Il 5 dicembre 2025 il mondo dell’architettura ha perso una delle sue voci più rivoluzionarie: Frank Gehry, maestro del Decostruttivismo e autore di una rivoluzione formale che ha cambiato per sempre il modo in cui percepiamo gli edifici e le città.
Nato a Toronto nel 1929, formatosi tra Los Angeles e Harvard, Gehry ha iniziato la sua carriera negli anni ’60 con un’impronta già radicale: materiali “poveri”, geometrie inattese, un’attitudine giocosa e anarchica che sfidava apertamente i canoni dell’architettura modernista.
Per lui un edificio non era mai solo funzione: era scultura, movimento, emozione.
Frammentava volumi, li ricomponeva in forme oblique e fluide, sperimentava con legno, vetro, metallo e titanio come fossero pigmenti sulla tavolozza di un artista.
Gehry ha cancellato i confini tra arte e costruzione, dimostrando che anche i materiali più semplici possono diventare veicolo di poesia, identità e innovazione.
Negli anni ’90, grazie all’uso pionieristico del disegno e della modellazione digitale, ha dato vita ad alcune delle opere più iconiche dell’epoca contemporanea, influenzando generazioni di architetti e aprendo nuove strade per il pensiero progettuale.
Oggi, mentre il mondo lo saluta, resta un’eredità di coraggio, intuizione e libertà creativa: edifici che vibrano di vita e ricordano quanto l’immaginazione possa incidere davvero sul reale.
Le sue opere-sogno: una galleria che ha cambiato l’architettura
Una selezione delle sue realizzazioni più emblematiche, veri e propri “sogni di pietra, vetro e metallo”:
• Guggenheim Museum Bilbao — Spagna

Il capolavoro che ha generato il celebre “effetto Bilbao”: vele di titanio capaci di trasformare una città industriale in un simbolo culturale globale.
• Vitra Design Museum / Vitra Campus — Germania

Architettura come arte, sperimentazione e libertà formale.
• Fondation Louis Vuitton — Parigi

Un insieme di vele in vetro curvato e acciaio che dialogano con il Bois de Boulogne in un equilibrio poetico.
• Dancing House — Praga

Due volumi che sembrano danzare: una metafora vivente dell’approccio giocoso e dinamico di Gehry.
• LUMA Arles — Francia

Un manifesto della sua contaminazione tra arte, architettura e paesaggio culturale.
• Weisman Art Museum — USA

Una riflessione sulla percezione dello spazio museale come esperienza sensoriale.
• BP Pedestrian Bridge — Chicago

Infrastruttura come scultura da attraversare, integrata nel paesaggio urbano.
• DZ Bank Building — Berlino

Geometrie che spezzano la rigidità istituzionale, portando emozione negli spazi quotidiani.
• Lou Ruvo Center for Brain Health — Las Vegas

Un centro sanitario trasformato in un’esperienza empatica attraverso forme fluide e avvolgenti.
• 8 Spruce Street (“New York by Gehry”) — USA

Una torre residenziale che reinventa lo skyline con una pelle metallica vibrante e dinamica.
Perché Gehry ha cambiato per sempre il modo di vedere le città
Gehry ha dimostrato che l’architettura non è mai neutra.
Le sue opere sono sculture urbane che invitano a guardare la città con occhi nuovi: curve, pieghe, superfici riflettenti, materiali insoliti, volumi che sembrano muoversi.
Ha liberato la forma, ridefinito l’idea stessa di edificio e dimostrato che un progetto può trasformare:
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l’identità culturale di un territorio
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l’economia locale
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lo skyline
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l’immaginario collettivo
Fu tra i primi a usare in modo avanzato la modellazione digitale (CAD/3D), aprendo la strada alla progettazione contemporanea.
Il suo linguaggio è diventato un modo nuovo di pensare gli spazi: non più rigidi contenitori, ma organismi vivi.
Un genio che continua a illuminare il futuro dell’architettura
Con la sua scomparsa perdiamo un visionario capace di rompere regole e confini. Gehry ci ha insegnato che l’architettura può essere sogno, emozione e rinnovamento. Lo ha raccontato con profondità anche Sidney Pollack nel documentario Frank Gehry – Creatore di sogni, ritratto intimo di un uomo che vedeva possibilità dove altri vedevano limiti.
Le sue architetture restano qui, a ricordarci che i sogni possono prendere forma, diventare materia, trasformare città e pensieri. E continueranno a farlo, ancora a lungo.
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