C’è un momento in cui il linguaggio della moda smette di abitare soltanto il corpo e comincia a chiedere un’altra scala, un altro respiro, un’altra forma di presenza. È lì che nasce il dialogo tra moda e interior design: non come semplice estensione di brand, ma come sviluppo naturale di una visione. Per molte maison italiane, del resto, il passaggio dall’abito allo spazio non è stato una forzatura né un diversivo strategico. È apparso, piuttosto, come la continuazione coerente di un codice estetico già compiuto, capace di esprimersi attraverso tessuti, colori, superfici, atmosfere e dettagli con la stessa precisione con cui si esprime in passerella.
Quando un marchio possiede davvero un immaginario forte, non si limita a firmare oggetti: costruisce mondi riconoscibili. E la casa, in questo senso, diventa il luogo più completo in cui quel mondo può prendere forma. Così alcune maison italiane hanno tradotto il proprio lessico stilistico in arredi, collezioni casa e progetti d’interni, mostrando come il confine tra fashion e spazio domestico sia, in realtà, molto più sottile di quanto sembri. Oggi raccontiamo proprio quel passaggio: 10 maison italiane che hanno portato il proprio linguaggio dalla moda all’interior design, trasformando lo stile in esperienza abitata.
Moda e interior design: perché per molte maison il passaggio è stato naturale
A guardarlo oggi, il legame tra moda e interior design sembra quasi inevitabile. Non solo perché entrambi appartengono all’universo del progetto, ma perché condividono la stessa tensione verso l’identità, la materia, il gesto estetico e la costruzione di un immaginario. La moda lavora sul corpo, l’interior sullo spazio; eppure, in entrambi i casi, ciò che conta davvero è la capacità di dare forma a un’atmosfera riconoscibile. Quando una maison possiede un linguaggio forte, coerente, immediatamente leggibile, il passaggio dall’abito alla casa non è un cambio di rotta: è una dilatazione naturale del proprio lessico.
Nel caso italiano, questa continuità è ancora più evidente. La tradizione della moda e quella del design condividono una stessa cultura della manifattura, del dettaglio, del rapporto tra bellezza e funzione, tra eleganza e artigianalità. Per questo alcune maison non si sono limitate a firmare oggetti per la casa, ma hanno costruito un vero universo domestico: un sistema fatto di arredi, tessuti, superfici, colori e segni capaci di trasferire nello spazio lo stesso racconto che, per anni, avevano affidato alla passerella.
Armani: quando il lusso smette di vestirsi e comincia ad abitare

Fondata a Milano nel 1975 da Giorgio Armani insieme a Sergio Galeotti, Armani è probabilmente il caso più emblematico di passaggio naturale dalla moda all’interior design. Il motivo è semplice: prima ancora di entrare nella casa, il marchio aveva già costruito un linguaggio completo, riconoscibile, fatto di rigore morbido, eleganza trattenuta, palette soffuse, attenzione quasi ossessiva alla materia e rifiuto dell’eccesso. Quando nel 2000 nasce Armani/Casa, quel lessico non cambia direzione: cambia scala. È il momento in cui una visione nata per il corpo si trasferisce nello spazio, senza perdere coerenza. Non a caso il suo oggetto-simbolo, la Logo Lamp, era stato disegnato da Armani già nel 1982 per i propri uffici milanesi: molto prima del debutto ufficiale della linea home, quella lampada conteneva già in nuce la sua idea di abitare, fatta di geometria, atmosfera e misura. Quando Armani/Casa viene lanciata, proprio la Logo Lamp diventa il primo manifesto di questa estetica domestica.
Da allora Armani/Casa non si è limitata a proporre una collezione décor, ma si è evoluta in un vero universo progettuale, articolato tra furniture, lighting, rugs, tableware e textiles, fino alla nascita, nel 2004, dell’Interior Design Studio sotto la diretta supervisione di Giorgio Armani. È qui che il marchio supera definitivamente il confine tra maison di moda e firma d’interni: non più soltanto oggetti per la casa, ma residenze, ville, yacht e complessi internazionali. Tra i progetti più interessanti figurano le Miami Residences by Armani/Casa, sviluppate su progetto architettonico di Cesar Pelli, i World Towers di Mumbai con architettura di I.M. Pei, e il Century Spire di Manila firmato da Daniel Libeskind. Anche le collezioni più recenti confermano questa traiettoria: al Salone del Mobile 2024, Armani/Casa ha presentato “Echoes from the World”, una raccolta che ribadisce il cuore della sua poetica, dove il décor non è mai ornamento gratuito ma costruzione di atmosfera. In Armani, insomma, la casa non è un’estensione accessoria del brand: è il luogo in cui la moda raggiunge la sua forma più compiuta, perché diventa ambiente, esperienza, permanenza.
Fendi: da atelier romano del 1925 a casa di lusso pensata come universo completo

Fondata a Roma nel 1925 da Adele Casagrande ed Edoardo Fendi, Fendi nasce come maison specializzata in pellicceria e pelletteria, e proprio da questa cultura della materia costruisce, negli anni, un linguaggio che avrebbe trovato nello spazio domestico un’estensione quasi inevitabile. Sul momento esatto dell’approdo all’interior vale la pena essere precisi: le fonti storiche non sono perfettamente allineate. Camera Nazionale della Moda Italiana colloca la nascita di Fendi Casa nel 1989, mentre alcune ricostruzioni di settore fanno risalire l’avvio del progetto al 1987, con l’intuizione di Alberto Vignatelli, e il debutto della linea l’anno successivo. In ogni caso, il dato interessante è un altro: Fendi è stata tra le prime maison a capire che il proprio immaginario — fatto di pelle, dettagli couture, logo FF, rigore romano e sensualità del materiale — poteva uscire dall’armadio ed entrare nella casa. Non a caso, già nelle letture storiche del brand, si racconta come pellicce e codici fashion vengano trasposti in plaid, cuscini e arredi, inaugurando un’idea di lifestyle molto prima che diventasse una formula abusata.
La traiettoria più interessante, però, è quella recente. Nel 2021 Fendi apre un nuovo capitolo con la joint venture FF Design insieme a Design Holding, sotto la guida creativa di Silvia Venturini Fendi, dando alla linea casa una struttura ancora più progettuale e internazionale. È da lì che Fendi Casa si presenta non più soltanto come collezione di arredi di lusso, ma come piattaforma creativa capace di coinvolgere designer e studi come Marcel Wanders Studio, atelier oï, Thierry Lemaire, Toan Nguyen, Cristina Celestino e Dimorestudio. La collezione rilanciata tra il 2021 e il 2022 lavora proprio su questa idea di continuità tra moda e interior: il Five sofa di Marcel Wanders Studio, il tavolino Metropolis di atelier oï ispirato agli archi del Palazzo della Civiltà Italiana, il letto Landscape, le sedute Groove & Groovy e altri pezzi mostrano come i codici Fendi — dalla Pequin stripe alla Karligraphy, fino all’ossessione per il dettaglio sartoriale — possano diventare arredo senza perdere riconoscibilità. A questa dimensione si aggiungono progetti speciali come Fendi Château Residences a Surfside, in Florida, annunciato nel 2014 e completato nel 2016: un intervento residenziale con architettura di Arquitectonica e interior design firmato Fendi in collaborazione con Fanny Haim, che rende bene l’idea di quanto, per la maison romana, la casa non sia più un segmento collaterale ma una vera forma di autorappresentazione spaziale.
Versace: la casa come scena totale di un immaginario nato nel 1978

Fondata a Milano nel 1978 da Gianni Versace, la maison ha portato nel mondo dell’interior design uno dei lessici più riconoscibili della moda italiana: classicismo mediterraneo, gusto teatrale, decoro barocco, sensualità e cultura dell’immagine. L’approdo alla casa avviene nel 1992, quando nasce Versace Home: inizialmente attraverso i tessili, poi con le celebri collezioni di porcellane sviluppate con Rosenthal, che trasformano la tavola in uno dei primi territori di espansione del brand. È un passaggio importante, perché mostra subito come Versace non voglia limitarsi all’home décor accessorio, ma costruire un vero universo domestico coerente con la propria idea di lusso.
La fase più recente segna un salto ulteriore. Nel 2020 la maison firma un nuovo accordo con Lifestyle Design Group per sviluppo, produzione e distribuzione della linea arredo, aprendo una stagione più strutturata sul fronte furniture. Da qui nasce anche il lavoro sulla collezione presentata nel 2022, sviluppata con Donatella Versace insieme a Roberto Palomba e Ludovica Serafini, dove codici come Medusa, greche e richiami neoclassici vengono tradotti in arredi, outdoor e complementi con un linguaggio più architettonico. In Versace, insomma, il passaggio dalla moda all’interior non è mai stato un semplice licensing exercise: è la trasformazione della maison in una forma di art of living totale, oggi portata avanti anche attraverso Versace Home Services e progetti di interior dedicati.
Roberto Cavalli: dal debutto del 1970 a un interior che amplifica il lato più sensuale della maison

Il marchio Roberto Cavalli nasce nel 1970, quando lo stilista fiorentino debutta a Parigi con una prima collezione segnata da sperimentazione materica, patchwork in pelle e una visione della moda già fortemente riconoscibile. Quella firma fatta di animalier, seduzione, glamour e spirito rock trova un’estensione naturale nell’interior design nel 2012, anno in cui debutta ufficialmente Roberto Cavalli Home; il passaggio è preparato già nel 2011, quando Jumbo Group ottiene la licenza per la linea Roberto Cavalli Home Interiors. È un approdo coerente: pochi marchi, come Cavalli, avevano sviluppato nella moda una grammatica visiva così immediatamente traducibile in superfici, pattern, volumi scultorei e materiali ad alto impatto.
La collezione interior lavora infatti proprio su ciò che ha reso la maison celebre: stampe iconiche, colori vibranti, intrecci preziosi, contrasti decisi, un’anima wild addomesticata dal lusso. Oggi la linea è sviluppata sotto il cappello di ONIRO Group, che la descrive come un’estensione continua del mondo Cavalli, costruita in dialogo con la maison e alimentata dai suoi codici più rappresentativi. Tra i progetti interessanti degli ultimi anni c’è anche il filone real estate: nel 2026 ONIRO ha firmato gli interni del Roberto Cavalli Tower a Cipro, segno di come il marchio stia utilizzando l’interior non solo come collezione, ma come strumento per costruire ambienti immersivi e branded. Nel caso Cavalli, la casa non attenua la moda: ne radicalizza la personalità.
Dolce&Gabbana: dal 1985 a una casa che diventa racconto mediterraneo e artigianato messo in scena

Dolce&Gabbana viene fondata nel 1985 e costruisce fin dall’inizio una poetica fortemente identitaria, radicata nell’Italia meridionale, nel teatro della femminilità, nel fatto a mano, nella memoria visiva della Sicilia, nel gusto per la decorazione e nella potenza narrativa dell’immagine. L’ingresso nella casa arriva tardi rispetto ad altre maison, ma proprio per questo appare più consapevole: Dolce&Gabbana Casa viene presentata in anteprima nell’autunno 2021 e poi ufficialmente al pubblico nel 2022, dopo l’apertura delle prime boutique milanesi. È un debutto già maturo, non un esperimento. I fondatori la raccontano apertamente come la costruzione di uno stile di vita unico, capace di trasferire nell’abitare i valori chiave del marchio: artigianalità, rispetto della tradizione e ricerca dell’innovazione.
Le prime collezioni casa sono costruite attorno ad alcuni dei temi più iconici della maison: Blu Mediterraneo, Leopardo, Carretto Siciliano, Zebra. Non sono semplici fantasie decorative portate sugli arredi, ma veri dispositivi narrativi che trasformano mobili, tessili e accessori in una prosecuzione diretta del brand fashion. Anche il partner industriale racconta bene la natura del progetto: la produzione e distribuzione passano attraverso Luxury Living Group, mentre l’espansione retail segue una traiettoria rapida, con boutique dedicate e, nel 2023, due aperture a Londra tra Harrods e Brompton Road. Dolce&Gabbana è forse il caso più evidente in cui la casa diventa mise-en-scène culturale: non una traduzione sobria del marchio, ma la sua piena teatralizzazione nello spazio.
Missoni: un brand nato nel 1953 che trova nella casa la prosecuzione più naturale della propria identità tessile

Fondata nel 1953 da Ottavio e Rosita Missoni, Missoni è tra i casi più organici nel passaggio dalla moda all’interior design, perché il suo linguaggio nasce già dalla centralità del tessile, del colore e del ritmo grafico. La cronologia qui è interessante: l’archivio della maison registra che la Missoni Home Collection viene ufficialmente presentata a New York nel novembre 2000, ma il rapporto con la casa è più profondo e precedente, legato alla cultura del tessuto che accompagna il marchio fin dalle origini. Nel caso Missoni, quindi, l’approdo all’interior non appare come una diversificazione: è quasi la conseguenza logica di un brand che ha sempre pensato in termini di trama, superficie e atmosfera.
Negli anni, questa vocazione si è allargata ben oltre il prodotto home tradizionale. Nel 2012 Missoni firma gli interni di Acqua Livingstone a Manila, presentato come il primo edificio residenziale al mondo completamente arredato da Missoni Home. Più recentemente, la maison ha sviluppato il progetto Missoni Resort Club, portando il proprio immaginario in destinazioni hospitality e beach club tra Sicilia, Costa Smeralda, Bali, Portofino e altre mete. È un passaggio significativo: la casa, per Missoni, non coincide più solo con la sfera domestica, ma con un’idea di lifestyle diffuso e immersivo. È forse la maison che meglio dimostra come il confine tra abito, tessile e spazio possa diventare quasi impercettibile.
Etro: da maison tessile del 1968 a interior colto, ornamentale e sempre più progettuale

Etro nasce a Milano nel 1968 come azienda tessile fondata da Gimmo Etro. Questo dato è essenziale perché spiega più di ogni altro il suo rapporto con la casa: prima ancora di diventare una fashion house completa, Etro è un marchio che parla la lingua del tessuto, dell’archivio, del motivo ornamentale, del colore e del viaggio culturale. Per questo, nel suo caso, il passaggio all’interior non va letto come uno sconfinamento improvviso ma come una stratificazione naturale. Se si guarda però al momento in cui il marchio entra in modo esplicito nel furniture design contemporaneo, la data chiave è il 2017, quando Etro avvia con Jumbo Group — oggi ONIRO Group — la produzione e distribuzione di Etro Home Interiors.
Da qui in avanti la traiettoria si fa sempre più precisa. Nel 2023, durante la Milano Design Week, viene presentata la prima collezione Etro Home Interiors firmata da Marco De Vincenzo, nuovo direttore creativo anche delle linee uomo, donna e home: un passaggio importante perché rinnova il linguaggio del marchio senza tradirne il patrimonio decorativo. La collaborazione con ONIRO insiste proprio su questo equilibrio tra forme contemporanee e tessuti classici Etro, mentre nel 2024 il marchio continua a presidiare il Fuorisalone con installazioni e ambientazioni dedicate. Etro, in fondo, porta nella casa un’idea di interior più culturale che puramente décor: un interno fatto di memoria, pattern, tattilità e citazioni, dove il motivo non è ornamento superficiale ma sistema di identità.
Diesel: il brand del 1978 che ha trasformato il living in un laboratorio urbano e post-industriale

Fondata nel 1978 da Renzo Rosso, Diesel ha costruito la propria identità non sul lusso classico, ma su un’idea di stile più irregolare, industriale, ironica e metropolitana. È proprio questa distanza dal linguaggio delle maison tradizionali a rendere interessante il suo ingresso nell’interior design. Il progetto Diesel Living prende forma attorno al 2009, quando si avviano le collaborazioni con Moroso per l’arredo e con Foscarini per l’illuminazione; nel tempo il perimetro si amplia a Scavolini per cucine e bagni, Lodes per la luce, Iris Ceramica per le superfici, Berti per i pavimenti e altri partner. Qui il passaggio dalla moda alla casa non cerca di nobilitare il brand: al contrario, conserva tutta la sua attitudine informale e la trasferisce nello spazio.
La data decisiva per capire la maturazione del progetto è il 2012, quando arriva Diesel Social Kitchen con Scavolini: non più singoli oggetti o collezioni sparse, ma un ambiente completo che ibrida cucina e living secondo una visione domestica più fluida e conviviale. Da lì il brand continua a crescere attraverso linee come Diesel Open Workshop, Get Together e Misfits Bathroom, sempre mantenendo una grammatica fatta di metallo, materiali tecnici, tonalità opache, modularità e spirito industriale. Diesel è forse il caso più netto in cui il passaggio all’interior coincide con la costruzione di un vero lifestyle system contemporaneo, meno decorativo e più situazionale, dove la casa viene pensata come spazio aperto, sociale, ibrido e anti-borghese.
Trussardi: una maison del 1911 che approda alla casa nel 2014 e trasforma l’eleganza milanese in ambiente

La storia di Trussardi comincia a Bergamo nel 1911, come laboratorio artigianale di guanti fondato da Dante Trussardi. È una nascita che pesa ancora oggi sul carattere del marchio: pelle, sobrietà, tecnica, misura, attenzione al dettaglio. Quando il brand approda in modo esplicito all’interior design con Trussardi Casa, l’anno chiave è il 2014, con il debutto al Salone Internazionale del Mobile. Le fonti di settore insistono tutte sullo stesso punto: la collezione viene pensata come una traduzione domestica dell’“informal elegance” che ha definito il levriero per oltre un secolo. In questo caso il passaggio non avviene per rottura, ma per continuità di tono: non spettacolo, ma raffinatezza composta e urbana.
Negli ultimi anni il progetto ha conosciuto una nuova visibilità. Alla Milano Design Week 2024 Trussardi Casa ha presentato una nuova collezione e un temporary store in via Santa Cecilia, affidando a un gruppo di designer italiani e internazionali la rilettura dei codici del marchio in chiave più contemporanea. Parallelamente, il brand è entrato anche nel residenziale branded con Trussardi Residences a Dubai, progetto sviluppato con Mira Developments e Luxury Living Group, con appartamenti completamente arredati da Trussardi Casa. È un passaggio importante perché mostra come, per Trussardi, la casa non sia solo una linea di prodotto ma una vera estensione di stile: un modo di trasformare la discrezione milanese in esperienza abitabile.
Liu Jo: dal brand fondato nel 1995 a un living glamour che cerca una propria identità progettuale

Liu Jo nasce a Carpi nel 1995, fondata dai fratelli Marco e Vannis Marchi, e costruisce nel tempo un’immagine femminile, glamour, accessibile ma curata, sempre più orientata al lifestyle. In questo caso il passaggio all’interior design è più recente e meno “storicizzato” rispetto alle grandi maison del lusso, ma proprio per questo è interessante. La prima living collection di Liu Jo debutta nel 2018 al Salone del Mobile, segnando il primo ingresso esplicito del brand nel settore arredamento. Non si tratta ancora di un sistema vasto come quello di Armani o Fendi, ma di un primo gesto chiaro: portare nel living la stessa idea di seduzione morbida, modularità e personalizzazione che il marchio ha costruito nella moda.
La vera strutturazione del progetto arriva però negli anni successivi. Nel 2023 apre ufficialmente il Liu Jo Living Brera Showroom durante la Milano Design Week, mentre il marchio si presenta al Salone con collezioni sotto la direzione artistica di Simone Cagnazzo, che insiste su forme modulari, pezzi riposizionabili e arredi configurabili. È un punto interessante: Liu Jo prova a tradurre il proprio linguaggio fashion non tanto in un décor ornamentale, quanto in un living “sartoriale”, fatto di rivestimenti intercambiabili, versatilità e attitudine contract oltre che domestica. Questa maturazione si vede anche nei progetti più recenti, come l’intervento del 2025 per gli spazi lounge del 37° piano del grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino, dove il marchio prova a misurarsi con un interior più istituzionale e architettonico. Liu Jo è forse il nome più giovane del gruppo, ma proprio per questo racconta bene come oggi anche un brand fashion contemporaneo possa sentire quasi inevitabile il bisogno di entrare nello spazio.
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