James Turrell: il cielo diventa una stanza

The Color Inside e Air Apparent: due Skyspace di James Turrell trasformano l’osservazione del cielo in un’esperienza di spazio, luce e durata. Una lettura attraverso le fonti delle istituzioni che li ospitano.

James Turrell costruisce stanze con un’apertura nel soffitto: da sotto si vede solo il cielo, e la luce lo cambia nel corso della giornata. Due esempi negli Stati Uniti e che cosa possono insegnare a chi progetta interni.

Immaginate di entrare in una stanza, sedervi su una panca e alzare lo sguardo: al posto del soffitto c’è un’apertura, e dentro l’apertura c’è il cielo. Si chiama Skyspace, “spazio per il cielo”, ed è l’invenzione di James Turrell, artista americano che dagli anni Sessanta lavora con la luce come se fosse un materiale da costruzione.

Non c’è altro da guardare, ed è questo il punto. All’alba e al tramonto luci LED colorano le pareti e il soffitto della stanza, e il cielo, visto attraverso l’apertura, sembra cambiare tinta insieme a loro. Il cielo è quello vero, la luce è progettata, e l’opera sta nel rapporto fra le due cose.

Ne esistono molti nel mondo. Qui ne raccontiamo due dentro campus universitari americani: The Color Inside, ad Austin, e Air Apparent, a Tempe.

Che cosa c’è dentro uno Skyspace

Gli ingredienti sono tre, e pochi di proposito. Il primo è l’apertura nel soffitto, con un bordo netto. Il bordo conta perché dà una misura: il cielo non riempie tutto il campo visivo, ma appare incorniciato accanto alla superficie della stanza, e questo permette di confrontarli.

Il secondo è la seduta. Una panca rivolta verso il centro invita a fermarsi, e a restare più a lungo di quanto si farebbe passando davanti a un quadro. L’architettura dispone il corpo e dà tempo allo sguardo.

Il terzo è la luce artificiale, programmata per accompagnare i cambiamenti del cielo. Non produce un effetto garantito e uguale per tutti: ciò che si vede dipende dal giorno, dal meteo e dall’ora, e una fotografia ne restituisce soltanto una parte.

The Color Inside: una stanza sul tetto di un’università

The Color Inside è del 2013 e si trova sulla copertura del William C. Powers, Jr. Student Activity Center, il centro studenti della University of Texas at Austin. Il progetto è firmato da Overland Partners in collaborazione con Turrell. L’apertura è ovale, e la scheda di Landmarks, il programma d’arte pubblica dell’università, ricorda l’uso di basalto nero, intonaco e illuminazione LED.

Le luci cambiano all’alba e al tramonto, mentre l’apertura resta sul cielo reale. Per questo l’opera non è un impianto che si ripete uguale ogni sera: fuori le condizioni cambiano di continuo, e la stanza le incorpora.

Sul tetto di un edificio frequentato ogni giorno dagli studenti, è anche una lezione urbana: una pausa dentro il flusso delle attività, senza uscire dal luogo che le ospita. Per chi progetta interni resta una domanda utile: come offrire un momento di sosta senza ridurlo a una stanza accessoria o a un’etichetta di benessere?

Interno di The Color Inside con soffitto arancione, apertura ovale sul cielo blu e visitatori seduti
The Color Inside: la luce artificiale modifica la percezione del cielo attraverso l’apertura ovale. Foto © Florian Holzherr.

Perché il bordo conta

In uno Skyspace il bordo dell’apertura è l’elemento più importante. È il punto in cui una superficie costruita incontra qualcosa che non si può controllare: il cielo non appartiene alla stanza, ma il modo in cui viene delimitato ne cambia la presenza.

È ciò che distingue l’opera da un soffitto luminoso decorativo. Un apparecchio può riprodurre un colore; qui l’architettura mantiene aperto un rapporto con l’esterno. La differenza è di progetto, prima che di tecnologia.

Air Apparent: un padiglione aperto a Tempe

Air Apparent è stato inaugurato il 17 ottobre 2012 nel campus di Tempe della Arizona State University. L’architetto è William P. Bruder, il progetto del paesaggio è di Christy Ten Eyck. La struttura è un padiglione in acciaio a maglia aperta, con una copertura quadrata, un’apertura centrale sul cielo e una panchina in granito nero lungo il perimetro interno.

Anche qui i LED dialogano con il cielo: sono 480 apparecchi programmati per illuminare la copertura all’alba e al tramonto, con una coreografia diversa nei due momenti. Si può visitare a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Se ad Austin ci interessa la stanza sul tetto, a Tempe conta il padiglione come destinazione: raggiungerlo e sostarvi sono due momenti dello stesso rapporto con il luogo.

Air Apparent di James Turrell a Tempe, con copertura illuminata di blu e apertura sul cielo al crepuscolo
James Turrell, Air Apparent, Arizona State University, Tempe, 2012. Foto © Matt Winquist.

Una stanza non deve per forza essere chiusa

Per sentirsi “dentro” uno spazio non servono quattro pareti piene. Bastano un perimetro, una copertura e sedute disposte con cura: contano l’orientamento, la protezione, il fatto di vedere gli altri, il rapporto con ciò che resta fuori.

Air Apparent è un buon riferimento per ragionare su portici, corti e spazi intermedi. Non si tratta di imitare Turrell, ma di riconoscere che un limite può dare forma a un’esperienza e restare aperto ad aria e paesaggio.

Il colore dipende da ciò che gli sta intorno

Guardando le fotografie sembra che tutto dipenda dal colore scelto per la luce. In realtà una tinta isolata dice poco: contano l’estensione dell’area colorata, i materiali che ha accanto, la luce che arriva da fuori, il punto da cui si guarda.

Lo stesso vale in casa. Prima di scegliere il blu e le sue sfumature negli interni, vale la pena immaginarli accanto ai materiali e nelle diverse ore del giorno. Le reazioni di chi visita uno Skyspace restano soggettive: nessuna di queste stanze promette la stessa emozione a tutti.

Che cosa insegna a chi progetta interni

Il primo insegnamento è decidere una direzione dello sguardo. Molti interni distribuiscono oggetti e luci senza scegliere che cosa guardare per primo; uno Skyspace rende quella scelta evidentissima.

Il secondo è dare valore alla sosta. Una seduta non è soltanto un oggetto da inserire in pianta: stabilisce quanto a lungo si può stare in un luogo. Il terzo è pensare insieme luce naturale e luce artificiale, tenendo conto fin dall’inizio di come cambia la giornata.

Infine, un’immagine non esaurisce mai una stanza. Una fotografia la blocca in un momento; la stanza vera viene abitata in ore diverse, sotto cieli diversi, da persone che non guardano tutte allo stesso modo.

Lasciare un posto al cielo

Il gesto di Turrell è essenziale: delimitare, illuminare, offrire un posto per sedersi. Il cielo resta com’è, la stanza gli dà una cornice, e a chi guarda una posizione.

Vale anche per gli interni più quotidiani. Prima di aggiungere un altro oggetto, può essere utile chiedersi che cosa meriti di essere guardato, e quale spazio permetta di fermarsi a farlo.

In copertina: James Turrell, The Color Inside, 2013, University of Texas at Austin. Foto © Paul Bardagjy.

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