10 boutique hotel tra Toscana e Umbria progettati da architetti e designer da scoprire

Tra Toscana e Umbria, l’ospitalità contemporanea sta attraversando una trasformazione meno evidente di una nuova costruzione, ma forse più profonda. Castelli, monasteri, pievi, dimore nobiliari e interi nuclei rurali vengono restituiti all’uso attraverso progetti che non cercano semplicemente di rendere più confortevole l’architettura storica. Provano, piuttosto, a capire come abitarla oggi. In queste due regioni, …

Tra Toscana e Umbria, l’ospitalità contemporanea sta attraversando una trasformazione meno evidente di una nuova costruzione, ma forse più profonda. Castelli, monasteri, pievi, dimore nobiliari e interi nuclei rurali vengono restituiti all’uso attraverso progetti che non cercano semplicemente di rendere più confortevole l’architettura storica. Provano, piuttosto, a capire come abitarla oggi.

In queste due regioni, dove il paesaggio è già parte dell’immaginario collettivo, il rischio della replica è particolarmente alto. Cotto, travi a vista, pietra e tonalità naturali possono facilmente trasformarsi in una scenografia prevedibile, costruita per assecondare un’idea internazionale e semplificata della campagna italiana.

I boutique hotel più interessanti scelgono una strada diversa. Conservano le irregolarità degli edifici, introducono arredi contemporanei senza trasformarli in oggetti da esposizione, recuperano lavorazioni locali e usano il colore per interpretare il territorio anziché imitarlo. L’interior design diventa così uno strumento di lettura: rende visibili le stratificazioni, misura le distanze tra antico e nuovo e costruisce una precisa esperienza dell’abitare.

Questa selezione riunisce dieci boutique hotel tra Toscana e Umbria nei quali il progetto porta una firma riconoscibile. Dieci interventi molto diversi — dal modernismo mediterraneo di Porto Ercole all’essenzialità monastica di Parrano — che mostrano quanto il lusso contemporaneo possa dipendere dalla qualità dello spazio più che dalla sua ostentazione.

1. Monteverdi Tuscany, Castiglioncello del Trinoro

boutique hotel tra Toscana e Umbria di design - Monteverdi Tuscany, Castiglioncello del Trinoro

Il borgo medievale reinterpretato da Ilaria Miani e DA.Studio

Monteverdi Tuscany non occupa un unico edificio. Si distribuisce all’interno di Castiglioncello del Trinoro, piccolo borgo medievale affacciato sulla Val d’Orcia, trasformando case, vicoli e architetture preesistenti in un sistema diffuso di ospitalità.

Il progetto, nato dalla visione di Michael Cioffi e sviluppato con l’architetto Ernesto Bartolini di DA.Studio e l’interior designer Ilaria Miani, ha richiesto un lavoro prolungato sulle strutture del paese. L’obiettivo non era costruire un resort separato dalla vita del borgo, ma riattivare edifici abbandonati mantenendone proporzioni, materiali e relazione con il paesaggio.

Negli interni, Ilaria Miani evita sia il rustico decorativo sia il minimalismo impersonale. Travi antiche, intonaci materici, tavole lignee e pietra toscana convivono con mobili disegnati su misura, strutture metalliche sottili e accenti cromatici inattesi. Il verde oliva, il rosa intenso, il rosso e l’azzurro introducono profondità negli ambienti senza interrompere la quiete delle superfici naturali.

Interior Design Monteverdi Tuscany, Castiglioncello del Trinoro

La stessa sensibilità attraversa la spa, costruita scavando nella roccia e pensata da Miani attraverso il riferimento spaziale alle terme romane. Vasche, luce naturale e superfici lapidee costruiscono un ambiente quasi ipogeo, nel quale il benessere dipende soprattutto dalla percezione dello spazio.

Monteverdi è interessante perché non tratta il borgo come una cornice pittoresca. L’intero progetto nasce dalla sua struttura urbana: le distanze, i passaggi, gli affacci e il rapporto tra spazi privati e luoghi condivisi diventano parte dell’esperienza. L’hotel coincide con il paese senza cancellarlo.

2. COMO Castello del Nero, Barberino Tavarnelle

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La leggerezza di Paola Navone dentro un castello del XII secolo

Lavorare negli interni di un castello significa decidere quanto il nuovo debba essere visibile. Nel progetto di COMO Castello del Nero, Paola Navone risponde attraverso una presenza contemporanea chiara, ma mai competitiva nei confronti dell’edificio.

Il castello, costruito nel XII secolo e successivamente arricchito da affreschi rinascimentali, conserva pavimenti in cotto, volte, decorazioni murarie e proporzioni monumentali. Navone non prova a uniformare questi elementi. Li lascia emergere e interviene attraverso arredi più leggeri, tonalità luminose e tessuti capaci di attenuare la solennità degli ambienti.

Il progetto coinvolge camere, spazi comuni e ristorante. Molti degli arredi provengono dalle collezioni Gervasoni, mentre testiere, tappeti e sedute sono stati realizzati appositamente per le stanze. Le forme morbide e le fodere tessili, caratteristiche del linguaggio di Navone, introducono un senso di domesticità in ambienti che avrebbero potuto risultare eccessivamente formali.

boutique hotel toscana umbria interior design COMO Castello del Nero, Barberino Tavarnelle

Il bianco e le tonalità polverose non neutralizzano la storia, ma creano lo spazio necessario per osservarla. Una poltrona contemporanea può così convivere con una parete affrescata, mentre un divano sfoderabile alleggerisce una sala voltata senza trasformarla in un set.

Il valore del progetto sta proprio nell’assenza di reverenza. Navone non musealizza il castello e non tenta nemmeno di riprodurne l’arredo originario. Costruisce una nuova quotidianità, più disinvolta e sensoriale, nella quale l’antico può continuare a essere abitato.

3. Hotel Il Pellicano, Porto Ercole

boutique hotel toscana umbria Hotel Il Pellicano, Porto Ercole

Il glamour domestico di Marie-Louise Sciò

Il Pellicano appartiene alla storia dell’ospitalità italiana prima ancora che a quella dell’interior design. Nato negli anni Sessanta come rifugio privato sul Monte Argentario e trasformato in hotel nel 1965, ha costruito la propria identità attraverso una forma di eleganza legata alla vita, alle relazioni e alla cultura del soggiorno più che alla perfezione degli ambienti.

Quando Marie-Louise Sciò ha iniziato ad aggiornare la struttura nel 2005, ha scelto di non cancellare quel patrimonio immateriale. Formata in architettura alla Rhode Island School of Design e con un’esperienza accanto all’interior designer Massimo Zompa, Sciò ha lavorato per rendere il Pellicano contemporaneo senza privarlo della sua familiarità.

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Gli interni non seguono una composizione rigida. Colori mediterranei, mobili modernisti, pezzi vintage, fotografie, ceramiche e tessuti convivono con una naturalezza studiata ma mai esibita. Le camere conservano la sensazione di una casa di villeggiatura evoluta nel tempo, dove gli oggetti sembrano essere arrivati in momenti diversi e non acquistati per completare un’immagine prestabilita.

Anche il celebre bianco e giallo degli spazi esterni funziona come elemento identitario più che decorativo. Ombrelloni, lettini, terrazze e scalinate costruiscono un paesaggio visivo immediatamente riconoscibile, nel quale l’architettura segue la pendenza della costa e lascia al mare il ruolo principale.

Il Pellicano mostra che un hotel iconico non deve necessariamente avere interni spettacolari. La sua forza nasce dalla coerenza tra progetto, atmosfera e modo di vivere gli spazi. Il design non si impone sul luogo: ne regola il tono.

4. La Roqqa, Porto Ercole

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Il modernismo mediterraneo di Palomba Serafini Associati

Poco distante dal Pellicano, La Roqqa propone un’interpretazione differente dell’Argentario. Più urbana, grafica e apertamente legata alla cultura del design italiano del secondo Novecento.

Ludovica Serafini e Roberto Palomba hanno ripensato l’edificio attraverso un progetto che coinvolge architettura, interior design e arredi su misura. Il riferimento agli anni Sessanta e Settanta non viene affidato a una serie di citazioni nostalgiche, ma a proporzioni, geometrie, colori e oggetti capaci di restituire il carattere cosmopolita della villeggiatura italiana di quel periodo.

Le 55 camere e suite sono organizzate attraverso tre principali famiglie cromatiche. Il color terra richiama le facciate di Porto Ercole, il verde deriva dalla macchia mediterranea e il blu riprende la profondità del mare. Nelle suite, una base sabbia più neutra lascia spazio a mobili e complementi dalla presenza maggiormente scultorea.

La Roqqa, Porto Ercole

Terracotta, legno, pelle, argilla e intrecci in paglia legano gli interni alla cultura materiale della Maremma. Accanto alle lavorazioni artigianali compaiono pezzi del design italiano, inseriti senza trasformare l’hotel in una galleria. L’oggetto firmato partecipa alla costruzione dell’atmosfera insieme al colore delle pareti e alla luce proveniente dal mare.

La Roqqa evita deliberatamente il linguaggio consueto dell’hotel costiero, fatto di bianco assoluto, corde e decorazioni marinare. Preferisce una palette più densa e un’idea di Mediterraneo colta, filtrata attraverso il modernismo italiano. È un progetto che non replica il paesaggio, ma ne assorbe le tonalità e la materia.

5. Pieve Aldina, Radda in Chianti

Pieve Aldina, Radda in Chianti

Il restauro misurato di Pierattelli Architetture

Pieve Aldina nasce dal recupero di un antico complesso vescovile lungo la Chiantigiana, poco distante dal borgo di Radda in Chianti. I diversi corpi di fabbrica, alcuni risalenti al XII secolo, compongono oggi un boutique hotel di 22 camere e suite circondato da uliveti.

Pierattelli Architetture ha affrontato il progetto attraverso un restauro conservativo attento alle gerarchie dell’edificio. Nella Pieve, la parte sottoposta a tutela, sono state conservate e restaurate le decorazioni murarie del piano nobile, insieme alla scala in pietra, ai soffitti lignei e agli affreschi neoclassici.

Negli interni, la presenza contemporanea è calibrata attraverso una palette di verde salvia, beige, bianco e marrone. Il cotto toscano, l’intonaco a calce e il legno costruiscono la base materica; gli arredi Gervasoni introducono linee più morbide ed essenziali, senza creare una contrapposizione troppo netta con l’architettura.

Pieve Aldina, Radda in Chianti interior design

Il progetto artistico aggiunge un livello meno prevedibile. Le opere di Dune Varela, stampate su marmo di Carrara, e gli erbari di Stéphanie Montaigu portano negli ambienti una dimensione contemporanea legata alla natura, alla sedimentazione e alla memoria delle immagini.

Nel ristorante Le Rondini, ricavato negli antichi magazzini agricoli, le voltine in ferro e terracotta sono accostate a un’illuminazione tecnica a binario e a una grande apertura sulla cucina. Il nuovo non viene nascosto, ma disegnato con sufficiente precisione da non disturbare il ritmo delle strutture preesistenti.

Pieve Aldina è un progetto di misura. Non cerca un’immagine rivoluzionaria e non trasforma il monastero in una scenografia. La qualità nasce dal controllo delle aggiunte, dalla continuità materica e dalla capacità di lasciare spazio alle tracce già presenti.

6. Hotel Castello di Reschio, Lisciano Niccone

Hotel Castello di Reschio, Lisciano Niccone

Il progetto totale di Benedikt Bolza

A Reschio è difficile stabilire dove termini l’architettura e inizi l’interior design. L’intero intervento è stato concepito da Benedikt Bolza come un sistema unitario che comprende restauro, arredi, illuminazione, paesaggio e attività dell’azienda agricola.

Il castello, parte di una vasta tenuta al confine tra Umbria e Toscana, è stato trasformato in hotel dopo decenni di lavoro sugli edifici rurali presenti nella proprietà. Bolza e lo studio interno BB for Reschio hanno recuperato strutture e materiali attraverso tecniche tradizionali, introducendo impianti e soluzioni contemporanee senza alterare la leggibilità degli edifici.

Hotel Castello di Reschio, Lisciano Niccone Benedikt Bolza

Le camere non sono variazioni di un unico modello. Cambiano in relazione alla posizione, alle proporzioni e agli elementi rinvenuti durante il restauro. Pavimenti in cotto o legno, travi, intonaci a calce e tessuti naturali costruiscono ambienti densi ma non rustici. Letti a baldacchino, tavolini, lampade, specchi e strutture metalliche sono spesso disegnati appositamente.

La collaborazione con fabbri, falegnami, marmisti e tappezzieri locali ha portato alla nascita di una vera collezione di prodotto. Lampade in bronzo, banconi in marmo, sedute e accessori non vengono aggiunti dopo l’architettura: nascono insieme agli ambienti e risolvono necessità che il mercato non avrebbe potuto soddisfare nello stesso modo.

Antiquariato e arte completano gli spazi senza renderli solenni. Gli oggetti storici convivono con pezzi nuovi, mentre una sottile ironia interrompe l’idea convenzionale del castello aristocratico.

Reschio rappresenta una delle forme più complete di interior design applicato all’ospitalità italiana. Ogni scala — dal territorio alla maniglia — appartiene a una sola visione progettuale.

7. Vocabolo Moscatelli, Umbertide

Vocabolo Moscatelli, Umbertide

Il monastero trasformato da Archiloop

Vocabolo Moscatelli occupa un monastero del XII secolo immerso nella campagna nei pressi di Umbertide. Il progetto di Jacopo Venerosi Pesciolini, dello studio fiorentino Archiloop, conserva la struttura raccolta del complesso religioso, ma ne modifica profondamente l’atmosfera.

L’antico organismo ruota attorno a una piazza centrale con la chiesa, oggi utilizzata anche come spazio per eventi. Una lunga pergola in ferro realizzata da Lispi estende l’architettura verso il giardino e costruisce una nuova sequenza tra corte, paesaggio e spazi comuni.

All’interno, la pietra e le travi antiche vengono messe in relazione con colori più freschi, arredi su misura e riferimenti mid-century. I letti a baldacchino in metallo disegnano volumi leggeri nelle camere; le tonalità rosse, verdi e azzurre si appoggiano alle superfici storiche senza tentare di imitarne l’età.

Vocabolo Moscatelli, Umbertide boutique hotel design

I mobili sono realizzati da aziende italiane come Samarreda e Tosconova, mentre i rivestimenti dei bagni utilizzano piastrelle personalizzate di Cotto Etrusco. Vasche sospese, logge, tende leggere e arredi outdoor introducono una dimensione più edonistica, lontana dall’austerità che ci si aspetterebbe da un ex monastero.

Vocabolo Moscatelli è riuscito a evitare due estremi: la trasformazione dell’edificio in un rifugio rigidamente monastico e la sua conversione in un hotel rurale indistinto. Il progetto conserva la forza della struttura originaria, ma le sovrappone un’identità vivace, colta e a tratti bohemien.

La memoria religiosa rimane riconoscibile nelle geometrie e nella disposizione degli spazi. Gli interni, invece, appartengono senza ambiguità al presente.

8. Rastrello, Panicale

Rastrello, Panicale

Il paesaggio umbro tradotto da Pelizzari Studio

Rastrello si trova all’interno del centro storico di Panicale, in un palazzo affacciato sulla valle e sul lago Trasimeno. La posizione non è semplicemente panoramica: orientamento, aperture e sequenza delle camere sono stati organizzati per mantenere il rapporto visivo con il paesaggio.

Il recupero architettonico è stato seguito da David Morini, mentre Claudia Pelizzari ha curato l’interior design. Il progetto conserva muri in pietra, travi, laterizi e lavorazioni in ferro, combinandoli con mobili disegnati su misura e materiali provenienti dalla tradizione costruttiva dell’Italia centrale.

Travertino, pietra serena, cotto e legno definiscono ambienti nei quali la materia ha più importanza della decorazione. Ogni camera possiede una configurazione diversa, ma la palette trae origine dagli stessi riferimenti: il verde della campagna, i toni minerali dei borghi, le sfumature calde della terra.

Rastrello, Panicale boutique hotel design

L’intervento non cerca di nascondere le irregolarità del palazzo. Nicchie, muri non perfettamente ortogonali e differenze di quota diventano elementi utili a costruire ambienti meno standardizzati. Le texture e gli arredi in edizione limitata lavorano sulla dimensione tattile, restituendo a ogni stanza una precisa individualità.

Anche il giardino, reinterpretato secondo una struttura di derivazione rinascimentale, partecipa al progetto. Non rappresenta un semplice spazio esterno, ma prolunga la composizione degli interni verso il paesaggio.

Rastrello dimostra come il design possa costruire un’identità forte senza introdurre gesti spettacolari. La sua qualità deriva dalla precisione dei materiali, dalla scala intima degli spazi e dalla continuità tra palazzo, borgo e territorio.

9. Borgo dei Conti Resort, Montepetriolo

Borgo dei Conti Resort, Montepetriolo

Il Rinascimento umbro secondo Spagnulo & Partners

Nel progetto di Borgo dei Conti, Spagnulo & Partners parte da una domanda precisa: in che modo il paesaggio umbro, così presente nella pittura rinascimentale, può diventare materia per un interior contemporaneo?

Il complesso, costruito prevalentemente all’inizio del Novecento per la famiglia Rossi-Scotti con l’aspetto di una dimora fortificata, è stato recentemente riorganizzato in 40 camere e suite. Affreschi, camini monumentali e strutture storiciste sono stati conservati, mentre il nuovo progetto ha introdotto ottone brunito, illuminazione contemporanea, arredi su misura e una maggiore chiarezza distributiva.

Borgo dei Conti Resort, Montepetriolo interior

La palette deriva dalle opere di Perugino, Raffaello e dalla scuola pittorica umbra. Verdi, azzurri, rosa polverosi e tonalità terrose non sono impiegati come citazioni letterali, ma come strumento per collegare le stanze al paesaggio circostante.

La ricerca sui materiali coinvolge direttamente le manifatture regionali. I tessuti jacquard di Giuditta Brozzetti, il cotto prodotto nell’area di Montone e la pietra di San Terenziano trasformano l’hotel in una sorta di mappa del saper fare umbro. Il progetto non usa l’artigianato come decorazione folkloristica, ma lo integra nella costruzione tecnica e cromatica degli ambienti.

Le camere mantengono un registro raffinato, con superfici decorate e tessuti importanti bilanciati da mobili più asciutti. Il risultato è ricco, ma non sovraccarico: la storia dell’edificio e i riferimenti pittorici vengono organizzati attraverso proporzioni controllate.

Borgo dei Conti propone una forma di lusso colto, nella quale l’interior design nasce da una ricerca sul territorio precedente alle scelte stilistiche.

10. Eremito, Parrano

Eremito, Parrano

L’interior design della sottrazione di Marcello Murzilli

Eremito è il progetto più radicale di questa selezione perché mette in discussione ciò che normalmente si chiede a un hotel. Gli ambienti non sono progettati per offrire stimoli continui, ma per ridurli.

Marcello Murzilli ha costruito il rifugio recuperando una struttura in rovina all’interno di una riserva naturale nei pressi di Parrano. Il complesso è stato realizzato attraverso tecniche murarie tradizionali, utilizzando materiali antichi e soluzioni bioclimatiche contemporanee. Migliaia di pietre compongono volumi che sembrano appartenere al luogo da secoli.

Le camere, chiamate Celluzze, riprendono la scala e la semplicità delle celle eremitiche. Letti in ferro, tessuti di canapa, piccoli scrittoi in pietra, nicchie e lavabi essenziali definiscono uno spazio raccolto, privo della consueta quantità di arredi, dispositivi e superfici decorative.

Eremito, Parrano boutique hotel design

La luce artificiale è ridotta, mentre le candele accompagnano gli ambienti comuni e il refettorio. La spa, scavata nella pietra, comprende una vasca riscaldata e un bagno di vapore; anche qui l’esperienza deriva più dalla materia, dal suono e dalla penombra che dalla tecnologia esibita.

Negli interni compaiono tessuti e oggetti legati ai viaggi di Murzilli, ma vengono assorbiti da una composizione austera. Il progetto non ricerca la purezza minimalista delle superfici perfette: è ruvido, tattile, volutamente imperfetto.

Eremito interpreta il lusso come disponibilità di silenzio e tempo. Una posizione che potrebbe sembrare astratta, ma che qui viene resa concreta attraverso misure, materiali, illuminazione e rituali dell’abitare.

Due regioni, dieci modi di abitare la memoria

Questi dieci boutique hotel mostrano che non esiste un unico linguaggio dell’ospitalità tra Toscana e Umbria. Gli stessi elementi — pietra, cotto, legno, paesaggio e architettura storica — possono produrre risultati profondamente diversi.

Monteverdi trasforma un borgo in un progetto diffuso. Paola Navone alleggerisce la monumentalità di un castello, mentre Marie-Louise Sciò conserva l’intimità imperfetta di una casa di villeggiatura. Palomba Serafini recupera il modernismo mediterraneo; Pierattelli Architetture lavora sulla disciplina del restauro.

In Umbria, Benedikt Bolza concepisce architettura e arredamento come un unico processo. Archiloop porta colore e leggerezza in un monastero, Pelizzari Studio traduce il paesaggio in superfici e tonalità, Spagnulo & Partners costruisce il progetto a partire dalla pittura rinascimentale. Eremito, infine, elimina quasi tutto per riportare l’esperienza alla materia e al silenzio.

Ciò che accomuna questi indirizzi non è uno stile riconoscibile, ma una posizione culturale. Il passato non viene ricostruito, idealizzato o utilizzato come fondale. Viene studiato abbastanza a lungo da poter essere trasformato.

È forse questa la direzione più interessante dell’ospitalità italiana contemporanea: non aggiungere una nuova immagine ai luoghi, ma progettare le condizioni affinché possano continuare a essere abitati.

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