Il 2026, per chi guarda l’ospitalità con occhi da progettista, è l’anno in cui si consolida un cambio di paradigma: l’hotel smette di essere un contenitore “decorato bene” e torna a essere un dispositivo architettonico completo, dove restauro, materia, luce e paesaggio lavorano insieme. In altre parole: non basta più un interior fotogenico, “instagrammabile“. Sempre di più, conta la coerenza del racconto, la qualità del recupero, la precisione dei dettagli costruttivi, la capacità di far funzionare spazi complessi (camere, aree comuni, wellness, ristorazione) senza perdere identità.
In questa nuova ondata, due filoni si incrociano spesso. Il primo è il riuso di edifici storici: palazzi urbani, ex monasteri, architetture “pesanti” di memoria che vengono riportate in vita senza trasformarsi in scenografia. Il secondo è la ricerca di una forma contemporanea di benessere: non più solo spa e trattamenti, ma programmi, rituali, qualità dell’aria e dei materiali, dialogo con la natura, silenzio come elemento di progetto. La parola “lusso”, qui, cambia senso: è meno ostentazione e più controllo dello spazio.
Italia: il 2026 come laboratorio (Venezia, Firenze, Roma) delle nuove aperture di hotel di design

In Italia il movimento è evidente perché coincide con un tema importante: come intervenire su contesti già perfetti senza banalizzarli. Venezia, Firenze e Roma sono città dove la cornice rischia di divorare il progetto. Eppure, proprio qui si vedono alcuni degli interventi più interessanti perché obbligano a una disciplina: misura, stratificazione, rispetto della scala.
Venezia torna al centro con un debutto molto atteso che sposta il baricentro su un’idea di eleganza “teatrale”, ma costruita con rigore. L’Airelles Palladio, annunciato in apertura ad aprile 2026, lavora su un’immagine di ospitalità che non cerca la neutralità: vuole essere riconoscibile, con una regia precisa dell’esperienza. Accanto, la città continua a richiamare progetti che usano l’heritage come materia viva e non come citazione.
Spostandosi in Toscana, il 2026 sembra scritto per chi ama i progetti in cui il restauro diventa un atto contemporaneo. La riapertura di Villa San Michele (Belmond), sulle colline di Fiesole, è un esempio di come si possa intervenire su un’icona lavorando su artigianato, identità locale e interior completamente ripensati. La data annunciata — fine aprile 2026 — rende chiaro che non si tratta di un semplice “refresh”, ma di un passaggio di fase.
Sempre nell’area fiorentina, il 2026 porta nuove aperture che raccontano due modi diversi di intendere il lusso urbano. Borgo Pignano Florence si presenta come un micro-mondo verde e raccolto, un’ospitalità “a distanza breve” dal centro storico ma con un’idea di quiete progettata, quasi da giardino segreto. L’apertura è indicata per l’estate 2026. Pochi mesi prima, a giugno 2026, è prevista l’apertura di La Réserve Firenze, che porta in città una cifra estetica riconoscibile, dentro un palazzo storico: un’operazione che interessa perché lavora sulla densità del contesto senza cercare di “alleggerirlo” in modo artificiale.
A Roma, l’ospitalità si muove in modo diverso: qui il progetto è anche una dichiarazione urbana. L’arrivo di Experimental Roma, con apertura annunciata per l’estate 2026, porta un’idea di hotel come set contemporaneo: un luogo con una regia forte, dove interior e atmosfera diventano parte dell’esperienza della città. Nello stesso periodo, Corinthia Rome entra in scena con un’operazione di recupero di un edificio storico nel cuore della capitale e un posizionamento da “grand boutique”: un format che, se fatto bene, può essere interessante perché richiede equilibrio tra monumentalità e intimità. Le prenotazioni sono indicate a partire da febbraio 2026. E poi c’è un segnale importante per la città: l’arrivo del primo Hyatt Regency in Italia, con Hyatt Regency Rome Central previsto per la prima metà del 2026, che mette al centro la dimensione contemporanea dell’hospitality urbana (grandi spazi pubblici, rooftop come estensione della città, offerta multifunzionale).
Nuove aperture di hotel di design nel 2026 nel resto del mondo: città iper-urbane e nuovi riti del viaggio
Fuori dall’Europa, il 2026 mostra due direzioni che si completano. Da un lato la città iper-urbana, dove l’hotel diventa infrastruttura (wellness, ristorazione, rooftop, comunità). Dall’altro i progetti legati a rituali più lenti: retreat, paesaggi estremi, ospitalità come forma di cura.
In Giappone, Capella Kyoto è annunciato per la primavera 2026 e interessa anche per la storia del sito: un intervento che parla di continuità culturale e di come si può fare hospitality senza cancellare la memoria urbana. A Tokyo, l’arrivo di 1 Hotel Tokyo (Akasaka) nel 2026 porta un modello “biofilico” e sostenibile in un contesto ad alta densità: qui l’idea è far entrare natura e benessere in verticale, dentro una metropoli che chiede efficienza.
Hotel di design: le nuove aperture nel 2026 da non perdere
Airelles Palladio Venezia

L’1 aprile 2026 segna l’arrivo in Italia di Airelles con un’apertura che punta dritto al cuore della Laguna. Airelles Palladio Venezia si affaccia sul bacino di San Marco, sull’isola della Giudecca, e prende forma dentro tre edifici storici del Cinquecento, circondati da circa un ettaro di giardini privati: un elemento raro a Venezia, capace di spostare l’esperienza dall’idea di “palazzo” a quella di ritiro verde, protetto e silenzioso.
Il progetto di restauro lavora sul patrimonio esistente con un equilibrio delicato: rispetto dell’impianto architettonico e, insieme, una regia contemporanea degli spazi e dei servizi, pensata per far funzionare un’ospitalità di alto livello senza snaturare il carattere del luogo. La proposta gastronomica si articola in tre ristoranti, con un club e un bar dedicato ai cicchetti veneziani, affiancati da altri punti bar calibrati sui diversi momenti della giornata. A completare il quadro, una spa con centro wellness annunciato come il più ampio della città, per un’esperienza che unisce heritage e benessere in modo strutturato.
Dove: Airelles Palladio Venezia, Fondamenta Zitelle 33, Venezia.
Villa San Michele, Fiesole (riapertura 28 aprile 2026)

Villa San Michele torna in scena dopo 18 mesi di restauro come caso scuola di ospitalità “in quota”: non un semplice hotel, ma un dispositivo che lavora su paesaggio, prospettiva e tempo. L’ex monastero del XV secolo riapre con 39 camere e suite, ripensate con un approccio che mette al centro l’artigianato toscano e un dialogo continuo con il contesto: qui l’interior non può essere autoreferenziale, deve accompagnare la vista e non competere con essa.
Gli interni sono firmati da Luigi Fragola Architects, mentre i giardini terrazzati vengono riletti da Luca Ghezzi Garden Design: un binomio interessante perché, in luoghi così stratificati, la riuscita sta spesso nella continuità tra sequenza degli spazi e qualità del verde. A completare il progetto, la Villa San Michele Spa by Guerlain, pensata anche per estendere la stagione e rendere la struttura vivibile tutto l’anno, e la proposta gastronomica guidata dall’executive chef Alessandro Cozzolino.
Dove: Villa San Michele, Via Doccia 4, Fiesole (Firenze)
Borgo Pignano Florence, Firenze (apertura primavera 2026)

Qui il tema non è la “prossimità al centro”, ma la costruzione di una quietezza progettata: Borgo Pignano Florence nasce a pochi minuti dalla città, ma si imposta come micro-paese contemporaneo immerso nel verde. Il complesso si sviluppa su cinque ettari di giardini privati e undici edifici storici, con un impianto che evoca un borgo e non un unico palazzo. Le 32 camere e suite sono distribuite in più strutture, scelta che influisce molto sulla percezione dell’ospitalità: più frammentata, più intima, meno “hotel-classico”.
Il linguaggio è dichiaratamente materico e sartoriale: arredi su misura, tessuti artigianali, bagni in marmo, affacci che fanno del giardino parte integrante dell’esperienza. La ristorazione, affidata allo chef stellato Stefano Cavallini, lavora sulla filiera (prodotti biologici della tenuta) e su spazi che si aprono anche alla città: elemento non banale, perché sposta il progetto da destinazione chiusa a luogo con una relazione urbana più porosa.
Dove: Borgo Pignano, Via Bolognese 89, Firenze
La Réserve Firenze (apertura giugno 2026)

La Réserve Firenze introduce un’idea precisa: più che hotel, una residenza privata con servizi alberghieri su misura. Il progetto si inserisce in un palazzo del XV secolo in via Santo Spirito, e lavora sulla tensione tipica di Firenze: volumi storici, superfici pregiate, affreschi, con la necessità di far funzionare un programma contemporaneo senza “musealizzare” l’esperienza.
Il concept è definito da Gilles & Boissier, con la collaborazione di Grégory e Olivia Marciano: ne risultano sei appartamenti privati (alcuni con affacci sull’Arno) e spazi comuni calibrati come estensione domestica — palestra, biblioteca, lounge, rooftop. È un indirizzo pensato per chi cerca privacy, cura e servizio “silenzioso”: concierge dedicato, housekeeping e chef personali, con un’impostazione più da casa sofisticata che da hotel tradizionale.
Dove: La Réserve Firenze, Via Santo Spirito, Firenze
Experimental Rome, Roma (apertura 2026)

A Roma la partita è spesso urbana prima che estetica: contano posizione, scala e rapporto con la città. Experimental sceglie un asse denso — tra via Veneto e Piazza di Spagna — e trasforma un ex edificio per uffici in un hotel contemporaneo da 83 camere e suite, accanto allo storico edificio dell’Istituto Svizzero (contesto culturalmente molto connotato).
Gli interni sono firmati da Rodolphe Parente, in un equilibrio tra rigore modernista e sensibilità parigina. Il cuore pubblico è costruito attorno a due elementi: il ristorante sotto una copertura vetrata (che definisce luce e percezione) e l’Experimental Cocktail Club Roma. In chiusura, il rooftop con piscina panoramica lavora sul tema più delicato: non la “vista”, ma la gestione del landmark senza cliché, con la città come sfondo reale.
Dove: Experimental Rome, Via Ludovisi 46, Roma
Corinthia Rome (prenotazioni da febbraio 2026)

Corinthia arriva in Italia con un progetto che fa leva su un contenitore potente: l’ex sede della Banca d’Italia in Piazza del Parlamento, in pieno Campo Marzio. L’edificio (1914, Marcello Piacentini) è stato oggetto di un restauro pluriennale promosso da Reuben Brothers, con un tema chiaro: far convivere monumentalità e comfort contemporaneo senza perdere la gravità del luogo. Parliamo di 9.700 mq su sette livelli, quindi una macchina complessa da far funzionare in modo credibile.
Il nuovo hotel ospita 60 camere, di cui 21 suite, due ristoranti e un bar affacciati su un cortile interno. Interessante la scelta di collocare la spa nell’antico caveau: gesto coerente, perché usa la memoria dell’edificio come spazio (non come decorazione). La proposta gastronomica è firmata da Carlo Cracco, con l’obiettivo evidente di rendere l’hotel anche un indirizzo cittadino, non solo una destinazione per ospiti.
Dove: Corinthia Roma, Piazza del Parlamento 18, Roma
Six Senses Milano, Milano (apertura primavera 2026)

Nel tessuto di Brera, Six Senses entra come progetto che prova a tenere insieme tre livelli: ospitalità urbana, benessere e identità milanese. La narrativa è chiara: celebrare l’eredità artigianale attraverso una palette di materiali “da dettagli” — marmo arabescato, ottone anticato, vetro fumé lavorato a mano, soffitti materici con bordure a mosaico — senza scivolare nel décor nostalgico.
Le camere sono 68, con 15 suite (alcune con plunge pool), pensate come rifugi urbani: qui la sfida è far percepire calma e intimità in un contesto molto frequentato. La sostenibilità non viene trattata come etichetta, ma come infrastruttura di progetto: spazi comuni, Earth Lab, corte interna, ristorazione stagionale (ristorante + deli). Chiude il sistema la parte esperienziale: spa, rooftop bar e sky pool, che aggiungono una prospettiva diversa sulla città senza rincorrere l’effetto cartolina.
Dove: Six Senses Milano, Via Brera 19, Milano
The Lake Como Edition, Cadenabbia (apertura primavera 2026)

Sul Lago di Como, The Edition si inserisce in un palazzo del XIX secolo a Cadenabbia, con un progetto di rinnovo curato dallo studio Neri&Hu. La promessa è interessante perché non è solo estetica: si parla di mantenere una certa aura “d’antan” e traslarla in un registro contemporaneo, giocando su archi rivestiti in marmo, pavimenti in terrazzo e una presenza vegetale forte, quasi un continuum tra interni e paesaggio.
La dimensione del programma è importante: 148 camere, incluse 25 suite e 2 penthouse. La parte gastronomica è guidata dallo chef Mauro Colagreco con quattro concept ispirati a una filosofia nature-first. Sul fronte wellness, la Longevity SPA spinge il tema del biohacking e della cura olistica come esperienza strutturata, non accessorio. E poi l’elemento scenografico: una piscina galleggiante con ristorante, lounge bar e cabanas vista lago — un gesto che, se gestito bene, può diventare una nuova “soglia” tra hotel e paesaggio.
Dove: The Lake Como Edition, Lago di Como (Cadenabbia)
Gran Hotel Margalida, Banyalbufar (Maiorca) – apertura maggio 2026

Qui il progetto lavora sulla sottrazione: pochi segni, molta atmosfera. A Banyalbufar, sulla costa occidentale di Maiorca, dove la Serra de Tramuntana incontra il Mediterraneo, Gran Hotel Margalida viene ripensato come rifugio intimo — 29 camere affacciate sul mare — e si presenta come l’apertura più attesa del gruppo ANNUA.
Il linguaggio progettuale, firmato dall’architetto Álvaro Onieva e dall’interior designer Virginia Nieto, è essenziale e tattile: materiali naturali, texture locali, tonalità calde. Interessante il dettaglio cromatico del giallo morbido creato appositamente per l’hotel: non come vezzo decorativo, ma come strumento per dare continuità visiva tra luce, superfici e paesaggio. È un progetto che punta sulla lentezza mediterranea come qualità spaziale, non come slogan.
Dove: Gran Hotel Margalida, Carrer Major 49, Banyalbufar, Maiorca
The Ilisian, Atene (inaugurazione in primavera 2026)

The Ilisian è un intervento urbano prima ancora che alberghiero: la trasformazione dell’ex Hilton Athens punta a restituire alla città un’architettura mid-century iconica, nota per le facciate marmoree decorate da Yiannis Moralis, e a convertirla in un vero distretto che mescola ospitalità, residenze, wellness e ristorazione. È un progetto interessante perché lavora sul tema più difficile: aggiornare un edificio simbolo senza cancellarne l’ottimismo originario.
Gli interni, curati da AvroKO, reinterpretano il linguaggio anni ’50/’60 con sensibilità contemporanea, mentre la luce — firmata Eleftheria Deko — diventa strumento per rimettere in evidenza la scala e la monumentalità dell’impianto. Il complesso prevede 307 camere e suite, molte con vista sull’Acropoli, e un’offerta wellness rilevante: una Longevity Clinic di 500 mq e una pista di corsa panoramica sul tetto.
Dove: The Ilisian, Leof. Vasilissis Sofias 46, Atene
Eha Retreat, Estonia (apertura 2026)

Eha è l’opposto dell’hotel urbano: un retreat nel silenzio dell’isola di Hiiumaa, riserva della biosfera UNESCO, costruito per lavorare su ritmo, stagioni e qualità dello spazio. Qui l’ospitalità è volutamente ridotta: otto suite e tre cabin nel bosco, per un’esperienza che non cerca l’effetto “resort”, ma una forma di essenzialità abitabile.
L’architettura di Tiit Trummal e gli interni sviluppati con Studio Argus, UNT+CO e Vaikla Studio rileggono forme e materiali della tradizione estone con una grammatica contemporanea, senza folklore. La parte “cura” è strutturata: programmi guidati dalla Wellness Director Kai Laus e cucina firmata dallo chef Peeter Pihel (stella verde Michelin).
Dove: Eha, Pikaranna, Õngu, 92059 Hiiu maakond, Estonia
The Standard, Lisbon (Palácio Santa Clara, Alfama)

Lisbona aggiunge un nuovo tassello nel suo mosaico di ospitalità creativa con The Standard, ospitato nel Palácio Santa Clara nel cuore dell’Alfama. La posizione è già un manifesto: un affaccio dominante sul Tago, sopra i vicoli del quartiere più iconico, in un edificio che stratifica più vite (resti dell’antico Collegio di San Francesco Saverio, poi ospedale della Marina Reale).
Il progetto dell’architetto Samuel Torres de Carvalho lavora su un equilibrio delicato: rispettare il peso storico e, allo stesso tempo, costruire un hotel con energia urbana contemporanea. La scala è importante: 170 camere e 24 appartamenti per soggiorni lunghi, con spazi che puntano a diventare piattaforma culturale e sociale (lobby lounge, bar, ristorante all-day dining, rooftop con vocazione “hub” cittadino).
Dove: The Standard, Lisbon, Palácio Santa Clara, Alfama, Lisbona
Zannier Île de Bendor, Costa Azzurra (debutto 1° maggio 2026)

Qui il progetto è quasi “urbanistica in miniatura”: l’Île de Bendor, isola privata creata negli anni ’50 da Paul Ricard, viene ripensata dopo cinque anni di trasformazione come villaggio provenzale contemporaneo. Zannier lavora su un’idea precisa: non un resort isolato, ma una micro-destinazione con più poli (ospitalità, wellness, mare, gastronomia) e un’identità leggibile.
Il boutique hotel prevede 93 camere, distribuite su tre aree, e un set di servizi che definiscono l’esperienza: spa olistica, beach club, centro immersioni e otto indirizzi gastronomici, tra cui il secondo avamposto di Nonna Bazaar.
Dove: Zannier Île de Bendor, Île de Bendor, Francia
COMO Le Beauvallon, Grimaud (riapertura 24 aprile 2026)

COMO riporta la sua firma sulla Riviera francese con una riapertura che lavora sul tema Belle Époque senza nostalgia. Le Beauvallon, costruito nel 1914 e passato attraverso un immaginario fatto di grandi ospiti e mondanità storica, torna a vivere dentro una tenuta privata tra palme, pini e prati che scendono verso il mare: qui il lusso non è la “vista”, ma la scala del verde e la distanza dal rumore.
La struttura propone 42 camere e suite con presenza di arte contemporanea, e un ristorante — Beauvallon Sur Mer — che incrocia suggestioni asiatiche e terroir provenzale. Completano l’esperienza la COMO Shambhala spa, yoga quotidiano e una filosofia di ospitalità più intima che spettacolare: un indirizzo colto, calibrato, senza eccessi.
Dove: COMO Le Beauvallon, Bd des Collines, Grimaud
Mandarin Oriental Punta Negra, Maiorca (apertura 2026)

Mandarin Oriental rafforza la sua geografia mediterranea scegliendo una posizione che è già progetto: una penisola privata lungo la Costa d’en Blanes, affacciata su Puerto Portals, con viste che arrivano fino a Palma. Qui l’idea non è “fare un resort”, ma costruire una destinazione sartoriale, dove percorso, luce e rapporto con la baia diventano parte dell’esperienza.
L’architettura è firmata dallo studio spagnolo Estudio Lamela, mentre gli interni sono supervisionati da Laura Gonzalez, con riferimenti alla cultura locale tradotti in materiali e dettagli più che in citazioni decorative. Il capitolo benessere è trattato come santuario: percorsi tra vasche sensoriali e hammam, con due piscine esterne affacciate direttamente sulla baia di Punta Negra.
Dove: Mandarin Oriental Punta Negra, Carrer Punta Negra 12, Calvia, Maiorca
Vestige Binidufà, Minorca (apertura in primavera 2026)

Vestige Binidufà completa un ecosistema già leggibile insieme alla vicina Son Ermità, dentro una tenuta privata di 800 ettari: un numero che sposta la percezione del progetto dal singolo hotel a una relazione più ampia con il territorio. Qui il lusso è misurato e “lento”: una valle punteggiata di palme, volumi esistenti valorizzati senza perdere autenticità, e un’ospitalità volutamente raccolta.
La struttura accoglie 22 camere e suite, con un design che lavora su palette terrose, arredi locali e antichità restaurate: un linguaggio che non vuole essere scenografico, ma coerente con l’isola. La gastronomia è condivisa tra le due proprietà e si articola in due ristoranti: Mesura (plant-first, farm-to-table) e Brisa (fine dining con rilettura della tradizione menorchina e stagionalità).
Dove: Vestige Binidufà, Diseminado Binidufa 18, Minorca
Le Clay, Lavaux (Svizzera) – debutto estate 2026

Le Clay nasce come primo tassello del progetto Seiler Constantin, nuova catena svizzera fondata dall’albergatore André Seiler e dall’architetto-imprenditore Christian Constantin: l’ambizione dichiarata è costruire hotel contemporanei essenziali, con un legame reale al paesaggio. E Lavaux — vigneti terrazzati UNESCO sopra il Lago di Ginevra — è un banco di prova serio: qui qualsiasi gesto “di stile” rischia di essere superfluo.
Il progetto punta su silenzi, luce naturale e ritmo lento: spazi che privilegiano viste aperte, materiali autentici e un’estetica sobria. Il lusso è quello della misura, con cucina svizzera reinterpretata, benessere e connessione con la cultura locale come parte strutturale dell’esperienza.
Dove: Le Clay, Chemin du Signal – 1070 Puidoux, Svizzera
Luura Paros Cliff, Paros (apertura 2026)

Luura Cliff segna il debutto di Luura, nuovo brand mediterraneo a conduzione familiare nel portfolio Ennismore. La scelta progettuale è chiara: un resort adults-only da 39 suite, affacciato sul mare con vista su Antiparos, impostato come un piccolo villaggio in quota più che come un classico complesso turistico.
L’architettura di Elastic Architects lavora sulla purezza cicladica: volumi bianchi, composizione a terrazze, continuità tra pieni e vuoti. Gli interni firmati Lambs and Lions puntano su luce naturale, privacy e soglie fluide tra interno ed esterno: una vacanza che somiglia più a una fuga sulla scogliera che a un soggiorno “da resort” tradizionale.
Dove: Luura Paros Cliff, Agia Eirini 844 00, Paros
Rosewood Blue Palace, Creta (riapertura 2026)

Rosewood entra in Grecia ripensando completamente il Blue Palace a Creta secondo la filosofia A Sense of Place: la destinazione non come sfondo, ma come materia progettuale. La posizione — tra il villaggio di pescatori di Plaka e il porto di Elounda — permette una lettura forte del paesaggio, e il progetto firmato dallo studio greco K-Studio punta a trasformare il resort in un santuario mediterraneo contemporaneo.
La struttura conta 154 camere e suite, con 85 unità dotate di piscina privata: un dato che cambia l’idea di privacy e di fruizione degli esterni. La ristorazione è distribuita su sei tra ristoranti e bar, con spazi disegnati da Afroditi Krassa. Chiude il cerchio il centro benessere Asaya e un sistema di piscine panoramiche proteso sul mare, dove architettura e paesaggio lavorano come un unico piano.
Dove: Rosewood Hotel Blue Palace, Plaka, Schisma Elountas 720 53, Creta
The Zetter Bloomsbury, Londra (apertura marzo 2026)

The Zetter porta il suo spirito “colto ma informale” a Bloomsbury, uno dei quartieri più stratificati di Londra, scegliendo un formato coerente: sei townhouse georgiane interconnesse, proprio davanti al British Museum. È un progetto che lavora su intimità e carattere più che su monumentalità, pensato per un viaggiatore curioso, attento ai dettagli e alla storia urbana.
L’interior è firmato da James Thurstan Waterworth e attinge all’eredità letteraria e artistica del quartiere: antiquariato, illuminazione vintage, pattern eclettici, salotti urbani come spazi d’uso (The Parlour e The Orangery), con terrazza e area barbecue nei mesi estivi. Le camere vanno dalle Cosy Rooms alle Grand Terrace Suites affacciate sul giardino; completano palestra e spazio yoga immersi nel verde.
Dove: The Zetter Bloomsbury, Montague Street 2–5, Londra
Public West Hollywood, Los Angeles (apertura marzo 2026)

A marzo 2026 Ian Schrager torna a Los Angeles con Public West Hollywood, portando sulla Sunset Strip il suo concetto di “luxury for all” in una versione aggiornata e molto urbana. Il progetto nasce dalla reinterpretazione di un edificio simbolo, sviluppata dallo stesso Schrager insieme a John Pawson, con quel minimalismo rigoroso che lavora più su proporzioni, ritmo e luce che su decorazione.
L’hotel conta 137 camere e costruisce l’esperienza attorno a spazi sociali pensati come infrastruttura: lobby intesa come hub creativo, tre destinazioni dedicate a food & beverage e una piscina dichiaratamente scenografica. Il fulcro sarà però il rooftop: 1.500 mq di giardino sospeso con viste a 360° su Los Angeles, progettato per diventare un nuovo epicentro di vita pubblica, non un semplice “plus” per ospiti.
Dove: Public West Hollywood, 8300 West Sunset Boulevard, Los Angeles
Capella Kyoto, Kyoto

Capella Kyoto si inserisce nel cuore più stratificato della città, Gion, come progetto che lavora sulla continuità culturale: non “tema giapponese”, ma misura, artigianato e ritualità dello spazio. La posizione — nel distretto storico di Miyagawa-chō, accanto al Teatro Kaburenjo — rende l’intervento particolarmente sensibile: qui la modernità deve saper parlare a bassa voce.
La collaborazione tra Kengo Kuma & Associates e Brewin Design Office suggerisce una direzione chiara: conservazione non come congelamento, ma come traduzione contemporanea. L’hotel prevede 89 camere su quattro piani e reinterpreta l’estetica wabi-sabi attraverso materiali naturali, tatami, corti interne e sequenze che richiamano giardini zen. Il progetto punta sull’immersione: palette soffuse, oggetti artigianali e opere d’arte come parte della narrazione, senza sovraccaricare lo spazio.
Dove: Capella Kyoto, 130 Komatsu-cho, Higashiyama-ku, Kyoto
Amanvari, Messico (apertura secondo trimestre 2026)

Con Amanvari, in apertura nel secondo trimestre del 2026, Aman sceglie un tratto di costa vicino a Los Cabos dove il paesaggio è già architettura: montagne aride, distese desertiche, e le acque profonde del Mare di Cortez. Il progetto segue la grammatica del brand: essenzialità, silenzio, precisione. Qui l’intervento più “forte” è spesso quello che si ritrae.
Il resort prevede un numero contenuto di padiglioni e residenze, tutti orientati verso l’oceano, con attenzione dichiarata a privacy e continuità visiva. Materiali naturali, cromie terrose e linee pulite sono usati come strumento di sottrazione: l’obiettivo è lasciare spazio alla forza del luogo, non competere con esso.
Dove: Amanvari, 23570 East Cape, B.C.S., Messico
Tinajani, Perù

Tinajani è una destinazione radicale: un villaggio tendato nella remota Valle dei Giganti, tra Cusco, Lago Titicaca e Valle del Colca, su oltre 120 ettari di natura. È la proprietà più isolata e “visionaria” del gruppo peruviano Andean: qui l’ospitalità è costruita come esperienza di vastità, non come comfort esibito.
Il progetto ospita sei campi, ciascuno composto da due tende (una per il riposo e una per il living) e terrazze private con vasca idromassaggio affacciate su un paesaggio di formazioni rocciose monumentali. Il linguaggio è volutamente non invasivo: più che aggiungere, Tinajani lavora su luce, silenzio e distanza, lasciando che siano gli elementi primari a definire il soggiorno.
Dove: Tinajani, Cañon de Tinajani, S/N, Ayaviri, Puno, Perù
The Malkai, Oman

The Malkai si presenta come progetto “più grande” di un hotel: un itinerario privato in tre atti dentro il Sultanato, che attraversa paesaggi e identità diverse — dalle pianure costiere di Barka (vicino Muscat), alle montagne Al Hajar, fino al deserto di Sharqiya Sands. Qui l’ospitalità diventa racconto e movimento: la logistica non è un dettaglio, è parte del concept.
Il viaggio si svolge lungo un percorso dedicato, con trasferimenti in Land Rover Defender guidate da accompagnatori. Il progetto nasce da una visione di lungo periodo di una famiglia omanita e mette al centro sostenibilità, tutela della biodiversità e collaborazione con le comunità locali. È un modello di ospitalità che sceglie la lentezza come valore progettuale: non “esperienza”, ma costruzione di senso attraverso il territorio.
Dove: The Malkai, Oman
Esh, Nosara (Costa Rica)

Nel verde di Playa Guiones, a Nosara, Esh nasce come rifugio adults-only dedicato alla trasformazione personale, inserito nel paesaggio delle Blue Zones. Qui la scelta progettuale è netta: non addomesticare la foresta, ma convivere con la sua presenza, anche attraverso una palette e materiali volutamente profondi e materici.
Le 29 camere e ville cercano continuità con l’ambiente: materiali grezzi, toni scuri, superfici che assorbono la luce invece di rifletterla. Vasche in pietra lavica, legno annerito e un camino sempre acceso costruiscono un’atmosfera rituale e raccolta, dove il benessere è più legato alla percezione dello spazio che alla spettacolarità dei servizi.
Dove: Esh, Playa Guiones, Nosara, Guanacaste, Costa Rica
Casa Renoir, Eumundi (Australia)

A circa venti minuti dalle spiagge di Noosa, Casa Renoir si sviluppa su 16 ettari tra uliveti e agrumeti con un’idea molto chiara: costruire un’eleganza naturale, legata a materiali autentici e pratiche sostenibili, con un richiamo dichiarato alle masserie del Sud Italia (più come atmosfera che come replica).
Dopo un’apertura iniziale a fine 2025, nel 2026 il progetto si completa con sei nuove ville private, una spa e un pool pavilion. Il cuore della proprietà è una piscina naturale, incastonata tra terrazze in pietra locale e vegetazione: un dispositivo paesaggistico prima che scenografico, pensato per far percepire continuità tra architettura e terreno.
Dove: Casa Renoir, 140 Finley Road, Eumundi, Australia
Villa Sahrai, Casablanca

Nel quartiere costiero di Aïn Diab, Villa Sahrai propone un design contemporaneo che si misura con l’identità di Casablanca: Art Déco come eredità diffusa, e una modernità che qui è sempre fatta di geometrie, luce e materia. Il progetto, firmato da Christophe Pillet, rilegge quell’eredità senza nostalgia, con riferimenti che guardano alla purezza scultorea e alla disciplina del dettaglio.
Le 56 camere e suite, molte con terrazze panoramiche, lavorano su materiali senza tempo — noce, pietra grezza, metallo — e su una palette ispirata alla costa atlantica. Il racconto visivo è completato da opere su carta di Aurore de La Morinerie. Completano l’esperienza la spa Cinq Mondes, un fitness center e tre concept gastronomici: un progetto urbano che prova a essere internazionale senza perdere la città.
Dove: Villa Sahrai, 12–14 Rue de la Mer du Nord, Casablanca
1 Hotel Tokyo, Tokyo

Nel quartiere di Akasaka, 1 Hotel Tokyo segna l’arrivo in Giappone di un brand noto per l’approccio biofilico al lusso urbano. Inserito nel complesso Tokyo World Gate di Mori Trust, l’hotel si sviluppa tra il 38° e il 43° piano, con viste ampie sulla città: qui la sfida è trasformare l’altezza in esperienza, senza cadere nell’effetto “torre”.
Il progetto unisce natura e artigianato giapponese attraverso materiali recuperati, superfici lavorate a mano e texture organiche. Le camere sono 211 tra camere, suite e penthouse. La parte wellness è completa e costruita come infrastruttura: spa con hammam, sauna e sale trattamento, piscina interna illuminata naturalmente e fitness studio aperto 24/7.
Dove: 1 Hotel Tokyo, 2-17-22 Akasaka, Minato-ku, Tokyo
tulåh Clinical Wellness, Kerala (India)

Immerso nelle colline del Kerala, tulåh si presenta come un santuario di rigenerazione con un’impostazione quasi “clinica” nel senso più rigoroso del termine: tradizioni come Ayurveda, Yoga e Vedanta dialogano con approcci contemporanei e terapie innovative in percorsi personalizzati. Qui il benessere è inteso come programma, non come accessorio.
L’architettura è dichiarata come estensione del paesaggio: 65 suite e 14 sale trattamento distribuite tra foreste rinaturalizzate, giardini medicinali e specchi d’acqua. Gli spazi — dalla sonorium per sound healing ai giardini di meditazione — sono progettati per favorire introspezione e ritmo lento, con un’idea di soggiorno “a lungo raggio” che punta a ridurre stimoli e stress, non a moltiplicare attività.
Dove: tulåh Clinical Wellness, Old Spinning Mill, Chelambra, Malappuram Dt, Kerala, India
Vestige Namibia, Africa

Con quattro lodge nel nord della Namibia, Vestige Collection apre un capitolo africano coerente con la sua filosofia: design armonioso, rapporto stretto con il territorio e un’ospitalità che valorizza comunità e natura. Qui l’architettura si misura con l’essenziale: distanza, orizzonte, e presenza della fauna come parte dell’esperienza.
Ogni lodge è concepito come punto di osservazione privilegiato e come base per soggiorni combinati, costruendo un viaggio modulare e immersivo. L’elemento progettuale chiave non è la decorazione, ma la capacità di stare nel paesaggio con rispetto: un lusso che coincide con la qualità dell’incontro con il luogo.
Dove: Vestige Namibia, Africa










