze diverse di spazio, proporzione e collocazione.</p>
<h2 data-section-id="1r95u2g" data-start="7789" data-end="7854"><span role="text"><strong data-start="7792" data-end="7854">Atollo in metallo o in vetro: due caratteri, una sola idea</strong></span></h2>
<p data-start="7856" data-end="8355">Tra le chiavi di lettura più utili c’è la distinzione tra le grandi famiglie materiche della collezione. <strong data-start="7961" data-end="7982">Atollo in metallo</strong> e <strong data-start="7985" data-end="8012">Atollo in vetro opalino</strong> non sono semplicemente due finiture della stessa lampada: sono due interpretazioni diverse della medesima idea progettuale. La versione metallica rende il profilo più netto, più architettonico, più assertivo. La superficie piena trattiene la luce e mette in primo piano il disegno, il rapporto tra i volumi, la presenza plastica dell’oggetto.</p>
<p data-start="8357" data-end="8979">La versione in vetro opalino, invece, attenua la severità geometrica e lavora maggiormente sulla diffusione luminosa. L’oggetto resta immediatamente riconoscibile, ma il suo carattere cambia: diventa più atmosferico, più morbido, talvolta persino più domestico nel senso più alto del termine. Non si tratta di stabilire quale sia la variante migliore, bensì di comprendere come uno stesso progetto possa modulare la propria identità senza tradire il principio originario. È una prova ulteriore della qualità di <strong data-start="8868" data-end="8878">Atollo</strong>: non dipende da un effetto unico, ma da una struttura così forte da reggere differenti incarnazioni.</p>
<h2 data-section-id="1jrr52m" data-start="8981" data-end="9026"><span role="text"><strong data-start="8984" data-end="9026">Colori e finiture: come cambia l’icona</strong></span></h2>
<p data-start="9028" data-end="9263">Nelle versioni metalliche, <strong data-start="9055" data-end="9065">Atollo</strong> è oggi proposta in diverse finiture ufficiali, tra cui <strong data-start="9121" data-end="9169">bianco, nero, bronzo satinato e oro satinato</strong>, oltre alla più recente finitura <strong data-start="9203" data-end="9225">satin black nickel</strong> per alcune varianti della collezione.</p>
<p data-start="9265" data-end="9968">Queste finiture non sono meri dettagli commerciali. Il <strong data-start="9320" data-end="9330">bianco</strong> esalta l’astrazione del progetto e tende a trasformare <strong data-start="9386" data-end="9396">Atollo</strong> in un segno quasi assoluto. Il <strong data-start="9428" data-end="9436">nero</strong> accentua la sua natura grafica, severa, nitida, e la porta verso una lettura più rigorosa. Il <strong data-start="9531" data-end="9550">bronzo satinato</strong> introduce invece una temperatura più raccolta, più sofisticata, che la rende particolarmente interessante in interni materici, colti, non ostentati. L’<strong data-start="9702" data-end="9718">oro satinato</strong> sposta l’oggetto verso un registro più prezioso ma non ridondante, mentre il <strong data-start="9796" data-end="9818">satin black nickel</strong> restituisce una vibrazione contemporanea, tecnica, più tesa. In un progetto tanto disciplinato, il colore non cambia la forma, ma cambia la sua voce.</p>
<h2 data-section-id="xb8bol" data-start="9970" data-end="10033"><span role="text"><strong data-start="9973" data-end="10033">Quale Atollo scegliere: proporzione, collocazione, stile</strong></span></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17906" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-forma.jpg" alt="Atollo di Vico Magistretti per Oluce forma" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-forma.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-forma-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-forma-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-forma-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Atollo-di-Vico-Magistretti-per-Oluce-forma-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="10035" data-end="10879">Quando si parla di un’icona del design, il rischio è pensare che basti possederla per farla funzionare. In realtà <strong data-start="10149" data-end="10159">Atollo</strong> è un oggetto che chiede una relazione precisa con lo spazio. Le versioni piccole, come <strong data-start="10247" data-end="10254">236</strong> e <strong data-start="10257" data-end="10264">238</strong>, funzionano con particolare efficacia su comodini importanti, consolle, librerie o piani d’appoggio in cui la presenza iconica deve restare calibrata. Le misure intermedie, <strong data-start="10438" data-end="10445">237</strong> e <strong data-start="10448" data-end="10455">239</strong>, sono forse le più versatili per molti interni contemporanei: abbastanza rilevanti da diventare punto focale, ma non così grandi da richiedere superfici eccezionali. Le grandi <strong data-start="10632" data-end="10639">233</strong> e <strong data-start="10642" data-end="10649">235</strong>, invece, hanno una scala quasi monumentale e chiedono spazio per respirare: grandi madie, tavoli importanti, ingressi scenografici, studi o living in cui la lampada possa essere letta come una vera piccola architettura domestica.</p>
<p data-start="10881" data-end="11483">Anche lo stile dell’interno conta. Una <strong data-start="10920" data-end="10937">Atollo bianca</strong> o <strong data-start="10940" data-end="10948">nera</strong> può dialogare magnificamente con ambienti essenziali, modernisti, rigorosi. Il <strong data-start="11028" data-end="11038">bronzo</strong> e l’<strong data-start="11043" data-end="11059">oro satinato</strong>, invece, si legano bene a contesti più materici o più sofisticati, dove la luce e il metallo entrano in rapporto con legni, pietre, superfici tessili o toni caldi. Il <strong data-start="11227" data-end="11244">vetro opalino</strong>, dal canto suo, ha una qualità più soffusa, meno perentoria, e può diventare una scelta particolarmente raffinata per spazi notturni, camere, angoli lettura o ambienti in cui la luce diffusa sia più importante della nettezza dell’oggetto.</p>
<h2 data-section-id="1xqg4ui" data-start="12373" data-end="12405"><span role="text"><strong data-start="12376" data-end="12405">Dove trovare oggi Atollo</strong></span></h2>
<p data-start="12407" data-end="12940">Un altro aspetto che contribuisce alla longevità culturale dell’oggetto è la sua presenza attuale sul mercato del <strong data-start="12521" data-end="12546">design di fascia alta</strong>. <strong data-start="12548" data-end="12558">Atollo</strong> è naturalmente presente nel catalogo ufficiale <strong data-start="12606" data-end="12615">Oluce</strong>, ma compare anche presso showroom, dealer e rivenditori specializzati nel design contemporaneo. Questo non è un dettaglio marginale: significa che la lampada non è rimasta confinata al passato o alla sola dimensione museale, ma continua a vivere dentro il circuito attivo del progetto, dell’arredo e della committenza colta.</p>
<p data-start="12942" data-end="13268">La sua reperibilità odierna racconta qualcosa di più profondo di una semplice continuità commerciale. Dice che <strong data-start="13053" data-end="13063">Atollo</strong> continua a essere percepita come un oggetto necessario, capace di parlare al presente senza bisogno di essere reinventato. In un panorama saturo di novità effimere, è una forma di autorevolezza rarissima.</p>
<h2 data-section-id="1d5y1p8" data-start="13270" data-end="13317"><span role="text"><strong data-start="13273" data-end="13317">Oluce: la luce come cultura del progetto</strong></span></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17912" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Oluce-la-luce-come-cultura-del-progetto.jpg" alt="Oluce la luce come cultura del progetto" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Oluce-la-luce-come-cultura-del-progetto.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Oluce-la-luce-come-cultura-del-progetto-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Oluce-la-luce-come-cultura-del-progetto-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Oluce-la-luce-come-cultura-del-progetto-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Oluce-la-luce-come-cultura-del-progetto-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="13319" data-end="13869">Per comprendere fino in fondo <strong data-start="13349" data-end="13389">Atollo di Vico Magistretti per Oluce</strong> bisogna soffermarsi anche sul marchio che l’ha prodotta e custodita nel tempo. <strong data-start="13469" data-end="13478">Oluce</strong>, fondata nel <strong data-start="13492" data-end="13500">1945</strong> da <strong data-start="13504" data-end="13523">Giuseppe Ostuni</strong>, è la più antica azienda italiana di design ancora attiva nel settore dell’illuminazione. È un dato significativo, ma non basta da solo a spiegare il suo ruolo. La vera importanza di <strong data-start="13707" data-end="13716">Oluce</strong> sta nell’avere costruito, lungo i decenni, un catalogo che non è soltanto un insieme di lampade, ma un vero racconto della cultura progettuale italiana.</p>
<p data-start="13871" data-end="14360">Nel suo percorso compaiono figure decisive come <strong data-start="13919" data-end="13934">Joe Colombo</strong>, <strong data-start="13936" data-end="13951">Tito Agnoli</strong>, <strong data-start="13953" data-end="13969">Marco Zanuso</strong> e naturalmente <strong data-start="13985" data-end="14005">Vico Magistretti</strong>. Questa costellazione di autori spiega bene perché molte lampade <strong data-start="14071" data-end="14080">Oluce</strong> siano percepite oggi come classici internazionali e non come semplici prodotti industriali. <strong data-start="14173" data-end="14183">Atollo</strong>, in questo orizzonte, è una delle espressioni più limpide della vocazione del marchio: trasformare la luce in forma, la funzione in linguaggio, l’oggetto in presenza culturale.</p>
<h2 data-section-id="1kak2om" data-start="14362" data-end="14424"><span role="text"><strong data-start="14365" data-end="14424">Vico Magistretti: il maestro della semplicità difficile</strong></span></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-9752" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/12/vico-magistretti.jpg" alt="vico magistretti" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/12/vico-magistretti.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/12/vico-magistretti-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/12/vico-magistretti-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/12/vico-magistretti-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/12/vico-magistretti-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="14426" data-end="14769">Alla base di <strong data-start="14439" data-end="14449">Atollo</strong> c’è naturalmente la figura di <strong data-start="14480" data-end="14500">Vico Magistretti</strong>, uno dei grandi protagonisti del <strong data-start="14534" data-end="14567">design italiano del Novecento</strong>. Nato a <strong data-start="14576" data-end="14586">Milano</strong> nel <strong data-start="14591" data-end="14599">1920</strong>, in una famiglia di architetti, Magistretti ha attraversato il secolo lavorando tra architettura, prodotto, interni e cultura dell’abitare, sempre con una coerenza rara.</p>
<p data-start="14771" data-end="15382">Ma il tratto forse più alto del suo lavoro è un altro: la capacità di far sembrare naturale ciò che è in realtà frutto di una grande precisione. In <strong data-start="14919" data-end="14934">Magistretti</strong> la semplicità non è mai banale. È selezione, disciplina, misura. <strong data-start="15000" data-end="15010">Atollo</strong> ne è una dimostrazione esemplare. L’oggetto appare immediato, ma la sua immediatezza è costruita. Appare essenziale, ma la sua essenzialità non è mai povera. Appare eterna, ma la sua durata nasce da una lucidissima adesione al presente dell’uso. È anche per questo che <strong data-start="15280" data-end="15295">Magistretti</strong> continua a essere così studiato: non ha cercato l’effetto, ha cercato la forma giusta.</p>
<h2 data-section-id="1pzsv7v" data-start="15384" data-end="15440"><span role="text"><strong data-start="15387" data-end="15440">Dal 1977 a oggi: i numeri di una lunga permanenza</strong></span></h2>
<p data-start="15442" data-end="15720">A raccontare la tenuta straordinaria di <strong data-start="15482" data-end="15492">Atollo</strong> bastano, in fondo, pochi numeri certi. <strong data-start="15532" data-end="15540">1977</strong>: anno del progetto. <strong data-start="15561" data-end="15569">1979</strong>: anno del <strong data-start="15580" data-end="15602">Compasso d’Oro ADI</strong>. Una collezione ancora oggi articolata in più modelli, misure e finiture. Una produzione che non si è mai interrotta.</p>
<p data-start="15722" data-end="16193">Sono numeri sobri, quasi asciutti, e proprio per questo coerenti con la natura dell’oggetto. <strong data-start="15815" data-end="15825">Atollo</strong> non ha mai avuto bisogno di gridare il proprio statuto iconico. Lo ha costruito nel tempo, con la pazienza dei grandi progetti. Da quasi mezzo secolo continua a stare là dove stanno soltanto gli oggetti davvero riusciti: nelle case, nei cataloghi, nelle fotografie, nelle scuole di design, nella memoria collettiva. E continua a farlo senza perdere gravità né grazia.</p>
<p data-start="16195" data-end="16435">Forse è questa la lezione più alta di <strong data-start="16233" data-end="16273">Atollo di Vico Magistretti per Oluce</strong>. Mostrare che un oggetto può diventare leggendario non quando cerca disperatamente di imporsi, ma quando riesce, con assoluta naturalezza, a sembrare definitivo.</p>
<h2 data-section-id="1ep0hnr" data-start="115" data-end="169"><span role="text"><strong data-start="118" data-end="169">7 curiosità su Atollo che (forse) non conoscevi</strong></span></h2>
<h3 data-section-id="giawpg" data-start="171" data-end="243"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5602" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/08/lampade-iconiche-di-design-atollo-magistretti.jpg" alt="lampade iconiche di design - atollo magistretti" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/08/lampade-iconiche-di-design-atollo-magistretti.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/08/lampade-iconiche-di-design-atollo-magistretti-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/08/lampade-iconiche-di-design-atollo-magistretti-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/08/lampade-iconiche-di-design-atollo-magistretti-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/08/lampade-iconiche-di-design-atollo-magistretti-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></h3>
<h3 data-section-id="a32oub" data-start="308" data-end="404"><span role="text"><strong data-start="312" data-end="404">Curiosità 1 – Atollo non nasce come oggetto “astratto”, ma come rilettura dell’abat-jour</strong></span></h3>
<p data-start="405" data-end="1056">Una delle cose più interessanti di <strong data-start="440" data-end="480">Atollo di Vico Magistretti per Oluce</strong> è che la sua immagine, oggi percepita come quasi assoluta e scultorea, nasce in realtà da una riflessione su un oggetto molto domestico e molto borghese: l’<strong data-start="637" data-end="650">abat-jour</strong>. Nel catalogo della mostra <em data-start="678" data-end="694">Italia Geniale</em> e nell’archivio della Fondazione Vico Magistretti, Atollo viene letta proprio come una reinterpretazione di quella presenza familiare e costante nelle case del Novecento. Il suo radicalismo, quindi, non consiste nell’inventare una forma aliena, ma nel portare all’essenza un oggetto quotidiano fino a trasformarlo in icona.</p>
<h3 data-section-id="156s3b2" data-start="1058" data-end="1124"><span role="text"><strong data-start="1062" data-end="1124">Curiosità 2 – I dettagli tecnici sono volutamente nascosti</strong></span></h3>
<p data-start="1125" data-end="1794">La pulizia formale di Atollo non dipende solo dalla geometria dei volumi. Dipende anche da una scelta progettuale molto precisa: <strong data-start="1254" data-end="1296">gli elementi tecnici vengono occultati</strong>. L’archivio Magistretti sottolinea infatti che l’essenzialità della composizione è rafforzata proprio dal trattamento dei componenti tecnici, che restano nascosti, in continuità con una linea di ricerca che il designer portava avanti già dagli anni Sessanta, a partire dalla lampada <strong data-start="1580" data-end="1589">Mania</strong> del 1963. È una curiosità importante perché spiega un punto cruciale: Atollo appare così pura non solo per ciò che mostra, ma anche per ciò che decide di non esibire.</p>
<h3 data-section-id="v93866" data-start="1796" data-end="1876"><span role="text"><strong data-start="1800" data-end="1876">Curiosità 3 – La versione in vetro e quella in metacrilato arrivano dopo</strong></span></h3>
<p data-start="1877" data-end="2533">Molti pensano che Atollo sia nata fin dall’inizio così come la conosciamo oggi in tutte le sue declinazioni. Non è esattamente così. La Fondazione Vico Magistretti segnala che il progetto, inizialmente concepito nella versione in alluminio, è rimasto poi in produzione anche nelle varianti in <strong data-start="2170" data-end="2185">metacrilato</strong> e in <strong data-start="2191" data-end="2200">vetro</strong>, capaci di generare anche <strong data-start="2227" data-end="2243">luce diffusa</strong>, e che queste declinazioni vengono prodotte <strong data-start="2288" data-end="2310">a partire dal 1988</strong>. Questo dato è interessante perché mostra come l’icona non sia stata semplicemente replicata, ma sviluppata nel tempo attraverso una riflessione sul materiale e sulla qualità luminosa.</p>
<h3 data-section-id="1w75ay2" data-start="2535" data-end="2601"><span role="text"><strong data-start="2539" data-end="2601">Curiosità 4 – Atollo ha un precedente molto chiaro: Sonora</strong></span></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17916" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Sonora-magistretti.jpg" alt="Sonora magistretti" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Sonora-magistretti.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Sonora-magistretti-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Sonora-magistretti-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Sonora-magistretti-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/04/Sonora-magistretti-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="2602" data-end="3172">Se si guarda bene il lavoro di Magistretti, Atollo non appare come una comparsa improvvisa. L’archivio della Fondazione indica infatti in <strong data-start="2740" data-end="2750">Sonora</strong> del <strong data-start="2755" data-end="2763">1976</strong> un progetto che <strong data-start="2780" data-end="2810">anticipa la configurazione</strong> di Atollo. In particolare, la calotta semisferica della sospensione Sonora prefigura uno degli elementi più riconoscibili della lampada da tavolo. È una curiosità preziosa perché permette di leggere Atollo non come intuizione isolata, ma come esito di una ricerca coerente sulla geometria delle lampade negli anni Settanta.</p>
<h3 data-section-id="16qm57a" data-start="3174" data-end="3236"><span role="text"><strong data-start="3178" data-end="3236">Curiosità 5 – La Atollo entrata al MoMA è la model 233</strong></span></h3>
<p data-start="3237" data-end="3756">Quando si parla di musei, spesso si resta sul generico. In questo caso, invece, c’è un dato molto preciso: la lampada presente nella collezione del <strong data-start="3385" data-end="3421">Museum of Modern Art di New York</strong> è la <strong data-start="3427" data-end="3459">Atollo Table Lamp, model 233</strong>, prodotta da <strong data-start="3473" data-end="3490">Oluce, Milano</strong>, e donata al museo direttamente dal produttore. Non è solo una consacrazione simbolica: è anche un dettaglio che rafforza il peso storico della versione 233, quella grande metallica, come declinazione più canonica dell’oggetto.</p>
<h3 data-section-id="1udj0ki" data-start="3758" data-end="3823"><span role="text"><strong data-start="3762" data-end="3823">Curiosità 6 – Atollo vince il Compasso d’Oro molto presto</strong></span></h3>
<p data-start="3824" data-end="4360">Atollo viene progettata nel <strong data-start="3852" data-end="3860">1977</strong> e ottiene il <strong data-start="3874" data-end="3905">Compasso d’Oro ADI nel 1979</strong>. La cosa notevole è la rapidità con cui il progetto viene riconosciuto come esemplare. Non stiamo parlando, quindi, di un oggetto rivalutato decenni dopo, ma di una lampada che si impone molto presto come riferimento del design italiano. Questo aiuta a capire quanto la sua forza fosse già evidente fin dall’inizio, ben prima che diventasse una delle immagini più condivise e citate del design del secondo Novecento.</p>
<h3 data-section-id="81h0r" data-start="4362" data-end="4456"><span role="text"><strong data-start="4366" data-end="4456">Curiosità 7 – Atollo va letta anche dentro la storia di Oluce, non solo di Magistretti</strong></span></h3>
<p data-start="4457" data-end="5009">Una curiosità meno nota ma molto utile da inserire nell’articolo riguarda il contesto produttivo. L’archivio Magistretti ricorda che il designer fu <strong data-start="4605" data-end="4672">art director e principale designer di Oluce dal 1973 al 1988/89</strong>. Questo significa che Atollo non nasce da un incontro episodico tra autore e azienda, ma dentro una relazione profonda, continuativa, quasi strutturale. In altre parole, Atollo è sì una grande lampada di Magistretti, ma è anche uno dei risultati più alti di una fase cruciale nella storia di Oluce.</p>


<p></p>
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		<title>MARYEEFI: i divani modulari artistici di Marina Efimova che trasformano il living in una scena d’autore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Amici]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel design, l’attenzione si concentra spesso sui grandi nomi, sui brand storici, sulle aziende che hanno già consolidato il proprio posto nell’immaginario internazionale. Eppure, una parte del racconto più vivo passa anche da altrove: da quei marchi emergenti che iniziano a distinguersi non per il rumore che fanno, ma per la nitidezza della loro identità. &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="1247" data-end="2059">Nel design, l’attenzione si concentra spesso sui grandi nomi, sui brand storici, sulle aziende che hanno già consolidato il proprio posto nell’immaginario internazionale. Eppure, una parte del racconto più vivo passa anche da altrove: da quei marchi emergenti che iniziano a distinguersi non per il rumore che fanno, ma per la nitidezza della loro identità. Sono realtà che intercettano un bisogno nuovo, introducono un’estetica più audace o una lettura diversa dell’abitare, e proprio per questo meritano di essere osservate con attenzione. È con questo sguardo che oggi parliamo di <strong data-start="1831" data-end="1843">MARYEEFI</strong>, il brand fondato da <strong data-start="1865" data-end="1883">Marina Efimova</strong>, che trasforma il divano in una presenza scultorea, modulare e fortemente narrativa, portando nel living una visione che guarda insieme all’arte, al design e all’architettura.</p>
<p data-start="685" data-end="1295">A rendere <strong data-start="695" data-end="707">MARYEEFI</strong> interessante, oggi, non è soltanto la sua componente visiva immediatamente riconoscibile. È soprattutto il modo in cui il brand costruisce una posizione chiara nel panorama del <strong data-start="885" data-end="909">design contemporaneo</strong>: non semplice arredo, ma <strong data-start="935" data-end="976">oggetti scultorei per spazi abitativi</strong>, pensati per non scomparire nell’interno ma per <strong data-start="1025" data-end="1042">darne il tono</strong>, orientarne la percezione, imporre una presenza. Il progetto si muove all’incrocio tra <strong data-start="1130" data-end="1161">arte, design e architettura</strong>, con una particolare attenzione alla forma, alla modularità, alla superficie espressiva e a una produzione realizzata su ordinazione.</p>
<p data-start="1297" data-end="1803">In questo senso, osservare MARYEEFI significa cogliere una trasformazione più ampia del progetto d’interni: il ritorno di un arredo che non chiede neutralità, ma <strong data-start="1459" data-end="1471">identità</strong>. Un arredo che non si limita a risolvere una funzione, ma partecipa alla costruzione emotiva e culturale dello spazio. È qui che i <strong data-start="1603" data-end="1632">divani modulari artistici</strong> ideati da <strong data-start="1643" data-end="1661">Marina Efimova</strong> trovano la loro forza: nella capacità di muoversi tra comfort, composizione e linguaggio visivo con una coerenza rara per un brand emergente.</p>
<h2 data-section-id="ujq03s" data-start="1805" data-end="1832"><strong data-start="1808" data-end="1832">Chi è Marina Efimova</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16835" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Marina-Efimova-DESIGNER.jpg" alt="Marina Efimova DESIGNER" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Marina-Efimova-DESIGNER.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Marina-Efimova-DESIGNER-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Marina-Efimova-DESIGNER-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Marina-Efimova-DESIGNER-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Marina-Efimova-DESIGNER-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="193" data-end="955"><strong data-start="193" data-end="234">Dietro il progetto c’è Marina Efimova</strong>, fondatrice e direttrice creativa del brand, designer che ha costruito un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile a partire da una tensione molto contemporanea tra <strong data-start="411" data-end="434">istinto e chiarezza</strong>, tra <strong data-start="440" data-end="481">impulso spontaneo e controllo formale</strong>. La sua ricerca visiva sembra attingere a un immaginario fatto di <strong data-start="548" data-end="627">texture grezze, segni irregolari, tracce, stratificazioni, memorie grafiche</strong> e riferimenti alla cultura dei <strong data-start="659" data-end="681">primi anni Duemila</strong>, in una sensibilità sospesa tra il prima e il dopo della rivoluzione digitale. È proprio in questo spazio intermedio, tra <strong data-start="804" data-end="820">gesto libero</strong> e <strong data-start="823" data-end="850">costruzione consapevole</strong>, che prende forma il DNA di <strong data-start="880" data-end="892">MARYEEFI</strong>.</p>
<p data-start="957" data-end="1918">Da qui nasce una delle caratteristiche più riconoscibili del marchio: la capacità di portare nel divano un lessico che guarda insieme al <strong data-start="1094" data-end="1115">disegno infantile</strong>, alla <strong data-start="1122" data-end="1140">street culture</strong>, al <strong data-start="1145" data-end="1157">graffito</strong>, alla <strong data-start="1164" data-end="1190">composizione intuitiva</strong> e a una certa energia urbana mai del tutto addomesticata. Non come semplice esercizio decorativo, però, ma come vera <strong data-start="1308" data-end="1335">costruzione di identità</strong>. Le superfici sembrano trattenere un gesto, una memoria, una forma di espressione immediata che restituisce al sofà una presenza nuova: <strong data-start="1472" data-end="1540">non più sfondo silenzioso dell’ambiente, ma superficie narrativa</strong>, elemento che orienta lo sguardo e imprime carattere allo spazio. In questo senso, il brand si inserisce con forza nel discorso più ampio sui <a class="decorated-link" href="https://www.archieinteriors.com/i-migliori-modelli-di-divani-di-design/" target="_blank" rel="noopener" data-start="1683" data-end="1792"><strong data-start="1684" data-end="1718">migliori divani di design 2026</strong></a>, dove il tema della modularità e della presenza scenica del sofà è sempre più centrale.</p>
<p data-start="1920" data-end="3029">Questa matrice personale non resta confinata a un fatto stilistico, né si esaurisce in una firma visiva. Diventa un vero <strong data-start="2041" data-end="2063">metodo di progetto</strong>. Per Marina Efimova, il divano si trasforma in <strong data-start="2111" data-end="2129">oggetto d’arte</strong> nel momento in cui la sua superficie smette di essere puramente decorativa e assume il valore di <strong data-start="2227" data-end="2246">presenza visiva</strong>, <strong data-start="2248" data-end="2268">tensione emotiva</strong>, <strong data-start="2270" data-end="2299">parte attiva della stanza</strong>. In questa visione, gli oggetti non devono semplicemente occupare uno spazio, ma contribuire a <strong data-start="2395" data-end="2408">definirlo</strong>, a renderlo più espressivo, più riconoscibile, più personale. Ed è proprio in questa capacità di tenere insieme <strong data-start="2521" data-end="2558">comfort, forma e intensità visiva</strong> che MARYEEFI costruisce oggi la propria cifra più distintiva, in dialogo ideale con il racconto dei <a class="decorated-link" href="https://www.archieinteriors.com/20-divani-famosi-che-hanno-fatto-la-storia-cose-un-divano-iconico/" target="_blank" rel="noopener" data-start="2659" data-end="2816"><strong data-start="2660" data-end="2715">divani iconici che hanno fatto la storia del design</strong></a> e con una nuova generazione di <a class="decorated-link" href="https://www.archieinteriors.com/migliori-marche-divani-italiani-alla-scoperta-del-divano-made-in-italy/" target="_new" rel="noopener" data-start="2848" data-end="2990"><strong data-start="2849" data-end="2884">marchi del divano contemporaneo</strong></a></p>
<h2 data-section-id="8cfueh" data-start="3231" data-end="3268"><strong data-start="3234" data-end="3268">Quando nasce il brand MARYEEFI</strong></h2>
<p data-start="3270" data-end="3586"><strong data-start="36" data-end="48">MARYEEFI</strong> emerge sulla scena internazionale nel <strong data-start="87" data-end="95">2025</strong> e colpisce subito per una qualità non così comune nei brand giovani: <strong data-start="165" data-end="211">arriva con un linguaggio già riconoscibile</strong>, con un immaginario visivo preciso e con una proposta che non sembra un esperimento ancora in cerca di forma, ma un progetto già consapevole del proprio territorio. È questo il punto che lo rende interessante: pur essendo un marchio recente, <strong data-start="454" data-end="525" data-is-only-node="">ha già la forza per entrare in dialogo con nomi molto più affermati</strong>, perché non prova a somigliare a ciò che esiste già, ma si differenzia attraverso una cifra chiara, costruita intorno al <strong data-start="647" data-end="676">divano modulare artistico</strong>, alla <strong data-start="683" data-end="707">superficie narrativa</strong>, alla <strong data-start="714" data-end="739">cover intercambiabile</strong> e a una visione del living più espressiva, più scultorea, più identitaria. In un panorama spesso affollato di prodotti corretti ma intercambiabili, <strong data-start="888" data-end="900">MARYEEFI</strong> si distingue proprio per questo: per la capacità di trasformare il sofà in <strong data-start="976" data-end="995">presenza visiva</strong>, in <strong data-start="1000" data-end="1021">gesto progettuale</strong>, in <strong data-start="1026" data-end="1047">elemento d’autore</strong>.</p>
<h2 data-section-id="1p4r8lu" data-start="3874" data-end="3937"><strong data-start="3877" data-end="3937">Il concetto di Art Sofa e il divano come opera da vivere</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16842" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Marina-Efimova-SOFA-MARYEFFEI.jpg" alt="Marina Efimova SOFA MARYEFFEI" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Marina-Efimova-SOFA-MARYEFFEI.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Marina-Efimova-SOFA-MARYEFFEI-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Marina-Efimova-SOFA-MARYEFFEI-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Marina-Efimova-SOFA-MARYEFFEI-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Marina-Efimova-SOFA-MARYEFFEI-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="3939" data-end="4339">Il punto centrale del progetto MARYEEFI è la lettura del divano come <strong data-start="4008" data-end="4020">Art Sofa</strong>, cioè come oggetto che conserva pienamente la propria funzione ma acquisisce una forza espressiva capace di avvicinarlo all’arte. Le silhouette sono scultoree, la costruzione dell’immagine è fortemente autoriale, le superfici tessili diventano veicoli di linguaggio e la modularità non è solo tecnica, ma anche visiva.</p>
<p data-start="4341" data-end="4753">È qui che MARYEEFI costruisce la propria differenza rispetto a molti altri brand di <strong data-start="4425" data-end="4454">divani modulari di design</strong>. Non lavora soltanto sulla componibilità, ma su una forma di <strong data-start="4516" data-end="4536">intensità visiva</strong>. Il sofà non viene trattato come sfondo neutro del soggiorno, ma come <strong data-start="4607" data-end="4635">centro visivo del living</strong>, elemento che guida lo sguardo, imposta un’atmosfera e introduce nello spazio un’identità immediatamente percepibile.</p>
<p data-start="4755" data-end="5022">In un momento in cui il design d’interni torna a desiderare pezzi capaci di unire <strong data-start="4837" data-end="4879">personalità, comfort e riconoscibilità</strong>, questa posizione appare particolarmente interessante. Perché il divano, qui, non serve solo a completare l’ambiente: serve a <strong data-start="5006" data-end="5021">raccontarlo</strong>.</p>
<h2 data-section-id="l7ql90" data-start="5024" data-end="5078"><strong data-start="5027" data-end="5078">Il sistema MONO e la modularità come linguaggio</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16844" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/maryeefi-MONO.jpg" alt="maryeefi MONO" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/maryeefi-MONO.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/maryeefi-MONO-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/maryeefi-MONO-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/maryeefi-MONO-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/maryeefi-MONO-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="5080" data-end="5497">Il cuore della collezione è il <strong data-start="5111" data-end="5127">sistema MONO</strong>, una struttura modulare pensata per generare configurazioni differenti a partire da un’unica grammatica formale. Più che un semplice sistema componibile, MONO appare come una piattaforma aperta per il living contemporaneo: i moduli si connettono, si separano, si ricompongono, trasformando il divano in un oggetto capace di adattarsi allo spazio senza perdere presenza.</p>
<p data-start="5499" data-end="5909">È questo il punto interessante: la modularità, in MARYEEFI, non è una soluzione fredda o puramente tecnica. Diventa <strong data-start="5615" data-end="5641">linguaggio compositivo</strong>. Oggi il living richiede oggetti che sappiano adattarsi a contesti fluidi, domestici o professionali, senza rinunciare al carattere. I moduli MARYEEFI sembrano rispondere bene a questa esigenza: cambiano configurazione, ma mantengono sempre una forte impronta visiva.</p>
<p data-start="5911" data-end="6223">Ogni composizione acquista così il valore di una vera <strong data-start="5965" data-end="5990">affermazione spaziale</strong>. Il divano non si limita a occupare un punto della stanza, ma ne modifica gli equilibri, introduce ritmo, costruisce una gerarchia visiva. È una modularità che non si limita a seguire lo spazio: in una certa misura, lo <strong data-start="6210" data-end="6222">progetta</strong>.</p>
<h2 data-section-id="1xhgyd7" data-start="6225" data-end="6290"><strong data-start="6228" data-end="6290">Cover intercambiabili: il dettaglio che cambia il progetto</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16846" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/maryeefi-cover.jpg" alt="maryeefi cover" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/maryeefi-cover.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/maryeefi-cover-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/maryeefi-cover-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/maryeefi-cover-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/maryeefi-cover-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="6292" data-end="6674">Uno degli aspetti più originali della proposta MARYEEFI è il sistema di <strong data-start="6364" data-end="6389">cover intercambiabili</strong>, che trasforma il divano in un oggetto stabile ma non statico. La struttura resta, mentre la superficie può cambiare nel tempo: essere rimossa, sostituita, aggiornata, reinterpretata. È un dettaglio che modifica radicalmente il progetto, perché introduce una nuova idea di continuità.</p>
<p data-start="6676" data-end="7029">Il punto non è soltanto pratico. È soprattutto estetico e culturale. Un divano può mantenere la propria ossatura, la propria qualità costruttiva, la propria presenza volumetrica, eppure rinnovare la propria immagine attraverso una nuova cover. In questo modo, MARYEEFI costruisce un oggetto che non invecchia in maniera rigida, ma si lascia trasformare.</p>
<p data-start="7031" data-end="7437">È una riflessione molto contemporanea anche sul tema della durata. Non la durata intesa come immobilità, ma come <strong data-start="7144" data-end="7168">capacità di evolvere</strong>. Un solo oggetto può attraversare più stagioni estetiche, più configurazioni dello spazio, più momenti della vita domestica. Ed è proprio questa flessibilità a rendere il sistema particolarmente attuale: non un arredo da sostituire, ma un arredo da <strong data-start="7418" data-end="7436">reinterpretare</strong>.</p>
<h2 data-section-id="l8eudz" data-start="7439" data-end="7495"><strong data-start="7442" data-end="7495">Made to order, manifattura e qualità dell’oggetto</strong></h2>
<p data-start="7497" data-end="7879">A rafforzare il posizionamento del brand contribuisce anche la scelta di lavorare <strong data-start="7579" data-end="7597">su ordinazione</strong>. Ogni pezzo nasce con attenzione a proporzioni, materiali, costruzione e qualità esecutiva. Questo colloca MARYEEFI lontano dalla logica del prodotto seriale veloce e lo avvicina invece a una dimensione più controllata, più lenta, più coerente con l’idea di <strong data-start="7856" data-end="7878">designer furniture</strong>.</p>
<p data-start="7881" data-end="8214">È un passaggio importante, perché impedisce al progetto di restare soltanto immagine. Anche quando il linguaggio visivo appare spontaneo, libero, quasi impulsivo, la struttura resta governata da rigore, precisione e intenzione. In questo scarto tra gesto espressivo e controllo costruttivo si gioca una parte della qualità del brand.</p>
<h2 data-section-id="1kqory8" data-start="8216" data-end="8284"><strong data-start="8219" data-end="8284">Perché MARYEEFI intercetta bene il presente del living design</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16850" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Perche-MARYEEFI-intercetta-bene-il-presente-del-living-design.jpg" alt="Perché MARYEEFI intercetta bene il presente del living design" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Perche-MARYEEFI-intercetta-bene-il-presente-del-living-design.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Perche-MARYEEFI-intercetta-bene-il-presente-del-living-design-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Perche-MARYEEFI-intercetta-bene-il-presente-del-living-design-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Perche-MARYEEFI-intercetta-bene-il-presente-del-living-design-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Perche-MARYEEFI-intercetta-bene-il-presente-del-living-design-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="8286" data-end="8595">Ci sono marchi che arrivano nel momento giusto non perché inseguono una moda, ma perché intercettano una trasformazione più profonda. MARYEEFI sembra farlo bene. Oggi il living non cerca soltanto comodità o componibilità; cerca <strong data-start="8514" data-end="8536">pezzi con una voce</strong>, elementi capaci di restituire individualità agli interni.</p>
<p data-start="8597" data-end="9035">In questo scenario, il lavoro di Marina Efimova si inserisce con coerenza. Il suo divano non vuole essere universale: vuole essere <strong data-start="8728" data-end="8745">riconoscibile</strong>. Non cerca la neutralità, ma una forma di <strong data-start="8788" data-end="8811">minimalismo emotivo</strong>, fatta di volumi chiari e superfici espressive. È questo equilibrio tra pulizia formale e intensità visiva a renderlo interessante per chi guarda al confine tra <strong data-start="8973" data-end="9034">interior design, collectible furniture e statement pieces</strong>.</p>
<h2 data-start="248" data-end="513"><strong data-start="465" data-end="513">MARYEEFI e una nuova idea di arredo d’autore</strong></h2>
<p data-start="9057" data-end="9473"><strong data-start="9057" data-end="9069">MARYEEFI</strong> è uno di quei nomi che vale la pena osservare da vicino se si vuole capire in che direzione si sta muovendo il <strong data-start="9181" data-end="9216">design del living contemporaneo</strong>. Il brand fondato da <strong data-start="9238" data-end="9256">Marina Efimova</strong> porta al centro del progetto tre idee forti: il divano come <strong data-start="9317" data-end="9346">oggetto d’arte da abitare</strong>, la modularità come <strong data-start="9367" data-end="9393">linguaggio compositivo</strong> e la cover intercambiabile come <strong data-start="9426" data-end="9462">strumento di evoluzione estetica</strong> nel tempo.</p>
<p data-start="9475" data-end="9766">Ne nasce un sistema che tiene insieme presenza scultorea, personalizzazione, produzione su ordinazione e una sensibilità visiva capace di fondere gesto infantile, cultura urbana e chiarezza architettonica. Ma soprattutto nasce un’idea di arredo meno passiva, meno prevedibile, più autoriale.</p>
<p data-start="9768" data-end="9941">In un mercato saturo di prodotti corretti ma spesso intercambiabili, <strong data-start="9837" data-end="9849">MARYEEFI</strong> si distingue perché non cerca di essere silenziosa. Cerca, piuttosto, di lasciare un segno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.archieinteriors.com/maryeefi-divani-tra-street-art-e-interior-design/">MARYEEFI: i divani modulari artistici di Marina Efimova che trasformano il living in una scena d’autore</a> proviene da <a href="https://www.archieinteriors.com">Archi &amp; Interiors</a>.</p>
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		<title>Fuorisalone 2026: cosa vedere a Milano, i distretti da seguire e gli eventi più attesi già annunciati (preview di marzo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Studio Habitat Design]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 09:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Capire cosa vedere al Fuorisalone 2026 già a marzo significa leggere bene i primi segnali della Milano Design Week, prima che il calendario si riempia del tutto e che l’attenzione si sposti sulla corsa all’evento del giorno. In questa fase contano le preview già annunciate, i distretti che stanno emergendo con più forza e quei &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-69ba49d5-9300-8394-9ef0-fc09f4702e2b-0" data-testid="conversation-turn-10" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="108" data-end="948" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Capire cosa vedere al <strong data-start="130" data-end="150">Fuorisalone 2026</strong> già a marzo significa leggere bene i primi segnali della Milano Design Week, prima che il calendario si riempia del tutto e che l’attenzione si sposti sulla corsa all’evento del giorno. In questa fase contano le <strong data-start="395" data-end="421">preview già annunciate</strong>, i <strong data-start="425" data-end="473">distretti che stanno emergendo con più forza</strong> e quei progetti che, per location, concept o valore culturale, fanno già intuire dove si concentreranno gli appuntamenti più interessanti. Tra il ritorno di poli consolidati come <strong data-start="653" data-end="662">Brera</strong>, <strong data-start="664" data-end="672">5VIE</strong> e <strong data-start="675" data-end="688">Triennale</strong>, la crescita di <strong data-start="705" data-end="738">Porta Venezia Design District</strong> e l’attesa per luoghi come <strong data-start="766" data-end="776">Alcova</strong>, il Fuorisalone 2026 comincia già a delineare una geografia precisa fatta di palazzi storici, installazioni immersive, spazi insoliti e nuove aperture da tenere d’occhio.</p>
<h2 data-section-id="1joqgl7" data-start="0" data-end="34">Quando sarà il Fuorisalone 2026</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16754" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Quando-sara-il-Fuorisalone-2026-BE-THE-PROJECT.jpg" alt="Quando sarà il Fuorisalone 2026 BE THE PROJECT" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Quando-sara-il-Fuorisalone-2026-BE-THE-PROJECT.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Quando-sara-il-Fuorisalone-2026-BE-THE-PROJECT-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Quando-sara-il-Fuorisalone-2026-BE-THE-PROJECT-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Quando-sara-il-Fuorisalone-2026-BE-THE-PROJECT-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Quando-sara-il-Fuorisalone-2026-BE-THE-PROJECT-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="36" data-end="447">Il <strong data-start="39" data-end="59">Fuorisalone 2026</strong> si svolgerà a Milano <strong data-start="81" data-end="109">dal 20 al 26 aprile 2026</strong>, in contemporanea con la settimana del design. L’edizione di quest’anno ruota attorno al tema <strong data-start="204" data-end="224">“Be the Project”</strong>, presentato anche in italiano come <strong data-start="260" data-end="281">“Essere Progetto”</strong>: un concept che mette al centro il design come processo, responsabilità e trasformazione, più che come semplice oggetto finito.</p>
<p data-start="89" data-end="545"><strong data-start="89" data-end="109">“Be the Project”</strong> non è soltanto il tema scelto per accompagnare il Fuorisalone 2026, ma una dichiarazione di intenti che riflette un cambio di prospettiva sempre più evidente nel mondo del design. L’attenzione si sposta dall’oggetto finito al processo che lo genera: dall’idea alla sperimentazione, dall’errore alla trasformazione. Progettare, in questo senso, non è più solo dare forma, ma assumersi una responsabilità culturale, sociale e ambientale.</p>
<p data-start="547" data-end="949" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Con <strong data-start="551" data-end="572">“Essere Progetto”</strong>, il Fuorisalone invita a leggere il design come una pratica aperta e in continua evoluzione, capace di mettere in relazione materia, tecnologia e visione. Ne emerge un approccio meno legato alla sola estetica e più attento al valore delle connessioni, dei metodi e delle storie che stanno dietro ogni progetto, restituendo al design una dimensione profondamente contemporanea.</p>
<h2 data-section-id="1jz3nae" data-start="0" data-end="57">I distretti del Fuorisalone 2026 da seguire già da ora</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16758" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/I-distretti-del-Fuorisalone-2026-da-seguire-gia-da-ora.jpg" alt="I distretti del Fuorisalone 2026 da seguire già da ora" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/I-distretti-del-Fuorisalone-2026-da-seguire-gia-da-ora.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/I-distretti-del-Fuorisalone-2026-da-seguire-gia-da-ora-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/I-distretti-del-Fuorisalone-2026-da-seguire-gia-da-ora-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/I-distretti-del-Fuorisalone-2026-da-seguire-gia-da-ora-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/I-distretti-del-Fuorisalone-2026-da-seguire-gia-da-ora-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="59" data-end="401">Se a marzo il calendario non è ancora definitivo, sono invece già abbastanza chiari i <strong data-start="145" data-end="197">luoghi in cui il Fuorisalone 2026 prenderà forma</strong>. Come ogni anno, la Design Week milanese si costruisce infatti attraverso una geografia diffusa fatta di distretti, quartieri e poli culturali che, più degli eventi singoli, aiutano a orientarsi davvero.</p>
<p data-start="403" data-end="486">Tra conferme e nuove energie, ci sono alcune aree che già oggi meritano attenzione.</p>
<h3 data-section-id="1xwp07o" data-start="488" data-end="513">Brera Design District</h3>
<p data-start="515" data-end="970">Brera resta uno dei punti di riferimento più solidi della settimana del design. Qui il Fuorisalone assume una dimensione più riconoscibile e continua, fatta di showroom permanenti, cortili storici e installazioni diffuse che si intrecciano con il tessuto urbano. È il distretto dove il design dialoga in modo più diretto con la città, tra marchi consolidati, nuovi allestimenti e progetti che puntano su qualità e continuità più che sull’effetto sorpresa.</p>
<p data-start="972" data-end="1214">Per chi visita il Fuorisalone per la prima volta, Brera è spesso il punto di partenza naturale. Per chi lo conosce già, resta uno spazio in cui osservare come i brand evolvono nel tempo, mantenendo una presenza stabile ma ogni anno rinnovata.</p>
<h3 data-section-id="1k90ysn" data-start="1216" data-end="1236">5VIE Design Week</h3>
<p data-start="1238" data-end="1527">Nel cuore più storico di Milano, tra palazzi, cortili e atelier, 5VIE continua a distinguersi per un approccio più autoriale e sensoriale. Qui il design si muove su un registro diverso: meno spettacolare, più intimo, spesso legato all’alto artigianato, alla materia e alla sperimentazione.</p>
<p data-start="1529" data-end="1755">È uno dei distretti in cui capita più facilmente di scoprire progetti inattesi, installazioni raccolte e lavori che richiedono uno sguardo più lento. Non sempre è quello che fa più rumore, ma spesso è quello che lascia di più.</p>
<h3 data-section-id="i997xc" data-start="1757" data-end="1790">Porta Venezia Design District</h3>
<p data-start="1792" data-end="2106">Negli ultimi anni è il distretto che ha mostrato la crescita più evidente, e nel 2026 sembra fare un ulteriore passo in avanti. Porta Venezia si sta trasformando in un’area sempre più dinamica, capace di unire installazioni immersive, progetti urbani e collaborazioni che coinvolgono moda, design e cultura visiva.</p>
<p data-start="2108" data-end="2439">La presenza di location come le piscine storiche, gli spazi pubblici riconvertiti e le nuove aperture verso l’area di Città Studi contribuisce a costruire un distretto più aperto, diffuso e contemporaneo. È qui che si concentrano molti dei progetti più ibridi e sperimentali, spesso pensati per dialogare direttamente con la città.</p>
<h3 data-section-id="ik9ofk" data-start="2441" data-end="2451">Alcova</h3>
<p data-start="2453" data-end="2776">Più che un distretto, Alcova è un vero e proprio polo indipendente, ma ogni anno diventa uno dei centri più attesi del Fuorisalone. Il motivo è semplice: non è solo una selezione di designer, ma un’esperienza costruita attorno a <strong data-start="2682" data-end="2715">location fuori dall’ordinario</strong>, spesso accessibili al pubblico solo durante la Design Week.</p>
<p data-start="2778" data-end="3056">Per il 2026, l’attenzione è già alta per gli spazi scelti e per la capacità di Alcova di mettere insieme ricerca internazionale, architettura e atmosfere difficili da replicare altrove. È uno di quei luoghi che non si visitano solo per vedere oggetti, ma per vivere un contesto.</p>
<h3 data-section-id="1rqqqh8" data-start="3058" data-end="3078">Triennale Milano</h3>
<p data-start="3080" data-end="3357">Accanto ai distretti, Triennale resta uno dei poli più importanti per leggere il Fuorisalone in chiave culturale. Durante la Design Week, i suoi spazi ospitano mostre, installazioni e progetti che spesso offrono una visione più ampia e riflessiva rispetto al ritmo della città.</p>
<p data-start="3359" data-end="3549">Non è necessariamente il luogo più spettacolare, ma è uno di quelli in cui il design viene raccontato con maggiore profondità, mettendo in relazione storia, contemporaneità e scenari futuri.</p>
<h2 data-section-id="1dv2tdm" data-start="0" data-end="60">Gli eventi del Fuorisalone 2026 già annunciati da segnare</h2>
<p data-start="62" data-end="389">Se i distretti aiutano a orientarsi, sono alcuni progetti specifici a far capire davvero dove si concentrerà l’attenzione durante la Design Week. Già a marzo emergono alcuni eventi che, per <strong data-start="252" data-end="290">location, concept o impatto visivo</strong>, sembrano avere tutte le caratteristiche per diventare centrali nel racconto del Fuorisalone 2026.</p>
<p data-start="391" data-end="486">Non è ancora una lista definitiva, ma è già una prima selezione utile per capire dove guardare.</p>
<h3 data-section-id="1gbfaa5" data-start="488" data-end="548">Alcova tra Villa Pestarini e Ospedale Militare di Baggio</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16762" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Alcova-tra-Villa-Pestarini-e-Ospedale-Militare-di-Baggio.jpg" alt="fuorisalone 2026 - Alcova tra Villa Pestarini e Ospedale Militare di Baggio" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Alcova-tra-Villa-Pestarini-e-Ospedale-Militare-di-Baggio.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Alcova-tra-Villa-Pestarini-e-Ospedale-Militare-di-Baggio-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Alcova-tra-Villa-Pestarini-e-Ospedale-Militare-di-Baggio-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Alcova-tra-Villa-Pestarini-e-Ospedale-Militare-di-Baggio-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Alcova-tra-Villa-Pestarini-e-Ospedale-Militare-di-Baggio-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="550" data-end="757">Tra gli appuntamenti più attesi c’è ancora una volta Alcova, che nel 2026 si muove tra due luoghi molto diversi ma ugualmente potenti: <strong data-start="685" data-end="704">Villa Pestarini</strong> e il complesso dell’<strong data-start="725" data-end="756">Ospedale Militare di Baggio</strong>.</p>
<p data-start="759" data-end="1103">Il valore di Alcova non sta solo nella selezione di designer internazionali, ma nella capacità di trasformare spazi normalmente non accessibili in esperienze immersive. L’accesso a contesti architettonici inediti, unito a un approccio curatoriale molto libero, rende questo uno degli appuntamenti più intensi e meno prevedibili della settimana.</p>
<h3 data-section-id="6k8az8" data-start="1105" data-end="1157">Palazzo Donizetti con L’Appartamento by Artemest</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16764" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Palazzo-Donizetti-con-LAppartamento-by-Artemest.jpg" alt="fuorisalone 2026 - Palazzo Donizetti con L’Appartamento by Artemest" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Palazzo-Donizetti-con-LAppartamento-by-Artemest.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Palazzo-Donizetti-con-LAppartamento-by-Artemest-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Palazzo-Donizetti-con-LAppartamento-by-Artemest-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Palazzo-Donizetti-con-LAppartamento-by-Artemest-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Palazzo-Donizetti-con-LAppartamento-by-Artemest-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="1159" data-end="1471">Più scenografico e costruito, ma altrettanto centrale, è il ritorno di <strong data-start="1230" data-end="1242">Artemest</strong> a <strong data-start="1245" data-end="1266">Palazzo Donizetti</strong> con “L’Appartamento”. Qui il Fuorisalone assume un tono diverso: ambienti storici trasformati in installazioni eleganti, curate da studi internazionali e realizzate con pezzi di alto artigianato italiano.</p>
<p data-start="1473" data-end="1663">È uno degli eventi che meglio rappresentano il lato più raffinato e visivamente potente della Design Week, dove ogni stanza diventa una narrazione coerente tra materiali, luce e decorazione.</p>
<h3 data-section-id="168gy1r" data-start="1665" data-end="1711">Palazzo Litta con MoscaPartners Variations</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16766" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Palazzo-Litta-con-MoscaPartners-Variations.jpg" alt="fuorisalone 2026 - Palazzo Litta con MoscaPartners Variations" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Palazzo-Litta-con-MoscaPartners-Variations.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Palazzo-Litta-con-MoscaPartners-Variations-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Palazzo-Litta-con-MoscaPartners-Variations-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Palazzo-Litta-con-MoscaPartners-Variations-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/fuorisalone-2026-Palazzo-Litta-con-MoscaPartners-Variations-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="1713" data-end="1978">Anche <strong data-start="1719" data-end="1736">Palazzo Litta</strong> si conferma tra le sedi più importanti del Fuorisalone, con MoscaPartners Variations. Il cortile e gli spazi interni diventano ogni anno il palcoscenico di installazioni site-specific capaci di dialogare con l’architettura storica del luogo.</p>
<p data-start="1980" data-end="2220">Per il 2026, il progetto ruota attorno al tema della trasformazione, con interventi che lavorano su movimento, percezione e relazione tra spazio e corpo. È uno di quei luoghi in cui il Fuorisalone diventa esperienza visiva e fisica insieme.</p>
<h3 data-section-id="ds7wyv" data-start="2222" data-end="2274">Porta Venezia tra Piscine Cozzi e Piscina Romano</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16769" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Porta-Venezia-tra-Piscine-Cozzi-e-Piscina-Romano.jpg" alt="Porta Venezia tra Piscine Cozzi e Piscina Romano" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Porta-Venezia-tra-Piscine-Cozzi-e-Piscina-Romano.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Porta-Venezia-tra-Piscine-Cozzi-e-Piscina-Romano-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Porta-Venezia-tra-Piscine-Cozzi-e-Piscina-Romano-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Porta-Venezia-tra-Piscine-Cozzi-e-Piscina-Romano-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Porta-Venezia-tra-Piscine-Cozzi-e-Piscina-Romano-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="2276" data-end="2402">Nel distretto di Porta Venezia si concentrano alcune delle installazioni più interessanti in termini di rapporto con la città.</p>
<p data-start="2404" data-end="2806">Alle <strong data-start="2409" data-end="2426">Piscine Cozzi</strong>, un progetto curatoriale legato al mondo della cultura e della moda porta al centro il racconto delle persone e delle storie dietro il design, con un intervento che coinvolge anche lo spazio urbano esterno. Poco distante, la <strong data-start="2652" data-end="2670">Piscina Romano</strong> diventa invece il contesto per una mostra immersiva sul vetro contemporaneo, dove luce e riflessi trasformano completamente l’ambiente.</p>
<p data-start="2808" data-end="2960">Sono esempi chiari di come il Fuorisalone lavori sempre più spesso su <strong data-start="2878" data-end="2912">luoghi pubblici reinterpretati</strong>, capaci di cambiare volto durante la settimana.</p>
<h3 data-section-id="tuxvkm" data-start="2962" data-end="2997">Palazzo Isimbardi con Rimadesio</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16771" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Palazzo-Isimbardi-con-Rimadesio.jpg" alt="Palazzo Isimbardi con Rimadesio" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Palazzo-Isimbardi-con-Rimadesio.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Palazzo-Isimbardi-con-Rimadesio-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Palazzo-Isimbardi-con-Rimadesio-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Palazzo-Isimbardi-con-Rimadesio-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Palazzo-Isimbardi-con-Rimadesio-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="2999" data-end="3187">Tra i progetti più interessanti sul piano narrativo c’è quello di <strong data-start="3065" data-end="3078">Rimadesio</strong>, che sceglie <strong data-start="3092" data-end="3113">Palazzo Isimbardi</strong> per costruire un racconto immersivo legato alla propria storia e visione.</p>
<p data-start="3189" data-end="3455">Qui il design si intreccia con la memoria e con l’identità del brand, attraverso installazioni che lavorano su luce, materia e percezione. È un esempio di come anche le aziende stiano trasformando la loro presenza al Fuorisalone in veri e propri progetti editoriali.</p>
<h3 data-section-id="n7ajfp" data-start="3457" data-end="3497">Torre Velasca e nuovi spazi in città</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16779" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Fuorisalone-2026-Torre-Velasca-Polish-Modernism.-A-Struggle-for-Beauty.jpg" alt="Fuorisalone 2026 Torre Velasca Polish Modernism. A Struggle for Beauty" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Fuorisalone-2026-Torre-Velasca-Polish-Modernism.-A-Struggle-for-Beauty.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Fuorisalone-2026-Torre-Velasca-Polish-Modernism.-A-Struggle-for-Beauty-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Fuorisalone-2026-Torre-Velasca-Polish-Modernism.-A-Struggle-for-Beauty-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Fuorisalone-2026-Torre-Velasca-Polish-Modernism.-A-Struggle-for-Beauty-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Fuorisalone-2026-Torre-Velasca-Polish-Modernism.-A-Struggle-for-Beauty-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="3499" data-end="3767">Tra le sedi simboliche della città torna poi al centro anche la <strong data-start="1517" data-end="1534">Torre Velasca</strong>, che ospita <strong data-start="1547" data-end="1590">Polish Modernism. A Struggle for Beauty</strong> della <strong data-start="1597" data-end="1620">Visteria Foundation</strong>. La mostra mette in dialogo opere storiche e oggetti contemporanei per rileggere il modernismo polacco attraverso una prospettiva culturale forte, ma accessibile. In questo caso il valore dell’appuntamento non sta soltanto nel contenuto, ma anche nel rapporto con una delle architetture più riconoscibili di Milano, che durante la Design Week acquista inevitabilmente un peso ulteriore.</p>
<h3 data-section-id="1eugotz" data-start="95" data-end="134">Nilufar tra Depot e Via della Spiga</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16781" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Nilufar-tra-Depot-e-Via-della-Spiga.jpg" alt="Nilufar tra Depot e Via della Spiga" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Nilufar-tra-Depot-e-Via-della-Spiga.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Nilufar-tra-Depot-e-Via-della-Spiga-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Nilufar-tra-Depot-e-Via-della-Spiga-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Nilufar-tra-Depot-e-Via-della-Spiga-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Nilufar-tra-Depot-e-Via-della-Spiga-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="136" data-end="811">Tra gli appuntamenti da seguire c’è anche <strong data-start="178" data-end="189">Nilufar</strong>, che durante il Fuorisalone 2026 costruisce un percorso articolato in due sedi diverse ma complementari. Al <strong data-start="298" data-end="315">Nilufar Depot</strong>, <strong data-start="317" data-end="340">Nilufar Grand Hotel</strong> rilegge il tema dell’ospitalità attraverso il collectible design, trasformando lo spazio in una narrazione fatta di ambienti, suggestioni e ricerca curatoriale. In <strong data-start="505" data-end="524">Via della Spiga</strong>, invece, <strong data-start="534" data-end="552">La Casa Magica</strong> si muove su un registro più visionario, esplorando la dimensione simbolica e quasi rituale dell’abitare. È uno di quei casi in cui la Design Week diventa racconto, atmosfera e immaginario, oltre il semplice allestimento.</p>
<h3 data-section-id="x9r12u" data-start="813" data-end="841">Fornasetti in Via Senato</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16784" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Fornasetti-in-Via-Senato-2026.jpg" alt="Fornasetti in Via Senato 2026" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Fornasetti-in-Via-Senato-2026.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Fornasetti-in-Via-Senato-2026-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Fornasetti-in-Via-Senato-2026-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Fornasetti-in-Via-Senato-2026-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Fornasetti-in-Via-Senato-2026-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="843" data-end="1408">Anche <strong data-start="849" data-end="863">Fornasetti</strong> firma uno degli appuntamenti più riconoscibili di questa prima fase del Fuorisalone 2026. Nel flagship di <strong data-start="970" data-end="986">Via Senato 2</strong>, <strong data-start="988" data-end="1027">Forever Fornasetti. New Encounters.</strong> rilegge l’universo del brand insieme allo studio internazionale <strong data-start="1092" data-end="1106">Tutto Bene</strong>, trasformando lo store in uno spazio più immersivo e narrativo. Il risultato è un’esperienza che lavora sul confine tra installazione, interior e identità di marca, confermando Fornasetti come una delle presenze più coerenti e scenografiche del circuito milanese.</p>
<h3 data-section-id="1vxcifk" data-start="2047" data-end="2088">Portanuova con Blooming Imperfections</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16786" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Portanuova-con-Blooming-Imperfections.jpg" alt="Portanuova con Blooming Imperfections" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Portanuova-con-Blooming-Imperfections.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Portanuova-con-Blooming-Imperfections-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Portanuova-con-Blooming-Imperfections-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Portanuova-con-Blooming-Imperfections-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Portanuova-con-Blooming-Imperfections-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="2090" data-end="2697">Un altro progetto da considerare è <strong data-start="2125" data-end="2179">Blooming Imperfections – Relationships in Progress</strong>, che porta il Fuorisalone anche nell’area di <strong data-start="2225" data-end="2239">Portanuova</strong>. Qui il design si apre a una riflessione più ampia sul tema delle relazioni, attraverso installazioni diffuse firmate da <strong data-start="2361" data-end="2379">Andrea Olivari</strong>, narrazioni audio, contenuti accessibili via QR code e momenti di incontro aperti alla città. È una presenza interessante perché allarga il raggio della Design Week oltre i luoghi più canonici, costruendo un dialogo diretto con lo spazio urbano e con un pubblico più trasversale.</p>
<h3 data-start="2090" data-end="2697">Beyond the Known fuorisalone CUPRA</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16798" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Beyond-the-Known-fuorisalone-CUPRA.jpg" alt="Beyond the Known fuorisalone CUPRA" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Beyond-the-Known-fuorisalone-CUPRA.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Beyond-the-Known-fuorisalone-CUPRA-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Beyond-the-Known-fuorisalone-CUPRA-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Beyond-the-Known-fuorisalone-CUPRA-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Beyond-the-Known-fuorisalone-CUPRA-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="2745" data-end="3335">Anche <strong data-start="2751" data-end="2760">CUPRA</strong> entra tra i progetti già annunciati con <strong data-start="2801" data-end="2821">Beyond the Known</strong>, un’esperienza immersiva che si sviluppa tra <strong data-start="2867" data-end="2890">CUPRA Garage Milano</strong>, in <strong data-start="2895" data-end="2911">Corso Como 1</strong>, e <strong data-start="2915" data-end="2936">Piazza XXV Aprile</strong>. Il progetto mette al centro il processo creativo come dialogo continuo tra materia, tecnologia e visione, lavorando su superfici, texture e sperimentazione visiva. È uno di quegli interventi che confermano come il Fuorisalone continui a dialogare con mondi diversi, dalla mobilità al design più sperimentale, senza limitarsi a una logica puramente espositiva.</p>
<h3 data-section-id="svlmat" data-start="3337" data-end="3372">Palazzo Moscova con glo for art</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16789" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Palazzo-Moscova-con-glo-for-art.jpg" alt="Palazzo Moscova con glo for art" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Palazzo-Moscova-con-glo-for-art.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Palazzo-Moscova-con-glo-for-art-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Palazzo-Moscova-con-glo-for-art-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Palazzo-Moscova-con-glo-for-art-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Palazzo-Moscova-con-glo-for-art-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="3374" data-end="3937">Tra gli eventi più immersivi già annunciati c’è poi <strong data-start="3426" data-end="3441">glo for art</strong> a <strong data-start="3444" data-end="3463">Palazzo Moscova</strong>, con un’installazione firmata <strong data-start="3494" data-end="3514">Numero Cromatico</strong>. Qui il progetto si sviluppa come un ambiente in trasformazione, costruito attorno a luce, colore, parola, suono e percezione. È una di quelle tappe che puntano chiaramente sulla dimensione esperienziale e multisensoriale, e che potrebbero attirare attenzione proprio per la loro capacità di coinvolgere il pubblico in modo diretto, oltre la semplice contemplazione dell’allestimento.</p>
<h3 data-section-id="1k8gauq" data-start="3939" data-end="3988">Brera tra Castello Sforzesco e nuove aperture</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16792" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Albori-di-Stark-al-Castello-Sforzesco.jpg" alt="Albori di Stark al Castello Sforzesco" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Albori-di-Stark-al-Castello-Sforzesco.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Albori-di-Stark-al-Castello-Sforzesco-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Albori-di-Stark-al-Castello-Sforzesco-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Albori-di-Stark-al-Castello-Sforzesco-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Albori-di-Stark-al-Castello-Sforzesco-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="3990" data-end="4728">Nel racconto degli eventi già annunciati merita spazio anche <strong data-start="4051" data-end="4072">Brera Design Week</strong>, che nel 2026 si conferma uno dei poli più solidi della città con <strong data-start="4139" data-end="4166">217 showroom permanenti</strong>, <strong data-start="4168" data-end="4188">9 nuove aperture</strong>, oltre <strong data-start="4196" data-end="4225">190 espositori temporanei</strong> e più di <strong data-start="4235" data-end="4253">300 iniziative</strong> previste. Tra i progetti segnalati, <strong data-start="4290" data-end="4300">Albori</strong> di <strong data-start="4304" data-end="4313">Stark</strong> al <strong data-start="4317" data-end="4339">Castello Sforzesco</strong> accompagna il pubblico attraverso tre fasi del progetto — ascolto, intuizione e composizione — usando suono, luce e materia. È un esempio efficace per raccontare come Brera continui a essere centrale non solo per densità di presenze, ma anche per capacità di attivare luoghi simbolici della città con un linguaggio coerente con il tema dell’edizione.</p>
<h3 data-section-id="4ehhoy" data-start="4730" data-end="4763">Triennale con Casa Ultrapiega</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16794" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Casa-Ultrapiega-Anonima-Castelli.jpg" alt="Casa Ultrapiega Anonima Castelli" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Casa-Ultrapiega-Anonima-Castelli.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Casa-Ultrapiega-Anonima-Castelli-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Casa-Ultrapiega-Anonima-Castelli-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Casa-Ultrapiega-Anonima-Castelli-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/03/Casa-Ultrapiega-Anonima-Castelli-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="4765" data-end="5279">All’interno del programma di <strong data-start="4794" data-end="4814">Triennale Milano</strong> può trovare spazio anche <strong data-start="4840" data-end="4859">Casa Ultrapiega</strong>, installazione di <strong data-start="4878" data-end="4898">Anonima Castelli</strong> progettata da <strong data-start="4913" data-end="4939">Spalvieri &amp; Del Ciotto</strong> per il giardino dell’istituzione. In questo caso il tono è meno spettacolare e più progettuale, ma proprio per questo utile a restituire una delle anime più solide della Design Week milanese: quella che affianca all’impatto visivo una riflessione più attenta su ricerca, metodo e cultura del progetto.</p>
<h2 data-section-id="1oykxqa" data-start="178" data-end="205">Domande e risposte utili sul Fuorisalone 2026</h2>
<h3 data-section-id="19vppaf" data-start="207" data-end="243">Quando sarà il Fuorisalone 2026?</h3>
<p data-start="244" data-end="564">Il <strong data-start="247" data-end="267">Fuorisalone 2026</strong> si svolgerà a Milano <strong data-start="289" data-end="317">dal 20 al 26 aprile 2026</strong>, durante la settimana del design. È già uno dei dati più cercati in questa fase, perché segna l’inizio della pianificazione per chi vuole organizzare visite, appuntamenti e percorsi tra i distretti cittadini.</p>
<h3 data-section-id="1dvffva" data-start="566" data-end="606">Qual è il tema del Fuorisalone 2026?</h3>
<p data-start="607" data-end="972">Il tema scelto per il <strong data-start="629" data-end="649">Fuorisalone 2026</strong> è <strong data-start="652" data-end="672">“Be the Project”</strong>, tradotto anche come <strong data-start="694" data-end="715">“Essere Progetto”</strong>. L’idea è quella di riportare l’attenzione sul design come processo in continua evoluzione, capace di ridefinire il rapporto tra persone, oggetti e ambiente, con una visione più consapevole e responsabile del progetto.</p>
<h3 data-section-id="jnb5dc" data-start="974" data-end="1033">Quali sono i distretti del Fuorisalone 2026 da seguire?</h3>
<p data-start="1034" data-end="1430">Tra le aree da osservare con maggiore attenzione ci sono <strong data-start="1091" data-end="1112">Brera Design Week</strong>, <strong data-start="1114" data-end="1122">5VIE</strong>, <strong data-start="1124" data-end="1157">Porta Venezia Design District</strong>, <strong data-start="1159" data-end="1169">Alcova</strong> e <strong data-start="1172" data-end="1192">Triennale Milano</strong>. Sono i poli che, già dalle prime anticipazioni ufficiali, stanno emergendo come i più attivi per densità di eventi, qualità delle location e capacità di orientare il racconto della Design Week 2026.</p>
<h3 data-section-id="nj4e0n" data-start="1432" data-end="1494">Quali sono gli eventi del Fuorisalone 2026 già annunciati?</h3>
<p data-start="1495" data-end="1939">Tra i progetti già emersi nelle preview ufficiali ci sono <strong data-start="1553" data-end="1563">Alcova</strong> tra Villa Pestarini e Ospedale Militare di Baggio, <strong data-start="1615" data-end="1645">L’Appartamento by Artemest</strong> a Palazzo Donizetti, <strong data-start="1667" data-end="1695">MoscaPartners Variations</strong> a Palazzo Litta, appuntamenti di <strong data-start="1729" data-end="1762">Porta Venezia Design District</strong>, oltre a progetti firmati da brand e realtà come <strong data-start="1812" data-end="1823">Nilufar</strong>, <strong data-start="1825" data-end="1839">Fornasetti</strong>, <strong data-start="1841" data-end="1854">Rimadesio</strong>, <strong data-start="1856" data-end="1863">glo</strong>, <strong data-start="1865" data-end="1874">CUPRA</strong> e <strong data-start="1877" data-end="1900">Visteria Foundation</strong>.</p>
<h3 data-section-id="l4mrbo" data-start="1941" data-end="2009">Brera Design Week 2026 sarà ancora uno dei distretti principali?</h3>
<p data-start="2010" data-end="2382">Sì, <strong data-start="2014" data-end="2023">Brera</strong> si conferma anche nel 2026 come uno dei poli centrali del Fuorisalone. Le anticipazioni parlano di <strong data-start="2123" data-end="2150">217 showroom permanenti</strong>, <strong data-start="2152" data-end="2172">9 nuove aperture</strong>, oltre <strong data-start="2180" data-end="2209">190 espositori temporanei</strong> già confermati e più di <strong data-start="2234" data-end="2261">300 iniziative previste</strong>, numeri che ne rafforzano il ruolo di distretto chiave della Design Week milanese.</p>
<h2 data-start="2010" data-end="2382">Archi&amp;Interiors x il Fuorisalone 2026</h2>
<div class="flex flex-col text-sm pb-25">
<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-69ba49d5-9300-8394-9ef0-fc09f4702e2b-12" data-testid="conversation-turn-34" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<div class="min-h-8 text-message relative flex w-full flex-col items-end gap-2 text-start break-words whitespace-normal outline-none keyboard-focused:focus-ring [.text-message+&amp;]:mt-1" dir="auto" tabindex="0" data-message-author-role="assistant" data-message-id="5d07402e-6e12-4104-b8e4-2d0251492d3f" data-message-model-slug="gpt-5-3" data-turn-start-message="true">
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<div class="markdown prose dark:prose-invert w-full wrap-break-word light markdown-new-styling">
<p data-start="16" data-end="428">A marzo il <strong data-start="27" data-end="47">Fuorisalone 2026</strong> è ancora una geografia in costruzione, ma già abbastanza definita per individuare i luoghi, i distretti e i progetti che meritano attenzione. È proprio in questa fase che si costruisce uno sguardo più consapevole sulla Design Week, evitando di inseguire solo l’agenda definitiva e iniziando invece a leggere le direzioni, le atmosfere e le scelte curatoriali che stanno emergendo.</p>
<p data-start="430" data-end="671">Ad aprile, con il calendario completo e una visione più ampia degli eventi, torneremo con un nuovo approfondimento dedicato: una guida aggiornata, più dettagliata e ancora più selettiva su cosa vedere davvero durante la settimana del design.</p>
<p data-start="673" data-end="952" data-is-last-node="" data-is-only-node="">La redazione giornalistica di <strong data-start="703" data-end="722">Archi&amp;Interiors</strong> continuerà a seguire il Fuorisalone 2026 con uno sguardo attento e indipendente, per raccontare non solo gli eventi più attesi, ma anche quei progetti capaci di lasciare un segno nel modo in cui oggi pensiamo e viviamo il design.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.archieinteriors.com/fuorisalone-2026-cosa-vedere-a-milano/">Fuorisalone 2026: cosa vedere a Milano, i distretti da seguire e gli eventi più attesi già annunciati (preview di marzo)</a> proviene da <a href="https://www.archieinteriors.com">Archi &amp; Interiors</a>.</p>
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		<title>Il ritorno della ceramica artigianale nell’interior design contemporaneo</title>
		<link>https://www.archieinteriors.com/ceramica-artigianale-design-interior/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Studio Eco Interiors]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 09:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Interior Design]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.archieinteriors.com/?p=5383</guid>

					<description><![CDATA[<p>Perché la ceramica fatta a mano ci affascina ancora (e sempre di più) Ci sono materiali che non smettono mai di parlare. Anche quando il mondo corre verso la smaterializzazione totale, anche quando tutto sembra fluido, liscio, levigato da algoritmi e render 3D, la ceramica artigianale resta lì, a ricordarci che la bellezza nasce dal &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.archieinteriors.com/ceramica-artigianale-design-interior/">Il ritorno della ceramica artigianale nell’interior design contemporaneo</a> proviene da <a href="https://www.archieinteriors.com">Archi &amp; Interiors</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><em data-start="495" data-end="566">Perché la ceramica fatta a mano ci affascina ancora (e sempre di più)</em></h3>



<p>Ci sono materiali che non smettono mai di parlare. Anche quando il mondo corre verso la smaterializzazione totale, anche quando tutto sembra fluido, liscio, levigato da algoritmi e render 3D, <strong data-start="760" data-end="787">la ceramica artigianale</strong> resta lì, a ricordarci che la bellezza nasce dal fuoco, dalla terra, dalle mani.</p>



<p>Non è solo una questione estetica. È qualcosa di più viscerale. Forse perché ogni pezzo di ceramica porta dentro una storia, una temperatura, un gesto irripetibile. O forse perché ci riporta a qualcosa di familiare, ancestrale. Sta di fatto che la ceramica fatta a mano – imperfetta, vibrante, viva – sta tornando a occupare un posto importante nel panorama dell’interior design contemporaneo. Non come semplice ornamento. Ma come <strong data-start="1301" data-end="1321">atto progettuale</strong>, come dichiarazione di identità.</p>



<p>Chi oggi sceglie di rivestire una parete, una cucina, un lavabo con <strong data-start="1424" data-end="1513">piastrelle artistiche, decorazioni fatte a mano, smalti cangianti o terrecotte locali</strong>, sta compiendo un gesto culturale. Sta dicendo: “non voglio serialità, voglio unicità. Non voglio plastica, voglio materia vera”.</p>



<p>E questo desiderio, silenzioso ma potente, sta generando una vera e propria <strong data-start="1721" data-end="1769">rinascita dell’artigianato ceramico italiano</strong>, che trova nuova linfa proprio nei progetti d’interni più visionari. Dai boutique hotel di nuova generazione alle case dei designer, dai concept store ai ristoranti d’autore, la ceramica torna, ma <strong data-start="1967" data-end="1984">torna diversa</strong>. Con una forza antica e un’estetica nuova.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><em data-start="2037" data-end="2098">Una nuova grammatica del progetto: dalla bottega al concept</em></h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/07/ceramica-artigianale-design-1024x683.jpg" alt="ceramica artigianale design" class="wp-image-5387" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/07/ceramica-artigianale-design-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/07/ceramica-artigianale-design-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/07/ceramica-artigianale-design-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/07/ceramica-artigianale-design-370x247.jpg 370w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/07/ceramica-artigianale-design.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>C&#8217;è stato un tempo – breve, ma invadente – in cui la ceramica artigianale era stata relegata a simbolo di nostalgia provinciale. I grandi brand industriali la guardavano con condiscendenza, i progettisti la consideravano poco compatibile con le linee minimali del design internazionale. Eppure, mentre l’arredamento inseguiva il total white e il total flat, nelle botteghe italiane qualcosa continuava a muoversi.</p>



<p><strong data-start="2515" data-end="2537">Ceramisti italiani</strong>, spesso figli o nipoti di artigiani, hanno cominciato a sperimentare con forme nuove, smalti ossidati, terre laviche, pigmenti vegetali. Hanno iniziato a collaborare con architetti, chef, interior stylist. Hanno capito che la loro forza non era nella quantità, ma <strong data-start="2802" data-end="2855">nella potenza espressiva della singola piastrella</strong>, della singola ciotola, del singolo elemento decorativo.</p>



<p>Nel frattempo, anche il design ha fatto un giro largo, ed è tornato a desiderare ciò che è unico, tangibile, emozionale. Il risultato? <strong data-start="3049" data-end="3085">Un’alleanza silenziosa ma solida</strong> tra botteghe e studi di architettura, tra territori e progetti, tra memoria e visione.</p>



<p>La ceramica, oggi, è tornata a parlare <strong data-start="3214" data-end="3244">il linguaggio del presente</strong>. Ma lo fa con grammatica arcaica: quella del fuoco, del tempo, della pazienza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ceramisti italiani: qualche nome da conoscere</strong></h2>



<h2 class="wp-block-heading"><strong data-start="435" data-end="468">1.</strong><strong data-start="797" data-end="850">Francesca Verardo – Udine (Friuli Venezia Giulia)</strong></h2>



<p><strong data-start="853" data-end="903">Geometria organica, silenzio e stratificazione</strong></p>



<p>Francesca Verardo è una ceramista contemporanea che lavora nel suo studio di Udine, con un’estetica essenziale, asciutta, profondamente architettonica. Ogni pezzo – piastrella, vaso, pannello decorativo – è il risultato di una ricerca sulla <strong data-start="1146" data-end="1196">forma primaria e sulla relazione con lo spazio</strong>.</p>



<p>Le sue collezioni sono spesso usate in progetti di interni per boutique, gallerie o case contemporanee: superfici sabbiose, colori neutri, tracce che sembrano incisioni del tempo. Collabora con studi di architettura e gallerie, e il suo lavoro è stato esposto anche alla Milano Design Week.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Cerco la calma, l’equilibrio tra gesto e materia. Ogni oggetto deve saper tacere e resistere.”</p>
</blockquote>



<p>È una voce forte e sottile, che interpreta la ceramica come <strong data-start="1652" data-end="1672">presenza e vuoto</strong>, come <strong data-start="1679" data-end="1703">gesto architettonico</strong>.</p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/DIMJHA1NvLB/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/DIMJHA1NvLB/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/p/DIMJHA1NvLB/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank">Un post condiviso da Francesca Verardo Ceramics (@francescaverardoceramics)</a></p></div></blockquote>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong data-start="1430" data-end="1485">2. </strong><strong>Made a Mano – Caltagirone, Sicilia</strong></h2>



<p><strong>Pietra lavica e rigore artigianale per superfici d’autore</strong></p>



<p>Fondata nel 2001 da Rosario Parrinello con sede a Caltagirone, <em>Made a Mano</em> produce superfici in <strong>lava dell’Etna</strong> e terracotta smaltata esclusivamente realizzate a mano in Italia. Le collezioni – come <em>Cristalli</em>, <em>Ossido</em>, <em>Komon</em>, <em>Novecento</em> – uniscono estetica mediterranea e geometrie contemporanee, applicate su arredo contract e interni di lusso.</p>



<p>I rivestimenti realizzati sono pezzi unici, lavorati a pennello, con motivi decorativi che uniscono scultura e funzione. Queste creazioni sono state adottate da showroom, ristoranti e hotel in tutto il mondo.</p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/DK31GwtIV_t/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/DK31GwtIV_t/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:550; line-height:18px;">Visualizza questo post su Instagram</div></div><div style="padding: 12.5% 0;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: row; margin-bottom: 14px; align-items: center;"><div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(0px) translateY(7px);"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; height: 12.5px; transform: rotate(-45deg) translateX(3px) translateY(1px); width: 12.5px; flex-grow: 0; margin-right: 14px; margin-left: 2px;"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(9px) translateY(-18px);"></div></div><div style="margin-left: 8px;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 20px; width: 20px;"></div> <div style=" width: 0; height: 0; border-top: 2px solid transparent; border-left: 6px solid #f4f4f4; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/p/DK31GwtIV_t/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank">Un post condiviso da Made a Mano Official (@madeamanoofficial)</a></p></div></blockquote>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong data-start="2228" data-end="2268">3. Giacomo Alessi – Caltagirone (CT)</strong></h2>



<p><strong data-start="2271" data-end="2324">La ceramica barocca che non ha paura di esagerare</strong></p>



<p>Giacomo Alessi è un maestro, ma anche un personaggio. Le sue teste di moro, i suoi piatti figurativi, i suoi decori esuberanti non si limitano a riprodurre la tradizione siciliana: la amplificano, la rinnovano, la mettono in scena con coraggio e ironia.</p>



<p>I suoi pezzi vengono usati anche in interni d’avanguardia, accostati a pareti in cemento o mobili minimalisti. Il contrasto è esplosivo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“La ceramica non è mai neutra”, dice. “È espressione, identità, racconto”.<br data-start="2796" data-end="2799">E il suo racconto – teatrale, colto, generoso – ha fatto il giro del mondo.</p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/DAPssDWi3xm/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/DAPssDWi3xm/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; margin-bottom: 6px; width: 100px;"></div> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; width: 60px;"></div></div></div><div style="padding: 19% 0;"></div> <div style="display:block; height:50px; margin:0 auto 12px; width:50px;"><svg width="50px" height="50px" viewBox="0 0 60 60" version="1.1" xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" xmlns:xlink="https://www.w3.org/1999/xlink"><g stroke="none" stroke-width="1" fill="none" fill-rule="evenodd"><g transform="translate(-511.000000, -20.000000)" fill="#000000"><g><path d="M556.869,30.41 C554.814,30.41 553.148,32.076 553.148,34.131 C553.148,36.186 554.814,37.852 556.869,37.852 C558.924,37.852 560.59,36.186 560.59,34.131 C560.59,32.076 558.924,30.41 556.869,30.41 M541,60.657 C535.114,60.657 530.342,55.887 530.342,50 C530.342,44.114 535.114,39.342 541,39.342 C546.887,39.342 551.658,44.114 551.658,50 C551.658,55.887 546.887,60.657 541,60.657 M541,33.886 C532.1,33.886 524.886,41.1 524.886,50 C524.886,58.899 532.1,66.113 541,66.113 C549.9,66.113 557.115,58.899 557.115,50 C557.115,41.1 549.9,33.886 541,33.886 M565.378,62.101 C565.244,65.022 564.756,66.606 564.346,67.663 C563.803,69.06 563.154,70.057 562.106,71.106 C561.058,72.155 560.06,72.803 558.662,73.347 C557.607,73.757 556.021,74.244 553.102,74.378 C549.944,74.521 548.997,74.552 541,74.552 C533.003,74.552 532.056,74.521 528.898,74.378 C525.979,74.244 524.393,73.757 523.338,73.347 C521.94,72.803 520.942,72.155 519.894,71.106 C518.846,70.057 518.197,69.06 517.654,67.663 C517.244,66.606 516.755,65.022 516.623,62.101 C516.479,58.943 516.448,57.996 516.448,50 C516.448,42.003 516.479,41.056 516.623,37.899 C516.755,34.978 517.244,33.391 517.654,32.338 C518.197,30.938 518.846,29.942 519.894,28.894 C520.942,27.846 521.94,27.196 523.338,26.654 C524.393,26.244 525.979,25.756 528.898,25.623 C532.057,25.479 533.004,25.448 541,25.448 C548.997,25.448 549.943,25.479 553.102,25.623 C556.021,25.756 557.607,26.244 558.662,26.654 C560.06,27.196 561.058,27.846 562.106,28.894 C563.154,29.942 563.803,30.938 564.346,32.338 C564.756,33.391 565.244,34.978 565.378,37.899 C565.522,41.056 565.552,42.003 565.552,50 C565.552,57.996 565.522,58.943 565.378,62.101 M570.82,37.631 C570.674,34.438 570.167,32.258 569.425,30.349 C568.659,28.377 567.633,26.702 565.965,25.035 C564.297,23.368 562.623,22.342 560.652,21.575 C558.743,20.834 556.562,20.326 553.369,20.18 C550.169,20.033 549.148,20 541,20 C532.853,20 531.831,20.033 528.631,20.18 C525.438,20.326 523.257,20.834 521.349,21.575 C519.376,22.342 517.703,23.368 516.035,25.035 C514.368,26.702 513.342,28.377 512.574,30.349 C511.834,32.258 511.326,34.438 511.181,37.631 C511.035,40.831 511,41.851 511,50 C511,58.147 511.035,59.17 511.181,62.369 C511.326,65.562 511.834,67.743 512.574,69.651 C513.342,71.625 514.368,73.296 516.035,74.965 C517.703,76.634 519.376,77.658 521.349,78.425 C523.257,79.167 525.438,79.673 528.631,79.82 C531.831,79.965 532.853,80.001 541,80.001 C549.148,80.001 550.169,79.965 553.369,79.82 C556.562,79.673 558.743,79.167 560.652,78.425 C562.623,77.658 564.297,76.634 565.965,74.965 C567.633,73.296 568.659,71.625 569.425,69.651 C570.167,67.743 570.674,65.562 570.82,62.369 C570.966,59.17 571,58.147 571,50 C571,41.851 570.966,40.831 570.82,37.631"></path></g></g></g></svg></div><div style="padding-top: 8px;"> <div style=" color:#3897f0; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:550; line-height:18px;">Visualizza questo post su Instagram</div></div><div style="padding: 12.5% 0;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: row; margin-bottom: 14px; align-items: center;"><div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(0px) translateY(7px);"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; height: 12.5px; transform: rotate(-45deg) translateX(3px) translateY(1px); width: 12.5px; flex-grow: 0; margin-right: 14px; margin-left: 2px;"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(9px) translateY(-18px);"></div></div><div style="margin-left: 8px;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 20px; width: 20px;"></div> <div style=" width: 0; height: 0; border-top: 2px solid transparent; border-left: 6px solid #f4f4f4; border-bottom: 2px solid transparent; transform: translateX(16px) translateY(-4px) rotate(30deg)"></div></div><div style="margin-left: auto;"> <div style=" width: 0px; border-top: 8px solid #F4F4F4; border-right: 8px solid transparent; transform: translateY(16px);"></div> <div style=" background-color: #F4F4F4; flex-grow: 0; height: 12px; width: 16px; transform: translateY(-4px);"></div> <div style=" width: 0; height: 0; border-top: 8px solid #F4F4F4; border-left: 8px solid transparent; transform: translateY(-4px) translateX(8px);"></div></div></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center; margin-bottom: 24px;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; margin-bottom: 6px; width: 224px;"></div> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; width: 144px;"></div></div></a><p style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; line-height:17px; margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/p/DAPssDWi3xm/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank">Un post condiviso da MANIFATTURA ALESSI® (@manifattura_alessi_)</a></p></div></blockquote>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong data-start="2937" data-end="2989">4. Studio DWA per Mutina – Fiorano Modenese (MO)</strong></h2>



<p><strong data-start="2992" data-end="3049">Quando la ceramica industriale diventa arte da parete</strong></p>



<p>Mutina non è un laboratorio artigianale, ma un brand che ha scelto di <strong data-start="3121" data-end="3174">restituire alla ceramica il suo statuto artistico</strong>. Lo fa invitando designer e studi a lavorare sulla piastrella come se fosse tela, scultura, composizione.<br data-start="3280" data-end="3283">Uno dei progetti più interessanti è <em data-start="3319" data-end="3328">Materia</em> di Studio DWA (Davide Fabio Colaci e Luca Macrì), che reinterpreta i rivestimenti come paesaggi.</p>



<p>Ogni collezione è fatta di ritmi, rilievi, nuance che cambiano con la luce. La produzione è industriale, ma il concept è artigianale. E il risultato è spesso presente nei progetti di interni più sofisticati, da Parigi a Tokyo.<br data-start="3653" data-end="3656">Una ceramica che <strong data-start="3673" data-end="3686">non imita</strong>, ma prende parola.</p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/DMdUVeztID1/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/DMdUVeztID1/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; margin-bottom: 6px; width: 100px;"></div> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; width: 60px;"></div></div></div><div style="padding: 19% 0;"></div> <div style="display:block; height:50px; margin:0 auto 12px; width:50px;"><svg width="50px" height="50px" viewBox="0 0 60 60" version="1.1" xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" xmlns:xlink="https://www.w3.org/1999/xlink"><g stroke="none" stroke-width="1" fill="none" fill-rule="evenodd"><g transform="translate(-511.000000, -20.000000)" fill="#000000"><g><path d="M556.869,30.41 C554.814,30.41 553.148,32.076 553.148,34.131 C553.148,36.186 554.814,37.852 556.869,37.852 C558.924,37.852 560.59,36.186 560.59,34.131 C560.59,32.076 558.924,30.41 556.869,30.41 M541,60.657 C535.114,60.657 530.342,55.887 530.342,50 C530.342,44.114 535.114,39.342 541,39.342 C546.887,39.342 551.658,44.114 551.658,50 C551.658,55.887 546.887,60.657 541,60.657 M541,33.886 C532.1,33.886 524.886,41.1 524.886,50 C524.886,58.899 532.1,66.113 541,66.113 C549.9,66.113 557.115,58.899 557.115,50 C557.115,41.1 549.9,33.886 541,33.886 M565.378,62.101 C565.244,65.022 564.756,66.606 564.346,67.663 C563.803,69.06 563.154,70.057 562.106,71.106 C561.058,72.155 560.06,72.803 558.662,73.347 C557.607,73.757 556.021,74.244 553.102,74.378 C549.944,74.521 548.997,74.552 541,74.552 C533.003,74.552 532.056,74.521 528.898,74.378 C525.979,74.244 524.393,73.757 523.338,73.347 C521.94,72.803 520.942,72.155 519.894,71.106 C518.846,70.057 518.197,69.06 517.654,67.663 C517.244,66.606 516.755,65.022 516.623,62.101 C516.479,58.943 516.448,57.996 516.448,50 C516.448,42.003 516.479,41.056 516.623,37.899 C516.755,34.978 517.244,33.391 517.654,32.338 C518.197,30.938 518.846,29.942 519.894,28.894 C520.942,27.846 521.94,27.196 523.338,26.654 C524.393,26.244 525.979,25.756 528.898,25.623 C532.057,25.479 533.004,25.448 541,25.448 C548.997,25.448 549.943,25.479 553.102,25.623 C556.021,25.756 557.607,26.244 558.662,26.654 C560.06,27.196 561.058,27.846 562.106,28.894 C563.154,29.942 563.803,30.938 564.346,32.338 C564.756,33.391 565.244,34.978 565.378,37.899 C565.522,41.056 565.552,42.003 565.552,50 C565.552,57.996 565.522,58.943 565.378,62.101 M570.82,37.631 C570.674,34.438 570.167,32.258 569.425,30.349 C568.659,28.377 567.633,26.702 565.965,25.035 C564.297,23.368 562.623,22.342 560.652,21.575 C558.743,20.834 556.562,20.326 553.369,20.18 C550.169,20.033 549.148,20 541,20 C532.853,20 531.831,20.033 528.631,20.18 C525.438,20.326 523.257,20.834 521.349,21.575 C519.376,22.342 517.703,23.368 516.035,25.035 C514.368,26.702 513.342,28.377 512.574,30.349 C511.834,32.258 511.326,34.438 511.181,37.631 C511.035,40.831 511,41.851 511,50 C511,58.147 511.035,59.17 511.181,62.369 C511.326,65.562 511.834,67.743 512.574,69.651 C513.342,71.625 514.368,73.296 516.035,74.965 C517.703,76.634 519.376,77.658 521.349,78.425 C523.257,79.167 525.438,79.673 528.631,79.82 C531.831,79.965 532.853,80.001 541,80.001 C549.148,80.001 550.169,79.965 553.369,79.82 C556.562,79.673 558.743,79.167 560.652,78.425 C562.623,77.658 564.297,76.634 565.965,74.965 C567.633,73.296 568.659,71.625 569.425,69.651 C570.167,67.743 570.674,65.562 570.82,62.369 C570.966,59.17 571,58.147 571,50 C571,41.851 570.966,40.831 570.82,37.631"></path></g></g></g></svg></div><div style="padding-top: 8px;"> <div style=" color:#3897f0; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:550; line-height:18px;">View this post on Instagram</div></div><div style="padding: 12.5% 0;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: row; margin-bottom: 14px; align-items: center;"><div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(0px) translateY(7px);"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; height: 12.5px; transform: rotate(-45deg) translateX(3px) translateY(1px); width: 12.5px; flex-grow: 0; margin-right: 14px; margin-left: 2px;"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(9px) translateY(-18px);"></div></div><div style="margin-left: 8px;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 20px; width: 20px;"></div> <div style=" width: 0; height: 0; border-top: 2px solid transparent; border-left: 6px solid #f4f4f4; border-bottom: 2px solid transparent; 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overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/p/DMdUVeztID1/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank">A post shared by MUTINA (@mutinaceramics)</a></p></div></blockquote>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong data-start="3754" data-end="3786">5. Domitilla Biondi – Milano</strong></h2>



<p><strong data-start="3789" data-end="3846">Gesti rituali, geometrie imperfette, silenzi materici</strong></p>



<p>Architetta e artista, Domitilla lavora la ceramica come gesto rituale. Le sue tazze, ciotole, piastrelle sono piccole sculture da toccare, leggere, posare. Ogni pezzo è diverso, ma parte di una stessa grammatica: essenzialità, equilibrio, spiritualità.</p>



<p>Non cerca la perfezione, ma l’intimità. I suoi oggetti non vogliono decorare, ma accompagnare. Alcuni interior designer li scelgono per progetti residenziali che parlano di pausa, cura, lentezza.<br data-start="4297" data-end="4300">Un’estetica sobria e profondamente contemporanea.</p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/DHiqTuEsyPd/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/DHiqTuEsyPd/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; margin-bottom: 6px; width: 100px;"></div> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; width: 60px;"></div></div></div><div style="padding: 19% 0;"></div> <div style="display:block; height:50px; margin:0 auto 12px; width:50px;"><svg width="50px" height="50px" viewBox="0 0 60 60" version="1.1" xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" xmlns:xlink="https://www.w3.org/1999/xlink"><g stroke="none" stroke-width="1" fill="none" fill-rule="evenodd"><g transform="translate(-511.000000, -20.000000)" fill="#000000"><g><path d="M556.869,30.41 C554.814,30.41 553.148,32.076 553.148,34.131 C553.148,36.186 554.814,37.852 556.869,37.852 C558.924,37.852 560.59,36.186 560.59,34.131 C560.59,32.076 558.924,30.41 556.869,30.41 M541,60.657 C535.114,60.657 530.342,55.887 530.342,50 C530.342,44.114 535.114,39.342 541,39.342 C546.887,39.342 551.658,44.114 551.658,50 C551.658,55.887 546.887,60.657 541,60.657 M541,33.886 C532.1,33.886 524.886,41.1 524.886,50 C524.886,58.899 532.1,66.113 541,66.113 C549.9,66.113 557.115,58.899 557.115,50 C557.115,41.1 549.9,33.886 541,33.886 M565.378,62.101 C565.244,65.022 564.756,66.606 564.346,67.663 C563.803,69.06 563.154,70.057 562.106,71.106 C561.058,72.155 560.06,72.803 558.662,73.347 C557.607,73.757 556.021,74.244 553.102,74.378 C549.944,74.521 548.997,74.552 541,74.552 C533.003,74.552 532.056,74.521 528.898,74.378 C525.979,74.244 524.393,73.757 523.338,73.347 C521.94,72.803 520.942,72.155 519.894,71.106 C518.846,70.057 518.197,69.06 517.654,67.663 C517.244,66.606 516.755,65.022 516.623,62.101 C516.479,58.943 516.448,57.996 516.448,50 C516.448,42.003 516.479,41.056 516.623,37.899 C516.755,34.978 517.244,33.391 517.654,32.338 C518.197,30.938 518.846,29.942 519.894,28.894 C520.942,27.846 521.94,27.196 523.338,26.654 C524.393,26.244 525.979,25.756 528.898,25.623 C532.057,25.479 533.004,25.448 541,25.448 C548.997,25.448 549.943,25.479 553.102,25.623 C556.021,25.756 557.607,26.244 558.662,26.654 C560.06,27.196 561.058,27.846 562.106,28.894 C563.154,29.942 563.803,30.938 564.346,32.338 C564.756,33.391 565.244,34.978 565.378,37.899 C565.522,41.056 565.552,42.003 565.552,50 C565.552,57.996 565.522,58.943 565.378,62.101 M570.82,37.631 C570.674,34.438 570.167,32.258 569.425,30.349 C568.659,28.377 567.633,26.702 565.965,25.035 C564.297,23.368 562.623,22.342 560.652,21.575 C558.743,20.834 556.562,20.326 553.369,20.18 C550.169,20.033 549.148,20 541,20 C532.853,20 531.831,20.033 528.631,20.18 C525.438,20.326 523.257,20.834 521.349,21.575 C519.376,22.342 517.703,23.368 516.035,25.035 C514.368,26.702 513.342,28.377 512.574,30.349 C511.834,32.258 511.326,34.438 511.181,37.631 C511.035,40.831 511,41.851 511,50 C511,58.147 511.035,59.17 511.181,62.369 C511.326,65.562 511.834,67.743 512.574,69.651 C513.342,71.625 514.368,73.296 516.035,74.965 C517.703,76.634 519.376,77.658 521.349,78.425 C523.257,79.167 525.438,79.673 528.631,79.82 C531.831,79.965 532.853,80.001 541,80.001 C549.148,80.001 550.169,79.965 553.369,79.82 C556.562,79.673 558.743,79.167 560.652,78.425 C562.623,77.658 564.297,76.634 565.965,74.965 C567.633,73.296 568.659,71.625 569.425,69.651 C570.167,67.743 570.674,65.562 570.82,62.369 C570.966,59.17 571,58.147 571,50 C571,41.851 570.966,40.831 570.82,37.631"></path></g></g></g></svg></div><div style="padding-top: 8px;"> <div style=" color:#3897f0; 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<h2 class="wp-block-heading"><strong data-start="280" data-end="345">La ceramica che abita: come entra negli interni contemporanei</strong></h2>



<p>Una piastrella fatta a mano non è mai solo una finitura. È un frammento di paesaggio. Una citazione. Un’ombra. E per questo, sempre più architetti e interior designer la trattano non come un dettaglio tecnico, ma come un <strong data-start="568" data-end="599">elemento narrativo centrale</strong>, capace di dare senso e materia agli spazi.</p>



<p>Negli ultimi anni, la ceramica artigianale ha smesso di essere relegata a cucine rustiche o bagni vintage, per tornare protagonista in contesti completamente nuovi: <strong data-start="810" data-end="919">residenze minimaliste, loft metropolitani, ristoranti d’autore, concept store, hotel immersi nella natura</strong>. Il suo valore non sta più nell’essere riconoscibile, ma nell’essere <strong data-start="989" data-end="1031">viva, vera, diversa da tutto il resto.</strong></p>



<p>Vediamo come.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/07/ceramica-artigianale-design-bagno-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-5396" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/07/ceramica-artigianale-design-bagno-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/07/ceramica-artigianale-design-bagno-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/07/ceramica-artigianale-design-bagno-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/07/ceramica-artigianale-design-bagno-370x247.jpg 370w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/07/ceramica-artigianale-design-bagno.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong data-start="1057" data-end="1089">Bagni come spazi cerimoniali</strong></h3>



<p>Un tempo funzionale, oggi il bagno torna a essere uno spazio intimo e sacro. Non a caso, molti progettisti stanno abbandonando le superfici lisce e fredde per tornare a materiali materici, vibranti. Lavabi in terracotta, rivestimenti monocromatici smaltati a pennello, nicchie rivestite con maioliche ossidate: la ceramica artigianale diventa <strong data-start="1434" data-end="1454">elemento rituale</strong>.</p>



<p>Nella ristrutturazione di residenze di campagna, ma anche in case urbane progettate da studi come Marcante-Testa, le piastrelle fatte a mano creano <strong data-start="1605" data-end="1627">ritmi e variazioni</strong>, rendendo il bagno una stanza da abitare davvero.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong data-start="1688" data-end="1730">Cucine che parlano una lingua materica</strong></h3>



<p>La cucina, cuore della casa e della convivialità, è oggi uno degli spazi in cui si esprime con più forza il bisogno di tattilità. Le piastrelle artigianali vengono usate non solo per rivestire le pareti, ma anche come <strong data-start="1950" data-end="2007">top, schienali, isole, e addirittura basi da appoggio</strong>.</p>



<p>Le tonalità vanno dai bianchi cremosi delle terre calcinati ai blu profondi ispirati al Mediterraneo, dai verdi salvia ai toni ramati degli smalti metallizzati. Ogni piccola variazione cromatica crea movimento, imperfezione, profondità. È un’estetica <strong data-start="2261" data-end="2322">non levigata, non prevedibile, quindi profondamente viva.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong data-start="2333" data-end="2364">Pareti come arazzi ceramici</strong></h3>



<p>Nel mondo del retail e dell’hospitality, la ceramica viene oggi trattata come fosse un quadro, o un arazzo. Alcuni progetti recenti – da boutique di moda a gallerie d’arte – scelgono intere pareti rivestite con moduli ceramici irregolari, talvolta <strong data-start="2614" data-end="2628">su disegno</strong>.</p>



<p>Il concetto è semplice: la ceramica non deve mimetizzarsi, ma <strong data-start="2693" data-end="2705">emergere</strong>. Dare ritmo allo spazio. Non è più cornice, è protagonista. Questo vale anche per interni domestici: molti architetti scelgono una parete del soggiorno o dell’ingresso per inserire un’installazione ceramica, come gesto di rottura poetica.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong data-start="2955" data-end="3008">Oggetti, arredi, luci: la ceramica entra in scena</strong></h3>



<p>Non solo rivestimenti. Sempre più ceramisti italiani stanno collaborando con interior designer per creare oggetti d’arredo che dialogano con gli spazi: <strong data-start="3162" data-end="3249">lampade a sospensione, applique, paralumi, lavabi, tavolini, maniglie, centrotavola</strong>. Elementi che non gridano, ma che cambiano la percezione di un ambiente.</p>



<p>Nel bagno di una casa firmata dallo studio Milanese Palomba Serafini, ad esempio, un’intera collezione di applique fatte a mano in Sicilia diffonde una luce morbida e frammentata. In un ristorante a Firenze, un’intera parete è composta da piatti di ceramica smaltati a spirale, come se il tempo fosse scolpito nel muro.</p>



<p>La ceramica artigianale, oggi, <strong data-start="3676" data-end="3698">non segue lo stile</strong>: lo trasforma.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong data-start="291" data-end="336">Vuoi scoprire i nuovi ceramisti italiani?</strong></h2>



<p>L’Italia è piena di mani che continuano a lavorare la terra, il fuoco e il colore con dedizione silenziosa. Mani che non inseguono le tendenze, ma <strong data-start="485" data-end="503">le trasformano</strong>. Mani che tengono viva una delle forme più antiche e affascinanti del design.</p>



<p>Se stai cercando ceramisti, studi, botteghe o realtà editoriali che lavorano la materia con visione contemporanea, scrivici.<br data-start="707" data-end="710">Stiamo costruendo un archivio vivo di progetti, persone e luoghi che raccontano <strong data-start="790" data-end="843">il ritorno dell’artigianato come scelta culturale</strong>.</p>



<p><strong data-start="849" data-end="935">Contattaci a <a class="cursor-pointer" rel="noopener" data-start="864" data-end="933">info@archieinteriors.com</a></strong><br data-start="935" data-end="938">Oppure segui la nostra rubrica <em data-start="972" data-end="986">Materia Viva</em> per nuovi articoli, interviste, portfolio e collaborazioni.</p>



<p><strong data-start="1048" data-end="1121">Perché la bellezza, quando è fatta a mano, lascia sempre una traccia.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.archieinteriors.com/ceramica-artigianale-design-interior/">Il ritorno della ceramica artigianale nell’interior design contemporaneo</a> proviene da <a href="https://www.archieinteriors.com">Archi &amp; Interiors</a>.</p>
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		<title>Che ruolo ha il design al Festival di Sanremo? Analisi 2026: quando la canzone passa dall’orecchio all’ambiente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Studio Habitat Design]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 12:04:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Festival di Sanremo nasce il 29 gennaio 1951, al Casinò: all’inizio è “solo” una serata radiofonica, poi diventa una liturgia popolare che — anno dopo anno — misura il Paese meglio di molte analisi sociologiche. Perché Sanremo non racconta soltanto la musica: racconta il clima emotivo, le parole che ci restano addosso, i corpi, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.archieinteriors.com/sanremo-2026-il-ruolo-del-design-nel-festival/">Che ruolo ha il design al Festival di Sanremo? Analisi 2026: quando la canzone passa dall’orecchio all’ambiente</a> proviene da <a href="https://www.archieinteriors.com">Archi &amp; Interiors</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Festival di Sanremo nasce <strong data-start="29" data-end="51">il 29 gennaio 1951</strong>, al Casinò: all’inizio è “solo” una serata radiofonica, poi diventa una liturgia popolare che — anno dopo anno — misura il Paese meglio di molte analisi sociologiche. Perché Sanremo non racconta soltanto la musica: racconta <strong data-start="276" data-end="296">il clima emotivo</strong>, le parole che ci restano addosso, i corpi, i linguaggi, l’idea stessa di “successo” in un preciso momento storico.</p>



<p>Il suo peso internazionale è più strutturale di quanto sembri: <strong data-start="63" data-end="79">quando l’EBU</strong> (European Broadcasting Union) progetta, a metà anni ’50, un concorso musicale europeo, prende come riferimento anche <strong data-start="197" data-end="221">il “modello Sanremo”</strong> — non copiandolo in ogni dettaglio, ma adottandone la logica: un evento in diretta, rituale collettivo, competizione e narrazione televisiva. In questo senso, l’Eurovision <strong data-start="440" data-end="486">si sviluppa anche grazie a quel precedente</strong>, che aveva già dimostrato che un festival può diventare cultura di massa esportabile.</p>



<p>È dentro questa cornice che la redazione di <strong data-start="905" data-end="928">Archieinteriors.com</strong> sceglie, nel 2026, di guardare al Festival da un’altra angolazione: non “com’è bello il palco”, ma <strong data-start="1028" data-end="1054">che ruolo ha il design</strong> nel renderlo un’esperienza totale. Perché oggi Sanremo è anche <strong data-start="1118" data-end="1229">architettura temporanea, luce come regia, grafica come identità, spazio urbano come estensione del racconto</strong>: la canzone entra nell’orecchio, sì — ma è l’ambiente progettato a decidere come la viviamo, e cosa ci rimane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il palco come architettura temporanea: il design che “costruisce” la canzone</h2>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/DGGB7vLNS8g/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/DGGB7vLNS8g/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:550; line-height:18px;">Visualizza questo post su Instagram</div></div><div style="padding: 12.5% 0;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: row; margin-bottom: 14px; align-items: center;"><div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(0px) translateY(7px);"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; height: 12.5px; transform: rotate(-45deg) translateX(3px) translateY(1px); width: 12.5px; flex-grow: 0; margin-right: 14px; margin-left: 2px;"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(9px) translateY(-18px);"></div></div><div style="margin-left: 8px;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 20px; width: 20px;"></div> <div style=" width: 0; height: 0; border-top: 2px solid transparent; border-left: 6px solid #f4f4f4; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/p/DGGB7vLNS8g/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank">Un post condiviso da Ordine Architetti Roma (@architettiroma)</a></p></div></blockquote>
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<p>Nel 2026 il primo livello del design a Sanremo è letterale: <strong data-start="141" data-end="154">lo spazio</strong>. La scenografia firmata da Riccardo Bocchini lavora sul concetto di <em data-start="223" data-end="235">espansione</em> e su un disegno asimmetrico che evita l’effetto “fondale” e tratta l’Ariston come un’architettura temporanea da abitare, non come una cornice da riempire. Dentro questa logica, i numeri non sono esibizione tecnica ma materiali di progetto: <strong data-start="476" data-end="498">un palco da 120 mq</strong>, un <strong data-start="503" data-end="524">ledwall da 250 mq</strong>, <strong data-start="526" data-end="559">2.800 metri di strip luminose</strong>, una scala motorizzata e superfici mobili che consentono al set di cambiare ruolo a ogni brano (spazio intimo, arena, teatro, videoclip). Il risultato è che la canzone smette di essere solo performance e diventa <strong data-start="772" data-end="794">ambiente percepito</strong>: un sistema di profondità, ritmo e gerarchie visive pensato per la camera e per la memoria — perché a Sanremo non “vediamo” soltanto, impariamo cosa ricordare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La luce come regia invisibile: quando l’illuminazione diventa narrazione</h2>



<p>A Sanremo 2026 la luce non è un “reparto tecnico” che valorizza la scenografia: è <strong data-start="159" data-end="197">il dispositivo che decide il senso</strong> di ogni esibizione. È la luce che stabilisce se un brano è intimo o spettacolare, se un volto resta umano o diventa icona, se il palco si percepisce come teatro, videoclip o installazione. La Direzione Produzione TV RAI lo dichiara senza ambiguità: l’immagine viene “modellata” proprio attraverso l’impianto luci (affidato a Mario Catapano), potenziato da americane motorizzate che rendono dinamici i “quadri” delle canzoni, con <strong data-start="627" data-end="658">oltre 900 corpi illuminanti</strong> gestiti da <strong data-start="670" data-end="683">4 console</strong> e completati da <strong data-start="700" data-end="719">7 segui-persona</strong>. E quando questo sistema si sincronizza con regia, grafica e movimenti scenografici — in <strong data-start="809" data-end="826">4K SDR nativo</strong> e con cueing centralizzato — il set smette di essere sfondo e diventa <strong data-start="897" data-end="930">ambiente narrativo funzionale</strong>, cioè un progetto che accompagna la canzone invece di inseguirla.</p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/DVK-O43DB-j/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/reel/DVK-O43DB-j/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:550; line-height:18px;">Visualizza questo post su Instagram</div></div><div style="padding: 12.5% 0;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: row; margin-bottom: 14px; align-items: center;"><div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(0px) translateY(7px);"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; height: 12.5px; transform: rotate(-45deg) translateX(3px) translateY(1px); width: 12.5px; flex-grow: 0; margin-right: 14px; margin-left: 2px;"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(9px) translateY(-18px);"></div></div><div style="margin-left: 8px;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 20px; width: 20px;"></div> <div style=" width: 0; height: 0; border-top: 2px solid transparent; border-left: 6px solid #f4f4f4; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/reel/DVK-O43DB-j/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank">Un post condiviso da Eventitaliani Srl (@eventitaliani_emotionmaker)</a></p></div></blockquote>
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<h2 class="wp-block-heading">Grafica e regia camera: il design come workflow (non come decorazione)</h2>



<p>Il terzo livello — quello meno visibile ma più decisivo — è il <strong data-start="138" data-end="161">design del processo</strong>: come si allineano, in tempo reale, grafica, luci, movimenti scenografici e movimenti di ripresa fino a farli sembrare “naturali”. Nel racconto produttivo RAI del 2026, Sanremo è costruito come una performance sincronizzata: produzione in <strong data-start="401" data-end="418">4K SDR nativo</strong>, una regia che lavora per quadri e transizioni, e un sistema di cueing (CuePilot) che tiene insieme i reparti perché ogni esibizione funzioni come un ambiente narrativo coerente, non come una somma di effetti. Anche la pre-visualizzazione è parte del progetto: si lavora su una replica digitale del palco per testare in anticipo scelte di camera e luce, riducendo l’improvvisazione e aumentando la precisione del risultato. È qui che si capisce il salto: il design a Sanremo non è solo “come appare”, ma <strong data-start="923" data-end="949">come viene orchestrato</strong> — con un rischio implicito, però, che vale la pena tenere a mente: quando il workflow diventa perfetto, la tentazione è standardizzare il linguaggio e perdere un po’ di sorpresa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra palco e città: il design urbano che moltiplica il Festival</h2>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/DVIpTuLDDJK/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/reel/DVIpTuLDDJK/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/reel/DVIpTuLDDJK/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank">Un post condiviso da Sanremo Rai (@sanremorai)</a></p></div></blockquote>
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<p>Nel 2026 Sanremo non resta chiuso nell’Ariston: si comporta come un <strong data-start="135" data-end="165">progetto urbano temporaneo</strong>, fatto di luoghi, percorsi, presìdi e “set diffusi” che spostano l’attenzione dal singolo palco a un’esperienza più ampia. La stessa RAI descrive la formula <strong data-start="323" data-end="346">“Tra palco e città”</strong> come un impianto produttivo e creativo che coinvolge anche altri spazi del Festival, con una macchina organizzativa estesa e un’idea precisa di presenza sul territorio.</p>



<p>Qui il design svolge un ruolo delicato: <strong data-start="595" data-end="615">rendere coerente</strong> ciò che, per natura, è frammentato (dirette, backstage, eventi, attivazioni), dando continuità visiva e narrativa senza perdere autenticità. E inevitabilmente incrocia il tema della marca: le conferenze stampa e la copertura trade 2026 mettono in chiaro che il Festival vive anche di un modello di partnership strutturato, con i main partner citati (tra gli altri) <strong data-start="981" data-end="1017">Suzuki, Eni, TIM, Costa Crociere</strong>.</p>



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<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-69a17e1e-be94-8393-b19f-f86a623c9a32-6" data-testid="conversation-turn-14" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<h2 data-start="0" data-end="64">Moda e costume: il design che cammina (e che regge la camera)</h2>
<p data-start="66" data-end="1082">A Sanremo 2026 l’abito non è un capitolo collaterale: è parte della “messa in scena” quanto il palco. Non a caso la stampa fashion lo tratta come una settimana della moda parallela, con gallery, voti e letture critiche look per look. Ma per un’analisi di design il punto è un altro: <strong data-start="387" data-end="427">il costume è un progetto di immagine</strong>, costruito dentro vincoli concreti (ripresa ravvicinata, luci molto potenti, fondali LED, ritmo televisivo) e quindi costretto a essere insieme identitario e funzionale. La scelta dei materiali, la densità di riflesso, la “tenuta” cromatica sotto luce fredda o calda, la leggibilità della silhouette a distanza: tutto diventa progettazione, non styling. E qui sta anche la tensione più interessante: quando l’abito è troppo “performativo”, rischia di competere con la canzone; quando è troppo neutro, scompare. Sanremo funziona quando trova il punto medio: moda come <strong data-start="995" data-end="1017">seconda narrazione</strong>, non come rumore di fondo.</p>
<h2 data-start="0" data-end="83">Identità visiva e infografica: il design che orienta (e rende credibile) il rito</h2>
<p data-start="85" data-end="572">C’è un design di Sanremo che quasi nessuno “nota” consapevolmente, eppure è quello che tiene insieme tutto: <strong data-start="193" data-end="214">la grafica on-air</strong>. Nel 2026 la stessa RAI descrive una <strong data-start="252" data-end="285">squadra grafica di 14 persone</strong> che lavora su infografiche e sovrimpressioni con dati di artista e brano, andamento della classifica e <strong data-start="389" data-end="401">televoto</strong>: un flusso informativo continuo che deve essere leggibile in pochi secondi, su schermi diversi, senza rubare scena alla performance.</p>
<p data-start="574" data-end="1012">Qui il design non “decora”: <strong data-start="602" data-end="622">riduce l’attrito</strong>. Traduce regole e numeri in un linguaggio immediato, costruisce fiducia (se la grafica è chiara, il rito sembra più solido), e soprattutto stabilisce il ritmo con cui il pubblico capisce cosa sta succedendo. È un lavoro di gerarchie tipografiche, timing, motion, tono visivo: un sistema che, quando funziona, sparisce; quando sbaglia, diventa notizia.</p>
<h2 data-start="0" data-end="68">Suono e ascolto: l’architettura audio che rende credibile lo show</h2>
<p data-start="70" data-end="644">Se la scenografia è ciò che <em data-start="98" data-end="107">vediamo</em>, l’audio è ciò che <em data-start="127" data-end="137">crediamo</em>: è qui che Sanremo decide quanto una performance è “vera”, quanto è intima, quanto è spettacolo. Nel 2026 la RAI descrive l’impianto audio come una delle macchine più complesse della tv italiana, gestita da una <strong data-start="349" data-end="380">squadra di circa 20 persone</strong> che governa <strong data-start="393" data-end="423">oltre 250 segnali digitali</strong> (microfoni, radiomicrofoni, in-ear, contributi da grafica e video), distribuiti tra regie diverse e finalizzati a pubblici diversi: sala, musicisti e cantanti, casa, esterno Ariston.</p>
<p data-start="646" data-end="1290">La cosa interessante, per un’analisi di design, è proprio questa: non esiste “un” suono di Sanremo, ma <strong data-start="749" data-end="760">più mix</strong> costruiti su esigenze differenti, prodotti da <strong data-start="807" data-end="830">otto mixer digitali</strong> e da una regia che deve far convivere un’orchestra ampia e una band ritmica in diretta, con cambi palco rapidissimi. E nel 2026 arriva anche un segnale chiaro di ambizione internazionale: la <strong data-start="1060" data-end="1084">codifica Dolby Atmos</strong> (diffusa su Tivùsat, digitale terrestre e RaiPlay), che porta il Festival verso un ascolto più immersivo, coerente con l’evoluzione “spaziale” del palco e della regia.</p>
<h2 data-start="0" data-end="78">Dietro le quinte: il design come industria (e come disciplina di controllo)</h2>
<p data-start="80" data-end="793">C’è un ultimo livello, decisivo, che raramente entra nel racconto “artistico” del Festival: <strong data-start="172" data-end="209">il design come sistema produttivo</strong>. Sanremo 2026 non è solo un palco riuscito; è una macchina che deve funzionare con precisione millimetrica, sera dopo sera, cambiando set, luci, inquadrature, contributi video, grafica e suono senza mai “rompere” la magia. E qui il design coincide con la progettazione dell’affidabilità: standard, ridondanze, sincronizzazioni, tempi di montaggio, protocolli tra reparti. La stessa RAI lo racconta come un’infrastruttura integrata in cui cueing, pre-visualizzazione e regia coordinano ogni passaggio, dal movimento delle americane motorizzate alla gestione dei flussi video e audio.</p>
<p data-start="795" data-end="1519" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Ma questa perfezione porta con sé una domanda scomoda, utile per capire il 2026: <strong data-start="876" data-end="924">quanto spazio resta all’imprevisto creativo?</strong> Quando il Festival è progettato come un sistema “chiuso” (per garantire qualità e sicurezza), rischia di spingere verso linguaggi più standardizzati: l’esibizione deve funzionare <em data-start="1104" data-end="1112">dentro</em> una grammatica già pronta, più che rompere le regole. In pratica: il design può liberare (perché rende possibile), ma può anche <strong data-start="1241" data-end="1257">normalizzare</strong> (perché ottimizza). Ed è proprio in questa tensione — tra libertà scenica e controllo produttivo — che Sanremo oggi si rivela per ciò che è: non solo un evento musicale, ma un grande progetto di design contemporaneo, con tutte le sue ambizioni e i suoi limiti.</p>
<h2 data-start="699" data-end="781">Il design come termometro culturale: cosa ci dice Sanremo 2026 (oltre il palco)</h2>
<p data-start="783" data-end="1643">A questo punto la domanda non è più “quanto è bello” il Festival, ma <strong data-start="852" data-end="903">che idea di contemporaneo sta mettendo in scena</strong>. Il design di Sanremo 2026 sembra dirci che la nostra epoca non cerca soltanto lo spettacolo: cerca <strong data-start="1004" data-end="1033">un’immersione controllata</strong>. Vuole sentirsi dentro l’esperienza, senza perdersi; vuole una macchina perfetta, ma con un volto umano; vuole emozione, ma leggibile. È per questo che la tecnologia, qui, non è un’ostentazione: è una grammatica che prova a tenere insieme due bisogni opposti. Da un lato la spinta all’“evento totale” (palco espanso, luce narrativa, grafica come bussola, audio immersivo); dall’altro la necessità di preservare il centro del rito, che resta fragile e semplicissimo: un artista, un brano, un volto. Quando Sanremo funziona davvero, il design fa una cosa rara: <strong data-start="1593" data-end="1642">aumenta l’intensità senza aumentare il rumore</strong>.</p>
<h2 data-start="0" data-end="91">Il rischio dell’iper-progetto: quando il design diventa troppo (e la canzone si difende)</h2>
<p data-start="93" data-end="734">C’è un confine sottile, e Sanremo 2026 lo rende evidente: quando la macchina è così precisa da poter trasformare ogni brano in “mondo”, cresce anche il rischio opposto, quello di trasformare tutto in <strong data-start="293" data-end="313">linguaggio unico</strong>. LED, luce, camera e grafica possono diventare una stessa voce, sempre presente, sempre intensa. Il pubblico lo percepisce come saturazione: non perché “c’è troppa tecnologia”, ma perché manca <strong data-start="507" data-end="524">la differenza</strong> tra un momento e l’altro. La canzone, allora, deve difendersi: cercare un varco di silenzio visivo, un’inquadratura più nuda, una luce meno narrante e più rispettosa, uno spazio che non spinga già un’emozione.</p>
<p data-start="736" data-end="1157">È qui che il design smette di essere solo virtuosismo e torna disciplina: <strong data-start="810" data-end="838">misura, pause, gerarchie</strong>. Il Festival funziona quando concede al palco anche il diritto di non dimostrare niente per qualche secondo. Quando lascia esistere un volto senza “cornice”, un passaggio senza climax, un buio senza paura. Perché la qualità, in un evento così grande, non sta nel fare sempre di più: sta nel sapere quando <strong data-start="1144" data-end="1156">togliere</strong>.</p>
<h2 data-start="1164" data-end="1246">Tre cose che Sanremo 2026 insegna a chi progetta spazi (anche lontano dalla TV)</h2>
<h3 data-start="1248" data-end="1637"><strong data-start="1248" data-end="1291">1) Progetta per scene, non per oggetti.</strong></h3>
<p data-start="1248" data-end="1637">Sanremo è una sequenza di “scene d’uso”: ingressi, attese, accelerazioni, intimità, applausi, transizioni. La lezione è questa: anche negli interni, la qualità non dipende solo dagli elementi (lampade, materiali, arredi), ma da come accompagni il passaggio tra stati diversi. Uno spazio ben progettato sa cambiare ritmo senza diventare un set.</p>
<h3 data-start="1639" data-end="2016"><strong data-start="1639" data-end="1682">2) La luce è gerarchia, non spettacolo.</strong></h3>
<p data-start="1639" data-end="2016">La luce migliore non è quella che si fa notare: è quella che organizza. Ti dice dove guardare, cosa è importante, cosa può restare sullo sfondo. Sanremo lo dimostra in modo estremo: un volto “credibile” nasce da scelte di luce più che da qualsiasi scenografia. Negli interni vale uguale: prima comfort e leggibilità, poi atmosfera.</p>
<h3 data-start="2018" data-end="2425"><strong data-start="2018" data-end="2074">3) L’identità visiva è orientamento (anche emotivo).</strong></h3>
<p data-start="2018" data-end="2425">Grafica e segni ricorrenti servono a far capire “dove siamo” e “cosa sta succedendo” in pochi istanti. In casa, in un hotel, in un retail, la stessa logica diventa wayfinding: non solo cartelli, ma coerenza di materiali, colori, intensità luminosa, soglie. L’orientamento non è solo fisico: è la sensazione di essere in un luogo che ha un criterio.</p>
<h2 data-start="2432" data-end="2443">Il ruolo del design al Festival di Sanremo 2026</h2>
<p data-start="2445" data-end="3064" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il design a Sanremo 2026 non è un capitolo laterale della messa in onda: è il modo in cui il Festival si rende contemporaneo, cioè <strong data-start="2576" data-end="2589">abitabile</strong> per il pubblico di oggi. Architettura temporanea, luce, grafica, camera, suono e città compongono un’unica regia: trasformano la canzone in ambiente e l’ambiente in memoria collettiva. Ma la misura resta il vero lusso del progetto: quando il design riesce ad amplificare l’emozione senza alzare il volume del mondo, allora Sanremo smette di essere solo uno show. Torna ad essere ciò che è sempre stato: un rito nazionale che, ogni anno, ci rimanda un’immagine di noi stessi.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.archieinteriors.com/sanremo-2026-il-ruolo-del-design-nel-festival/">Che ruolo ha il design al Festival di Sanremo? Analisi 2026: quando la canzone passa dall’orecchio all’ambiente</a> proviene da <a href="https://www.archieinteriors.com">Archi &amp; Interiors</a>.</p>
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		<title>35 lighting designer italiani contemporanei da tenere d’occhio nel 2026: la luce come protagonista del progetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione ArchieInteriors]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 09:39:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Illuminazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un lighting designer è il regista della percezione: progetta la luce come si progetta una materia. Costruisce leggibilità, gerarchie, ritmo e comfort, governando ciò che l’architettura racconta e ciò che lo spazio permette di fare. È una figura decisiva perché tiene insieme cultura visiva e precisione tecnica: qualità della luce, controllo, integrazione impiantistica e verifica &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.archieinteriors.com/lighting-designer-italiani-contemporanei/">35 lighting designer italiani contemporanei da tenere d’occhio nel 2026: la luce come protagonista del progetto</a> proviene da <a href="https://www.archieinteriors.com">Archi &amp; Interiors</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="115" data-end="540">Un <strong data-start="118" data-end="139">lighting designer</strong> è il regista della percezione: progetta la luce come si progetta una materia. Costruisce <strong data-start="256" data-end="299">leggibilità, gerarchie, ritmo e comfort</strong>, governando ciò che l’architettura racconta e ciò che lo spazio permette di fare. È una figura decisiva perché tiene insieme cultura visiva e precisione tecnica: qualità della luce, controllo, integrazione impiantistica e verifica in opera.</p>
<p data-start="542" data-end="890">In Italia questa disciplina ha radici profonde. La nostra cultura del progetto ha sempre trattato la luce come parte dell’architettura, non come ornamento: il cosiddetto <strong data-start="712" data-end="734">Metodo Castiglioni</strong> viene spesso citato come uno dei momenti in cui la figura del lighting designer si struttura e diventa metodo, capace di formare scuole e professionisti.</p>
<p data-start="892" data-end="1398">Per questo abbiamo selezionato <strong data-start="923" data-end="937">35 profili</strong> — tra studi e designer italiani (o con base in Italia) — che oggi stanno facendo la differenza nel settore. Il criterio non è la notorietà, ma ciò che si può verificare: <strong data-start="1108" data-end="1196">progetti reali, metodo riconoscibile, continuità di ricerca, credibilità nel settore</strong> e capacità di interpretare i temi che stanno ridefinendo il lighting design (dal controllo intelligente alla sostenibilità, dal rapporto con il buio al progetto urbano, dall’hospitality al patrimonio).</p>
<p data-start="1400" data-end="1619">Seguirli significa leggere le tendenze nel modo giusto: non come estetiche da replicare, ma come <strong data-start="1497" data-end="1519">scelte progettuali</strong> che anticipano dove sta andando il progetto — quando la luce torna a essere, davvero, protagonista.</p>
<h3 data-start="899" data-end="949"><strong data-start="899" data-end="949">Come li abbiamo scelti per questa selezione:</strong></h3>
<ul data-start="950" data-end="1447">
<li data-start="950" data-end="1041">
<p data-start="952" data-end="1041"><strong data-start="952" data-end="991">Progetti pubblicati e documentabili</strong>: lavori realizzati, non rendering “da concept”.</p>
</li>
<li data-start="1042" data-end="1135">
<p data-start="1044" data-end="1135"><strong data-start="1044" data-end="1070">Coerenza di linguaggio</strong>: una ricerca riconoscibile nel tempo, non un colpo di fortuna.</p>
</li>
<li data-start="1136" data-end="1258">
<p data-start="1138" data-end="1258"><strong data-start="1138" data-end="1171">Capacità progettuale completa</strong>: interni/esterni, luce architetturale, dettaglio, rapporto con materiali e impianto.</p>
</li>
<li data-start="1259" data-end="1373">
<p data-start="1261" data-end="1373"><strong data-start="1261" data-end="1288">Credibilità nel settore</strong>: collaborazioni, committenze, premi/menzioni o presenza in contesti professionali.</p>
</li>
<li data-start="1374" data-end="1447">
<p data-start="1376" data-end="1447"><strong data-start="1376" data-end="1395">Contemporaneità</strong>: attivi oggi, con un percorso vivo e in evoluzione.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="1449" data-end="1571">Questa non è una classifica. È una mappa per orientarsi nella luce quando smette di “fare scena” e inizia a fare progetto.</p>
<h2 data-start="1732" data-end="1796">35 lighting designer italiani contemporanei da tenere d’occhio</h2>
<p data-start="0" data-end="473">Prima di entrare nella lista, una nota: troverai firme già affermate e studi più discreti, spesso meno citati, ma decisivi per capire dove sta andando il progetto. Perché il design più interessante non coincide sempre con il più visibile: a volte è quello che lavora in silenzio, nelle tarature, nei prototipi, nei dettagli che reggono uno spazio nel tempo.</p>
<p data-start="475" data-end="712">Il filo conduttore è lo stesso per tutti: <strong data-start="517" data-end="556">progetto che diventa luce costruita</strong> — concept, apparecchi, controllo, commissioning — tra indoor e outdoor, hospitality e retail, heritage e spazi pubblici. Ecco i <strong data-start="685" data-end="699">30 profili</strong> selezionati.</p>
<h3 data-start="717" data-end="744"><strong>1) D’Alesio &amp; Santoro (studio)</strong></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11103" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-DAlesioSantoro.jpg" alt="30 lighting designer italiani contemporanei D’Alesio&amp;Santoro" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-DAlesioSantoro.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-DAlesioSantoro-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-DAlesioSantoro-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-DAlesioSantoro-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-DAlesioSantoro-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="1449" data-end="1571">Tra gli studi che rendono evidente quanto il lighting design sia <strong data-start="97" data-end="121">cultura + tecnologia</strong>, D’Alesio&amp;Santoro lavora da Milano dal 2010 con un taglio raro: la luce come strumento di identità (per gli spazi), ma anche come campo di ricerca applicata. La loro firma tende a evitare l’effetto “scenografia”: preferisce costruire <strong data-start="356" data-end="381">precisione percettiva</strong>, controllo e narrazione attraverso ottiche, materiali e ritmo delle intensità. Nelle collaborazioni emergono contesti dove la luce deve essere impeccabile e credibile: <strong data-start="550" data-end="566">Casa Panerai</strong> (Milano, Parigi, NYC e diverse boutique internazionali), <strong data-start="624" data-end="645">Watches &amp; Wonders</strong> a Ginevra, progetti culturali con <strong data-start="680" data-end="703">Triennale di Milano</strong>, e produzioni espositive con <strong data-start="733" data-end="757">Balich Wonder Studio</strong> per <strong data-start="762" data-end="776">Buccellati</strong>. <br data-start="815" data-end="818" />Dal 2018 hanno anche avviato <strong data-start="886" data-end="893">MEG</strong>, spin-off in <strong data-start="907" data-end="933">fotobiologia applicata</strong>, e risultano coinvolti in diverse <strong data-start="968" data-end="991">affiliazioni/patent</strong> legate a sistemi di luce (anche con 3M).</p>
<h3 data-start="0" data-end="20">2) Carlo D’Alesio</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11106" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Carlo-DAlesio.jpg" alt="30 lighting designer italiani contemporanei Carlo D'Alesio" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Carlo-DAlesio.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Carlo-DAlesio-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Carlo-DAlesio-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Carlo-DAlesio-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Carlo-DAlesio-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="21" data-end="951">Il suo profilo è interessante perché sposta il lighting design fuori dalla sola “atmosfera”: lo tratta come <strong data-start="129" data-end="167">disciplina culturale e scientifica</strong>, dove la qualità percettiva nasce da metodo, misurazione, sperimentazione. Cofondatore di <strong data-start="258" data-end="278">D’Alesio&amp;Santoro</strong> (Milano), D’Alesio lavora su progetti di luce in ambito architettonico con un approccio che tiene insieme <strong data-start="385" data-end="413">narrazione e prestazione</strong>: identità dello spazio, controllo ottico, coerenza tra luce e materia. In parallelo, ha fondato <strong data-start="510" data-end="525">MEG Science</strong> (spin-off avviato nel 2018) orientata a <strong data-start="566" data-end="613">fotobiologia applicata e non-human lighting</strong>, un territorio che nel 2026 è sempre più centrale (agritech, benessere, cicli circadiani, sistemi). È anche <strong data-start="722" data-end="743">Adjunct Professor</strong> al Politecnico di Milano (Lighting Theory/Lighting Design) e risulta attivo in contesti internazionali come lecturer su applicazioni non convenzionali della luce (PLDC).</p>
<h3 data-start="0" data-end="19">3) Piero Santoro</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11111" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Piero-Santoro.jpg" alt="30 lighting designer italiani contemporanei Piero Santoro" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Piero-Santoro.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Piero-Santoro-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Piero-Santoro-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Piero-Santoro-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Piero-Santoro-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="20" data-end="510">Se Carlo D’Alesio è spesso il volto “culturale” della ricerca, Piero Santoro porta dentro il progetto una componente molto concreta: <strong data-start="153" data-end="191">tecnologia, ingegnerizzazione, R&amp;D</strong>. È co-fondatore di <strong data-start="211" data-end="231">D’Alesio&amp;Santoro</strong> (Milano) e, in parallelo, figura chiave nello spin-off <strong data-start="287" data-end="294">MEG</strong> dedicato alla <strong data-start="309" data-end="335">fotobiologia applicata</strong> — un’area in cui la luce smette di essere solo “atmosfera” e diventa <strong data-start="405" data-end="427">sistema misurabile</strong> (spettri, fotometrie, prestazioni, cicli).</p>
<p data-start="512" data-end="1027">Il suo stile progettuale si riconosce proprio qui: meno gesto scenico, più <strong data-start="587" data-end="600">controllo</strong> e <strong data-start="603" data-end="629">responsabilità tecnica</strong>, con una sensibilità per tutto ciò che avviene “dietro” la luce (ottiche, integrazione, regolazione, affidabilità nel tempo). Nei progetti dello studio — tra retail e cultura — compaiono collaborazioni e contesti di livello come <strong data-start="859" data-end="870">Panerai</strong> (Casa Panerai e Watches &amp; Wonders), <strong data-start="907" data-end="946">Balich Wonder Studio per Buccellati</strong>, e interventi con <strong data-start="965" data-end="988">Triennale di Milano.</strong></p>
<h3 data-start="0" data-end="41">4) LOOMIT Studio (Bologna / Milano)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11114" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-LOOMIT-Studio.jpg" alt="30 lighting designer italiani contemporanei LOOMIT Studio" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-LOOMIT-Studio.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-LOOMIT-Studio-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-LOOMIT-Studio-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-LOOMIT-Studio-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-LOOMIT-Studio-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="0" data-end="308">LOOMIT lavora su <strong data-start="17" data-end="49">luce architettonica e urbana</strong> con un’impostazione molto “da progetto pubblico”: costruisce identità notturne credibili, lavora per gerarchie e per misura, e mantiene sempre un’attenzione rigorosa al rapporto tra illuminazione e contesto — centri storici, landmark, spazi aperti, percorsi.</p>
<p data-start="310" data-end="507">Con sedi operative tra <strong data-start="333" data-end="353">Bologna e Milano</strong>, lo studio si muove su interventi dove la luce non deve “decorare”, ma <strong data-start="425" data-end="440">organizzare</strong>: orientare, mettere in sicurezza, dare leggibilità senza saturare.</p>
<p data-start="509" data-end="790">Tra i lavori che aiutano a inquadrarne il posizionamento c’è l’intervento a <strong data-start="585" data-end="602">Genk (Belgio)</strong> per la trasformazione di un’area centrale, dove LOOMIT risulta accreditato come lighting design/product company e <strong data-start="717" data-end="735">Susanna Antico</strong> come lead designer (fase completata <strong data-start="772" data-end="788">ottobre 2024</strong>).</p>
<h3 data-start="690" data-end="713">5) Susanna Antico</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11115" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Susanna-Antico.jpg" alt="30 lighting designer italiani contemporanei Susanna Antico" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Susanna-Antico.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Susanna-Antico-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Susanna-Antico-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Susanna-Antico-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/30-lighting-designer-italiani-contemporanei-Susanna-Antico-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="714" data-end="1512">Susanna Antico è una figura particolarmente centrata sul tema della progettazione di domani perché tiene insieme <strong data-start="113" data-end="151">narrazione e responsabilità urbana</strong>. Nei suoi lavori la luce non è mai un “effetto”, ma una <strong data-start="208" data-end="236">scena notturna leggibile</strong>: gerarchie chiare, sicurezza percettiva, attenzione alla sostenibilità dell’identità notturna e al modo in cui un luogo viene attraversato e compreso dopo il tramonto.</p>
<p data-start="406" data-end="683">Il suo profilo è rafforzato anche dall’appartenenza a reti professionali internazionali — <strong data-start="496" data-end="547">APIL, IALD, Concepteurs Lumière Sans Frontières</strong> — e da una ricerca che intreccia <strong data-start="581" data-end="604">pratica e didattica</strong>, con un approccio che non separa la qualità percettiva dalla solidità tecnica.</p>
<p data-start="685" data-end="1120">Nel portfolio pubblico ricorrono interventi in <strong data-start="732" data-end="742">Belgio</strong> (ad esempio <strong data-start="755" data-end="782">Antwerp Central Station</strong>, oltre a progetti su <strong data-start="804" data-end="819">Grote Markt</strong> e <strong data-start="822" data-end="836">Cattedrale</strong>) e, in Italia, l’avvio di un lavoro sull’area UNESCO <strong data-start="890" data-end="919">arabo-normanna di Palermo</strong>: Cattedrale, <strong data-start="933" data-end="957">Palazzo dei Normanni</strong>, <strong data-start="959" data-end="989">San Giovanni degli Eremiti</strong>, <strong data-start="991" data-end="1004">Martorana</strong> e riqualificazioni pedonali, dove la luce diventa strumento di tutela e lettura del patrimonio, non sovrascrittura.</p>
<h3 data-start="1514" data-end="1546">6) Metis Lighting (Milano)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11128" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-studio-milano.jpg" alt="Metis Lighting studio milano" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-studio-milano.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-studio-milano-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-studio-milano-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-studio-milano-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-studio-milano-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="0" data-end="341">Metis è uno studio “solido” per chi vuole capire dove sta andando il settore quando la luce diventa <strong data-start="100" data-end="112">processo</strong>, non solo immagine: coordinamento con i team di progetto, mock-up, verifiche, controllo in cantiere, e una capacità rara di reggere contesti complessi — retail, hospitality e spazi pubblici — senza scivolare nell’effetto facile.</p>
<p data-start="343" data-end="629">Fondato a Milano nel <strong data-start="364" data-end="372">1990</strong> da <strong data-start="376" data-end="397">Marinella Patetta</strong> e <strong data-start="400" data-end="418">Claudio Valent</strong> — entrambi formati nella pratica di <strong data-start="455" data-end="476">Piero Castiglioni</strong> — Metis porta con sé una cultura della luce fatta di metodo e continuità, dove l’atmosfera è il risultato di scelte controllate, non un colpo di teatro.</p>
<p data-start="631" data-end="951">Tra le collaborazioni dichiarate dallo studio, compaiono rapporti avviati nei primi anni con clienti come <strong data-start="737" data-end="754">Credit Suisse</strong>, <strong data-start="756" data-end="775">Dolce &amp; Gabbana</strong> e <strong data-start="778" data-end="796">Bulgari Hotels</strong>: un segnale di posizionamento “alto” e, soprattutto, di affidabilità in contesti dove la luce è parte dell’identità e non può permettersi improvvisazione.</p>
<h3 data-start="2177" data-end="2203">7) Marinella Patetta</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11124" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-Marinella-Patetta.jpg" alt="Metis Lighting Marinella Patetta" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-Marinella-Patetta.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-Marinella-Patetta-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-Marinella-Patetta-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-Marinella-Patetta-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-Marinella-Patetta-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="0" data-end="348">Patetta è la parte “di tenuta” di Metis: nel profilo dello studio viene descritta come la figura che <strong data-start="101" data-end="150">accompagna i progetti fino alla realizzazione</strong>, con una presenza concreta in cantiere e un’attenzione capillare al dettaglio — quella che fa la differenza tra un’idea di luce riuscita e una luce davvero funzionante, coerente, stabile nel tempo.</p>
<p data-start="350" data-end="691">Laureata al <strong data-start="362" data-end="387">Politecnico di Milano</strong> e con <strong data-start="394" data-end="423">Master in Lighting Design</strong>, è co-fondatrice di Metis dal <strong data-start="454" data-end="462">1990</strong>. Accanto alla pratica, è indicata anche come <strong data-start="508" data-end="519">docente</strong> in corsi di Industrial e Lighting Design (Bachelor/Master) e come <strong data-start="586" data-end="611">membro fondatore APIL</strong>: un profilo che tiene insieme progetto, metodo e trasmissione della disciplina.</p>
<h3 data-start="2687" data-end="2710">8) Claudio Valent</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11126" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-Claudio-Valent.jpg" alt="Metis Lighting Claudio Valent" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-Claudio-Valent.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-Claudio-Valent-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-Claudio-Valent-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-Claudio-Valent-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Metis-Lighting-Claudio-Valent-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="0" data-end="455">Valent è l’altra metà del DNA Metis: nel profilo ufficiale viene presentato come la “mente” dello studio, quello che spinge il progetto verso la soluzione — ricerca di componenti e tecnologie, confronto con produttori e accessori, e capacità di costruire <strong data-start="255" data-end="277">alternative custom</strong> quando il catalogo non basta. È un ruolo decisivo nel lighting design contemporaneo: trasformare un’intenzione in un sistema che regge davvero, senza perdere qualità percettiva.</p>
<p data-start="457" data-end="774">Anche lui laureato al <strong data-start="479" data-end="504">Politecnico di Milano</strong> e con <strong data-start="511" data-end="540">Master in Lighting Design</strong>, co-fonda Metis nel <strong data-start="561" data-end="569">1990</strong>. E, come Patetta, affianca alla pratica una dimensione formativa: viene indicato come coinvolto in attività didattica al <strong data-start="691" data-end="716">Politecnico di Milano</strong> e all’<strong data-start="723" data-end="731">ISAD</strong>, oltre a essere <strong data-start="748" data-end="773">membro fondatore APIL</strong>.</p>
<h3 data-start="3249" data-end="3291">9) Studio Piero Castiglioni (Milano)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11132" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/PIERO-CASTIGLIONI-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANO.jpg" alt="PIERO CASTIGLIONI LIGHITING DESIGNER ITALIANO" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/PIERO-CASTIGLIONI-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANO.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/PIERO-CASTIGLIONI-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANO-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/PIERO-CASTIGLIONI-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANO-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/PIERO-CASTIGLIONI-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANO-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/PIERO-CASTIGLIONI-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANO-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="0" data-end="403">Qui il punto non è solo la “firma”: è un modo di intendere la luce come <strong data-start="72" data-end="103">materiale dell’architettura</strong>. La pratica dello studio è strutturata e completa: dal concept al cantiere, passando per calcoli, scenari, normative e — quando serve davvero — anche lo sviluppo di soluzioni su misura. È la differenza tra “illuminare” e progettare una luce che regge nel tempo, coerente con spazio, materiali e uso.</p>
<p data-start="405" data-end="693">Nel lavoro recente e ricorrente compaiono progetti-cornice che lo rendono un riferimento: in homepage sono citati <strong data-start="519" data-end="544">MUSE – Science Museum</strong>, <strong data-start="546" data-end="559">Expo 2015</strong>, <strong data-start="561" data-end="588">Fondazione Luigi Rovati</strong>. Sono casi in cui la luce non può essere accessoria: deve sostenere un racconto e una complessità reale.</p>
<p data-start="695" data-end="1076">Sul piano delle collaborazioni dichiarate, lo studio elenca un network molto ampio con architetti e aziende — tra cui <strong data-start="813" data-end="846">Renzo Piano Building Workshop</strong>, <strong data-start="848" data-end="881">David Chipperfield Architects</strong>, <strong data-start="883" data-end="890">BIG</strong> — e realtà del settore come <strong data-start="919" data-end="931">iGuzzini</strong> e <strong data-start="934" data-end="949">FontanaArte</strong>. Un segnale chiaro: quando la luce è parte strutturale del progetto, si lavora con chi sa stare allo stesso livello di rigore.</p>
<h3 data-start="4121" data-end="4177">10) Sergio Boccia (Light Me Design)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11133" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Sergio-Boccia-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANO.jpg" alt="Sergio Boccia LIGHITING DESIGNER ITALIANO" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Sergio-Boccia-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANO.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Sergio-Boccia-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANO-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Sergio-Boccia-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANO-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Sergio-Boccia-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANO-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Sergio-Boccia-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANO-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
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<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="34f068b8-5ea7-46d3-a09b-fac4510066d9" data-testid="conversation-turn-30" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p class="markdown prose dark:prose-invert w-full wrap-break-word light markdown-new-styling">Boccia ha un profilo di lighiting designer veramente interessante perché lavora sulla luce come <strong data-start="109" data-end="121">servizio</strong> prima che come “firma”: parte dal concept e arriva fino a <strong data-start="180" data-end="208">commissioning e apertura</strong>, con un approccio molto pratico, da cantiere, ma con un lessico chiaro (il tema dell’“invisibile”, l’uso consapevole del buio, l’idea di luce come responsabilità). Insegna alla <strong data-start="422" data-end="439">NABA (Milano)</strong> ed è lecturer in <strong data-start="457" data-end="490">Integrative Design Management</strong> al <strong data-start="494" data-end="503">CEIBS</strong> (Zurigo), che ci racconta la sua visione: non solo atmosfera, ma gestione del progetto e dei sistemi. Ha fondato <strong data-start="695" data-end="732">Light Me Design a Milano nel 2016</strong> e negli anni vanta collaborazioni con grandi studi internazionali — tra cui <strong data-start="813" data-end="913">David Chipperfield Architects, Gensler, Rockwell Group, Renzo Piano Building Workshop e UNStudio</strong> — oltre a riconoscimenti come l’inclusione nella lista <strong data-start="969" data-end="982">40under40</strong> di Lighting magazine e diversi <strong data-start="1014" data-end="1036">IES Award of Merit</strong>.</p>
<h3 class="markdown prose dark:prose-invert w-full wrap-break-word light markdown-new-styling"><span style="color: revert; font-size: revert; font-weight: revert;">11) Andrea Carson (Luminum)</span></h3>
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<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-69996637-7f0c-8393-ac84-8d98b7fec686-2" data-testid="conversation-turn-38" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11146" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Andrea-Carson.jpg" alt="Andrea Carson" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Andrea-Carson.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Andrea-Carson-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Andrea-Carson-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Andrea-Carson-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Andrea-Carson-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="0" data-end="312">Carson lavora su un territorio davvero contemporaneo: la luce come <strong data-start="67" data-end="85">valorizzazione</strong> e come <strong data-start="93" data-end="111">infrastruttura</strong>, non solo come atmosfera. È founder di <strong data-start="151" data-end="162">Luminum</strong> e il suo profilo è interessante perché tiene insieme progettazione della luce e tecnologie <strong data-start="254" data-end="261">IoT</strong> applicate a <strong data-start="274" data-end="292">beni culturali</strong> e <strong data-start="295" data-end="311">smart cities</strong>.</p>
<p data-start="314" data-end="644">Il punto, nel suo approccio, è la misura: intervenire su luoghi esistenti — spesso storici — restituendo identità e leggibilità notturna senza trasformare la luce in un effetto speciale. La tecnologia, qui, non è un vezzo: è un modo per rendere la luce più controllabile, più sostenibile, più coerente con l’uso reale degli spazi.</p>
<p data-start="646" data-end="773">Un dato che consolida la credibilità del percorso è il riconoscimento al <strong data-start="719" data-end="749">Premio Italia Giovane 2023</strong> per <strong data-start="754" data-end="772">Arte e Cultura</strong>.</p>
<h3 data-start="672" data-end="699">12) Francesca Storaro</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11147" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Francesca-Storaro.jpg" alt="Francesca Storaro" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Francesca-Storaro.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Francesca-Storaro-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Francesca-Storaro-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Francesca-Storaro-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Francesca-Storaro-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-(--header-height)" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="a8e0e5fd-89f2-421b-9efb-112a6ac0ec7e" data-testid="conversation-turn-39" data-scroll-anchor="false" data-turn="user"></article>
<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-69996637-7f0c-8393-ac84-8d98b7fec686-0" data-testid="conversation-turn-40" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="0" data-end="293">Storaro è un nome da tenere d’occhio perché riporta il lighting design dentro un perimetro <strong data-start="91" data-end="117">colto e architettonico</strong>: la luce non come ornamento, ma come linguaggio capace di interpretare lo spazio, far emergere le proporzioni, restituire profondità a superfici e volumi senza sovrascriverli.</p>
<p data-start="295" data-end="579">Nel suo sito e nel curriculum compaiono <strong data-start="335" data-end="368">progetti reali e verificabili</strong>, anche su temi delicati come <strong data-start="398" data-end="426">archeologia e patrimonio</strong> — ad esempio interventi legati a <strong data-start="460" data-end="473">Peltuinum</strong> e all’<strong data-start="480" data-end="512">area archeologica di Cassino</strong> — dove la luce deve essere insieme rispetto, leggibilità e misura.</p>
<p data-start="581" data-end="874">A rendere il profilo ancora più solido c’è un dato tecnico chiaro: la certificazione <strong data-start="666" data-end="703">CLD (Certified Lighting Designer)</strong>, che segnala un approccio professionale strutturato, non solo una sensibilità estetica.</p>
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<h3 data-start="1306" data-end="1330">13) Marco Petrucci</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11137" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/marco-petrucci-lighting-designer-italiani.jpg" alt="marco petrucci lighting designer italiani" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/marco-petrucci-lighting-designer-italiani.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/marco-petrucci-lighting-designer-italiani-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/marco-petrucci-lighting-designer-italiani-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/marco-petrucci-lighting-designer-italiani-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/marco-petrucci-lighting-designer-italiani-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
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<p data-start="0" data-end="356">Il suo valore — che lo rende un nome da includere tra i lighting designer da tenere d’occhio nel 2026 — sta nella capacità di gestire progetti complessi con un taglio <strong data-start="167" data-end="203">tecnico e architettonico insieme</strong>: sviluppo illuminotecnico di interni ed esterni, calcoli, integrazione impiantistica e controllo dell’effetto finale senza perdere coerenza progettuale.</p>
<p data-start="358" data-end="712">Nel portfolio compaiono contesti ad alta responsabilità — hotel, headquarters, palazzi storici — dove la luce deve essere al tempo stesso <strong data-start="496" data-end="505">regia</strong> (atmosfera, gerarchie, percezione) e <strong data-start="543" data-end="558">prestazione</strong> (comfort visivo, normativa, affidabilità). Tra gli esempi citati: <strong data-start="625" data-end="660">Papadopoli Palace / Aman Venice</strong>, <strong data-start="662" data-end="682">ENI Headquarters</strong>, <strong data-start="684" data-end="711">Museum Hotel ad Antakya</strong>. Un elemento di lettura in più: viene presentato come formato “alla scuola” di <strong data-start="792" data-end="813">Piero Castiglioni</strong>, e questo spiega bene il suo approccio: meno effetto, più metodo.</p>
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<h3 data-start="1922" data-end="1952">14) FABERtechnica (Roma)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11148" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/FABERtechnica.jpg" alt="FABERtechnica" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/FABERtechnica.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/FABERtechnica-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/FABERtechnica-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/FABERtechnica-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/FABERtechnica-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="0" data-end="353">FABERtechnica è un caso interessante perché tiene insieme <strong data-start="58" data-end="77">lighting design</strong> ed <strong data-start="81" data-end="96">engineering</strong> e lo dichiara come metodo: ricerca e sperimentazione, cultura di progetto, ma anche fase esecutiva, controllo e <strong data-start="209" data-end="226">commissioning</strong>. In altre parole, la luce non finisce al concept: viene seguita fino a quando diventa reale, verificata sul campo, misurabile.</p>
<p data-start="355" data-end="849">La loro pagina progetti racconta un raggio d’azione molto ampio — <strong data-start="421" data-end="458">cultural heritage, urbano, eventi</strong> — con interventi che richiedono rigore e responsabilità. Tra i lavori citati compaiono le <strong data-start="549" data-end="597">Linee guida per l’illuminazione del Colosseo</strong>, la <strong data-start="602" data-end="640">Basilica di San Francesco d’Assisi</strong>, progetti legati a <strong data-start="660" data-end="680">Cappella Sistina</strong> e <strong data-start="683" data-end="705">Mercati di Traiano</strong>, fino a incarichi collegati a <strong data-start="736" data-end="759">Milano Cortina 2026</strong> (Casa Italia).</p>
<h3 data-start="2497" data-end="2523">15) Marco Frascarolo</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11140" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Marco-Frascarolo-lighting-designer-italiani.jpg" alt="Marco Frascarolo lighting designer italiani" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Marco-Frascarolo-lighting-designer-italiani.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Marco-Frascarolo-lighting-designer-italiani-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Marco-Frascarolo-lighting-designer-italiani-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Marco-Frascarolo-lighting-designer-italiani-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Marco-Frascarolo-lighting-designer-italiani-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
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<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-69996637-7f0c-8393-ac84-8d98b7fec686-4" data-testid="conversation-turn-48" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="23" data-end="655">Frascarolo è un profilo che regge bene in una selezione “da tenere d’occhio” perché tiene insieme <strong data-start="121" data-end="170">metodo, cultura tecnica e capacità di sintesi</strong>: nasce ingegnere, ma ragiona da progettista, con una sensibilità dichiarata per l’incrocio <strong data-start="262" data-end="276">luce/suono</strong> e per tutto ciò che rende un progetto realmente realizzabile (dalla visione alla verifica in opera). È il <strong data-start="383" data-end="420">fondatore di FABERtechnica (2001)</strong>, nato proprio da un primo lavoro emblematico: uno studio di fattibilità in cui acustica architettonica, comunicazione basata su luce e multimedia dovevano stare in equilibrio, senza scorciatoie.</p>
<p data-start="657" data-end="1108">Nel suo caso, la “formazione” non è un dettaglio di contorno: è parte della sua impronta nel settore. Viene indicato come <strong data-start="779" data-end="805">coordinatore e docente</strong> del <strong data-start="810" data-end="839">Master in Lighting Design</strong> dell’Università “La Sapienza”, ed è spesso citato come una delle figure più presenti nell’education del lighting design, proprio perché traduce la disciplina in un percorso strutturato: ricerca, tecnica, progetto e responsabilità.</p>
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<h3 data-start="3654" data-end="3685">16) Maurizio Rossi</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11157" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Maurizio-Rossi-Lighting-Design.jpg" alt="Maurizio Rossi Lighting Design" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Maurizio-Rossi-Lighting-Design.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Maurizio-Rossi-Lighting-Design-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Maurizio-Rossi-Lighting-Design-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Maurizio-Rossi-Lighting-Design-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Maurizio-Rossi-Lighting-Design-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="45" data-end="425">MSc, PhD. Al <strong data-start="58" data-end="83">Politecnico di Milano</strong> è professore ordinario di <strong data-start="110" data-end="143">Progettazione illuminotecnica</strong> e un riferimento strutturale per chi studia la luce come disciplina, non come effetto: dirige il <strong data-start="241" data-end="287">Master in Lighting Design &amp; LED Technology</strong> e il <strong data-start="293" data-end="332">Master in Color Design &amp; Technology</strong>, ed è membro del <strong data-start="350" data-end="384">Dottorato di ricerca in Design</strong>.</p>
<p data-start="427" data-end="756">Dal 2002 è responsabile scientifico del <strong data-start="467" data-end="487">Laboratorio LUCE</strong> (fotometria, colorimetria, illuminotecnica, formazione e ricerca progettuale sul lighting design), un’infrastruttura che ha contribuito a progettare e realizzare e che ancora oggi connette didattica e sperimentazione misurabile.</p>
<p data-start="758" data-end="1117">Il suo lavoro di ricerca si concentra su <strong data-start="799" data-end="839">nuove tecnologie per l’illuminazione</strong> e sugli <strong data-start="848" data-end="885">effetti fisiologici e psicologici</strong> della luce artificiale nell’ambiente costruito. Dal 2002, sempre al Politecnico di Milano, ha diretto <strong data-start="988" data-end="1020">oltre 20 progetti di ricerca</strong> in collaborazione con aziende del settore illuminazione.</p>
<p data-start="1119" data-end="1424">Sul piano istituzionale, dal 2012 è presidente della <strong data-start="1172" data-end="1204">Associazione Italiana Colore</strong> e dal 2010 chair della <strong data-start="1228" data-end="1253">Conferenza del Colore</strong>: un punto di vista che, nel 2026, è centrale per leggere la luce non solo come tecnologia, ma come cultura percettiva e progettuale.</p>
<h3 data-start="4085" data-end="4118">17) Light Company (Firenze)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11158" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Light-Company-FIRENZE.jpg" alt="Light Company FIRENZE" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Light-Company-FIRENZE.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Light-Company-FIRENZE-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Light-Company-FIRENZE-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Light-Company-FIRENZE-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Light-Company-FIRENZE-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="0" data-end="238">Light Company è uno studio di lighting design nato a <strong data-start="53" data-end="73">Firenze nel 2018</strong>. Il fondatore, <strong data-start="89" data-end="109">Fulvio Baldeschi</strong>, lavora nel mondo della luce dal <strong data-start="143" data-end="151">1990</strong>: un dato che spiega bene la solidità “di mestiere” dietro un’identità contemporanea.</p>
<p data-start="240" data-end="711">Lo studio dichiara un approccio <strong data-start="272" data-end="293">interdisciplinare</strong>, sostenuto da un team integrato di professionisti provenienti da architettura e design. La struttura è chiara e operativa: <strong data-start="417" data-end="427">Fulvio</strong> (Key Account), <strong data-start="443" data-end="454">Michela</strong> (Amministratore), <strong data-start="473" data-end="483">Gloria</strong> (Senior lighting designer), <strong data-start="512" data-end="520">Gaia</strong> (Lighting designer), <strong data-start="542" data-end="555">Francesco</strong> (Architetto), <strong data-start="570" data-end="583">Francesca</strong> (Architetto), <strong data-start="598" data-end="611">Guglielmo</strong> (Comunicazione), con consulenze dedicate per l’area fiscale (<strong data-start="673" data-end="681">Aldo</strong>) e aziendale (<strong data-start="696" data-end="707">Stefano</strong>).</p>
<p data-start="713" data-end="1168">La loro cifra è espressa in una frase che funziona anche come manifesto: credono in una <strong data-start="801" data-end="818">luce organica</strong>, che nasce dalla tecnologia ma parla il linguaggio della natura, con un’attenzione esplicita al <strong data-start="915" data-end="942">benessere della persona</strong>. E la promessa è concreta: una consulenza illuminotecnica completa, <strong data-start="1011" data-end="1078">dal progetto creativo alla messa in opera dei corpi illuminanti</strong>, affiancando professionisti e clienti lungo tutto il percorso fino al risultato in opera.</p>
<h3 data-start="4549" data-end="4575">18) Fulvio Baldeschi</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11159" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Fulvio-Baldeschi-MIGLIORI-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANI-CONTEMPORANEI.jpg" alt="Fulvio Baldeschi MIGLIORI LIGHITING DESIGNER ITALIANI CONTEMPORANEI" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Fulvio-Baldeschi-MIGLIORI-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANI-CONTEMPORANEI.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Fulvio-Baldeschi-MIGLIORI-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANI-CONTEMPORANEI-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Fulvio-Baldeschi-MIGLIORI-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANI-CONTEMPORANEI-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Fulvio-Baldeschi-MIGLIORI-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANI-CONTEMPORANEI-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Fulvio-Baldeschi-MIGLIORI-LIGHITING-DESIGNER-ITALIANI-CONTEMPORANEI-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="0" data-end="237">È il fondatore di <strong data-start="18" data-end="35">Light Company</strong> e, dalle fonti pubbliche, risulta attivo nel settore della luce <strong data-start="100" data-end="112">dal 1990</strong>: un percorso lungo che dà al suo profilo un tratto immediatamente riconoscibile, fatto di continuità e competenza applicata.</p>
<p data-start="239" data-end="580">In più, compare esplicitamente in una pubblicazione di settore (<strong data-start="303" data-end="312">ASSIL</strong>) come lighting designer coinvolto nella costruzione di <strong data-start="368" data-end="396">scenari di luce notturni</strong>: un dettaglio prezioso perché sposta la narrazione dal “chi sei” al “cosa fai”, ancorando il suo lavoro a un contesto professionale verificabile, senza scivolare in toni promozionali.</p>
<h3 data-start="4972" data-end="5020">19) Rossi Bianchi lighting design (Milano)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11160" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Rossi-Bianchi-lighting-design.jpg" alt="Rossi Bianchi lighting design" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Rossi-Bianchi-lighting-design.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Rossi-Bianchi-lighting-design-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Rossi-Bianchi-lighting-design-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Rossi-Bianchi-lighting-design-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Rossi-Bianchi-lighting-design-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="0" data-end="445">Rossi Bianchi è uno studio milanese fondato nel <strong data-start="48" data-end="56">2006</strong> e costruito attorno a una scelta netta: lavorare <strong data-start="106" data-end="124">esclusivamente</strong> sul design della luce. La specializzazione è dichiarata, e i fondatori — <strong data-start="198" data-end="217">Nicoletta Rossi</strong> e <strong data-start="220" data-end="237">Guido Bianchi</strong> — vengono presentati come architetti con esperienze precedenti maturate anche a contatto con <strong data-start="331" data-end="345">produttori</strong> e <strong data-start="348" data-end="359">agenzie</strong> del settore, quindi con una conoscenza concreta della filiera oltre che del progetto.</p>
<p data-start="447" data-end="751">Se ti serve un riferimento puntuale, senza interpretazioni: nella scheda <strong data-start="520" data-end="543">“Club Med | Cefalù”</strong> lo studio riporta in modo trasparente lo scope (<strong data-start="592" data-end="613">exterior lighting</strong>), la location, l’architetto e il cliente — un esempio utile perché mostra come lavorano e su che tipo di commessa, con dati verificabili.</p>
<h3 data-start="0" data-end="25">20) Nicoletta Rossi</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11161" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Nicoletta-Rossi.jpg" alt="Nicoletta Rossi" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Nicoletta-Rossi.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Nicoletta-Rossi-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Nicoletta-Rossi-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Nicoletta-Rossi-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Nicoletta-Rossi-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
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<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-69996637-7f0c-8393-ac84-8d98b7fec686-19" data-testid="conversation-turn-78" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="0" data-end="338">Nel duo Rossi Bianchi, <strong data-start="23" data-end="42">Nicoletta Rossi</strong> porta una postura molto “da progetto”: la luce come esperienza completa, non ridotta a un tema di efficienza o di comfort visivo. È architetta (Politecnico di Milano) e ha lavorato per anni con <strong data-start="237" data-end="258">Piero Castiglioni</strong> su progetti in Italia e all’estero, prima di co-fondare lo studio nel <strong data-start="329" data-end="337">2006</strong>.</p>
<p data-start="340" data-end="726">Alla pratica affianca una dimensione accademica strutturata — docenze e master in più istituzioni — e un contributo editoriale che la colloca anche sul piano della cultura di settore: è indicata nello staff scientifico di <strong data-start="562" data-end="577">Luce&amp;Design</strong> ed è co-autrice di un manuale dedicato all’illuminazione. Una combinazione rara: cantiere, metodo e capacità di raccontare la disciplina con rigore.</p>
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<h3 data-start="588" data-end="611">21) Guido Bianchi</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11162" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Guido-Bianchi.jpg" alt="Guido Bianchi" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Guido-Bianchi.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Guido-Bianchi-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Guido-Bianchi-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Guido-Bianchi-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Guido-Bianchi-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="0" data-end="478"><strong data-start="0" data-end="17">Guido Bianchi</strong> ha un percorso che spiega bene il suo taglio “ibrido”: architettura, prodotto e applicazioni complesse convivono nella stessa grammatica. Dopo esperienze come architetto tra <strong data-start="192" data-end="203">Brasile</strong> e <strong data-start="206" data-end="221" data-is-only-node="">Regno Unito</strong>, entra nel mondo della luce anche dal lato industria — con <strong data-start="281" data-end="300">Targetti Sankey</strong> — e poi consolida il metodo nello <strong data-start="335" data-end="363">Studio Piero Castiglioni</strong>, dove affianca progetti e sviluppo di apparecchi, cioè il punto in cui il lighting design diventa davvero sistema.</p>
<p data-start="480" data-end="845">Questa traiettoria porta, nel 2006, alla fondazione di <strong data-start="535" data-end="552">Rossi Bianchi</strong>. E la dimensione internazionale — con progetti seguiti anche tra <strong data-start="618" data-end="626">Cina</strong> e <strong data-start="629" data-end="644">Middle East</strong> — aiuta a leggere il suo approccio: la luce non come stile, ma come linguaggio adattabile e come infrastruttura progettuale, capace di restare coerente anche quando cambiano scala, cultura e contesto.</p>
<h3 data-start="1191" data-end="1252">22) LDT Lighting Design Team (Milano / Varese / Torino)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11165" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/LDT-Lighting-Design-Team.jpg" alt="LDT Lighting Design Team" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/LDT-Lighting-Design-Team.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/LDT-Lighting-Design-Team-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/LDT-Lighting-Design-Team-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/LDT-Lighting-Design-Team-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/LDT-Lighting-Design-Team-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="0" data-end="278"><strong data-start="0" data-end="30">LDT – Lighting Design Team</strong> si presenta come un collettivo: una struttura snella, pensata come vero e proprio “servizio di progetto”, con competenze che coprono architettura, retail, simulazioni, piani della luce, e anche ambiti più scenografici legati a eventi e spettacolo.</p>
<p data-start="280" data-end="480">Il punto di forza è la <strong data-start="303" data-end="318">versatilità</strong>: lavorano su scale diverse senza perdere coerenza, perché il metodo resta lo stesso — analisi, modellazione, verifica, messa a punto — mentre cambia il contesto.</p>
<p data-start="482" data-end="920">Un esempio concreto è il <strong data-start="507" data-end="544">New Lavazza Bistrot “La Centrale”</strong> a Torino, all’interno del nuovo <strong data-start="577" data-end="595">Lavazza Campus</strong>: un progetto food inserito in un involucro con vincoli architettonici importanti (ex centrale Enel), dove la luce deve risolvere funzioni e atmosfera senza “coprire” lo spazio. Qui LDT è indicato come lighting design con team di progetto esplicitato, dettaglio utile perché ancora il lavoro a una realizzazione verificabile.</p>
<h3 data-start="1802" data-end="1826">23) Bulbus Lighting Studio (Torino)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11169" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-Bulbus-Lighting-Studio.jpg" alt="_lighting designer italiani contemporanei Bulbus Lighting Studio" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-Bulbus-Lighting-Studio.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-Bulbus-Lighting-Studio-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-Bulbus-Lighting-Studio-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-Bulbus-Lighting-Studio-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-Bulbus-Lighting-Studio-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="2945" data-end="3424">Bulbus nasce come “punto di riferimento” per la progettazione illuminotecnica a Torino e cresce anche come luogo fisico: lo studio racconta l’idea di presidio territoriale (non solo consulenza “a distanza”). Un episodio che fotografa bene la loro identità è il progetto del loro spazio, realizzato con arredi LAGO e firmato da Elisabetta Paiano: un modo di comunicare il lighting design attraverso architettura, prodotto e atmosfera reale.</p>
<h3 data-start="3426" data-end="3453">24) Elisabetta Paiano</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11171" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-Elisabetta-Paiano.jpg" alt="_lighting designer italiani contemporanei Elisabetta Paiano" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-Elisabetta-Paiano.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-Elisabetta-Paiano-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-Elisabetta-Paiano-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-Elisabetta-Paiano-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-Elisabetta-Paiano-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="3454" data-end="3993">Paiano ha un profilo molto leggibile: formazione ingegneristica (Politecnico di Torino), specializzazione sui sistemi di controllo, master in Lighting Design (La Sapienza) e passaggio in studio (FABERtechnica) prima di aprire Bulbus. Nel 2017 vince un concorso AIDI “Riprenditi la città” come giovane lighting designer (con riconoscimento anche a Showlight): un dato utile, perché ancorato a circuiti professionali. La sua cifra è una luce che non “recita”, ma governa: tecnica e percezione insieme.</p>
<h3 data-start="3995" data-end="4030">25) Filippo Cannata &#8211; Cannata Light (Benevento)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11172" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-CANNATA-LIGHT.jpg" alt="_lighting designer italiani contemporanei CANNATA LIGHT" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-CANNATA-LIGHT.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-CANNATA-LIGHT-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-CANNATA-LIGHT-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-CANNATA-LIGHT-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-CANNATA-LIGHT-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="0" data-end="354">Cannata Light dichiara un posizionamento internazionale e un raggio d’azione volutamente ampio: <strong data-start="96" data-end="111">hospitality</strong>, ristorazione, uffici, infrastrutture (aeroporti e stazioni) e luoghi culturali — teatri, cattedrali, piazze storiche. È un perimetro che, se sostenuto da metodo, dice molto: capacità di passare da una scala all’altra senza perdere controllo.</p>
<p data-start="356" data-end="734">Lo studio insiste sulla luce come <strong data-start="390" data-end="412">linguaggio emotivo</strong>, ma senza rinunciare all’ossatura progettuale. La promessa è chiara — <strong data-start="483" data-end="532">progettazione, ricerca estetica e innovazione</strong> — e il portfolio viene presentato come trasversale: una luce che cambia registro a seconda del contesto, ma mantiene l’idea di fondo che l’illuminazione non sia mai solo tecnica, né mai solo atmosfera.</p>
<p data-start="4511" data-end="4982">Filippo Cannata è il fondatore e il volto concettuale dello studio: nel profilo ufficiale insiste sulla luce come esperienza sensoriale e identitaria (non solo illuminazione), e formalizza un <strong data-start="4703" data-end="4723">“Metodo Cannata”</strong> articolato in fasi. Anche qui, il dato che regge è la scala applicativa dichiarata: dalla casa agli alberghi, dai ristoranti ai monumenti — una versatilità che, quando è reale, è spesso il segnale di un metodo robusto.</p>
<h3 data-start="4984" data-end="5035">26) I-DEA Luce Architettura (Imola / Bologna)</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11173" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-I-DEA-Luce-Architettura.jpg" alt="_lighting designer italiani contemporanei I-DEA Luce Architettura" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-I-DEA-Luce-Architettura.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-I-DEA-Luce-Architettura-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-I-DEA-Luce-Architettura-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-I-DEA-Luce-Architettura-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lighting-designer-italiani-contemporanei-I-DEA-Luce-Architettura-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
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<article class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" tabindex="-1" data-turn-id="request-69996637-7f0c-8393-ac84-8d98b7fec686-26" data-testid="conversation-turn-92" data-scroll-anchor="true" data-turn="assistant">
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<p data-start="0" data-end="457">I-DEA Luce Architettura è uno di quei nomi che aiutano davvero a leggere dove sta andando la luce urbana in Italia. Lo studio di Imola firma la riqualificazione illuminotecnica del <strong data-start="181" data-end="210">centro storico di Bologna</strong>, un intervento di scala infrastrutturale: <strong data-start="253" data-end="297">oltre 3.500 corpi illuminanti sostituiti</strong> e <strong data-start="300" data-end="324">680 nuovi punti luce</strong>. Qui la luce non è abbellimento, ma progetto pubblico: orientamento, sicurezza percettiva, gerarchie notturne, qualità dello spazio.</p>
<p data-start="459" data-end="766">Il lavoro è stato inserito nell’<strong data-start="491" data-end="516">ADI Design Index 2024</strong>, come <strong data-start="523" data-end="569">pre-selezione verso il Compasso d’Oro 2026</strong>. Lo studio è guidato da <strong data-start="594" data-end="615">Lorenza Golinelli</strong> e <strong data-start="618" data-end="644">Alberto Ricci Petitoni</strong>: due profili da seguire quando l’illuminazione smette di essere dettaglio e diventa infrastruttura culturale della città.</p>
<h3 data-start="347" data-end="376">27) Chiara Carucci</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11235" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Chiara-Carucci-lighting-designer-italiani-comtemporanei.jpg" alt="Chiara Carucci lighting designer italiani contemporanei" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Chiara-Carucci-lighting-designer-italiani-comtemporanei.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Chiara-Carucci-lighting-designer-italiani-comtemporanei-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Chiara-Carucci-lighting-designer-italiani-comtemporanei-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Chiara-Carucci-lighting-designer-italiani-comtemporanei-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Chiara-Carucci-lighting-designer-italiani-comtemporanei-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="377" data-end="1044">Chiara Carucci lavora su uno dei territori più sensibili e “futuri” del lighting design: lo spazio pubblico e il patrimonio — culturale e naturale — dove la luce deve tenere insieme accoglienza, tutela e responsabilità ambientale. È founder di <strong data-start="621" data-end="631">Noctua</strong> e viene presentata come lighting designer premiata, specializzata in <strong data-start="701" data-end="717">public realm</strong>, <strong data-start="719" data-end="740">cultural heritage</strong> e <strong data-start="743" data-end="763">natural heritage</strong>. Nel suo profilo professionale è indicata anche una dimensione di advocacy molto concreta: partecipazione a comitati e attività per lo sviluppo della professione, oltre a un approccio progettuale informato dal dialogo con stakeholder diversi.</p>
<h3 data-start="1046" data-end="1084">28) Nicolò Brambilla</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11236" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Nicolo-Brambilla.jpg" alt="Nicolò Brambilla" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Nicolo-Brambilla.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Nicolo-Brambilla-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Nicolo-Brambilla-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Nicolo-Brambilla-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Nicolo-Brambilla-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="1085" data-end="1772">Nicolò Brambilla è un profilo autorevole perché unisce metodo e scala internazionale: <strong data-start="1171" data-end="1189">CLD, IALD, IES</strong>, oggi <strong data-start="1196" data-end="1213">Studio Leader</strong> a Melbourne per Schuler Shook. Il suo approccio è dichiarato: luce integrata con l’architettura, capace di rafforzare il concept senza sovrapporsi. Nel profilo sono riportate esperienze su tipologie diverse (hospitality, retail, worship, sport) e una traiettoria internazionale che include anche <strong data-start="1510" data-end="1520">Milano</strong> e diversi mercati asiatici. Inoltre, è citato in un indice storico di settore tra i “giovani lighting designer italiani”, utile come appiglio editoriale quando vuoi sostenere la selezione con una traccia pubblica.</p>
<h3 data-start="1774" data-end="1801">29) Marco Stignani</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11237" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Marco-Stignani-lighting.jpg" alt="Marco Stignani lighting" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Marco-Stignani-lighting.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Marco-Stignani-lighting-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Marco-Stignani-lighting-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Marco-Stignani-lighting-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Marco-Stignani-lighting-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="1802" data-end="2485">Marco Stignani è un nome solido per un articolo 2026 perché rappresenta bene la figura del lighting designer come professionista “di sistema”: luce, controllo, scenari, integrazione. Nella sua biografia pubblica indica un passaggio netto: dal 2013 si dedica completamente alla professione di lighting designer; dal 2016 è socio <strong data-start="2130" data-end="2138">AIDI</strong> e dal 2021 socio <strong data-start="2156" data-end="2164">APIL</strong>. Un caso verificabile che puoi citare senza enfasi è il progetto per la sede romana di <strong data-start="2252" data-end="2267">SDA Bocconi</strong>, raccontato come intervento basato su <strong data-start="2306" data-end="2332">human centric lighting</strong> e sistemi di controllo (KNX, scene, regolazioni), con una cura esplicita per la lettura dell’architettura storica.</p>
<h3 data-start="224" data-end="255">30) Paolo Rizzatto</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11238" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Paolo-Rizzatto-lighting-designer.jpg" alt="Paolo Rizzatto lighting designer" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Paolo-Rizzatto-lighting-designer.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Paolo-Rizzatto-lighting-designer-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Paolo-Rizzatto-lighting-designer-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Paolo-Rizzatto-lighting-designer-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Paolo-Rizzatto-lighting-designer-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="256" data-end="910">Paolo Rizzatto è una presenza quasi “obbligatoria” quando si parla di luce italiana perché incarna l’idea di <strong data-start="365" data-end="409">progetto che diventa sistema industriale</strong> senza perdere finezza. Nel <strong data-start="437" data-end="445">1978</strong> co-fonda <strong data-start="455" data-end="467">Luceplan</strong> e nel tempo disegna lampade diventate riferimento, come <strong data-start="524" data-end="536">Costanza</strong> (1986) e <strong data-start="546" data-end="560">Costanzina</strong> (1992), con una grammatica che unisce misura, funzione e riconoscibilità. Inserirlo nella lista dà profondità storica senza rendere l’articolo museale: è un modo per ricordare che la contemporaneità della luce italiana nasce anche da una cultura progettuale rigorosa, capace di entrare nei cataloghi e restarci.</p>
<h3 data-start="912" data-end="946">31) Michele De Lucchi</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-7988" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/10/Michele-De-Lucchi-Migliori-studi-di-architettura-e-interior-design-a-Milano.jpg" alt="Michele De Lucchi - Migliori studi di architettura e interior design a Milano" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/10/Michele-De-Lucchi-Migliori-studi-di-architettura-e-interior-design-a-Milano.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/10/Michele-De-Lucchi-Migliori-studi-di-architettura-e-interior-design-a-Milano-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/10/Michele-De-Lucchi-Migliori-studi-di-architettura-e-interior-design-a-Milano-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/10/Michele-De-Lucchi-Migliori-studi-di-architettura-e-interior-design-a-Milano-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/10/Michele-De-Lucchi-Migliori-studi-di-architettura-e-interior-design-a-Milano-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="947" data-end="1548">Michele De Lucchi è il nome che collega in modo diretto <strong data-start="1003" data-end="1037">design italiano e luce iconica</strong>, con una credibilità trasversale tra architettura e prodotto. Per Artemide è l’autore di <strong data-start="1127" data-end="1138">Tolomeo</strong>, presentata come “la lampada più venduta al mondo” e premiata con il <strong data-start="1208" data-end="1226">Compasso d’Oro</strong> nel <strong data-start="1231" data-end="1239">1987</strong>: un caso che spiega, da solo, come la luce possa diventare cultura diffusa senza perdere qualità progettuale. Nel tuo articolo funziona come “ancora” autorevole: non per fare la lista dei celebri, ma per fissare un punto fermo dentro una selezione orientata al presente.</p>
<h3 data-start="1064" data-end="1087">32) Davide Groppi</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10312" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/01/Davide-Groppi.jpg" alt="Davide Groppi" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/01/Davide-Groppi.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/01/Davide-Groppi-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/01/Davide-Groppi-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/01/Davide-Groppi-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/01/Davide-Groppi-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="1088" data-end="1517">Davide Groppi è uno di quei nomi che hanno reso la luce italiana riconoscibile nel mondo attraverso una scelta netta: <strong data-start="1206" data-end="1254">sottrazione, precisione, poetica controllata</strong>. La sua storia nasce a <strong data-start="1278" data-end="1290">Piacenza</strong>: sul profilo ufficiale dell’azienda si parla di un piccolo laboratorio nel centro storico alla fine degli anni ’80, quando inizia a inventare e produrre le prime lampade con il suo nome.</p>
<h3 data-start="1519" data-end="1553">33) Mario Nanni</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11239" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Mario-Nanni-lighting-designer.jpg" alt="Mario Nanni lighting designer" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Mario-Nanni-lighting-designer.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Mario-Nanni-lighting-designer-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Mario-Nanni-lighting-designer-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Mario-Nanni-lighting-designer-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Mario-Nanni-lighting-designer-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="1554" data-end="2025">Mario Nanni è un riferimento quando la luce viene trattata come <strong data-start="1618" data-end="1647">disciplina architettonica</strong>, non come semplice “prodotto”. È il fondatore di <strong data-start="1697" data-end="1711">Viabizzuno</strong>, azienda nata nel <strong data-start="1730" data-end="1738">1994</strong> (dato dichiarato anche nella sezione “our history”). E nel 2026 il suo percorso torna interessante perché viene raccontato mentre lavora a un’<strong data-start="1881" data-end="1920">academy dedicata al lighting design</strong>: un segnale forte di continuità culturale, non solo industriale.</p>
<h3 data-start="2027" data-end="2070">34) Carlotta de Bevilacqua</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11240" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Carlotta-de-Bevilacqua.jpg" alt="Carlotta de Bevilacqua" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Carlotta-de-Bevilacqua.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Carlotta-de-Bevilacqua-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Carlotta-de-Bevilacqua-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Carlotta-de-Bevilacqua-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Carlotta-de-Bevilacqua-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="2071" data-end="2529">Carlotta de Bevilacqua è una figura chiave perché unisce <strong data-start="2128" data-end="2151">visione progettuale</strong> e <strong data-start="2154" data-end="2184">responsabilità industriale</strong>: architetta (laurea al Politecnico di Milano nel 1983), è indicata come <strong data-start="2257" data-end="2289">Presidente e CEO di Artemide</strong> e Presidente di Danese Milano. Inserirla in una selezione 2026 è un modo pulito per rappresentare la luce come sistema: ricerca, innovazione, cultura d’impresa e prodotto che entra negli spazi reali.</p>
<h3 data-start="2531" data-end="2575">35) Enzo Catellani</h3>
<h3 data-start="2531" data-end="2575"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11241" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Catellani.jpg" alt="" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Catellani.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Catellani-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Catellani-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Catellani-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Enzo-Catellani-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></h3>
<p data-start="2576" data-end="3143">Enzo Catellani è un nome che nel settore ha un peso notevole, perché porta nel contemporaneo una qualità rarissima: l’incontro tra <strong data-start="2679" data-end="2725">artigianato, sperimentazione e immaginario</strong>. La storia ufficiale del brand racconta che <strong data-start="2770" data-end="2806">Catellani &amp; Smith nasce nel 1989</strong> da una sua idea per progettare e produrre lampade artigianali; e la timeline dello studio documenta anche interventi/installazioni e riconoscimenti legati al mondo del design. È una presenza che dà spessore alla lista: la luce come oggetto, ma soprattutto come gesto progettuale coerente nel tempo.</p>
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		<title>20 oggetti di design italiani iconici e famosi in tutto il mondo che un amante del design deve conoscere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Studio Habitat Design]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 07:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono oggetti che non si limitano a svolgere una funzione: raccontano una storia, esprimono un pensiero, segnano un’epoca. Il design italiano è da sempre una fucina inesauribile di idee geniali, bellezza funzionale e provocazioni intelligenti. Alcuni progetti, nati da menti visionarie e mani artigiane, sono diventati oggetti di design famosi in tutto il mondo, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.archieinteriors.com/20-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-in-tutto-il-mondo-che-un-amante-del-design-deve-conoscere/">20 oggetti di design italiani iconici e famosi in tutto il mondo che un amante del design deve conoscere</a> proviene da <a href="https://www.archieinteriors.com">Archi &amp; Interiors</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="" data-start="367" data-end="1063">Ci sono oggetti che non si limitano a svolgere una funzione: raccontano una storia, esprimono un pensiero, segnano un’epoca. Il <strong data-start="495" data-end="514">design italiano</strong> è da sempre una fucina inesauribile di idee geniali, bellezza funzionale e provocazioni intelligenti. Alcuni progetti, nati da menti visionarie e mani artigiane, sono diventati <strong data-start="692" data-end="738">oggetti di design famosi in tutto il mondo</strong>, presenti nei musei, citati nei manuali, ma soprattutto impressi nella memoria collettiva. Oggi vogliamo accompagnarti in un viaggio autentico tra 20 creazioni che ogni amante del design dovrebbe conoscere, e soprattutto comprendere. Perché il design, quando è davvero grande, non si guarda soltanto: si sente.</p>
<h2 class="" data-start="1070" data-end="1123">1. <strong data-start="1076" data-end="1123">Superleggera – Gio Ponti per Cassina (1957)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4403" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/02/sedia-design-1956-SUPER-LEGGERA-GIO-PONTI.jpg" alt="sedia design 1956 - SUPER LEGGERA - GIO PONTI" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/02/sedia-design-1956-SUPER-LEGGERA-GIO-PONTI.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/02/sedia-design-1956-SUPER-LEGGERA-GIO-PONTI-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/02/sedia-design-1956-SUPER-LEGGERA-GIO-PONTI-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/02/sedia-design-1956-SUPER-LEGGERA-GIO-PONTI-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/02/sedia-design-1956-SUPER-LEGGERA-GIO-PONTI-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="1125" data-end="1705">La <strong data-start="1128" data-end="1144">Superleggera</strong> non è semplicemente una sedia: è un’ode alla leggerezza. Con un peso di soli 1,7 kg, questo capolavoro progettato da <a href="https://www.archieinteriors.com/gio-ponti-architetto-del-design-italiano-moderno/" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="1262" data-end="1275">Gio Ponti</strong></a> e prodotto da <strong data-start="1290" data-end="1301">Cassina</strong> rappresenta la sintesi perfetta tra artigianalità e innovazione. Ponti parte dalla tradizionale sedia chiavarina e la reinventa con un linguaggio moderno, asciutto e funzionale. La sua struttura in legno di frassino è snella ma resistente, il design essenziale ma carico di significato. È uno degli oggetti di design famosi che incarna al meglio la filosofia del “less is more” con anima tutta italiana.</p>
<hr class="" data-start="1707" data-end="1710" />
<h2 class="" data-start="1712" data-end="1779">2. <strong data-start="1718" data-end="1779">Arco – Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos (1962)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4043" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/01/Achille-Castiglioni-Lampada-Arco.jpg" alt="Achille Castiglioni - Lampada Arco" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/01/Achille-Castiglioni-Lampada-Arco.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/01/Achille-Castiglioni-Lampada-Arco-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/01/Achille-Castiglioni-Lampada-Arco-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/01/Achille-Castiglioni-Lampada-Arco-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/01/Achille-Castiglioni-Lampada-Arco-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="1781" data-end="2359">Icona dell’illuminazione moderna, la <strong data-start="1818" data-end="1834">lampada Arco</strong> è uno degli oggetti di design italiani più riconoscibili al mondo. Firmata dai fratelli <strong data-start="1923" data-end="1938">Castiglioni</strong> per <strong data-start="1943" data-end="1951">Flos</strong>, è composta da una base massiccia in marmo di Carrara e un lungo braccio curvo in acciaio che consente di illuminare un’area centrale senza necessità di fissaggi a soffitto. L’idea nasce da una semplice esigenza domestica, trasformata in opera d’arte. L’Arco è la prova di come il design possa rispondere a bisogni concreti con soluzioni poetiche e durevoli, e fa parte della collezione permanente del MoMA.</p>
<hr class="" data-start="2361" data-end="2364" />
<h2 class="" data-start="2366" data-end="2426">3. <strong data-start="2372" data-end="2426">Sacco – Gatti, Paolini, Teodoro per Zanotta (1968)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4971" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/poltrona-Sacco-–-Gatti-Paolini-Teodoro-per-Zanotta.jpg" alt="poltrona Sacco – Gatti, Paolini, Teodoro per Zanotta" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/poltrona-Sacco-–-Gatti-Paolini-Teodoro-per-Zanotta.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/poltrona-Sacco-–-Gatti-Paolini-Teodoro-per-Zanotta-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/poltrona-Sacco-–-Gatti-Paolini-Teodoro-per-Zanotta-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/poltrona-Sacco-–-Gatti-Paolini-Teodoro-per-Zanotta-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/poltrona-Sacco-–-Gatti-Paolini-Teodoro-per-Zanotta-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="2428" data-end="3004">La <strong data-start="2431" data-end="2449">Poltrona Sacco</strong> è l’emblema del design ribelle, anticonformista, anti-borghese. Progettata nel 1968 da <strong data-start="2537" data-end="2552">Piero Gatti</strong>, <strong data-start="2554" data-end="2572">Cesare Paolini</strong> e <strong data-start="2575" data-end="2593">Franco Teodoro</strong> per <strong data-start="2598" data-end="2609">Zanotta</strong>, questa seduta destrutturata rompe completamente gli schemi: non ha una forma fissa, si adatta al corpo, invita al movimento e alla libertà. È stata spesso interpretata come metafora del cambiamento culturale in atto in quegli anni, ed è considerata una pietra miliare dell’<strong data-start="2884" data-end="2908">anti-design italiano</strong>. È uno degli oggetti di design famosi che ancora oggi stupisce per attualità e spirito giocoso.</p>
<hr class="" data-start="3006" data-end="3009" />
<h2 class="" data-start="3011" data-end="3068">4. <strong data-start="3017" data-end="3068">Juicy Salif – Philippe Starck per Alessi (1990)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4972" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Juicy-Salif-–-Philippe-Starck.jpg" alt="Juicy Salif – Philippe Starck" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Juicy-Salif-–-Philippe-Starck.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Juicy-Salif-–-Philippe-Starck-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Juicy-Salif-–-Philippe-Starck-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Juicy-Salif-–-Philippe-Starck-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Juicy-Salif-–-Philippe-Starck-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="3070" data-end="3661">Forse il più discusso spremiagrumi della storia, il <strong data-start="3122" data-end="3137">Juicy Salif</strong> disegnato da <strong data-start="3151" data-end="3170">Philippe Starck</strong> per <strong data-start="3175" data-end="3185">Alessi</strong> è diventato celebre per la sua forma scultorea e provocatoria. Nato quasi per caso, su un tovagliolo di carta in una pizzeria, è un oggetto che ha diviso il pubblico: c’è chi lo ama per la sua estetica futurista, chi lo critica per la sua (presunta) scarsa funzionalità. Ma proprio questa ambiguità lo rende un simbolo. Il Juicy Salif è uno degli oggetti di design famosi che sfida la definizione stessa di design, trasformando un utensile da cucina in un manifesto estetico.</p>
<hr class="" data-start="3663" data-end="3666" />
<h2 class="" data-start="3668" data-end="3733">5. <strong data-start="3674" data-end="3733">Spaghetti Chair – Giandomenico Belotti per Alias (1979)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4960" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Enrico-Baleri-Spaghetti-Chair.jpg" alt="Enrico Baleri Spaghetti Chair" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Enrico-Baleri-Spaghetti-Chair.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Enrico-Baleri-Spaghetti-Chair-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Enrico-Baleri-Spaghetti-Chair-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Enrico-Baleri-Spaghetti-Chair-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Enrico-Baleri-Spaghetti-Chair-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Un esempio sublime di eleganza minimale, la <strong data-start="465" data-end="484">Spaghetti Chair</strong> (Modello 101) è stata progettata da <strong data-start="521" data-end="545">Giandomenico Belotti</strong> per <strong data-start="550" data-end="559">Alias</strong> nel 1979. La sua struttura leggera in acciaio e i fili in PVC che ricordano i classici spaghetti italiani le hanno garantito un posto nella storia del design, fino a essere esposta al <strong data-start="744" data-end="764" data-is-only-node="">MoMA di New York</strong>.<br data-start="765" data-end="768" />Sebbene il design sia firmato esclusivamente da Belotti, va ricordato che in quegli anni la direzione artistica di <strong data-start="883" data-end="900">Enrico Baleri</strong>, fondatore di Alias, fu fondamentale per la promozione e il successo della sedia. La sua visione culturale e imprenditoriale contribuì a farne un’icona del minimalismo italiano.<br data-start="1078" data-end="1081" />È uno degli <strong data-start="1093" data-end="1121">oggetti di design famosi</strong> che meglio rappresentano il dialogo tra progettazione industriale e senso estetico contemporaneo.</p>
<hr class="" data-start="240" data-end="243" />
<h2 class="" data-start="245" data-end="304">6. <strong data-start="251" data-end="304">Letto Nathalie – Vico Magistretti per Flou (1978)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4973" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Letto-Nathalie-–-Vico-Magistretti-per-Flou.jpg" alt="Letto Nathalie – Vico Magistretti per Flou" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Letto-Nathalie-–-Vico-Magistretti-per-Flou.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Letto-Nathalie-–-Vico-Magistretti-per-Flou-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Letto-Nathalie-–-Vico-Magistretti-per-Flou-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Letto-Nathalie-–-Vico-Magistretti-per-Flou-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Letto-Nathalie-–-Vico-Magistretti-per-Flou-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="306" data-end="930">Quando parliamo di comfort nella zona notte, è impossibile non citare il <strong data-start="379" data-end="397">Letto Nathalie</strong>, progettato da <strong data-start="413" data-end="433">Vico Magistretti</strong> per <strong data-start="438" data-end="446">Flou</strong> nel 1978. Questo oggetto ha rivoluzionato il modo di vivere la camera da letto, introducendo per la prima volta il <strong data-start="562" data-end="598">rivestimento tessile sfoderabile</strong> e lavabile, un’idea oggi scontata ma all’epoca innovativa e coraggiosa. Il suo fiocco sulla testiera è diventato un dettaglio iconico, riconoscibile ovunque. È uno di quegli <strong data-start="773" data-end="801">oggetti di design famosi</strong> che ha saputo coniugare estetica, praticità e intuizione industriale, cambiando per sempre il mercato del bedding contemporaneo.</p>
<hr class="" data-start="932" data-end="935" />
<h2 class="" data-start="937" data-end="1001">7. <strong data-start="943" data-end="1001">Lampada Eclisse – Vico Magistretti per Artemide (1965)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4975" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/lampada-eclisse-artemide.jpg" alt="lampada eclisse artemide" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/lampada-eclisse-artemide.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/lampada-eclisse-artemide-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/lampada-eclisse-artemide-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/lampada-eclisse-artemide-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/lampada-eclisse-artemide-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="1003" data-end="1609">La <strong data-start="1006" data-end="1025">Lampada Eclisse</strong> è molto più di una lampada da comodino: è una piccola scultura interattiva. Disegnata da <strong data-start="1115" data-end="1135">Vico Magistretti</strong> per <strong data-start="1140" data-end="1152">Artemide</strong>, permette di regolare l’intensità della luce grazie a una calotta interna rotante che richiama il fenomeno astronomico dell’eclisse. Questo progetto, che gli valse il <strong data-start="1320" data-end="1347">Compasso d’Oro nel 1967</strong>, dimostra come la poetica del design possa vivere nei gesti quotidiani. Tra gli <strong data-start="1428" data-end="1465">oggetti di design famosi italiani</strong>, Eclisse è ammirata per la sua semplicità formale e l’intelligenza progettuale, rendendola un’icona anche per le nuove generazioni di designer.</p>
<hr class="" data-start="1611" data-end="1614" />
<h2 class="" data-start="1616" data-end="1696">8. <strong data-start="1622" data-end="1696">Radio Cubo TS 502 – Marco Zanuso e Richard Sapper per Brionvega (1964)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4977" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Radio-Cubo-TS-502.jpg" alt="Radio Cubo TS 502" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Radio-Cubo-TS-502.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Radio-Cubo-TS-502-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Radio-Cubo-TS-502-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Radio-Cubo-TS-502-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Radio-Cubo-TS-502-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="1698" data-end="2292">In un’epoca in cui la tecnologia cominciava a entrare prepotentemente nelle case, la <strong data-start="1783" data-end="1797">Radio Cubo</strong> rappresentò una vera rivoluzione. Progettata da <strong data-start="1846" data-end="1862">Marco Zanuso</strong> e <strong data-start="1865" data-end="1883">Richard Sapper</strong> per <strong data-start="1888" data-end="1901">Brionvega</strong>, è diventata una sintesi perfetta tra ingegno elettronico e design pop. Le sue forme geometriche, i colori brillanti e la struttura a scrigno l’hanno resa un simbolo del boom italiano degli anni ’60. Ancora oggi, la TS 502 è considerata uno degli <strong data-start="2149" data-end="2177">oggetti di design famosi</strong> che meglio interpretano il connubio tra funzionalità e identità visiva. È più di una radio: è un pezzo di cultura.</p>
<hr class="" data-start="2294" data-end="2297" />
<h2 class="" data-start="2299" data-end="2363">9. <strong data-start="2305" data-end="2363">Divano Maralunga – Vico Magistretti per Cassina (1973)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4978" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Divano-Maralunga.jpg" alt="Divano Maralunga" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Divano-Maralunga.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Divano-Maralunga-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Divano-Maralunga-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Divano-Maralunga-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Divano-Maralunga-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="2365" data-end="2972">Un altro capolavoro di Magistretti, il <strong data-start="2404" data-end="2424">Divano Maralunga</strong>, è un’icona del relax. Progettato per <strong data-start="2463" data-end="2474">Cassina</strong>, si distingue per la presenza di uno schienale regolabile, ottenuto grazie a un sistema meccanico brevettato, nascosto all’interno della struttura. Apparentemente semplice, è un oggetto carico di innovazione e intelligenza formale, che ha anticipato il concetto di comfort personalizzabile. Tra gli <strong data-start="2774" data-end="2811">oggetti di design famosi italiani</strong>, Maralunga è stato amato dal pubblico e celebrato dalla critica, tanto da vincere il Compasso d’Oro nel 1979. Oggi, continua a essere un best-seller di Cassina.</p>
<hr class="" data-start="2974" data-end="2977" />
<h2 class="" data-start="2979" data-end="3040">10. <strong data-start="2986" data-end="3040">Caffettiera Moka Express – Alfonso Bialetti (1933)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4979" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Caffettiera-Moka-Express.jpg" alt="Caffettiera Moka Express" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Caffettiera-Moka-Express.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Caffettiera-Moka-Express-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Caffettiera-Moka-Express-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Caffettiera-Moka-Express-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Caffettiera-Moka-Express-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="3042" data-end="3669">Ci sono oggetti che vanno oltre il design, diventando <strong data-start="3096" data-end="3131">simboli della cultura nazionale</strong>. La <strong data-start="3136" data-end="3152">Moka Express</strong>, inventata da <strong data-start="3167" data-end="3187">Alfonso Bialetti</strong>, è uno di questi. Progettata nel 1933 e mai cambiata nelle sue linee essenziali, ha portato il rito del caffè espresso nelle case italiane (e non solo), contribuendo all’identità collettiva del Paese. Il suo corpo in alluminio, la forma ottagonale, il manico ergonomico e la valvola di sicurezza brevettata sono elementi di un design tanto semplice quanto geniale. La Moka è senza dubbio uno degli <strong data-start="3586" data-end="3614">oggetti di design famosi</strong> più diffusi al mondo: non solo utensile, ma icona pop.</p>
<hr class="" data-start="279" data-end="282" />
<h2 class="" data-start="284" data-end="347">11. <strong data-start="291" data-end="347">Poltrona UP5_6 – Gaetano Pesce per B&amp;B Italia (1969)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4980" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-UP5_6-gaetano-pesce.jpg" alt="Poltrona UP5_6 gaetano pesce" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-UP5_6-gaetano-pesce.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-UP5_6-gaetano-pesce-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-UP5_6-gaetano-pesce-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-UP5_6-gaetano-pesce-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-UP5_6-gaetano-pesce-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="349" data-end="950">La <strong data-start="352" data-end="361">UP5_6</strong> non è solo una poltrona: è un manifesto sociale. Disegnata da <strong data-start="424" data-end="441">Gaetano Pesce</strong> nel 1969 per <strong data-start="455" data-end="469">B&amp;B Italia</strong>, questa seduta avvolgente, accompagnata da un pouf sferico legato con una corda, rappresenta – nelle parole dello stesso autore – una metafora della condizione femminile, prigioniera dei pregiudizi culturali. La sua forma organica, realizzata in poliuretano espanso e rivestita in tessuto elastico, è una dichiarazione potente, ancora attuale. Tra gli <strong data-start="822" data-end="859">oggetti di design famosi italiani</strong>, la UP5_6 è una delle opere più radicali e cariche di significato della storia del design.</p>
<hr class="" data-start="952" data-end="955" />
<h2 class="" data-start="957" data-end="1038">12. <strong data-start="964" data-end="1038">Sedia Mezzadro – Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Zanotta (1957)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4981" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Mezzadro-–-Achille-e-Pier-Giacomo-Castiglioni-per-Zanotta.jpg" alt="Sedia Mezzadro – Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Zanotta" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Mezzadro-–-Achille-e-Pier-Giacomo-Castiglioni-per-Zanotta.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Mezzadro-–-Achille-e-Pier-Giacomo-Castiglioni-per-Zanotta-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Mezzadro-–-Achille-e-Pier-Giacomo-Castiglioni-per-Zanotta-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Mezzadro-–-Achille-e-Pier-Giacomo-Castiglioni-per-Zanotta-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Mezzadro-–-Achille-e-Pier-Giacomo-Castiglioni-per-Zanotta-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="1040" data-end="1594">Quando si parla di genio e ironia nel design, la <strong data-start="1089" data-end="1101">Mezzadro</strong> è la sedia perfetta per raccontarlo. Disegnata dai fratelli <strong data-start="1162" data-end="1177">Castiglioni</strong> per <strong data-start="1182" data-end="1193">Zanotta</strong>, questa sedia iconica è realizzata a partire da un vero <strong data-start="1250" data-end="1272">sedile di trattore</strong>, montato su una barra metallica e una base in legno. Un oggetto industriale, trasformato in elemento d’arredo con una leggerezza concettuale disarmante. È uno degli <strong data-start="1438" data-end="1466">oggetti di design famosi</strong> che dimostra come il design possa nascere anche da ciò che esiste già, e reinventarlo in chiave estetica, ironica e funzionale.</p>
<hr class="" data-start="1596" data-end="1599" />
<h2 class="" data-start="1601" data-end="1659">13. <strong data-start="1608" data-end="1659">Sedia Ghost – Cini Boeri per FIAM Italia (1987)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4982" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Ghost-–-Cini-Boeri-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi.jpg" alt="Sedia Ghost – Cini Boeri oggetti di design italiani iconici e famosi" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Ghost-–-Cini-Boeri-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Ghost-–-Cini-Boeri-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Ghost-–-Cini-Boeri-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Ghost-–-Cini-Boeri-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Ghost-–-Cini-Boeri-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="1661" data-end="2214">La <strong data-start="1664" data-end="1673">Ghost</strong> è una delle sfide tecniche più ambiziose del design italiano. Disegnata da <strong data-start="1749" data-end="1763">Cini Boeri</strong> insieme a <strong data-start="1774" data-end="1793">Tomu Katayanagi</strong> per <strong data-start="1798" data-end="1813">FIAM Italia</strong>, è realizzata in un unico foglio di vetro curvato, senza alcuna giuntura o struttura aggiuntiva. Trasparente e potente allo stesso tempo, rappresenta la massima espressione della purezza formale e della sperimentazione sui materiali. È uno degli <strong data-start="2060" data-end="2088">oggetti di design famosi</strong> che incarna l’evoluzione dell’artigianato verso la tecnologia, riuscendo a stupire per audacia estetica e rigore costruttivo.</p>
<hr class="" data-start="2216" data-end="2219" />
<h2 class="" data-start="2221" data-end="2274">14. <strong data-start="2228" data-end="2274">Divano Bocca – Studio 65 per Gufram (1970)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4983" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Divano-Bocca-Studio-65-per-Gufram-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi.jpg" alt="Divano Bocca Studio 65 per Gufram oggetti di design italiani iconici e famosi" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Divano-Bocca-Studio-65-per-Gufram-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Divano-Bocca-Studio-65-per-Gufram-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Divano-Bocca-Studio-65-per-Gufram-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Divano-Bocca-Studio-65-per-Gufram-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Divano-Bocca-Studio-65-per-Gufram-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="2276" data-end="2843">Impossibile non riconoscerlo: il <strong data-start="2309" data-end="2325">Divano Bocca</strong>, progettato da <strong data-start="2341" data-end="2354">Studio 65</strong> per <strong data-start="2359" data-end="2369">Gufram</strong>, è ispirato alle labbra sensuali di Marilyn Monroe ed è un’icona assoluta del <strong data-start="2448" data-end="2471">pop design italiano</strong>. Nato come gesto provocatorio, è diventato negli anni un simbolo di glamour e ironia. Realizzato in poliuretano espanso e rivestito in tessuto elasticizzato rosso, Bocca è esposto in diversi musei d’arte contemporanea nel mondo. Tra gli <strong data-start="2709" data-end="2737">oggetti di design famosi</strong>, è forse uno dei più fotografati e amati, capace di coniugare arte, moda e cultura pop in un unico gesto.</p>
<hr class="" data-start="2845" data-end="2848" />
<h2 class="" data-start="2850" data-end="2927">15. <strong data-start="2857" data-end="2927">Telefono Grillo – Marco Zanuso e Richard Sapper per Siemens (1966)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4984" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Telefono-Grillo-–-Marco-Zanuso-e-Richard-Sapper-per-Siemens-Gufram-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi.jpg" alt="Telefono Grillo – Marco Zanuso e Richard Sapper per Siemens Gufram oggetti di design italiani iconici e famosi" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Telefono-Grillo-–-Marco-Zanuso-e-Richard-Sapper-per-Siemens-Gufram-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Telefono-Grillo-–-Marco-Zanuso-e-Richard-Sapper-per-Siemens-Gufram-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Telefono-Grillo-–-Marco-Zanuso-e-Richard-Sapper-per-Siemens-Gufram-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Telefono-Grillo-–-Marco-Zanuso-e-Richard-Sapper-per-Siemens-Gufram-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Telefono-Grillo-–-Marco-Zanuso-e-Richard-Sapper-per-Siemens-Gufram-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="2929" data-end="3408">Il <strong data-start="2932" data-end="2942">Grillo</strong> è stato il primo telefono al mondo con apertura a conchiglia, antesignano dei moderni cellulari a flip. Progettato da <strong data-start="3061" data-end="3080">Zanuso e Sapper</strong> per <strong data-start="3085" data-end="3104">Siemens-Italtel</strong>, è un piccolo capolavoro di miniaturizzazione e innovazione. Il suo design compatto, ergonomico e funzionale ha conquistato il <strong data-start="3232" data-end="3259">Compasso d’Oro nel 1967</strong>, diventando subito uno degli <strong data-start="3289" data-end="3317">oggetti di design famosi</strong> per eccellenza, espressione di un’Italia che guardava al futuro con ingegno e concretezza.</p>
<hr class="" data-start="274" data-end="277" />
<h2 class="" data-start="279" data-end="340">16. <strong data-start="286" data-end="340">Lampada Tizio – Richard Sapper per Artemide (1972)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4985" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Lampada-Tizio-–-Richard-Sapper-per-Artemide-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi.jpg" alt="Lampada Tizio – Richard Sapper per Artemide oggetti di design italiani iconici e famosi" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Lampada-Tizio-–-Richard-Sapper-per-Artemide-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Lampada-Tizio-–-Richard-Sapper-per-Artemide-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Lampada-Tizio-–-Richard-Sapper-per-Artemide-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Lampada-Tizio-–-Richard-Sapper-per-Artemide-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Lampada-Tizio-–-Richard-Sapper-per-Artemide-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="342" data-end="952">La <strong data-start="345" data-end="362">lampada Tizio</strong>, disegnata da <strong data-start="377" data-end="395">Richard Sapper</strong> per <strong data-start="400" data-end="412">Artemide</strong>, ha rivoluzionato l&#8217;illuminazione da tavolo grazie a un ingegnoso sistema di contrappesi e bracci orientabili. Ma la vera innovazione sta nel fatto che <strong data-start="565" data-end="618">non ha fili visibili né interruttori tradizionali</strong>: la corrente passa direttamente attraverso la struttura in metallo. Questo design intelligente e ultra-funzionale è diventato il compagno di scrivania di architetti e progettisti in tutto il mondo. È senza dubbio uno degli <strong data-start="842" data-end="870">oggetti di design famosi</strong> che meglio rappresenta il connubio tra estetica razionale e tecnologia applicata.</p>
<hr class="" data-start="954" data-end="957" />
<h2 class="" data-start="959" data-end="1021">17. <strong data-start="966" data-end="1021">Sedia Chiavarina – Giuseppe Gaetano Descalzi (1807)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4987" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Chiavarina-oggetti-design-iconici-famosi.jpg" alt="Sedia Chiavarina oggetti design iconici famosi" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Chiavarina-oggetti-design-iconici-famosi.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Chiavarina-oggetti-design-iconici-famosi-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Chiavarina-oggetti-design-iconici-famosi-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Chiavarina-oggetti-design-iconici-famosi-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Chiavarina-oggetti-design-iconici-famosi-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="1023" data-end="1570">Molto prima che il termine &#8220;design&#8221; venisse usato in senso moderno, <strong data-start="1091" data-end="1120">Giuseppe Gaetano Descalzi</strong> realizzò la <strong data-start="1133" data-end="1153">sedia Chiavarina</strong>: un capolavoro artigianale concepito a Chiavari (Liguria) all&#8217;inizio dell’Ottocento. Leggera, elegante, resistente, fu lodata da architetti come Le Corbusier e divenne il modello da cui <strong data-start="1340" data-end="1353">Gio Ponti</strong> prese ispirazione per la sua Superleggera. È uno degli <strong data-start="1409" data-end="1437">oggetti di design famosi</strong> che testimoniano le radici profonde del saper fare italiano, dove funzionalità, bellezza e tecnica convivono in perfetto equilibrio.</p>
<hr class="" data-start="1572" data-end="1575" />
<h2 class="" data-start="1577" data-end="1661">18. <strong data-start="1584" data-end="1661">Sedia Proust – Alessandro Mendini per Studio Alchimia e Cappellini (1978)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4988" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Proust-Sedia-Proust-–-Alessandro-Mendini-per-Studio-Alchimia-e-Cappellini.jpg" alt="Sedia Proust - Sedia Proust – Alessandro Mendini per Studio Alchimia e Cappellini" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Proust-Sedia-Proust-–-Alessandro-Mendini-per-Studio-Alchimia-e-Cappellini.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Proust-Sedia-Proust-–-Alessandro-Mendini-per-Studio-Alchimia-e-Cappellini-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Proust-Sedia-Proust-–-Alessandro-Mendini-per-Studio-Alchimia-e-Cappellini-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Proust-Sedia-Proust-–-Alessandro-Mendini-per-Studio-Alchimia-e-Cappellini-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Sedia-Proust-Sedia-Proust-–-Alessandro-Mendini-per-Studio-Alchimia-e-Cappellini-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="1663" data-end="2241">Disegnata da <strong data-start="1676" data-end="1698">Alessandro Mendini</strong>, la <strong data-start="1703" data-end="1719">Proust Chair</strong> è un inno al design narrativo e al postmodernismo. Caratterizzata da una struttura barocca e da un pattern puntinista ispirato a Seurat, è un oggetto ibrido tra arte, letteratura e design. Nata come provocazione concettuale negli anni del gruppo <strong data-start="1966" data-end="1985">Studio Alchimia</strong>, è stata poi prodotta da <strong data-start="2011" data-end="2025">Cappellini</strong>, diventando una delle sedute più riconoscibili e citate al mondo. Tra gli <strong data-start="2100" data-end="2128">oggetti di design famosi</strong>, la Proust rappresenta il rifiuto del funzionalismo puro, in favore di una progettazione che racconta e incanta.</p>
<hr class="" data-start="2243" data-end="2246" />
<h2 class="" data-start="2248" data-end="2312">19. Poltrona Nemo – Fabio Novembre per Driade (2010)</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4990" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-Nemo-–-Fabio-Novembre-per-Driade.jpg" alt="Poltrona Nemo – Fabio Novembre per Driade" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-Nemo-–-Fabio-Novembre-per-Driade.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-Nemo-–-Fabio-Novembre-per-Driade-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-Nemo-–-Fabio-Novembre-per-Driade-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-Nemo-–-Fabio-Novembre-per-Driade-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-Nemo-–-Fabio-Novembre-per-Driade-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="2314" data-end="2865">La <strong data-start="407" data-end="415">Nemo</strong> non è una semplice seduta: è una maschera, un volto, una scultura abitabile. Disegnata da <strong data-start="506" data-end="524">Fabio Novembre</strong> per <strong data-start="529" data-end="539">Driade</strong>, è diventata in pochi anni un’icona globale, apprezzata tanto negli ambienti di design quanto nell’immaginario pop. La sua forma – una testa umana ispirata al teatro greco e alle statue classiche – cela al suo interno una comoda poltrona a guscio, sorprendente e quasi teatrale. Realizzata in polietilene stampato, è disponibile anche in versione outdoor e illuminata.<br data-start="908" data-end="911" />Tra gli <strong data-start="919" data-end="947">oggetti di design famosi</strong> contemporanei, Nemo rappresenta la fusione perfetta tra arte e funzione, tra citazione storica e visione avanguardistica. È una seduta che non si dimentica: domina lo spazio e lo trasforma in scena.</p>
<hr class="" data-start="2867" data-end="2870" />
<h2 class="" data-start="2872" data-end="2941">20. <strong data-start="2879" data-end="2941">Poltrona Vanity Fair – Renzo Frau per Poltrona Frau (1930)</strong></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4989" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-Vanity-Fair.jpg" alt="Poltrona Vanity Fair" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-Vanity-Fair.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-Vanity-Fair-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-Vanity-Fair-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-Vanity-Fair-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2025/05/Poltrona-Vanity-Fair-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p class="" data-start="2943" data-end="3540">Ultima, ma non certo per importanza: la <strong data-start="2983" data-end="2998">Vanity Fair</strong> è una delle poltrone più eleganti e riconoscibili di sempre. Progettata da <strong data-start="3074" data-end="3088">Renzo Frau</strong>, fondatore di <strong data-start="3103" data-end="3120">Poltrona Frau</strong>, questa seduta incarna il lusso discreto del design italiano degli anni &#8217;30. Con la sua struttura solida, i braccioli curvi e il rivestimento in pelle pieno fiore, la Vanity Fair è diventata un’icona dell&#8217;arredamento classico e ha attraversato indenne i decenni, adattandosi a case, alberghi e set cinematografici. È uno degli <strong data-start="3448" data-end="3476">oggetti di design famosi</strong> che rappresenta al meglio l’eccellenza manifatturiera italiana.</p>
<hr class="" data-start="3542" data-end="3545" />
<h2 class="" data-start="3547" data-end="3561">Oggetti di design italiani famosi il tutto il mondo</h2>
<p class="" data-start="3563" data-end="4006">Dalla semplicità raffinata della <strong data-start="3596" data-end="3612">Superleggera</strong> alla teatralità della <strong data-start="3635" data-end="3651">Proust Chair</strong>, dall&#8217;ingegno della <strong data-start="3672" data-end="3680">Moka</strong> alla sensualità del <strong data-start="3701" data-end="3717">divano Bocca</strong>, l’Italia ha saputo donare al mondo <strong data-start="3754" data-end="3782">oggetti di design famosi</strong> che non sono solo funzionali, ma carichi di storie, emozioni, cultura.<br data-start="3853" data-end="3856" />Conoscere questi oggetti significa comprendere <strong data-start="3903" data-end="3934">l’anima del design italiano</strong>, fatta di coraggio, passione e una costante tensione verso la bellezza.</p>
<p data-start="367" data-end="1063"> </p>


<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.archieinteriors.com/20-oggetti-di-design-italiani-iconici-e-famosi-in-tutto-il-mondo-che-un-amante-del-design-deve-conoscere/">20 oggetti di design italiani iconici e famosi in tutto il mondo che un amante del design deve conoscere</a> proviene da <a href="https://www.archieinteriors.com">Archi &amp; Interiors</a>.</p>
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		<title>Mama Shelter Business Bay Dubai: facciata “gioiello” e lifestyle hotel firmati MMA Projects</title>
		<link>https://www.archieinteriors.com/mama-shelter-business-bay-dubai-mma-projects/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paola Selena Gutierrez]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 15:39:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Dubai, nel quartiere di Business Bay, il linguaggio pop e anticonvenzionale di MAMA Shelter incontra la progettazione italiana di MMA Projects. Il risultato è Mama Shelter Business Bay Hotel and Branded Apartments: la prima presenza del brand negli Emirati Arabi e, al tempo stesso, il primo aparthotel MAMA Shelter al mondo. Un progetto 4 &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="1194" data-end="1695">A Dubai, nel quartiere di Business Bay, il linguaggio pop e anticonvenzionale di MAMA Shelter incontra la progettazione italiana di MMA Projects. Il risultato è <strong data-start="1355" data-end="1413">Mama Shelter Business Bay Hotel and Branded Apartments</strong>: <strong data-start="1415" data-end="1466">la prima presenza del brand negli Emirati Arabi</strong> e, al tempo stesso, <strong data-start="1487" data-end="1532">il primo aparthotel MAMA Shelter al mondo</strong>. Un progetto <strong data-start="1546" data-end="1565">4 stelle (2025)</strong> che lavora sulla doppia scala — skyline e vita quotidiana — e trasforma facciata e spazi comuni in una dichiarazione di identità.</p>
<h2 data-start="2165" data-end="2234">MMA Projects, tra cultura del progetto e dimensione internazionale</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11051" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/led-colorati-sulla-facciata-mama-shelter-business-bay.jpg" alt="led colorati pop sulla facciata mama shelter business bay" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/led-colorati-sulla-facciata-mama-shelter-business-bay.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/led-colorati-sulla-facciata-mama-shelter-business-bay-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/led-colorati-sulla-facciata-mama-shelter-business-bay-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/led-colorati-sulla-facciata-mama-shelter-business-bay-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/led-colorati-sulla-facciata-mama-shelter-business-bay-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="2236" data-end="2732">MMA Projects è uno studio di architettura e design multidisciplinare e multiculturale con sede a Milano. Lavora a livello internazionale in settori che vanno dal residenziale al commerciale, dal retail all’ospitalità, con un’impostazione che cerca un equilibrio tra funzionalità e poesia, competenza tecnica e raffinatezza estetica. Nella sua visione, le forme tendono all’essenza, le palette si mantengono sobrie, e l’attenzione per materiali naturali e artigianalità diventa parte del racconto.</p>
<h2 data-start="2734" data-end="2820">Mama Shelter Business Bay, un hotel-apartment che si comporta come una destinazione</h2>
<p data-start="2822" data-end="3065">Mama Shelter Business Bay Hotel Apartment si propone come una destinazione urbana: comfort, originalità e senso di comunità si intrecciano per ridefinire ospitalità, ristorazione e intrattenimento, portando lo “stile MAMA” dentro la metropoli.</p>
<h2 data-start="3067" data-end="3126">Facciata come gioiello urbano: il concept architettonico</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11045" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/facciata-nera-lamelle-verticali-led-mama-shelter-business-bay-dubai.jpg" alt="mama shelter business bay facciata nera" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/facciata-nera-lamelle-verticali-led-mama-shelter-business-bay-dubai.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/facciata-nera-lamelle-verticali-led-mama-shelter-business-bay-dubai-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/facciata-nera-lamelle-verticali-led-mama-shelter-business-bay-dubai-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/facciata-nera-lamelle-verticali-led-mama-shelter-business-bay-dubai-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/facciata-nera-lamelle-verticali-led-mama-shelter-business-bay-dubai-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="3128" data-end="3650">Il volume dell’edificio viene valorizzato da un’idea precisa: trattare la facciata come una texture preziosa, <strong data-start="3238" data-end="3260">“come un gioiello”</strong>. L’ispirazione nasce dal desiderio di creare una presenza vibrante e coinvolgente nello skyline di Dubai, capace di tradurre in architettura l’energia dinamica e fluida del marchio. Per MMA Projects, la facciata diventa una vera tela: riflette la diversità della città e l’ambizione di offrire esperienze memorabili, fino a dichiarare l’obiettivo più radicale — <strong data-start="3623" data-end="3649">creare un’opera d’arte</strong>.</p>
<h3 data-start="3652" data-end="3692">Lamelle verticali e movimento fluido</h3>
<p data-start="3694" data-end="4068">Il disegno selezionato lavora su <strong data-start="3727" data-end="3748">lamelle verticali</strong> che, lentamente, si trasformano in un motivo più fluido nella parte centrale della facciata principale. È una scelta che si discosta dalle facciate statiche: qui il tema è il movimento, l’energia, una superficie che “cambia” come un pattern naturale — dal vento sull’acqua al disegno morbido e in evoluzione delle dune.</p>
<h3 data-start="4070" data-end="4117">Il nero a Dubai, una decisione intenzionale</h3>
<p data-start="4119" data-end="4359">La palette nera — non convenzionale nel contesto locale — è una presa di posizione. Serve a far emergere la torre rispetto ai toni più chiari degli edifici circostanti e a costruire un impatto visivo netto, coerente con l’audacia del brand.</p>
<h3 data-start="4361" data-end="4402">LED, scintillio e un podio “diamante”</h3>
<p data-start="4404" data-end="4728">Il decoro verticale è enfatizzato da <strong data-start="4441" data-end="4470">LED che illuminano a spot</strong>, per amplificare l’effetto di scintillio “da pietra preziosa”. La fascia bassa della facciata, invece, è pensata con un motivo <strong data-start="4598" data-end="4627">sfaccettato e riflettente</strong>, come un diamante: un basamento che cattura luce e sguardi, e completa la narrazione del “gioiello”.</p>
<h2 data-start="4730" data-end="4766">Luce come identità, senza eccessi</h2>
<p data-start="4768" data-end="5239">Di notte, le lamelle illuminate amplificano la personalità dell’edificio: la facciata appare pulsante, viva, teatrale. Il lighting design viene trattato come parte della progettazione architettonica, con un obiettivo chiaro: ottenere un effetto sottile ma impattante, valorizzando il movimento fluido delle lamelle <strong data-start="5083" data-end="5123">senza generare inquinamento luminoso</strong>. Il risultato nasce dalla collaborazione tra creatività del team MMA Projects e competenze tecniche specialistiche.</p>
<h2 data-start="5241" data-end="5287">Materiali e performance nel clima desertico</h2>
<p data-start="5289" data-end="5740">La facciata non doveva essere solo iconica, ma anche funzionale: a Dubai la resistenza e la manutenzione non sono dettagli. Per questo sono stati selezionati materiali durevoli e a bassa manutenzione, come <strong data-start="5495" data-end="5514">vetro e acciaio</strong>, adatti al clima desertico. Le ampie vetrate favoriscono l’illuminazione naturale degli interni; il sistema di lamelle svolge anche una funzione di <strong data-start="5663" data-end="5685">schermatura solare</strong>, contribuendo all’efficienza energetica dell’edificio.</p>
<h2 data-start="5742" data-end="5795">Architettura e paesaggio: l’integrazione del verde</h2>
<p data-start="5797" data-end="6164">La facciata diventa anche un elemento di connessione tra interno ed esterno grazie all’introduzione di vegetazione e alle trasparenze che riflettono l’ambiente circostante. Integrare il verde in un contesto urbano e climatico complesso come Dubai richiede scelte mirate: <strong data-start="6068" data-end="6089">piante resistenti</strong> e sistemi di pareti verdi capaci di adattarsi alle condizioni del deserto.</p>
<h2 data-start="6166" data-end="6228">Interior design development: la sinergia tra brand e studio</h2>
<p data-start="6230" data-end="6696">Gli interni prendono forma da una sinergia tra il team creativo MAMA Shelter — responsabile della visione estetica e narrativa — e MMA Projects, che affianca lo sviluppo con un contributo strategico sul piano tecnico e normativo. Lo studio agisce come developer e partner locale esperto degli standard richiesti dal mercato emiratino, traducendo le idee visive in soluzioni realizzabili e conformi, per un progetto iconico ma anche tecnicamente solido e sostenibile.</p>
<h2 data-start="6698" data-end="6764">Un “podio sociale”: perché le aree comuni stanno ai primi piani</h2>
<p data-start="6766" data-end="7207">Una scelta insolita per Dubai diventa un segno distintivo: collocare le aree comuni nei primi piani dell’edificio. Ristoranti, bar, piscine, lounge e perfino un cinema all’aperto si trasformano in spazi accessibili e aperti, in linea con la filosofia Mama. Il livello affacciato all’esterno e in dialogo con la strada diventa una <strong data-start="7096" data-end="7119">piazza sopraelevata</strong>: evita l’isolamento del rooftop esclusivo e propone un modello di ospitalità inclusiva.</p>
<h3 data-start="7209" data-end="7263">Piano terra, doppia lobby e continuità degli spazi</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11046" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lobby-hotel-mama-shelter-business-bay-ingresso-accoglienza.jpg" alt="lobby hotel mama shelter business colorata ingresso e accoglienza" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lobby-hotel-mama-shelter-business-bay-ingresso-accoglienza.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lobby-hotel-mama-shelter-business-bay-ingresso-accoglienza-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lobby-hotel-mama-shelter-business-bay-ingresso-accoglienza-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lobby-hotel-mama-shelter-business-bay-ingresso-accoglienza-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/lobby-hotel-mama-shelter-business-bay-ingresso-accoglienza-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="7265" data-end="7695">Sin dall’ingresso, il progetto definisce due percorsi: una lobby per gli appartamenti privati e una per le camere dell’hotel, così da garantire funzionalità differenziate ed esperienza su misura. Nella lobby si entra subito nel “mood Mama”: atmosfera pop, vibrante, ironica, con colori e texture audaci. Vetrine espositive continue, luce soffusa e un senso di calore trasformano l’accoglienza in un’esperienza visiva e sensoriale.</p>
<p data-start="7697" data-end="7964">Le due lobby si collegano alla brasseria e al ristorante, in un percorso fluido che attraversa le principali aree comuni: spazi pensati per ospiti e passanti, affacciati sulla strada, per aprire l’hotel alla città e costruire un dialogo attivo con il contesto urbano.</p>
<h3 data-start="7966" data-end="8013">Primo piano, uffici e meeting room modulari</h3>
<p data-start="8015" data-end="8284">Il primo piano ospita uffici, quattro meeting room e una break room con servizio bar. Le meeting room adottano pareti mobili che permettono configurazioni flessibili; gli ambienti adiacenti diventano modulari e trasformabili, da riunioni riservate a incontri di gruppo.</p>
<h3 data-start="8286" data-end="8334">Terzo piano, la piazza sospesa delle piscine</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11048" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/piscina-terzo-piano-mama-shelter-business-bay-dubai.jpg" alt="piscina mama shelter business bay" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/piscina-terzo-piano-mama-shelter-business-bay-dubai.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/piscina-terzo-piano-mama-shelter-business-bay-dubai-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/piscina-terzo-piano-mama-shelter-business-bay-dubai-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/piscina-terzo-piano-mama-shelter-business-bay-dubai-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/piscina-terzo-piano-mama-shelter-business-bay-dubai-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="8336" data-end="8769"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11047" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/palestra-attrezzata-mama-shelter-business-bay-dubai.jpg" alt="palestra attrezzata con vista skyline" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/palestra-attrezzata-mama-shelter-business-bay-dubai.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/palestra-attrezzata-mama-shelter-business-bay-dubai-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/palestra-attrezzata-mama-shelter-business-bay-dubai-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/palestra-attrezzata-mama-shelter-business-bay-dubai-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/palestra-attrezzata-mama-shelter-business-bay-dubai-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Il terzo piano è il cuore sociale dell’edificio: non solo snodo distributivo, ma fulcro relazionale. Qui convivono quattro piscine, ciascuna con un’identità specifica; una zona è pensata per famiglie e bambini, con spazi più riservati e un elemento giocoso come il tuk tuk dei gelati. Accanto, un ristorante à la carte immerso nel verde, una palestra attrezzata e due aree wellness per trattamenti e massaggi completano l’esperienza.</p>
<p data-start="8771" data-end="8969">Terzo e quarto piano sono collegati internamente (ascensori) ed esternamente tramite una scalinata architettonica imponente, gesto scenografico che rafforza la continuità e la relazione tra livelli.</p>
<h3 data-start="8971" data-end="9019">Quarto piano, intrattenimento e ristorazione</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11042" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/bar-lounge-mama-shelter-business-bay-business-bay-dubai.jpg" alt="bar mama shelter atmosfera pop" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/bar-lounge-mama-shelter-business-bay-business-bay-dubai.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/bar-lounge-mama-shelter-business-bay-business-bay-dubai-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/bar-lounge-mama-shelter-business-bay-business-bay-dubai-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/bar-lounge-mama-shelter-business-bay-business-bay-dubai-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/bar-lounge-mama-shelter-business-bay-business-bay-dubai-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="9021" data-end="9449">La scalinata esterna conduce al quarto piano: show kitchen e grill, lounge con bar, stage per concerti live, un secret bar più riservato e una seconda brasserie. La distribuzione verticale risponde anche alle esigenze dell’aparthotel: nella parte hotel le lift lobby sono ridotte, mentre nelle aree comuni si ampliano, favorendo incontro e condivisione tra anima residenziale e alberghiera, pur mantenendo accessi differenziati.</p>
<h2 data-start="9451" data-end="9522">Camere e appartamenti: vista Dubai, stile Mama, standard Middle East</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11044" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/camera-hotel-mama-shelter-business-bay-vista-skyline-dubai.jpg" alt="camera mama shelter colori vivaci" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/camera-hotel-mama-shelter-business-bay-vista-skyline-dubai.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/camera-hotel-mama-shelter-business-bay-vista-skyline-dubai-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/camera-hotel-mama-shelter-business-bay-vista-skyline-dubai-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/camera-hotel-mama-shelter-business-bay-vista-skyline-dubai-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/camera-hotel-mama-shelter-business-bay-vista-skyline-dubai-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11043" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/camera-appartamento-mama-shelter-branded-apartments-interni-pop.jpg" alt="camera mama shelter business bay stile contemporaneo" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/camera-appartamento-mama-shelter-branded-apartments-interni-pop.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/camera-appartamento-mama-shelter-branded-apartments-interni-pop-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/camera-appartamento-mama-shelter-branded-apartments-interni-pop-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/camera-appartamento-mama-shelter-branded-apartments-interni-pop-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/camera-appartamento-mama-shelter-branded-apartments-interni-pop-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="9524" data-end="9953">Ai piani superiori, camere e appartamenti si affacciano sulla città. Anche negli spazi privati ritorna lo stile Mama Shelter: colori vivaci e texture audaci per un’atmosfera dinamica e accogliente. Il contributo di MMA Projects è determinante nella traduzione tecnica delle soluzioni di design, trasformando gli arredi disegnati dal brand in elementi ingegnerizzati e conformi agli standard richiesti dal mercato del Middle East.</p>
<h2 data-start="9955" data-end="9976">Credits e contatti</h2>
<p data-start="9978" data-end="10265"><strong data-start="9978" data-end="9994">MMA Projects</strong> – Via Paganini 18/20, 20825 Barlassina (MB) Italia – <a class="decorated-link cursor-pointer" rel="noopener" data-start="10048" data-end="10068">info@mmaprojects.com</a> – www.mmaprojects.com<br data-start="10090" data-end="10093" /><strong data-start="10093" data-end="10115">PR &amp; Comunicazione</strong>: OGS PR and Communication – Via Koristka 3, Milano 20154 Italia – <a class="decorated-link cursor-pointer" rel="noopener" data-start="10182" data-end="10207">info@ogscommunication.com</a> – www.ogscommunication.com / press.ogscommunication.com</p>
<h2 data-start="10267" data-end="10306">Domande e risposte sul progetto</h2>
<h3 data-start="10308" data-end="10380">Chi ha firmato il progetto di facciata e lo sviluppo architettonico?</h3>
<p data-start="10381" data-end="10509">MMA Projects ha curato Facade Design, Lead Architect e ID Development, in collaborazione con consulenti e operatori di progetto.</p>
<h3 data-start="10511" data-end="10558">Quante camere e appartamenti sono previsti?</h3>
<p data-start="10559" data-end="10617">Il progetto include <strong data-start="10579" data-end="10593">197 camere</strong> e <strong data-start="10596" data-end="10616">203 appartamenti</strong>.</p>
<h3 data-start="10619" data-end="10667">Qual è l’elemento distintivo della facciata?</h3>
<p data-start="10668" data-end="10835">Una pelle nera con lamelle verticali che si trasformano in un motivo fluido, un sistema LED per un effetto “scintillante” e un basamento sfaccettato, come un diamante.</p>
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		<title>Fuorisalone 2026: Michele Perlini presenta &#8220;Equilibria&#8221;, l’Architettura del Silenzio</title>
		<link>https://www.archieinteriors.com/fuorisalone-2026-michele-perlini-presenta-equilibria-larchitettura-del-silenzio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Piergiorgio Barzon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 10:34:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In piazza Cordusio, la nuova installazione dell&#8217;Architetto veronese trasforma il gioco dello Shangai in una meditazione sulla stabilità interiore. Il Fuorisalone di Milano non è solo una vetrina di prodotto, ma un termometro degli stati d’animo collettivi. In questo scenario, l’architetto Michele Perlini torna a presidiare piazza Cordusio con &#8220;Equilibria&#8221;, un’opera realizzata in collaborazione con &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">In piazza Cordusio, la nuova installazione dell&#8217;Architetto veronese trasforma il gioco dello Shangai in una meditazione sulla stabilità interiore.</h3>



<p>Il Fuorisalone di Milano non è solo una vetrina di prodotto, ma un termometro degli stati d’animo collettivi. In questo scenario, l’architetto <strong>Michele Perlini</strong> torna a presidiare piazza Cordusio con <strong>&#8220;Equilibria&#8221;</strong>, un’opera realizzata in collaborazione con <strong>EuroDesign</strong> e il nuovo brand <strong>KIHOM</strong>. Se le precedenti edizioni avevano esplorato il dinamismo e la multisensorialità, quest&#8217;anno Perlini sceglie la via della sottrazione e del simbolo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Concept: Lo Shangai come Metafora</h3>



<p>L&#8217;installazione trae ispirazione dal classico gioco dello <strong>shangai</strong>. Grandi bastoncini in <strong>legno di abete certificato</strong> si intrecciano in un apparente caos controllato, ma è un unico elemento a dettare il ritmo visivo dell&#8217;intera struttura: un <strong>bastoncino rosso</strong>.</p>



<p>Poggiato su un <strong>cilindro a specchio</strong>, questo elemento diventa il fulcro dell&#8217;opera. Non è solo un supporto fisico, ma un dispositivo concettuale. Lo specchio riflette il rosso vibrante del legno e, simultaneamente, l&#8217;immagine dello spettatore. In questo gioco di rimandi, l&#8217;osservatore smette di essere un soggetto passivo e diventa parte integrante dell&#8217;equilibrio stesso.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8220;<em><strong>L&#8217;equilibrio non è una condizione statica, ma un rapporto dinamico tra materia e riflesso, tra azione e coscienza</strong>,</em>&#8221; suggerisce l&#8217;opera.</p>
</blockquote>



<p>Il confine tra <strong>stabilità e sospensione</strong> si fa sottile, invitando il pubblico a una riflessione sul proprio baricentro interiore, spesso fragile e prezioso nel tumulto della Design Week. Il legno di abete, scelto per la sua sostenibilità, testimonia ancora una volta l&#8217;impegno di Perlini verso un&#8217;architettura che rispetta i cicli della natura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Percorso di Michele Perlini: Un&#8217;Antologia al Fuorisalone</h2>



<p>La presenza di Michele Perlini alla Design Week milanese è ormai una costante che traccia un’evoluzione progettuale coerente. Di seguito, i capitoli fondamentali della sua ricerca architettonica presentati nelle scorse edizioni:</p>



<h3 class="wp-block-heading">NO.MADE Luxury Mobile Home</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="894" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-NO.Made_-1024x894.jpg" alt="" class="wp-image-11001" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-NO.Made_-1024x894.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-NO.Made_-300x262.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-NO.Made_-768x670.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-NO.Made_-370x323.jpg 370w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-NO.Made_.jpg 1173w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>Un manifesto dell&#8217;abitare nomade. Questo modulo prefabbricato (3 x 9 metri) è stato progettato per rispondere alle più rigide esigenze di sostenibilità. Definito da una cornice in acciaio corten e una facciata panoramica &#8220;tutto vetro&#8221;, NO.MADE nasce per immergere l&#8217;abitante nel paesaggio, creando un dialogo continuo tra interno ed esterno.</p>



<h3 class="wp-block-heading">My Senses: Il Tram K35</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="510" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/MY-SENSES-1024x510.jpg" alt="" class="wp-image-11002" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/MY-SENSES-1024x510.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/MY-SENSES-300x149.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/MY-SENSES-768x383.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/MY-SENSES-1536x765.jpg 1536w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/MY-SENSES-370x184.jpg 370w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/MY-SENSES.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>Nel 2021, Perlini ha reinterpretato un&#8217;icona milanese: lo storico tram K35 degli anni &#8217;20. Trasformato in una sala sensoriale itinerante per le vie di Brera, il tram ospitava una cucina in pietra sinterizzata e finiture rétro, come il parquet a spina di pesce e boiserie in tessuti ecosostenibili, diventando un hub di showcooking e interazione sociale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">My Secret</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="510" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/My-secret.gif" alt="" class="wp-image-11003" /></figure>



<p></p>



<p>Vincitore di prestigiosi riconoscimenti internazionali, questo progetto propone una SPA galleggiante di ispirazione giapponese. Una zattera sospesa sull&#8217;acqua con pareti scorrevoli <em>shoji</em>, dove il vuoto visivo e i materiali naturali incentivano la contemplazione e il ritorno al silenzio primordiale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">My Fun</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="510" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/michele-perlini-my-fun-1024x510.jpg" alt="" class="wp-image-11004" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/michele-perlini-my-fun-1024x510.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/michele-perlini-my-fun-300x149.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/michele-perlini-my-fun-768x383.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/michele-perlini-my-fun-1536x765.jpg 1536w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/michele-perlini-my-fun-370x184.jpg 370w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/michele-perlini-my-fun.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>In piazza Cordusio nel 2023, Perlini ha riportato il gioco al centro del dibattito architettonico con una pista per biglie lunga 37 metri. L&#8217;installazione invitava il pubblico a chinarsi e toccare i materiali, forzando un rallentamento dei ritmi urbani per apprezzare i dettagli costruttivi da una prospettiva insolita.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Padiglione Infinito</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="510" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Padiglione-infinito-1024x510.jpg" alt="" class="wp-image-11005" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Padiglione-infinito-1024x510.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Padiglione-infinito-300x149.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Padiglione-infinito-768x383.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Padiglione-infinito-1536x765.jpg 1536w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Padiglione-infinito-370x184.jpg 370w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Padiglione-infinito.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>Presentato nel 2025, questo padiglione in abete artigianale ha lavorato sulla luce naturale come materiale da costruzione. Attraverso aperture calibrate, l&#8217;opera fungeva da cannocchiale visivo verso il Duomo, isolandolo dal traffico cittadino per restituirgli una dimensione metafisica e spirituale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">EDEN Luxury Portable Suite</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-Eden-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-11032" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-Eden-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-Eden-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-Eden-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-Eden-370x247.jpg 370w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-Eden.jpg 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>Michele Perlini ridefinisce il turismo emozionale con Eden, una micro-suite <em>plug&amp;play</em> autosufficiente e alimentata a energia solare. Progettata per abitare scenari estremi, dalle scogliere ai duemila metri di quota, questa unità modulare di 6&#215;3 metri viene trasportata già pronta all&#8217;uso, anche via elicottero. Con una vetrata panoramica e una terrazza integrata, Eden offre un’esperienza di lusso ecosostenibile che anticipa le soluzioni abitative del futuro, immergendo l&#8217;ospite in una simbiosi totale con il paesaggio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">My Garden</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-my-Garden-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-11033" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-my-Garden-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-my-Garden-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-my-Garden-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-my-Garden-1536x1024.jpg 1536w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-my-Garden-370x247.jpg 370w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Michele-Perlini-my-Garden.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>Con My Garden, l’architettura biofilica si fa piccola scala per curare la città. Questa micro-serra modulare in larice naturale e plexiglass riciclato è un dispositivo di urbanistica tattica che porta erbe officinali e germogliati nei quartieri antropizzati. Attraverso un sistema automatizzato e laboratori interattivi, il progetto trasforma gli spazi comuni in <em>healing gardens</em> collettivi, invitando i cittadini a riscoprire il benessere psicofisico derivante dal prendersi cura della vita vegetale.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Visita &#8220;Equilibria&#8221; di Michele Perlini in Piazza Cordusio a Milano dal 20 al 26 aprile 2026</strong></h2>



<p></p>
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			</item>
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		<title>Storia della moka: l’ottagono che ha progettato il mattino italiano</title>
		<link>https://www.archieinteriors.com/storia-della-moka/</link>
					<comments>https://www.archieinteriors.com/storia-della-moka/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Studio Habitat Design]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 09:54:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La moka è una caffettiera da fornello che prepara il caffè facendo risalire l’acqua calda, spinta dalla pressione del vapore, attraverso un filtro di caffè macinato. Il modello che ha definito l’immaginario collettivo è la Moka Express, inventata nel 1933 da Alfonso Bialetti: una forma ottagonale, in alluminio, pensata per portare il rito del caffè &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.archieinteriors.com/storia-della-moka/">Storia della moka: l’ottagono che ha progettato il mattino italiano</a> proviene da <a href="https://www.archieinteriors.com">Archi &amp; Interiors</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="92" data-end="561">La <strong data-start="95" data-end="103">moka</strong> è una caffettiera da fornello che prepara il caffè facendo risalire l’acqua calda, spinta dalla pressione del vapore, attraverso un filtro di caffè macinato. Il modello che ha definito l’immaginario collettivo è la <strong data-start="319" data-end="335">Moka Express</strong>, inventata nel <strong data-start="351" data-end="359">1933</strong> da <strong data-start="363" data-end="383">Alfonso Bialetti</strong>: una forma ottagonale, in alluminio, pensata per portare il rito del caffè “di casa” dentro una macchina semplice, ripetibile, industriale.</p>
<p data-start="563" data-end="885">Da allora la <strong data-start="576" data-end="597">storia della moka</strong> si è trasformata in un capitolo centrale del <strong data-start="643" data-end="675">product design Made in Italy</strong>: la Moka Express è riconosciuta come icona, presente anche in collezioni museali internazionali (MoMA incluso) e celebrata come oggetto-simbolo dell’italianità quotidiana.</p>
<p data-start="887" data-end="1177">I numeri spiegano la portata culturale meglio di qualsiasi aggettivo: diverse ricostruzioni autorevoli parlano di <strong data-start="1001" data-end="1022">oltre 300 milioni</strong> di moka vendute nel mondo, mentre per decenni l’oggetto è stato una presenza quasi “standard” nelle cucine italiane.</p>
<p data-start="1179" data-end="1577">Oggi ripercorriamo la storia della moka dalla nascita nel 1933 alla consacrazione come archetipo di design domestico, e osserviamo da vicino le ragioni del suo successo: proporzioni e ergonomia, intelligenza produttiva, identità visiva (fino all’Omino coi baffi), e quella rarissima capacità di diventare un’abitudine prima ancora che un oggetto.</p>
<h2 data-start="1754" data-end="1847">1933: nasce la Moka Express. Un progetto industriale per cambiare l’idea di caffè “a casa”</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11011" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Storia-della-moka-bozzetto.jpg" alt="Storia della moka bozzetto" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Storia-della-moka-bozzetto.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Storia-della-moka-bozzetto-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Storia-della-moka-bozzetto-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Storia-della-moka-bozzetto-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Storia-della-moka-bozzetto-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="1849" data-end="2205">Il 1933 è la data che segna l’ingresso della moka nella modernità domestica: secondo la storia ufficiale del brand, <strong data-start="1965" data-end="1985">Alfonso Bialetti</strong> dà vita alla <strong data-start="1999" data-end="2015">Moka Express</strong> con l’obiettivo di rivoluzionare il modo di preparare il caffè in casa, creando un oggetto destinato a entrare nella routine quotidiana di generazioni.</p>
<p data-start="2207" data-end="2538">Anche il nome porta con sé una geografia culturale: “Moka” deriva da <strong data-start="2276" data-end="2293">Mokha (Yemen)</strong>, storica area legata alla produzione del caffè e al suo immaginario commerciale. È una scelta di posizionamento prima ancora che linguistica: un ponte tra cucina e mondo, tra gesto privato e mito del caffè.</p>
<p data-start="2540" data-end="2818">Domus, nel ripercorrere il caso Moka Express, sottolinea un punto chiave: l’oggetto porta il “caffè stile espresso” nelle case e diventa uno dei simboli del design italiano, anche grazie a una strategia comunicativa destinata a fare scuola.</p>
<h2 data-start="2825" data-end="2899">La moka come micro-architettura: forma, sezione funzionale, interfaccia</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11012" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Storia-della-moka-design.jpg" alt="Storia della moka design" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Storia-della-moka-design.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Storia-della-moka-design-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Storia-della-moka-design-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Storia-della-moka-design-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Storia-della-moka-design-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="2901" data-end="3144">Guardata con l’occhio del progetto, la moka è una piccola architettura a flussi: base (acqua), camera di pressione, filtro, raccolta. Il suo valore sta nella <strong data-start="3059" data-end="3074">leggibilità</strong>: il funzionamento diventa forma, e la forma diventa istruzione d’uso.</p>
<p data-start="3146" data-end="3570">Il profilo ottagonale è uno dei dettagli più citati perché è anche uno dei più intelligenti: facilita la presa, frammenta la luce, rende l’oggetto riconoscibile da lontano, lo stabilizza visivamente sul piano cucina. La Moka Express, nella narrazione Bialetti, è persino letta come esempio di estetica <strong data-start="3448" data-end="3460">Art Déco</strong>, proprio per quel modo di trasformare funzione e geometria in un segno.</p>
<p data-start="3572" data-end="3916">Sul fronte tecnico, la scheda MoMA descrive chiaramente il principio: l’acqua che bolle crea vapore e pressione, la pressione spinge l’acqua attraverso il caffè e la porta nella parte superiore. È un “meccanismo” comprensibile anche senza essere ingegneri: ed è qui che il design diventa linguaggio comune.</p>
<h2 data-start="3923" data-end="4010">Renato Bialetti, l’Omino coi baffi e Carosello: quando il design diventa cultura pop</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11013" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Renato-Bialetti.jpg" alt="Renato Bialetti" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Renato-Bialetti.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Renato-Bialetti-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Renato-Bialetti-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Renato-Bialetti-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/Renato-Bialetti-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="4012" data-end="4403">Se la nascita della moka è un atto di progetto, la sua esplosione è anche un atto di <strong data-start="4097" data-end="4114">comunicazione</strong>. Nella storia ufficiale Bialetti compare un passaggio decisivo: l’ambizione del figlio <strong data-start="4202" data-end="4221">Renato Bialetti</strong> contribuisce a trasformare l’azienda in un grande produttore italiano, portando la moka dalla scala domestica a quella di fenomeno nazionale.</p>
<p data-start="4405" data-end="4869">Poi arriva l’immagine che chiude il cerchio tra oggetto e memoria: l’<strong data-start="4474" data-end="4493">Omino coi baffi</strong>, disegnato da <strong data-start="4508" data-end="4524">Paul Campani</strong>. Qui conviene essere precisi sulle date: alcune fonti (incluse ricostruzioni legate all’archivio del brand) collegano l’adozione del simbolo al <strong data-start="4669" data-end="4677">1953</strong>, anche come risposta alle contraffazioni; la comunicazione televisiva e la popolarità di massa si consolidano con <strong data-start="4792" data-end="4805">Carosello</strong> a partire dal <strong data-start="4820" data-end="4828">1958</strong>.</p>
<p data-start="4405" data-end="4869"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11014" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/omino-bialetti-Paul-Campani.jpg" alt="omino bialetti Paul Campani" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/omino-bialetti-Paul-Campani.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/omino-bialetti-Paul-Campani-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/omino-bialetti-Paul-Campani-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/omino-bialetti-Paul-Campani-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/omino-bialetti-Paul-Campani-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p data-start="4871" data-end="5230">In termini di product design, il punto è semplice: la moka diventa un oggetto “con firma”, riconoscibile come sistema (forma + marchio + racconto). È un caso scuola di brand identity applicata a un prodotto industriale, in un’epoca in cui l’Italia costruisce la propria reputazione globale anche attraverso gli oggetti.</p>
<h2 data-start="5237" data-end="5325">Numeri da capogiro e legittimazione museale: perché la moka è Made in Italy nel mondo</h2>
<p data-start="5327" data-end="5577">Il successo della moka è misurabile, prima ancora che raccontabile. Domus parla di <strong data-start="5410" data-end="5434">centinaia di milioni</strong> di esemplari venduti, e il dato ritorna in molte ricostruzioni (con stime che superano i 300 milioni).</p>
<p data-start="5579" data-end="5937">A questa diffusione si aggiunge la legittimazione culturale: la <strong data-start="5643" data-end="5659">Moka Express</strong> è citata come presente nella collezione permanente della <strong data-start="5717" data-end="5740">Triennale di Milano</strong> e del <strong data-start="5747" data-end="5767">MoMA di New York</strong> nella comunicazione ufficiale Bialetti; il MoMA, dal canto suo, ha una scheda in collezione che attribuisce il design a <strong data-start="5888" data-end="5896">1933</strong>.</p>
<p data-start="5939" data-end="6231">Per un pubblico di aziende e progettisti questo passaggio è cruciale: la moka mostra come un oggetto domestico possa attraversare i mercati senza perdere identità, diventando un “ambasciatore” del Made in Italy proprio perché rimane coerente nel tempo.</p>
<h2 data-start="6238" data-end="6311">A cosa è dovuto il successo della moka: 7 leve di progetto e industria</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11015" src="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/caffettiera-bialetti.jpg" alt="caffettiera bialetti" width="1200" height="800" srcset="https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/caffettiera-bialetti.jpg 1200w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/caffettiera-bialetti-300x200.jpg 300w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/caffettiera-bialetti-1024x683.jpg 1024w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/caffettiera-bialetti-768x512.jpg 768w, https://www.archieinteriors.com/wp-content/uploads/2026/02/caffettiera-bialetti-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<ol data-start="6313" data-end="7659">
<li data-start="6313" data-end="6473">
<p data-start="6316" data-end="6473"><strong data-start="6316" data-end="6335">Funzione chiara</strong>: un principio fisico elementare tradotto in gesto quotidiano, leggibile anche a colpo d’occhio.</p>
</li>
<li data-start="6474" data-end="6596">
<p data-start="6477" data-end="6596"><strong data-start="6477" data-end="6500">Forma riconoscibile</strong>: l’ottagono come firma geometrica, stabile nel tempo.</p>
</li>
<li data-start="6597" data-end="6814">
<p data-start="6600" data-end="6814"><strong data-start="6600" data-end="6632">Industrializzazione efficace</strong>: un oggetto pensato per la produzione in serie, con una struttura replicabile e scalabile (il punto che rende plausibili i numeri globali).</p>
</li>
<li data-start="6815" data-end="6951">
<p data-start="6818" data-end="6951"><strong data-start="6818" data-end="6846">Comunicazione memorabile</strong>: Omino + Carosello come acceleratore di cultura pop e fiducia.</p>
</li>
<li data-start="6952" data-end="7207">
<p data-start="6955" data-end="7207"><strong data-start="6955" data-end="6980">Ergonomia e sicurezza</strong>: nella scheda prodotto Bialetti compaiono elementi identitari come la valvola di sicurezza e l’impugnatura ergonomica, che aggiornano il racconto tecnico senza cambiare il DNA formale.</p>
</li>
<li data-start="7208" data-end="7488">
<p data-start="7211" data-end="7488"><strong data-start="7211" data-end="7227">Adattabilità</strong>: la moka attraversa cucine diverse e tecnologie diverse; ad esempio, la compatibilità con piani a induzione passa tramite adattatore dedicato, segno di un archetipo che continua a convivere con l’evoluzione della casa.</p>
</li>
<li data-start="7489" data-end="7659">
<p data-start="7492" data-end="7659"><strong data-start="7492" data-end="7500">Rito</strong>: il tempo del caffè diventa un micro-rituale domestico. È un valore culturale che, nel design, corrisponde a retention: l’oggetto resta perché il gesto resta.</p>
</li>
</ol>
<h2 data-start="7666" data-end="7748">La moka oggi nel progetto cucina: come usarla come segno (e non come nostalgia)</h2>
<p data-start="7750" data-end="8131">Nell’interior contemporaneo la moka funziona come “oggetto ponte” tra cultura materiale e composizione dello spazio. In una cucina essenziale diventa accento; in una cucina stratificata diventa elemento di coerenza. La sua presenza parla di ritualità, e la ritualità è una delle variabili più sottovalutate quando si progettano case: perché è lì che si misura la qualità percepita.</p>
<p data-start="8133" data-end="8464">Per l’hospitality, la moka è anche un dettaglio di posizionamento: comunica italianità in modo immediato e credibile, proprio perché è un’icona reale e non un souvenir. La sua storia, riconosciuta anche in contesti museali, la rende un oggetto che regge la scena senza bisogno di didascalie.</p>
<h2 data-start="8471" data-end="8505">Curiosità sulla storia della moka</h2>
<h3 data-start="38" data-end="67">Chi ha inventato la moka?</h3>
<p data-start="68" data-end="266">La <strong data-start="71" data-end="87">Moka Express</strong> nasce nel <strong data-start="98" data-end="106">1933</strong> da un’idea di <strong data-start="121" data-end="141">Alfonso Bialetti</strong>, con l’obiettivo di portare il rito del caffè “di casa” dentro un oggetto industriale semplice, riconoscibile e ripetibile.</p>
<h3 data-start="268" data-end="296">Perché si chiama “moka”?</h3>
<p data-start="297" data-end="534">Secondo la ricostruzione ufficiale del brand, il nome richiama <strong data-start="360" data-end="377">Mokha (Yemen)</strong>, area storicamente legata al commercio del caffè: un riferimento geografico che, fin dall’inizio, posiziona l’oggetto dentro un immaginario internazionale.</p>
<h3 data-start="536" data-end="581">Quante moka sono state vendute nel mondo?</h3>
<p data-start="582" data-end="826">Le stime più citate parlano di <strong data-start="613" data-end="634">oltre 300 milioni</strong> di unità vendute a livello globale: un dato che, più ancora della celebrità, racconta la solidità di un progetto capace di rimanere stabile nel tempo e desiderabile in mercati molto diversi.</p>
<h3 data-start="828" data-end="863">Quando nasce l’Omino coi baffi?</h3>
<p data-start="864" data-end="1258">Qui le date variano a seconda delle fonti: alcune ricostruzioni collegano l’introduzione del simbolo al <strong data-start="968" data-end="976">1953</strong>, mentre la timeline ufficiale Bialetti colloca la grande spinta comunicativa e la popolarità di massa con <strong data-start="1083" data-end="1096">Carosello</strong> a partire dal <strong data-start="1111" data-end="1119">1958</strong>. In ogni caso, l’Omino (di <strong data-start="1147" data-end="1163">Paul Campani</strong>) è uno dei rari esempi italiani in cui identità visiva e prodotto diventano un sistema unico.</p>
<h3 data-start="1260" data-end="1293">È vero che la moka è al MoMA?</h3>
<p data-start="1294" data-end="1453">Sì: la <strong data-start="1301" data-end="1317">Moka Express</strong> è presente nella collezione di <strong data-start="1349" data-end="1376">Architecture and Design</strong> del <strong data-start="1381" data-end="1412">Museum of Modern Art (MoMA)</strong>, che la accredita come design del 1933.</p>
<h2 data-start="0" data-end="101">Oggi: Bialetti è “stata venduta ai cinesi”? Cosa è successo davvero (e cosa significa per la moka)</h2>
<p data-start="103" data-end="452">Sì, <strong data-start="107" data-end="168">il controllo di Bialetti è passato nel 2025 a NUO Capital</strong>, un investitore legato a Hong Kong (famiglia Pao Cheng / Stephen Cheng). L’operazione ha previsto l’acquisto di circa <strong data-start="287" data-end="299">il 78,6%</strong> della società e, a seguire, un’<strong data-start="331" data-end="338">OPA</strong> per arrivare al controllo quasi totale e <strong data-start="380" data-end="413">togliere Bialetti dalla Borsa</strong>.</p>
<p data-start="454" data-end="765">Qui però vale la pena essere precisi, perché dire “venduta ai cinesi” è una scorciatoia: <strong data-start="543" data-end="586">NUO Capital è una realtà internazionale</strong> (con struttura in Lussemburgo) e nasce anche come partnership con <strong data-start="653" data-end="661">Exor</strong> (quindi con una componente italiana nel veicolo di investimento).</p>
<p data-start="767" data-end="1106">Il punto “oggi” è questo: dopo l’OPA, Octagon BidCo (veicolo di NUO) è salita al <strong data-start="848" data-end="859">96,431%</strong> e <strong data-start="862" data-end="883">dal 7 agosto 2025</strong> le azioni <strong data-start="894" data-end="953">Bialetti Industrie sono state revocate dalla quotazione</strong> (delisting). In pratica: <strong data-start="979" data-end="1012">non è più una società quotata</strong>, ma un’azienda privata controllata dal nuovo azionista</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.archieinteriors.com/storia-della-moka/">Storia della moka: l’ottagono che ha progettato il mattino italiano</a> proviene da <a href="https://www.archieinteriors.com">Archi &amp; Interiors</a>.</p>
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