Antonio Citterio ha costruito una carriera difficile da leggere separando mobili, interni e architettura. Dai sistemi di sedute per B&B Italia e Flexform alle poltrone sviluppate con Vitra, fino agli hotel progettati da ACPV ARCHITECTS con Patricia Viel, ritorna un metodo basato su proporzione, uso, precisione tecnica e continuità nel tempo. Il lusso che emerge …
Antonio Citterio ha costruito una carriera difficile da leggere separando mobili, interni e architettura. Dai sistemi di sedute per B&B Italia e Flexform alle poltrone sviluppate con Vitra, fino agli hotel progettati da ACPV ARCHITECTS con Patricia Viel, ritorna un metodo basato su proporzione, uso, precisione tecnica e continuità nel tempo. Il lusso che emerge dai suoi progetti raramente dipende dall’effetto spettacolare: si manifesta nella qualità dello spazio, nella scelta dei materiali, nella possibilità di utilizzare a lungo un oggetto e nella capacità del dettaglio di rimanere discreto. È una posizione che aiuta a comprendere perché molti suoi prodotti attraversino decenni senza dipendere da una sola stagione estetica.
Antonio Citterio: dal design industriale all’architettura
Antonio Citterio nasce a Meda nel 1950, apre il proprio studio nel 1972 e si laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1975. Tra il 1972 e il 1981 lavora soprattutto nel design industriale in partnership con Paolo Nava, parallelamente alla propria attività nell’architettura e negli interni. Tra il 1986 e il 1996 collabora invece con l’architetta Terry Dwan su edifici realizzati in Europa e Giappone.
Patricia Viel comincia a collaborare con Citterio nel 1986. Nel 2000 i due fondano lo studio Antonio Citterio and Partners, divenuto nel tempo Antonio Citterio Patricia Viel and Partners e oggi ACPV ARCHITECTS Antonio Citterio Patricia Viel. Nel 2026 ACPV è una struttura internazionale con oltre 230 professionisti e 14 partner; Citterio ne è Chairman e cofondatore, Viel cofondatrice e membro del board. Questa dimensione collettiva è importante quando si citano i progetti più recenti: non sarebbe corretto attribuire a Citterio individualmente edifici sviluppati dallo studio attraverso team multidisciplinari e partner responsabili.
La sua attività nel design industriale continua parallelamente. Ha ricevuto il Compasso d’Oro nel 1987 e nel 1994, oltre al Compasso d’Oro alla carriera nel 2022; dal 2006 al 2016 ha insegnato Progettazione architettonica all’Accademia di Architettura di Mendrisio e nel 2008 è stato nominato Royal Designer for Industry dalla Royal Society britannica.
Il metodo di Citterio parte dall’uso, non dall’immagine
Per capire il lavoro di Citterio è utile osservare quanto spesso i suoi prodotti siano concepiti come sistemi anziché come forme isolate.
Un divano può organizzare differenti comportamenti domestici; una sedia da ufficio deve adattarsi a persone e configurazioni diverse; l’interno di un hotel viene progettato come sequenza di ambienti, materiali e gesti quotidiani. La forma emerge all’interno di questa organizzazione e tende a evitare un’identità troppo dipendente dall’effetto.
È un approccio particolarmente evidente nel lungo rapporto con Vitra, iniziato nel 1988. L’azienda descrive la collaborazione attraverso sedute e sistemi per ufficio oltre che prodotti per la Home Collection. Nel 2026 quella relazione continua: la stessa Vitra presenta la “Citterio Collection” come una famiglia ancora in evoluzione.
Qualcosa di simile avviene con B&B Italia e Flexform. Il prodotto non viene pensato soltanto per essere osservato frontalmente, ma per modificare l’organizzazione dello spazio e accompagnare comportamenti che cambiano. È una chiave molto più utile dell’etichetta generica di “eleganza italiana”.
Sity: il divano come sistema per abitare

Nel 1986 Citterio disegna Sity per B&B Italia. La sua importanza viene riconosciuta l’anno successivo con il Compasso d’Oro ADI.
Sity mette in discussione il divano tradizionale come elemento statico e frontale. Introduce configurazioni a isola, profondità differenti e chaise longue, coordinando oltre venti componenti in un sistema capace di organizzare percorsi, conversazioni e differenti attività nel living. La stessa documentazione di Citterio lo descrive come risposta all’osservazione della vita quotidiana: sedersi, mangiare, guardare la televisione o scrivere non richiedono necessariamente mobili separati.
La motivazione del Compasso d’Oro è significativa perché parla di un prodotto “tipologicamente avanzato” rispetto ai mutati comportamenti nella casa. Il valore di Sity non consiste quindi semplicemente in un’immagine riconoscibile: la trasformazione del mobile deriva dalla trasformazione dell’abitare.
Mobil: flessibilità tra ufficio e casa

Il secondo Compasso d’Oro arriva nel 1994 con Mobil, sistema di cassettiere Kartell progettato da Antonio Citterio con Glen Oliver Löw.
Qui l’attribuzione congiunta è essenziale. ADI indica entrambi i designer e sottolinea, nella motivazione del premio, la coerenza tra struttura metallica e cassettiere in materiale plastico traslucido e colorato, insieme alla flessibilità del sistema per l’ambiente di lavoro.
Kartell mantiene Mobil in collezione anche nel 2026, proponendo una versione in materiale riciclato derivato da scarti industriali. La struttura alterna cassetti, piani e top collegati da elementi in alluminio e il prodotto ha progressivamente superato l’ambito strettamente office, trovando applicazione anche in camera, soggiorno e bagno.
È un esempio utile perché mostra quanto il lavoro di Citterio possa essere tecnico senza diventare tecnicista: ruote, montanti, cassetti e modularità sono leggibili, ma la costruzione viene controllata fino a ottenere un oggetto visivamente molto ordinato.
Charles: la leggerezza come costruzione del living

Con il Charles del 1997 per B&B Italia, il sistema di sedute raggiunge una delle sue formulazioni più longeve.
Il divano si riconosce per la struttura visivamente sottile e per i piedini in pressofusione di alluminio a “L” rovesciata, accompagnati da un unico cuscino di seduta e cuscini liberi sullo schienale. Ma la parte più importante è ancora una volta quella spaziale: elementi lineari, chaise longue e moduli angolari consentono di costruire configurazioni differenti senza perdere l’immagine leggera del progetto.
B&B Italia ricorda che Charles diventa nel tempo uno dei propri bestseller e longseller. Il nome, dichiaratamente, rimanda a Charles Eames: Citterio ha spiegato di essere interessato a riconoscere i riferimenti ai maestri senza copiarne letteralmente le forme.
Questa dichiarazione chiarisce anche una parte del suo metodo. La durata non richiede necessariamente neutralità, ma una forma abbastanza precisa da essere riconoscibile e abbastanza aperta da sopportare cambiamenti di tessuti, composizioni e contesti.
Groundpiece: quando il divano incorpora nuove funzioni

Il Groundpiece, progettato nel 2001 per Flexform, sviluppa ulteriormente il tema.
È basso, profondo e volutamente meno formale rispetto al salotto convenzionale. Flexform collega direttamente le sue proporzioni ai cambiamenti nell’uso del divano: ci si riposa, si legge, si guarda la televisione, si lavora con un computer e talvolta si mangia. Da questa osservazione nasce anche la possibilità di sostituire alcune porzioni di bracciolo con elementi contenitore in metallo rivestiti in cuoio, utilizzabili come piano d’appoggio e libreria.
È una soluzione particolarmente rappresentativa del modo in cui Citterio interpreta il comfort. Non coincide con una semplice crescita delle imbottiture. Comfort significa permettere al mobile di assumere più ruoli senza perdere ordine compositivo.
Flexform continua a presentare Groundpiece come uno dei progetti centrali della propria collezione, più di vent’anni dopo la sua introduzione. La sua longevità è interessante perché deriva proprio da una tipologia capace di assorbire differenti modi di abitare.
Grand Repos: la tecnologia può scomparire dentro il comfort

La collaborazione con Vitra permette di osservare lo stesso metodo su una scala diversa.
La Grand Repos del 2011 è una lounge chair girevole dotata di un meccanismo sincronizzato nascosto sotto l’imbottitura. Permette di passare dalla posizione eretta a quella reclinata e di bloccare lo schienale in differenti inclinazioni; la resistenza può essere regolata in funzione del peso dell’utilizzatore.
Il punto progettuale sta proprio nella discrezione della tecnologia. Il meccanismo non viene trasformato nel principale argomento visivo della poltrona: rimane incorporato, mentre la forma mantiene la presenza di una lounge chair imbottita e protettiva.
Nel catalogo Vitra attuale Repos e Grand Repos continuano inoltre a essere aggiornate sul piano dei materiali, con imbottiture in V-Foam riciclabile e componenti plastici interni realizzati in larga parte con materiale riciclato. La durata di un prodotto, in questo caso, non coincide quindi necessariamente con l’immobilità tecnica.
Kelvin: la luce come parte dell’interno

Anche la collaborazione con Flos mostra la preferenza di Citterio per oggetti dalla costruzione leggibile.
La Kelvin LED Base del 2009 viene accreditata da Flos ad Antonio Citterio con Toan Nguyen indicato come assistant. La lampada utilizza un doppio braccio a pantografo, testa orientabile e struttura in alluminio, con l’elettronica integrata in un disegno ridotto all’essenziale.
Interrogato da Flos su cosa fosse per lui la luce artificiale, Citterio ha risposto semplicemente: “un interno”. È una formulazione breve ma coerente con il suo lavoro: l’apparecchio illuminante non viene considerato esclusivamente come oggetto decorativo, perché la luce modifica direttamente la percezione dello spazio.
Dal prodotto all’interior: il Bulgari Hotel Milano

Il passaggio dal mobile all’interior design diventa particolarmente leggibile nel Bulgari Hotel Milano, completato nel 2004 da quello che oggi è ACPV ARCHITECTS.
Il progetto segna l’ingresso di Bulgari nell’hospitality e interviene su un edificio degli anni Cinquanta nel quartiere Brera, a sua volta integrato con strutture storiche precedenti. ACPV lavora sulla conservazione e sull’adaptive reuse, costruendo l’interno attraverso materiali come teak, granito nero dello Zimbabwe, stucco e rame patinato. Il giardino privato di circa 4.000 metri quadrati diventa parte integrante dell’esperienza dell’hotel.
Bulgari descrive il progetto attraverso un equilibrio tra rigore dello spazio e ricchezza dell’atmosfera. È una definizione particolarmente efficace per capire l’idea di lusso che emerge dal lavoro dello studio: pietre, legni e metalli possono essere preziosi, ma l’effetto dipende soprattutto dal modo in cui proporzioni, materiali, luce, arredi e dettagli vengono coordinati.
Nel 2024, celebrando i vent’anni dell’hotel, ACPV ha ricordato che il controllo progettuale arrivava dalla facciata alle maniglie, dai mobili agli accessori della scrivania, fino a bicchieri e tessuti. Il lusso diventa così continuità tra scale, più che accumulo di elementi eccezionali.
Bulgari Hotel Roma: lavorare con la storia senza trasformarla in decorazione
Quasi vent’anni dopo, il Bulgari Hotel Roma del 2023 porta la stessa ricerca in un contesto radicalmente diverso.
L’intervento riguarda un edificio razionalista costruito tra il 1936 e il 1938 su progetto di Vittorio Ballio Morpurgo, in Piazza Augusto Imperatore. ACPV ARCHITECTS, con Antonio Citterio e Patricia Viel come cofondatori dello studio, ha lavorato alla trasformazione e al restauro del complesso, per una superficie di circa 14.000 metri quadrati.
Il progetto mantiene il rigore dell’edificio e lo mette in relazione con texture, mosaici, tessuti custom, vetro veneziano, marmi e pezzi storici. Anche qui l’interno non tenta di competere con l’architettura esistente attraverso un gesto autonomo: costruisce piuttosto una sequenza di materiali e dettagli capace di assorbire riferimenti romani e identità del brand.
Il contrasto tra Milano e Roma è illuminante. Non esiste un unico “stile Bulgari Hotel” applicato indifferentemente alle città: la continuità sta nel metodo, mentre luogo, edificio e cultura materiale modificano il risultato.
ACPV: l’architettura contemporanea oltre l’hospitality
Limitare ACPV agli hotel di lusso restituirebbe un’immagine parziale dello studio.
Nel 2025 viene completata a Milano Casa Moncler, nuova sede del brand: un complesso di 77.000 metri quadrati che rilegge il carattere industriale dell’area attraverso una nuova architettura per uffici e un intervento di rigenerazione urbana. Il progetto è attribuito ad ACPV ARCHITECTS, con Citterio e Viel cofondatori e un team guidato per il progetto da Mauro Novazzi.
Nel 2026 lo studio completa inoltre Reply House a Torino, intervento di 20.500 metri quadrati che combina patrimonio esistente, nuovo campus corporate e rigenerazione urbana. Anche qui l’attribuzione ufficiale indica i cofondatori, un partner responsabile e un articolato gruppo di progetto.
Sono esempi utili perché mostrano l’evoluzione della pratica verso un modello collettivo. Il linguaggio progettuale non può più essere letto esclusivamente attraverso la firma individuale di Citterio: ACPV lavora oggi come struttura interdisciplinare, con una governance, partner e sistemi condivisi di ricerca su materiali, processi e progettazione.
Cosa significa davvero “lusso” nel lavoro di Antonio Citterio
Associare Citterio al lusso è inevitabile quando si considerano hotel Bulgari, residenze internazionali, Maxalto o numerose collaborazioni con aziende di fascia alta. Ma il termine diventa poco utile se significa soltanto materiali costosi.
Nei progetti più convincenti il lusso appare piuttosto come riduzione dell’attrito tra persona, oggetto e spazio.
Un divano accoglie differenti comportamenti senza richiedere continue trasformazioni. Una poltrona nasconde il proprio meccanismo pur adattandosi al corpo. Un hotel coordina maniglia, luce, mobile e architettura evitando che ogni elemento reclami autonomia. Un materiale viene scelto non soltanto per la sua apparenza iniziale, ma per il modo in cui può rimanere credibile nel tempo.
Non è casuale che ACPV, descrivendo oggi il proprio lavoro, dichiari di cercare ciò che è “timeless rather than ephemeral” e “responsible rather than extravagant”. Pur essendo una dichiarazione programmatica dello studio e non una definizione universale del lusso, riassume bene la distanza da una progettazione fondata sull’ostentazione.
Perché Antonio Citterio rimane rilevante nel 2026
Nel 2026 Citterio continua a lavorare contemporaneamente dentro due strutture molto diverse: l’attività di industrial designer e il ruolo di cofondatore e Chairman di un grande studio internazionale.
La continuità tra le due non dipende dall’uso degli stessi materiali o dalla ripetizione di una forma riconoscibile. Sity, Charles, Groundpiece, Grand Repos e gli hotel Bulgari non si assomigliano abbastanza da costruire uno stile facilmente imitabile.
A tenerli insieme è piuttosto un modo di progettare.
Il prodotto viene pensato nella stanza. L’interno viene pensato come parte dell’architettura. L’architettura viene sviluppata attraverso materiali, dettagli, percorsi e comportamenti reali. L’eleganza arriva dopo, come risultato del controllo di queste relazioni.
È probabilmente questa la componente più duratura del lavoro di Antonio Citterio: aver dimostrato che la sofisticazione contemporanea può essere estremamente precisa senza diventare vistosa e che un progetto destinato a durare deve essere capace di cambiare contesto senza perdere la propria logica.

