Avviso spoiler: questo articolo contiene riferimenti diretti alla trama.
Ci sono serie che si guardano, altre che si abitano emotivamente.
Heated Rivalry è una di quelle produzioni che, episodio dopo episodio, si è guadagnata – nel giro di appena 4 settimane – lo status di cult, non solo per la sua storia magnetica, ma anche per la straordinaria cura con cui racconta i suoi personaggi e la loro relazione segreta.
La serie, che solo ora sta iniziando ad essere lanciata internazionalmente, era disponibile ufficialmente solo in America, ma è diventata virale a tal punto da essere stata vista contemporaneamente con la messa in onda americana, in tutto il resto del mondo. Il primo episodio è uscito il 28 novembre, la settimana successiva era già un fenomeno globale sui social. Anche in Russia, paese dalle rigide norme per quanto riguarda la condivisione e distribuzione di contenuti LGBTQ+, è silenziosamente spopolata e diventata un segretissimo simbolo di attivismo. Su instagram e tiktok sono milioni i video dei due protagonisti principali, delle scene più emozionanti e di alcune frasi già diventate virali, tra le quali “I’m coming to the cottage“, una citazione ormai iconica, punto centrale del nostro articolo.

La costruzione di un culto contemporaneo
Hudson Williams e Connor Storrie (Shane e Ilya, nella serie), da pochissime migliaia, sono arrivati ad oltre tre milioni di followers su instagram nel giro di due mesi, a dimostrazione di come questo fenomeno, realizzato con low budget e con attori inizialmente semi-sconosciuti, sia già un’icona dei nostri tempi.
Trasposizione televisiva del romanzo best-seller di Rachel Reid, Heated Rivalry ha conquistato pubblico e critica per il modo diretto, intimo e non banale con cui racconta la relazione segreta tra due famose star dell’hockey su ghiaccio: un rapporto complesso, fatto di tensione, continuo desiderio, lunghe attese, segreti e vulnerabilità.
Ogni spazio è scelto per riflettere ciò che i personaggi non riescono a dire a parole.
Sono diverse, infatti, le bellissime location utilizzate nei vari episodi della serie, ma è nel sesto, ovvero l’ultimo di questa prima stagione, che entra in gioco il Barlochan Cottage.
Il cottage

Il cottage della serie non è una scenografia costruita, come da tanti pensato, ma una vera residenza a Muskoka Lakes, in Ontario (Canada), spesso chiamata Barlochan Cottage, un nome che, credo, verrà ben presto sostituito. Dal punto di vista architettonico, rappresenta una raffinatissima interpretazione dei tipici cottage canadesi contemporanei: un rifugio di legno e luce, immerso nella natura, con vista sul lago, pensato per essere vissuto in tutte le stagioni, dove comfort e paesaggio dialogano ininterrottamente.
La struttura è solida e geometrica, ma anche luminosa ed elegante:
- legno strutturale di Douglas fir, lasciato esposto all’interno, conferisce calore ai vari ambienti;
- pietra locale per il grande camino centrale;
- vetrate perimetrali a tutta altezza che eliminano il confine tra interno ed esterno;
- rivestimento esterno sempre in legno di abete Douglas con trattamento Shou Sugi Ban.
L’architettura permette al bosco, al lago e alla luce naturale, di essere parti integranti degli interni. Una fusione perfetta dove design e natura si sposano, dove l’artificio respira con l’ambiente circostante.
All’interno:
- open space comodo tra cucina, soggiorno e zona pranzo;
- arredi moderni, geometrici e minimal, ma sempre caldi e avvolgenti;
- illuminazione morbida, raffinata, spesso indiretta, che lascia spazio alla natura e alle sue dinamiche;
- una palette cromatica che si fonde perfettamente con l’ambiente esterno: pietra, legno chiaro, grigi caldi, sabbia e beige.

Il camino in pietra, come visibile nella serie, risulta il cuore della casa: il punto centrale che richiama calore, riparo, protezione e intimità. Le grandi vetrate, invece, fanno entrare il bosco esterno, rendendo l’abitazione un luogo quasi meditativo. Lo stesso Shane, proprietario del cottage nella serie, lo descrive come il rifugio perfetto per ‘staccare’ la spina, isolarsi e, soprattutto, per rilassarsi nella pace della natura.

Il design come narrazione
In Heated Rivalry, il cottage è il perfetto luogo dove i personaggi possono finalmente abbassare la guardia e lasciarsi andare. La casa, con la sua estetica moderna, ma sempre calda e naturale, sembra progettata appositamente per sostenere l’intensità emotiva dei due personaggi principali, per cullarli tra sguardi, parole e carezze.
È qui che avvengono alcuni dei momenti più importanti della storia, è qui che i due amanti si dichiarano, è qui che hanno modo di conoscersi e scendere in profondità.
L’intento progettuale del designer Trevor McIvor era proprio quello di offrire a chi abita il cottage un’esperienza di quiete e libertà, attraverso uno spazio armonioso, accogliente, sicuro e pensato per essere vissuto come una vera casa.
Il cottage come icona

Mediaticamente, la frase “I’m coming to the cottage”, detta in chiusura del quinto episodio, è diventata un importante simbolo della serie. La si trova ora riportata su qualsiasi tipo di merch: tazze, maglie, felpe, cappelli e così via.
Da un punto di vista più tecnico, il design scelto, i colori, i materiali di qualità e la posizione, costituiscono la perfetta cornice per una storia che punta sulla profondità, sugli sguardi, sull’attesa, sui sentimenti e sulla verità.
Stanno già prendendo forma tour dedicati ai luoghi simbolo della serie, con gruppi di fan che vogliono visitare le ambientazioni più iconiche, a partire dal cottage, destinato ora a diventare meta di un afflusso sempre più internazionale.
Per concludere, Heated Rivalry è una serie che ti coinvolge ad un livello emotivo profondo e ti lascia estremamente vulnerabile. È visivamente bellissima: i luoghi, le architetture e il design, contribuiscono a rendere la storia ancora più intima e potente. Non è una serie “per un pubblico specifico”, nonostante il pensiero di molti: è una storia d’amore che parla a chiunque. A tal punto da esser diventata un cult ancor prima di uscire ufficialmente.
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