La Pausa, la villa di Coco Chanel in Costa Azzurra torna a vivere: dentro la casa restaurata da Peter Marino

Tra gli ulivi di Roquebrune-Cap-Martin, affacciata sul Mediterraneo, La Pausa è la casa che Gabrielle Chanel fece costruire alla fine degli anni Venti e forse il luogo che, più di ogni altro, racconta il suo modo di intendere la bellezza. Acquistata nuovamente dalla Maison nel 2015, la villa è stata riportata alla sua atmosfera originaria …

Tra gli ulivi di Roquebrune-Cap-Martin, affacciata sul Mediterraneo, La Pausa è la casa che Gabrielle Chanel fece costruire alla fine degli anni Venti e forse il luogo che, più di ogni altro, racconta il suo modo di intendere la bellezza. Acquistata nuovamente dalla Maison nel 2015, la villa è stata riportata alla sua atmosfera originaria attraverso un lungo lavoro di ricerca e restauro affidato a Peter Marino. Negli interni tornano le pareti bianche, i legni scuri, i tappeti, gli specchi e quella misura quasi istintiva tra austerità e piacere che apparteneva a Chanel ben prima di diventare uno stile.

La Pausa, la villa di Coco Chanel in Costa Azzurra

Ci sono luoghi nei quali la biografia di chi li ha abitati rimane inscritta nell’architettura. La Pausa, la villa che Gabrielle Chanel fece costruire a Roquebrune-Cap-Martin nel 1928, è uno di questi. Non soltanto perché fu pensata personalmente dalla couturière, ma perché tra le sue stanze affiorano memorie, ossessioni estetiche e contraddizioni che appartengono profondamente alla donna dietro il mito.

Siamo nel Sud della Francia, poco lontano da Monaco, in una proprietà affacciata sul Mediterraneo e immersa in un paesaggio di ulivi. Chanel è già indipendente, celebre, libera di scegliere come e dove vivere. Per la sua casa non immagina però un esercizio di mondanità né una villa costruita per impressionare. Con il giovane architetto Robert Streitz, allora ventisettenne, dà forma a un’architettura luminosa e rigorosa, nella quale il lusso è affidato più alle proporzioni e alla qualità dei materiali che all’ostentazione.

Quasi un secolo dopo, Peter Marino è tornato su quella stessa idea. Il restauro di La Pausa, preceduto dallo studio di centinaia di fotografie e documenti storici, ha cercato di recuperare non una generica atmosfera anni Trenta, ma il carattere preciso della casa negli anni in cui Chanel la abitava. Il risultato permette oggi di entrare in uno spazio che appare sorprendentemente intimo, lontano dalla teatralità che il nome Chanel potrebbe suggerire.

Una casa nata da un ricordo

LA PAUSA CASA COCO CHANEL FRANCIA

Per comprendere La Pausa bisogna tornare molto indietro, fino all’infanzia di Gabrielle Chanel.

Parte del linguaggio architettonico della villa rimanda infatti all’Abbazia di Aubazine, il monastero cistercense nel quale Chanel trascorse alcuni anni dopo la morte della madre. L’austerità di quel luogo sarebbe rimasta nel suo immaginario molto più a lungo di quanto si potrebbe pensare osservando la sofisticazione della sua vita adulta.

A La Pausa quel ricordo ritorna senza mai trasformarsi in citazione letterale. Lo si ritrova nella compostezza dell’architettura, nel cortile che richiama la quiete di un chiostro, nella pietra e soprattutto nella grande scala, uno degli elementi più riconoscibili della casa.

La semplicità, qui, non coincide con la sottrazione contemporanea né con l’idea di un interno perfettamente minimale. È piuttosto una forma di disciplina: poche decisioni, molto precise, capaci di lasciare spazio alla luce, ai materiali e alla vita.

Gli interni di La Pausa: il bianco, il legno, la materia

Gli interni di La Pausa il bianco, il legno, la materia

La prima impressione è quella della luce. Le pareti bianche assorbono quella intensa del Mediterraneo e fanno da sfondo a mobili in legno scuro, archi in pietra, tappeti spagnoli e persiani, ceramiche e oggetti scelti senza alcun desiderio di saturare gli ambienti.

È una casa molto più materica di quanto ci si potrebbe aspettare.

Nel soggiorno i mobili hanno una presenza importante; i tappeti introducono colore e disegno, mentre il legno scalda la severità delle superfici chiare. Nulla sembra appartenere alla stessa famiglia eppure tutto convive con naturalezza. È proprio questa libertà negli accostamenti a rendere gli ambienti ancora attuali: La Pausa non nasce dall’applicazione di uno stile, ma da una sensibilità.

Il bianco ha bisogno del legno scuro, la pietra della morbidezza dei tessuti, gli oggetti più decorativi della calma delle pareti. Chanel sembra costruire la casa nello stesso modo in cui costruiva molte delle proprie immagini: attraverso contrasti che, una volta accostati, smettono di apparire opposti.

La grande scala e la memoria di Aubazine

Tra gli elementi più suggestivi rimane la grande scala in pietra, affiancata oggi dalla presenza quasi scultorea di due cactus. Per definirne le proporzioni, Streitz studiò proprio l’architettura di Aubazine, riportando nella villa mediterranea qualcosa della severità che Chanel aveva conosciuto da bambina.

È forse uno degli aspetti più affascinanti di La Pausa. La memoria personale diventa progetto senza diventare nostalgia.

Non ci sono ricostruzioni sentimentali dell’infanzia di Gabrielle, ma geometrie, ritmi e proporzioni capaci di conservarne una traccia. La casa racconta così quanto un interno possa essere autobiografico anche senza esporre fotografie o ricordi.

La camera da letto di Coco Chanel

Gli interni di La Pausa COCO CHANEL CASA

Nelle stanze private il registro cambia. La camera di Chanel è più morbida, decorativa, quasi teatrale rispetto alla compostezza degli ambienti comuni.

Il letto in ferro battuto, incorniciato dai tessuti, domina la stanza; sopra compare una stella, uno dei simboli ricorrenti nell’universo personale di Gabrielle Chanel. Intorno, specchi e arredi ispirati ai secoli XVI e XVII introducono una ricchezza che altrove nella villa viene trattenuta.

Non è una contraddizione, quanto piuttosto un’altra sfumatura della stessa casa. La Pausa non cerca infatti quella coerenza assoluta che oggi spesso trasforma gli interni in esercizi di styling. Gli ambienti cambiano tono, diventano più severi o più sensuali, seguendo il modo in cui devono essere vissuti.

Anche questo contribuisce alla sensazione di trovarsi davanti a una vera casa e non alla costruzione postuma di un’icona.

Il bagno di specchi

BAGNO CASA COCO CHANEL

Ancora diverso è il bagno privato di Chanel, uno degli ambienti più singolari della villa. Qui la materia sembra quasi dissolversi: gli specchi moltiplicano la luce e frammentano la percezione dello spazio, creando un’atmosfera sorprendentemente moderna.

Dopo la pietra della scala, i legni scuri e i tappeti, il bagno introduce una dimensione più rarefatta, fatta di riflessi e superfici luminose. È uno di quei dettagli che aiutano a capire quanto fosse personale il progetto di La Pausa: non esiste una formula decorativa ripetuta stanza dopo stanza, ma una successione di atmosfere.

Il restauro di Peter Marino

Riportare La Pausa alla sua identità originaria significava affrontare un problema delicato: quanto può intervenire il presente in una casa che appartiene così profondamente a un’altra epoca?

Peter Marino ha scelto di lavorare quasi in sottrazione. Fotografie d’archivio, documenti e testimonianze hanno permesso di ricostruire disposizione, materiali e arredi, mentre alcuni elementi originali sono stati rintracciati e recuperati.

L’intenzione era restituire l’impressione che Chanel potesse aver lasciato una stanza soltanto poco prima.

Anche gli interventi indispensabili per rendere nuovamente abitabile la villa — dagli impianti elettrici alla ventilazione, fino ai servizi — sono stati studiati perché la tecnologia contemporanea rimanesse il più possibile invisibile. Il comfort appartiene al presente, mentre l’occhio continua a leggere la casa degli anni Trenta.

È probabilmente questo uno degli aspetti più raffinati dell’intervento: Marino non ha cercato di lasciare la propria firma sopra quella di Chanel.

Fuori, 250 ulivi e il Mediterraneo

La Pausa, però, non finisce sulle soglie delle sue stanze.

Intorno alla villa si estende un paesaggio di circa 250 ulivi, insieme a cipressi, lavanda, iris, gelsomino e vegetazione mediterranea. Alcuni alberi erano già presenti quando Chanel acquistò la proprietà e la relazione tra l’architettura e ciò che esisteva prima di essa rimane uno degli aspetti più belli del progetto.

Durante la costruzione Chanel volle preservare due antichi ulivi. Uno rimase lungo il percorso d’ingresso, mentre l’altro entrò nella composizione del cortile, costringendo in qualche modo l’architettura a prendere posizione intorno alla natura.

Un gesto piccolo, almeno apparentemente, che oggi suona molto contemporaneo.

Il giardino non era comunque concepito come un paesaggio da contemplare a distanza. Tra muretti in pietra, sedute, cuscini, amache e zone più informali, l’esterno apparteneva alla vita quotidiana della casa. Chanel giocava a tennis, riceveva gli amici, organizzava cene e trascorreva lunghe giornate all’aperto.

Il Mediterraneo non faceva da fondale a La Pausa. Ne era una stanza ulteriore.

Una casa piena di persone

Negli anni Trenta La Pausa diventa uno dei luoghi della vita culturale che gravitava intorno a Chanel. Artisti, scrittori e amici passano dalla villa e vi soggiornano; Salvador Dalí, tra gli altri, vi trascorse diversi mesi nel 1938.

È un dettaglio che cambia anche il modo di leggere gli interni.

Questa non era una casa concepita per rimanere perfetta. Doveva accogliere conversazioni, cene, lavoro, musica, ospiti. Le stanze non erano lo scenario della vita: erano costruite perché la vita potesse svolgersi al loro interno.

Forse è proprio per questo che, osservandola oggi, La Pausa conserva una qualità difficile da ottenere nei progetti troppo controllati. È elegante senza sembrare preoccupata di esserlo.

La Pausa oggi

Dopo essere passata attraverso diversi proprietari, la villa è stata riacquistata dalla Maison Chanel nel 2015. Il lungo recupero ha interessato architettura, interni e paesaggio, con l’obiettivo di restituire al luogo non soltanto il suo aspetto, ma anche la sua vocazione originaria.

La Pausa non è infatti destinata a diventare semplicemente una casa-museo. La sua nuova vita comprende attività culturali e residenze dedicate alla creazione, recuperando idealmente quella circolazione di artisti e idee che aveva caratterizzato gli anni di Gabrielle.

Ed è forse la scelta più coerente possibile.

Perché una casa come questa perderebbe qualcosa se venisse conservata soltanto per essere osservata.

Cosa rimane dello stile di Coco Chanel, dentro casa

Guardata quasi un secolo dopo la sua costruzione, La Pausa offre infine una lettura dello stile Chanel molto più interessante di qualsiasi esercizio decorativo costruito intorno al nero, al bianco, all’oro o alle camelie.

Qui il suo gusto emerge in modo meno immediato e proprio per questo più autentico: nella precisione delle proporzioni, nella libertà di accostare un mobile antico a un interno severo, nella presenza della pietra, nel modo in cui il bianco incontra il legno, nell’importanza concessa alla luce e soprattutto nella decisione di non riempire ogni spazio.

La Pausa ricorda che una casa personale non nasce necessariamente dalla ricerca di una perfetta coerenza estetica. Nasce spesso da ciò che scegliamo di conservare, dalle cose che ci accompagnano, dai luoghi che ricordiamo e persino dalle contraddizioni del nostro gusto.

Gabrielle Chanel aveva costruito sulla Costa Azzurra una casa sofisticata senza renderla preziosa a tutti i costi, colta senza trasformarla in una dimostrazione di cultura, elegante senza privarla dell’informalità.

La chiamò La Pausa. E forse il nome raccontava già tutto: non una casa destinata a rappresentarla, ma il luogo in cui poteva finalmente smettere di farlo.

Chi è Peter Marino, l’architetto del restauro di La Pausa

Peter Marino ARCHITETTO

Peter Marino è uno degli architetti americani più influenti nel rapporto tra moda, arte e interior design. Nato a New York nel 1949, ha fondato il suo studio nel 1978 e nel corso della sua carriera ha lavorato per alcune delle principali maison internazionali, sviluppando un linguaggio in cui architettura, opere d’arte, materiali e alto artigianato vengono pensati come parti dello stesso progetto. Il rapporto con Chanel è particolarmente lungo: Marino ha firmato numerose boutique e spazi della Maison nel mondo, maturando una conoscenza profonda dei suoi codici estetici. A La Pausa questo legame assume però un significato diverso. Più che reinterpretare l’universo di Gabrielle Chanel, l’architetto ha scelto di mettere il proprio linguaggio in secondo piano, affidandosi agli archivi e alle testimonianze storiche per restituire alla villa la misura, l’intimità e il carattere che possedeva quando Chanel la abitava.

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