Parlare oggi dei migliori studi di architettura a Firenze significa entrare in una città in cui il progetto non coincide mai soltanto con la costruzione di uno spazio, ma con una presa di posizione nei confronti della storia. Firenze è una città d’arte, un organismo urbano che da secoli concentra in sé una misura rara di armonia, rappresentazione, memoria e continuità culturale. Il suo centro storico, riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, non è semplicemente un perimetro tutelato: è una presenza attiva, una forma di eredità visibile che continua a orientare il modo in cui la città viene osservata, abitata, trasformata.
In un contesto simile, l’architettura contemporanea non può permettersi né l’arroganza del gesto isolato né la consolazione di un linguaggio puramente imitativo. Deve invece misurarsi con una materia urbana di eccezionale densità, con la persistenza delle forme, con il peso simbolico del costruito, con il rapporto tra paesaggio e città, tra luce e pietra, tra permanenza e mutazione. Progettare a Firenze significa dunque operare entro una soglia delicata, dove ogni intervento è chiamato a trovare un equilibrio tra rispetto e invenzione, tra tutela e riscrittura, tra ciò che va custodito e ciò che può ancora essere ripensato.
Ed è proprio questa condizione a rendere Firenze uno degli osservatori più interessanti per comprendere alcune delle linee più significative del progetto italiano contemporaneo. In una città tanto fortemente segnata dalla propria eredità, il tema dell’architettura si declina spesso attraverso il restauro, il riuso, la rifunzionalizzazione dell’esistente, la rigenerazione urbana, il progetto degli interni, la ridefinizione dello spazio collettivo e una riflessione sempre più necessaria sulle forme dell’abitare attuale. Qui l’innovazione raramente passa per l’enfasi: più spesso si manifesta come precisione, come intelligenza interpretativa, come capacità di lavorare dentro la complessità senza impoverirla.
La selezione che segue nasce da questa consapevolezza. Non come classifica chiusa o repertorio compilato per semplice notorietà, ma come mappa editoriale dedicata a 25 studi di architettura a Firenze da conoscere, pensata per restituire il profilo di una scena progettuale articolata, colta, rigorosa e tutt’altro che statica. Vi convivono nomi autorevoli, studi consolidati, percorsi riconoscibili e ricerche più contemporanee che, attraverso approcci differenti, raccontano una stessa tensione: quella tra memoria e trasformazione, tra eredità urbana e necessità del presente, tra il carattere irripetibile dei luoghi e il compito, sempre attuale, di interpretarli.
Come abbiamo selezionato questi studi di architettura a Firenze
Riunire 25 studi di architettura a Firenze all’interno di un solo articolo significa, innanzitutto, sottrarsi a ogni lettura semplificata. La scena fiorentina non si lascia ridurre a una formula unica, perché al suo interno convivono esperienze molto diverse: studi storicamente vicini al restauro e alla conservazione, realtà che operano sulla scala urbana, professionisti che lavorano con particolare sensibilità sul recupero dell’esistente, autori più orientati al progetto contemporaneo, e altri ancora che si distinguono per la qualità degli interni, per l’attenzione al paesaggio o per una ricerca più sottile sulle forme dell’abitare.
Per questo motivo, la selezione non è stata costruita seguendo il solo criterio della fama, né quello della visibilità più immediata. Abbiamo considerato, piuttosto, un insieme di elementi capaci di restituire la complessità del panorama fiorentino: la solidità del percorso, la qualità dei progetti, la continuità del lavoro, la capacità di confrontarsi con il contesto storico, ma anche la pertinenza rispetto a temi oggi centrali come il recupero architettonico, il riuso, la trasformazione urbana, la sostenibilità, la ridefinizione degli spazi domestici e collettivi, il rapporto tra identità dei luoghi e funzioni contemporanee.
Ne emerge una selezione che non pretende di essere definitiva né esaustiva. Piuttosto, intende offrire una lettura credibile e sfaccettata di ciò che Firenze esprime oggi sul piano del progetto. Alcuni degli studi presenti rappresentano riferimenti consolidati; altri meritano attenzione per la qualità della ricerca, per la coerenza del linguaggio, per la misura con cui intervengono sull’esistente o per il modo in cui stanno contribuendo a ridefinire, con discrezione ma con notevole consapevolezza, il dialogo tra contemporaneo e patrimonio.
Più che un elenco, dunque, questa è una selezione editoriale. Un tentativo di leggere Firenze non solo come città della conservazione, ma come luogo in cui l’architettura continua a essere esercizio critico, responsabilità culturale e forma di interpretazione del reale. Ed è forse proprio in questa tensione trattenuta, mai spettacolare eppure profondamente fertile, che si riconosce uno dei caratteri più interessanti degli studi di architettura fiorentini oggi.
Archea Associati

Fondato a Firenze nel 1988 da Laura Andreini, Marco Casamonti e Giovanni Polazzi, con l’ingresso di Silvia Fabi nel 2001, Archea Associati è uno degli studi nati in città che hanno saputo trasformare una matrice fiorentina in un profilo internazionale, mantenendo però un rapporto riconoscibile con il tema del progetto come dialogo tra memoria, forma urbana e trasformazione. Oggi lo studio opera da più sedi, ma Firenze resta il suo luogo originario e simbolico.
È in questa selezione perché rappresenta uno dei casi più evidenti in cui la scena architettonica fiorentina riesce a uscire dalla dimensione locale senza perdere identità. Nel loro lavoro convivono infatti scala urbana, architettura, interni e ricerca formale, ma ciò che rende Archea particolarmente rilevante per un articolo dedicato a Firenze è anche la capacità di intervenire dentro contesti stratificati, misurandosi con il costruito esistente senza assumere un atteggiamento puramente conservativo.
In questo senso, il recente intervento sul Teatro Nazionale di Firenze è esemplare: un luogo nato nel Trecento e trasformato nel corso dei secoli, rimasto a lungo in abbandono, che il progetto di Archea ha riportato alla città attraverso un restauro complesso e una nuova articolazione degli spazi, restituendogli una funzione culturale contemporanea. È anche per lavori come questo che Archea Associati entra di diritto in questa selezione: non solo per notorietà, ma perché racconta bene una delle tensioni più interessanti dell’architettura a Firenze oggi, quella tra eredità storica e nuova vita del progetto.
Guicciardini & Magni Architetti

Con sede a Firenze, Guicciardini & Magni Architetti è uno studio attivo dal 1990 che ha costruito nel tempo un profilo molto riconoscibile nel campo del patrimonio culturale, del restauro, dell’allestimento museografico e dei progetti di riqualificazione urbana. Sul sito dello studio si legge che, a partire da quell’anno, hanno realizzato oltre 100 musei e altrettante mostre temporanee in Italia e all’estero: un dato che dice molto non solo sulla quantità del lavoro svolto, ma soprattutto sulla continuità di una ricerca che si misura da decenni con luoghi ad alta densità storica e simbolica.
È in questa selezione perché rappresenta molto bene una delle vocazioni più profonde dell’architettura a Firenze: quella che non cerca visibilità attraverso il gesto spettacolare, ma costruisce qualità progettuale nel confronto con la storia, con gli spazi della cultura, con il disegno urbano e con la delicata trasformazione dell’esistente. In una città come Firenze, dove il rapporto tra contemporaneo e patrimonio è sempre esposto a semplificazioni, il lavoro di Guicciardini & Magni mostra invece una linea precisa, rigorosa, fondata sulla capacità di intervenire senza cancellare la complessità dei luoghi.
Tra i progetti che spiegano meglio questa presenza nella selezione c’è naturalmente il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, realizzato insieme a Natalini Architetti nell’ambito del progetto di restauro e allestimento museografico nato dal concorso per l’ampliamento del museo. Ma è altrettanto significativo il lavoro su Piazza del Duomo, dove lo studio ha firmato un intervento di riqualificazione urbana e sistema di segnaletica per uno dei luoghi più sensibili e più osservati della città. È anche per questo che Guicciardini & Magni Architetti merita di stare in questa mappa: perché racconta un’idea di architettura colta, misurata e profondamente urbana, capace di operare nel cuore della tradizione senza ridurla a immagine immobile.
Natalini Architetti

Con sede a Firenze, Natalini Architetti è lo studio che raccoglie e prosegue una parte importante dell’eredità progettuale di Adolfo Natalini, figura centrale dell’architettura italiana del secondo Novecento, attraverso la continuità professionale di Fabrizio Natalini, associato allo studio dal 1991. È da questo passaggio che prende forma l’attività dei Natalini Architetti come realtà professionale riconoscibile, legata a una matrice culturale fortemente fiorentina ma capace di misurarsi con temi di respiro più ampio.
È in questa selezione perché il nome Natalini, a Firenze, non appartiene soltanto alla storia del dibattito architettonico, ma continua a confrontarsi con luoghi e questioni di grande rilievo per la città. In un contesto come quello fiorentino, dove ogni intervento entra inevitabilmente in rapporto con il patrimonio storico, la presenza di uno studio legato a una riflessione così profonda sul rapporto tra progetto, memoria e trasformazione conserva ancora oggi un peso specifico ben riconoscibile.
A confermare questa continuità c’è anche un riscontro recente: nel 2024, per il nuovo allestimento del Museo di Orsanmichele a Firenze, il progetto viene attribuito a MAP Architetti con Natalini Architetti (Fabrizio Natalini). Un dettaglio che conta, perché mostra come lo studio non sia soltanto il deposito di una memoria professionale, ma una presenza ancora attiva nel lavoro su uno dei contesti più delicati della città.
Natalini Architetti entra quindi in questa selezione non per omaggio formale, ma perché continua a rappresentare una linea colta e autorevole dell’architettura fiorentina: una linea che tiene insieme eredità culturale, responsabilità verso la storia costruita e permanenza operativa nel presente.
q-bic

Fondato a Firenze nel 2005 da Luca Baldini, architetto, e Marco Baldini, designer, q-bic è uno studio di progettazione multidisciplinare che negli anni ha costruito un profilo sempre più riconoscibile tra architettura, interior design, hospitality, spazi per il food e riqualificazione dell’esistente. Sul sito dello studio, tra gli ambiti dichiarati, compaiono in modo esplicito anche la rigenerazione urbana, il recupero di edifici storici e la trasformazione di complessi industriali dismessi: tre temi che, nel caso di Firenze, non sono soltanto un orientamento professionale, ma una vera chiave di lettura del presente.
È in questa selezione perché rappresenta bene una Firenze capace di lavorare sul contemporaneo senza rinunciare alla complessità del costruito. Il suo nome è diventato ancora più centrale nel dibattito recente grazie a Factory, all’interno di Manifattura Tabacchi, uno dei progetti di rigenerazione più significativi della città negli ultimi anni. L’intervento, inaugurato nel 2023, riguarda gli edifici 4, 5 e 11 del complesso e immagina un grande spazio-laboratorio dedicato a creatività, artigianato, cultura e nuove forme di produzione.
Proprio con Factory / Firenze, q-bic ha ottenuto il Primo Premio ex aequo nella categoria Restauro | Recupero del Premio Architettura Toscana 2024. Non è un dettaglio marginale: è uno dei riconoscimenti che spiegano meglio perché lo studio meriti di stare in questa mappa. q-bic entra infatti in questa selezione non solo per visibilità o presenza social, ma perché incarna con chiarezza un’idea di progetto che a Firenze oggi conta molto: il riuso intelligente, la riconversione di grandi strutture dismesse e la capacità di trasformare un’eredità industriale in un nuovo spazio urbano aperto alla città.
Studio Benaim

Con base a Firenze, Studio Benaim è una realtà coordinata dal fondatore André Benaim e composta da un team multidisciplinare, attiva da circa trent’anni tra Toscana, Italia e contesto internazionale. Più che inseguire un’immagine autoriale fine a sé stessa, lo studio ha costruito nel tempo un metodo di lavoro molto concreto, legato alla trasformazione degli spazi attraverso restauro, ristrutturazione e progetto d’interni.
Negli ultimi anni il suo nome si è legato in modo particolare a uno degli interventi più osservati della Firenze contemporanea: GO – Giunti Odeon, il progetto che ha restituito una nuova vita allo storico Cinema Odeon, trasformandolo in un luogo ibrido tra libreria e sala cinematografica. Firmato nel 2023, l’intervento lavora su uno spazio emblematico del centro cittadino senza svuotarlo della sua identità, ma accompagnandolo verso un nuovo uso culturale coerente con il presente.
È soprattutto qui che si comprende la presenza di Studio Benaim in questa selezione: nella capacità di intervenire su un luogo altamente simbolico e di farlo con un progetto che tiene insieme memoria, funzione contemporanea e qualità dell’esperienza. Non a caso GO – Giunti Odeon / Firenze ha ottenuto il Primo Premio ex aequo nella categoria Restauro | Recupero del Premio Architettura Toscana 2024. Più del riconoscimento in sé, conta ciò che questo progetto dimostra: che a Firenze è ancora possibile restituire forma pubblica e valore culturale a un luogo storico senza ridurlo a semplice contenitore.
Pierattelli Architetture

Fondato a Firenze nel 1980 da Massimo Pierattelli, Pierattelli Architetture è uno studio che nel tempo ha costruito una presenza riconoscibile ben oltre il contesto locale, muovendosi tra architettura, paesaggio, interni e product design. Oggi è guidato da Massimo Pierattelli insieme ai figli Andrea e Claudio, e continua a sviluppare il proprio lavoro a partire da una matrice fiorentina molto chiara: attenzione al contesto, dialogo tra passato e presente, ricerca di un equilibrio tra misura formale, materiali e nuove funzioni.
È in questa selezione perché rappresenta una delle realtà più riconoscibili della scena fiorentina contemporanea, anche per la continuità con cui ha saputo lavorare su interventi residenziali, hospitality, uffici e riqualificazione di spazi esistenti. In una città come Firenze, dove il progetto rischia spesso di essere schiacciato tra tutela e immagine, Pierattelli Architetture occupa una posizione interessante: quella di uno studio che non rinuncia a una forte identità formale, ma la misura sempre con il carattere dei luoghi e con la loro storia materiale.
Tra i lavori che aiutano a capire perché il suo nome meriti di stare in questa mappa c’è Villa Gelsomino a Firenze, progetto che ha ricevuto il THE PLAN Award 2023 nella categoria Future House. Più che il premio in sé, conta ciò che questo intervento restituisce: la capacità di interpretare il tema dell’abitare contemporaneo attraverso un linguaggio sobrio, preciso, capace di lavorare sulla continuità tra architettura, interno e paesaggio. È anche per questo che Pierattelli Architetture entra in questa selezione: perché racconta una Firenze progettuale che non coincide soltanto con il restauro o con il peso del centro storico, ma anche con una ricerca costante sul presente dell’abitare.
FABBRICANOVE

Fondato a Firenze nel 2009 da Enzo Fontana, Giovanni Bartolozzi e Lorenzo Matteoli, FABBRICANOVE è uno studio di architettura e urbanistica che si è costruito nel tempo un profilo riconoscibile attraverso un lavoro attento alla scala urbana, all’architettura, agli interni e alla trasformazione dell’esistente. La sua natura multidisciplinare non è un dettaglio secondario: aiuta a capire perché il loro lavoro riesca spesso a muoversi con equilibrio tra progetto, contesto e uso concreto degli spazi.
È in questa selezione perché rappresenta bene una linea dell’architettura fiorentina contemporanea meno urlata, ma molto solida: quella che lavora con rigore sul costruito, sui processi di rigenerazione e sulla qualità dell’intervento anche quando il tema non è monumentale o iconico. In questo senso FABBRICANOVE è uno di quei nomi che, forse, non cercano l’effetto immediato, ma restituiscono con continuità una ricerca credibile sul progetto contemporaneo.
A spiegare bene la sua presenza in questa mappa c’è anche Civico 22, intervento di trasformazione e rigenerazione di un edificio degli anni Settanta, già selezionato per il Premio Architettura Toscana 2022. Il progetto lavora sulla doppia natura dell’edificio — più urbana verso la strada, più aperta verso l’interno — e mostra una sensibilità precisa nel modo di ripensare l’esistente senza semplificarlo. È anche per questo che FABBRICANOVE entra in questa selezione: perché racconta un’idea di architettura che a Firenze ha ancora molto da dire, soprattutto quando il progetto sceglie la misura, la continuità e la qualità come strumenti di trasformazione.
OPPS Architettura

Con sede a Firenze in via Fossombroni 11, OPPS Architettura nasce tra il 2015 e il 2016 dalla volontà di giovani architetti toscani; tra i fondatori ricorrono i nomi di Filippo Pecorai, Francesco Polci e Antonio Salvi. È uno studio associato che ha costruito la propria identità attraverso una pratica trasversale, fatta di concorsi, progetti privati e collaborazioni pubbliche, senza specializzarsi in una sola scala o in un solo ambito.
È in questa selezione perché rappresenta una delle linee più interessanti della nuova architettura fiorentina: quella che non nasce dall’eredità di uno studio storico, ma da una generazione che ha scelto di misurarsi con il progetto attraverso ricerca, concorsi e continuità di lavoro. In questo senso OPPS porta dentro la lista un’energia diversa, più recente, ma non per questo meno autorevole. Anzi, il suo profilo si è consolidato anche grazie a riconoscimenti significativi, tra cui la Medaglia d’Oro dalle Pontificie Accademie 2022, il premio Carlottaxarchitettura under35 2022 e la selezione tra i migliori studi di New Italian Blood 2016.
A rendere ancora più chiara la sua presenza in questa mappa è il modo in cui lo studio lavora sul progetto senza distinzione rigida tra architettura, spazio educativo, abitare e luoghi della quotidianità. Anche l’immagine pubblica che emerge oggi, inclusi i progetti recenti condivisi dallo studio, restituisce un’attenzione concreta per temi come scuola, paesaggio e qualità dell’esperienza. OPPS Architettura entra quindi in questa selezione perché racconta una Firenze progettuale più giovane e sperimentale, ma già abbastanza strutturata da meritare attenzione dentro un discorso serio sull’architettura contemporanea in città.
abp architetti

abp architetti nasce a Firenze nel 2018 dalla collaborazione tra Alberto Becherini, Piera Bongiorni e Andrea Borghi. Oggi lo studio è diretto da Alberto Becherini e Piera Bongiorni, e sviluppa una ricerca progettuale molto chiara su paesaggio, spazio pubblico ed edifici a servizio della comunità. È un’impostazione importante, perché dice subito che non siamo davanti a uno studio concentrato soltanto sull’oggetto architettonico, ma a una realtà che lavora sul rapporto tra città, margini urbani e uso collettivo dello spazio.
È in questa selezione perché rappresenta una generazione più giovane dell’architettura fiorentina, ma già dotata di un orientamento riconoscibile e tutt’altro che fragile. Nel loro profilo emerge infatti una particolare attenzione per i vuoti urbani, per le fratture tra città storica e aree di margine, per la possibilità di restituire continuità spaziale e sociale attraverso il progetto. È un approccio che, in una città come Firenze, assume un interesse specifico: sposta il discorso dall’architettura come gesto alla città come organismo da ricucire.
A spiegare bene la loro presenza in questa mappa è anche il tipo di lavori che compongono il portfolio dello studio, dove ricorrono parchi urbani, piazze, poli scolastici, asili, spazi pubblici e attrezzature civiche. Non un’unica icona, dunque, ma una direzione progettuale coerente. abp architetti entra in questa selezione proprio per questo: perché racconta una Firenze progettuale giovane, contemporanea e già abbastanza consapevole da misurarsi con ciò che oggi conta davvero, cioè la qualità dello spazio condiviso e il rapporto tra architettura e vita pubblica.
Carmassi Studio di Architettura

Con sede a Firenze, Carmassi Studio di Architettura prende forma nel 1997, quando Massimo Carmassi fonda lo studio insieme a Gabriella Ioli. La figura di Carmassi, nato a Pisa nel 1943 e laureato in architettura a Firenze nel 1970, appartiene a quella generazione di progettisti che hanno attraversato il dibattito architettonico italiano con un profilo insieme operativo e teorico, costruendo nel tempo una reputazione alta, fondata più sulla qualità del lavoro che sulla ricerca di esposizione.
È in questa selezione perché rappresenta una delle presenze più autorevoli che Firenze possa esprimere nel campo del progetto contemporaneo. Nel suo lavoro convivono restauro, riuso, spazio pubblico, progetto culturale e una riflessione molto precisa sul rapporto tra costruzione e tempo. In una città come Firenze, dove l’architettura è costretta a confrontarsi continuamente con la misura della storia, Carmassi Studio di Architettura porta una linea particolarmente rigorosa: non decorativa, non spettacolare, ma profondamente consapevole del peso civile del progetto.
La sua presenza in questa selezione non è dovuta tanto alla notorietà, ma principalmente alla sua capacità di continuare a incarnare un’idea esigente di architettura, capace di tenere insieme cultura del costruire, responsabilità verso l’esistente e intensità dello spazio. È anche questo che rende Carmassi un nome necessario in una selezione dedicata dei migliori studi di architettura a Firenze: la capacità di ricordare che il progetto, prima ancora di essere immagine, è una forma di pensiero applicata alla città e ai suoi luoghi.
Ipostudio Architetti

Fondato a Firenze nel 1984, Ipostudio Architetti è un gruppo di lavoro che, nel tempo, ha costruito una posizione molto riconoscibile nel panorama toscano attraverso un percorso coerente tra architettura civile, rigenerazione urbana, riuso di complessi monumentali, edilizia scolastica, residenze speciali e spazi per la comunità. Più che uno studio legato a un gesto autoriale, Ipostudio si distingue per una continuità di ricerca che tiene insieme progetto, funzione pubblica e trasformazione dell’esistente.
È uno di quei nomi che a Firenze contano per serietà e profondità del lavoro più che per esposizione immediata. La loro presenza in questa selezione si lega proprio a questo: alla capacità di attraversare temi centrali per la città e per il progetto contemporaneo — il patrimonio, l’abitare collettivo, gli spazi educativi, i luoghi della cura — con un linguaggio misurato, mai compiaciuto, ma sempre molto leggibile sul piano architettonico. Le pubblicazioni e le esposizioni alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano confermano una rilevanza che non resta confinata alla dimensione locale.
A rendere ancora più chiara la loro presenza in questa mappa è il rapporto concreto con Firenze. Tra i progetti più significativi compaiono infatti il Nuovo Museo degli Innocenti, il Caffè del Verone e la Residenza Universitaria Campus Firenze, tutti interventi che mostrano, in modi diversi, una sensibilità precisa nel misurarsi con il costruito, con l’uso pubblico e con la vita contemporanea della città. È in questo equilibrio tra autorevolezza, continuità e capacità di incidere sui luoghi reali che Ipostudio Architetti trova qui la sua collocazione più naturale.
OKS Architetti

Con sede a Firenze, OKS Architetti nasce nel 2014 dall’incontro tra Eugenio Salvetti e Luca Scollo, entrambi formatisi alla Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. Fin dall’inizio lo studio si muove tra architettura, urbanistica e design, costruendo una pratica che tiene insieme ricerca, concorsi e lavoro sul campo con una notevole continuità.
Quello che rende interessante la loro presenza in questa selezione è il modo in cui il progetto viene affrontato come strumento capace di tenere insieme scala urbana, uso pubblico e qualità dello spazio. Nei loro lavori ricorrono infatti scuole, parchi, spazi per l’infanzia, waterfront, allestimenti e architetture civiche: un insieme che restituisce bene la fisionomia di uno studio giovane, ma già strutturato, capace di misurarsi con temi molto concreti della contemporaneità.
A chiarire ulteriormente la loro collocazione dentro questa mappa c’è anche il rapporto diretto con Firenze. Tra i progetti più recenti compare, per esempio, l’area attrezzata inclusiva alle Piagge, intervento collocato nella periferia ovest della città e pensato come spazio accessibile e condiviso. È un lavoro piccolo solo in apparenza, perché racconta bene una sensibilità progettuale che guarda allo spazio pubblico come luogo di relazione, non come semplice vuoto da sistemare. Ed è proprio in questa attenzione al quotidiano, alle soglie urbane e ai luoghi da restituire all’uso collettivo che OKS Architetti trova qui la sua presenza più naturale.
Quattroterzi Architetti

Quattroterzi Architetti è uno studio attivo a Firenze, legato ai nomi di Giampiero Germino e Alessandra Neri, che negli ultimi anni ha costruito un profilo interessante soprattutto nel campo dell’interior architecture, del recupero e della trasformazione misurata degli spazi. Più che sulla spettacolarità, il loro lavoro sembra puntare su un’idea di progetto molto controllata, capace di intervenire con precisione anche in contesti delicati e stratificati.
La loro presenza in questa selezione si lega proprio a questa qualità: una capacità di lavorare sull’esistente senza appesantirlo, lasciando che siano lo spazio, le proporzioni e gli elementi costruiti a definire il carattere dell’intervento. In una città come Firenze, dove anche il progetto di interni si misura spesso con edifici storici e con una forte densità materica e simbolica, questo tipo di sensibilità non è affatto secondaria.
A rendere particolarmente chiara la loro presenza in questa mappa è Casa M-U, progetto realizzato nel 2021 nel centro storico di Firenze, in via dei Tosinghi, al quinto e sesto piano di Palazzo de’ Visdomini. L’intervento è stato incluso tra le opere selezionate del Premio Architettura Toscana 2024 e racconta bene il loro modo di lavorare: pochi elementi, interventi calibrati, un rapporto attento tra arredo, struttura e spazio abitato. È in questa misura, più che nell’effetto, che Quattroterzi Architetti trova qui la sua collocazione più convincente.
DeVITALAUDATI

Con sede a Firenze, DeVITALAUDATI è uno studio di architettura fondato nel 2018 da Ciro De Vita e Renata Laudati. La loro base operativa si trova in una ex falegnameria nel centro storico, alle spalle di Santa Croce, trasformata in spazio di lavoro senza alterarne il carattere originario: un dettaglio che dice già molto del loro modo di intendere il progetto, sempre attento al rapporto tra memoria, materia e nuova funzione.
Nel loro percorso si avverte una sensibilità precisa per la reinterpretazione contemporanea dei materiali tradizionali, per il dettaglio e per il contesto. Non è un’architettura che cerca di imporsi per eccesso, ma una pratica che sembra preferire interventi misurati, costruiti attraverso equilibrio, attenzione e una certa tensione sperimentale. Anche la presenza di conce39rosso, spazio dedicato a esposizioni e creazione tra arte, architettura e design, contribuisce a restituire l’immagine di uno studio che non vive il progetto come gesto isolato, ma come parte di un dialogo più ampio con la cultura visiva e con la città.
La loro presenza in questa selezione trova una ragione ulteriore nel Premio Architettura Toscana 2024, dove il progetto Circolo La Torre è stato incluso tra le opere selezionate. È un passaggio che aiuta a leggere meglio la loro collocazione dentro la scena fiorentina: non tanto come nome già canonizzato, quanto come studio che sta costruendo una propria riconoscibilità attraverso un lavoro coerente, colto e sempre molto consapevole della relazione tra spazio e identità dei luoghi.
Eleonora Sassoli Architetto

Nata a Prato nel 1979, Eleonora Sassoli è un’architetta e designer che oggi porta avanti la propria attività professionale nella progettazione architettonica e nell’interior design, concentrando il proprio lavoro sul prodotto, sull’edilizia pubblica e privata e sulla ricerca applicata alle superfici e agli ambienti. Il suo profilo, più che entro i confini di una pratica esclusivamente edilizia, si definisce in quel punto d’incontro tra architettura, decorazione, manifattura e visione materica che oggi sta tornando centrale in molti discorsi sul progetto.
La sua presenza in questa selezione ha senso proprio dentro questa specificità. Eleonora Sassoli non porta tanto una linea “istituzionale” dell’architettura fiorentina, quanto una sensibilità più trasversale, legata al modo in cui il progetto può estendersi alle superfici, agli interni, alla percezione degli spazi e alla costruzione di un immaginario coerente. È una presenza che arricchisce la mappa perché introduce una voce diversa: più fluida, più ibrida, ma non per questo meno consapevole. In questo senso contano anche il suo rapporto con la scena della formazione a Firenze e la collaborazione con Accademia Cappiello, realtà fiorentina fondata nel 1956, che rafforzano il legame con un contesto cittadino in cui architettura, arti applicate e cultura visiva continuano a dialogare in modo fertile.
A chiarire bene questa traiettoria è soprattutto il lavoro sviluppato con Zambaiti Contract, dove il suo nome compare tra le firme coinvolte nelle collezioni Project e Project Chapter II. Qui il progetto decorativo non viene trattato come semplice rivestimento, ma come dispositivo capace di trasformare la parete in superficie narrativa, luminosa, atmosferica. Nella linea Lucente, per esempio, la rilettura della Primavera di Botticelli attraverso carte da parati floreali costruite tra manualità e rielaborazione digitale restituisce con precisione il suo campo d’azione: un design che tiene insieme memoria figurativa, artigianalità, tecnologia e forte senso scenografico. A questo si aggiunge anche il suo ruolo nello studio dell’area tecnica di Barone Italia, che amplia ulteriormente il suo raggio d’azione e conferma una pratica progettuale capace di muoversi con naturalezza tra architettura, interni, superfici e sviluppo tecnico del prodotto. È anche in questa capacità di attraversare linguaggi e scale diverse, senza banalizzare né l’una né l’altra, che Eleonora Sassoli trova qui la sua collocazione più convincente.
Studio Tricot

Studio Tricot è uno studio di architettura fondato a Firenze, attivo soprattutto tra architettura d’interni, residenze, hospitality e spazi commerciali, con un linguaggio che lavora spesso sul dialogo tra memoria e contemporaneità. La loro cifra emerge con chiarezza già nella presentazione dello studio: una ricerca costante “tra passato e futuro, tra arte e moda”, che restituisce bene il tipo di sensibilità con cui affrontano il progetto.
La loro presenza in questa selezione ha senso proprio per questo equilibrio. In una città come Firenze, dove anche gli interni portano con sé una forte densità storica e simbolica, Studio Tricot si muove con una misura interessante, lavorando sul dettaglio, sull’atmosfera e sulla trasformazione degli spazi senza appesantirli. Non è un’architettura che cerca il colpo d’effetto, ma un modo di progettare che affida molto alla qualità delle proporzioni, dei materiali e del rapporto con il carattere originario dei luoghi.
A rendere particolarmente chiara la loro collocazione dentro questa mappa c’è anche l’intervento per la Palazzina Reale di Santa Maria Novella, inaugurata nel 2015 come nuova sede dell’Ordine degli Architetti di Firenze e della Fondazione. Gli interni furono curati proprio da Studio Tricot, in un luogo che per la città ha avuto negli anni un valore non soltanto funzionale, ma anche culturale. È un passaggio che spiega bene perché questo nome meriti attenzione: perché racconta una Firenze progettuale capace di intervenire anche sui luoghi della rappresentanza architettonica con un linguaggio colto, misurato e riconoscibile.
Simone Micheli Architectural Hero

Fondato nel 1990, e strutturato dal 2003 anche attraverso Simone Micheli Architectural Hero insieme a Roberta Colla, il lavoro di Simone Micheli occupa da anni una posizione riconoscibile nel panorama del progetto italiano per la sua capacità di muoversi con continuità tra architettura, interior design, allestimento, comunicazione e identità degli spazi. La matrice fiorentina resta parte importante di questa traiettoria: Firenze non è solo una sede operativa, ma uno dei luoghi da cui ha preso forma un linguaggio progettuale immediatamente leggibile, costruito attraverso ambienti fluidi, segni netti, forte controllo dell’immagine complessiva e una costante attenzione al rapporto tra spazio ed esperienza.
La sua presenza in questa selezione si comprende soprattutto guardando alla coerenza del percorso. Più che a singoli episodi isolati, Simone Micheli ha legato il proprio nome a una produzione ampia e continua, in particolare nei settori hospitality, wellness, retail, residenziale e spazi ibridi, sviluppando un’idea di progetto che non si ferma all’architettura in senso stretto, ma costruisce atmosfere, immaginari, sistemi percettivi. È proprio questa continuità, più ancora della notorietà, a renderlo un nome rilevante dentro una mappa dedicata a Firenze: la capacità di trasformare una cifra personale in una vera linea professionale, riconoscibile nel tempo e diffusa su scala internazionale.
A confermare il peso di questo percorso non ci sono solo i molti progetti sviluppati negli anni, ma anche una lunga presenza nel dibattito culturale, espositivo e formativo, insieme a numerosi riconoscimenti internazionali. La sua attività didattica legata anche alla Facoltà di Architettura di Firenze aggiunge un altro elemento importante: il progetto, nel suo caso, non si presenta soltanto come pratica professionale, ma come visione complessiva dello spazio contemporaneo, dal costruito all’allestimento, dall’interno alla relazione con il pubblico. È in questa capacità di tenere insieme immagine, funzione e racconto che Simone Micheli trova qui la sua collocazione più naturale.
Fontego Architettura

Con sede a Firenze, Fontego Architettura è lo studio fondato da Francesco Busi, e nel suo lavoro si riconosce subito una direzione precisa: il progetto come esercizio di misura, sottrazione e chiarezza spaziale. Più che cercare effetti dichiarativi, Fontego sembra lavorare per concentrazione, lasciando che siano la struttura, la luce, la materia e il rapporto tra pieni e vuoti a definire il carattere degli interventi.
La sua presenza in questa selezione si giustifica proprio dentro questa qualità di sguardo. In una città come Firenze, dove il progetto rischia facilmente di appoggiarsi troppo sull’immagine o, al contrario, di farsi timido davanti al costruito, Fontego Architettura sceglie una strada più controllata: intervenire con precisione, alleggerire, riorganizzare, restituire agli spazi una leggibilità nuova senza forzarli. È un atteggiamento che emerge con chiarezza soprattutto negli interventi di recupero e ristrutturazione, dove lo studio mostra una notevole sensibilità nel lavorare sull’esistente.
A renderne particolarmente convincente la presenza in questa mappa è anche il modo in cui i progetti si radicano nel territorio fiorentino. Casa Scala, nel centro di Firenze, oppure il recupero di un fienile sulle colline poco a sud della città, raccontano entrambi la stessa attitudine: pochi elementi, nessuna enfasi superflua, un lavoro molto attento sulla trasformazione dello spazio abitato. È in questa coerenza, più che nella ricerca di visibilità, che Fontego Architettura trova qui il suo posto naturale.
Eutropia Architettura

Eutropia Architettura nasce a Firenze nel 2003 e, dal 2005, sviluppa un’attività che attraversa progettazione architettonica, progettazione urbana, interior design, restauro, trasformazioni spaziali e allestimenti. È uno studio che si muove con naturalezza tra scale diverse, ma che mantiene al centro una stessa idea di progetto: dare forma allo spazio senza separare mai disegno, uso, costruzione e gestione concreta del processo.
Il suo profilo diventa particolarmente interessante in una selezione come questa perché racconta una Firenze progettuale che non si esaurisce nei nomi più istituzionali, ma continua a produrre studi capaci di lavorare con intelligenza tra città, interni e paesaggio. Nei lavori di Eutropia si avverte spesso una sensibilità attenta al rapporto tra trasformazione e permanenza, soprattutto quando il progetto interviene sull’esistente, sullo spazio abitato o su contesti che chiedono una misura precisa più che un gesto dichiarativo.
A rendere più chiara la sua presenza in questa mappa ci sono anche alcuni progetti fortemente legati al territorio fiorentino: Piazza Macelli a Certaldo, inclusa nel Premio Architettura Toscana, il progetto Leonardo Ricci 100 all’Ex Refettorio di Santa Maria Novella a Firenze, e lavori più recenti come Laborplay o Una casa sulle colline di Firenze, che mostrano bene la capacità dello studio di passare dal progetto urbano all’interno mantenendo una cifra coerente. È proprio in questa continuità, colta ma concreta, che Eutropia Architettura trova qui la sua collocazione più naturale.
Giraldi Associati Architetti

Fondato a Firenze nel 1997 da Fulvio Giraldi, Giraldi Associati Architetti è uno studio multidisciplinare che nel tempo ha ampliato il proprio raggio d’azione ben oltre la scala locale, sviluppando una vasta attività tra architettura, interior design, retail, corporate image, hospitality, residenze e masterplanning. Il suo tratto più riconoscibile non sta soltanto nella continuità del lavoro, ma nella capacità di costruire sistemi spaziali e identitari complessi, soprattutto per clienti internazionali e per il mondo della moda.
La sua presenza in questa selezione ha un senso preciso proprio per questo: racconta una Firenze che non coincide soltanto con il restauro, con il patrimonio o con il progetto colto in senso più tradizionale, ma anche con una dimensione professionale fortemente contemporanea, capace di misurarsi con immagine coordinata, spazi commerciali, showroom e ambienti costruiti per brand globali. Nel corso degli anni lo studio ha progettato più di 1.200 boutique, oltre a numerosi showroom e uffici in Italia e all’estero, costruendo un profilo raro per estensione e continuità.
A rendere ancora più chiaro il suo radicamento fiorentino c’è anche la sede principale, oggi in Borgo Albizi, dopo il precedente trasferimento nel palazzo Antinori-Aldobrandini in via dei Serragli: un passaggio che restituisce bene il modo in cui lo studio ha saputo collocare una pratica fortemente internazionale dentro un contesto profondamente legato alla città. È in questa combinazione tra base fiorentina, vocazione globale e capacità di costruire architetture dell’identità che Giraldi Associati Architetti trova qui la sua collocazione più naturale.
Officina Abitare

Fondata a Firenze nel 2012 da Sara Bartolini e Matteo Pierattini, Officina Abitare si definisce come uno studio di progettazione sostenibile. Non è una formula accessoria, ma un orientamento molto chiaro del lavoro: integrazione tra materiali innovativi e materiali della tradizione, attenzione al paesaggio, qualità dell’abitare e ricerca di un’architettura capace di essere al tempo stesso concreta, accogliente e responsabile.
La loro presenza in questa selezione ha senso proprio per questo taglio così dichiarato e, allo stesso tempo, così poco ornamentale. In una città come Firenze, dove il progetto rischia spesso di essere letto quasi esclusivamente attraverso il filtro del patrimonio storico, Officina Abitare introduce una sensibilità diversa: quella di uno studio che mette al centro benessere abitativo, sostenibilità ambientale, efficienza energetica e rapporto con il contesto come parti integranti del progetto, non come aggiunte tecniche da esibire a posteriori.
A rendere più concreta questa collocazione è anche il modo in cui lo studio presenta il proprio lavoro, articolato tra interventi rurali e urbani, recuperi, ristrutturazioni, efficientamento e progettazione integrata, con una base operativa molto chiara in città, in via Cairoli a Firenze. È una presenza che arricchisce questa mappa perché ricorda che il progetto contemporaneo, qui, non si misura soltanto con grandi luoghi simbolici o con operazioni di rigenerazione più evidenti, ma anche con il modo in cui si torna a pensare la casa, l’energia, il paesaggio e la qualità della vita quotidiana.
rosso19

Con sede a Firenze, in via dei Cardatori nel quartiere di San Frediano, rosso19 è uno studio fondato da Barbara Monica e Tommaso Rossi Fioravanti, entrambi formati all’Università di Firenze. Fin dall’inizio il loro lavoro si è mosso tra architettura, interni, spazio urbano e concorsi, costruendo una pratica che non separa il progetto domestico da quello civico e che tiene insieme con naturalezza ricerca, professione e riflessione sulla città.
La loro presenza in questa selezione si gioca soprattutto qui: nella capacità di rappresentare una Firenze progettuale meno istituzionale ma molto viva, che lavora su più scale senza perdere coerenza. Nei progetti di rosso19 si avverte spesso una tensione precisa tra essenzialità e carattere, tra costruzione dello spazio e attenzione alla materia, con un linguaggio che non cerca effetti ridondanti ma tende piuttosto a far emergere l’identità dei luoghi attraverso pochi elementi ben controllati.
A rendere convincente la loro collocazione dentro questa mappa è anche la continuità con cui lo studio ha sviluppato interventi a Firenze, sia in ambito residenziale sia nella riflessione sul progetto urbano. Casa DR e altri lavori collocati in città raccontano bene questa attitudine, così come la presenza costante nei concorsi e nei progetti di trasformazione dello spazio collettivo. Rosso19 trova qui la sua ragione più naturale perché restituisce l’immagine di uno studio fiorentino capace di tenere insieme pratica, ricerca e una visione del progetto ancora profondamente legata alla città come luogo da abitare e reinterpretare.
b-arch studio

Fondato nel 2000 da Sabrina Bignami e Alessandro Capellaro, b-arch studio è una realtà che si muove tra architettura, interior design, ospitalità, retail e spazi residenziali, costruendo negli anni un linguaggio molto riconoscibile, attento al rapporto tra struttura, atmosfera e dettaglio. Sabrina Bignami si laurea all’Università di Firenze nel 1997, mentre il profilo pubblico dello studio restituisce una pratica ormai consolidata, capace di lavorare in Italia e all’estero senza perdere una forte identità progettuale.
Qui il punto interessante non è tanto la semplice continuità del lavoro, quanto il modo in cui b-arch affronta la trasformazione degli spazi: con un’attenzione costante alla materia, alla luce, agli interni e al carattere complessivo dell’esperienza. Nei progetti dello studio ricorrono residenze, ristoranti, hotel e recuperi, ma ciò che tiene insieme questa varietà è una sensibilità precisa per l’architettura come costruzione di atmosfera, mai separata dalla concretezza dell’uso.
La sua presenza in questa selezione si giustifica soprattutto per il rapporto reale con Firenze e con il territorio vicino alla città. Tra i lavori pubblicamente documentati compaiono, per esempio, Box House a Firenze, il recupero di una residenza sul Lungarno alle Grazie, e altri interventi che mostrano bene la capacità dello studio di misurarsi con l’esistente senza irrigidirlo. A questo si aggiunge il fatto che I Vivai al Parugiano è stato incluso tra le opere selezionate del Premio Architettura Toscana 2024 nella categoria Nuova Costruzione, ulteriore segnale di una presenza progettuale solida e non episodica.
Andrea Parigi

Nato a Firenze, dove si è laureato in Architettura con lode, Andrea Parigi ha costruito un percorso professionale che unisce esperienza internazionale e radicamento locale. Prima di sviluppare la propria attività ha lavorato infatti presso Richard Rogers Partnership a Londra, Renzo Piano Building Workshop a Genova e Mario Cucinella Architects a Bologna: un passaggio che aiuta a leggere meglio il suo profilo, sospeso tra rigore progettuale, attenzione alla sostenibilità e una riflessione più ampia sul significato dello spazio.
La sua presenza in questa selezione si lega soprattutto a un’opera molto precisa e fortemente riconoscibile nel paesaggio urbano fiorentino: il Mercato rionale de Le Cure, progettato per il Comune di Firenze tra il 2014 e il 2018 e realizzato tra il 2018 e il 2020 in piazza delle Cure. È un intervento che restituisce bene il senso del suo lavoro: non un’architettura autoreferenziale, ma una struttura capace di incidere sulla vita quotidiana della città, dando forma a uno spazio pubblico coperto, aperto, contemporaneo e insieme fortemente legato all’uso collettivo.
È proprio questo a renderlo interessante dentro una mappa dedicata a Firenze. Andrea Parigi non rappresenta tanto la linea più istituzionale o più museale dell’architettura cittadina, quanto una presenza capace di intervenire su un luogo quotidiano e popolare con un progetto dal segno netto, che ha saputo trasformare il mercato in una piccola architettura civica. In una città dove il progetto si confronta spesso con la storia monumentale, lavori come questo ricordano che anche lo spazio ordinario può diventare un punto di qualità urbana e di riconoscibilità contemporanea.
P&M Palterer Medardi Architecture

Con sede a Firenze, P&M Palterer Medardi Architecture è una società di progettazione architettonica fondata da David Palterer e Norberto Medardi, nella quale confluiscono anche le esperienze maturate in oltre trent’anni di attività professionale dello studio Palterer. È una realtà che lavora a scala internazionale, ma che mantiene un legame chiaro con Firenze, non solo come sede operativa, ma anche come campo di intervento e di ricerca.
È in questa selezione perché rappresenta una linea autorevole dell’architettura fiorentina, capace di tenere insieme restauro, allestimento, spazio pubblico e progetto contemporaneo senza perdere misura. Il loro lavoro non si impone attraverso gesti spettacolari, ma attraverso una costruzione attenta del rapporto tra memoria, struttura e uso. In una città come Firenze, questa qualità conta molto: significa saper intervenire sul patrimonio senza trasformarlo in semplice scenario.
A spiegare bene la presenza dello studio in questa mappa c’è anche il Percorso archeologico a Palazzo Medici Riccardi, incluso tra le opere segnalate nel Premio Architettura Toscana 2024. È un progetto che lavora sul dialogo tra architettura, stratificazione storica e fruizione contemporanea, e che restituisce con chiarezza il tipo di sensibilità che rende P&M un nome importante in questa selezione. Non soltanto per autorevolezza, dunque, ma perché incarna un’idea di progetto colta, rigorosa e profondamente coerente con la complessità di Firenze.
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