Ci sono nomi che, più di altri, riescono a contenere una visione.Nel caso di Megius, Mille Emozionanti Gocce In Uno Spazio non è solo un acronimo, ma una sintesi precisa del rapporto che il brand costruisce da quasi cinquant’anni tra acqua, progetto e benessere. Nato nel 1976 attorno alla cabina doccia, Megius ha progressivamente ampliato …
Ci sono nomi che, più di altri, riescono a contenere una visione.
Nel caso di Megius, Mille Emozionanti Gocce In Uno Spazio non è solo un acronimo, ma una sintesi precisa del rapporto che il brand costruisce da quasi cinquant’anni tra acqua, progetto e benessere. Nato nel 1976 attorno alla cabina doccia, Megius ha progressivamente ampliato il proprio orizzonte, trasformando una specializzazione tecnica in una cultura del bagno sempre più articolata, dove box doccia, saune, hammam e design dialogano in un equilibrio coerente.
In questa intervista, Andrea Lanza, Marketing Manager di Megius, racconta l’evoluzione di un’azienda che ha saputo interpretare i cambiamenti dell’abitare mantenendo al centro identità, competenza e visione. Ne emerge il ritratto di un brand che continua a leggere il bagno non come semplice spazio di servizio, ma come luogo dedicato al benessere quotidiano, alla qualità del progetto e a un’idea riconoscibile di Made in Italy.
Megius nasce nel 1976 e lega fin dall’inizio la propria identità alla cabina doccia: in che modo un prodotto così specifico è riuscito, nel vostro caso, a diventare non solo una specializzazione industriale, ma il vero nucleo culturale del brand?
La nostra specializzazione non è solo costruttiva, ma di pensiero. Fin dal 1976 abbiamo smesso di considerare la doccia come un semplice accessorio, trasformandola nell’elemento attorno a cui ruota l’intera progettazione del bagno. Essere specialisti significa conoscere ogni segreto del vetro e dell’alluminio per mettere questi materiali al servizio del benessere quotidiano.
In questi cinquant’anni è cambiato profondamente il modo di abitare il bagno: quali trasformazioni del vivere contemporaneo hanno inciso di più sulla vostra evoluzione, portandovi dal box doccia a una proposta più ampia legata all’arredobagno e al wellness?

Il bagno è passato da luogo puramente funzionale a stanza dedicata alla cura di sé. Questa ricerca di relax ci ha spinto oltre la doccia: le persone oggi cercano un’esperienza completa che integri calore, vapore e acqua, portandoci a sviluppare soluzioni che uniscono l’arredo bagno tradizionale a sistemi avanzati per il benessere.
Nel vostro percorso la competenza tecnica è sempre stata centrale, dalle aperture ai trattamenti del vetro fino alla precisione costruttiva: come si lavora, oggi, perché la tecnica non resti invisibile ma diventi parte percepibile della qualità del progetto?
La tecnica per noi è estetica. Lavoriamo sulla precisione dei meccanismi di apertura e sulla purezza dei trattamenti del vetro affinché la qualità si senta al tatto e si veda nella fluidità del movimento. Quando un prodotto funziona perfettamente ed è facile da usare, la tecnica smette di essere invisibile e diventa valore percepito.
Acqua, vetro, alluminio, acciaio, legno, calore: l’universo Megius tiene insieme materiali e sensazioni molto diverse. Quanto conta, nel vostro lavoro, la materia come strumento per costruire un’identità riconoscibile e non soltanto una performance tecnica?
La materia è la nostra firma. Usare alluminio, acciaio, vetro e legno non serve solo a garantire prestazioni ma a trasmettere sensazioni tattili precise. L’identità Megius si riconosce nella scelta di materiali autentici che, accostati tra loro, creano un linguaggio visivo unico e coerente.
A un certo punto la doccia non vi è più bastata: la gamma si è aperta a saune, hammam, sistemi combinati e soluzioni wellness. Quando avete capito che non si trattava di una semplice estensione di catalogo, ma di un allargamento strutturale del vostro orizzonte?

È accaduto quando abbiamo compreso che il cliente non cercava solo un oggetto, ma un rituale. Non era più sufficiente delimitare lo spazio dell’acqua; era necessario gestire il vapore e il calore. Lì è nato il passaggio da produttori di cabine doccia a creatori di ecosistemi per il benessere.
Nel mondo hospitality avete sviluppato una riflessione molto precisa sul bagno come leva competitiva dell’esperienza, affiancandola a servizi su misura prima e durante l’installazione: che cosa vi insegna il contract sul rapporto tra prodotto, progetto e aspettative dell’ospite contemporaneo?
L’ospitalità ci insegna che il prodotto deve essere impeccabile sotto ogni punto di vista: resistenza, facilità di manutenzione e impatto visivo immediato. L’ospite contemporaneo cerca un’esperienza esclusiva anche in viaggio; per noi significa fornire soluzioni su misura che trasformino una camera d’albergo in una stanza rigenerante.
Solferino LAB a Brera e lo showroom Architheatre a Mestrino sembrano raccontare la volontà di costruire luoghi di relazione, selezione e personalizzazione, non solo di esposizione. Che ruolo hanno questi spazi nel dialogo con architetti, interior designer e professionisti del settore?
Sono luoghi di dialogo oltre all’esposizione dei prodotti. In questi spazi, architetti e progettisti possono toccare con mano le soluzioni, personalizzare i dettagli e costruire insieme a noi il progetto. È qui che la nostra competenza tecnica incontra la creatività del professionista per dare vita a soluzioni uniche.
Molto spesso la cabina doccia viene ancora percepita come un elemento tecnico da risolvere. Voi, invece, insistete sul suo potenziale estetico e sulla sua capacità di diventare fulcro della stanza da bagno: che cosa deve accadere, secondo voi, perché la doccia venga davvero letta come elemento di architettura d’interni?
Dobbiamo spogliarla del superfluo. Una doccia diventa architettura quando dialoga con i volumi della stanza, quando i profili si riducono e il vetro diventa una parete trasparente che definisce lo spazio senza chiuderlo. Il nostro impegno è dare alla doccia la stessa dignità di un pezzo di arredamento d’autore.
Nelle vostre soluzioni ricorre con forza il tema della personalizzazione, dalle finiture alle misure speciali, fino alle lavorazioni del vetro e alle risposte costruite sul singolo progetto: dove si trova oggi, per Megius, il punto di equilibrio tra affidabilità industriale e cultura del su misura?
L’equilibrio si trova nella flessibilità dei nostri processi. Abbiamo una struttura industriale che garantisce sicurezza e durata, ma manteniamo un approccio artigianale nella gestione delle misure speciali e delle finiture. Ogni pezzo è figlio di un’industria tecnologica, ma è rifinito con la cura del dettaglio su misura.
Andrea Lanza, da Marketing Manager si trova in un punto di osservazione particolare, dove identità industriale, linguaggio del prodotto e racconto del brand devono restare coerenti. In un’azienda come Megius, quanto è delicato oggi costruire un’immagine contemporanea senza semplificare troppo la complessità tecnica che vi definisce da sempre?
È una sfida quotidiana. Non vogliamo nascondere la complessità, ma renderla comprensibile. Raccontiamo l’innovazione attraverso un linguaggio pulito e diretto, dove l’immagine contemporanea del marchio è lo specchio della qualità tecnica che sta dietro ogni prodotto.
Il Salone del Mobile 2026 arriva in un momento molto particolare, con il bagno che sta acquistando sempre più centralità all’interno della manifestazione e Megius che festeggia i suoi cinquant’anni: quale racconto avete voluto costruire in fiera oltre la semplice presentazione di novità di prodotto?

Abbiamo voluto celebrare i nostri primi cinquant’anni non come un traguardo, ma come una nuova partenza. Il racconto in fiera ruota attorno alla “Casa del Benessere”: un percorso che mette al centro l’uomo e il suo bisogno di rigenerazione attraverso acqua e calore.
Proprio al Salone presentate l’ingresso di Albatros nel mondo Megius, introducendo un patrimonio di competenze su vasche e mini piscine spa: quali complementarità avete riconosciuto in questa integrazione e in che modo pensate che cambierà la percezione del gruppo nei prossimi anni?
Albatros porta con sé un patrimonio immenso nel mondo delle vasche e delle piccole piscine spa. Questa unione ci permette di offrire una risposta completa: Megius eccelle nel benessere verticale (docce e saune), Albatros in quello orizzontale (immersione). Insieme, cambiamo la percezione del gruppo come fornitore unico di soluzioni per la cura della persona.
Nel vostro percorso ci sono modelli che hanno segnato in modo particolare l’identità di Megius. Se doveste indicarne uno davvero iconico e rappresentativo della vostra storia, quale scegliereste e perché? Che cosa racconta quel prodotto, ancora oggi, del vostro modo di intendere la doccia, del contesto in cui è nato e dell’evoluzione del brand nel tempo?

Sceglieremmo la collezione Zen. Rappresenta perfettamente il nostro DNA: minimalismo, riduzione dei profili e massima espressione del vetro. È nata per portare l’estetica essenziale nel quotidiano e oggi si evolve includendo anche sistemi per il calore, raccontando meglio di ogni altro modello la nostra transizione verso il benessere totale
Tra sedi, showroom e presidi esteri, Megius dialoga con mercati diversi e con pubblici molto eterogenei. Che cosa cambia oggi, davvero, tra il modo in cui vi osserva il mercato italiano e quello in cui vi leggono i mercati internazionali? E quali tratti del vostro DNA restano invece irriducibilmente italiani?
Il mercato internazionale ci riconosce la capacità di unire tecnica ed estetica in modo armonioso. In Italia, il cliente apprezza molto la nostra flessibilità nel su misura. Il tratto irriducibilmente italiano della nostra identità è il “saper fare”: quella capacità di risolvere problemi tecnici complessi con soluzioni eleganti e mai banali.
Siamo nel 2036: Megius ha attraversato il proprio cinquantenario, ha integrato Albatros e ha ulteriormente ridefinito il suo universo tra doccia, bagno e wellness. Se doveste guardare a questo decennio appena trascorso come a una fase decisiva della vostra storia, quale trasformazione vi piacerebbe fosse riconosciuta come la più importante?
Ci piacerebbe essere ricordati come l’azienda che ha abbattuto i confini tra arredo e funzione, trasformando il bagno da stanza di servizio a cuore pulsante del benessere domestico. Vorremmo che fosse riconosciuta la nostra capacità di aver integrato mondi diversi (doccia, vasca e calore) in un unico, coerente linguaggio di design italiano.

