Dalle piazze ribassate del centro piacentiniano allo stadio che si apre al quartiere, 9 studi di architettura a Bergamo che lavorano tra Città Alta, valli e pianura, tra restauro, spazio pubblico e riuso.
Dalle piazze ribassate del centro piacentiniano allo stadio che si apre al quartiere, dalle case della Val Seriana agli spazi industriali tornati a vivere: 9 studi di architettura a Bergamo che lavorano tra Città Alta, valli e pianura, tra restauro, spazio pubblico e cultura del riuso.
Bergamo si capisce in sezione prima che in pianta. In alto c’è Città Alta, chiusa dentro le mura veneziane; ai suoi piedi la città bassa che si allarga verso la pianura; alle spalle le valli, la Seriana e la Brembana, con i loro borghi e i loro opifici. Dal 2017 le mura fanno parte delle Opere di difesa veneziane tra il XVI e il XVII secolo, un sito UNESCO transnazionale che l’Italia condivide con Croazia e Montenegro e che riunisce sei componenti: quella bergamasca, la città fortificata, si estende per circa centoventi ettari. È forse la prima lezione per chi guarda agli studi di architettura a Bergamo. Qui ogni progetto si misura con un dislivello, con un bastione da rispettare, con un sottosuolo da riportare alla luce.
Il Novecento ha aggiunto altri strati. Nella città bassa c’è il centro progettato da Marcello Piacentini, con le sue piazze e i suoi portici, che oggi è tornato al centro del dibattito con un grande intervento di riqualificazione. Negli anni Sessanta Bergamo ha vissuto una stagione che Domus ha definito leggendaria, quando architetti come Francesco Ginoulhiac, Giuseppe Gambirasio e Vito Sonzogni ne hanno modernizzato il volto. Negli stessi anni, tra il 1961 e il 1965, Pino Pizzigoni costruiva a Longuelo la chiesa di Maria Santissima Immacolata, con volte a paraboloide iperbolico in cemento armato spesse appena sei centimetri: una delle architetture religiose più sorprendenti del dopoguerra italiano.
Anche il presente ha i suoi segni forti. Alle porte della città, a Stezzano, il parco scientifico e tecnologico Kilometro Rosso è nato sull’ex area Brembo ed è riconoscibile per il muro rosso di Jean Nouvel, lungo un chilometro e alto dieci metri. L’ampliamento dell’Accademia Carrara firmato da Antonio Ravalli Architetti, completato nel 2024, ha vinto il Premio Italiano di Architettura 2025. E la GAMeC, la galleria d’arte moderna e contemporanea, si prepara a trasferirsi nell’ex Palazzetto dello Sport ridisegnato da C+S Architects, lo studio di cui abbiamo raccontato la scuola d’infanzia Arca di Noè ad Alzano Lombardo: con il cantiere avviato nel 2023, la superficie del museo passa da circa 2.200 a poco meno di 6.000 metri quadrati. Nel 2023, insieme a Brescia, Bergamo è stata Capitale italiana della cultura.
La scena contemporanea si muove su tre fronti. C’è il patrimonio, dalle sale dei palazzi storici alle torri medievali della provincia fino all’archeologia industriale delle valli, dove il progetto coincide quasi sempre con un restauro o con un cambio d’uso. C’è lo spazio pubblico, che negli ultimi anni ha trasformato piazze, lungolaghi e perfino lo stadio in luoghi da attraversare. E c’è la casa, dalle ville sulle colline alle residenze orizzontali della pianura, fino agli interni costruiti con le pietre e gli artigiani del territorio.
Questa selezione raccoglie 9 studi di architettura con sede a Bergamo o nella sua provincia. Non è una classifica e l’ordine non assegna posizioni di merito. È una lettura editoriale della scena bergamasca attraverso studi diversi per generazione, dimensione e campo d’azione: da quelli attivi dagli anni Novanta a quelli nati dopo il 2010, dalle grandi trasformazioni urbane agli interni, dalla città alle valli.
I criteri della selezione degli studi di architettura a Bergamo
Come per le altre città della serie, la selezione non segue il fatturato né la dimensione degli studi, ma la qualità e la continuità della ricerca progettuale. Sono stati considerati la presenza di progetti realizzati e documentati, la riconoscibilità del linguaggio, la capacità di lavorare sull’esistente e il contributo alla qualità dello spazio pubblico, in una città dove il rapporto con la storia è parte di ogni incarico.
La redazione ha tenuto conto anche della presenza nel dibattito di settore, attraverso pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali, premi, concorsi e una comunicazione costante del proprio lavoro. Abbiamo preferito una selezione più breve e più solida a un elenco lungo: Bergamo ha una scena raccolta, e nove studi bastano a raccontarne la varietà, dal restauro al design di prodotto. Alcuni hanno sede in città, altri in provincia, tra Albino, Vertova, Curno e Orio al Serio, perché a Bergamo il confine tra città e territorio è più sottile che altrove. Nessuno studio è entrato in questa lista a pagamento.
I migliori studi di architettura a Bergamo: 9 nomi da conoscere
CN10 Architetti
Nato a Bergamo nel 1967, Gianluca Gelmini si è laureato al Politecnico di Milano nel 1996, ha svolto il dottorato in Composizione architettonica allo IUAV e si è specializzato nel restauro dei monumenti. Ha insegnato al Politecnico, all’Università di Parma e all’Accademia di Mendrisio, ha scritto monografie su Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto e ha co-curato il catalogo Pino Pizzigoni. Sei sedie e un tavolo. Nel 2004 ha fondato CN10 Architetti, che oggi lavora tra viale Vittorio Emanuele II, a Bergamo, e Sotto il Monte Giovanni XXIII, occupandosi di progetto e restauro a scale diverse.
Il lavoro più visibile dello studio è la riqualificazione del centro piacentiniano, nata dal concorso vinto dal gruppo Flânerie guidato da Gelmini. Il cantiere è partito nel gennaio 2020 e si è concluso nel 2023; nell’estate del 2026 ArchDaily lo ha pubblicato con le fotografie di Giacomo Albo. Il gesto più forte è in piazza Dante: una piazza circolare ribassata, con una scala di circa tredici metri di diametro, porta di nuovo la luce nell’ex Albergo Diurno sotterraneo. Attorno al monumento a Donizetti è stata disegnata una vasca ellittica in cemento bianco, i percorsi sono in cubetti di porfido e una griglia metallica luminosa accoglie il mercato di largo Belotti. Il principio dichiarato era di non introdurre materiali nuovi, lavorando con calcestruzzo decorativo, acciaio spazzolato, ceppo e granito.
Il restauro resta il cuore della pratica. Nel 2017 lo studio ha firmato il nuovo allestimento della Sala delle Capriate nel Palazzo della Ragione, cinquecento metri quadrati nel cuore di Città Alta. A Villa d’Adda ha trasformato una torre medievale, la Torre del Borgo, nella biblioteca civica, con rampe e passerelle dalla struttura interamente in ferro, un progetto pubblicato dalla rivista tedesca Baumeister. Tra i cantieri più recenti c’è il restauro delle sale al piano nobile di Palazzo Furietti Carrara a Presezzo, del 2025.
De8 Architetti
Fondato nei primi anni Novanta a Milano da Mauro Piantelli, Carlo Vailati e Massimo Bressanelli, tutti laureati al Politecnico, con il partner Cristian Sangaletti, De8 Architetti si è poi spostato nella bergamasca e oggi ha sede a Orio al Serio. Il suo motto, architettura senza confini né di scala né tipologici, descrive bene un percorso che va dalle terme agli spazi per l’arte, dai lungolaghi agli stadi. Lo studio ha vinto con due progetti l’ottava edizione di Europan, a Bergamo e a Kemi, e nel 2011 ha ricevuto una nomination al Mies van der Rohe Award.
Il progetto che lo ha portato al grande pubblico è la trasformazione dello stadio dell’Atalanta, che oggi lo studio indica come New Balance Arena. Tra il 2020 e il 2025, con SCE Project, De8 ha ripensato su circa quarantanovemila metri quadrati l’impianto nato nel 1928, conservando le facciate storiche su viale Giulio Cesare. L’idea guida è il passaggio da confine a bordo: lo stadio smette di essere un recinto e diventa uno spazio urbano poroso e accessibile, con una piazza che Domus, nel 2024, indicava in oltre seimila metri quadrati. Il progetto è stato finalista al The Plan Award 2025 nella categoria Renovation ed è stato esposto al MAXXI di Roma nella mostra dedicata agli stadi.
In città lo studio ha firmato anche GRES Art 671, lo spazio per l’arte promosso da Fondazione Pesenti e Italmobiliare: tremila metri quadrati con un giardino di seicento disegnato insieme alla paesaggista Laura Gatti, una facciata metallica dorata e una rampa che rende omaggio alla funzione obliqua teorizzata da Claude Parent e Paul Virilio. Il progetto, scrive lo studio, si muove in direzione opposta alla tabula rasa. Sul lago d’Iseo, a Lovere, il lungolago Verso l’acqua, realizzato tra il 2012 e il 2015, ha aperto due piazze ribassate a pelo d’acqua, dove il lago, come spiegano i progettisti, si può toccare; a San Pellegrino Terme lo studio ha invece firmato le Terme Nuove, pensate come un monumento all’acqua.
Studio Capitanio Architetti
Nato nel 1976, laureato al Politecnico di Milano nel 2003, Remo Capitanio si è formato da Auer+Weber a Stoccarda e guida dal 2000 lo studio di via Montello, fondato inizialmente insieme ad Alberto Capitanio. Il suo campo d’elezione è lo spazio pubblico, con una particolare attenzione alla mobilità ciclabile, e il rapporto con la città è iniziato presto: nel 2004 lo studio ha vinto il primo premio nel concorso di idee per piazza dell’Accademia Carrara.
Piazza degli Alpini, realizzata tra il 2018 e il 2020 con OSA architettura e paesaggio, ha trasformato tredicimila metri quadrati in un grande spazio civico. Il calcestruzzo levigato e a vista è impastato con inerti delle cave orobiche, mentre una diagonale tracciata nella pavimentazione ricorda il percorso delle rogge Nuova e Morlana, oggi sepolte. Il progetto, fotografato da Stefano Tacchinardi, ha vinto il BIG SEE Architecture Award 2021. Nel 2022, vicino alla stazione ferroviaria, lo studio ha costruito la prima velostazione della città, centocinquanta metri quadrati in acciaio che di sera si illuminano.
Il lavoro si estende all’architettura per l’industria e agli interni. Per le Trafilerie Mazzoleni lo studio ha realizzato in circa otto mesi mille metri quadrati di uffici su due livelli, con una copertura in cassette di acciaio prefabbricate che Floornature ha indicato come la prima applicazione di questo tipo in Italia. La Pisoni Dental Clinic, del 2024, organizzata attorno a una hall a tutta altezza con una scala a spirale e portali in acciaio a vista, ha ricevuto il Grand Prix del BIG SEE Interior Design Award 2025. Il progetto più recente è il nido Un mondo di relazione a Romano di Lombardia, 845 metri quadrati completati nel 2025 e pubblicati da ArchDaily nel 2026.
Edoardo Milesi & Archos
Nato a Bergamo nel 1954, Edoardo Milesi si è laureato al Politecnico di Milano nel 1979 con Franca Helg, dopo aver iniziato gli studi allo IUAV. Accanto alla professione ha fondato la rivista ArtApp e, nel 2014, la Scuola Permanente dell’Abitare. Lo studio Archos ha sede a Fiobbio, frazione di Albino, all’imbocco della Val Seriana.
Il progetto che meglio riassume la sua ricerca è il Roccolo Abitato di Clusone, del 2017, che reinterpreta il roccolo, la tradizionale struttura per l’uccellagione delle valli, come un luogo pensato per sfuggire alla pressione del mondo urbano; nel 2020 ha ricevuto il German Design Award nella categoria Excellent Architecture. Casa Yakisugi, completata nel 2023 a Sorisole, sulle colline a nord della città, è una villa a pianta quadrata su un unico livello: un basamento in calcestruzzo a vista sostiene un volume prefabbricato in legno rivestito di larice carbonizzato con la tecnica giapponese shou sugi ban, mentre gli interni sono in betulla. Lo studio descrive l’involucro come una pelle vibrante, nera e cangiante.
Fuori dalla provincia, il Borgo Banditaccia a Magliano in Toscana, completato nel 2025 con pietra locale, mattoni di recupero e calcestruzzo colorato in pasta, ha ricevuto il Premio Rēgula 2025, il LIV Hospitality Design Award 2026 e, nello stesso anno, un riconoscimento al Premio Barbara Cappochin. Ma il legame con il territorio resta forte: a Lovere, sul lago d’Iseo, lo studio aveva già lavorato nel 1999 sul lungolago, un intervento premiato nel 2008.
Officina Magisafi
Officina Magisafi nasce nel 2012 dall’incontro tra l’architetta Debora Bordogni e il designer Claudio Acquaviva, che arriva dal cantiere e dal mestiere di imbianchino. Lo studio ha sede a Vertova, in Val Seriana, all’interno di un ex cotonificio, e lavora con una rete di una quindicina di fornitori e artigiani locali. Nel 2022, raccontandosi a Lampoon, Acquaviva ha indicato nella concretezza la forza dello studio. I progetti sono identificati da un codice, una D seguita da un numero, come le schede di un archivio.
D029, a Colzate, è il progetto che ha portato lo studio sulle riviste internazionali. Una casa degli anni Settanta, disabitata da circa quindici anni, è stata svuotata e ricomposta: il vecchio vano scala è diventato una doppia altezza attraversata da una capriata in acciaio disegnata su misura, il Ceppo di Gré riveste la facciata e parte degli interni, la cucina è in marmo grigio, la scala in basalto e il parquet in noce posato a spina. Una parete in rovere contiene cucina e servizi, mentre una parete porta su perno sostituisce i corridoi. Yellowtrace l’ha pubblicata nell’agosto 2023, con le fotografie di Alessandro Saletta.
D114, un appartamento raccontato da C41 Magazine nel gennaio 2024, parte invece dall’idea di super normalità di Jasper Morrison: oggetti e materiali scelti per durare, una semplicità che la rivista ha definito preziosa. Il resto del lavoro rimane in gran parte nella valle, da un centro benessere a Gazzaniga a un concept store a Fiorano al Serio, e dimostra come un territorio di provincia possa produrre un linguaggio riconoscibile anche fuori dall’Italia.
Marco Acerbis
Nato nel 1973, laureato al Politecnico di Milano, Marco Acerbis ha lavorato a Londra dal 1997 al 2004 con Foster + Partners, dove ha seguito tra l’altro un edificio di ricerca all’Imperial College e la Capital City Academy, prima di una breve esperienza con Mario Bellini e dell’apertura del suo studio in via Previtali, a Bergamo. Architettura, interni e prodotto convivono nella sua pratica con la stessa ossessione per il dettaglio.
Nel 2024 ha vinto il Compasso d’Oro ADI con MrX, il sistema ombreggiante in alluminio estruso disegnato per Talenti, di cui abbiamo raccontato la vittoria al Compasso d’Oro. La sua lampada Vertigo per Fontana Arte fa parte della collezione permanente del Vitra Design Museum, e negli ultimi anni il lavoro sul prodotto si è esteso all’alta fedeltà con Aeroline, il sistema di supporti hi-fi sviluppato con Bassocontinuo.
Il progetto architettonico più importante in città è il quartier generale di Santini Cycling, che tra il 2022 e l’inizio del 2023 si è trasferita da Lallio nell’ex sede della Perofil, disegnata nel 1960 da Giuseppe Gambirasio. Su un’area di ventiquattromila metri quadrati, con quattordicimila metri quadrati di verde, Acerbis ha rimosso i tramezzi per riportare in vista travi e pilastri in cemento armato, ha conservato le due scale elicoidali degli anni Sessanta dotandole di nuovi parapetti metallici curvi e ha aperto un nuovo lucernario centrale. Interni lo ha pubblicato nel novembre 2023, con le fotografie di Marco Introini: un esempio di come il modernismo bergamasco possa tornare a vivere senza perdere la propria identità.
Francesca Perani Enterprise
Fondato nel 2007 ad Albino, Francesca Perani Enterprise è lo studio di un’architetta che si è formata tra Italia, Belgio, Australia e Regno Unito e che insegna allo IED dal 2011 e all’Università di Bergamo dal 2014. Perani è anche tra le fondatrici di RebelArchitette, il collettivo che dal 2017 si batte per il timbro professionale al femminile, che nel 2018 ha raccolto 365 biografie di architette in un libro pensato per la Biennale e che nel 2021 ha avuto una sezione nel Padiglione Italia curato da Alessandro Melis. Per questo la troviamo anche nella nostra selezione delle donne del design italiane da seguire.
Il progetto più recente è Piazza Confindustria Bergamo, completata nel 2025 al Kilometro Rosso di Stezzano, accanto al muro rosso di Jean Nouvel. Su circa mille metri quadrati lo studio ha sollevato una piattaforma di 456 metri quadrati in legno composito riciclabile, riscaldata da serpentine radianti, con gradinate per novanta persone, una nuvola di vapore e tre alberi di liquidambar, con la consulenza paesaggistica di Sara Carrara. Lo studio la descrive come una superpiazza, una piazza sopra una piazza.
Il lavoro sulla piccola scala è altrettanto riconoscibile. Urban Cabin, del 2019, ha trasformato in un micro appartamento di venticinque metri quadrati un portico degli anni Cinquanta accanto a una villa del 1968 di Armen Manoukian, con pannelli in OSB, resina blu e uno schermo in metallo forato ispirato agli archi persiani: un tema, quello della trasformazione di spazi nati per altri usi, che abbiamo approfondito parlando di come trasformare un locale in abitazione. Il progetto è entrato nella selezione Top 9 Small Spaces di Dwell e ha vinto il BIG SEE Architecture Award 2020, premio che lo studio ha ricevuto di nuovo nel 2023 con ON-OFF, un negozio reversibile. In città Perani ha firmato anche Elav Kitchen & Beer, del 2018, con Marg studio.
OKAM Studio
OKAM Studio è nato nel 2014 da una tesi di laurea sull’area ex Tesmec di Curno, il comune alle porte di Bergamo dove ancora oggi ha sede. Lo hanno fondato Michele Bonetti, Luca Cerinza Pettreca, Emanuele Maria Munaretto e Claudio Rossi, che in pochi anni hanno ottenuto riconoscimenti come New Italian Blood nel 2017 e AAA Architetti Cercasi nel 2016. Per festeggiare i dieci anni di attività lo studio si è regalato una maglia sportiva prodotta da Santini, un dettaglio che dice molto del legame con il tessuto produttivo locale.
Il progetto che meglio rappresenta lo studio è Daste, nel quartiere di Celadina: un’ex centrale termoelettrica entrata in funzione nel 1927 e trasformata in un polo socioculturale di oltre tremila metri quadrati. Nel 2021, con lo Studio Daniele Fazio, OKAM ha seguito il progetto e la direzione lavori del bistrò, circa quattrocento metri quadrati a doppia altezza dove lampade fonoassorbenti e un bancone con una striscia luminosa di otto metri dialogano con la struttura industriale. Interni lo ha raccontato nel giugno 2021.
Accanto al riuso, lo studio lavora molto sulla casa e sul moderno del secondo dopoguerra. Villa B a Ponteranica, del 2022, è il recupero di una villa del 1972 progettata dall’architetto Alcaini, condotto rispettando la logica dell’impianto originale. Villa R è una residenza unifamiliare nella pianura bergamasca organizzata su un impianto orizzontale, mentre a Endine, in Val Cavallina, è in corso dal 2025 il recupero dell’ex Fabbrica di Coperte Pezzoli, con nuove coperture e nuovi solai e il restauro conservativo delle facciate.
Manzoni Architetti
Lo studio guidato da Giorgio e Mario Manzoni è attivo dal 1996 e lavora tra la sede di via Lochis, a Bergamo, e una seconda sede a Brescia. La sua caratteristica è l’ampiezza dello sguardo: nella squadra convivono un’interior designer, Valentina Cassader, e un’urbanista, Federica Bellini, e il lavoro passa dall’architettura al paesaggio, dalla pianificazione agli interni. Nel 2026 lo studio sta redigendo la variante generale al piano di governo del territorio di Costa Volpino.
L’elenco dei progetti racconta un lavoro diffuso su tutto il territorio. A Bergamo c’è la Scuola Primaria Donizetti iSchool, del 2017, progettata con Sandro Ravasio; a Zanica gli uffici e il capannone di Tubiplast, del 2020; a Curno un complesso commerciale e terziario, del 2022; a Calvenzano l’Aula Calvino, del 2023. Sul fronte residenziale lo studio ha firmato ville unifamiliari a Sotto il Monte e a Dalmine e, nel 2024, un appartamento in città che lo studio racconta come un’armonia costruita sul contrasto.
Architettura a Bergamo: una città che si progetta in sezione
Guardando insieme questi nove studi, la prima impressione è quella di una scena raccolta e molto legata al proprio territorio. Ci sono studi che lavorano sul patrimonio con la pazienza del restauratore, altri che hanno trasformato lo spazio pubblico della città, altri ancora che hanno costruito nelle valli un linguaggio capace di arrivare sulle riviste internazionali. E c’è un filo che li unisce al passato industriale della provincia, dalle fabbriche riconvertite di Acerbis e OKAM alle pietre e agli artigiani di Officina Magisafi.
Ma il tratto più bergamasco di tutti riguarda il modo di lavorare con i livelli. CN10 scava piazza Dante per riportare la luce nell’Albergo Diurno, De8 abbassa le piazze di Lovere fino all’acqua, Perani solleva una piazza sopra un’altra piazza, Magisafi apre una doppia altezza nel vecchio vano scala di una casa degli anni Settanta, OKAM abita la doppia altezza di una centrale elettrica, Acerbis restituisce alle scale elicoidali di Gambirasio il loro ruolo di protagoniste. In una città divisa tra alto e basso e collegata da una funicolare, il progetto nasce quasi sempre da un dislivello. La migliore architettura bergamasca lavora in sezione: scava, solleva, apre vuoti e porta la luce dove prima non arrivava.
È forse questa la lezione che Bergamo offre all’architettura italiana: in un territorio che non può più permettersi di consumare suolo, la qualità si trova spesso sotto e sopra ciò che esiste già. Per proseguire il viaggio, la serie dedicata agli studi italiani comprende gli studi di architettura a Milano, quelli di Venezia e di Torino, mentre per uno sguardo d’insieme rimandiamo alla nostra guida ai 10 studi di architettura più famosi in Italia. Gli studi che desiderano segnalare un progetto alla redazione o proporre una collaborazione possono farlo dalla pagina Pubblicità e collaborazioni.
Domande frequenti sugli studi di architettura a Bergamo
Come scegliere uno studio di architettura a Bergamo?
Conviene partire dai progetti realizzati in contesti simili al proprio: intervenire su un edificio di Città Alta, su una villa degli anni Sessanta, su un capannone da riconvertire o su una casa nelle valli richiede competenze diverse. È utile chiedere chi seguirà le pratiche edilizie e i rapporti con gli enti, con quali imprese e artigiani lo studio collabora abitualmente e come è articolato il compenso tra progetto preliminare, progetto esecutivo e direzione lavori. L’iscrizione all’Albo si può verificare sul sito dell’Ordine degli Architetti di Bergamo.
Serve un’autorizzazione per ristrutturare un edificio in Città Alta?
Dipende dall’immobile e dal tipo di intervento. Se l’edificio è sottoposto a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio, i lavori richiedono l’autorizzazione della Soprintendenza competente; in ogni caso le opere edilizie vanno comunicate al Comune con il titolo previsto, firmato da un tecnico abilitato. In Città Alta, dove molti edifici sono vincolati e le mura veneziane fanno parte di un sito UNESCO, l’esperienza dello studio nel dialogo con gli enti di tutela pesa quanto la qualità del progetto.
Quali architetture contemporanee vedere a Bergamo?
Un buon itinerario parte dal centro piacentiniano riqualificato da CN10 Architetti e prosegue verso piazza degli Alpini, ridisegnata da Studio Capitanio con OSA, e verso lo stadio trasformato da De8 Architetti, che ha firmato anche GRES Art 671. Ai piedi di Città Alta vale la visita all’ampliamento dell’Accademia Carrara di Antonio Ravalli Architetti, mentre a Celadina il Daste mostra come un’ex centrale termoelettrica possa diventare un luogo di cultura. Chi ama il Novecento non può mancare la chiesa di Longuelo di Pino Pizzigoni; chi ha più tempo può spingersi fino al Kilometro Rosso di Stezzano, con il muro di Jean Nouvel e la piazza di Francesca Perani.
Quali studi bergamaschi lavorano sul recupero di edifici esistenti?
Quasi tutti gli studi di questa selezione lavorano sull’esistente, con approcci diversi. CN10 Architetti è specializzato nel restauro di edifici storici, dal Palazzo della Ragione alla Torre del Borgo di Villa d’Adda; Marco Acerbis ha riportato in vita l’ex Perofil di Giuseppe Gambirasio per Santini; OKAM Studio ha lavorato sul Daste e su ville del secondo dopoguerra; Officina Magisafi ha trasformato case degli anni Settanta in Val Seriana; De8 Architetti ha costruito il nuovo stadio conservando le facciate storiche del 1928.

