Tra i mobili più affascinanti dell’arredo moderno, le madie di design e le credenze d’autore occupano un posto speciale. Non sono semplici “mobili contenitori”, ma elementi che raccontano un modo di vivere la casa, diventando protagonisti dello spazio giorno.
La funzione della madia è da sempre duplice: contenere e decorare. Un mobile capace di custodire stoviglie, tessili, oggetti preziosi, ma allo stesso tempo di dialogare con il living come un segno architettonico. Se in passato era il fulcro delle sale da pranzo nobiliari, oggi la madia si trasforma in un arredo versatile e trasversale, capace di adattarsi a diversi stili: dal minimal al classico, dal vintage al contemporaneo.
Nel lessico del progetto, la credenza di design non è mai un mobile neutro: è un punto focale, una superficie che racconta materiali, finiture, dettagli di lavorazione. Per questo i grandi designer l’hanno reinterpretata, trasformandola in un oggetto d’autore che unisce bellezza e funzionalità.
Scegliere una madia iconica significa introdurre in casa non solo un contenitore, ma un pezzo di storia del design: un arredo che parla di innovazione, artigianato, estetica e cultura.
Le madie e credenze d’autore più iconiche della storia del design
Dalla tradizione artigianale italiana ai capolavori del design internazionale, la madia ha attraversato i secoli trasformandosi in un arredo sempre attuale. Ecco una selezione di credenze di design iconiche che hanno segnato la storia dell’interior.
Credenza – Alexander Roux (1863) – Tra le prime madie iconiche della storia del deisng
Realizzata dall’ebanista francese naturalizzato americano Alexander Roux, questa credenza del 1863 rappresenta l’apice della tradizione artigianale ottocentesca. Riccamente decorata e di grande impatto scenico, era pensata non solo come contenitore, ma come vero e proprio status symbol per le dimore borghesi del tempo.
Caratteristiche
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Struttura in legno massello, con intagli e rilievi scultorei complessi.
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Integrazione di un’étagère superiore per esporre piatti e suppellettili.
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Motivi ornamentali floreali e figurativi di grande raffinatezza.
Perché è iconica
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È una delle massime espressioni dell’ebanisteria americana ottocentesca.
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Rappresenta l’idea del mobile come simbolo di prestigio sociale.
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Mostra l’altissimo livello tecnico e decorativo raggiunto da Roux, figura chiave dell’arredo di lusso dell’epoca.
Credenza – Fratelli Svia-docht (1930)
Negli anni Trenta, l’estetica Art Déco ridefinisce il volto delle credenze, liberandole dal sovraccarico ornamentale. I fratelli Svia-docht propongono un modello che valorizza le venature naturali del legno e l’equilibrio geometrico, con un linguaggio elegante e moderno.
Caratteristiche
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Realizzata con impiallacciature di pregio in diverse essenze lignee.
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Superfici lisce e levigate, prive di eccessivi decori.
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Maniglie in metallo cromato e linee geometriche essenziali.
Perché è iconica
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Simbolo dell’eleganza Art Déco, coniuga modernità e lusso.
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Sottolinea il passaggio dal mobile decorativo al design essenziale.
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Rappresenta il dialogo tra artigianato di qualità e stile internazionale.
Riflesso – Charlotte Perriand per Cassina (1940–42) – Madie iconiche di design che hanno fatto la storia
Concepita per il proprio appartamento parigino, Riflesso incarna la visione di Charlotte Perriand: un design funzionale, democratico e innovativo. Rieditata da Cassina nel 2004 nella collezione “I Maestri”, questa credenza unisce rigore e creatività.
Caratteristiche
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Struttura in legno massello con piedini larghi.
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Ante scorrevoli in metallo laccato, con contrasti cromatici.
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Interni organizzati con scomparti a giorno colorati.
Perché è iconica
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È un manifesto del modernismo francese degli anni ’40.
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Introduce materiali industriali nel mobile domestico.
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Conferma la visione di Perriand, pioniera nel legare estetica e funzionalità.
Architettura – Piero Fornasetti e Gio Ponti (1951)
Frutto della collaborazione tra Fornasetti e Ponti, questa credenza trasforma l’arredo in architettura in miniatura. Decorata con stampe prospettiche rinascimentali, diventa un esempio di surrealismo applicato al design.
Caratteristiche
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Struttura lineare rivestita da serigrafie prospettiche.
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Motivi architettonici che ricordano palazzi e logge rinascimentali.
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Contrasto tra rigore grafico e gioco ironico.
Perché è iconica
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Trasforma un contenitore in un’opera d’arte narrativa.
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Unisce la visione architettonica di Ponti alla poetica di Fornasetti.
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È tra i pezzi più celebri del design italiano collezionistico del Novecento.
Buffet – Ico e Luisa Parisi, La Permanente Mobili Cantù (anni ’50)
Negli anni del dopoguerra, Ico e Luisa Parisi rinnovano il linguaggio dell’arredo italiano. Questo buffet, prodotto dalla Permanente Mobili Cantù, riflette la loro ricerca di forme dinamiche e leggere, pur mantenendo funzionalità e rigore.
Caratteristiche
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Struttura in legno con gambe affusolate e slanciate.
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Modularità tra vani chiusi e cassetti.
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Linee fluide e slanciate che alleggeriscono il volume.
Perché è iconica
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Simbolo della rinascita del design italiano negli anni ’50.
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Introduce un’estetica dinamica che rompe la staticità del mobile tradizionale.
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È un riferimento costante per la scuola di Cantù, culla del mobile moderno.
Buffet – Finn Juhl per Spotti (1955) – Tra le madie iconiche di design e famose ancor’oggi
Questo buffet firmato da Finn Juhl, grande protagonista del modernismo danese, unisce rigore formale e poesia cromatica. Grazie al gioco delle ante scorrevoli, svela cassetti interni dalle sfumature blu, trasformando la funzionalità in sorpresa estetica.
Caratteristiche
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Struttura in teak con ante scorrevoli.
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Interni con cassetti laccati sfumati dal bianco all’azzurro.
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Base sottile in legno e metallo, slanciata e leggera.
Perché è iconica
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Rappresenta la sintesi perfetta del mid-century danese.
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Mostra la capacità di introdurre emozione e colore nella funzionalità.
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È diventata un’icona collezionistica, esempio di poesia applicata al design.
Serie 4D – Angelo Mangiarotti per Molteni (1964)
Con la Serie 4D, Angelo Mangiarotti propone un sistema di credenze modulari compatte che vanno oltre la logica del singolo pezzo. Ogni elemento ha un disegno differente, ma può essere affiancato agli altri per creare una composizione unitaria.
Caratteristiche
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Struttura in noce con finiture essenziali.
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Tre moduli con ante disegnate in modo differente.
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Linee compatte e pulite, pensate per modularità.
Perché è iconica
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Anticipa il concetto di arredo componibile e modulare.
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Rappresenta la visione razionale e innovativa di Mangiarotti.
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È un esempio di design senza tempo, che coniuga semplicità e funzione.
Bahut DF 2000 – Raymond Loewy per Doubinski Frères (1965)
Disegnato dal celebre Raymond Loewy, padre dello space age design, il Bahut DF 2000 introduce plastiche e colori brillanti nel mondo della credenza. Un mobile che guarda al futuro, ispirato all’era spaziale.
Caratteristiche
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Ante in metacrilato stampato con maniglie inglobate.
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Struttura in metallo laccato, disponibile in diverse varianti cromatiche.
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Linee semplici e modulari.
Perché è iconica
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È uno dei simboli del design futurista degli anni ’60.
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Introduce materiali innovativi e una nuova estetica nello spazio domestico.
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Rimane tra i modelli più rappresentativi del linguaggio di Loewy.
Bramante – Kazuhide Takahama per Simon Gavina / Cassina (1968)
Progettata dal designer giapponese Kazuhide Takahama per Simon Gavina, poi rieditata da Cassina, la credenza “Bramante” è un capolavoro di essenzialità scultorea. Con le sue superfici laccate e il profilo smussato, appare senza tempo.
Caratteristiche
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Struttura compatta con ante lisce laccate.
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Tre ante con chiusura a serratura.
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Profilo smussato sui blocchi laterali.
Perché è iconica
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Sintesi del dialogo tra cultura giapponese e design italiano.
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Trasforma il mobile contenitore in una scultura minimale.
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Ancora oggi mantiene un’aura elegante e senza tempo.
D.655.1 / D.655.2 – Gio Ponti per Molteni&C (1954, riedizione anni ’90)
Disegnata da Gio Ponti nel 1954, la madia D.655 nasce in un momento cruciale della sua carriera, quando l’architetto milanese stava ridefinendo il linguaggio del design domestico, cercando un equilibrio tra eleganza, funzionalità e sperimentazione cromatica.
Negli anni ’90, Molteni&C ne acquisisce i diritti e la riedita con un’accurata operazione filologica, riportandola a nuova vita e consacrandola come uno dei pezzi più amati del design italiano.
Caratteristiche
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Struttura in noce con fianchi smussati e piedi affusolati in ottone satinato.
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Ante e cassetti caratterizzati da geometrie colorate, con finiture laccate in bianco, giallo, blu e rosso.
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Linea essenziale ma dinamica, che coniuga artigianato e modernità.
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Disponibile in diverse configurazioni, dal modello più compatto (D.655.1) a quello più ampio (D.655.2).
Perché è iconica
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È uno dei manifesti del design italiano del dopoguerra, capace di sintetizzare leggerezza formale e forza decorativa.
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La sua palette cromatica è diventata un tratto distintivo, unendo la tradizione razionalista alla gioia del colore.
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Rappresenta la capacità di Ponti di guardare oltre la funzione, trasformando un contenitore in un gesto architettonico e culturale.
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Ancora oggi è presente nelle collezioni dei musei di design e nei cataloghi di Molteni&C come icona senza tempo.
Sideboard – Arne Vodder (anni ’50–’60)
Negli anni Cinquanta, il design scandinavo conquista il mondo con la sua estetica sobria e raffinata. Tra i protagonisti spicca Arne Vodder, architetto e designer danese, allievo di Finn Juhl. Le sue sideboard in teak e palissandro, prodotte da Sibast Furniture, diventano un simbolo del mid-century modern: mobili che uniscono funzionalità impeccabile e bellezza naturale dei materiali.
Caratteristiche
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Struttura in legno massello (teak o palissandro), con lavorazioni artigianali di altissima qualità.
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Ante scorrevoli e cassetti con frontali colorati o in legno naturale, spesso sfalsati in giochi geometrici.
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Linee leggere e proporzioni equilibrate, poggiate su gambe sottili che alleggeriscono il volume.
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Ampia varietà di configurazioni, pensate per adattarsi sia agli spazi domestici sia a contesti professionali.
Perché è iconica
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È una delle sideboard più riconoscibili del design danese, capace di coniugare rigore nordico e calore materico.
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La combinazione tra legni pregiati e inserti colorati introduce una dimensione decorativa innovativa.
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Rappresenta la filosofia scandinava degli anni ’50: un design democratico, funzionale, ma profondamente elegante.
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Ancora oggi è un pezzo ambito da collezionisti e appassionati di vintage, oltre che presente in aste internazionali di design.
Serie di madie – Ib Kofod-Larsen per Faarup Møbelfabrik (1957)
Alla fine degli anni ’50, in pieno boom del design scandinavo, il danese Ib Kofod-Larsen realizza per Faarup Møbelfabrik una serie di madie che incarnano l’essenza del modernismo nordico: linee pure, materiali nobili e dettagli raffinati. Queste credenze, in palissandro o teak, sono considerate tra i vertici della produzione danese e oggi vengono battute nelle principali aste internazionali come capolavori di ebanisteria.
Caratteristiche
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Struttura in legni pregiati (palissandro e teak), lavorati con estrema finezza artigianale.
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Ante scorrevoli o a battente con venature naturali sempre messe in evidenza.
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Cassetti interni con maniglie integrate e dettagli costruttivi invisibili, tipici del minimalismo scandinavo.
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Gambe sottili e leggermente svasate, che sollevano il volume e gli conferiscono leggerezza visiva.
Perché è iconica
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È una delle massime espressioni della scuola danese di metà Novecento, accanto ai lavori di Arne Vodder e Finn Juhl.
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Unisce funzionalità rigorosa e bellezza naturale del legno, con una cura dei dettagli che rende ogni pezzo unico.
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Ha influenzato generazioni di progettisti con la sua eleganza sobria, mostrando come un mobile contenitore potesse diventare un elemento di design senza tempo.
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Oggi è ricercatissima dai collezionisti e considerata un oggetto d’investimento, simbolo del mid-century modern scandinavo.
Credenza 606 Universal – Dieter Rams per Vitsoe (1960)
Nel 1960 Dieter Rams, giovane designer tedesco che avrebbe poi definito i “10 principi del buon design”, disegna per Vitsoe il sistema modulare 606 Universal Shelving System.
Sebbene concepito come libreria, questo progetto include credenze e contenitori sospesi che ridefiniscono il concetto stesso di mobile: non più oggetto statico, ma elemento componibile e flessibile.
Caratteristiche
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Struttura modulare in alluminio e acciaio, con elementi sospesi o autoportanti.
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Credenzine e madie integrate al sistema, con ante a ribalta e cassetti lineari.
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Design estremamente minimalista, basato sulla purezza della funzione.
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Colori neutri (bianco, nero, grigio), pensati per adattarsi a qualsiasi ambiente.
Perché è iconica
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È una delle prime credenze modulari del design moderno, anticipando il concetto di flessibilità degli arredi.
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Perfetta incarnazione del motto di Rams: “Less, but better”.
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Dimostra che la madia non deve essere decorativa per avere carattere: la sua forza è la funzione essenziale.
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Ancora oggi in produzione, il sistema 606 con le sue credenze integrate è considerato un caposaldo del design industriale del XX secolo.
Florence Knoll Credenza – Florence Knoll per Knoll (anni ’60)
Tra i mobili che meglio incarnano il modernismo americano, la credenza di Florence Knoll occupa un posto speciale. Disegnata negli anni Sessanta, è la traduzione in arredo della sua visione rigorosa e funzionale: un design che non concede nulla al superfluo, ma che sa trasformare l’essenzialità in eleganza.
Caratteristiche
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Struttura rettangolare in legno pregiato.
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Base in acciaio cromato satinato o lucido, elemento che alleggerisce visivamente il volume.
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Configurazioni modulari a due o quattro ante, con varianti di finiture e top in marmo.
Perché è iconica
La credenza Knoll è il manifesto di un design sobrio e senza tempo, pensato per gli spazi corporate come per le case moderne. La sua forza è la pulizia formale, che le permette di adattarsi a contesti diversi senza mai perdere autorevolezza. Ancora oggi è in produzione e presente in collezioni museali di tutto il mondo.
Mb7 – Luigi Caccia Dominioni per Azucena (1970)
Disegnata nel 1970 per Azucena, la credenza Mb7 di Luigi Caccia Dominioni esprime un’inedita combinazione di monumentalità e leggerezza. La sua forma semicircolare e la base in metallo cromato rivelano una sensibilità moderna e raffinata.
Caratteristiche
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Struttura semicircolare in legno con finitura naturale.
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Profilo leggermente smussato che accompagna la curva.
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Dettagli in metallo cromato alla base e tra le ante.
Perché è iconica
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Trasforma il concetto di mobile lineare in scultura architettonica.
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Esprime l’equilibrio tra rigore e sensualità delle forme tipico di Caccia Dominioni.
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È uno degli esempi più eleganti del design italiano anni ’70.
Homage to Mondrian – Shiro Kuramata per Cappellini (1975)
Nel 1975, Shiro Kuramata rende omaggio a Piet Mondrian con una credenza che traduce il linguaggio pittorico neoplastico in arredo. Prodotte da Cappellini, queste madie diventano manifesti di un design che abbraccia arte e funzione.
Caratteristiche
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Struttura rettangolare con ante decorate da griglie nere e campiture primarie.
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Finestre cromatiche in rosso, giallo, blu e bianco.
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Linee geometriche nette ispirate al neoplasticismo olandese.
Perché è iconica
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Trasforma un’opera d’arte astratta in oggetto d’uso quotidiano.
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È tra i primi esempi di contaminazione diretta tra design industriale e arte moderna.
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Rimane uno dei pezzi più riconoscibili della produzione Cappellini.
Sheraton – Lodovico Acerbis e Giotto Stoppino per Acerbis (1977)
Vincitrice del Compasso d’Oro 1979, Sheraton rappresenta un momento di svolta nella storia del mobile. Lodovico Acerbis e Giotto Stoppino sperimentano nuove tecnologie e meccanismi, ridefinendo il concetto di credenza funzionale.
Caratteristiche
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Struttura lineare in laminato con finiture laccate.
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Ante scorrevoli a scivolo-rotanti, che si nascondono ai lati del mobile.
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Ampia superficie superiore continua, pensata come piano d’appoggio.
Perché è iconica
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Introduce soluzioni tecnologiche innovative negli arredi domestici.
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Simbolo dell’eccellenza del design italiano anni ’70.
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È ancora oggi uno dei prodotti storici di Acerbis, riconosciuto a livello internazionale.
Beverly – Ettore Sottsass per Memphis Milano (1981)
Beverly, disegnata da Ettore Sottsass, è tra i pezzi più celebri del gruppo Memphis. Con le sue forme ibride e l’uso disinibito di laminati e texture, ridefinisce il significato stesso di credenza, trasformandola in manifesto postmoderno.
Caratteristiche
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Struttura composita con vani contenitori e elementi diagonali.
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Laminati plastici colorati e texture in contrasto.
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Maniglia sferica rossa come dettaglio iconico.
Perché è iconica
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È uno dei simboli del movimento Memphis, irriverente e anticonvenzionale.
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Rompe con la tradizione razionalista, trasformando l’arredo in linguaggio visivo.
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Rappresenta l’anima radicale e sperimentale del design anni ’80.
Scrapwood Cabinet – Piet Hein Eek (2008)
Con lo Scrapwood Cabinet, Piet Hein Eek porta il tema del design di recupero al centro della scena internazionale. Ogni pezzo è realizzato con legni riciclati, trasformando difetti e imperfezioni in qualità estetiche.
Caratteristiche
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Struttura in legni recuperati, trattati e ricomposti a mosaico.
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Ogni credenza è unica, con pattern sempre diversi.
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Costruzione artigianale unita a filosofia sostenibile.
Perché è iconica
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Ha reso il design eco-sostenibile una tendenza globale.
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Trasforma lo scarto in oggetto di lusso.
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È diventata un’icona del design olandese contemporaneo.
Mania Cabinet – Alessandro Mendini per Design Gallery Milano (2008)
Mania Cabinet è un’opera totemica di Mendini: più che un contenitore, un oggetto simbolico. Con le sue gambe a cono zigrinato e la superficie laccata rossa, unisce la dimensione funzionale a quella rituale ed evocativa.
Caratteristiche
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Struttura geometrica in legno laccato.
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Due gambe a semicono scanalato che fungono da basamento.
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Interno pensato come scrigno espositivo.
Perché è iconica
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Eleva la credenza a oggetto artistico e totemico.
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Rappresenta la poetica di Mendini: ironia, colore e simbolismo.
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È un pezzo che fonde arte contemporanea e design.
Wrongwood – Sebastian Wrong e Richard Woods per Established & Sons (2009)
Nato dalla collaborazione tra il designer Sebastian Wrong e l’artista Richard Woods, Wrongwood è un mobile che reinventa il linguaggio del mid-century modern con ironia pop.
Caratteristiche
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Struttura in legno con pattern grafici stampati.
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Ante e cassetti decorati da illustrazioni in stile fumettistico.
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Linee semplici con dettagli cromatici vivaci.
Perché è iconica
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Reinterpreta in chiave pop il mobile scandinavo anni ’50-’60.
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Testimonia il dialogo tra arte grafica e design industriale.
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È diventata un’icona contemporanea per collezionisti e gallerie.
Evolution – Ferruccio Laviani per Emmemobili (2010)
Con Evolution, Ferruccio Laviani compie un audace morphing formale: unisce una cassettiera in stile barocco a un mobile moderno, creando un ibrido che racconta il dialogo tra passato e presente.
Caratteristiche
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Struttura in legno con due sezioni contrastanti.
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Parte sinistra con forme barocche, parte destra con volumi geometrici razionalisti.
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Finitura scura uniforme che unifica i linguaggi.
Perché è iconica
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Simbolo del design ibrido e sperimentale del XXI secolo.
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Rappresenta il coraggio progettuale di Laviani.
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È una sintesi visiva tra memoria storica e innovazione contemporanea.
Madie moderne famose di design: le iconiche di oggi e di domani
Se le madie storiche hanno fatto la storia del progetto, oggi i designer contemporanei continuano a reinventare questo arredo, trasformandolo in scultura, in architettura domestica, in esperienza sensoriale. Non più semplici contenitori, ma opere capaci di dialogare con luce, spazio e materiali in modi sempre nuovi. Ecco cinque madie iconiche della contemporaneità.
Reflect Sideboard – Søren Rose per Muuto (2011)
Con Reflect, il designer danese Søren Rose offre una reinterpretazione raffinata del linguaggio scandinavo. Le ante in quercia, dalle superfici leggermente curve, catturano la luce e la riflettono con sfumature diverse, conferendo dinamicità a un volume altrimenti minimale.
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Caratteristiche: rovere massello, ante curve, linee semplici e proporzioni equilibrate.
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Perché è iconica: porta il DNA nordico nel presente, con una sensibilità contemporanea che valorizza materiali naturali e dettagli discreti.
Reform Credenza – Jonathan Adler (2015)
Ispirata al brutalismo architettonico, la Reform Credenza di Jonathan Adler è una celebrazione della forza scultorea. Le sue ante presentano motivi geometrici tridimensionali in ottone martellato, che trasformano la superficie in un rilievo materico.
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Caratteristiche: struttura in legno, ante rivestite in ottone lavorato, interni laccati.
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Perché è iconica: unisce glamour e rigore architettonico, diventando una dichiarazione di stile per gli interni contemporanei.
Pixel Sideboard – Boca do Lobo (2015)
Un mobile che sembra nato dal dialogo tra artigianato tradizionale e linguaggio digitale. I suoi pannelli anodizzati compongono un mosaico “pixelato” di colori e finiture che rendono ogni pezzo unico e irripetibile.
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Caratteristiche: rivestimento modulare in alluminio anodizzato, base in ottone lucido.
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Perché è iconica: è tra i simboli del lusso contemporaneo, capace di unire la manualità degli artigiani a un’estetica audace e spettacolare.
Onda Sideboard – Zaha Hadid Architects × Febal Casa (2020)
Nata dalla collaborazione con lo studio di Zaha Hadid, Onda porta nell’arredo domestico la fluidità tipica delle architetture firmate ZHA. Le superfici si incurvano come onde, con finiture metalliche che mutano sotto la luce.
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Caratteristiche: struttura in alluminio, pannelli curvati, finiture in vetro metallizzato.
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Perché è iconica: unisce linguaggio architettonico e design d’interni, trasformando una madia in un paesaggio scultoreo.
Wave Cabinet – Sebastian ErraZuriz (2014)
Con il Wave Cabinet, l’artista e designer cileno-americano porta la madia oltre i confini della funzione. Grazie a un sistema meccanico, il mobile si apre come un ventaglio, trasformandosi in una scultura dinamica.
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Caratteristiche: struttura in legno ingegnerizzato, meccanismi nascosti, forme mutevoli.
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Perché è iconica: rappresenta la fusione tra arte, ingegneria e design, dimostrando come un contenitore possa diventare performance estetica.
Con queste madie, il design contemporaneo mostra tutta la sua capacità di stupire: tra minimalismo nordico, lusso artigianale, fluidità architettonica e sperimentazione artistica, il mobile contenitore si conferma un terreno fertile per l’innovazione.
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