15 cantine italiane da scoprire nell’autunno 2026: il vino incontra il design

Architetture ipogee, interni d’autore, pietra lavica e sculture abitabili: 15 cantine italiane da scoprire nell’autunno 2026 con uno sguardo di design.

Ci sono cantine che si riconoscono prima ancora di leggere il nome sull’etichetta: una facciata che sembra una cassa da vino, una cupola incisa come una scultura, un’apertura nella collina. Il progetto comincia lì, nel modo in cui un edificio prende posto tra i vigneti e prepara lo sguardo a ciò che accade al suo interno.

Per l’autunno 2026 la redazione ha scelto 15 cantine italiane da scoprire attraverso il design. Alcune affidano la propria identità a un’architettura contemporanea, altre al recupero di spazi rurali, alla forza di un materiale o al disegno del paesaggio agricolo. A ciascuna abbiamo affiancato un post dal suo profilo Instagram ufficiale, per vedere come la cantina si racconta oggi, tra vendemmia e luce d’autunno.

La stagione offre una luce più bassa, capace di allungare le ombre e di far emergere la consistenza delle superfici. Il percorso prosegue il nostro approfondimento sulle cantine italiane dove il vino incontra il design, spostando l’attenzione su forme, interni e relazioni con il territorio.

15 cantine italiane, 15 modi di interpretare il design

Dalle Langhe all’Etna, dall’Alto Adige alla Sardegna, ogni tappa propone un diverso modo di dare forma alla cultura del vino. L’ordine segue il racconto dei progetti e delle loro atmosfere.

1. L’Astemia Pentita, Barolo (Piemonte)

Due casse da vino diventano architettura

Nel cuore del Cannubi, a Barolo, L’Astemia Pentita (oggi semplicemente L’Astemia) prende un oggetto quotidiano e ne cambia la scala. Il progetto di Gianni Arnaudo trasforma le casse da vino in grandi volumi sovrapposti, leggibili anche da lontano: un’architettura pop, ironica, che non teme di farsi guardare.

Forma dell’edificio e immaginario del prodotto appartengono alla stessa idea, ed è questo che ne fa un caso da studiare quando si parla di architettura come racconto. Il lavoro produttivo si sviluppa anche nel sottosuolo, mentre in superficie la presenza resta volutamente inattesa tra i vigneti autunnali.

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2. Fabbrica Pienza, Pienza (Toscana)

Il rigore contemporaneo nella Val d’Orcia

Fabbrica Pienza affida all’architettura un compito preciso: dare spazio alla produzione senza perdere il rapporto con i vigneti. Gli ambienti di lavoro e una barricaia sotterranea sono riuniti in un edificio pensato per integrarsi nella tenuta, in un anfiteatro di vigne con lo sguardo rivolto a Pienza e al Monte Amiata.

Linee pulite e disegno minimalista rendono la cantina molto diversa dall’immagine consueta del podere toscano. A contare è la misura dell’intervento, cioè la relazione tra costruzione, terreno e orizzonte, che si comprende meglio allargando l’inquadratura e lasciando che sia il paesaggio a spiegare le proporzioni.

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3. Le Mortelle, Castiglione della Pescaia (Toscana)

Una cantina che segue la sezione del terreno

Alle Mortelle, in Maremma, il progetto di Hydea concentra gran parte degli spazi produttivi sotto terra. La struttura cilindrica, costruita con materiali naturali, si articola su tre livelli attorno a un grande scalone in acciaio e mette in relazione il percorso dell’uva e del vino con la profondità dell’edificio.

La bellezza del progetto si legge nella sezione, nella continuità dei percorsi e nell’equilibrio tra parti costruite e vegetazione. La barricaia mostra quanto il carattere di una cantina possa dipendere da ciò che il paesaggio nasconde.

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4. Podernuovo a Palazzone, San Casciano dei Bagni (Toscana)

Il paesaggio attraversa l’edificio

La cantina progettata da Alvisi Kirimoto per Podernuovo a Palazzone nasce dall’osservazione delle colline, delle coltivazioni e delle linee del territorio. Setti, percorsi e aperture organizzano le esigenze produttive e, allo stesso tempo, lasciano entrare il paesaggio nella percezione degli spazi.

Ciò che colpisce è la profondità delle prospettive: lo sguardo attraversa l’architettura e ritrova all’esterno il proprio punto di riferimento. La trasparenza diventa così una scelta compositiva, capace di tenere insieme lavoro e contemplazione.

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5. Salcheto, Montepulciano (Toscana)

La sostenibilità prende forma negli spazi

Salcheto mette in relazione produzione, energia e inserimento paesaggistico. La cantina, disegnata dall’architetto Michele Manelli e inaugurata nel 2011, sfrutta il percorso a gravità nella lavorazione del vino e integra le funzioni di accoglienza nell’insieme della tenuta, tra le colline di Montepulciano.

Il dettaglio da osservare è la corrispondenza tra scelte tecniche e organizzazione dello spazio: qui la sostenibilità non è un’etichetta ma un principio costruttivo, tanto da essere indicata come modello di riferimento per la costruzione di cantine.

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6. Nals Margreid, Nalles (Alto Adige)

Cemento color porfido e una grande cassa di rovere

Markus Scherer ha dato a Nals Margreid un’architettura fatta di contrasti misurati. Le pareti di cemento rosso-bruno riprendono il colore del porfido del paesaggio, mentre la barricaia rivestita in rovere richiama una cassa da vino di grandi dimensioni.

La copertura asimmetrica e il dialogo con la tenuta storica restaurata aggiungono complessità al progetto. Ogni parte dell’edificio si riconosce dal materiale: il legno scalda, il cemento definisce la massa, il paesaggio suggerisce la palette.

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7. Cantina Merano, Marlengo (Alto Adige)

L’enoteca come osservatorio sul territorio

Nella sede di Marlengo, che nel 2026 celebra i 125 anni della cantina, l’intervento di Werner Tscholl contrappone la consistenza degli spazi produttivi alla leggerezza dell’enoteca panoramica. Il vetro mantiene un rapporto ampio con la conca meranese e con la valle.

Lo sguardo si ferma sul confine tra interno ed esterno: trasparenze, riflessi e luce trasformano la degustazione in un’esperienza dello spazio. Il paesaggio entra nell’edificio senza dover diventare decorazione.

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8. Zýmē, San Pietro in Cariano (Veneto)

Un’antica cava diventa il cuore della cantina

Zýmē trova casa in una cava di arenaria della Valpolicella. La barricaia ricavata nell’antico scavo conserva un rapporto diretto con la pietra, mentre il corpo pentagonale dell’accoglienza traduce in architettura il simbolo dei cinque elementi fondamentali per il vino: uomo, vite, terra, acqua e sole.

Il progetto mette in dialogo materia naturale e geometria. Nelle immagini del sottosuolo è la roccia a costruire l’atmosfera e a dare alle botti una scala diversa da quella delle consuete sale di affinamento.

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9. Pieropan, Soave (Veneto)

Una linea curva che appartiene alla collina

La nuova cantina Leonildo Pieropan, progettata da Moreno Zurlo di A.c.M.e. studio, sceglie la costruzione ipogea per inserirsi nel territorio di Soave. Le forme riprendono l’andamento delle colline e dei terrazzamenti, facendo del paesaggio un riferimento concreto.

La facciata curvilinea è il segno che permette di riconoscere il progetto. Osservarla insieme al pendio aiuta a capire come un edificio produttivo possa avere una presenza precisa e lasciare, allo stesso tempo, spazio alla continuità del terreno.

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10. Feudi di San Gregorio, Sorbo Serpico (Campania)

Architettura, interni e grafica parlano la stessa lingua

Ai Feudi di San Gregorio Hikaru Mori e Maurizio Zito hanno lavorato sull’architettura, mentre Massimo e Lella Vignelli hanno contribuito agli interni e alla cultura visiva dell’azienda, fino alle etichette a mosaico. Il progetto lega luoghi produttivi, accoglienza, design e arte contemporanea.

Il punto forte è la continuità tra scale diverse, dall’edificio all’arredo fino al segno grafico di una bottiglia. La cantina dimostra quanto un’identità possa essere costruita con scelte coerenti, riconoscibili tanto in una sala quanto in un piccolo oggetto.

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11. Carapace, Bevagna (Umbria)

Entrare in una scultura di Arnaldo Pomodoro

Il Carapace delle Tenute Lunelli porta la ricerca di Arnaldo Pomodoro alla scala di uno spazio abitabile. La grande cupola rivestita in rame, percorsa da incisioni e fratture, emerge tra i vigneti come una presenza scultorea.

Il rapporto tra superficie esterna e spazio interno è il cuore dell’opera. Il progetto invita a guardare una cantina come un luogo in cui produzione e arte possono condividere la stessa forma, senza perdere il legame con la terra circostante.

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12. Palmento Costanzo, Castiglione di Sicilia (Sicilia)

La pietra lavica custodisce la memoria del lavoro

A Palmento Costanzo il recupero dell’antico palmento restituisce centralità a un’architettura rurale nata per la vinificazione. Canali, quote e ambienti raccontano un sapere costruttivo che usava la gravità per accompagnare il mosto attraverso le diverse fasi.

Il restauro conservativo e la cantina moderna adiacente mettono in relazione memoria e nuove esigenze produttive. La pietra lavica è il filo materiale del racconto: nelle superfici e nei dettagli si riconosce un modo di costruire legato all’Etna.

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13. Barone di Villagrande, Milo (Sicilia)

Il disegno agricolo sul versante orientale dell’Etna

A Milo, sul versante orientale dell’Etna, Barone di Villagrande custodisce una storia agricola che l’azienda fa risalire al 1727. In questa selezione conta soprattutto il paesaggio che la tenuta rende leggibile: il rapporto tra vigneti, quota e affaccio sulla costa.

Qui il progetto non è un singolo gesto architettonico e va letto nell’insieme, nella trama dei filari, nella terra vulcanica e negli spazi della tenuta. È la tappa che ricorda come il design di una cantina possa essere, prima di tutto, disegno del paesaggio.

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14. Cottanera, Castiglione di Sicilia (Sicilia)

Le piramidi di pietra nel paesaggio del vino

Nei vigneti di Cottanera si incontrano le cosiddette piramidi dell’Etna, cumuli appuntiti di pietra lavica che segnano il paesaggio agricolo. La cantina le include nel racconto del territorio, facendone un elemento riconoscibile dell’esperienza dei luoghi.

È una presenza che allarga il tema del design alla cultura materiale e alla forma del paesaggio. La pietra accumulata, la geometria dei filari e il profilo del vulcano compongono un’immagine diversa da quella della cantina d’autore, ma altrettanto progettata dal tempo.

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15. Su’entu, Sanluri (Sardegna)

La materia locale definisce il volume

Su’entu, progettata nel 2015 da Mario Casciu e Francesca Rango, si dispone lungo la linea del crinale attorno a una corte centrale. Muri in pietra locale, superfici intonacate di bianco, travi in legno lamellare e acciaio dialogano con i volumi della produzione, mentre una copertura a sbalzo protegge la corte dal sole.

La forza visiva sta nella relazione tra massa e vuoto: pareti dense, ombre profonde, ampie vetrate della sala degustazione che si aprono sul paesaggio. Qui l’identità del territorio passa attraverso la costruzione e la scelta di superfici capaci di dare carattere all’edificio.

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Che cosa rende interessante l’architettura di una cantina?

La sua qualità si misura nel rapporto tra esigenze produttive e spazio. La gravità può suggerire una successione di livelli, il bisogno di controllare temperatura e umidità può portare a costruire nel sottosuolo, un materiale locale può diventare il carattere dell’edificio. Quando queste scelte trovano una forma convincente, anche un ambiente di lavoro diventa un luogo da ricordare.

In questa selezione convivono progetti molto diversi. Il gesto pop dell’Astemia Pentita, la linea curva di Pieropan e la presenza scultorea del Carapace mostrano che non esiste un’unica estetica del vino. Esiste, piuttosto, una relazione da costruire tra ciò che si produce, il luogo in cui lo si fa e le persone che lo attraversano.

Scoprirle in autunno: immagini, luoghi e visite

L’autunno è il momento giusto per osservare queste architetture in relazione al paesaggio che cambia. I colori e i tempi della stagione variano tra territori e altitudini: i vigneti altoatesini, le colline toscane e i versanti dell’Etna offrono esperienze visive molto diverse.

Chi desidera organizzare una visita deve verificare direttamente con la singola cantina disponibilità, accessibilità degli ambienti e modalità di prenotazione.

Vale la pena soffermarsi su ciò che spesso resta ai margini di una degustazione: una soglia, una parete di pietra, la luce nella barricaia, il modo in cui una finestra incornicia la vigna. Sono questi dettagli a raccontare quanto il vino possa essere anche una questione di design.

Domande frequenti sulle cantine di design in Italia

Quali cantine di questa selezione si possono visitare?

Le cantine proposte organizzano in genere visite e degustazioni, spesso su prenotazione. Prima di mettersi in viaggio conviene sempre verificare date, orari e accessibilità degli ambienti direttamente con l’azienda.

Quali sono le cantine costruite nel sottosuolo?

Le Mortelle e Pieropan hanno scelto di nascondere gran parte dei volumi sotto terra, mentre Fabbrica Pienza e l’Astemia Pentita sviluppano nel sottosuolo parte della produzione. Zýmē, invece, sfrutta una cava di arenaria della Valpolicella.

Quali regioni italiane sono rappresentate?

La selezione attraversa otto regioni: Piemonte, Toscana, Alto Adige, Veneto, Campania, Umbria, Sicilia e Sardegna, con la Toscana a guidare per numero di progetti.

Perché visitare una cantina d’autunno?

Perché la stagione coincide con la vendemmia e con i giorni successivi, quando la luce più bassa mette in rilievo materiali e superfici e i vigneti cambiano colore. È anche il periodo in cui le cantine raccontano di più il proprio lavoro, come mostrano i post che accompagnano ogni tappa.

Che cosa si intende per cantina di design?

Una cantina in cui architettura, interni e identità visiva nascono da un unico progetto: dal rapporto con il paesaggio alla scelta dei materiali, fino ad arredi, etichette e percorsi di visita.

Pubblicità e collaborazioni con Archi&Interiors

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