La pietra e le cornici di Can Lis, le schermature e i dispositivi domestici di E-1027: due case mostrano come una finestra possa trasformare il mare in una relazione quotidiana.
Can Lis di Jørn Utzon ed E-1027 di Eileen Gray mostrano due modi di progettare una finestra sul mare: incorniciare l’orizzonte nello spessore del muro oppure regolarlo con schermature, aperture e arredi.
Fra una stanza e il mare c’è sempre una decisione. Quanto orizzonte lasciare entrare, quale parte escludere, dove sedersi per guardarlo. La finestra organizza queste relazioni prima ancora di diventare un’immagine: stabilisce una distanza, costruisce un riparo, suggerisce un tempo.
Can Lis di Jørn Utzon, a Maiorca, ed E-1027 di Eileen Gray con Jean Badovici, a Roquebrune-Cap-Martin, permettono di leggere due risposte. In una, la vista si raccoglie nello spessore della pietra. Nell’altra, aperture, schermature e arredi concorrono a regolare una vita domestica rivolta verso la costa.

Can Lis: l’orizzonte dentro lo spessore
Costruita per la famiglia Utzon nei primi anni Settanta, Can Lis si affaccia sul mare da una scogliera di Maiorca. Nel saggio pubblicato dal Pritzker Architecture Prize, Kenneth Frampton descrive una successione di corpi indipendenti e corti, realizzati con blocchi di arenaria locale. Le aperture profonde, orientate verso il mare, sono chiuse da grandi lastre di vetro montate sulla superficie esterna.
Da questa scelta nasce il punto centrale della nostra lettura: la finestra viene percepita come uno spazio nello spazio. Lo sguardo attraversa uno spessore prima di incontrare l’acqua. La materia della casa rimane presente intorno al paesaggio; evita che l’interno scompaia davanti alla vista.
La sequenza di ambienti e corti interrompe inoltre l’idea di un unico panorama disponibile ovunque. Il mare torna in inquadrature successive. Ciò invita a pensare la casa come un insieme di posizioni da abitare, ciascuna con un proprio rapporto fra protezione e apertura.
La finestra come luogo di sosta
Quando l’apertura ha profondità, il suo bordo acquista un ruolo. Non occorre trasformare ogni davanzale in una seduta per riconoscerlo: anche il semplice arretramento del vetro rispetto al campo visivo cambia la sensazione di essere esposti. La cornice può diventare parte della stanza, invece di essere soltanto il punto in cui questa finisce.
È una lezione da leggere attraverso proporzioni e rapporti, senza ridurla a un rivestimento “mediterraneo”. Copiare una pietra chiara lasciando invariati orientamento, sezione e posizione degli arredi produrrebbe un’immagine superficiale del progetto. Il nodo è come il corpo si colloca rispetto alla luce e alla vista.
E-1027: una casa che regola il rapporto con il fuori
A Roquebrune-Cap-Martin, E-1027 fu sviluppata fra il 1926 e il 1929 da Eileen Gray con Jean Badovici. Il dossier di Cap Moderne documenta il volume su pilotis, le vetrate, il balcone, le tende esterne e le persiane. All’interno, mobili e partizioni contribuiscono a distinguere attività e momenti d’uso.
Qui il rapporto con il mare si presta a essere letto come un sistema di regolazioni. La soglia coinvolge elementi che si aprono, proteggono o articolano lo spazio. Una casa panoramica deve accogliere anche il momento in cui si desidera leggere senza abbagliamento, riposare o sottrarsi alla vista altrui.
Il riferimento nautico, riconoscibile nel linguaggio del progetto, non esaurisce questa ricerca. L’interesse per l’interior sta nella relazione fra il disegno dell’involucro e i gesti quotidiani. Guardare il mare è un’attività fra le altre; il progetto deve permettere di scegliere quando farlo.

L’intimità si progetta anche davanti a un panorama
La documentazione della villa insiste sull’organizzazione di spazi personali dentro una casa pensata anche per la convivialità. È un tema ancora attuale: l’apertura visiva non coincide necessariamente con una buona distribuzione. Una stanza può essere luminosa e al tempo stesso difficile da abitare se ogni funzione rimane esposta.
In questa prospettiva, la schermatura merita di essere disegnata fin dall’inizio. L’ombra non arriva come una correzione tardiva a una vetrata troppo ambiziosa. Diventa una possibilità d’uso dell’interno, al pari di un tavolo o di una seduta.
Due soglie, senza una classifica
Il confronto non oppone una casa “naturale” a una “moderna”. Sono categorie troppo larghe per spiegare ciò che accade tra una stanza e il suo affaccio. In Can Lis ci interessa la forza della cornice e della sequenza; in E-1027 la collaborazione fra apertura e dispositivi domestici.
Da una parte possiamo chiederci dove fermare lo sguardo. Dall’altra, come permettere a chi abita di cambiare relazione con il fuori. Le due domande possono convivere nello stesso progetto contemporaneo: una finestra ben inquadrata ha comunque bisogno di essere schermata; uno spazio flessibile beneficia di un orientamento preciso.
Cosa portare nel progetto di oggi
Il primo passaggio è scegliere il punto di vista. Un panorama valutato in piedi può trasformarsi quando ci si siede a tavola o sul divano. Il secondo è studiare ciò che rimane ai suoi margini: pareti, spallette, soffitto, tende. Sono questi elementi a dare misura alla porzione di paesaggio che entra nella stanza.
Il terzo riguarda il tempo. Una bella fotografia congela una condizione luminosa; una casa deve accoglierne molte. Ragionare sulla luce naturale negli interni significa considerare anche le ore in cui il panorama diventa controluce o in cui una schermatura è necessaria.
Il quarto è distinguere il riferimento culturale dalla sua traduzione decorativa. Lo stile mediterraneo contemporaneo può offrire un lessico di materiali e colori; la qualità della soglia richiede invece un disegno specifico. Non dipende dal numero di elementi bianchi, dalle fibre intrecciate o dalla presenza di pietra a vista.
Abitare una distanza
Il mare può occupare quasi tutta l’immagine e lasciare poco spazio alla casa. Questi due progetti aiutano a invertire la domanda: quale interno rende possibile una relazione più ricca con quel paesaggio?
La risposta passa per una misura. Uno spessore che trattiene lo sguardo, un’ombra che consente di restare, una schermatura che restituisce intimità. L’orizzonte acquista significato domestico quando esiste anche la libertà di allontanarsene.
In copertina: E-1027: finestre a libro e schermature sul balcone verso il Mediterraneo. Documentazione del restauro, 2013. © Agence Pierre-Antoine Gatier.


