I migliori interior designer a Bologna: 10 studi e firme della progettazione d’interni

Dai piani nobili del centro storico agli appartamenti nelle torri moderniste, 10 interior designer a Bologna che progettano la casa contemporanea tra collezionismo, colore e cultura del riuso.

Dai piani nobili del centro storico agli appartamenti nelle torri moderniste, passando per ristoranti e cocktail bar sotto i portici: 10 interior designer a Bologna che progettano la casa contemporanea tra collezionismo, colore e cultura del riuso.

Bologna si attraversa al coperto. I suoi portici corrono per circa sessantadue chilometri dentro il territorio comunale e dal 2021 sono iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, che ne riconosce la continuità dal XII secolo a oggi e il ruolo dello Statuto del 1288, il testo che ne fissò le regole: proprietà privata a uso pubblico. È forse la prima lezione per chi fa il mestiere di interior designer a Bologna. In questa città il confine tra dentro e fuori non è mai netto, e la qualità di uno spazio si misura nella generosità con cui accoglie chi lo attraversa.

La cultura dell’abitare bolognese ha però anche una storia più recente e meno nota. In città aveva sede Gavina, l’azienda fondata da Dino Gavina che ebbe Carlo Scarpa come presidente, e lo stesso Gavina fu poi tra i fondatori di Flos; lo showroom che Scarpa disegnò per Gavina nel centro storico è ancora oggi una tappa per chi cerca il design nascosto della città. Nel 1977, nel quartiere fieristico che è l’unica parte realizzata del piano di Kenzo Tange, è stato ricostruito il Pavillon de l’Esprit Nouveau che Le Corbusier aveva presentato a Parigi nel 1925: un manifesto della casa moderna, arredata con oggetti di serie, che continua a parlare agli architetti di oggi. E in via Fondazza la casa di Giorgio Morandi, aperta al pubblico come casa museo, ricorda quanto un interno possa diventare il ritratto di una ricerca; chi ama questi luoghi li ritrova nella nostra guida alle case museo in Italia.

Il Novecento bolognese ha poi lasciato in eredità una modernità domestica tutta da riscoprire. Le ville e i condomini di Enzo Zacchiroli, interprete di un’architettura organica che guardava a Frank Lloyd Wright e ad Alvar Aalto, sono oggi abitati da nuove generazioni che chiedono ai progettisti di aggiornarli senza tradirli. Ogni settembre, infine, la città diventa la capitale della ceramica con il Cersaie, che nel 2026 ha raggiunto la quarantatreesima edizione: un appuntamento che porta a Bologna il distretto delle superfici e che si riflette nei materiali scelti dagli studi locali, come raccontiamo nel nostro speciale sul Cersaie 2026.

La scena contemporanea si muove su tre fronti. C’è l’appartamento storico, con i suoi soffitti decorati, i pavimenti in graniglia e le stanze in sequenza da ripensare per la vita di oggi. C’è il patrimonio del secondo dopoguerra, dalle palazzine anni Sessanta alle torri degli anni Ottanta, dove il lavoro sull’interno coincide con un lavoro sulla memoria recente. E ci sono i locali, ristoranti, bistrot e cocktail bar che sotto le torri e lungo le strade del centro raccontano una città che fa dell’accoglienza una parte della propria identità.

Questa selezione raccoglie 10 interior designer e studi di progettazione d’interni con sede a Bologna o nella sua area metropolitana. Non è una classifica e l’ordine non assegna posizioni di merito. È una lettura editoriale della scena bolognese attraverso progettisti per i quali l’interno rappresenta una parte sostanziale e riconoscibile del lavoro: dagli studi fondati negli anni Novanta a quelli nati dal 2019 in poi, dalle residenze nei palazzi del centro ai locali, dagli showroom agli interni d’autore.

I criteri della selezione di interior designer a Bologna

Come per le altre città della serie, la selezione non si basa sulla definizione professionale che ciascuno si attribuisce, ma sulla continuità e sulla qualità della ricerca dedicata agli spazi interni. A Bologna molti dei nomi più interessanti sono architetti che lavorano sull’interno con la stessa attenzione riservata all’edificio; altri arrivano dal mondo dello showroom e della decorazione, dalla grafica o dal lighting design; altri ancora hanno costruito studi esplicitamente dedicati alla casa.

Sono stati considerati la presenza di progetti realizzati e documentati, il peso dell’interior nella pratica dello studio, la riconoscibilità del linguaggio e la capacità di intervenire sull’esistente. La redazione ha tenuto conto anche della presenza nel dibattito di settore, attraverso pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali, premi e una comunicazione costante del proprio lavoro. Abbiamo preferito una selezione più breve e più solida a un elenco lungo, e nessuno studio è entrato in questa lista a pagamento. Tre studi compaiono anche nella nostra selezione dedicata agli studi di architettura a Bologna: qui ne raccontiamo soprattutto il lavoro sugli interni, che nella loro pratica pesa quanto quello sull’architettura.

I migliori interior designer a Bologna: 10 studi e firme della progettazione d’interni

Iosa Ghini Associati

Nato a Bologna nel 1959, Massimo Iosa Ghini è stato tra i fondatori del Bolidismo e ha fatto parte di Memphis accanto a Ettore Sottsass, prima di fondare nel 1990 lo studio che oggi ha sedi in via Castiglione, a Bologna, e a Milano. Architettura, retail, hospitality e prodotto convivono in una pratica che ha lavorato per Ferrari, Kiko e grandi gruppi immobiliari, e che dal 2019 si dichiara carbon neutral.

In città il suo nome è legato a due interni molto diversi. Il primo è Casa Morandi, la casa di via Fondazza dove il pittore visse e lavorò, allestita nel 2009 per il Comune con una teca in vetro che custodisce lo studio ricostruito, pannelli di vetro grafico retroilluminato e una parete in lamiera ossidata: un progetto che lascia parlare la stanza invece di sovrapporle un racconto. Il secondo è Design Club Collection, del 2020, un edificio del Seicento di circa duemila metri quadrati completamente ristrutturato e trasformato in appartamenti arredati con pezzi di Le Corbusier, Mollino, Castiglioni, Sottsass, Magistretti, Starck e Grcic, quasi una piccola storia del design abitabile.

Fuori città lo studio ha firmato il linguaggio dei Ferrari Store, costruito su quello che definisce un futurismo elegante, e gli uffici di Fiandre a Castellarano, raccontati da Dezeen nel 2024: duemilaquattrocento metri quadrati in un edificio del 1989, rivestiti da oltre cinquemila metri quadrati di lastre ceramiche usate come una pelle decorativa. Nel settembre 2026 ha curato in città Paesaggi Urbani, il progetto culturale presentato a Bologna Live Design nell’ex chiesa di San Mattia. Lo studio compare anche nella nostra selezione di architettura.

Atelier Avanzi

Si definisce un atelier di architettura d’interni, e la parola atelier non è casuale. Atelier Avanzi lavora sugli interni come su un abito su misura: materiali scelti uno per uno, arredi disegnati per lo spazio, atmosfere costruite con la luce e con la materia più che con gli oggetti. Il nuovo atelier dello studio si trova in via De’ Poeti, nel centro storico.

Lo si vede nei progetti più recenti, quasi sempre fotografati da Valentina Sommariva. In Simply, Attic una mansarda da cui si vedono le colline e la città diventa un luogo di quiete; in un guardaroba privato il colore intenso di un pouf riprende le venature violacee del marmo Calacatta Viola, mentre in Pinky la microresina incontra il marmo Giallo di Siena. Heritage Villa, progettata per una famiglia, ha avuto invece come filo conduttore il dialogo con il restauro delle decorazioni antiche della casa.

Il lavoro dell’atelier è stato pubblicato da AD Italia nel 2023 e l’anno successivo è arrivato su Marie Claire Maison e negli home tour di AD China. Lo studio compare anche nella nostra selezione di architettura: in questa sede interessa per la coerenza con cui ha fatto dell’interno il centro della propria ricerca.

Doodesign

Alla guida dei progetti di Doodesign c’è Marta Franceschini, un’interior designer che ha attraversato il mondo dell’arredo da tutti i lati: un diploma in arti applicate con indirizzo architettura d’interni, gli anni da Malaguti a Ferrara tra antiquariato, modernariato e tessuti, e dal 1996 la responsabilità dello showroom bolognese di Mobilia. Oggi lo studio, con showroom in via dal Luzzo, lavora con l’architetta Daniela Commendatore e tiene insieme progetto, selezione dei materiali e cantiere, con una predilezione dichiarata per il colore.

Casa S., completata nel 2023 con lo Studio Dall’Occa per l’architettura, è stata raccontata da The Plan nel numero 10 di Interior Design & Contract con un titolo che è già un programma, The Power of Color. Attorno a un soggiorno a doppia altezza, blu profondi, rossi da galleria e grigi caldi costruiscono una sequenza di stanze; un tavolo in pietra Jerusalem Blue con gambe in terracotta, poltrone in velluto acquamarina e la base della scala color corallo trasformano ogni ambiente in un quadro.

AD Italia ha pubblicato due progetti dello studio: nel 2023 una villa storica bolognese trasformata giocando con il colore, e nel 2026 un appartamento neoclassico a Palazzo Tubertini ripensato per una coppia con due figli. Interni ha raccontato invece la casa di un’esperta di cambiamenti climatici in un ex convento del centro, progettata da Commendatore con Doodesign in nome del riuso: travi di recupero, arredi di modernariato e pitture senza emissioni nocive.

CI MA studio

Fondato nel 2019 da Andrea Cippitelli e Maria Vittoria Campagna, CI MA studio lavora tra architettura, paesaggio e interni, con una particolare attenzione all’artigianato e alla scelta delle finiture. È uno degli studi più giovani della selezione e anche uno di quelli che hanno trovato più rapidamente un linguaggio riconoscibile, ironico e preciso insieme.

Il progetto più noto è la casa degli stessi architetti, Casa B.V., settanta metri quadrati su una pianta trapezoidale con una grande terrazza a L. Domus, che l’ha pubblicata nell’ottobre 2025, vi ha letto un sapore da industrial design con echi di Memphis: travi e pilastri in calcestruzzo lasciati a vista, terrazzo alla veneziana in cucina, un parquet di rovere trattato in modo diverso in ogni stanza, posato con intarsi scuri in soggiorno e con un disegno che ricorda il tatami nella camera padronale. Il rosso compare soltanto sugli elementi del riscaldamento, dai tubi a vista al radiatore fino a una lampada conica, e diventa così il filo che lega gli ambienti.

Casa B. CL, quarantasette metri quadrati vicino al Meloncello progettati per un giovane designer, porta la stessa misura sulla piccola scala: un doppio arco nel soggiorno, la cucina color mattone ricavata nel vecchio ingresso, una lavanderia azzurro polvere e un bagno di ispirazione mediterranea. Nel 2026 Casa B.V. è stata pubblicata anche da Cose di Casa e lo studio ha ricevuto il premio speciale Listone Giordano nell’ambito dei premi In/Architettura. Lo studio compare anche nella nostra selezione di architettura.

Pierluigi Molteni Architetti

Laureato a Firenze, formatosi accanto a Guido Canali, Pierluigi Molteni ha aperto il proprio studio a Bologna nel 1990 e oggi lo guida da via Santo Stefano. Alla professione affianca l’insegnamento, nel master in Advanced Design dell’Università di Bologna e nel corso di interior design dello IAAD, la partecipazione alla delegazione emiliano-romagnola dell’ADI e la direzione di Sou, una scuola di architettura per bambini.

Il suo progetto più personale è la casa studio in un palazzo antico del centro, raccontata da Cose di Casa nel settembre 2026: circa duecentosessanta metri quadrati che conservano il lucernario con i vetri colorati originali, il pavimento a scacchi dell’ingresso e le graniglie, con il soggiorno ricavato nel sottotetto e una cucina in laminato nero e acciaio sotto un soffitto nero. Le poltrone e la libreria di Angelo Mangiarotti, un radiofonografo dei fratelli Castiglioni, una poltrona di Ico Parisi e una lampada Costanza raccontano un architetto che si definisce senza esitazioni un collezionista.

Molteni lavora con la stessa cura anche sugli spazi pubblici e commerciali: ha firmato gli interni del reparto di maternità dell’Ospedale Sant’Orsola, pensati per rendere più umano un luogo di cura, eXtraBO, l’infopoint turistico della Città metropolitana, l’allestimento della mostra Giulio II e Raffaello alla Pinacoteca di Bologna e, per Ceramiche Keope, il restyling dello showroom di Casalgrande e gli stand al Cersaie.

MIROarchitetti

Valentina Cicognani, Giacomo Minelli e Riccardo Pedrazzoli si sono formati a Ferrara, con esperienze a Göteborg e a Santiago del Cile, e nel 2009 hanno fondato a Bologna MIROarchitetti. Lo studio lavora tra Italia, Cina e Medio Oriente, ma è negli appartamenti bolognesi che ha messo a punto un linguaggio fatto di volumi colorati inseriti dentro architetture storiche.

Casa Tre Prismi, pubblicata da Interni nel 2022, è il manifesto di questo approccio. In un piano nobile del centro, tre grandi volumi contenitori organizzano la casa di una giovane famiglia: uno verde pavone per cucina, ingresso e lavanderia, uno nero con l’interno rosa per la camera dei bambini, con soppalco e passaggio circolare, uno blu notte per la camera dei genitori. All’esterno sono antracite, e lasciano intatti i soffitti modanati originali. Interni li ha chiamati matrioske spaziali.

Nella casa dell’ora d’oro, novantotto metri quadrati su due livelli in un palazzo vicino a piazza Santo Stefano, microcemento rigato, piastrelle in ceramica e una palette di bianco, salvia e tortora trasformano la luce del tramonto in uno spettacolo domestico. Con Zigo-Zago, nel 2019, e Le Torri, nel 2024, lo studio ha lavorato invece negli edifici di Enzo Zacchiroli: nel secondo, un ex ufficio in via Zago, in un edificio del 1980, è diventato la casa di una giovane famiglia, tra laminati colorati, noce canaletto e gres azzurro. Nell’autunno 2025 lo studio ha presentato le palette di tre nuovi interni bolognesi, in via Marconi, in via Santo Stefano e in via Zannoni.

Federica Franchi Architetto

Architetta e lighting designer, con una passione dichiarata per il modernariato, Federica Franchi lavora tra lo studio di Molinella, nella pianura bolognese, e una sede a Cattolica. Il suo campo è ampio, dalla casa ai negozi e ai ristoranti, ma il filo comune è l’idea che ogni progetto vada concepito come un’opera unica, costruita attorno alla luce e agli oggetti.

Il progetto che l’ha fatta conoscere a un pubblico più ampio è Crūdo, il sushi e cocktail bar aperto a Bologna nel 2020 e raccontato da testate di settore come The Core e Contract Network. Sul fronte residenziale, AD Italia ha pubblicato una sua casa sui colli bolognesi, mentre Elle Decor ha raccontato il restauro di Villa Rubizzano, una villa barocca del territorio bolognese riportata a nuova vita.

Tra i progetti più recenti c’è la ristrutturazione di una casa brutalista, portata in una dimensione più contemporanea con materiali caldi, toni neutri, una luce studiata e arredi vintage iconici che dialogano con l’architettura originale. Nel retail lo studio ha disegnato spazi per Dondup e ha collaborato al nuovo showroom milanese di PT Torino e Dondup, inaugurato nel 2026.

Moltefacce

Il nome dice già molto. Moltefacce, con sede in via Avesella, nel centro storico, tiene insieme architettura d’interni, grafica, branding e progetto digitale, e porta questa attitudine multidisciplinare soprattutto nei locali, dove l’identità visiva e lo spazio devono parlare la stessa lingua.

Il Ristorante Benso, nel cuore della città, tra la Garisenda e l’Asinelli, è forse il progetto più rappresentativo: otto tavoli tra mattoni e travi a vista, marmo scuro, velluti e dettagli dorati, con lampadari in foglia oro che mettono in relazione, come scrive lo studio, il vecchio e il nuovo. Poco lontano, vicino al Mercato delle Erbe, il Rush Bistrot ha cambiato completamente carattere con intonaco grezzo, lamiera traforata al laser, corten e una boiserie verde oliva.

Il residenziale segue la stessa regola della misura. Casa MLG, circa centocinquanta metri quadrati sotto le torri, combina parquet di rovere, piastrelle tridimensionali in ceramica, una sospensione di Foscarini e un tavolo in vetro di Reflex in una palette di tortora e beige; Casa SM, settanta metri quadrati affacciati sul mare di Gabicce Monte, è stata pubblicata da Rifare Casa e da Progetti nel 2024. Tra i progetti presentati nel 2026 c’è anche una casa a Faenza.

Studio DOM

Fondato nel 2020 dall’incontro tra il geometra Arwin Saxena e l’architetta Laura Bortolotti, Studio DOM ha sede in viale Pietramellara, a due passi dalla stazione, e una seconda base a Quarto Inferiore. Lo studio si descrive come sartoriale e lavora soprattutto sulla casa, dalla ristrutturazione agli ultimi dettagli, con una squadra che parla italiano, inglese, francese, arabo e hindi: un dettaglio che racconta bene la Bologna internazionale di oggi.

Quinta Parete, del 2022, è un monolocale di ventidue metri quadrati in via Marsala, nel centro storico, progettato per una studentessa: un soppalco separa la zona giorno dalla zona notte, il parquet in rovere è posato a spina italiana e il soffitto decorato originale diventa, appunto, la quinta parete della casa. In Contemporary Gold, in via Marsili, due appartamenti uniti nel 2023 trovano un registro classico contemporaneo con boiserie in gesso, gres effetto marmo e lampade dorate.

Country House, a Bentivoglio, è invece un casolare con soffitti in legno scuro e pavimenti in cotto, dove lo studio ha scelto di non stravolgere e di lavorare soprattutto sulla luce, integrata e scenografica insieme. Il lavoro dello studio è stato raccontato anche dalla rivista Tile Italia.

D-Atelier Architetti

Alessia e Giulia, due architette, hanno fondato D-Atelier Architetti nel 2014 con un’idea precisa: progettare case da vivere più che case da guardare. Lo studio lavora a Bologna e online, accompagnando i clienti dalla prima consulenza fino al cantiere, e ha fatto della chiarezza nel racconto del progetto una parte del proprio metodo.

Il loro è un lavoro molto concreto, che parte quasi sempre dall’esistente. In un appartamento a Milano il punto di partenza sono stati gli arredi e i ricordi dei proprietari, attorno ai quali lo studio ha costruito nuove combinazioni di finiture, palette e tessuti; in una villa la cui architettura era già stata definita da un altro studio, D-Atelier è intervenuta sugli interni per dare carattere a una casa che funzionava già; in una stanza guardaroba e studio, l’armadio si stacca dalla parete e diventa il volume che organizza lo spazio.

Ricorre un’attenzione quasi didattica alle scelte che si fanno in cantiere: la luce da progettare prima, non dopo, i materiali da vedere dal vivo, l’abbinamento di legni e colori senza paura di osare. È un modo di lavorare che mette al centro chi abita, e che rende lo studio un interlocutore prezioso per chi affronta per la prima volta una ristrutturazione.

Interior design a Bologna: la casa come collezione

Guardando insieme questi dieci studi, la prima impressione è quella di una scena raccolta ma molto riconoscibile. C’è la Bologna dei progettisti affermati, che hanno attraversato il design italiano dagli anni di Memphis a oggi; c’è quella dello showroom e della decorazione, dove il progetto nasce dalla scelta di un tessuto o di una tinta; c’è una generazione nata dopo il 2010 che lavora su case piccole e budget reali, portando comunque i propri progetti sulle riviste; e ci sono i locali, che sotto le torri e lungo i portici raccontano una città capace di accogliere.

Eppure un tratto comune esiste, e riguarda il modo di accumulare. La casa di Molteni è dichiaratamente quella di un collezionista, gli appartamenti di Design Club sono una piccola antologia del design, i prismi di MIRO e i rossi di CI MA trasformano il colore in architettura, il soffitto decorato di Quinta Parete e le graniglie conservate diventano parte del progetto invece che sfondo. Morandi ha dipinto per decenni le stesse bottiglie nella stessa stanza di via Fondazza, cambiando ogni volta la luce e la distanza tra le cose. Il miglior interior design bolognese lavora allo stesso modo: pochi elementi, scelti con cura, variati all’infinito.

Forse è questa la lezione che la città offre al progetto d’interni italiano: in un momento in cui tutto spinge al rinnovo continuo, Bologna ricorda che una casa può crescere per sedimentazione, come una collezione o come un portico. La serie prosegue con gli interior designer a Torino, gli interior designer a Napoli e gli interior designer a Roma, mentre per uno sguardo d’insieme sui protagonisti nazionali rimandiamo alla nostra guida agli interior designer italiani più famosi. Gli studi che desiderano segnalare un progetto alla redazione o proporre una collaborazione possono farlo dalla pagina Pubblicità e collaborazioni.

Domande frequenti sugli interior designer a Bologna

Come scegliere un interior designer a Bologna?

Conviene partire dai progetti realizzati in contesti simili al proprio: intervenire in un appartamento di un palazzo del centro storico, in una palazzina degli anni Sessanta o in un casolare della pianura richiede competenze diverse. È utile chiedere chi seguirà le pratiche edilizie e i rapporti con gli enti, quali artigiani e imprese collaborano abitualmente con lo studio e come è articolato il compenso tra concept, progetto esecutivo, direzione lavori e selezione degli arredi. Se il professionista è architetto, l’iscrizione all’Albo si può verificare sul sito dell’Ordine degli Architetti di Bologna.

Che differenza c’è tra un architetto e un interior designer?

L’architetto è iscritto all’Ordine professionale e può firmare i titoli edilizi necessari per modificare la distribuzione o le strutture di un immobile. L’interior designer progetta lo spazio interno, gli arredi, i materiali, la luce e il colore, e quando l’intervento richiede pratiche edilizie lavora insieme a un tecnico abilitato, come spieghiamo nella nostra guida alla differenza tra architetto e interior designer. In Italia la professione è rappresentata da associazioni come AIPI, l’Associazione Italiana Professionisti Interior Designers, con cui Archi&Interiors ha una partnership editoriale. Molti degli studi di questa selezione riuniscono entrambe le competenze.

Serve un’autorizzazione per ristrutturare una casa nel centro storico di Bologna?

Dipende dall’immobile e dal tipo di intervento. Se l’edificio è sottoposto a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio, i lavori richiedono l’autorizzazione della Soprintendenza competente; in ogni caso le opere edilizie vanno comunicate al Comune con il titolo previsto, firmato da un tecnico abilitato. Nel centro storico di Bologna, dove molti palazzi sono vincolati e i portici fanno parte del sito UNESCO, l’esperienza dello studio nel dialogo con gli enti di tutela pesa quanto la qualità del progetto.

Quali studi bolognesi progettano ristoranti, bar e spazi dell’ospitalità?

Tra i nomi di questa selezione, Moltefacce ha firmato il Ristorante Benso e il Rush Bistrot nel centro storico e Federica Franchi il sushi e cocktail bar Crūdo, mentre Iosa Ghini Associati ha trasformato un edificio del Seicento negli appartamenti di Design Club Collection e lavora da anni con grandi marchi del retail. Per altri esempi recenti di interni dell’ospitalità, la nostra selezione dei migliori progetti di ristrutturazione hotel del 2026 offre un panorama più ampio.

Pubblicità e collaborazioni con Archi&Interiors

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