18 progettisti da tenere d'occhio durante la Milano Design Week 2026, tra architettura, interior, prodotto e arte

18 progettisti da tenere d'occhio durante la Milano Design Week 2026, tra architettura, interior, prodotto e arte

Durante la Milano Design Week 2026, la città torna a imporsi come uno dei luoghi più significativi da cui osservare il progetto contemporaneo. Non soltanto perché, come ogni anno, concentra debutti, installazioni, collezioni e visioni provenienti da contesti diversi, ma perché in pochi giorni riesce a mostrare con particolare chiarezza quali linguaggi stanno emergendo, quali sensibilità si stanno consolidando e quali figure stanno contribuendo a spostare il baricentro del discorso su architettura, interior, prodotto e arti applicate.

In una settimana così densa, tenere d’occhio i nomi giusti significa anche provare a capire come si muoverà Milano nel suo passaggio più intenso: quali studi e progettisti ne interpreteranno l’energia, quali collaborazioni segneranno davvero questa edizione, quali presenze sapranno lasciare una traccia oltre il rumore inevitabile degli eventi. Si tratta, allora, di costruire una lettura più precisa di ciò che merita attenzione oggi, nel punto in cui il design incontra la città e la città, a sua volta, restituisce al design la sua misura culturale più viva.

La selezione che segue nasce da qui: da una Milano letta come termometro del presente. Una città in cui convivono ricerca e industria, allestimento e visione, materia e immaginario, e in cui alcuni progettisti, più di altri, intercettano con lucidità questo passaggio.

Formafantasma

Salone Raritas 2026 Formafantasma

Tra i nomi da seguire alla Milano Design Week 2026, Formafantasma è uno di quelli che aiutano a capire con più precisione dove si stia spostando oggi il baricentro del design. Andrea Trimarchi e Simone Farresin tornano a Milano con Prada Frames, il symposium annuale curato per Prada, in programma dal 19 al 21 aprile con il titolo In Sight negli spazi di Santa Maria delle Grazie. Ma la loro presenza, quest’anno, non si esaurisce lì: il calendario ufficiale dello studio segnala anche il progetto per il booth di B&B Italia al Salone, un intervento nello showroom milanese del brand e il coinvolgimento in Salone Raritas, la nuova iniziativa del Salone del Mobile dedicata al collectible design, di cui firmano l’allestimento. È proprio questa capacità di muoversi con naturalezza tra riflessione culturale, industria e costruzione dello spazio a renderli una presenza particolarmente significativa nell’edizione 2026.

Vincent Van Duysen

18 progettisti da tenere d'occhio durante la Milano Design Week 2026 - Vincent Van Duysen

Alla Milano Design Week 2026, Vincent Van Duysen è uno dei nomi attraverso cui leggere con più chiarezza il rapporto tra direzione creativa, prodotto e cultura dell’abitare. A Milano il suo lavoro attraversa infatti il nuovo capitolo di Molteni&C, tra la collezione indoor 2026 presentata a Palazzo Molteni e Responsive Nature, l’installazione in via Senato 14 dedicata alla nuova proposta outdoor del brand. Più che due episodi separati, è un unico racconto che conferma una qualità ormai centrale nel suo lavoro: la capacità di costruire sistemi coerenti, ambienti e collezioni in cui architettura domestica, misura e identità visiva restano perfettamente allineate.

Studiopepe

Studiopepe Milano

Con Fòco. Living notes, Studiopepe firma per Archiproducts Milano uno dei progetti più riconoscibili del Fuorisalone 2026, in via Tortona 31. Il titolo restituisce già la direzione dell’intervento: il fuoco come principio generativo, come elemento attraverso cui leggere spazio, materia e relazioni. È proprio qui che il lavoro dello studio continua a mostrarsi con più precisione, nella capacità di trasformare l’interior e l’allestimento in un linguaggio compatto, atmosferico, immediatamente leggibile. Seguirle quest’anno ha senso anche per questo: perché il loro progetto non si limita a esporre prodotti, ma costruisce un ambiente con una temperatura precisa, quasi narrativa.

Ferruccio Laviani

Ferruccio Laviani

Per Ferruccio Laviani, la settimana milanese del 2026 si articola attorno a due presenze molto nitide. Da una parte c’è Experience Tomorrow, il progetto di LAUFEN in cui la sua direzione creativa accompagna una nuova fase del brand, segnata dall’introduzione dell’acciaio VITREON; dall’altra c’è Intrecci di Luce / Knitted Light, la ricerca presentata da Foscarini a Spazio Monforte, dedicata all’incontro tra luce e maglieria tridimensionale. In entrambi i casi emerge una qualità che nel suo lavoro resta decisiva: la capacità di dare forma a progetti leggibili, costruiti con precisione, in cui industria, allestimento e visione continuano a convivere senza attriti.

Giuseppe Bavuso

18 progettisti da tenere d'occhio durante la Milano Design Week 2026 Giuseppe Bavuso

Nel caso di Giuseppe Bavuso, la Milano Design Week 2026 mette in evidenza un percorso costruito su continuità, rigore e controllo del linguaggio. Rimadesio celebra infatti i suoi settant’anni con BECOMING, progetto che prende forma a partire dalla collezione firmata da Bavuso e presentata nel flagship store di via Visconti di Modrone, arricchita da nuovi materiali, finiture, sistemi ed elementi d’arredo. A questo si affianca Sign Round, presentato da Ernestomeda come evoluzione di uno dei modelli più rappresentativi del brand. Seguirlo oggi significa osservare un’idea di contemporaneità che non passa dall’effetto, ma dalla precisione: una lingua progettuale misurata, coerente, capace di restare forte senza mai diventare enfatica.

Sara Ricciardi Studio

Sara Ricciardi Studio

Alla Milano Design Week 2026, Sara Ricciardi Studio firma uno dei progetti più visibili del circuito di Brera: Serotonin – the chemistry of happiness, installazione realizzata per American Express nella Loggia della Pinacoteca di Brera, aperta dal 21 al 26 aprile. È un intervento che vale la pena seguire perché mette bene a fuoco una direzione sempre più centrale nel design contemporaneo: quella in cui spazio, percezione ed esperienza emotiva smettono di essere elementi accessori e diventano parte stessa del progetto. Nel lavoro di Sara Ricciardi, questa tensione tra dimensione sensoriale e costruzione dell’immaginario resta una delle cifre più riconoscibili, e a Milano trova un contesto perfettamente coerente con la sua ricerca.

Elisa Ossino Studio

Elisa Ossino Studio progettisti milano design week 2026

Per Elisa Ossino Studio, la settimana milanese si concentra su due presenze molto coerenti tra loro. La prima è Table Rituals, installazione firmata per V-ZUG nello studio milanese del brand, dove il progetto ruota attorno ai gesti condivisi della tavola e a un’idea di tecnologia che agisce con discrezione, quasi in sottrazione. La seconda è Responsive Nature, l’intervento concepito per Molteni&C in via Senato 14, inserito nel racconto della Design Week del marchio. Seguirla oggi ha senso proprio per questo: perché Elisa Ossino continua a lavorare su un design che non cerca il colpo di scena, ma una forma più sottile e misurata di intensità, costruita attraverso atmosfera, ritualità e precisione dello spazio.

Hannes Peer

Hannes Peer progettisti milano design week 2026

Nel caso di Hannes Peer, la Milano Design Week 2026 offre un’occasione particolarmente interessante per osservare da vicino un linguaggio che si muove con decisione tra architettura, interni e materia. Da Spotti Milano presenta HARDCORE, installazione pensata per accompagnare il lancio della nuova collezione CORE di SEM; parallelamente, nel distretto di Brera, firma per Margraf La Casa di Marmo, progetto immersivo che lavora sul marmo come elemento architettonico totale. In entrambi i casi, ciò che colpisce non è soltanto la forza dell’immagine, ma il modo in cui Peer usa oggetti e superfici per costruire ambienti compatti, densi, quasi scenici. Ed è proprio questa tensione tra prodotto e spazio a renderlo uno dei nomi più interessanti da osservare quest’anno.

Barnaba Fornasetti

Barnaba Fornasetti progettisti milano design week 2026

Per Barnaba Fornasetti, la Design Week 2026 coincide con un nuovo capitolo per l’atelier milanese: FOREVER FORNASETTI. NEW ENCOUNTERS. Il progetto prende forma nel flagship store di via Senato 2 e mette in scena una rilettura dell’universo Fornasetti attraverso un nuovo allestimento, nuove creazioni e una collaborazione con cc-tapis. Più che una semplice presentazione, è un passaggio che mostra bene ciò che rende ancora oggi interessante il suo lavoro: la capacità di tenere insieme memoria visiva, decorazione, oggetto e costruzione dello spazio senza irrigidire il repertorio in formula. Seguirlo durante la settimana milanese significa quindi osservare come un’identità fortissima possa continuare a evolvere, restando perfettamente riconoscibile.

Andrea Mancuso

Andrea Mancuso

Alla Milano Design Week 2026, Andrea Mancuso compare in un punto particolarmente interessante del programma, quello in cui il progetto torna a intrecciarsi con ricerca, formazione e sperimentazione sui materiali. A MoscaPartners Variations, dentro Palazzo Litta, è infatti tra i curatori di Extreme Environments, installazione sviluppata da NABA con CIAL a partire da un lavoro condiviso con gli studenti dell’area design e creative media production. È una presenza che merita attenzione perché restituisce bene una delle sue qualità più precise: la capacità di muoversi tra oggetto, spazio e pensiero progettuale senza irrigidire il lavoro in una sola scala. Seguirlo oggi ha senso proprio per questo, perché il suo sguardo resta tra i più utili quando il design smette di essere solo forma e torna a farsi dispositivo di ricerca.

Giulio Iacchetti

Giulio Iacchetti

Per Giulio Iacchetti, la settimana milanese del 2026 si costruisce attorno a una presenza diffusa ma molto coerente. Da una parte c’è Sunflower, il progetto sviluppato con MV Line a partire dalla nuova tenda da sole SunDrive, trasformata in un elemento quasi scultoreo; dall’altra c’è 230 VOLT-i, l’installazione firmata per Vimar a Superstudio Maxi Barona, dove la placca della serie Plana diventa materia visiva e linguaggio espressivo. A questo si aggiunge Tell me nel circuito di Brera, dove il suo nome compare accanto a quello di Elena Salmistraro in un progetto dedicato all’ascolto e al dialogo con i giovani designer. È proprio questa capacità di passare con naturalezza dall’oggetto d’uso al dispositivo narrativo, dalla cultura industriale a una dimensione più concettuale, a renderlo uno dei nomi più interessanti da osservare quest’anno.

Luca Nichetto

Luca Nichetto product designer italiani

Nel caso di Luca Nichetto, il punto di osservazione più nitido è Airstone, progetto presentato da XL EXTRALIGHT® nel cuore di 5VIE, allo Spazio Big SantaMarta dal 20 al 26 aprile. Al centro c’è una tote bag disegnata dallo studio, ma il lavoro non si esaurisce nell’oggetto: il progetto prende forma dentro un allestimento curato dallo stesso Nichetto, costruito per dare profondità a un materiale e a una visione più ampia della leggerezza. È un passaggio interessante perché mostra bene una qualità che nel suo lavoro ritorna spesso: la capacità di rendere accessibile un pensiero progettuale sofisticato, facendo convivere precisione industriale, immagine e immediatezza d’uso senza banalizzare nessuno di questi livelli.

Federico Peri

Federico Peri

Per Federico Peri, la Milano Design Week 2026 segna un passaggio particolarmente leggibile. In Brera firma per Carpanese Home Composing, progetto che accompagna la nuova collezione del brand e che lui stesso definisce come il terzo capitolo di un percorso fondato su proporzione, equilibrio e matericità. Nello stesso tempo compare anche in RADISSON COLLECTION – Welcome to the Exceptional, esperienza itinerante su un tram storico di Milano in cui i designer coinvolti accompagnano il percorso con audioguide e sculture. Sono due contesti molto diversi, ma insieme chiariscono bene il motivo per cui vale la pena seguirlo: Federico Peri continua a lavorare su un’idea di progetto misurata, colta, mai rumorosa, capace di tenere insieme interior, prodotto e racconto dello spazio con una coerenza rara.

Elena Salmistraro

Intervista a Elena Salmistraro Design Studio l’emozione come funzione, il segno come struttura

Alla Milano Design Week 2026, Elena Salmistraro è una presenza che vale la pena seguire perché il suo lavoro attraversa registri diversi senza perdere identità. In Brera compare in Tell me, il progetto di Emersivi by Orografie che trasforma il sagrato della Chiesa di Santa Maria Incoronata in uno spazio di ascolto e confronto tra progettisti senior e designer under 35; al Salone del Mobile.Milano, invece, firma per Ethimo il nuovo divano outdoor Loop, presentato come una seduta fluida, quasi continua, pensata per suggerire un’idea più libera e conviviale dello stare all’aperto. Sono due presenze molto diverse, ma insieme restituiscono bene ciò che rende il suo sguardo ancora così riconoscibile: la capacità di muoversi tra prodotto, immaginario e relazione, portando nel progetto una componente espressiva forte, ma mai scollegata dall’uso e dall’esperienza dello spazio.

Leggi la nostra intervista a Elena Salmistraro: il design tra emozione, segno e materia

6:AM

6AM designer

Con OVER AND OVER AND OVER AND OVER, 6:AM firma uno dei progetti più netti e riconoscibili della settimana. Dal 19 al 26 aprile occupa il Centro Balneare Romano di via Ampère con una mostra che trasforma la piscina storica in un paesaggio immersivo costruito attraverso vetro, architettura e ripetizione. All’interno compaiono nuove e precedenti collezioni, oggetti presentati per la prima volta — tra cui i cubi in vetro soffiato Batch e una nuova limited edition di Paysage e Lina sviluppata con Hannes Peer — insieme a un video realizzato con Genera e a Triton, installazione sonora site-specific di Invernomuto. A rendere il progetto ancora più interessante è il fatto che non si fermi all’esposizione: con Bar Pieno, attivo per tutta la durata dell’evento, 6:AM costruisce anche un luogo di incontro quotidiano, informale, capace di dare alla mostra una dimensione più urbana e comunitaria.

Yinka Ilori

Yinka Ilori

Alla Milano Design Week 2026, Yinka Ilori arriva a Brera con Chasing the Sun, installazione immersiva realizzata per Veuve Clicquot alla Mediateca Santa Teresa, in via della Moscova 28, dal 20 al 26 aprile. Il progetto si sviluppa come un percorso che continua nel Clicquot Café e nella Clicquot Boutique, dove compare anche una collezione esclusiva firmata dal designer. È una presenza da seguire perché il suo linguaggio, così fortemente costruito su colore, ritmo e partecipazione, trova in Milano un contesto particolarmente adatto a misurare la tenuta di un immaginario che non lavora solo sull’impatto visivo, ma sulla capacità di trasformare un’installazione in esperienza condivisa. In una settimana che spesso rischia l’eccesso di immagini, Ilori resta interessante quando riesce a dare a quell’energia una forma spaziale davvero leggibile.

Herzog & de Meuron

Herzog & de Meuron

Nel caso di Herzog & de Meuron, l’appiglio milanese del 2026 è netto e pienamente coerente con il profilo dello studio. UniFor presenta infatti MTM – Made to Measure e Giuditta, due nuove famiglie di prodotto sviluppate con gli architetti svizzeri e installate a Spazio UniFor, in viale Pasubio 15, dal 21 al 26 aprile. Più che come semplice debutto di prodotto, il progetto si legge come una riflessione sul rapporto tra architettura, funzione e materiale, mentre la direzione creativa di Studio Klass introduce il concetto di Non Places come chiave narrativa dell’installazione. Vale la pena seguirli proprio per questo: perché mostrano come, anche nel design, Herzog & de Meuron continuino a lavorare sullo spazio con lo stesso rigore con cui affrontano l’architettura, trasformando l’oggetto in un’estensione coerente del loro pensiero progettuale.

Snøhetta

Snøhetta

Per Snøhetta, la Milano Design Week 2026 prende forma attraverso una presenza articolata, distribuita tra installazione, prodotto e ricerca sullo spazio. Lo studio partecipa infatti con Renaissance of the Real alla Fondazione Luigi Rovati, progetto sviluppato con USM e con la designer Annabelle Schneider attorno a una riflessione sul corpo, sulla percezione e sul rapporto con il mondo fisico; nello stesso tempo firma per VitrA l’installazione presentata in Interni Materiae, costruita come una meditazione sulla trasformazione della ceramica, e compare anche nel lancio di Intro per Olivari, nuova collezione di maniglie presentata al Salone del Mobile.Milano. Più che per la semplice somma delle presenze, vale la pena seguirlo per la continuità con cui riesce a muoversi tra scale diverse del progetto, mantenendo riconoscibile una stessa idea di design: sensoriale, concreta, profondamente architettonica.

Laura Noè e RADIX, un sistema che ripensa il rapporto tra pianta, acqua e materia

Laura Noè Radix

Con RADIX, Laura Noè affronta uno dei temi più delicati del progetto contemporaneo: il rapporto tra forma, natura e manutenzione quotidiana. L’idea da cui nasce il progetto è semplice solo in apparenza: il benessere delle piante dipende da un equilibrio sottile tra acqua, aria e substrato, e questo equilibrio può essere incorporato nella struttura stessa dell’oggetto. Più che un vaso, RADIX è allora un sistema pensato per sostenere i processi della crescita, grazie a un serbatoio integrato che alimenta il substrato per capillarità e a una costruzione interna che favorisce la respirazione delle radici e una distribuzione più graduale dell’umidità. Ciò che rende interessante il progetto, nel contesto della Design Week, è proprio questa capacità di trasformare una necessità biologica in una struttura misurata, in cui materia, funzione e presenza visiva trovano un equilibrio particolarmente convincente.

RADIX sarà presentato durante la Design Week nello spazio EO Lux, nel distretto di Brera, un progetto nato dall’incontro tra competenze diverse e sviluppato attorno al dialogo tra gres e metallo. EO Lux interpreta lo spazio outdoor come estensione dell’abitare contemporaneo, attraverso sistemi modulari che uniscono artigianalità, ricerca materica e flessibilità progettuale, trasformando elementi funzionali in vere e proprie architetture aperte.

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