I migliori progetti di interior design a Torino: la selezione 2026

Case, negozi, ristoranti e bar: la selezione 2026 di Archi&Interiors racconta Torino attraverso palazzi Liberty, ex fabbriche e nuovi locali di quartiere.

In copertina: Casa Liberty — Hom Architetti. Foto: Barbara Corsico.

Case private, negozi, ristoranti e bar. Una lettura della Torino contemporanea attraverso interni che lavorano con i palazzi d’epoca, le fabbriche dismesse e la vita di quartiere.

Torino si riconosce dai portici, ma una parte importante del suo carattere si scopre salendo le scale dei palazzi. Dietro le facciate Liberty di Pietro Fenoglio, nei magazzini costruiti per le merci e la ferrovia, negli alloggi dei primi del Novecento con il rovere e il battuto alla veneziana, l’interno torinese conserva un’idea di misura: stanze proporzionate, materiali solidi, poche concessioni all’effetto.

I progetti raccolti nella nostra selezione 2026 partono spesso da questa eredità. Alcuni riportano alla luce affreschi e carte da parati rimasti sotto gli intonaci, altri trasformano un ex laboratorio enologico o un piccolo locale di quartiere in un luogo da frequentare ogni giorno. Ci sono appartamenti di pochi metri quadrati che trovano spazio nelle curve e nel colore, case ampie che accolgono una collezione di design, bar che prendono in prestito l’immaginario degli uffici anni Sessanta o dei locali di una volta.

La selezione di Archi&Interiors prende in esame i progetti presentati e pubblicati nell’ultimo anno; le date di realizzazione possono essere precedenti. Contano la qualità dello spazio, il rapporto con l’esistente, l’uso dei materiali e la capacità di rispondere a esigenze concrete. L’ordine non esprime una graduatoria: ogni interno porta nella raccolta una domanda diversa, e una risposta che vale la pena osservare da vicino.

Casa Liberty nel palazzo di Pietro Fenoglio — Hom Architetti

In via De Sonnaz, la casa Boffa-Costa-Magnani progettata da Pietro Fenoglio nel 1904 si riconosce dalla facciata decorata e dai serramenti a coda di pavone. Al primo piano nobile, sotto soffitti alti quasi quattro metri, Hom Architetti — Roberta Massetti, Sabrina Saldo e Stefania De Paola — ripensa un appartamento di 250 metri quadrati per una giovane famiglia arrivata da Milano, appassionata collezionista di design.

Soggiorno con soffitto decorato, divano giallo, libreria a mensole scure, mobile tv blu e tappeto a motivi rossi su parquet.
Nel soggiorno, ricavato dalla fusione di due camere, la libreria a mensole e il mobile tv blu stanno sotto il soffitto decorato riportato alla luce durante il cantiere. Foto: Barbara Corsico.

Il soggiorno nasce dall’unione di due stanze con volte diverse: i sondaggi hanno fatto riemergere un affresco, poi restaurato, mentre gli stucchi della seconda sono stati in parte ricostruiti. Sotto questa cornice trovano posto i pezzi della collezione dei proprietari, dal divano Strips di Artflex rifoderato al Ploum di Ligne Roset, dal tavolo Dinner di De Padova alle Superleggera di Cassina.

Cucina con isola color senape, sgabelli turchesi, lampade a sospensione e colonne scure, con una pianta accanto alla finestra.
La cucina, in continuità con l’ingresso, ruota attorno all’isola in vetro color campo di grano. Foto: Barbara Corsico.
Isola in vetro opaco color senape con piano cottura e lavello in acciaio davanti alle colonne nere, pavimento in seminato scuro.
Il seminato scuro accompagna l’isola Artematica Vitrum di Valcucine e le colonne grigio cenere. Foto: Barbara Corsico.

Dove il parquet originale mancava, il progetto sceglie un seminato a base scura, lo stesso materiale che nelle case d’epoca segnava gli spazi di servizio. I pavimenti in legno superstiti sono stati smontati, numerati, restaurati e rimontati; porte e radiatori in ghisa decorati sono tornati al loro posto. Il corridoio, ridotto dalla nuova distribuzione, diventa un “antro oscuro” attrezzato con arredi su misura in grigio antracite e laminato effetto ottone, che accompagnano il percorso dall’ingresso alla zona notte.

Nei bagni il colore torna protagonista, con sanitari verdi, grigi e senape; in quello padronale un lampadario di cristallo e uno specchio antico, entrambi di famiglia, affiancano la vasca freestanding. Casa Liberty interessa per la disinvoltura con cui tiene insieme un involucro di pregio e un gusto dichiaratamente pop, senza che l’uno metta in ombra l’altro.

Bagno con specchio antico dorato, mobile lavabo rosa con bacinella nera e parete grigia, accanto a un volume scuro.
Nel bagno padronale, lo specchio antico di famiglia sovrasta il mobile lavabo disegnato su misura. Foto: Barbara Corsico.
Camera da letto con soffitto a stucchi, grande opera tessile blu incorniciata, poltrona verde, letto con coperta azzurra e parete color ottone.
La camera accosta gli stucchi d’epoca, un’opera tessile blu e le superfici effetto ottone degli arredi su misura. Foto: Barbara Corsico.

AL ai Docks Dora — NO.T Architetti Associati

Per arrivare da AL bisogna attraversare quasi tutti i Docks Dora e raggiungere il fondo del compartimento K. Gli ex magazzini generali, costruiti dal 1912 per le merci alimentari e collegati con un raccordo alla linea ferroviaria Torino-Milano, ospitano da gennaio 2026 il ristorante dello chef Alberto Fluttero, dentro un ex laboratorio enologico dove per decenni si è prodotto vermouth.

Sala del ristorante con pilastro in cemento, tavoli in legno chiaro, librerie in legno fino alle travi e pareti in mattoni a vista.
La sala di AL conserva pilastri, travi e mattoni dell’ex laboratorio enologico; le librerie in legno chiaro organizzano lo spazio senza chiuderlo. Foto: Jana Sebestova.

NO.T Architetti Associati lavora per sottrazione. I cento metri quadrati mantengono soffitti alti, pilastri in cemento, mattoni a vista e grandi vetrate industriali; il progetto aggiunge pochi elementi in legno chiaro, tavoli tondi e quadrati, librerie che salgono fino alle travi e scandiscono la sala senza dividerla.

Tavolo rotondo in legno con sedie, luce del sole che entra da una grande vetrata industriale e disegna la parete chiara.
La luce entra dalle vetrate a tutta altezza e disegna le pareti chiare della sala. Foto: Jana Sebestova.
Sala con soffitto scuro e impianti a vista, tavoli in legno, finestre nei muri in mattoni e cucina sul fondo.
Sul fondo, la cucina a vista diventa una soglia aperta fra chi prepara e chi siede a tavola. Foto: Jana Sebestova.

Il centro della scena è la cucina a vista, concepita come un elemento di relazione che abbatte la distanza fra il cuoco e gli ospiti. La sala resta raccolta: i tavoli sono distribuiti per garantire riservatezza, la luce naturale arriva dalle finestre a tutta altezza e la sera lascia il posto a poche lampade calde sulle pareti in laterizio.

AL porta nella selezione il recupero di uno spazio produttivo nella periferia nord della città. L’ex fabbrica conserva la propria materia e la propria memoria; il ristorante si limita a renderla abitabile, con una sobrietà che lascia parlare l’edificio e il lavoro della cucina.

Parete in mattoni con applique calda, bancone e scaffali in legno, tavolo rotondo apparecchiato in primo piano.
Lungo la parete in laterizio, il bancone e gli scaffali in legno accompagnano la sala. Foto: Jana Sebestova.
Tavolo in marmo scuro con una pianta in primo piano, tende chiare e lampada arancione, sala in profondità fino alla vetrata.
Una pianta, un tavolo in marmo scuro e le tende chiare definiscono un angolo più raccolto. Foto: Jana Sebestova.

Torino Vice 001 — Tanaka | Tomidei

Settanta metri quadrati, un piccolo balcone esposto a sud e il desiderio di costruire un universo domestico ricco di distrazioni dentro dimensioni ridotte. In Torino Vice 001, Tanaka | Tomidei, lo studio di Giacomo Tomidei fra Torino e Nara, fa passare l’ingresso attraverso un primo “portico” volutamente stretto, che si apre su un soggiorno immerso nella luce.

Cucina bianca vista attraverso un’apertura curva nella parete, tavolo con piano in marmo e sedie blu, porta ad arco blu sulla destra.
Il taglio curvo nella parete fra cucina e soggiorno accoglie il tavolo scorrevole, centro della vita quotidiana della casa. Foto: Francesca Iovene.

La parete fra cucina e sala viene aperta da un gioco di curve morbide. Dentro l’apertura scorre un tavolo che diventa il fulcro della giornata, fra pasti, conversazioni e lavoro: i due ambienti si vedono senza essere attraversabili, separati ma legati da una relazione continua.

Corridoio con parquet in rovere e una sequenza di aperture ad arco e ante dipinte di blu intenso fino alla camera in fondo.
Il corridoio è pensato come una via porticata: archi blu alternano porte e armadi. Foto: Francesca Iovene.
Soggiorno chiaro con divano bianco, libreria in metallo e contenitori bianchi, visto oltre la parete curva e il tavolo in marmo.
Oltre il tavolo, lo sguardo raggiunge il soggiorno con il divano e la libreria bianchi. Foto: Francesca Iovene.

Il corridoio è immaginato come una via torinese con i portici su entrambi i lati. Le aperture ad arco, dipinte di un blu intenso, alternano porte e armadi; uno specchio duplica la sequenza e confonde i riferimenti, come in un piccolo labirinto che collega cucina, bagno e camera da letto.

Il parquet dei primi del Novecento è stato liberato dalle vecchie laccature scure e riportato al rovere originale, il battuto veneziano della cucina è tornato lucido, pareti e soffitti condividono lo stesso grigio chiaro a calce, sul quale divano, cucina e libreria bianchi sembrano sospesi. Il bagno, rivestito di piastrelle 15×15 con fughe nere, chiude il percorso con uno spazio quasi meditativo. Torino Vice 001 mostra quanto possa contenere una casa piccola quando ogni elemento ha un ruolo preciso.

Tavolo con piano in marmo e sedie blu davanti a una portafinestra, con una pianta e un quadro colorato alla parete.
La luce del balcone esposto a sud arriva fino al tavolo. Foto: Francesca Iovene.
Bagno rivestito di piastrelle bianche quadrate con fughe nere, lavabo sospeso e doccia sul fondo verso la finestra.
Il bagno, interamente rivestito di piastrelle bianche con fughe nere, è uno spazio essenziale e luminoso. Foto: Francesca Iovene.

Lève Office Bar — Fabio Fantolino

Affacciato su un giardino nel centro della città, Lève Office Bar prende in prestito l’immaginario degli uffici degli anni Sessanta, il decennio in cui l’interior per il lavoro scopre la qualità dei materiali e della composizione, e lo trasforma in un bar che cambia ritmo dalla mattina alla sera. Fabio Fantolino firma il progetto e disegna su misura gran parte degli arredi.

Sala con pavimento in resina verde, tavoli rossi, sedie cromate, boiserie in legno, panca imbottita e soffitto a griglia luminosa.
Al livello inferiore della sala a doppia altezza, la resina verde del pavimento incontra acciaio, cromature e legno sotto la griglia luminosa del soffitto. Foto: Luca Argenton.

Tre ambienti costruiscono una sequenza. Nella prima sala un lungo bancone in acciaio inox attraversa lo spazio davanti a un fondo smaltato di rosso intenso: compatto durante il giorno, la sera si apre e diventa cocktail station. A terra, la posa a spina di pesce in tonalità mattone introduce una nota più domestica e attenua la tensione fra superfici riflettenti e colori pieni.

Ingresso con bancone in acciaio inox, parete smaltata rossa, pannello metallico curvo e pavimento a spina di pesce color mattone.
Nella prima sala, l’acciaio inox del bancone emerge sul fondo smaltato di rosso. Foto: Luca Argenton.
Sala con tavoli rossi e sedie cromate su pavimento verde, soffitto a specchio e fotografie in bianco e nero sulle pareti in legno.
Specchi e superfici riflettenti moltiplicano la profondità della seconda sala. Foto: Luca Argenton.

La seconda sala, a doppia altezza, rende più esplicito il riferimento all’ufficio. Al livello inferiore acciaio, cromature e specchi dialogano con legno e pelle sopra un pavimento in resina verde; al piano superiore i divanetti, con seduta in pelle e schienale in bouclé, si dispongono come partizioni leggere, alla maniera degli open space americani, dentro una boiserie in legno e laminato rosso.

Anche la luce fa parte dell’architettura: una griglia luminosa disegna il soffitto del livello inferiore, lampade a sospensione dal carattere rétro accompagnano i tavoli al piano superiore, la Ipoli di Lambert & Fils segna il bancone e la Maija di Santa & Cole addolcisce la cassa. Lève interessa perché il riferimento storico non resta citazione e diventa il modo in cui lo spazio si organizza durante le diverse ore della giornata.

Bancone in acciaio inox con bottiglie su mensole davanti a una parete rossa, lampada lineare sospesa e pavimento chiaro.
Il bancone in acciaio, davanti alla parete rossa, la sera diventa cocktail station. Foto: Luca Argenton.
Divanetti con schienali in bouclé giallo e brunito disposti come separé, lampade a sospensione rétro e boiserie in legno.
Al piano superiore, i divanetti funzionano come partizioni leggere. Foto: Luca Argenton.

Casa Giuria — Q&A Studio e Giovanni Antico Architect

In via Giuria, nel quartiere di San Salvario, una delle zone di espansione della Torino di fine Ottocento, un appartamento di novanta metri quadrati in un edificio Liberty diventa l’occasione per una piccola archeologia dell’abitare. Q&A Studio di Michele Armando e Giovanni Antico Architect, con Lorenzo Trucato, mantengono in gran parte la distribuzione originale e lavorano sulle tracce che il cantiere ha restituito.

Infilata di stanze attraverso porte d’epoca grigie, con un grande quadro colorato, una chitarra e una pianta su parquet in rovere.
Le porte interne originali, recuperate e riverniciate, conservano l’impronta Liberty della casa. Foto: Beppe Giardino.

Frammenti di carte da parati e di vecchie pitture restano visibili su alcune pareti, come segni delle vite precedenti dell’appartamento. Nella zona studio è emersa una volta affrescata, liberata in parte dalla scagliola che la copriva. Tutte le porte interne sono state recuperate; l’unica eccezione è la porta filomuro del nuovo bagno, scelta per non interferire con i segni art nouveau.

Zona pranzo sotto un arco con tavolo rotondo in legno, sedie in stile, lampada a braccio nera e cucina scura sul fondo.
Sotto l’arco, il tavolo rotondo apre verso la cucina e la finestra. Foto: Beppe Giardino.
Cucina con isola scura e piano chiaro, pensili neri, portafinestra luminosa e parquet in rovere a spina.
La cucina scura con isola centrale è uno degli interventi più decisi del progetto. Foto: Beppe Giardino.

Accanto a queste presenze, gli interventi nuovi sono netti: la cucina scura con l’isola, due bagni in micromalta cementizia pigmentata, uno in blu Klein e l’altro color sabbia, il pavimento in rovere naturale trattato con più strati protettivi. Casa Giuria convince per l’equilibrio fra ciò che si conserva e ciò che si aggiunge: le opere d’arte, le piante e gli arredi di famiglia completano un interno che non cancella il passato e non lo trasforma in scenografia.

Soggiorno con divano blu angolare davanti a una parete con tracce di vecchi intonaci e pitture, portafinestra e lampada a sospensione.
Sulle pareti del soggiorno affiorano frammenti di vecchie pitture, lasciati visibili. Foto: Beppe Giardino.
Camera da letto con una fascia di carta da parati floreale blu riemersa sulla parete, letto con lenzuola blu e grande finestra.
In camera, una fascia di carta da parati floreale riemersa durante il cantiere affianca il letto. Foto: Beppe Giardino.

Quartin — Velvet Studio

In via Santa Giulia, nel cuore di Vanchiglia, Quartin ha aperto il 10 settembre 2026 con un’idea precisa: un bar che riporti alle sensazioni dei locali di una volta senza diventare un esercizio vintage. Il progetto è di Velvet Studio, guidato da Gianluca Bocchetta, e nasce dall’esperienza che il locale vuole offrire, prima ancora che da uno stile.

Bancone in legno scuro con insegna luminosa BAR, ventilatore a parete, una foglia di monstera e un poster con scritte rosse.
Il bancone di Quartin, con l’insegna luminosa e i dettagli che richiamano i bar di quartiere di una volta. Foto: Ello Studio.

Una vetrina singola schermata da una tendina gialla, un bancone in legno con sgabelli alti, una postazione quadrangolare da cui servire: lo spazio è piccolo e calibrato. Alle pareti si alternano toni caldi e profondi e il giallo paglierino dei dettagli del bancone; la paglia di Vienna, tratto tipico degli arredi anni Settanta, compare nelle librerie che contornano la sala.

Parete rivestita in legno con locandine incorniciate e una piccola apertura sul retro, in un bar dai toni caldi.
Locandine e cornici sulle pareti in legno dai toni caldi. Foto: Ello Studio.
Tendina divisoria a bande bianche con la scritta FAI TU, accanto a una parete in legno con cornici.
Il motto del locale, “Fai tu”, stampato sulla tendina divisoria. Foto: Ello Studio.

Marmi e legni sono stati tinti e opacizzati in opera, le vecchie pareti grattate per eliminare le piastrelle preesistenti e lasciate con il loro segno. Il motto “Fai tu”, stampato sulla tendina divisoria, e la scritta “Stai soft” raccontano il tono del locale; sopra il bancone, la sagoma rossa di un ippopotamo sospeso ne è il simbolo più ironico.

Quartin porta nella selezione la scala del bar di quartiere. Con materiali semplici e una regia molto precisa, Velvet Studio dà carattere a pochi metri quadrati pensati per l’aperitivo e per un gelato soft a qualsiasi ora.

Calice di spritz su una mensola in acciaio davanti a piastrelle chiare con fughe rosse e un cartello con la scritta Carta vini.
Aperitivo al banco, fra piastrelle chiare e acciaio. Foto: Ello Studio.
Sgabello in metallo con uno spuntino davanti a un pannello in paglia di Vienna sotto un piano in marmo venato.
La paglia di Vienna richiama gli arredi degli anni Settanta. Foto: Ello Studio.

16.concept store — Liquidostudio

In via Catania 16, 16.concept store è un negozio che invita a rallentare e a fermarsi. Il restyling porta la firma di Liquidostudio, che ha lavorato con la stilista Elena Pignata, committente e co-direttrice creativa del progetto, attorno a un’idea precisa: la cura come pratica quotidiana.

Interno di un negozio con pareti rosa: espositore centrale in tubolare metallico con abiti su grucce blu, gradinate gialle con maglieria sul fondo e una scaffalatura scultorea grigia a sinistra.
L’espositore centrale sotto le bandiere di Giorgio Rubbio; sul fondo, le gradinate gialle per la maglieria. Foto: Serena Bascone.

Lo spazio cambia insieme alle collezioni. Arredi, superfici ed espositori sono mobili e si possono ricomporre, seguendo il modo di lavorare della designer. Su pareti rosa e pavimento in cemento, il progetto usa geometrie pure e colori pieni, come il giallo delle gradinate, mentre la luce tecnica firmata da Traiano Luci, con i tubi lineari appesi alla struttura, entra a far parte della composizione.

Espositore in tubolare metallico con abiti chiari e color cammello, sormontato da grandi bandiere stampate con un volto in bianco e nero.
Le bandiere di Giorgio Rubbio sopra l’espositore in tubolare metallico. Foto: Serena Bascone.
Gradinate gialle con maglioni piegati e stivaletti rossi, davanti a una parete rosa con due bandiere artistiche dai toni arancio e blu.
Le gradinate gialle contro le pareti rosa. Foto: Serena Bascone.

L’elemento che si nota per primo sono le grandi bandiere realizzate con l’artista Giorgio Rubbio, appese alla stessa struttura in tubolare che regge gli abiti. Sono interventi temporanei, destinati a essere sostituiti: il negozio diventa così una piattaforma aperta ad altre collaborazioni artistiche. Accanto agli arredi su misura, realizzati con Spazio Meta, Alpi, DocksGroup e ALU, compaiono elementi più materici, come un grande masso usato come banco espositivo e la cabina di prova rivestita in legno dalle venature ondulate, con l’interno rosso e scabro.

16.concept store porta nella selezione il negozio come luogo da vivere con calma. Liquidostudio lo costruisce con pochi gesti netti e lascia a moda e arte la libertà di cambiare nel tempo, senza toccarne l’impianto.

Grande masso con un ripiano espositivo, stender verde con abiti e un manichino con giacca a quadri accanto alla finestra, in una stanza rosa.
Il masso usato come banco espositivo, accanto alle finestre. Foto: Serena Bascone.
Cabina di prova rivestita in legno dalle venature ondulate, con pareti interne rosse e materiche, una sedia in corda rossa e un tappeto berbero.
La cabina di prova, con le pareti interne rosse e materiche. Foto: Serena Bascone.

The Cooker Loft — Velvet Studio

Nel quartiere Barriera di Milano, dentro il Barriera Design District, The Cooker Loft è la nuova casa di Aurora Cavallo, conosciuta online come Cooker Girl. Il progetto è di Velvet Studio, con Gianluca Bocchetta e Rossella Castagnotto, ed è nato quasi per caso: Aurora aveva scoperto lo studio frequentando MURO, uno dei locali che porta la sua firma, e ha deciso non solo di affidargli la casa ma anche di trasferirsi nel quartiere, in un loft dal carattere industriale.

Loft industriale con una lunga tavola rossa e sedie arancioni, una scritta al neon sospesa, pentole in acciaio appese alla parete e un’insegna blu con la scritta Carboidrati.
La lunga tavola rossa sotto la scritta luminosa, con la parete delle pentole e l’insegna Carboidrati. Foto: Barbara Corsico.

Aurora non usa la cucina solo per cucinare: la vive, la racconta e ogni giorno la trasforma in contenuti. Per questo il loft è pensato quasi come un locale privato, a metà tra casa, studio creativo e set, pieno di scorci e dettagli da inquadrare. Il rosso domina in tutte le sue sfumature, in omaggio al grembiule di Cooker Girl, fino a una tinta creata apposta con Paint Lab, il Rosso Aurora.

Bancone bar con un fronte bianco imbottito e un lato in acciaio, scaffale di bottiglie, lampade a grappolo e una porta dal profilo ondulato color salmone sullo sfondo.
Il bancone “Cremoso”, realizzato con Wood is Good, ai piedi della scala. Foto: Barbara Corsico.
Parete con file di pentole in acciaio e due insegne blu con la scritta Carboidrati, accanto a una tavola rossa con sedie arancioni e grandi finestre.
Le pentole in acciaio appese alla parete e l’insegna Carboidrati. Foto: Barbara Corsico.

Il linguaggio è quello riconoscibile di Velvet: geometrie nette, volumi fuori scala, accenti pop e continui rimandi al cibo. Tutto è disegnato su misura. Il bancone “Cremoso” nasce con Wood is Good, le strutture metalliche sono di Metaltech, la luce scenografica sopra l’isola è di ILTI Luce e la cucina, con il pass verso la dark kitchen, è stata progettata con CEI Lab e Modulnova. Cemento, ferro nero e intonaci materici convivono con le ceramiche smaltate di 41zero42, che richiamano le cucine di casa delle nonne.

The Cooker Loft porta nella selezione una casa costruita attorno a un mestiere. Velvet Studio ne fa uno spazio ironico e preciso, dove la dark kitchen, rivisitata in chiave street dagli interventi di Edo Bansone e Corn, convive con le grandi forchette in omaggio a Bruno Munari.

Doccia rivestita di piastrelle quadrate smaltate blu, rosa e bianche, con una parete rossa e un pannello in vetro scanalato.
Il bagno rivestito di ceramiche smaltate. Foto: Barbara Corsico.
Cucina professionale in acciaio con pareti rosse decorate da graffiti, cappa in acciaio, forno e fornelli, pavimento a piastrelle bianche.
La dark kitchen, con i graffiti sulle pareti rosse. Foto: Barbara Corsico.

Antonelli — Davide Minervini Architect

In un appartamento torinese degli anni Sessanta, di circa 80 metri quadrati, Davide Minervini ha ridisegnato la pianta partendo da una richiesta precisa: tenere insieme cucina e soggiorno, senza bisogno di una seconda camera da letto. Le due stanze sulla strada sono diventate un unico ambiente giorno, luminoso, che guarda su un’area verde pubblica attraverso due grandi porte-finestre.

Ampio soggiorno con pavimento in legno, tavolo da pranzo, divano, cucina lineare con rivestimento color terracotta e una libreria a parete piena di libri, illuminato da due porte-finestre.
Il nuovo ambiente giorno, con la cucina e la libreria una di fronte all’altra. Foto: Alessandro Santi.

Cucina e libreria si fronteggiano come due volumi colorati dentro un contesto volutamente neutro, con le pareti color canapa chiaro e il pavimento in legno. L’eliminazione del vecchio corridoio, quasi otto metri quadrati senza una vera funzione, ha liberato spazio per una lavanderia e una dispensa separata: così la parete della cucina resta senza pensili e conserva la sua linearità.

Cucina in legno senza pensili con piano e rivestimento color terracotta, forno da incasso e parete chiara.
La cucina senza pensili, con piano e rivestimento color terracotta. Foto: Alessandro Santi.
Libreria a giorno con montanti color terracotta piena di libri, un poster incorniciato e una pianta in primo piano.
La libreria a giorno, il secondo volume colorato del soggiorno. Foto: Alessandro Santi.

L’ex tinello con il cucinino, affacciato sul cortile interno, è diventato la camera da letto, dove un angolo è dedicato al laboratorio di ceramica, una passione dei committenti. Ingresso, disimpegno, bagno e camera sfruttano nicchie e rientranze con arredi su misura realizzati da MB Legno, mentre nel bagno il pavimento in cocciopesto richiama il tono di quello originale.

Antonelli porta nella selezione una casa ripensata a partire da come la si vive ogni giorno. Davide Minervini lavora sulla pianta più che sugli effetti e restituisce un appartamento caldo e ordinato, in cui anche la trave in cemento dell’ingresso, riscoperta durante i lavori, diventa un dettaglio da mostrare.

Angolo di lavoro vicino alla finestra con tende chiare, piano in legno, lavabo e sgabello, in una camera dalle pareti chiare.
Nella camera da letto, l’angolo dedicato al laboratorio di ceramica. Foto: Alessandro Santi.
Ingresso con armadi bianchi su misura, pavimento in legno e una trave in cemento a vista, con la libreria del soggiorno sullo sfondo.
L’ingresso, con gli armadi su misura e la trave in cemento riscoperta durante i lavori. Foto: Alessandro Santi.

Tropical Minimal — ZZstudio

In un appartamento torinese di 150 metri quadrati, ZZstudio di Pietro Abbruzzese, con la collaborazione di Paola Perdighe, ha riorganizzato una pianta dove gli spazi di passaggio erano troppo grandi e poco sfruttati. I committenti volevano mantenere, anzi ingrandire, il grande salotto unendolo a una cucina a vista, ricavare tre stanze, due bagni e un ripostiglio e, grazie al secondo ingresso, anche un monolocale indipendente con bagno.

Soggiorno con un grande divano verde, pavimento in legno a spina e, oltre una parete vetrata con profili neri, la cucina a vista e il tavolo da pranzo.
Il soggiorno con il divano verde e, oltre la parete vetrata, la cucina a vista. Foto: Mariano Dallago.

La zona giorno ruota attorno alla cucina, grande e luminosa, protetta da un’ampia parete vetrata. Intorno ci sono la libreria in metallo disegnata su misura e le grandi porte in rovere che conducono alla zona notte, dove i corridoi hanno il soffitto azzurro e i camminamenti in microcemento, la stessa finitura che riveste la parete del soggiorno e i bagni.

Cucina a vista dietro una parete vetrata con profili neri, con un piano snack in grigio, sgabelli in legno e parquet a spina.
La cucina dietro la parete vetrata, con il piano snack in grigio. Foto: Mariano Dallago.
Corridoio con soffitto azzurro, pavimento in microcemento e una grande porta in rovere aperta verso il soggiorno con la libreria.
Il corridoio della zona notte, con il soffitto azzurro e il pavimento in microcemento. Foto: Mariano Dallago.

Nei bagni il dettaglio più riuscito è un oblò apribile tra i due ambienti: porta luce e aria naturale al bagno cieco e crea un gioco di rimandi con gli specchi tondi. I lavori sono stati eseguiti da Ditutticori edilizia, Augello impianti, D’Urso termoidraulica, FM carpenteria e SVF falegnameria.

Tropical Minimal porta nella selezione un lavoro paziente sulla pianta, fatto, come racconta lo studio, limando e riprovando. Il risultato è una casa ordinata e piena di colore, dove il verde del divano, l’azzurro dei soffitti e il legno dei pavimenti tengono insieme ambienti molto diversi.

Bagno con parete blu, piastrelle bianche, lavabo in ceramica su mobile in legno, specchio tondo con cornice in legno e un oblò con cornice rossa.
In bagno, l’oblò con la cornice rossa accanto allo specchio tondo. Foto: Mariano Dallago.
Bagno con soffitto blu, piastrelle bianche, vasca freestanding, pavimento in legno e una finestra sul fondo.
Il bagno con la vasca, il soffitto blu e le piastrelle bianche. Foto: Mariano Dallago.

Una città che si scopre oltre le facciate

Un affresco riemerso sotto la scagliola, un corridoio pensato come una via porticata, un ex laboratorio del vermouth che torna a cucinare: i dettagli più interessanti di questa selezione mostrano come a Torino il progetto d’interni lavori spesso su ciò che esiste già, dandogli un nuovo uso senza cancellarne la storia.

È una lettura della città che continua oltre i singoli progetti. Per conoscere meglio chi ne disegna gli spazi, il percorso prosegue con la nostra selezione di studi di architettura a Torino e con quella dei migliori interior designer a Torino.

Se sei un architetto, un interior designer o fai parte di uno studio e vuoi collaborare con Archi&Interiors, puoi contattarci dalla pagina Pubblicità e collaborazioni per raccontarci il tuo lavoro e valutare insieme le possibilità di collaborazione.

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