L’acqua è una materia mobile, quotidiana, necessaria. Eppure, nel progetto contemporaneo, è diventata anche linguaggio, gesto, precisione, atmosfera. Disegnarla non significa soltanto governarne il flusso, ma trasformarla in esperienza: farne presenza domestica, misura del comfort, equilibrio tra tecnica e sensibilità formale. Dentro questa prospettiva si colloca il percorso di Cristina Rubinetterie, marchio nato sulle rive …
L’acqua è una materia mobile, quotidiana, necessaria. Eppure, nel progetto contemporaneo, è diventata anche linguaggio, gesto, precisione, atmosfera. Disegnarla non significa soltanto governarne il flusso, ma trasformarla in esperienza: farne presenza domestica, misura del comfort, equilibrio tra tecnica e sensibilità formale.
Dentro questa prospettiva si colloca il percorso di Cristina Rubinetterie, marchio nato sulle rive del Lago d’Orta e cresciuto in uno dei territori simbolo della manifattura italiana. Una storia industriale solida, radicata nella cultura del fare, che oggi si confronta con una nuova fase: più consapevole sul piano del brand, più nitida nel linguaggio progettuale, più attenta al rapporto tra filiera, innovazione, benessere e identità.
In questa conversazione con Luca Poletto, Sales & Marketing Manager di Cristina Rubinetterie, prende forma il ritratto di un’azienda che sta rileggendo se stessa senza recidere il filo delle proprie origini. Ne emerge una riflessione concreta e tutt’altro che ornamentale sul prodotto, sulla coerenza del catalogo, sulla qualità del Made in Italy, sul dialogo con i progettisti e su quella idea di functional elegance che oggi, più che mai, chiede al design di essere insieme visione e responsabilità.
Cristina nasce nel 1949 sulle rive del Lago d’Orta. Quali sono le sue origini e quali valori ha conservato fino a oggi? Come si inserisce il rapporto con il Gruppo Caleffi?

Cristina nasce nel 1949 sulle rive del Lago d’Orta, nel cuore di un territorio che già negli anni ’50 e ’60 era riconosciuto per la lavorazione dei metalli e delle leghe, in particolare dell’ottone. È in questo contesto, ricco di competenze manifatturiere e di un sapere tecnico tramandato nel tempo, che la famiglia Cristina fonda l’azienda e la sviluppa come una realtà profondamente radicata nel distretto novarese della rubinetteria.
Fin dall’inizio, alcuni valori sono rimasti invariati: l’attenzione alla qualità del prodotto, il legame con il territorio e con le persone che vi lavorano, la scelta di mantenere la produzione in Italia.
Sono questi elementi che hanno reso naturale, nel 2017, l’ingresso di Cristina nel Gruppo Caleffi: un passaggio che ha rafforzato la struttura industriale e organizzativa dell’azienda, preservandone però l’identità originaria.
L’acquisizione è stata guidata dalla volontà di custodire un patrimonio produttivo e umano: mantenere la manodopera locale, continuare a sviluppare il prodotto sul territorio e garantire un Made in Italy autentico.
Oggi Cristina è un’azienda più strutturata, parte di un gruppo solido e innovativo, ma resta una realtà con un DNA fortemente legato al Lago d’Orta e alla cultura manifatturiera che ne ha segnato la storia.
Negli ultimi anni la rubinetteria è passata da prodotto tecnico a elemento di design sempre più centrale negli spazi. In che modo Cristina ha contribuito a questo cambiamento?
È vero che negli ultimi anni la rubinetteria è diventata sempre più un elemento di design, ma per Cristina la componente tecnica non ha mai smesso di essere fondamentale. La nostra forza, oggi, nasce proprio dall’unione di questi due aspetti: un’idea di Functional Elegance in cui estetica e tecnologia convivono in modo equilibrato, dando forma a prodotti pensati per essere affidabili, intuitivi e duraturi.
Cristina ha contribuito a questo cambiamento puntando su una visione più ampia del prodotto: non semplici rubinetti, ma soluzioni pensate per migliorare il benessere quotidiano. Questo approccio è reso possibile dal fatto che gran parte della nostra produzione è internalizzata, permettendoci di controllare ogni fase, garantire qualità costante e rispondere in modo flessibile alle esigenze dei progettisti.
Parallelamente, negli ultimi anni abbiamo lavorato intensamente sul design di prodotto, sviluppando collezioni con un linguaggio estetico più definito e coerente con il nostro DNA.
Un esempio significativo è “Tricolore Verde”, una serie storica che rappresenta una parte importante della nostra identità e che, in occasione del Salone del Mobile 2026, presenteremo in una nuova interpretazione progettuale, introducendo un approccio più modulare e orientato alla personalizzazione dello spazio bagno.

Oggi il mercato richiede prodotti belli, ma anche intelligenti, funzionali e capaci di rispondere alle esigenze reali delle persone. Cristina si colloca proprio qui: in uno spazio che riflette il modo in cui è cambiato l’abitare, dove la produzione interna, il controllo della filiera e la qualità costruttiva diventano strumenti per creare prodotti che vanno oltre la semplice estetica e diventano parte dell’esperienza quotidiana della casa.
Cristina oggi propone collezioni bagno, cucina e outdoor, caratterizzate da un forte equilibrio tra estetica e tecnologia. Allo stesso tempo producete internamente cartucce e componenti in acciaio inox. Secondo voi qual è il vero equilibrio tra estetica e performance e quanto conta il controllo della filiera?


Come dicevamo, il design per Cristina è fondamentale, ma non può prescindere dalla parte tecnica. Oggi il vero valore sta nell’incontro tra estetica, performance e benessere: un’idea di eleganza che nasce dalla precisione, dalla durata e dalla qualità dell’esperienza d’uso.
Un rubinetto non deve solo essere bello, deve funzionare in modo impeccabile, durare nel tempo e rispondere alle esigenze reali di chi lo usa.
Il controllo della filiera è ciò che ci permette di ottenere questo equilibrio. La vicinanza tra i nostri stabilimenti – tutti nel raggio di pochi chilometri dall’headquarter – ci consente di seguire in prima persona ogni fase: dalla lavorazione dell’ottone alla produzione delle cartucce, fino all’acciaio inox e alle finiture, realizzate internamente grazie alla nuova galvanica. Questo significa qualità costante, tempi certi, sostenibilità più controllata e una capacità di risposta molto rapida.
A questo si aggiunge la possibilità di creare soluzioni complete: dal mondo doccia e wellness, alla cucina, fino all’outdoor, dove l’acciaio inox diventa un elemento distintivo. Anche in questo ambito, collezioni come Tricolore Verde rappresentano un nuovo livello di flessibilità, grazie a un approccio modulare che amplia le possibilità progettuali. La produzione interna ci permette di offrire una gamma articolata, performante e allo stesso tempo armonica nella sua identità estetica.
In un mercato che richiede personalizzazione e progetti su misura, soprattutto nel contract e nell’hospitality, questa flessibilità è decisiva. È qui che il design incontra la tecnologia: nella capacità di trasformare un prodotto in un’esperienza quotidiana affidabile, elegante e coerente con il nostro DNA.
Guardando i vostri cataloghi si nota una grande varietà di proposte. Qual è oggi il processo con cui nasce una nuova collezione? Collaborate con designer esterni o lo sviluppo è interno?

Il processo con cui nasce una collezione in Cristina è cambiato profondamente. In passato si lavorava molto in base al mercato: ci si confrontava con diversi designer e si sviluppavano prodotti che rispondevano a una specifica richiesta o a un trend del momento. Erano collaborazioni valide, che hanno arricchito l’azienda, ma non sempre inserite in una visione unitaria di brand.
Oggi il punto di partenza è completamente diverso: una collezione nasce dalla strategia e dal DNA di Cristina. Ci chiediamo cosa rappresentiamo, cosa vogliamo diventare e quale esigenza reale del cliente possiamo soddisfare.
È un cambio culturale: prima erano i designer a esprimersi attraverso Cristina; oggi sono i designer che devono esprimere Cristina attraverso i prodotti. Non è una chiusura, ma un allineamento. Il brand torna al centro, con un’identità chiara, elegante e funzionale, che guida ogni scelta progettuale.
Per questo abbiamo scelto di affidarci a una direzione artistica definita, guidata da Prospero Rasulo, il cui pensiero progettuale rispecchia profondamente lo stile che vogliamo portare avanti. Questo approccio si inserisce in un percorso di evoluzione naturale dell’azienda, con l’obiettivo di creare collezioni che non vivono isolate, ma rientrano in un linguaggio comune, coerente e riconoscibile.
Stiamo anche rivedendo alcune collezioni già esistenti – sempre insieme ai designer che le hanno firmate – per dare uniformità a tutta l’offerta.
Il Salone del Mobile 2026 sarà il momento in cui questa nuova visione prenderà forma concreta: sarà, per noi, il primo grande palcoscenico della nuova era di Cristina.
Quattro stabilimenti nel Novarese, uno showroom a Milano e una produzione quasi totalmente italiana. Qual è oggi la vera sfida nel mantenere un Made in Italy così integrale?
Il Made in Italy è sempre stato un punto fermo per Cristina, ma oggi mantenerlo rappresenta una sfida concreta. Non tanto per una questione di preferenze estetiche, quanto per un cambiamento profondo del mercato: da un lato ci sono prodotti commerciali, spesso importati, con prezzi molto bassi; dall’altro c’è un consumatore sempre più informato, che riconosce la qualità ma che, a causa dell’aumento generale dei costi, ha un potere d’acquisto diverso rispetto al passato.
In questo contesto, produrre in Italia significa assumersi la responsabilità di difendere un valore:
- lavorare con personale specializzato del territorio
- controllare ogni fase della filiera
- garantire qualità costante
- investire in tecnologia e sostenibilità.
È un impegno più complesso rispetto al semplice “commercializzare”, perché richiede organizzazione, competenze, macchinari, certificazioni e una visione industriale solida. Tuttavia, è ciò che ci permette di offrire non solo un oggetto bello, ma un prodotto con un pensiero dietro: etico, sicuro, realizzato con attenzione ai materiali e al loro impatto.
La nostra forza, oggi, sta proprio in questa scelta. I valori del territorio, uniti alla struttura del Gruppo Caleffi, ci consentono di sostenere gli investimenti necessari per affrontare trasformazioni importanti del settore – dal passaggio ai nuovi materiali come l’eco-brass fino allo sviluppo di tecnologie per il risparmio idrico.
È una sfida, certamente, ma è anche ciò che ci distingue. Per noi il Made in Italy non è uno slogan: è il modo più autentico per raccontare chi siamo e la storia che vogliamo continuare a costruire.
La vostra storia è legata a innovazioni importanti: dal miscelatore termostatico al monocomando, fino all’evoluzione delle cartucce interne. Oggi quali tecnologie state sviluppando o osservando con maggiore interesse per anticipare i bisogni dell’abitare di domani?
La sala da bagno è diventata una delle aree più importanti della casa: è uno spazio intimo, in cui ci si prepara, ci si rigenera e ci si prende del tempo per sé. Per questo le tecnologie che stiamo sviluppando vanno in due direzioni precise.
La prima riguarda i benefici e le soluzioni dedicate al comfort personale. Nell’ambiente doccia, ad esempio, stiamo lavorando su configurazioni che rispondono a esigenze reali: bodyjets mirati, cascate, getti terapeutici e sistemi pensati per alleviare tensioni al collo o alle gambe, con combinazioni progettate per offrire un’esperienza personalizzata e concreta. L’obiettivo non è aggiungere funzioni fine a sé stesse, ma creare veri momenti di comfort quotidiano.
La seconda direzione riguarda l’evoluzione tecnologica. Le nuove generazioni sono abituate all’interazione digitale e allo smartphone, e questo porterà – gradualmente – a introdurre sistemi più avanzati.
Stiamo studiando soluzioni legate allo smart control:
- gestione della doccia tramite interfacce intuitive
- temperature preimpostate
- integrazione con sistemi domotici
- avvio intelligente o programmato.
Non siamo ancora al punto di introdurre tutto questo su larga scala, anche perché una parte importante della nostra clientela preferisce ancora la meccanica tradizionale. Il nostro compito è quindi mantenere un equilibrio tra tecnologia e immediatezza d’uso, garantendo sempre affidabilità e qualità.
A supporto di questa evoluzione ci aiuta la struttura del Gruppo Caleffi: realtà come Ekinex e il nuovo centro di ricerca, il “cubo rosso”, ci permettono di esplorare territori legati all’elettronica e, più recentemente, anche all’intelligenza artificiale applicata ai sistemi domestici. Cristina resta un brand con identità propria e indipendente, ma può contare su competenze tecniche di altissimo livello per sviluppare soluzioni realmente innovative.
Dunque, guardiamo a un futuro in cui il bagno sarà sempre più un ambiente personale, trasformabile e intelligente, dove tecnologia e comfort convivono per migliorare la vita quotidiana delle persone.
Il mercato richiede sempre più prodotti modulari, performanti e sostenibili, soprattutto nel contract e nell’hospitality. Come state rispondendo alla crescente domanda di soluzioni personalizzate, per hotel, spa, residenze di fascia alta e spazi outdoor?

Il mondo del contract e dell’hospitality è uno dei nostri principali punti di osservazione, perché raccoglie in modo molto chiaro le esigenze dei progettisti e le aspettative degli utenti finali. Oggi non basta offrire un prodotto bello: serve una soluzione che si adatti perfettamente al contesto, che sia performante, personalizzabile e sostenibile.
Per questo, negli ultimi anni abbiamo lavorato alla riconsiderazione completa della nostra offerta: un lavoro profondo sul listino, sulle varianti, sulle configurazioni tecniche e sulla coerenza estetica delle diverse famiglie di prodotto. L’obiettivo è fornire agli architetti strumenti semplici da utilizzare e allo stesso tempo versatili, in grado di integrarsi in qualunque tipologia di progetto.
La personalizzazione avviene su due livelli:
- Personalizzazione tecnica. Nel mondo doccia, ad esempio, offriamo soluzioni modulari – bodyjets, cascate, soffioni, funzioni wellness – componibili in base alle esigenze del progetto. Nella cucina proponiamo miscelatori filtranti e configurazioni specifiche per ambienti professionali o residenze di alto profilo. Nell’outdoor, l’acciaio inox consente performance elevate, resistenza agli agenti atmosferici e un’estetica coerente con lo spazio.
- Personalizzazione estetica. Grazie alla nostra nuova galvanica, realizziamo internamente le nostre finiture, con un controllo diretto sulla qualità, sulla durabilità e anche sulla sostenibilità del processo produttivo. Questo permette agli architetti di scegliere tra diverse tonalità e di ottenere un risultato perfettamente coordinato.
Parallelamente, stiamo portando avanti un lavoro significativo sulla sostenibilità: – riduzione della plastica nei packaging, – ottimizzazione dell’uso dell’acqua in galvanica, – cataloghi digitali per limitare la stampa, – aeratori a risparmio idrico, – miscelatori filtranti che riducono il consumo di plastica domestica.
Per noi personalizzare non significa solo “adattare un prodotto”, ma progettare un ecosistema di soluzioni capaci di interpretare davvero la vita delle persone e le esigenze dei professionisti. Ed è questa la direzione che definisce la nuova era di Cristina.» Se doveste scegliere un prodotto o una collezione iconica di Cristina, quale indichereste?
Se parliamo di “iconicità” in senso storico, la risposta non può che essere Tricolore Verde. È una collezione che fa parte del DNA di Cristina: riconoscibile, trasversale, capace di adattarsi a stili diversi e molto amata dal pubblico. Non è solo una serie, è un segno identitario. Ed è proprio per questo che al Salone del Mobile 2026 la presenteremo in una nuova interpretazione, più completa e più coerente con la visione attuale del brand.
Accanto alla sua storia, però, ci sono collezioni che rappresentano in modo ancora più chiaro ciò che Cristina vuole essere oggi e domani. Piega, ad esempio, esprime perfettamente la nostra competenza nell’acciaio inox: un materiale nobile, resistente, sempre più richiesto nel bagno e nell’outdoor.
E Italy interpreta invece un neoclassico contemporaneo, con un dettaglio che in pochi conoscono: le sue maniglie nascono ispirandosi alle vecchie boccette di profumo, da cui riprendono le sfaccettature. Un riferimento elegante, delicato, che racconta bene la nostra attenzione all’estetica senza rinunciare alla funzionalità.
Potremmo dire che Tricolore Verde custodisce la nostra storia, mentre Piega e Italy riflettono la nostra direzione futura. Insieme rappresentano il percorso di Cristina: un equilibrio tra radici solide e una visione di design più matura, consapevole e coerente.


Esistono bozzetti o schizzi delle vostre collezioni? C’è un aneddoto o una storia particolare legata alla loro nascita?
Ogni collezione nasce da un percorso progettuale strutturato, fatto di confronti, ricerca e interpretazione del nostro DNA. Alcune hanno anche una storia affascinante alle spalle. Un esempio è Italy, che porta con sé un dettaglio poco conosciuto: le sue maniglie si ispirano alle vecchie boccette di profumo. Le sfaccettature, il gioco di luci, la matericità: tutto nasce da quell’immaginario elegante, intramontabile, reinterpretato in chiave contemporanea. È uno dei casi in cui il racconto del prodotto coincide perfettamente con la sua estetica.
Per quanto riguarda Tricolore Verde, essendo una collezione storica che presenteremo in una nuova veste al Salone del Mobile 2026, non possiamo ancora condividere bozze o anteprime. Sarà una reinterpretazione importante, che unirà diverse competenze e darà forma a una proposta molto più completa rispetto al passato.
Abbiamo invece sketch e materiali legati ad alcune delle collezioni che rappresentano la nostra identità attuale – e siamo felici di condividerli in modo selettivo. Stiamo raccogliendo anche una lista di prodotti che meglio esprimono la nuova direzione del brand, così da raccontare non solo l’oggetto, ma il processo e il pensiero che stanno dietro allo sviluppo.

Il rapporto con architetti e interior designer è diventato sempre più centrale. Come dialogate con i professionisti e come cambia la comunicazione quando vi rivolgete invece al consumatore finale?
Per noi i professionisti sono fondamentali: sono il punto d’incontro tra il brand e il cliente finale. Sono loro a interpretare le esigenze dell’abitare contemporaneo e a trasformare la nostra offerta in soluzioni concrete. Il nostro dialogo con architetti e interior designer è continuo, strutturato e basato soprattutto sulla chiarezza: un listino razionale, varianti ridotte e comprensibili, strumenti tecnici ben organizzati e collezioni coerenti tra loro. Questo permette ai progettisti di lavorare con facilità, scegliendo prodotti che risolvono esigenze estetiche e funzionali senza complessità inutili.
Quando invece comunichiamo con il consumatore finale, la prospettiva cambia. Oggi il cliente è più informato, curioso e disposto ad approfondire: ricerca materiali, soluzioni e significati prima di scegliere. Il cliente non deve necessariamente conoscere ogni aspetto tecnico o produttivo, ma vuole capire l’esperienza, la qualità dei materiali, la durabilità e l’attenzione al dettaglio.
In questo senso il professionista resta un mediatore essenziale, capace di interpretare e tradurre il valore del prodotto in modo semplice e personalizzato. Il nostro compito è offrire anche al consumatore finale punti di accesso chiari al racconto del brand e del prodotto, senza sovraccaricarlo di complessità.

Se ci proiettiamo nel 2035, come immaginate Cristina tra dieci anni? Quale sarà l’identità e la direzione del brand nel lungo periodo?
Se ci immaginiamo nel 2035, vediamo un brand che avrà completato il percorso di trasformazione iniziato in questi anni. Il lavoro che stiamo facendo ora – sulla coerenza del catalogo, sul linguaggio estetico, sul design e sul rafforzamento della filiera – mira proprio a costruire una Cristina più solida, riconoscibile e contemporanea nel lungo periodo, con prodotto, comunicazione e identità perfettamente allineati.
La nostra forza continuerà a essere il controllo della filiera: crediamo che nel 2035 il valore del Made in Italy sarà ancora più rilevante, soprattutto in un mercato che richiederà prodotti sostenibili, tracciabili e realizzati con competenze specializzate. In questo senso, gli investimenti su materiali come l’acciaio inox e sulle nuove tecnologie produttive – comprese le finiture interne – ci permetteranno di affrontare con sicurezza i cambiamenti normativi già in atto, dal passaggio all’eco-brass fino a soluzioni più evolute nel risparmio idrico.
Immaginiamo anche una Cristina più orientata alle soluzioni: ambienti doccia e sistemi wellness capaci di integrarsi con la smart home, interfacce digitali intuitive e prodotti progettati per migliorare l’esperienza quotidiana, senza perdere la semplicità d’uso che il nostro pubblico apprezza.
Le sinergie con il Gruppo Caleffi saranno un acceleratore naturale: ci permetteranno di esplorare con continuità ambiti come l’elettronica, la sensoristica e la gestione intelligente dell’acqua, mantenendo però un’identità completamente autonoma e riconoscibile.
Nel 2035 vediamo un’azienda che avrà consolidato il suo posizionamento:
- un brand autorevole nel design grazie a una direzione artistica forte e coerente;
- un punto di riferimento per architetti e interior designer, grazie a una gamma chiara e personalizzabile;
- una realtà industriale solida, capace di produrre in Italia con un approccio sostenibile e responsabile;
- un marchio vicino al cliente finale, che sceglie Cristina per il benessere quotidiano, la qualità e l’affidabilità.
Ci immaginiamo una Cristina che non solo avrà evoluto il proprio prodotto, ma avrà costruito una cultura del design matura, consapevole e rilevante nel panorama internazionale.

Su Archi&Interiors è inoltre possibile consultare anche la pagina dedicata di Cristina Rubinetterie, con ulteriori materiali, cataloghi e riferimenti utili per conoscere più da vicino l’azienda.


