20 giovani fotografi italiani da scoprire (e seguire) nel 2026

La fotografia italiana contemporanea attraversa un momento particolarmente interessante. Accanto agli autori già entrati nella storia del medium, sta crescendo una generazione che utilizza l’immagine con una libertà difficile da ricondurre a un’unica scuola: c’è chi osserva il paesaggio costruito, chi lavora sul corpo e sull’identità, chi attraversa moda e cultura editoriale e chi torna …

La fotografia italiana contemporanea attraversa un momento particolarmente interessante. Accanto agli autori già entrati nella storia del medium, sta crescendo una generazione che utilizza l’immagine con una libertà difficile da ricondurre a un’unica scuola: c’è chi osserva il paesaggio costruito, chi lavora sul corpo e sull’identità, chi attraversa moda e cultura editoriale e chi torna alla natura, all’archivio, alla memoria o alla dimensione più intima del quotidiano.

Anche il modo in cui scopriamo la fotografia è cambiato. Mostre, festival, premi, libri e riviste continuano a essere luoghi fondamentali per costruire un percorso autoriale, ma oggi Instagram è diventato anche un enorme archivio visivo in movimento: uno spazio nel quale seguire l’evoluzione di una ricerca, osservare nuovi progetti e incontrare autori che, in molti casi, lavorano già oltre i confini italiani.

Non è quindi una classifica, né pretende di essere una mappa esaustiva della nuova fotografia italiana. È una selezione di 20 fotografi italiani delle nuove generazioni da conoscere e seguire nel 2026, scelti per la riconoscibilità del loro linguaggio, la qualità della ricerca e la capacità di utilizzare la fotografia come strumento per leggere il presente.

1. Tamara Quadrelli

Architetture ordinarie, facciate, geometrie, ombre e colori appartengono al vocabolario visivo di Tamara Quadrelli, fotografa italiana che concentra la propria ricerca sul paesaggio culturale del nostro Paese.

Il suo sguardo parte spesso da ciò che normalmente viene attraversato senza essere davvero osservato: un edificio anonimo, una parete segnata dal tempo, un dettaglio urbano, una costruzione apparentemente priva di qualità monumentali. È proprio in questa dimensione quotidiana che la fotografia trova un nuovo valore.

La sua pratica è legata anche alla flânerie, al camminare e all’osservare lentamente. Nei suoi progetti, tra cui Silent Beauty, Geografie Sentimentali e Geometries of Absence, l’architettura diventa così parte di un racconto più ampio sul paesaggio italiano e sulla memoria dei luoghi. Nel 2025 il suo lavoro ha ottenuto diverse menzioni in premi internazionali di fotografia d’architettura.

2. Nima Benati

Nata nel 1992, Nima Benati rappresenta il versante più apertamente fashion della selezione. La sua fotografia è immediatamente riconoscibile per l’uso deciso del colore, la costruzione dell’immagine e una dimensione volutamente spettacolare.

Benati lavora nel settore della moda dal 2010 e ha costruito nel tempo un universo fotografico nel quale glamour, styling, location e immaginario pop concorrono alla costruzione della scena.

Il suo è anche un caso interessante per comprendere quanto fotografia editoriale e comunicazione digitale siano diventate permeabili: il fotografo non è più necessariamente una presenza invisibile dietro l’immagine, ma può diventare parte riconoscibile del proprio universo visivo.

3. Michele Bavassano

La nuova fotografia italiana non vive soltanto nelle città, nella moda o negli spazi costruiti. Michele Bavassano, nato a Orvieto nel 1996, ha scelto come campo di ricerca la natura e in particolare la fotografia wildlife.

La sua attenzione non è rivolta esclusivamente alla documentazione dell’animale. Attesa, composizione, luce e relazione con il soggetto contribuiscono alla costruzione di immagini spesso vicine a una dimensione onirica.

È inoltre uno degli esempi più evidenti di come la fotografia naturalistica possa trovare oggi un pubblico globale attraverso le piattaforme digitali: il suo sito ufficiale indica una community social complessiva superiore ai quattro milioni di follower.

4. Alessio Albi

Nato a Perugia nel 1986, Alessio Albi arriva alla fotografia dopo una formazione scientifica in Biotecnologie mediche. Autodidatta, dal 2015 lavora professionalmente soprattutto tra ritratto, moda e fotografia commerciale.

La componente naturale ricorre frequentemente nel suo immaginario: vegetazione, paesaggi e luce diventano elementi della costruzione del ritratto, contribuendo a creare immagini dalla forte componente atmosferica.

Nel suo percorso convivono fotografia editoriale e commissionata, con un linguaggio che ha trovato una diffusione particolarmente significativa anche attraverso Instagram.

5. Alberto Selvestrel

Tra i profili più interessanti per chi osserva il rapporto tra fotografia, architettura e paesaggio, Alberto Selvestrel nasce a Torino nel 1996 e si avvicina alla fotografia durante l’adolescenza.

La sua ricerca si concentra sul paesaggio antropizzato e sulle trasformazioni introdotte dall’uomo. Edifici, infrastrutture e territorio vengono ridotti a composizioni essenziali, nelle quali geometria, colore e vuoto assumono un ruolo centrale.

La sintesi è uno degli elementi più riconoscibili del suo linguaggio: Selvestrel cerca di condensare il contenuto concettuale dell’immagine attraverso forme minime e composizioni rigorose. Nel 2019 Fujifilm lo ha scelto per il lancio della X-Pro3 e nel 2020 Lamborghini lo ha coinvolto nel progetto With Italy, For Italy.

6. Camilla Ferrari

Fotografa e filmmaker nata nel 1992 e basata a Milano, Camilla Ferrari lavora nel territorio di confine tra immagine fissa e movimento.

La sua ricerca mescola osservazione documentaria e poesia visiva, interrogando la percezione, il rapporto tra sogno e realtà e quelle dimensioni del quotidiano che normalmente rimangono invisibili.

Il suo lavoro è stato pubblicato, tra gli altri, da National Geographic, The New York Times, NPR, Essenziale e Domus. Nel 2019 PDN l’ha inserita tra i 30 nuovi fotografi emergenti da osservare e nel 2026 ha ricevuto un National Geographic Society Level I Storytelling Grant.

7. Sara Lorusso

Nata in Italia nel 1995 e attiva tra Bologna e Milano, Sara Lorusso si muove tra fotografia e arte visiva.

La sua ricerca utilizza l’immagine non semplicemente come documento, ma come strumento di indagine. Intimità, femminilità, relazioni affettive e piccoli gesti quotidiani entrano in una fotografia che mantiene insieme dimensione diaristica e attenzione documentaria.

Il suo lavoro è apparso su i-D, Vogue Italia, Dazed, D la Repubblica, British Journal of Photography e Zeit Magazine; tra le collaborazioni commerciali figurano inoltre Vans, Nike, Carhartt WIP, Puma e Levi’s. Nel 2022 ha pubblicato con Witty Books il suo primo photobook, As a Flower.

8. Pietro Bucciarelli

Pietro Bucciarelli appartiene a quella generazione per la quale la distinzione tra ricerca personale e fotografia commissionata non deve necessariamente trasformarsi in una frattura stilistica.

Fotografo italiano, affianca infatti alla pratica autoriale progetti editoriali e commerciali. Nel suo percorso compaiono esperienze con Cesura e Fabrica, mentre le sue fotografie sono state pubblicate da testate e piattaforme come The Atlantic, The New York Times, i-D, Financial Times, PhotoVogue, C41, Perimetro e Rivista Studio.

Nel 2026 il suo percorso continua anche sul fronte espositivo, confermando un profilo particolarmente interessante nel punto di incontro tra fotografia contemporanea, cultura editoriale e progetto.

9. Federica Torrenti

È uno dei nomi da osservare con particolare attenzione nel 2026.

Nata a Bologna nel 1999, Federica Torrenti è artista e medico. La sua pratica mette in relazione fotografia, biologia, filosofia, fisica e studio della mente, interrogando il confine tra ciò che vediamo e ciò che rimane invisibile.

Con La Fortezza ha vinto il Premio Luigi Ghirri 2026 nell’ambito di Giovane Fotografia Italiana. Il progetto indaga la coscienza intrecciando immagini scientifiche, anatomiche e naturali e le è valso, oltre al premio, l’opportunità di presentare una futura mostra personale alla Triennale Milano.

È un esempio significativo di una fotografia contemporanea che non teme di contaminarsi con discipline apparentemente lontane dal linguaggio artistico.

10. Cinzia Laliscia

Nella fotografia di Cinzia Laliscia il racconto si muove spesso in una dimensione intima, sospesa tra memoria, quiete, natura e percezione.

La sua ricerca ha già attraversato contesti internazionali e piattaforme dedicate alla fotografia contemporanea: dal PhotoVogue Festival a LensCulture, PhMuseum e DER GREIF. Nel 2026 è arrivata tra i finalisti di Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri.

Il suo lavoro dimostra come una fotografia apparentemente delicata possa essere costruita attraverso una ricerca precisa sul ricordo e sull’esperienza individuale, evitando l’immagine semplicemente decorativa.

11. Andrea Camiolo

Nato a Leonforte nel 1998, Andrea Camiolo vive e lavora tra Catania e Torino. Si è formato allo IED di Torino e all’Accademia di Belle Arti di Catania ed è anche cofondatore della casa editrice indipendente DORSOPRESS, dedicata alla fotografia contemporanea.

La sua ricerca attraversa fotografia, paesaggio, archivi e processi di rappresentazione, con un’attenzione particolare ai meccanismi attraverso cui costruiamo e interpretiamo le immagini.

Nel 2023 è stato finalista del Premio Luigi Ghirri e del Premio Driving Energy di Terna e ha vinto l’open call L’Italia è un Desiderio della Direzione Generale Creatività Contemporanea.

12. Giulia Sidoli

Nata in Italia nel 1998 e basata a Parigi, Giulia Sidoli utilizza la fotografia con un approccio insieme contemplativo, ironico e critico.

Particolarmente interessante è Working on My Tan: The Ultimate Tanning Guide, progetto nel quale osserva l’ossessione culturale per l’abbronzatura e i rituali legati alle vacanze estive, trasformandoli attraverso un’estetica volutamente esasperata e quasi kitsch.

Dietro l’apparente leggerezza delle immagini emerge così una riflessione sui comportamenti che una società finisce per considerare normali. Il progetto è stato presentato anche al festival Circulation(s).

13. Melania Mazzone

Nata in Calabria nel 1996 e basata a Roma, Melania Mazzone ha iniziato il proprio percorso fotografico nel 2017.

Adolescenza, identità, memoria e quotidianità sono alcuni dei territori ricorrenti della sua ricerca. Le immagini nascono spesso da emozioni, esperienze personali o ricordi e costruiscono un racconto nel quale ritratto, still life e fotografia fine art possono convivere.

Il suo portfolio su PhotoVogue restituisce bene questa pluralità, mostrando una ricerca che attraversa anche moda e beauty senza perdere una dimensione personale e intimista.

14. Giorgia Bellotti

Per Giorgia Bellotti il paesaggio non è semplicemente uno sfondo.

Cresciuta nell’Appennino tosco-emiliano, si avvicina inizialmente alla pittura e alla grafica, per poi trovare nella fotografia il linguaggio più adatto alla propria ricerca. Dal 2017 l’autoritratto diventa uno degli strumenti attraverso cui esplora la dimensione interiore.

Il corpo e l’ambiente naturale funzionano come parti della stessa costruzione visiva: il territorio nel quale è cresciuta entra nell’immagine come presenza attiva e non come semplice scenografia.

15. Matteo Castagnoli

Nato a Firenze nel 2000, Matteo Castagnoli appartiene alla fascia più giovane di questa selezione.

Dopo gli studi alla Libera Accademia di Belle Arti di Firenze ha sviluppato parallelamente progetti di fotografia contemporanea e concettuale e lavori nel campo fashion ed eventi.

Il bianco e nero caratterizza in modo particolare la sua ricerca autoriale, mentre luce e flash diventano strumenti centrali nel lavoro fashion. Tra i suoi progetti personali figurano Insomnia e Memoriae; nel 2026 Perimetro ha pubblicato anche i lavori Aetherea e The Crow.

16. Yuri Catalano

Classe 1998, Yuri Catalano lavora soprattutto tra ritratto, fashion, fine art e beauty.

Dopo una formazione legata alla comunicazione visiva, nel 2019 entra nel circuito dello street style fotografando durante le settimane della moda milanesi.

La natura, legata anche alla sua crescita in campagna, rimane però una presenza ricorrente nel suo immaginario. Il risultato è una ricerca nella quale il ritratto non è separato dall’ambiente, ma spesso costruisce con esso una relazione.

17. Eleonora Paciullo

Nata nel 1993, Eleonora Paciullo è fotografa, book designer e photo editor.

La sua pratica attraversa luoghi reali e iperreali, spazi fisici e mentali, utilizzando diversi media. La figura femminile assume frequentemente un ruolo centrale, mentre fotografia, memoria, mito e cultura digitale entrano nello stesso territorio di ricerca.

Il progetto Almar’a è stato esposto a Cortona On The Move nel 2022, mentre This is L.A. è stato presentato a Circulation(s) a Parigi nel 2021 e pubblicato da 6Mois e PhMuseum.

18. Rosa Lacavalla

Nata a Barletta nel 1993 e basata a Bologna, Rosa Lacavalla è fotografa e artista visiva.

Dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna e un’esperienza con Cesura, ha costruito una pratica nella quale la fotografia dialoga progressivamente con altri linguaggi, dal video alla scultura.

Il suo approccio rimane intimo, concettuale e spesso metaforico: più che spiegare direttamente un soggetto, le immagini costruiscono uno spazio aperto all’interpretazione. Nel 2024 è stata nominata per FUTURES attraverso DER GREIF; è stata inoltre finalista al Deloitte Photo Grant 2023 e al Premio Luigi Ghirri 2025.

19. Giacomo Infantino

Nato nel 1993, Giacomo Infantino è un artista visivo attivo tra Milano e Varese.

Si è formato all’Accademia di Brera, dove ha conseguito una laurea in New Media e una magistrale in Fotografia, studiando anche alla Hochschule für Grafik und Buchkunst di Lipsia.

Nella sua ricerca fotografia e immagini in movimento costruiscono scenari nei quali paesaggio, mito, artificio e dimensione contemporanea si sovrappongono. Particolarmente significativo è il ruolo della luce, spesso artificiale, elettrica e quasi irreale.

Il suo lavoro è stato presentato, tra gli altri, al Museo di Fotografia Contemporanea, al PhMuseum Lab e in Triennale Milano, oltre che in festival e spazi espositivi internazionali.

20. Eva Rivas Bao

Nata a Milano nel 2001, Eva Rivas Bao è una delle presenze più giovani e concettualmente contemporanee della selezione.

Nel progetto Una storia italiana, presentato nell’ambito di Giovane Fotografia Italiana 2026, lavora sul rapporto tra politica, rappresentazione e memoria mediatica partendo dall’Italia dell’era berlusconiana e dalla figura di Imane Fadil.

Archivi personali e materiali documentari vengono rielaborati anche attraverso l’intelligenza artificiale per interrogare ciò che accade quando le immagini mancano, vengono eliminate o non possono più funzionare come prova.

È una ricerca che porta la fotografia direttamente dentro una delle questioni decisive della cultura visiva contemporanea: possiamo ancora considerare l’immagine una testimonianza?

Una nuova generazione, molti modi di intendere la fotografia

Osservati insieme, questi venti percorsi raccontano soprattutto una cosa: parlare oggi di “giovane fotografia italiana” al singolare è probabilmente impossibile.

Il paesaggio minimale di Alberto Selvestrel è lontanissimo dall’universo fashion di Nima Benati; la natura di Michele Bavassano risponde a logiche differenti dalla ricerca sulla coscienza di Federica Torrenti; il quotidiano intimo di Sara Lorusso convive con l’indagine politica e mediatica di Eva Rivas Bao.

Ed è proprio questa distanza a rendere interessante la scena.

La fotografia continua a essere documento, ma può essere anche costruzione, archivio, diario, ricerca scientifica, progetto editoriale, osservazione del territorio o strumento per mettere in dubbio ciò che vediamo. Le nuove generazioni sembrano soprattutto meno interessate a difendere rigidamente i confini del medium: fotografia e video si incontrano, l’immagine analogica convive con quella digitale, l’editoria dialoga con Instagram e persino l’intelligenza artificiale può entrare nel processo come materiale da interrogare criticamente.

Seguire questi autori significa allora osservare non soltanto come sta cambiando la fotografia italiana, ma anche il modo in cui una nuova generazione guarda il paesaggio, il corpo, la natura, la memoria e la cultura visiva del proprio tempo.

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