La prima mostra museale dedicata alla designer trasforma lampade di serie, colonne di lava, resina, specchi e acqua in ambienti: una lezione su scala, ripetizione e riflessione.
Centoventicinque lampade nate per la casa formano un tunnel lungo undici metri. Otto colonne di lava, alte quasi tre metri, si moltiplicano dentro pareti specchianti. Poco oltre, una sottile superficie d’acqua increspata meccanicamente restituisce il percorso di una sorgente luminosa mobile. In Sabine Marcelis – Light and Color, aperta dal 30 ottobre al Museum für Gestaltung Zürich e visitabile fino al 4 aprile 2027, la luce non è il soggetto da contemplare: è la materia che ridisegna la misura della stanza.
È la prima mostra museale dedicata alla designer olandese, nata in Nuova Zelanda e attiva a Rotterdam. Riunisce lavori degli ultimi quindici anni, dai Candy Cubes in resina colata a specchi, arredi e installazioni sviluppate per l’occasione. Marcelis ha evitato la forma ordinata della retrospettiva. Il percorso alterna oggetti isolati, campioni di materiale e ambienti immersivi per mostrare un metodo: partire dalla materia, osservare come reagisce alla luce, poi ridurre la forma fino a lasciare visibile quell’effetto.
La ripetizione trasforma il prodotto
Il passaggio più utile per chi progetta interni è il VARMBLIXT Tunnel. Marcelis ha sviluppato con IKEA una collezione di circa venti oggetti, fra cui la nota lampada ad anello. A Zurigo, 125 esemplari vengono montati in sequenza davanti a una parete specchiante con gradiente cromatico. Il prodotto resta riconoscibile, ma perde la scala domestica: la ripetizione costruisce profondità, ritmo e orientamento, mentre lo specchio prolunga otticamente il sistema fino a farne un corridoio percorribile.
Non è soltanto un espediente spettacolare. Dimostra che un elemento seriale può diventare infrastruttura spaziale quando interasse, quota, riflessione e campo visivo vengono trattati come parti dello stesso progetto. Per retail, hospitality e allestimenti, la lezione è concreta: prima di commissionare una forma speciale, si può verificare se un componente disponibile possieda già una grammatica capace di crescere per aggregazione. L’unicità non risiede necessariamente nel pezzo, ma nel modo in cui molti pezzi governano un ambiente.
Questo approccio richiede però una disciplina che l’immagine finale tende a nascondere. Una sequenza di sorgenti moltiplicata dagli specchi amplifica anche abbagliamento, disallineamenti e riflessi indesiderati; cablaggio, accesso per la manutenzione e sostituzione devono essere risolti senza spezzare la continuità. Le fonti della mostra non pubblicano valori di illuminamento, resa cromatica o consumo dell’installazione: è corretto leggerla come ricerca percettiva, non come capitolato pronto per essere replicato.
Dall’oggetto nostalgico al tempo della materia
Con Mathmos Lava Columns, Marcelis prende un’icona pop inventata nel 1963 e la porta alla dimensione di un paesaggio. Le otto lampade monumentali contengono lava rosa bubblegum che sale, si unisce e ricade; basi e terminali bianchi in alluminio arretrano visivamente, mentre le pareti a specchio estendono il movimento oltre il perimetro reale. La luce acquisisce così una qualità che resina e vetro, pur centrali nel lavoro della designer, non possiedono da soli: il tempo.
La collaborazione con Mathmos chiarisce un altro aspetto del metodo. Marcelis non tratta la produzione industriale come l’ultima fase, incaricata di riprodurre una forma già decisa. Entra nella fabbrica, lavora sui prototipi e usa le competenze del produttore per capire quali effetti possano diventare ripetibili. Nell’intervista pubblicata dal German Design Council, racconta che molte scoperte nascono per caso e vengono poi decostruite per trasformarle in un processo controllabile. È una posizione lontana sia dall’oggetto puramente intuitivo sia dall’estetica impostata a tavolino.
Anche Sunbeam Captured, realizzata con Boris Acket, sposta il progetto dal disegno della lampada al comportamento della luce. Onde generate meccanicamente muovono un velo d’acqua; una sorgente mobile simula il tragitto del sole e un grande specchio sfuma dal blu all’arancio seguendo le variazioni della temperatura cromatica. L’ambiente non illustra un’alba o un tramonto. Ne ricostruisce alcune condizioni — movimento, rifrazione, cambio di colore — per farle percepire in assenza del fenomeno naturale.
Che cosa resta fuori dall’effetto
Marcelis è spesso associata a superfici impeccabili e immagini immediatamente seducenti. La mostra prova a rallentare quella lettura, affiancando ai lavori compiuti campioni e studi di materia. Resina, vetro e pietra naturale non sono scelti come semplici finiture; determinano trasmissione, assorbimento, riflessione e profondità apparente. La forma ridotta serve a non competere con questi comportamenti.
Per il progetto degli interni, ciò implica una distinzione importante. Scegliere un materiale “traslucido” non basta: contano spessore, bordo, distanza dalla sorgente, colore dello sfondo e posizione dell’osservatore. Lo stesso campione può risultare lattiginoso, saturo o quasi trasparente al variare di pochi parametri. La qualità nasce quindi dalla relazione fra componenti, non da una proprietà isolata nel catalogo.
Il confronto con l’approfondimento sul design sensoriale aiuta a collocare il lavoro di Marcelis oltre la formula dell’esperienza immersiva. Qui il coinvolgimento non deriva dall’accumulo di stimoli, ma dalla loro selezione: una sorgente, una superficie, un movimento e il tempo necessario perché l’occhio riconosca ciò che cambia. È una sottrazione molto costruita, sostenuta da prototipi, collaborazioni industriali e controllo dell’allestimento.
Light and Color conta adesso perché porta questa ricerca dall’immagine dell’oggetto alla scala verificabile dello spazio. La lampada ad anello, la lava e lo specchio non smettono di essere prodotti; diventano strumenti per misurare profondità, durata e presenza. Per designer e aziende, la mostra suggerisce una direzione precisa: un materiale o un componente raggiungono la loro espressione più forte non quando vengono caricati di forma, ma quando il progetto costruisce le condizioni giuste perché possano agire.
Fonti consultate
- Museum für Gestaltung Zürich, Sabine Marcelis – Light and Color, pagina istituzionale della mostra.
- German Design Council, I Shape the Relationship Between Material and Light, intervista del 20 ottobre 2026.
- Wallpaper*, Sabine Marcelis brings 15 years of light and colour to her Zurich show, pubblicato il 31 ottobre 2026.

