Il premio Pritzker progetta un’opera monumentale davanti alla casa circondariale della città dei Sassi. Sarà inaugurata entro la fine del 2026, l’anno in cui Matera è Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo.
Sarà Lord Norman Foster a firmare la Porta della Speranza di Matera, un’opera monumentale che verrà installata davanti alla casa circondariale della città entro la fine del 2026. L’annuncio, diffuso il 5 ottobre, porta in Basilicata uno dei nomi che hanno ridisegnato l’idea stessa di edificio pubblico, e lo porta nel luogo che una città guarda meno volentieri: il carcere.

L’architetto britannico si è detto «onorato di poter realizzare a Matera un’opera così profondamente simbolica». Il sindaco Antonio Nicoletti ha scelto un’altra chiave, quella del futuro: per lui il 2026 «non è un traguardo raggiunto, ma una nuova partenza per Matera» (AGI).
Dalla cupola del Reichstag a una porta: la stessa idea di trasparenza

C’è una coerenza precisa nel fatto che sia Norman Foster a disegnare questa soglia. La sua opera più politica, la cupola vetrata del Reichstag di Berlino, ha messo i cittadini a camminare sopra l’aula del Parlamento: il potere sotto lo sguardo del pubblico. Il carcere è l’istituzione opposta, quella che per definizione sottrae allo sguardo.
Luce, trasparenza e accesso allo spazio pubblico sono le costanti del lavoro di Foster, dal Millennium Bridge alla Great Court del British Museum, dal viadotto di Millau all’Apple Park di Cupertino. Sono anche le parole con cui i promotori descrivono il nuovo rapporto tra carcere e città.
Il tema della soglia, del resto, attraversa il Foster più recente. Alla Biennale Architettura di Venezia 2025 la Norman Foster Foundation ha presentato Gateway, una struttura che evocava i ponti veneziani e funzionava da snodo per la mobilità elettrica su acqua e su terra: 298.000 visitatori in sei mesi. Da Venezia a Matera, il varco passa da infrastruttura a dispositivo civile.
Cosa sono le Porte della Speranza
Il progetto nasce da un gesto: l’apertura della Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia all’inizio del Giubileo, voluta da Papa Francesco e rilanciata da Papa Leone XIV nell’esortazione apostolica Dilexi te. Lo promuove la Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, presieduto dal cardinale José Tolentino de Mendonça, con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Lo realizzano il Comitato Giubileo Cultura Educazione e Rampello & Partners, con la curatela di Davide Rampello e il sostegno di Fondazione Cariplo.
Presentato l’8 ottobre 2025 nella Sala Stampa della Santa Sede, il programma affida a figure della cultura e del progetto un ingresso monumentale per ciascun istituto (Vatican News). Le regole sono poche e rigorose. I materiali sono i tre della Croce: legno, metallo e pietra. Ogni opera nasce dal dialogo diretto con detenuti e personale, dentro l’istituto, e gli autori lavorano senza compenso. La porta, infine, si attraversa in due direzioni: dal carcere alla società, per chi ha compiuto un percorso educativo e riabilitativo, e dalla città al carcere, per superare i pregiudizi sulla detenzione.
Monsignor Davide Milani, segretario generale della Fondazione, ha ricordato che porta e porto condividono la stessa radice: il passaggio, non la chiusura. Per Stefano Carmine De Michele, a capo del DAP, l’opera deve diventare una soglia «tra il passato e il possibile».
Una costellazione di autori, da De Lucchi a Boeri

Matera entra in una mappa già tracciata. La prima porta, firmata da Michele De Lucchi, è stata inaugurata il 19 dicembre 2025 davanti a San Vittore, a Milano (Mudec): due ante in cedro del Libano di recupero con una superficie a bugnato che cita il Rinascimento. A Brescia Stefano Boeri Architetti ha lavorato sul tema del lavoro con due porte gemelle in legno, una dentro l’istituto Nerio Fischione e una in Piazzale Arnaldo, in pieno centro.

Tra gli autori annunciati figurano anche Mario Martone a Venezia, Gianni Dessì a Roma (Regina Coeli), Massimo Bottura a Palermo e l’astrofisica Ersilia Vaudo a Reggio Calabria. In Portogallo il progetto ha preso la forma di due residenze artistiche, a Leiria e a Tires. Foster è il primo vincitore del premio Pritzker a entrare nella serie, accanto ad alcuni degli architetti italiani più noti della scena contemporanea.
Perché proprio Matera

Nessuna città italiana conosce il lessico del riscatto meglio di Matera. Negli anni Cinquanta i Sassi erano il simbolo della miseria del Mezzogiorno e furono svuotati per legge; nel 1993 sono diventati patrimonio UNESCO; nel 2019 la città è stata Capitale Europea della Cultura. Una porta che parla di seconde possibilità, qui, ha un fondale credibile.
Il 2026 aggiunge un titolo internazionale. L’Unione per il Mediterraneo e la Fondazione Anna Lindh hanno nominato Matera e la marocchina Tetouan Capitali Mediterranee della Cultura e del Dialogo 2026, dopo Tirana e Alessandria d’Egitto (UfM). Il programma è curato dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019 e cofinanziato dal Ministero della Cultura: la Porta della Speranza ne diventa uno dei segni più duraturi.
Cosa sappiamo del progetto, e cosa resta da vedere
Forma, dimensioni e disegno dell’opera non sono ancora stati resi pubblici. Il perimetro però è chiaro: legno, metallo e pietra, un’opera visibile ai cittadini, un processo costruito con la comunità del carcere. A Matera la pietra ha un’identità fortissima, quella della calcarenite che ha scavato e costruito i Sassi; se e come Foster la userà sarà una delle chiavi di lettura dell’opera.
La vera misura del progetto, però, non sarà estetica. Una soglia disegnata da un maestro vale quanto i percorsi di reinserimento che la città saprà costruirle intorno. Foster progetta il passaggio; tocca a Matera renderlo percorribile.

