Dal 14 al 18 settembre, il London Design Festival dedica una mostra a Sugarcrete. Dai pannelli acustici ai primi edifici, una ricerca che avvicina agricoltura e architettura.
La canna da zucchero lascia dietro di sé una fibra che può avere una seconda vita in un edificio. Si chiama bagassa: è il residuo della lavorazione da cui prende forma Sugarcrete, il materiale al centro della mostra che apre oggi, 14 settembre, al VitrA London Specification & Design Hub, durante il London Design Festival.
La presentazione, visitabile fino al 18 settembre, riunisce campioni e ricerca. A portarla a Londra sono VitrA e il lavoro sviluppato dalla University of East London con lo studio di ingegneria AKT II e partner industriali. Il programma offre un’occasione per osservare da vicino un passaggio decisivo per il progetto contemporaneo: dare una destinazione costruttiva a ciò che una filiera produttiva lascia inutilizzato. I dettagli sono nel programma ufficiale della mostra.
La fibra agricola diventa materia da costruzione
Sugarcrete combina fibre residue della canna da zucchero e leganti minerali. La documentazione della University of East London descrive una ricerca su componenti differenti: pannelli isolanti, blocchi leggeri e soluzioni destinate anche a impieghi strutturali. L’università riferisce prove sulle proprietà meccaniche, termiche, acustiche e di comportamento al fuoco; i risultati e le applicazioni vanno letti in relazione allo specifico componente.
Nelle fotografie diffuse per l’esposizione, i pannelli acustici hanno superfici mosse, profili sagomati e tonalità terrose. La fibra conserva una presenza visiva. Per un progettista di interni, questo è già un tema: la scelta di un materiale coinvolge anche il modo in cui una parete riceve la luce, introduce profondità e partecipa al carattere di una stanza.

La domanda interessante riguarda perciò la distanza tra il campione e il capitolato. Un pannello per gli interni e un blocco per una muratura hanno compiti diversi. Servono prestazioni documentate, dettagli di posa, compatibilità con gli altri materiali e una filiera capace di assicurare continuità. È su questo terreno che una ricerca promettente può diventare una scelta di progetto.
Dai laboratori alle comunità che costruiscono
La mostra londinese incontra una sperimentazione avviata da tempo. Nell’aggiornamento pubblicato il 9 aprile 2026, UEL racconta il lavoro in India dei coideatori Alan Chandler e Armor Gutierrez Rivas: incontri con scuole, comunità e partner produttivi, dopo la realizzazione di un primo edificio scolastico in Sugarcrete.
A Hisar, nello Stato di Haryana, la collaborazione con la Paryatan Foundation riguarda lo sviluppo dell’Aavishkaram Centre, uno spazio educativo e comunitario. Il percorso descritto dall’università comprende un laboratorio pratico in cui studenti, insegnanti, costruttori e abitanti hanno lavorato con i blocchi, affiancandoli a tecniche basate su terra e calce. Si tratta di un processo in corso, distinto dalle opere già realizzate.
Questo passaggio merita attenzione quanto la composizione del materiale. Portare un prodotto fuori dal laboratorio significa costruire competenze: chi lo prepara, chi lo mette in opera, chi ne conosce i limiti. La possibilità di coinvolgere le comunità locali introduce nel progetto una dimensione che una semplice scheda commerciale fatica a restituire.
La sostenibilità va letta insieme al luogo
UEL presenta Sugarcrete come un’alternativa a minore impronta carbonica rispetto ad alcuni materiali convenzionali e collega la ricerca ai territori in cui si coltiva canna da zucchero. Il vantaggio dichiarato appartiene quindi a un sistema di produzione e di utilizzo, da valutare nelle sue condizioni concrete.
Per chi lavora in Italia, la lezione più utile è il metodo: riconoscere una risorsa disponibile e progettare il processo che la rende utilizzabile. Prima di scegliere un materiale per le sue credenziali ambientali, occorre sapere da dove arriva, come viene trasformato e quanto deve viaggiare. Anche un residuo vegetale richiede una lettura completa del ciclo di vita.
La mostra offre il punto di partenza per questa conversazione. Martedì 15 settembre sono previsti un incontro con Alan Chandler e David Watson di AKT II, dalle 13 alle 17, e una presentazione della ricerca dalle 17.30 alle 19.30. Sono occasioni per riportare le domande sul materiale a chi ne segue lo sviluppo.
L’esposizione è al 64 di Turnmill Street, a Londra, dal 14 al 18 settembre, dalle 9 alle 17, ora locale. L’accesso è gratuito; per gli incontri VitrA richiede una manifestazione d’interesse. Informazioni aggiornate nella scheda del London Design Festival.
Immagine di apertura: pannelli acustici in Sugarcrete, foto Cassandra Stuyt. Fotografie del materiale diffuse da VitrA e London Design Festival; non documentano l’allestimento della mostra.

