Il 13 febbraio 2026 ricorre un anniversario speciale per il mondo del design: cento anni dalla nascita di Verner Panton, tra i progettisti che più hanno inciso sull’immaginario del Novecento. Nato nel 1926 a Gamtofte, in Danimarca, Panton ha spostato il baricentro del progetto: non più soltanto forma e funzione, ma percezione, atmosfera, coinvolgimento.
A un secolo dalla nascita, il suo linguaggio rimane attuale perché parla di un tema che torna ciclicamente nel dibattito contemporaneo: quanto “sentire” vogliamo dentro gli spazi che abitiamo. E quanto siamo disposti a usare il colore non come finitura, ma come idea strutturale.
La sfida al minimalismo nordico: immaginazione e colore come posizione culturale

Il design scandinavo ci ha abituati a linee sobrie, materiali naturali e palette neutre. Panton ha rappresentato l’esatto opposto: sperimentale, audace, anticonvenzionale, capace di trattare il progetto come una scena totale.
Dopo gli studi all’Accademia Reale di Belle Arti di Copenaghen e un periodo di collaborazione con Arne Jacobsen, nel 1955 apre il proprio studio indipendente. È l’inizio di una ricerca che non si limita a “disegnare oggetti”, ma mira a cambiare il modo in cui un ambiente si comporta: come accoglie, come orienta, come influenza l’umore.
Ridurre Panton alla formula “anti-minimalismo” è comodo, ma parziale: la sua non è solo una ribellione estetica. È un’idea precisa di progetto, sintetizzata in una frase che suona come un manifesto: «Lo scopo principale del mio lavoro è provocare le persone a usare l’immaginazione». Il resto — la critica al “grigio-beige” del conformismo — è la conseguenza.
Panton Chair: scultorea e futurista, un’icona che ha cambiato la storia

Tra tutte le opere di Verner Panton, ce n’è una che più di ogni altra ha segnato la storia del design: la Panton Chair.
Progettata alla fine degli anni Cinquanta e sviluppata attraverso prototipi e test, arriva alla produzione industriale con Vitra nel 1967: una sedia a sbalzo, realizzata in un unico pezzo di materiale plastico (nelle prime versioni) e concepita come un gesto continuo, quasi una “S” disegnata nello spazio.
La Panton Chair non è solo un complemento d’arredo: è un oggetto che ha reso credibile un’idea allora radicale, cioè che la plastica potesse diventare classico, non provvisorio. Ed è per questo che, ancora oggi, continua a essere riproposta e discussa: non soltanto per il suo profilo iconico, ma per ciò che rappresenta in termini di industria, tecnologia e cultura del vivere.
Vitra celebra il centenario con un voto pubblico sul colore
Per festeggiare i 100 anni dalla nascita del designer danese, Vitra ha attivato un’iniziativa pensata per coinvolgere il pubblico: una votazione pubblica (promossa anche via social) per decidere le cromie della Panton Chair Limited Edition 2026. L’idea è semplice ma efficace: trasformare un oggetto già canonico in un pezzo ancora “vivo”, che nel 2026 continua a dialogare con desideri, gusti e immaginari contemporanei.
Visiona: quando l’utopia pop diventa un interno abitabile

Se la Panton Chair è l’opera più famosa, i progetti che raccontano meglio la visione “totale” di Verner Panton sono le installazioni Visiona (in particolare Visiona 0 e Visiona 2), realizzate tra la fine degli anni Sessanta e il 1970 per la Cologne Furniture Fair, nell’ambito delle iniziative promosse da Bayer.
Invitato a trasformare una nave sul Reno in uno spazio espositivo, Panton crea ambienti psichedelici e avvolgenti: forme organiche, superfici morbide, materiali innovativi, colori accesi. Nasce così il concetto di Total Environment, in cui arredi, pareti, pavimenti e luci non sono elementi separati, ma componenti della stessa regia.
Qui Panton è più “architetto” che designer di prodotto: costruisce paesaggi domestici e dimostra che l’interno può essere una vera esperienza sensoriale.
Total Environment: il progetto come esperienza immersiva

Per Verner Panton progettare significava andare oltre il singolo oggetto. Ogni spazio doveva essere pensato come sistema integrato di forme, materiali e cromie: un’unità coerente, quasi cinematografica.
Un esempio emblematico è il progetto degli interni del Der Spiegel ad Amburgo (1969): lobby, sale, aree comuni e ambienti di lavoro vengono riorchestrati secondo una visione coordinata. Lo stesso approccio compare nel progetto del ristorante Varna ad Aarhus, dove ogni ambiente è caratterizzato da un colore dominante e da arredi pensati per costruire atmosfere riconoscibili, identitarie, memorabili.
Lampade e arredi: la creatività senza confini di Verner Panton

Verner Panton ha firmato una lunga lista di prodotti diventati icone del design contemporaneo. Tra i più noti:
-
Fun / Mother of Pearl (1964): una famiglia di lampade costruite con dischi in madreperla, capaci di trasformare la luce in movimento e vibrazione.
-
Shell lamp / installazione di conchiglie (1972): un grande intervento luminoso composto da migliaia di elementi in conchiglia, originariamente creato per la sua casa vicino a Basilea e poi riallestito negli anni come presenza scenografica in ambito pubblico.
-
Flowerpot (1968): lampada iconica, dalle geometrie morbide e immediate, spesso associata all’immaginario flower power.
-
Living Tower (1969): una “scultura abitabile”, piattaforma ergonomica multifunzionale.
-
Spiral Lamp e Ball Lamp (1969/1970): sospensioni ad alto impatto visivo, che lavorano più sullo spazio che sull’oggetto.
Ogni progetto testimonia la sua curiosità per nuove tecnologie e materiali allora pionieristici, e una costante: il desiderio di fare della luce e del colore strumenti di architettura.
Un anno di celebrazioni: mostre, riedizioni, edizioni limitate
La campagna per il centenario non si limita alla Panton Chair. Il 2026 si costruisce come un anno di iniziative, tra riedizioni, nuove finiture e progetti speciali. Tra gli appuntamenti principali, il Vitra Design Museum dedica a Panton una grande mostra al Vitra Schaudepot: un percorso che abbraccia sedute, luci, tessili e anche lavori architettonici meno noti, con un allestimento pensato in chiave immersiva.
Accanto a questo, vengono presentate edizioni celebrative, tra cui una Heart Cone Chair – Anniversary Edition 2026, che riprende il lessico formale e cromatico di Panton in una chiave da collezione.
Perché questo centenario conta nel mondo del design
Il centenario di Verner Panton non è solo una ricorrenza storica: è una lente sul presente. In una fase in cui il progetto tende spesso alla neutralità (per motivi culturali, commerciali, o semplicemente per “prudenza”), Panton ricorda che il design può essere anche posizione, non soltanto stile.
La sua eredità non è l’invito a “colorare tutto”, ma a riconoscere che colore, luce e forma possono diventare linguaggio: possono guidare comportamenti, generare comfort, produrre energia emotiva.
Celebrare Verner Panton significa allora celebrare un’idea di design libera e rigorosa insieme: un design che chiede immaginazione, e che non ha paura di dichiararsi.
Curisiotà su Verner Panton
Quando è nato Verner Panton?
Verner Panton è nato il 13 febbraio 1926 a Gamtofte, in Danimarca.
Perché la Panton Chair è così importante?
Perché ha reso possibile, a livello industriale e culturale, l’idea di una sedia a sbalzo realizzata in un unico pezzo di materiale plastico: un cambio di paradigma per forma, tecnologia e immaginario.
Che cosa significa “Total Environment”?
È l’idea che lo spazio si progetti come un sistema unico: arredi, superfici, colori e luce lavorano insieme per produrre un’esperienza coerente e immersiva.
Cosa sono le installazioni Visiona?
Sono ambienti sperimentali realizzati tra fine anni ’60 e 1970 per la Cologne Furniture Fair (con Bayer), in cui Panton mette in scena interni “totali”, organici e cromaticamente radicali.
Quali sono le lampade più note di Panton?
Tra le più note: Flowerpot, la serie Fun / Mother of Pearl, e diverse sospensioni scenografiche come Spiral e Ball, oltre a grandi installazioni luminose.
Leave a comment









