OB-Jack è arrivato alla nostra attenzione attraverso NORA, il primo progetto con cui il brand entra nel mondo dell’arredo: un sistema di pannelli e mensole modulari che lavora sulla parete non come semplice superficie di appoggio, ma come parte attiva dell’interno. Un progetto essenziale nelle forme, quasi immediato nella lettura, dietro al quale si intrecciano …
OB-Jack è arrivato alla nostra attenzione attraverso NORA, il primo progetto con cui il brand entra nel mondo dell’arredo: un sistema di pannelli e mensole modulari che lavora sulla parete non come semplice superficie di appoggio, ma come parte attiva dell’interno. Un progetto essenziale nelle forme, quasi immediato nella lettura, dietro al quale si intrecciano invece ricerca tecnica, sperimentazione sui materiali e una precisa idea di libertà compositiva.
Abbiamo deciso di approfondire questa realtà e di parlarne con Stefano Dalle Carbonare, fondatore e ideatore di OB-Jack, perché NORA solleva una questione interessante sul modo in cui oggi pensiamo gli oggetti per la casa. Gli ambienti cambiano più velocemente di un tempo e le funzioni si sovrappongono. Ciò che abitiamo deve saper accogliere trasformazioni continue. In questo scenario, l’idea di un sistema che possa essere spostato, ricomposto e reinterpretato senza perdere coerenza assume un significato che va oltre quello del semplice complemento.
NORA, un sistema modulare per ripensare la parete
NORA nasce dall’osservazione di una vecchia bacheca portaoggetti e da una domanda molto concreta: perché i suoi elementi dovevano restare necessariamente fissi? Da quella prima intuizione il progetto si è evoluto attraverso prove, prototipi, pannelli forati, mensole intercambiabili e accoppiamenti magnetici. Si è così definito un linguaggio fatto di pochi elementi e molte possibilità.
La semplicità visiva, qui, non coincide con una semplificazione del progetto. Al contrario, è il risultato di precisione produttiva, lavorazioni attente e una cultura tecnica che rimane volutamente discreta.
Con Dalle Carbonare abbiamo parlato della nascita di OB-Jack, del rapporto tra ingegneria e interior design e di ciò che significa progettare un oggetto destinato a cambiare insieme allo spazio. Abbiamo affrontato anche la volontà di costruire un brand senza irrigidirne troppo presto l’identità.
Mentre NORA rappresenta il punto di partenza, il progetto guarda già oltre: nuovi materiali, nuove collezioni e, in prospettiva, l’idea di aprire OB-Jack anche al lavoro di giovani designer.
Quella che segue è la nostra conversazione con Stefano Dalle Carbonare.
OB-Jack nasce come progetto giovane, ma già costruito attorno a un’idea molto precisa: trasformare un elemento funzionale della parete in un linguaggio d’arredo riconoscibile. Da quale intuizione è nato il brand e quando ha capito che quella intuizione poteva diventare qualcosa di più di un singolo prodotto?

Questa prima linea di prodotti, Nora, in realtà è nata veramente per caso. Tutto è iniziato osservando una vecchia, storica bacheca portaoggetti Vitra che una mia cara zia ha in casa ancora oggi. Ho immaginato quanto sarebbe stato più divertente e originale se i vari moduli che la compongono, anziché essere fissi, potessero essere disposti a piacere, a seconda dell’umore o dell’utilizzo che si volesse farne.
Da lì è nata l’idea di pensare a delle bacheche fisse a muro e a una serie di portaoggetti completamente modulari e intercambiabili. L’evoluzione, poi, è stata molto veloce: alle bacheche abbiamo abbinato i pattern forati tipici dei pannelli da officina, i portaoggetti sono diventati mensole e ci siamo ritrovati con un kit che, con pochi elementi, permette infinite combinazioni sia di forme sia di colori.
La prima fase di vita di un marchio è spesso la più delicata, perché tutto deve ancora trovare una forma: identità, immagine, pubblico, tono, direzione. Quali sono stati gli elementi che ha voluto definire subito per dare a OB-Jack una personalità chiara?
Direi che la prima fase è a dir poco estremamente, terribilmente delicata! A essere del tutto sincero, non sono nemmeno sicuro che OB-JACK abbia effettivamente, ad oggi, una personalità chiara. Quindi la risposta è: nessuno, non abbiamo definito nessun elemento per dare al progetto un carattere chiaro e preciso!
Questa prima collezione ha delle caratteristiche molto precise e delineate che la rendono subito riconoscibile e del tutto unica nel mercato, questo sì. Inoltre, abbiamo già un paio di idee simili, sempre in tema di arredo a parete modulare, ma totalmente differenti. Come brand, però, non posso garantire che non usciremo fra un anno, magari, con un prodotto totalmente diverso!
Al momento crediamo molto in questa prima idea, ci siamo divertiti tantissimo a realizzarla e ogni passo fatto è stato un vero e proprio esperimento. Ancora oggi è tutto in divenire e la rotta esatta non è ancora del tutto tracciata. OB-JACK è l’incontro di esperienze di lungo corso sia nel mondo dell’ingegneria sia in quello del design di interni. È nato quasi come un gioco e chissà dove andremo a finire.
NORA è oggi il primo capitolo del brand. Non una collezione dentro un catalogo ampio, ma il punto da cui OB-Jack comincia a raccontare il proprio modo di intendere l’arredo. Che cosa doveva esprimere questa linea fin dall’inizio?

Semplice: fantasia e libertà. Voglio davvero che Nora possa essere apprezzata da chiunque, che possa essere presente tanto nella nostra casa, nella più umile e semplice delle sue stanze, quanto negli studi più eleganti o negli ambienti più raffinati. Vorrei tanto che questo prodotto diventasse non un semplice e statico elemento d’arredo fine a sé stesso, ma uno strumento per arredare secondo la fantasia di chiunque.
La parete, nel progetto NORA, non viene trattata come una superficie neutra da riempire, ma come uno spazio da organizzare, comporre e trasformare. Che cosa le interessava di questa dimensione dell’abitare, spesso considerata secondaria rispetto ad arredi più “importanti”?
A essere sincero, Nora è nata più da un’idea improvvisa che da uno studio razionale per dare giustizia a spazi sottovalutati nell’arredo. A ragionarci successivamente, però, abbiamo notato, guardandoci un po’ intorno, che solitamente si tende a coprire le pareti e non a valorizzarle. Il che è un vero peccato.
A parete troviamo sempre le stesse cose: qualche cassettiera, solitamente quadri o orologi e, se va bene, qualche scansia portaoggetti. Sembra che nessuno si sia mai preso la briga di dare particolare importanza alle dimensioni verticali dei nostri ambienti.
Una parete può dare profondità e ampiezza, come può invece costringere e incupire un ambiente, a seconda di come la interpretiamo. Da qui abbiamo preso coraggio e deciso di insistere con il progetto, visto che sembrava un’idea alquanto originale… ed eccoci qui.
Il tema della libertà compositiva è centrale: gli elementi possono essere spostati, ricombinati, ripensati nel tempo. In un interno contemporaneo, dove le esigenze cambiano rapidamente, quanto conta progettare oggetti capaci di accompagnare questa mobilità?
Mi rende così felice sapere che sia evidente: questo è il punto veramente importante per cui crediamo molto in Nora, la sua enorme libertà compositiva. I suoi elementi possono essere adattati veramente ovunque. Ad esempio, si possono comporre in maniera lineare e monocromatica per avere un effetto estremamente elegante, oppure in modo sparso, quasi casuale e colorato, per dare un tocco di grande allegria.
Inoltre, non è possibile che una parete possa restare per sempre la stessa negli anni, indipendentemente dal contesto in cui è inserita. Non posso proprio credere che un ambiente non evolva nel tempo e che non arrivi, prima o dopo, la voglia di cambiare, anche solo un po’, per adattarsi al tempo che passa e ai gusti che cambiano.
Penso che Nora dia la possibilità di adattare o rivoluzionare completamente i nostri ambienti semplicemente aggiungendo qualche elemento o ricombinando quelli presenti. Tutto questo senza dover per forza buttare ciò che abbiamo e ricominciare da zero.

Il magnetismo, nel vostro caso, non è soltanto una soluzione tecnica: introduce un rapporto diverso tra oggetto e parete, più immediato, reversibile, quasi istintivo. Come siete arrivati a questa scelta e che cosa vi ha permesso di ottenere, sul piano funzionale e progettuale?
Il magnetismo, in realtà, non viene molto sfruttato negli arredi, se non per qualche accessorio carino per i nostri frigoriferi! Dopo aver provato molte alternative, abbiamo optato per l’uso di supermagneti al neodimio per gli accoppiamenti. Questa è stata la migliore soluzione che abbiamo trovato per permettere a chiunque di giocare infinite volte con le disposizioni dei nostri elementi, senza pensarci troppo.
Non c’è altro modo di poter sperimentare velocemente tutte le composizioni possibili degli elementi di Nora. Come detto giustamente, ogni spostamento è immediato e del tutto reversibile: non c’è la preoccupazione di sbagliare!
Dal punto di vista un po’ più funzionale, le forature dei pannelli di Nora permettono ai suoi elementi di essere sempre perfettamente allineati. Inoltre, la possibilità di fissarli posteriormente grazie a dei piccoli dadini alettati permette anche di superare i limiti di carico dei soli magneti.
NORA sembra nascere da un equilibrio tra ordine e movimento: da una parte organizza lo spazio, dall’altra lascia margine alla composizione personale. Come si progetta un oggetto capace di dare struttura senza diventare rigido?
Con un bel po’ di fortuna! Forse l’intuizione giusta è stata quella di pensare a elementi facilmente componibili e che avessero linee estremamente semplici e sottili. In questo modo resta chiara la funzione primaria di organizzazione dello spazio, senza che ci sia il rischio di realizzare composizioni esteticamente pesanti.
Nel linguaggio di OB-Jack c’è una certa essenzialità: pochi elementi, pochi colori, una grammatica visiva netta. Quanto è importante, per un brand giovane, non disperdersi subito in troppe direzioni e costruire invece un segno riconoscibile?
È stata una scelta quasi inevitabile e naturale: questa prima linea di OB-JACK non ha bisogno di mille varianti, oggetti o colori. Altri elementi renderebbero il tutto solamente più caotico. Le caratteristiche di Nora sono ben definite e chiare: poche cose, semplici e realizzate nel miglior modo possibile.
Soprattutto all’inizio penso che questa scelta ci renda più facilmente riconoscibili. In fondo, vengono ricordati sempre i grandi elementi di design più che le grandi collezioni.
NORA può vivere in ambienti molto differenti: una casa, uno studio, un ufficio, uno spazio retail, una camera, un ingresso. Quando progettate un sistema così trasversale, pensate a una destinazione precisa o a una serie di gesti quotidiani che possono appartenere a luoghi diversi?


Bella domanda, in realtà non abbiamo pensato a niente di tutto ciò! Ci siamo ritrovati con degli elementi estremamente semplici se presi singolarmente, con spessori sottili che quasi spariscono alla vista frontale e dalle forme naturali. Abbinati tra loro, però, danno vita alle strutture più fantasiose.
Questo ci pone nella posizione di non puntare a un target di utente preciso ma, anzi, di avere per le mani degli elementi che possono veramente essere adatti a chiunque e dovunque.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è che l’utente non acquista una soluzione chiusa, ma una possibilità di configurazione. Quanto conta, oggi, lasciare spazio all’interpretazione personale senza rinunciare alla coerenza del disegno?
E cosa c’è di più libero e fantastico di poter giocare e reinterpretare mille volte ciò che si ha già? Forse ho trascorso troppo tempo con montagne di Lego acquistati negli anni, tutti appartenenti ad assiemi diversi ma, in realtà, sempre formati dagli stessi pezzettini.
Perché con quei singoli elementi riuscivo a creare qualsiasi cosa? Anche l’arredo deve essere così. E, lo ripeto: fantasia e libertà.
OB-Jack nasce da una cultura del fare molto concreta, legata alla produzione, alla precisione e alla qualità del prodotto. In che modo questa dimensione tecnica entra nel progetto senza appesantirlo, ma diventando parte della sua pulizia formale?
La parte prettamente tecnica degli elementi di OB-JACK è presente in ogni dettaglio, ma non è subito evidente all’utente finale. Come dite giustamente, la tecnica usata, nel senso dei particolari materiali scelti e delle fasi di lavorazione adottate, permette di avere elementi sottili e dalle linee semplici. Il risultato è una gradevole linearità e pulizia finale.
Vista la mia formazione accademica e lavorativa, posso anche lasciarmi andare a una confessione: questa è forse la parte che apprezzo di più. L’acciaio strutturale ad altissima resistenza scelto permette alle bacheche di essere perfettamente planari, nonostante siano pesantemente lavorate dai molti fori.
Gli stessi fori sono realizzati con una dimensione molto precisa, così da evitare difficoltà nell’accoppiamento tra mensole e bacheche. Queste ultime hanno un profilo posteriore a muro che permette di spostarle senza la preoccupazione che possano cadere.
Le varie mensole, poi, che a guardarle bene non sono volutamente dritte, hanno grande rigidità e pertanto supportano grossi pesi nonostante il loro piccolo spessore. Inoltre, i dadini filettati posteriori sono pensati per essere applicati a mano velocemente, senza bisogno di alcun utensile.
Ogni elemento è infine verniciato con particolari vernici a polvere di grosso spessore per garantire una lunga durata nel tempo. Potrei continuare ancora per un bel po’. Diciamo che il concetto di ‘fatto bene’ per noi è un modo quotidiano di lavorare e non solo una bella frase pubblicitaria.
Nel rapporto con architetti e interior designer, un prodotto come NORA può diventare un piccolo strumento progettuale: non invade lo spazio, ma può risolvere funzioni, ritmi e dettagli della parete. Che tipo di dialogo immaginate con il mondo dei progettisti?
Nonostante Nora sia realmente pensata per chiunque, vista la sua semplicità di utilizzo, per architetti e interior designer vorrei che fosse un vero e proprio strumento di creatività, una grossa matita per comporre le nostre pareti!
Ci siamo trovati ad allestire da poco una parete dalle dimensioni piuttosto importanti all’ingresso di un hotel. Dopo aver pensato per giorni a decine di combinazioni diverse di bacheche e mensole, e dopo aver provato non ricordo più quante disposizioni, il cliente ha fatto un tentativo, forse per scherzo. Ha utilizzato una bacheca soltanto, esattamente al centro dell’intera parete… nient’altro, tutto lì!
Mi creda, siamo rimasti ammutoliti: era semplice, geniale, minimale ma completo. La bacheca assumeva importanza come se il resto della parete fosse solo la sua cornice.
Ha presente quella grande vetrina di gioielleria che espone solamente quell’unico, piccolo, pregiatissimo anello? O quel piccolo, squisito assaggio sul tavolo di un ristorante stellato che pare si perda in quell’enorme piatto bianco?
È incredibile cosa si possa fare con elementi all’apparenza semplici ma con la giusta visione. Ne sono rimasto affascinato io per primo.
Molto spesso i complementi vengono considerati elementi secondari, quasi finali, mentre in realtà possono incidere molto sull’identità di un ambiente. Secondo lei, quando un oggetto piccolo riesce a superare la dimensione accessoria e a diventare parte del progetto d’interni?
Ogniqualvolta venga giustamente contestualizzato, proprio come abbiamo appena detto. Tutto può essere completamente inutile oppure diventare il fulcro dell’intero progetto. Basta poco, in realtà: a volte, solo un cambio di prospettiva. In fondo sembra che ci siano riusciti anche con una banana…
Se dovesse scegliere un elemento, una configurazione o un dettaglio della linea NORA capace di raccontare meglio l’identità di OB-Jack, quale indicherebbe e perché?
Io rivedo l’identità di OB-JACK in ogni piccolo foro delle bacheche di Nora. Sono solamente dei banali fori, ma hanno dimensioni molto precise, sono difficili da lavorare, terribili da verniciare, lunghi da renderizzare ed essenziali per allineare tra loro tutte le varie mensole.
È sempre così: sono le cose più semplici agli occhi di chi guarda a nascondere, in realtà, gli sforzi più grandi. Forse è una visione un po’ romantica, ma dietro le linee essenziali di Nora ci sono davvero molte, molte, molte prove e qualche notte insonne.
Ci piacerebbe raccontare anche il dietro le quinte della nascita del prodotto: esiste un primo schizzo, un prototipo, una prova tecnica o un’immagine di sviluppo che restituisca bene il passaggio dall’idea iniziale alla linea NORA?

Altro che se ci sono! Il primissimo pezzo l’ho realizzato personalmente in carpenteria e lo conservo gelosamente. Comunque, è stato un disastro!
Abbiamo poi delle versioni successive saldate, storte, con i fori sbagliati, mensole sproporzionate… abbiamo un po’ di tutto! Sto quasi pensando di allestire un personale mini-museo per dimostrare a chiunque, soprattutto ai ragazzi più giovani, che niente nasce subito e velocemente. Tutto necessita di tempo e pazienza.
OB-Jack è ancora in una fase di crescita e questo rende il racconto particolarmente interessante: non si tratta solo di presentare ciò che esiste, ma anche di intuire una direzione. Quali aspetti del brand sente già definiti e quali, invece, sono ancora aperti alla ricerca?
L’identità e la strada da percorrere nel breve periodo sono abbastanza chiare. Abbiamo infatti già nel cassetto un altro paio di collezioni, sempre coerenti con il progetto OB-JACK. Si tratta di piccoli elementi di arredo a parete assolutamente innovativi, accessibili a tutti e pensati per essere composti e adattati agli ambienti più diversi.
Quasi tutto, al momento, resta comunque aperto all’innovazione. Ci piacerebbe sviluppare idee capaci di far coesistere nello stesso elemento molti materiali diversi. Nella prossima collezione quasi sicuramente inizieremo a usare il vetro, ad esempio: un elemento classico per eccellenza, ma interpretato a modo nostro.
Guardando ai prossimi anni, quali sviluppi immagina più naturali per OB-Jack: nuove configurazioni, nuovi materiali, nuovi colori, nuove funzioni o un ampliamento del concetto stesso di parete attrezzata?

Per quanto riguarda Nora, stiamo pensando ad alcuni accessori aggiuntivi, ma la linea, onestamente, è pressoché definita. Come dicevamo prima, siamo nell’ottica, semmai, di aggiungere collezioni completamente nuove piuttosto che insistere su quanto già fatto.
Ragionando in un lunghissimo periodo, mi piacerebbe che OB-JACK diventasse un incubatore di idee per artisti. Vorrei davvero riuscire a dare peso e credibilità a questo brand, così da poter creare, nei prossimi anni, un hub capace di attrarre e affiancare giovani designer con belle idee ma ancora senza voce.
L’obiettivo sarebbe aiutarli a sviluppare prodotti sempre nuovi. Siamo ancora in fase embrionale, ma sta nascendo, a tal proposito, l’idea di collaborare con università e scuole di design per possibili bandi e collaborazioni… vedremo.
Siamo nel 2036. Se dovesse ritrovare OB-Jack tra dieci anni, che cosa vorrebbe riconoscere ancora della prima intuizione da cui è nata NORA? E quale evoluzione, invece, le piacerebbe fosse diventata il segno più maturo del brand?
Onestamente, mi piacerebbe ritrovare i miei elementi sia nel garage più semplice sia negli studi professionali più eleganti. Questo darebbe conferma della mia idea che gli elementi di OB-JACK, a saperli interpretare, in fondo in fondo siano davvero godibili da tutti.
Penso che Nora sia senza tempo: resterà la prima. Mi piacerebbe ritrovarla chissà dove e bella come adesso; lei va sempre aggiornata, ma mai sostituita.
Scopri OB-Jack
Approfondisci il progetto, segui le ultime novità del brand, scarica il catalogo e scopri tutte le possibilità di NORA.
Se sei un architetto, interior designer, progettista o professionista del settore, puoi contattare direttamente l’azienda per valutare collaborazioni, forniture e progetti su misura.
Se invece vuoi acquistare NORA o conoscere meglio il brand, trovi tutte le informazioni nella pagina dedicata.
Scopri OB-Jack su Archi&Interiors
https://www.archieinteriors.com/brand/ob-jack/


