I migliori progetti di interior design a Milano: la selezione 2026

Case, hotel e spazi di ricerca: la selezione 2026 di Archi&Interiors racconta Milano attraverso materiali, recuperi e nuove idee dell’abitare.

In copertina: The Intimacy — Studiopepe. Foto: © Andrea Ferrari.

Case private, hotel, ristoranti e spazi di ricerca. Una lettura della Milano contemporanea attraverso interni che danno forma a nuovi modi di abitare, lavorare e incontrarsi.

A Milano, una parte importante dell’architettura si scopre soltanto dopo aver varcato una porta. È nei salotti, negli ingressi e nelle scale dei palazzi che il progetto mostra spesso la sua precisione: una sequenza di stanze, una libreria che organizza il soggiorno, la maniglia pensata insieme alla porta. La lezione di Portaluppi, Ponti, Caccia Dominioni e Magistretti continua a essere un riferimento perché considera l’interno nella sua interezza, dall’impianto distributivo al dettaglio che si tocca ogni giorno.

I progetti raccolti nella nostra selezione 2026 affrontano questa eredità da posizioni diverse. Alcuni recuperano parquet e decorazioni, altri cambiano radicalmente una pianta o sperimentano con materiali industriali. Ci sono appartamenti di piccola superficie e residenze articolate, luoghi in cui la vita privata incontra il lavoro e alberghi che affidano la propria identità a una precisa cultura dell’abitare.

La selezione di Archi&Interiors comprende anche gli spazi temporanei che durante la Design Week trasformano l’interior in un terreno di sperimentazione e prende in esame i progetti pubblicati nell’ultimo anno, dalla fine del 2025 a oggi, nel 2026. Il periodo riguarda le pubblicazioni considerate; le date di realizzazione o di prima presentazione possono essere precedenti. Contano la qualità dello spazio, il rapporto con l’esistente, l’uso dei materiali e la capacità di rispondere a esigenze concrete. L’ordine non esprime una graduatoria: ogni interno porta nella raccolta una domanda diversa, e una risposta che vale la pena osservare da vicino.

La Casa di Marmo — Hannes Peer Architecture x Margraf

Sotto il giardino di una villa storica in via Cernaia, nel cuore di Brera, Hannes Peer costruisce una casa che non è una casa. La Casa di Marmo, realizzata con Margraf per la Milano Design Week 2026, prende la forma domestica — stanze, passaggi, soglie, un patio — e la utilizza per portare un unico materiale molto oltre il ruolo che gli viene normalmente assegnato.

Patio in pietra con vasca, acqua che scende dall’alto, sculture su piedistalli e aperture verso ambienti rivestiti di pietre colorate.
Il patio di La Casa di Marmo mette in relazione acqua, sculture e luce zenitale, al centro della sequenza di ambienti. Foto: Danilo Pasquali.

Il marmo è ovunque, ma non appare mai nello stesso modo. Diventa parete, pavimento, soffitto, volume, arredo. Cambiano le lavorazioni, le venature, lo spessore, la relazione con la luce. A volte possiede la gravità che ci si aspetta dalla pietra; altrove sembra perdere peso, diventare superficie, riflesso, quasi fondale.

Peer evita così la lettura più prevedibile di un materiale inevitabilmente associato alla monumentalità, al lusso e alla storia dell’architettura italiana. Non cerca di renderlo contemporaneo attraverso un gesto estraneo alla sua natura: ne esplora piuttosto le possibilità, portando all’interno dello stesso spazio variazioni sufficienti a modificarne continuamente la percezione.

Corridoio con pareti dorate retroilluminate, pilastri in pietra e pavimento chiaro, aperto verso il patio con acqua e sculture.
L’ingresso conduce verso il patio attraverso una successione di pilastri e superfici retroilluminate dai toni dorati. Foto: Danilo Pasquali.
Ambiente in pietra con parete a griglia di tessere luminose, soffitto a grandi lastre, bancone sulla destra e parete venata sul fondo.
Nella cucina, una parete di tessere luminose affianca i volumi monolitici e le grandi superfici venate. Foto: Danilo Pasquali.

La sequenza degli ambienti è importante quanto la materia. La Casa di Marmo non nasce come una successione di campioni da osservare, ma come un interno da attraversare. Porte, aperture e prospettive costruiscono una progressione, mentre il patio centrale introduce cielo e vegetazione nella continuità minerale del progetto.

È qui che l’installazione si allontana definitivamente dall’idea di showroom. Il marmo non viene esposto: costruisce lo spazio.

La natura temporanea del progetto non ne riduce l’ambizione architettonica. Al contrario, permette a Peer di utilizzare l’interno come terreno di ricerca, libero dalle necessità di una residenza reale ma abbastanza preciso da suggerirne stanze, rituali e proporzioni.

La Casa di Marmo rimette così al centro una questione antica e ancora aperta nel progetto italiano: quanto può fare un materiale, prima che sia necessario aggiungerne un altro?

Salotto con divano angolare scuro, tavolo basso in pietra e parete luminosa composta da grandi pannelli chiari e turchesi.
Il salotto accosta sedute scure e un tavolo in pietra a una parete retroilluminata di agate e quarzi. Foto: Danilo Pasquali.
Camera rivestita in pietra con letto rialzato e tessuti blu scuro, elemento luminoso verticale sul fondo e parete a riquadri sulla destra.
La camera da letto conclude il percorso con un letto su una pedana in pietra, tessuti scuri e una parete luminosa a riquadri. Foto: Danilo Pasquali.

The Intimacy — Studiopepe

Per i suoi vent’anni, Studiopepe ripensa gli spazi che hanno accompagnato la crescita dello studio. L’appartamento di viale Abruzzi 20, con gli alti soffitti a stucco, i pavimenti a spina di pesce e le grandi finestre, diventa un project apartment dedicato alla sperimentazione. Qui Arianna Lelli Mami e Chiara Di Pinto presentano, in occasione della Milano Design Week 2026, The Intimacy: un progetto che apre al pubblico anche il tempo meno visibile del lavoro creativo.

Salotto con parete in legno, camino chiaro, divano ondulato beige, due poltrone e tavolino ovale su un tappeto chiaro.
The Intimacy di Studiopepe: nel salotto, la boiserie in legno e gli stucchi incorniciano il camino e le sedute dalle forme morbide. Foto: © Andrea Ferrari.

Nelle stanze entrano opere, prove sui materiali, pezzi storici e arredi disegnati da Studiopepe, alcuni realizzati in versioni speciali con i partner. Le nicchie in acciaio e le boiserie con piastrelle di rame smaltato introducono superfici nuove dentro l’involucro domestico. Il lavoro fotografico di Andrea Ferrari e le ceramiche di Arianna Lelli Mami allargano il dialogo fra oggetto, immagine e spazio.

Daybed azzurro-grigio davanti a pareti metalliche riflettenti, con seduta alta a sinistra e scultura scura su piedistallo a destra.
A The Intimacy, un daybed azzurro-grigio e una seduta ad alto schienale si stagliano sulle pareti metalliche, accanto a una scultura su basamento lapideo. Foto: © Andrea Ferrari.
Divano chiaro curvo e scanalato sotto una composizione sospesa, accanto a un elemento in pietra arrotondato; soffitto decorato e tappeto sagomato.
Un divano curvo e le forme sospese al soffitto definiscono un angolo raccolto di The Intimacy, fra stucchi e luce naturale. Foto: © Andrea Ferrari.

L’esperienza coinvolge anche ciò che una fotografia non restituisce: frammenti di voce e musica, sviluppati da Painé Cuadrelli e Açelya Yönaç, e una fragranza creata da Integra Fragrances. L’intimità prende forma attraverso la vicinanza alle cose e l’attenzione necessaria per riconoscerle.

Il project apartment è pensato per proseguire durante l’anno con incontri, workshop e progetti speciali. La sua qualità sta in questa continuità: un luogo dove il progetto può essere mostrato mentre cambia, senza dover apparire ogni volta concluso.

Tavolo rotondo chiaro con sedie bordeaux e struttura cromata, due lampade bianche sospese e composizione rettangolare a parete.
A The Intimacy, il tavolo chiaro e le sedie bordeaux si raccolgono sotto due volumi luminosi sospesi, davanti alla parete materica. Foto: © Andrea Ferrari.
Nicchia con ripiani metallici, ciotole, forme geometriche e un quadro con insetti, fra due ante chiare sotto una cornice decorata.
Le ante aperte rivelano una nicchia metallica con oggetti e piccole composizioni, incorniciata da decorazioni a rilievo. Foto: © Andrea Ferrari.

Casa Laveni — Delogu Architecture

Trenta camere in un edificio che nacque come abitazione privata. Casa Laveni porta già nel nome il principio del progetto: il palazzo milanese fu disegnato da Giuseppe Laveni per sé, e la trasformazione in boutique hotel conserva questa origine come riferimento per la nuova ospitalità.

Lobby con divano blu curvo, poltrone chiare, tavolini e lampadario bianco, aperta verso il bar.
La lobby di Casa Laveni riunisce divani blu, sedute chiare e tavolini sotto un soffitto decorato. Fonte: Delogu Architecture.

Delogu Architecture firma gli interni, in collaborazione con Alessandra Sacchi per l’architettura e gli aspetti autorizzativi. Il rigore neoclassico dell’edificio resta leggibile nelle proporzioni e nella successione degli ambienti. Su questa struttura si innesta una decorazione più libera: azzurri, texture e soffitti dipinti a nuvole modificano l’atmosfera delle stanze senza cancellarne il carattere.

Sala con librerie blu, panche scure, tavoli rotondi, sedie rossastre e piccole lampade.
Nella sala comune, librerie blu e tavoli rotondi costruiscono un ambiente raccolto. Fonte: Delogu Architecture.
Letto con biancheria bianca tra due lampade rosse, pareti blu a riquadri e soffitto dipinto a nuvole.
Nella camera, il soffitto dipinto a nuvole incontra boiserie blu e lampade rosse. Fonte: Delogu Architecture.

Il cielo entra così in un’architettura molto milanese. È un dettaglio che rende riconoscibile l’albergo e introduce una leggerezza inattesa, soprattutto nel confronto con la misura dell’involucro storico.

La dimensione domestica emerge dal rapporto fra le parti: stanze raccolte, passaggi e decorazioni costruiscono un luogo che conserva memoria dell’abitare anche quando accoglie ospiti. Casa Laveni interessa proprio per questa trasformazione, nella quale il passato della casa diventa una risorsa del progetto alberghiero.

Bagno con lavabo bianco scanalato, specchio ovale, pareti venate, doccia e struttura metallica color ottone.
Il bagno accosta superfici venate, dettagli color ottone e un lavabo scanalato. Fonte: Delogu Architecture.
Terrazza con divano chiaro, cuscini rosa, tavolino rotondo e piante davanti a pareti chiare.
La terrazza prolunga gli ambienti verso una corte raccolta, tra sedute, piante e luce naturale. Fonte: Delogu Architecture.

Duro Club — Velvet Studio

Nel distretto Certosa, Duro Club occupa uno spazio industriale riconvertito e ne mantiene evidente la consistenza. Il progetto di Velvet Studio, fondato da Gianluca Bocchetta, lavora con cemento, struttura esposta e geometrie nette. Il parquet introduce una superficie più calda sotto i piedi, mentre la luce cambia profondità e gerarchie durante la notte.

Fotografia in bianco e nero del bar, con bancone geometrico, pavimento a listelli, aperture circolari e plafoniere quadrate.
La geometria del bar e il ritmo del pavimento definiscono uno degli ambienti di Duro Club. Fonte: Duro Club Milano.

Gli ambienti sono distinti ma collegati: la pista organizza il centro dell’esperienza, il bar diventa un punto di orientamento, lounge e spazi di pausa accompagnano ritmi diversi. L’illuminazione di ILTI Luce disegna i volumi e rende leggibile il passaggio dall’uno all’altro.

Interno in bianco e nero con aperture circolari, pareti scure, un oblò metallico e un volume basso rivestito a quadretti.
Le aperture circolari mettono in relazione gli spazi e moltiplicano le prospettive. Fonte: Duro Club Milano.
Grande apertura circolare in una superficie metallica, con vista su una seduta curva e un tavolino basso, in bianco e nero.
Un grande oblò metallico incornicia la seduta curva e la luce della stanza successiva. Fonte: Duro Club Milano.

È un interno che si comprende anche attraverso il movimento. La stessa parete, osservata entrando o attraversata da una luce diversa, acquista un altro peso; il suono lega questi cambiamenti all’uso dello spazio.

Nella selezione, Duro introduce una scala urbana: mostra come il recupero di un involucro produttivo possa dare forma a un nuovo luogo della socialità milanese, conservando una relazione concreta con ciò che l’edificio era.

Corridoio in bianco e nero con pareti scure, aperture laterali e bancone sul fondo sotto plafoniere quadrate.
La sequenza di passaggi accompagna lo sguardo verso il bancone, fra pieni e aperture. Fonte: Duro Club Milano.
Apertura rettangolare orizzontale in una parete scura, con vista su ambienti in sequenza, fotografata in bianco e nero.
La cornice orizzontale concentra la vista sulla profondità dell’interno. Fonte: Duro Club Milano.

Casa REdDUO — REdDUO

Fra casa e studio, Fabiola Di Virgilio e Andrea Rosso hanno inserito un passaggio nascosto con un bar. È una piccola architettura di collegamento che permette alle due dimensioni di incontrarsi mantenendo la propria autonomia. Casa REdDUO, presentata alla Milano Design Week 2025, occupa un appartamento in un palazzo degli anni Trenta fra Porta Venezia e Città Studi; lo spazio di lavoro trova posto nell’antica area di servizio.

Camino chiaro dietro due poltrone bianche a pelo lungo, su un tappeto a rettangoli in rilievo; la cucina si intravede a sinistra.
A Casa REdDUO, il camino preesistente incontra due sedute bianche a pelo lungo e un tappeto dalla trama geometrica. Foto: Giulio Ghirardi.

Il progetto comincia da una trasformazione del materiale esistente. Nell’ingresso, il marmo rimosso per consentire il passaggio degli impianti viene frantumato e mescolato al cemento per comporre nuove porzioni di seminato. Una necessità del cantiere diventa così parte visibile dell’identità della casa.

Postazione con tavolo rivestito di piastrelle blu e due sedie, nicchia blu sul fondo e parete in vetrocemento in primo piano.
Lo studio di Casa REdDUO si riconosce dal blu del tavolo e del pavimento, oltre la parete in vetrocemento. Foto: Giulio Ghirardi.
Cucina con isola in legno scuro, piano metallico, due sgabelli neri, nicchia con mensole e parete a specchio; marmo e seminato a pavimento.
La cucina di Casa REdDUO accosta l’isola in legno scuro a superfici riflettenti e mensole aperte, sopra il pavimento in marmo e seminato. Foto: Giulio Ghirardi.

Le stanze hanno caratteri cromatici differenti: verde cetriolo nella biblioteca e sala video, giallo burro acido nella camera degli ospiti, tabacco nella cabina armadio. Una linea metallica cromata accompagna l’incontro fra pareti e soffitti e costruisce una continuità sottile dentro questa varietà. Arredi su misura, pezzi vintage e presenze originali, fra cui il camino, danno spessore agli ambienti.

La casa-studio di REdDUO convince quando rende leggibili le proprie scelte: ciò che viene recuperato, ciò che cambia uso, la soglia che collega due parti della giornata. Il lavoro entra nel paesaggio domestico attraverso un rapporto disegnato con precisione, senza occupare indistintamente ogni stanza.

Camera con letto in legno scuro, tessili marroni, imposte traforate dietro la testata, due lampade sospese e parquet a spina di pesce.
Nella camera principale di Casa REdDUO, il letto e la testata in legno dialogano con le imposte traforate e le due lampade sospese. Foto: Giulio Ghirardi.
Nicchia bar con lavello e rubinetto cromato, due calici e un vaso di fiori, circondata da un rivestimento dorato a piccoli fiori.
Il piccolo bar di Casa REdDUO è una nicchia metallica incastonata nel rivestimento dorato a piccoli motivi floreali. Foto: Giulio Ghirardi.

WAO Kitchen — studio wok

Al Bassi Business Park, WAO Kitchen apre il ristorante del sistema WAO alla città. Il progetto di studio wok, parte del polo di coworking WAO Bassi, usa la trasparenza dell’involucro per mettere in relazione tavoli, bancone e strada.

Sala luminosa con tavoli chiari, sedie sottili, tende color crema e fascia alta in policarbonato ondulato.
A WAO Kitchen, tende chiare e grandi vetrate accompagnano la disposizione libera dei tavoli. Foto: © Francesca Iovene.

Nei 285 metri quadrati, una struttura metallica rivestita di policarbonato ondulato corre parallela alla facciata. Al bar, una grande apertura a bilico rende diretto il contatto con l’esterno. Le tende in tessuto opalino articolano gli ambiti interni lasciando filtrare la luce; tavoli e sedute differenti suggeriscono usi e durate diverse della sosta.

Bancone chiaro in policarbonato con sgabelli metallici, tavolo in legno e pavimento rosa.
Il bancone rivestito in policarbonato affianca il grande tavolo in legno. Foto: © Francesca Iovene.
Apertura a bilico sopra il bancone, con braccio metallico, piatti impilati e vista verso tavoli e vetrata.
L’apertura a bilico rende diretto il rapporto fra bancone e strada. Foto: © Francesca Iovene.

Il pavimento continuo in cemento rosato tiene insieme l’ambiente. Metallo zincato, policarbonato e pannelli di lana di legno al soffitto compongono una materia volutamente essenziale, alla quale l’okoumé aggiunge calore.

L’interesse sta nella precisione di questi pochi elementi. La pianta rimane aperta, ma le zone si distinguono; il ristorante ha un carattere riconoscibile e può accogliere configurazioni diverse. Una risposta concreta alla vita quotidiana di un luogo dove pranzo, lavoro e incontro si susseguono.

Tavolo in legno dal bordo ondulato, sostenuto da quattro basi, davanti a tende chiare e pareti traslucide.
Un tavolo dal profilo sinuoso introduce il calore del legno nell’involucro leggero. Foto: © Francesca Iovene.
Dettaglio di tende color crema sopra un pavimento rosa, che incontra una superficie grigia lungo un bordo ondulato.
Il dettaglio del pavimento mostra l’incontro fra cemento rosato, superficie grigia e tende. Foto: © Francesca Iovene.

Appartamento con vista sul Castello Sforzesco — LC Atelier

Dalle finestre, il Castello Sforzesco. All’interno, la cultura del design milanese entra nella vita quotidiana attraverso arredi di Vico Magistretti e Angelo Mangiarotti, opere d’arte contemporanea e interventi su misura. Nell’appartamento progettato da Lucrezia Calvi con LC Atelier, il rapporto fra queste presenze dà sostanza al progetto.

Soggiorno con divano prugna, grande libreria scura, tavolino geometrico e pavimento chiaro; sedie in primo piano.
A Castello, il living accosta pavimento chiaro, divano color prugna e una parete libreria scura. Foto: Giulio Ghirardi. Styling: Martina Lucatelli.

Un pavimento in seminato bianco dà continuità al living e offre una base chiara alla collezione d’arte. Cucina, camere e bagni sviluppano identità distinte attraverso vetri retroverniciati, superfici riflettenti e variazioni cromatiche. Il disegno dell’interno tiene insieme una raccolta personale e le esigenze di una casa.

Sala da pranzo con tavolo in vetro, sedie metalliche con sedute color cuoio, due figure decorative e grande quadro azzurro.
Il tavolo in vetro e le sedie dalla struttura essenziale lasciano risaltare l’opera azzurra sulla parete. Foto: Giulio Ghirardi. Styling: Martina Lucatelli.
Cucina azzurra con mobili chiari, vetrina, tavolo scuro, sedie azzurre e pavimento a piccoli motivi.
La cucina sviluppa una propria identità cromatica, fra azzurro, arredi chiari e pavimento grafico. Foto: Giulio Ghirardi. Styling: Martina Lucatelli.

A Milano, dove il Novecento del design è ancora così presente, questa è una questione particolarmente interessante. Un pezzo storico può diventare una citazione prevedibile oppure trovare una relazione nuova con ciò che gli viene accostato. Calvi lavora sulla seconda possibilità, costruendo una continuità fra memoria e presente.

L’appartamento restituisce l’immagine di un abitare stratificato: la vista sulla città, gli oggetti scelti dai proprietari e le parti disegnate appositamente concorrono a un insieme che rimane personale. Il patrimonio del design continua a essere usato, e proprio nell’uso ritrova la propria attualità.

Camera con pareti verde salvia, testiera chiara, copriletto a pelo lungo e apertura verso un bagno dai toni ambrati.
Nella camera, i toni verdi e le superfici tessili accompagnano il passaggio verso il bagno. Foto: Giulio Ghirardi. Styling: Martina Lucatelli.
Bagno con rivestimento ambrato venato, doccia dai profili scuri, vasca bianca e pavimento a piccoli motivi geometrici.
Il bagno mette in risalto le venature delle pareti e i profili scuri della doccia. Foto: Giulio Ghirardi. Styling: Martina Lucatelli.

Apartment VR — studioutte

Acciaio e superfici riflettenti danno ad Apartment VR un carattere deliberatamente freddo, calibrato dalla presenza di pochi arredi classici. L’appartamento occupa un edificio milanese del primo Novecento, con doppia esposizione e balconi. studioutte interviene sull’intero progetto domestico, dalla distribuzione agli arredi su misura e alla decorazione, reinterpretando il linguaggio della casa storica attraverso una diversa sensibilità materica.

Due sedute bianche sotto una finestra con veneziane, affiancate da lampade geometriche, davanti a un tavolino basso.
Apartment VR di studioutte: il soggiorno accosta sedute chiare, pareti scure e un tappeto nei toni ruggine. Foto: Giulio Ghirardi.

La scala compatta richiede chiarezza nei percorsi e nelle funzioni. Campiture cromatiche definite e un senso di raccoglimento governano la percezione delle stanze. Gli arredi integrati, le altezze inferiori allo standard e l’enfasi sulla verticalità diventano strumenti per dare profondità allo spazio.

Cucina lineare con ante, piano e alzata metallici, fornelli a gas e lavello attraversati da riflessi di luce.
Nella cucina di Apartment VR, le superfici in acciaio riflettono la luce filtrata dalle veneziane. Foto: Giulio Ghirardi.
Letto con copertura scura e cuscino cilindrico sotto un piccolo ritratto, tra un fondale bruno e pannelli chiari.
La zona notte di Apartment VR, progettato da studioutte, accosta tessiture scure, un piccolo ritratto e pannelli dai toni chiari e bruni. Foto: Giulio Ghirardi.

Il rapporto fra superfici tecniche e pezzi classici introduce una tensione misurata. I riflessi rendono più mutevole la lettura degli ambienti, mentre gli oggetti scelti aggiungono riferimenti familiari. La qualità domestica nasce dalla precisione con cui questi elementi vengono accostati e dal loro ruolo nell’uso quotidiano.

Apartment VR porta nella selezione una ricerca sul carattere dello spazio piccolo. Ogni elemento partecipa alla costruzione dell’insieme: una quota, una superficie, un arredo possono modificare il modo in cui si percepisce una stanza. Il progetto trova così la propria intensità nel controllo delle relazioni.

Tavolo sottile con due candelabri, una sedia nera e una fotografia incorniciata, visto attraverso un'apertura con un pannello riflettente.
In Apartment VR, progettato da studioutte, un tavolo essenziale e una seduta nera si affiancano a candelabri e superfici riflettenti. Foto: Giulio Ghirardi.
Lavabo scuro con rubinetteria cromata sotto uno specchio alto illuminato ai lati, tra tende chiare.
Il bagno di Apartment VR, progettato da studioutte, è definito dal volume scuro del lavabo e dalla luce verticale ai lati dello specchio. Foto: Giulio Ghirardi.

Progetto: studioutte. Foto: Giulio Ghirardi.

Un appartamento nel palazzo di Giovanni Muzio — Moitié Studio

Un pilastro all’ingresso e una trave davanti alle vetrate erano fra i vincoli di questo appartamento di 150 metri quadrati, al quinto piano di un palazzo degli anni Trenta di Giovanni Muzio, in zona Repubblica. Moitié Studio, fondato da Francesco Gennaro e Giorgia Rossi, li assume come punti di partenza per ridisegnare il rapporto fra ingresso e soggiorno.

Soggiorno con divani verdi, tavolino in marmo, chaise longue in cuoio e due librerie verticali incassate nella parete chiara.
Nel soggiorno progettato da Moitié Studio, due librerie in noce interrompono il volume contenitivo chiaro; davanti si raccolgono i divani verdi e il tavolino in marmo. Foto: Valentina Sommariva. Styling: Giulia Taglialatela.

Tre volumi organizzano il nuovo spazio. Un corpo curvo contiene armadi e televisore; il pilastro viene incorporato in un’armadiatura; una parete a specchio nasconde un bar in noce e il passaggio verso la zona notte. La distribuzione acquista continuità e i contenitori diventano parte dell’architettura.

Divani verdi davanti alle finestre, pilastro con pannellature bianche e parete a specchio che riflette una scultura e il passaggio.
Il pilastro integrato nell’armadiatura e la parete a specchio organizzano il passaggio accanto al soggiorno progettato da Moitié Studio. Foto: Valentina Sommariva. Styling: Giulia Taglialatela.
Cucina con ante color crema a cornice, piano e alzata in marmo bianco dalle venature scure, rubinetto cromato e oggetti metallici.
Nella cucina progettata da Moitié Studio, le ante color crema incorniciano il piano e l’alzata in marmo dalle venature marcate. Foto: Valentina Sommariva. Styling: Giulia Taglialatela.

Il volume curvo, rivestito in seta, è attraversato da librerie in noce e ante bordate in ottone. Le porte d’epoca vengono restaurate, mentre il parquet superstite viene recuperato e integrato. Il bianco crema unifica gli ambienti e lascia risaltare gli accenti più intensi, dal velluto muschio dei divani alle superfici della camera principale.

La famiglia ha vissuto a lungo a Londra: questa esperienza trova un riferimento preciso nella cucina su misura, incorniciata da un portale in Calacatta viola. La casa accoglie così una storia personale dentro quella dell’edificio. Il risultato si misura soprattutto nella naturalezza con cui elementi tecnici, contenitori e tracce d’epoca partecipano allo stesso disegno.

Letto imbottito chiaro con coperta ocra, parete scura a foglie dorate fra cornici bianche, due lampade sospese e tappeto floreale.
Nella camera da letto, Moitié Studio abbina il letto imbottito a una parete scura con motivi dorati, suddivisa da cornici chiare. Foto: Valentina Sommariva. Styling: Giulia Taglialatela.
Bagno stretto con pareti e soffitto verdi, lavabo bianco su gambe cromate, specchio alto, doccia vetrata a destra e finestra sul fondo.
Il verde avvolge pareti e soffitto del bagno progettato da Moitié Studio, accanto al marmo chiaro e ai profili cromati. Foto: Valentina Sommariva. Styling: Giulia Taglialatela.

Casa Cosimo del Fante — SOPRU Studio

Boiserie, parquet e porte conservano la misura di un interno del primo Novecento. Per Casa Cosimo del Fante, SOPRU Studio parte da queste presenze per aggiornare l’abitazione senza renderne irriconoscibile l’identità.

Zona pranzo con tavolo scuro, sedie verdi e lampadario in vetro davanti a una parete decorata con un paesaggio; divano color prugna in primo piano.
Casa Cosimo del Fante di SOPRU Studio: la zona pranzo si raccoglie davanti alla parete decorata, tra il lampadario e il divano color prugna. Foto: Giulio Ghirardi.

Nel racconto di Rebecca Prunali ad AD Italia, il cambio di distribuzione è decisivo: la vecchia cucina lascia posto alla terza camera, mentre quella nuova entra nel soggiorno, schermata da una quinta decorata da Picta Lab. Il progetto, sviluppato con l’architetto Fabio Greco, conserva porte, finestre, boiserie e parquet del living. L’ingresso assume una forma ovale; dietro la quinta, specchi anticati accompagnano le armadiature rivestite in tessuto.

Disimpegno con pareti aranciate, console e sedie scure, lampadario a bracci e tappeto multicolore, aperto su un corridoio chiaro.
A Casa Cosimo del Fante, il disimpegno nei toni aranciati introduce una sequenza di passaggi, arredi scuri e tappeti colorati. Foto: Giulio Ghirardi.
Camera con letto azzurro, testiera a motivi vegetali, pareti color pesca e lampadario trasparente vicino a una finestra.
Nella camera di Casa Cosimo del Fante, progettata da SOPRU Studio, il letto azzurro e la testiera a motivi vegetali risaltano sulle pareti calde. Foto: Giulio Ghirardi.

Il recupero interessa così sia ciò che resta visibile sia il modo in cui la casa viene abitata. La cucina cambia posizione, ma mantiene una soglia; gli elementi conservati continuano a dare misura alle stanze. La forza del progetto sta nel rendere compatibili queste due esigenze, senza chiedere alla vita quotidiana di adattarsi interamente a una pianta ereditata.

Bagno con lavabo su piano chiaro venato, specchio che riflette una doccia ad arco, vasca bianca e poster rosso sulla parete.
Nel bagno di Casa Cosimo del Fante, progettata da SOPRU Studio, superfici chiare, vasca bianca e rubinetteria scura accompagnano il profilo ad arco della doccia riflesso nello specchio. Foto: Giulio Ghirardi.
Cucina stretta illuminata da una finestra sul fondo, con ante color rame, piano chiaro, superfici riflettenti e tre lampade sospese.
La cucina di Casa Cosimo del Fante, progettata da SOPRU Studio, si sviluppa verso la finestra tra superfici riflettenti, ante dai toni caldi e pavimento a spina di pesce. Foto: Giulio Ghirardi.

Progettazione e Interior Design: SOPRU Studio. Foto: Giulio Ghirardi.

THAT Z SHOW — Atelierzero

In THAT Z SHOW il corridoio diventa un porticato domestico. Colore e pavimentazione grafica gli danno una presenza riconoscibile: da un lato si apre verso gli ambienti principali, dall’altro un lungo mobile su misura integra gli accessi a lavanderia, bagno, deposito e monolocale adiacente.

Zona pranzo di THAT Z SHOW con tavolo marrone, tappeto bordato di viola, cucina beige e porticato rosso terracotta.
La cucina come volume autonomo e il corridoio-porticato organizzano la zona pranzo di THAT Z SHOW, progetto di Atelierzero. Foto: Specchi Studio. Styling: Specchi Studio / Atelierzero.

L’intervento di Atelierzero, completato nel 2025, trasforma un appartamento di 155 metri quadrati in una residenza articolata in due unità. La casa principale supera la precedente frammentazione attraverso una successione di ambiti aperti. La cucina è un volume autonomo fra studio e pranzo; il soggiorno rialzato costruisce una zona più raccolta dalla quale osservare il resto dell’interno.

Monolocale di THAT Z SHOW con tavolo chiaro, sgabelli in legno, panca blu e volume cucina rosso terracotta.
Il monolocale per gli ospiti riprende il colore della casa principale, riunendo cucina e servizi in un nucleo compatto. Foto: Specchi Studio. Styling: Specchi Studio / Atelierzero.
Soggiorno rialzato con divano bordeaux, seduta a motivi geometrici, opere appoggiate alla parete e lampada in vetro.
Il soggiorno rialzato diventa un ambiente raccolto, distinto dalla zona pranzo attraverso il cambio di quota. Foto: Specchi Studio. Styling: Specchi Studio / Atelierzero.

Colore, quote e materiali svolgono parte del lavoro che normalmente si affida alle pareti. Le transizioni sono leggibili, ma lo sguardo continua a muoversi nello spazio. Legno e pietra, insieme alla varietà delle finiture, danno consistenza a questa organizzazione.

Il monolocale, pensato per ospitare parenti e amici, riprende la stessa grammatica. Il nucleo che raccoglie cucina, bagno e cabina armadio usa il colore del corridoio della casa principale: le due unità mantengono una relazione visiva anche quando vengono vissute separatamente.

Corridoio terracotta con pilastri su un lato, armadi a tutta altezza sull'altro e pavimento a piccoli quadrati.
Nel corridoio, il colore terracotta unisce porticato e arredi su misura, mentre il pavimento grafico accompagna il percorso. Foto: Specchi Studio. Styling: Specchi Studio / Atelierzero.
Camera con biancheria rosa, testata a motivi neri e bianchi, soffitto decorato e finestra con cornice scura.
Nella camera, il soffitto decorato e la testata a motivi grafici proseguono la ricerca cromatica della casa. Foto: Specchi Studio. Styling: Specchi Studio / Atelierzero.

Un passaggio, una cucina, una quota diversa diventano strumenti per dare forma all’abitare.

Appartamento in viale Papiniano — Studio Tenca & Associati

Gli arredi dividono, contengono e costruiscono i percorsi. Nell’appartamento di Studio Tenca & Associati, sviluppato con Mo.1950 agli ultimi due piani di un condominio in viale Papiniano, il disegno su misura accompagna l’organizzazione della vita familiare.

Soggiorno in viale Papiniano con libreria e scala color cipria, divano blu e tavolini con piano in pietra.
Libreria su misura e scala color cipria disegnano il soggiorno dell’appartamento progettato da Studio Tenca & Associati, sviluppato con Mo.1950. Foto: Jessica Soffiati.

Al livello inferiore, la libreria si intreccia con la scala e struttura il grande soggiorno. Il sistema contenitivo bifacciale separa gli ambienti e forma una boiserie all’ingresso; la disposizione diagonale della pianta sfrutta la luce naturale. Un proiettore con telo a scomparsa e l’angolo bar aggiungono usi diversi alla zona comune, mentre le camere trovano il proprio ambito più riservato.

Cucina e zona pranzo con tavolo scuro, sedie in legno e ampie vetrate aperte visivamente sul terrazzo.
Al piano superiore, cucina e pranzo proseguono verso il pergolato attraverso le grandi aperture vetrate. Foto: Jessica Soffiati.
Pergolato vetrato con divano curvo grigio, poltrone, tavolino in legno, tappeto tondo e piante.
Il pergolato con pareti vetrate mobili offre un soggiorno protetto in continuità con gli ambienti del piano superiore. Foto: Jessica Soffiati.

Cipria, blu e bianco si accostano a rovere chiaro e ceppo di Gré. Al piano superiore, la precedente zona studio diventa il luogo del pranzo e della cucina, realizzata con quercia naturale, alluminio tinta brina e piano in gres. La convivialità prosegue verso il pergolato esterno con pareti vetrate mobili.

Il progetto rende interessante anche ciò che deve scomparire: contenitori, lavanderia e attrezzature vengono integrati in pannelli e volumi. Questa precisione libera gli ambienti senza svuotarli. La scala e la libreria restano il riferimento di una casa in cui collegamenti, funzioni e arredi sono pensati come parti dello stesso insieme.

Dettaglio dei gradini color cipria attraversati da fasce di luce e ombra.
La luce naturale disegna ombre sulla scala color cipria e rende leggibile la sua geometria compatta. Foto: Jessica Soffiati.
Camera con letto chiaro, armadio blu, libreria cipria, tende rosa e carta da parati botanica.
Nella camera, armadi blu e contenitori cipria integrano guardaroba, libreria e piano d’appoggio in un disegno continuo. Foto: Jessica Soffiati.

Casa Liberty — Alessia Giacobino

Durante il cantiere, sotto le stratificazioni delle superfici, riemergono affreschi e decorazioni. La scoperta orienta il progetto di Alessia Giacobino per questo appartamento in un edificio Liberty nei dintorni di Porta Venezia: le tracce ritrovate entrano nella nuova vita della casa.

Soggiorno con soffitto alto e decorato, due finestre ad arco, divani bruni, tavolino in vetro e numerose piante.
Nell’appartamento firmato da Alessia Giacobino, il soggiorno unisce finestre ad arco, soffitto decorato, piante e arredi nei toni bruni. Immagine fornita dallo studio di Alessia Giacobino.

Conservarle significa anche accettare che le stanze non abbiano tutte la stessa uniformità. Una superficie porta il segno del tempo, un’altra riceve un intervento contemporaneo; l’accostamento rende leggibili epoche e lavorazioni differenti.

Bagno con vasca bianca, doccia e rubinetteria color ottone, rivestimenti scuri venati, scaffali e pareti color ocra.
Il bagno dell’appartamento progettato da Alessia Giacobino combina una vasca bianca, superfici scure venate e rubinetteria dai toni caldi. Immagine fornita dallo studio di Alessia Giacobino.
Dettaglio di un lavello e piano chiari venati, con barattoli bianchi, mandarini e cassetti scuri accanto alla finestra.
Nella cucina di Casa Liberty, progettata da Alessia Giacobino, la luce evidenzia il piano chiaro venato e il contrasto con i cassetti scuri. Immagine fornita dallo studio di Alessia Giacobino.

Arredi attuali, pezzi vintage e memorie familiari trovano posto dentro questa architettura. Il lavoro riguarda le relazioni fra le presenze: quanto lasciare visibile, come accostare un oggetto a una parete decorata, quale distanza mantenere perché ciascun elemento continui ad avere voce.

Casa Liberty introduce nella selezione il valore della scoperta. L’interno esistente può offrire informazioni capaci di cambiare il progetto, e la qualità dell’intervento dipende anche dalla disponibilità a riconoscerle. Il passato rimane parte dell’esperienza quotidiana della casa, attraverso superfici che conservano la propria storia.

Sala da pranzo con tavolo rotondo scuro, sedie imbottite, vetrina, lampadario color ottone e pareti nei toni della terra.
La sala da pranzo di Casa Liberty, progettata da Alessia Giacobino, riunisce un tavolo rotondo, una vetrina e arredi scuri entro una cornice di pareti patinate. Immagine fornita dallo studio di Alessia Giacobino.
Letto con copriletto rosa, testiera chiara sagomata e cuscini, sotto una decorazione tessile a frange su parete color ocra.
Nella camera di Casa Liberty, progettata da Alessia Giacobino, una decorazione tessile a parete accompagna il letto dai toni rosati e la testiera chiara. Immagine fornita dallo studio di Alessia Giacobino.

Via Santo Spirito, 55 metri quadrati — Andrea Derudi

La trasformazione di questo pied-à-terre nel Quadrilatero comincia da ciò che c’è già. Nei 55 metri quadrati di via Santo Spirito, l’intervento conserva la dimensione dei locali e la distribuzione, senza opere murarie. Porte, armadiature e parquet in rovere naturale vengono recuperati e inseriti in un nuovo disegno di colori, materiali e arredi.

Soggiorno di via Santo Spirito con divano chiaro, carta da parati geometrica e armadi bordeaux con inserti in paglia.
Nel pied-à-terre di via Santo Spirito, carta geometrica, arredi su misura e armadiature recuperate costruiscono la profondità del soggiorno. Progetto: Andrea Derudi. Foto: Mattia Aquila.

Il lungo ingresso acquista carattere attraverso il bordeaux degli armadi, gli inserti in paglia intrecciata e le maniglie artigianali. Una consolle con piano in Calacatta viola introduce la ricchezza materica che prosegue nel soggiorno-pranzo. Qui librerie in nicchia, sedute e tavolo su misura dialogano con carte da parati geometriche e rivestimenti dall’effetto tessile.

Dettaglio dell'ingresso con consolle in marmo venato, grande specchio e armadio bordeaux con riquadri in paglia.
Nell’ingresso, la consolle in Calacatta viola accompagna gli armadi esistenti, ridisegnati in bordeaux con inserti in paglia intrecciata. Foto: Mattia Aquila.
Tavolo da pranzo scuro con sedie color cuoio, lampada a sospensione e carta da parati a piccoli motivi geometrici.
Il tavolo da pranzo su misura e le sedie imbottite trovano uno sfondo nella carta geometrica che unifica il soggiorno-pranzo. Foto: Mattia Aquila.

Anche i passaggi vengono ridisegnati. La carta continua sulla porta della camera, mentre la porta scorrevole della cucina riceve riquadrature in rovere termotrattato e un maniglione in ottone. Nella cucina di tre metri quadrati, noce canaletto, lamiera color bronzo e marmo arabescato danno precisione a una superficie minima.

La densità dell’interno nasce dalla cura degli accostamenti. Il progetto rinnova il carattere dell’appartamento facendo lavorare ancora i suoi elementi esistenti: un modo concreto di intervenire sul piccolo che trova nella conservazione un’occasione creativa.

Porta scorrevole in legno con maniglione in ottone davanti a una cucina con pensili scuri e piano in marmo venato.
La porta scorrevole esistente, ridisegnata in rovere termotrattato con maniglione in ottone, introduce la cucina rivestita in marmo arabescato. Foto: Mattia Aquila.
Bagno con lavabo integrato in marmo venato, specchio, applique cilindrica e doccia rivestita in marmo.
Marmo arabescato e bardiglio costruiscono il disegno del bagno, dal lavabo integrato alla doccia. Foto: Mattia Aquila.

The Carlton Milano — Paolo Moschino e Philip Vergeylen, con Olga Polizzi

Riaperto il 18 novembre 2025, The Carlton Milano porta nel Quadrilatero una lettura ricca e cosmopolita dell’ospitalità. Gli interni di Paolo Moschino e Philip Vergeylen, sviluppati con Olga Polizzi per Rocco Forte Hotels, intrecciano arredi su misura, antiquariato, pezzi vintage restaurati e riferimenti alla cultura progettuale milanese.

Cafe Floretta al The Carlton Milano, con cupola vetrata, specchi ad arco, piante e tavoli apparecchiati.
La cupola vetrata e l’ambientazione botanica di Cafe Floretta al The Carlton Milano, con interni di Paolo Moschino e Philip Vergeylen, sviluppati con Olga Polizzi. Foto: Mattia Aquila.

L’albergo conta complessivamente 71 camere e suite. Al piano terra, il passaggio dalla pietra della lobby al legno del bar e alla moquette di Spiga cambia il registro degli ambienti. Sotto la cupola, Cafe Floretta introduce un immaginario botanico; altrove opere e lavorazioni artigianali danno alle stanze una densità più raccolta.

Carlton Bar con plafoniere in vetro, bottigliera illuminata, bancone a rilievi geometrici e sgabelli scuri.
Nel Carlton Bar, le plafoniere in vetro di Murano conservate dialogano con il nuovo bancone ispirato a Fausto Melotti. Foto: Mattia Aquila.
Presidential Suite con testata in pelle bordeaux, divano color prugna, tavolino in vetro e porte vetrate sul terrazzo.
Nella Presidential Suite, una testata in pelle decorata a borchie e gli arredi su misura costruiscono un ambiente ricco di riferimenti domestici. Foto: Mattia Aquila.

Nel bar convivono le plafoniere in vetro di Murano conservate dalla precedente gestione e un nuovo bancone ispirato a Fausto Melotti. Nelle camere, le carte dipinte a mano dalla Comunità di San Patrignano guardano alla ricerca di Anni Albers, mentre gli arredi su disegno richiamano Gio Ponti. Sono riferimenti rielaborati, che entrano nel progetto attraverso materiali, proporzioni e decorazioni.

Il Carlton interessa per il modo in cui costruisce questa stratificazione. La coerenza dell’albergo nasce da una regia capace di tenere insieme stanze differenti, senza appiattirle in un unico registro. Milano affiora nei dettagli e nelle lavorazioni, dentro un interno che accoglie anche suggestioni più lontane.

Reception del Carlton con banco scuro, pavimento geometrico, grande fondale traforato e lampade simmetriche.
Nella lobby, il disegno geometrico del pavimento e il grande fondale traforato definiscono lo spazio della reception. Foto: Mattia Aquila.
Ristorante Spiga con sedie rosa, panche verdi, tavoli apparecchiati e pareti rivestite a riquadri imbottiti.
Nel ristorante Spiga, sedute rosa e verdi, rivestimenti imbottiti e opere alle pareti compongono una sala raccolta. Foto: Mattia Aquila.

Una città da leggere attraverso i suoi interni

Una porta nascosta fra casa e studio, il marmo recuperato in un nuovo seminato, un corridoio trasformato in porticato: i dettagli più interessanti di questa selezione rendono visibile un’idea di spazio. Mostrano come una necessità possa diventare architettura e come un interno possa cambiare conservando un rapporto con ciò che lo precede.

È una lettura della città che continua oltre i singoli progetti. Per conoscere meglio chi ne disegna gli spazi, il percorso prosegue con la nostra selezione di studi di architettura a Milano.

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