Nel 2026 le tendenze si riconoscono da dettagli molto concreti. Uno su tutti: la stanza smette di essere “bella solo in certe ore” quando il progetto luce lavora su abbagliamento, profondità e resa dei materiali. È per questo che tanti interior stanno riposizionando le scelte: meno downlight aggressivi e più luce stratificata, più pareti “lavate” con precisione, più apparecchi che fanno atmosfera senza invadere.
Un secondo segnale è diventato quasi quotidiano: la luce si muove. Le lampade cordless e ricaricabili entrano in casa come micro-architetture d’atmosfera (living, tavolo, camera) e trasformano terrazze e dehors in estensioni credibili degli interni. Non è solo un trend “decor”: è una nuova libertà d’uso, molto contemporanea.
Infine c’è un tema più tecnico, ma decisivo: la qualità del colore torna centrale e si parla sempre più di metriche oltre il CRI, con l’attenzione che cresce intorno a TM-30 per specificare la resa cromatica in modo più affidabile. In parallelo, Euroluce continua a spingere una lettura culturale della luce come disciplina trasversale — “Light for Life. Light for Spaces.” — cioè luce come benessere, spazio e responsabilità progettuale.
Tendenze illuminazione 2026: i segnali che contano nel progetto

Nel 2026 le tendenze del lighting design si leggono meno nelle forme “di moda” e molto di più nelle scelte che cambiano la qualità dello spazio: comfort visivo, controllo dei riflessi, resa cromatica più accurata, apparecchi portatili che spostano l’atmosfera dove serve, integrazione architettonica sempre più discreta. In altre parole: la luce viene trattata come una materia di progetto, con un’attenzione più alta alla percezione e all’uso quotidiano.
Per orientarsi, le direttrici più solide delle tendenze illuminazione 2026 sono sette:
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Comfort visivo come standard premium: ottiche schermate, abbagliamento sotto controllo, luce più “gentile” sugli occhi.
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Luce verticale e pareti “leggibili”: più wall washing e luce radente per dare profondità a materiali e volumi.
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Scene semplici, pensate per la giornata: pochi scenari luminosi, memorabili, facili da usare.
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Qualità del colore più seria: non solo CRI, ma attenzione crescente a metriche più complete (es. TM-30) quando si lavora con materiali e incarnati.
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Cordless e ricaricabili: micro-luci d’atmosfera che seguono la vita (tavolo, comodino, outdoor, hospitality).
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Integrazione “micro” nell’architettura: profili compatti, tagli di luce continui, dettagli che spariscono e fanno lavorare lo spazio.
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Sostenibilità adulta: riparabilità, modularità, durata; e un’idea più responsabile dell’outdoor, con attenzione all’inquinamento luminoso.
1) Comfort visivo: la tendenza 2026 che si percepisce subito

Se c’è un criterio che separa un progetto luce ordinario da un progetto luce di livello, nel 2026 è questo: come ti fa stare. Il comfort visivo non è una parola “soft”: è tecnica applicata alla quotidianità. Significa ridurre la fatica percettiva, rendere lo spazio più equilibrato, far lavorare materiali e arredi senza stressare l’occhio.
Cosa vediamo nei progetti migliori (residenziale e contract)
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Sorgente meno esposta: apparecchi con ottiche e schermature curate, soprattutto nelle zone di permanenza (living, tavolo, letto).
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Contrasto progettato: la stanza evita sia il “tutto uniforme” sia i coni aggressivi; i livelli costruiscono profondità.
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Riflessi governati: metalli, laccati, vetri e superfici lucide diventano parte della scena luminosa, senza creare disturbo.
Tre scelte che alzano subito la qualità (anche a parità di budget)
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Più luce sulle pareti (wall washing morbido): aumenta la percezione di ampiezza e pulizia visiva.
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Indiretta credibile (base luminosa continua): la stanza cambia tono senza diventare teatrale.
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Accenti pochi e precisi (oggetti, quadri, nicchie, texture): la gerarchia visiva si legge anche di sera.
Qui il trend è chiaro: nel lighting design 2026 la stanza non “si illumina”, si compone.
2) Pareti, texture, materia: la luce torna a scolpire

Una delle evoluzioni più interessanti del 2026 è il ritorno della luce come strumento per raccontare la materia. Non serve caricare la stanza di effetti: basta mettere nel punto giusto una luce radente su una parete in calce, su un legno con venatura viva, su una pietra con micro-rilievi. È un’estetica molto contemporanea perché lavora di precisione: più progetto, meno rumore.
3) Scene e ritmo: la luce come “regia d’uso”
La parola chiave del lighting design 2026 non è “smart”. È ritmo. La differenza sta nel progettare la luce come una sequenza di stati: mattino, lavoro, convivialità, decompressione serale, notte. Il tema torna anche nel modo in cui Euroluce porta la discussione fuori dal puro prodotto e dentro la cultura progettuale: Light for Life. Light for Spaces mette al centro percezione, benessere e relazione tra luce e comportamento.
Come si vede, nei progetti buoni
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Poche scene, nette: 3–5 scenari che si capiscono al primo uso (non 12 preset “da showroom”).
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Transizioni curate: dimmerazioni morbide, passaggi credibili tra livelli.
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Luce verticale come base “di qualità”: non solo soffitto; pareti e volumi diventano il campo visivo principale.
Il punto non è automatizzare tutto. È ridurre l’attrito: la luce deve essere facile da usare quanto una maniglia ben disegnata.
4) Qualità del colore: oltre il CRI, con TM-30 come lessico serio

Nel 2026 cresce l’attenzione a come la luce rende i colori, soprattutto perché interni e materiali si stanno raffinando: legni caldi, pietre con sottotono, tessuti texturizzati, metalli spazzolati, pelli, laccati. Qui il CRI spesso non basta a descrivere la resa reale.
TM-30 entra sempre più spesso nelle conversazioni tecniche perché offre un set di metriche più ricco per valutare la resa cromatica di una sorgente.
Perché interessa a un progetto d’interni (non solo a un lighting designer)
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aiuta a capire se una luce restituisce fedeltà oppure “riscrive” i colori
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rende più leggibili differenze sottili tra finiture simili
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diventa utile in spazi dove incarnati e materiali convivono: bagno, cabina armadio, hospitality, retail
Scelta concreta da capitolato
Chiedi ai fornitori schede e report che parlino di resa colore in modo completo (non solo “CRI alto”). Anche solo porre la domanda cambia la qualità della selezione: sposta la conversazione dalla promessa al dato.
5) Portatile e ricaricabile: la nuova luce d’atmosfera (micro-architetture mobili)

Una delle tendenze più riconoscibili del 2026 è la normalizzazione della luce cordless: lampade da tavolo, da comodino, punti luce mobili per dining e outdoor, fino a soluzioni wireless che evitano tracce e impianti invasivi. È un cambio pratico: l’atmosfera non è più “fissata” in un angolo, segue la scena.
Perché è più di una moda
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consente di costruire isole luminose (tavolo, poltrona, conversazione) senza accendere tutto
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migliora terrazze e dehors: meno infrastruttura, più possibilità di composizione
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in hospitality dà un vantaggio immediato: intimità controllata, flessibilità operativa
Il criterio 2026 (da magazine, ma vero): la portatile funziona quando è sobria e ben calibrata. Se diventa un gadget luminoso, invecchia in una stagione.
6) Integrazione architettonica “micro” e intelligenza silenziosa

Qui la tendenza non è “fare sparire le lampade”. È fare in modo che la luce lavori come dettaglio architettonico: tagli continui, profili compatti, incassi puliti, ottiche precise. La stanza guadagna ordine visivo e la luce sembra “appartenere” all’architettura.
Dentro questo filone entra anche un tema tecnologico che nel 2026 diventa più concreto: l’interoperabilità. Quando standard e piattaforme (es. ecosistemi compatibili Matter) semplificano davvero l’uso quotidiano, la smart home smette di essere un progetto a parte e diventa un livello in più della regia luminosa.
Cosa cercare (senza trasformare la casa in un pannello di controllo)
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controlli semplici: scene richiamabili, dimmerazione coerente, pochi comandi chiari
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qualità ottica prima delle funzioni: la “smart” non compensa una luce mediocre
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coerenza tra apparecchi: stessa grammatica di luce, anche se cambiano i corpi
7) Sostenibilità adulta: durata, riparabilità e diritto al buio

Nel 2026 sostenibilità in illuminazione significa anche una cosa molto netta: progettare la notte senza aggredirla. La discussione su obtrusive light e light pollution è sempre più strutturata; la CIE ha pubblicato una Position Statement dedicata al tema, mettendo in evidenza impatti e necessità di pratiche responsabili.
Traduzione in progetto (outdoor, facciate, terrazze, giardini)
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luce dove serve, non ovunque: percorsi, soglie, punti critici
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apparecchi schermati e direzionati: riduce dispersione e abbagliamento
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livelli più bassi + dimmerazione: spesso è qui che nasce l’eleganza
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tempi e sensori: la luce “accoglie” quando serve, poi si ritira
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temperatura colore coerente con contesto e materiali: soprattutto in esterni, la qualità percepita cresce quando la luce non “sbianca” tutto
E c’è un secondo livello: durata e riparabilità. Nel 2026 un progetto credibile non si limita a scegliere il LED “efficiente”: ragiona su manutenzione, sostituibilità dei componenti, qualità costruttiva. È meno spettacolare, ma è ciò che distingue un impianto che invecchia bene da uno che perde senso dopo due anni.

Tendenze illuminazione 2026
Le tendenze illuminazione 2026 più solide non sono stili: sono criteri. Comfort visivo, luce verticale e materica, scene d’uso, resa colore più accurata (TM-30), portatile ricaricabile, integrazione architettonica discreta, sostenibilità che include anche il buio. Euroluce ha spinto il discorso proprio su questa scala: luce come cultura del progetto, non come accessorio.
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