Lampadari di design e lampadari iconici: quando la luce diventa progetto

Lampadari di design e lampadari iconici: quando la luce diventa progetto

L’illuminazione sospesa è spesso uno dei dispositivi progettuali più determinanti: definisce le proporzioni dello spazio, ne governa la percezione, stabilisce un ritmo visivo e, in molti casi, diventa il vero fulcro narrativo dell’ambiente.

Nei progetti residenziali come in quelli hospitality, ufficio o retail, il lampadario agisce come un segno architettonico: dialoga con i volumi, accompagna i materiali, costruisce gerarchie. Una luce ben progettata può amplificare un soffitto, rendere intimo uno spazio ampio, guidare lo sguardo senza mai imporsi in modo didascalico.

È per questo che, nel tempo, alcuni lampadari hanno superato la loro funzione tecnica per diventare icone del design. Oggetti riconoscibili, firmati, capaci di attraversare epoche e linguaggi senza perdere rilevanza. Non semplici “bei pezzi”, ma progetti che hanno influenzato il modo stesso di pensare l’illuminazione negli interni.

Selezionare modelli iconici significa quindi fare una scelta precisa: non inseguire la moda del momento, ma riconoscere quei lampadari che hanno saputo costruire un immaginario, introdurre nuove soluzioni formali o tecnologiche, e diventare riferimenti costanti per architetti, interior designer e progettisti della luce.

In questo articolo abbiamo raccolto una selezione di lampadari di design e lampadari iconici che hanno segnato – e continuano a segnare – il progetto contemporaneo. Una mappa culturale, prima ancora che estetica, per orientarsi nel mondo del lighting design con consapevolezza.

Lampadari di design e lampadari iconici: la nostra selezione

Non una classifica, non una lista esaustiva. Quella che segue è una selezione curatoriale di lampadari di design che hanno costruito un linguaggio riconoscibile nel progetto contemporaneo. Oggetti che non si limitano a illuminare, ma danno forma allo spazio, ne determinano la lettura e spesso ne diventano il centro simbolico.

Ogni modello è entrato nel lessico dell’interior design per ragioni precise: una soluzione tecnica innovativa, una forma radicale, una firma autoriale forte o una capacità rara di attraversare il tempo senza perdere attualità.

IC Lights — Michael Anastassiades per Flos

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Disegnata da Michael Anastassiades per Flos, IC Lights è uno degli esempi più riusciti di equilibrio tra rigore concettuale e poesia visiva. La sfera luminosa, sospesa come in un istante di quiete su una struttura minimale, lavora sul tema della gravità e del bilanciamento.

È un lampadario che dialoga con l’architettura senza sovrastarla, perfetto nei progetti residenziali come negli spazi contract, dove la luce deve essere presente ma mai invadente.

PH 5 — Poul Henningsen per Louis Poulsen

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Il PH 5, progettato da Poul Henningsen per Louis Poulsen, è uno dei lampadari più studiati e replicati della storia del lighting design. Il suo sistema a schermi sovrapposti non è un esercizio formale, ma una risposta progettuale precisa: diffondere la luce in modo uniforme, senza abbagliare.

Ancora oggi è un riferimento assoluto quando si parla di illuminazione funzionale e qualità della luce negli interni.

Caboche — Patricia Urquiola & Eliana Gerotto per Foscarini

caboche foscarini lampadario iconico di design

Caboche è uno di quei lampadari che hanno saputo coniugare spettacolarità e controllo progettuale. Disegnato da Patricia Urquiola ed Eliana Gerotto per Foscarini, gioca con la rifrazione della luce attraverso elementi sferici che evocano un gioiello contemporaneo.

È un lampadario iconico soprattutto nei progetti hospitality, dove diventa elemento scenografico senza scivolare nell’eccesso decorativo.

Melt — Tom Dixon

Melt — Tom Dixon lampadari di design iconici archieinteriorsMelt — Tom Dixon lampadari di design iconici archieinteriors 2

Con Melt, Tom Dixon ha introdotto nel lighting design un linguaggio più sperimentale e materico. La superficie specchiata e deformata crea riflessi cangianti e una percezione quasi liquida della luce, che cambia a seconda del punto di vista e dell’accensione.

È un lampadario che funziona come oggetto scultoreo, spesso utilizzato in spazi contemporanei dove la luce diventa parte dell’esperienza sensoriale.

28 Series — Omer Arbel per Bocci

28 Series — Omer Arbel per Bocci lampadari iconici
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La 28 Series, progettata da Omer Arbel per Bocci, ha ridefinito il concetto di lampadario modulare. Ogni elemento in vetro soffiato è unico, imperfetto, irripetibile. Il risultato non è una composizione rigida, ma un sistema aperto che cresce nello spazio.

È una delle soluzioni più utilizzate nei grandi atri, nelle scale e nei progetti su doppia altezza.

Lederam — Enzo Catellani per Catellani & Smith

Lederam — Enzo Catellani per Catellani & Smith 2 Lederam — Enzo Catellani per Catellani & Smith

Disegnata da Enzo Catellani per Catellani & Smith, Lederam rappresenta una delle espressioni più raffinate del lighting design italiano contemporaneo. Un disco sottile che lavora sulla riflessione, sulla sottrazione, sul controllo assoluto della luce.

È un lampadario che non cerca centralità, ma costruisce atmosfera, diventando una scelta frequente nei progetti residenziali di alto livello.

2097 — Gino Sarfatti per Flos

2097 — Gino Sarfatti per Flos2 2097 — Gino Sarfatti per Flos

Disegnato nel 1958 da Gino Sarfatti per Flos, il 2097 è uno dei lampadari più riconoscibili del design italiano. Un chandelier industriale, quasi tecnico, che rompe con l’idea classica di lampadario decorativo e introduce un’estetica funzionale, fatta di cavi, bracci e lampadine a vista.

Ancora oggi è una presenza costante in loft, spazi a doppia altezza e interni contemporanei dove il contrasto con l’architettura diventa parte del progetto.

Skygarden — Marcel Wanders per Flos

Skygarden — Marcel Wanders per Flos Skygarden — Marcel Wanders per Flos

Con Skygarden, Marcel Wanders ha ribaltato l’idea di decorazione applicata al lighting design. All’esterno una cupola essenziale, all’interno un ricco apparato ornamentale che richiama stucchi e soffitti storici.

È un lampadario che funziona per contrasto, spesso utilizzato in progetti contemporanei per introdurre un elemento di sorpresa e memoria.

Aim — Ronan & Erwan Bouroullec per Flos

Aim — Ronan & Erwan Bouroullec per Flos Aim — Ronan & Erwan Bouroullec per Flos

Aim nasce come risposta a un’esigenza progettuale molto attuale: flessibilità. Disegnata da Ronan Bouroullec e Erwan Bouroullec per Flos, è una sospensione regolabile in altezza e posizione, pensata per adattarsi a spazi fluidi e non gerarchici.

È diventata iconica proprio per la sua capacità di interpretare il cambiamento degli stili di vita e degli interni contemporanei.

Moon — Davide Groppi

Moon — Davide Groppi
Moon — Davide Groppi
Moon — Davide Groppi
Moon — Davide Groppi

Moon è una dichiarazione poetica prima ancora che un oggetto di design. Davide Groppi lavora sulla sottrazione estrema: una superficie luminosa che evoca la luna, sospesa nello spazio con una presenza quasi immateriale.

È un lampadario scelto spesso nei progetti più concettuali, dove la luce diventa racconto e atmosfera, più che elemento funzionale.

Artichoke (PH Artichoke) — Poul Henningsen per Louis Poulsen

Artichoke (PH Artichoke) — Poul Henningsen per Louis Poulsen Artichoke (PH Artichoke) — Poul Henningsen per Louis Poulsen

Progettato nel 1958 da Poul Henningsen, Artichoke è uno dei lampadari più studiati nella storia del lighting design. Le lamelle sovrapposte, disposte su più livelli, garantiscono una luce completamente anti-abbagliante, visivamente potente ma tecnicamente controllata.

È un lampadario monumentale, spesso scelto per grandi spazi, ristoranti, atri e progetti istituzionali dove la luce deve essere protagonista senza perdere rigore progettuale.

Taraxacum — Achille Castiglioni per Flos

Taraxacum — Achille Castiglioni per FlosTaraxacum — Achille Castiglioni per Flos

Disegnato da Achille Castiglioni, Taraxacum è uno dei lampadari più radicali del design italiano. Un’esplosione luminosa composta da lampadine a vista, che trasforma un elemento tecnico in un gesto architettonico.

È iconico perché ribalta il concetto di lampadario classico: nessuna struttura decorativa, solo luce pura e funzione esibita.

Wireflow — Arik Levy per Vibia

Wireflow — Arik Levy per Vibia Wireflow — Arik Levy per Vibia

Wireflow, progettato da Arik Levy per Vibia, è una reinterpretazione contemporanea del lampadario tradizionale. Linee sottili, struttura quasi grafica, volumi disegnati nell’aria più che costruiti.

È un modello molto utilizzato nei progetti residenziali e contract contemporanei, dove il lampadario diventa segno leggero e non ingombrante.

Mesh — Francisco Gómez Paz per Luceplan

Mesh — Francisco Gómez Paz per Luceplan Mesh — Francisco Gómez Paz per Luceplan

Mesh nasce dall’incontro tra design parametrico e tecnologia LED. Disegnato da Francisco Gómez Paz per Luceplan, è un lampadario modulare che consente infinite configurazioni e scenari luminosi.

È iconico per il suo approccio sistemico: non un oggetto chiuso, ma una piattaforma luminosa pensata per l’architettura contemporanea.

Heracleum — Bertjan Pot per Moooi

Heracleum — Bertjan Pot per Moooi Heracleum — Bertjan Pot per Moooi

Con Heracleum, Bertjan Pot ha portato nel lighting design una dimensione organica e naturale. Il lampadario richiama la struttura di una pianta in fiore, ma utilizza LED integrati in modo quasi invisibile.

È una sospensione iconica soprattutto nei progetti hospitality e residenziali di fascia alta, dove la luce diventa elemento scenografico e identitario.

Crown — Jehs + Laub per Nemo Lighting

Crown — Jehs + Laub per Nemo Lighting lampadario iconico di design

Crown è un lampadario che rilegge il chandelier classico in chiave industriale e contemporanea. Progettato da Jehs + Laub per Nemo Lighting, utilizza bracci metallici e lampadine a vista con una forte presenza grafica.

È spesso utilizzato in progetti contract, ristorazione e spazi pubblici dove serve un segno forte ma leggibile.

Agnes — Lindsey Adelman

Agnes — Lindsey Adelman

Agnes è diventato uno dei lampadari più riconoscibili dell’interior design contemporaneo. Disegnato da Lindsey Adelman, combina una struttura modulare con globi luminosi che possono crescere nello spazio come una costellazione.

È un lampadario molto presente nei progetti residenziali di alta gamma e negli hotel, perché riesce a essere al tempo stesso scultoreo e raffinato.

Come scegliere un lampadario in un progetto di interior design

Come scegliere un lampadario in un progetto di interior design

Scegliere un lampadario non significa trovare “quello bello”. Nel progetto di interior design, il lampadario è una presa di posizione: racconta il carattere dello spazio, stabilisce un equilibrio tra architettura e arredo, orienta la percezione dell’ambiente. È una scelta che va fatta tenendo insieme funzione, contesto e linguaggio. Ecco alcuni criteri fondamentali, utilizzati realmente in fase progettuale.

1. Il rapporto con lo spazio: proporzioni prima dello stile

Il primo errore è partire dal gusto personale senza considerare il volume.

  • In ambienti ampi o a doppia altezza, il lampadario può (e deve) diventare un elemento architettonico: composizioni modulari, sospensioni multiple, corpi luminosi che accompagnano il vuoto verticale.

  • In spazi contenuti, meglio scegliere lampadari visivamente leggeri, con strutture aperte o geometrie essenziali, capaci di segnare lo spazio senza appesantirlo.

Un buon lampadario non “riempie”: misura lo spazio.

2. La funzione dell’ambiente: luce diffusa o luce narrativa

Ogni ambiente richiede una gerarchia luminosa diversa.

  • In una zona pranzo, il lampadario diventa spesso il centro visivo della stanza: può scendere, definire il tavolo, creare intimità.

  • In un living, la sospensione lavora più per atmosfera che per funzione diretta, dialogando con lampade da terra e punti luce secondari.

  • In un ingresso o vano scala, il lampadario ha una funzione narrativa: accompagna il movimento, introduce lo spazio, costruisce un primo impatto.

La domanda da porsi non è “quanto illumina”, ma che tipo di esperienza luminosa costruisce.

3. Stile sì, ma come conseguenza (non come punto di partenza)

Minimal, classico, industriale, contemporaneo: lo stile viene dopo.

Un lampadario funziona davvero quando:

  • riprende i materiali del progetto (metallo, vetro, superfici opache o riflettenti)

  • dialoga con le linee architettoniche, per contrasto o continuità

  • non replica semplicemente lo stile dell’arredo, ma lo completa

Nei progetti più riusciti, il lampadario è spesso l’elemento che introduce una leggera tensione: qualcosa che non è ovvio, ma coerente.

4. Iconico o discreto? Dipende dal ruolo che gli assegni

Non tutti gli spazi chiedono un’icona.

  • Un lampadario iconico funziona quando diventa fulcro visivo e racconto del progetto.

  • In altri casi, una sospensione più silenziosa, ben progettata, lascia spazio all’architettura e ai materiali.

La scelta non è tra “importante” e “semplice”, ma tra protagonista e comprimario.

5. Temperatura e qualità della luce: il dettaglio che cambia tutto

Ultimo punto, spesso sottovalutato: la luce.

  • Temperatura troppo fredda → ambiente rigido, poco accogliente

  • Luce troppo diffusa → perdita di profondità

  • Luce troppo diretta → abbagliamento e discomfort visivo

Un buon lampadario non è solo bello spento: funziona quando è acceso, e quando convive con gli altri livelli di illuminazione del progetto. Scegliere un lampadario significa decidere che tipo di spazio si vuole costruire. Non è un gesto decorativo, ma un atto progettuale che tiene insieme architettura, luce e visione. Ed è proprio per questo che alcuni lampadari diventano iconici: non perché seguono una moda, ma perché risolvono un progetto.

Domande frequenti su lampadari di design e lampadari iconici

I lampadari iconici funzionano solo in ambienti grandi?

No. Molti lampadari iconici nascono proprio per lavorare sulla proporzione e sulla percezione dello spazio. In ambienti più contenuti è fondamentale scegliere modelli visivamente leggeri, con geometrie aperte o diffusione controllata della luce. La scala conta più delle dimensioni reali.

Un lampadario iconico rischia di “dominare” troppo lo spazio?

Dipende dal progetto. Un lampadario iconico funziona quando gli viene assegnato un ruolo preciso: protagonista o elemento narrativo. Nei progetti più equilibrati, l’icona dialoga con materiali, volumi e altri livelli di luce, senza diventare un oggetto isolato o autoreferenziale.

Meglio scegliere un lampadario iconico o una sospensione contemporanea meno riconoscibile?

Non esiste una risposta unica. Nei progetti in cui si vuole costruire un’identità forte, il lampadario iconico può diventare un punto di ancoraggio visivo. In altri contesti, una sospensione più discreta consente all’architettura di emergere con maggiore forza. La scelta dipende sempre dall’intenzione progettuale.

Quanto conta la firma del designer nella scelta di un lampadario?

La firma non è un valore decorativo, ma un’indicazione di metodo. Un designer riconosciuto porta con sé una ricerca sulla luce, sui materiali e sull’uso nello spazio. Nei progetti di interior design, conoscere l’autore significa comprendere meglio il linguaggio dell’oggetto e inserirlo con maggiore consapevolezza.

Quanto può costare un lampadario di design iconico?

Il prezzo di un lampadario di design iconico può spaziare molto a seconda del modello, della scala e della casa produttrice. Alcuni modelli storici o di grandi dimensioni si collocano nella fascia alta del mercato: ad esempio la PH Artichoke può costare oltre 9.000–12.000 € anche nelle dimensioni più diffuse, con varianti di metallo e finiture che ne influenzano il prezzo finale. Altri classici del design – come le sospensioni della famiglia 2097 di Flos – si muovono su fasce più contenute per versioni più piccole (circa 1.800–2.500 €), salendo oltre 3.000–4.000 € nelle taglie più ampie o nelle finiture speciali. Anche lampadari come Caboche rientrano tipicamente nella fascia di design alto di gamma, mentre alcuni modelli contemporanei e modulari possono superare facilmente queste cifre quando composti su misura per progetti specifici.

Qual è il lampadario più costoso tra i modelli iconici citati?

Tra i modelli iconici presentati nell’articolo, la PH Artichoke di Poul Henningsen è generalmente tra i più costosi in commercio grazie alla complessità costruttiva e alla fama storica consolidata. Versioni di grandi dimensioni possono superare 10.000 € a listino retail. Altri lampadari iconici di fascia alta (come alcune configurazioni su misura di sistemi modulari tipo 28 Series di Bocci o sospensioni custom di brand come Moooi o Vibia) possono avvicinarsi a queste cifre su progetti contract, ma la PH Artichoke resta uno dei riferimenti storici con i prezzi medi più elevati tra i classici del lighting design.

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