Presentato a Orgatec 2026, il sistema modulare Session di Doshi Levien per Brunner usa 23 elementi riparabili per disegnare lavoro, incontro e privacy nello stesso spazio.

L’ufficio contemporaneo non sta diventando un salotto. Sta cercando, piuttosto, ragioni più convincenti per essere abitato. È questa la distinzione che rende interessante Session, il nuovo sistema modulare firmato da Doshi Levien per Brunner e presentato a Colonia durante Orgatec 2026, conclusa il 30 ottobre. La morbidezza domestica c’è, ma non è usata come decorazione consolatoria: diventa uno strumento per organizzare incontri, pause, concentrazione e lavoro informale senza irrigidire lo spazio.
Si tratta della prima collaborazione tra lo studio londinese fondato da Nipa Doshi e Jonathan Levien e l’azienda tedesca. Il progetto arriva in un momento in cui l’arredo per il lavoro è chiamato a risolvere una contraddizione concreta. Le persone chiedono comfort e possibilità di scelta; le aziende hanno bisogno di ambienti adattabili, durevoli e gestibili. Session prova a tenere insieme questi due livelli attraverso 23 elementi che possono essere separati, sostituiti e riparati, con rivestimenti rimovibili. Non un singolo divano, dunque, ma una grammatica aperta.
Il divano diventa una planimetria
La famiglia comprende poltrone, divani, moduli curvi, pouf, daybed e tavolini. Le configurazioni possono essere isolate, lineari oppure avvolgenti, così che lo stesso lessico formale serva a costruire una piccola area d’attesa, una conversazione a due o un paesaggio più esteso. L’elemento riconoscibile è un segno a L che sostiene e incornicia i volumi imbottiti: un dettaglio grafico, ma anche il dispositivo che permette di integrare superfici d’appoggio, vani e tavolette orientabili.
È qui che Session supera la categoria della seduta. I pannelli opzionali aumentano il grado di protezione visiva; i piani incorporati avvicinano il sistema a una postazione temporanea; curve e cambi di direzione separano attività diverse senza ricorrere a pareti. L’arredo assume così una funzione quasi edilizia, ma resta reversibile. In un progetto di interni, significa poter modificare la densità o il carattere di un’area intervenendo sui moduli anziché sul cantiere.
Per chi specifica prodotti contract, il confronto non è con la sola poltrona lounge. È con un insieme di microarchitetture che devono dialogare con tavoli operativi, sale riunioni e sedute da ufficio progettate per il lavoro prolungato. Session occupa lo spazio intermedio: quello delle attività che non richiedono una scrivania assegnata, ma neppure un ambiente puramente informale.
Morbidezza, con una logica contract
Doshi Levien lavora sul contrasto tra legno, pelle e tessuto per evitare che l’insieme diventi indistinto. La percezione è accogliente, ma il progetto mantiene una struttura leggibile: il basamento, il segno a L, i volumi imbottiti e gli accessori restano elementi autonomi. La separabilità delle parti e la possibilità di rimuovere i tessuti sono dati importanti perché portano la manutenzione dentro il disegno, invece di relegarla a problema successivo.
La promessa di riparabilità, tuttavia, va misurata sul capitolato. Durata delle forniture, disponibilità dei ricambi, modalità di sfoderamento, pulizia, reazione al fuoco e comportamento acustico sono le informazioni che trasformano un buon concetto in una scelta professionale. La presentazione pubblica chiarisce l’impostazione del sistema, ma non rende ancora disponibile l’intero quadro tecnico né il listino: un limite da considerare prima della prescrizione, non un dettaglio marginale.
Anche la privacy richiede precisione. Un pannello può ridurre le distrazioni visive e definire una soglia psicologica, ma non sostituisce un progetto acustico. Il valore di Session sta piuttosto nella possibilità di graduare l’apertura: configurazioni più esposte per lo scambio, altre più raccolte per una telefonata o un lavoro breve. È un modo di progettare per intensità diverse, non per funzioni rigidamente separate.
Dalle stanze alle relazioni
Il contesto di debutto aiuta a leggere il progetto. Orgatec 2026 ha riunito a Colonia oltre 550 espositori provenienti da 39 Paesi e più di 40.000 visitatori professionali. Il tema dell’edizione, “From rooms to relationships”, ha spostato l’attenzione dalla somma degli ambienti alle relazioni che quegli ambienti rendono possibili. Session traduce questo assunto in una scala ravvicinata: il modo in cui due persone si siedono, la distanza tra un gruppo e il passaggio, la possibilità di appoggiarsi per pochi minuti o fermarsi più a lungo.
L’ospitalità, ormai parola ricorrente nel workplace design, diventa utile solo quando produce conseguenze spaziali verificabili. Non basta aggiungere cuscini o luci calde. Servono soglie leggibili, scelta tra esposizione e raccoglimento, superfici realmente utilizzabili e componenti capaci di seguire il cambiamento. Da questo punto di vista, il messaggio di Session è meno stilistico di quanto sembri: suggerisce di specificare scene d’uso e durate, non soltanto categorie di prodotto.
Per progettisti e aziende, la domanda più fertile è quindi quale relazione debba sostenere ogni configurazione. Una curva può favorire la conversazione; una composizione lineare presidiare un corridoio largo; un daybed costruire una pausa più lunga; una tavoletta trasformare per mezz’ora una seduta in luogo di lavoro. L’ufficio ospitale non imita la casa: riconosce che lavorare comprende posture, tempi e gradi di socialità diversi. Session dà a questa varietà una forma coerente e, soprattutto, modificabile.


