Il giardino dell’Hirshhorn riapre: Hiroshi Sugimoto ricuce museo e National Mall

A Washington riapre il giardino di sculture dell’Hirshhorn dopo quattro anni di lavori. Il progetto di Hiroshi Sugimoto riattiva un passaggio dimenticato, moltiplica gli accessi e trasforma il paesaggio in infrastruttura museale.

A Washington riapre il giardino di sculture dell’Hirshhorn dopo quattro anni di lavori. Il progetto di Hiroshi Sugimoto non aggiunge soltanto verde e opere: riapre un passaggio dimenticato, moltiplica gli accessi e trasforma il paesaggio in una vera infrastruttura museale.

Il 31 ottobre riapre a Washington l’Hirshhorn Sculpture Garden, al termine di quattro anni di cantiere e di un processo progettuale iniziato nel 2019. È il più ampio intervento sul campus del museo dalla sua inaugurazione, nel 1974. Ma la misura del cambiamento non sta soltanto nei numeri — quasi sessanta opere all’aperto, cinque ingressi al posto di due, circa trentamila nuove piante — quanto nel modo in cui il giardino torna a tenere insieme edificio, collezione e città.

Il progetto è guidato dall’artista e architetto giapponese Hiroshi Sugimoto con il New Material Research Laboratory, fondato insieme a Tomoyuki Sakakida, in associazione con YUN Architecture. Quinn Evans è architect of record; il paesaggio è stato sviluppato con Eiko Tomura Landscape Architects e Rhodeside & Harwell. Una struttura corale per un’opera in cui architettura, arte e manutenzione non possono essere separate.

Un museo sotto il livello della città

Gordon Bunshaft, partner di SOM, aveva concepito il museo come un cilindro sospeso e il giardino come un recinto modernista scavato accanto al National Mall. Nel 1981 il paesaggista Lester Collins ne attenuò la severità introducendo ombra, sedute, vegetazione e una rampa. Alla fine degli anni Dieci, però, il degrado delle infrastrutture, i problemi di accessibilità e la necessità di esporre opere di scala diversa chiedevano un nuovo passaggio.

Sugimoto non ha trattato il giardino come uno sfondo da aggiornare. Ha lavorato sulle soglie. L’ingresso largo circa 18 metri verso il Mall è stato ripristinato; nuovi percorsi e rampe rendono leggibile il dislivello; soprattutto, riapre il collegamento sotterraneo sotto Jefferson Drive, chiuso dagli anni Ottanta. Rivestito da pareti curve in acciaio lucidato, il nuovo Passage of Reflectance trasforma un corridoio tecnico in un’esperienza di luce e movimento, eliminando la frattura tra piazza e giardino.

È una lezione utile per molti musei: prima di aggiungere superficie, vale la pena capire quali connessioni esistenti sono state perdute. Qui il recupero di un attraversamento cambia il funzionamento dell’intero campus più di quanto farebbe una semplice estensione.

La pietra costruisce stanze all’aperto

Nel giardino orientale, 950 tonnellate di pietra proveniente dal Massachusetts formano muri posati a secco. Non sono quinte decorative: definiscono gallerie più raccolte per i bronzi moderni e controllano distanza, fondale e sequenza. La scelta richiama la tecnica giapponese del nozurazumi, ma stabilisce anche un contrasto tattile con il cemento di Bunshaft.

Al centro, il bacino riflettente è stato ampliato e può diventare spazio per sedute e performance; una piattaforma ispirata al teatro Nō introduce un programma temporale nel paesaggio. A ovest, un prato flessibile accoglie commissioni monumentali e mostre a rotazione, inaugurate dalle tre grandi figure di Yoshitomo Nara. Le 57 nuove alberature e le specie prevalentemente native aumentano ombra e variazione stagionale, senza ridurre la vegetazione a una cornice neutra.

Il giardino funziona così come una serie di ambienti, ciascuno calibrato su opere, pubblico e durata. È un tema vicino a quello del giardino come progetto del tempo: ciò che si disegna oggi continuerà a cambiare, e la qualità dipenderà anche da cure, sostituzioni e capacità di assorbire nuovi usi.

Conservare significa anche scegliere che cosa cambiare

L’intervento non è stato privo di conflitto. Le prime versioni del progetto furono contestate dalla Cultural Landscape Foundation, che vedeva nei muri in pietra un’alterazione dell’intento modernista di Bunshaft e Collins. Dopo consultazioni pubbliche e confronti con la National Capital Planning Commission e la Commission of Fine Arts, il disegno è stato modificato e approvato nel 2022.

Questa storia rende la riapertura più interessante di una semplice operazione di restyling. Il progetto mostra che la conservazione di un paesaggio moderno non coincide con il congelamento di una sola fase storica. Richiede piuttosto di dichiarare quali tracce si mantengono, quali trasformazioni si accettano e quali prestazioni — accessibilità, ombra, flessibilità espositiva, resilienza — sono diventate indispensabili.

Secondo l’annuncio dello Smithsonian del 29 ottobre, il nuovo assetto porta quasi a sessanta le opere visibili nel giardino e nella piazza. The Art Newspaper colloca l’investimento in 68 milioni di dollari e ricostruisce il dibattito sul progetto; Archinect ne documenta la composizione tecnica e il rapporto con il più ampio rinnovamento del campus.

Per chi progetta musei e spazi pubblici, il punto è netto: il paesaggio non è il vuoto tra l’edificio e la strada. È il dispositivo che regola accessi, orientamento, clima, permanenza e possibilità future. All’Hirshhorn, la riapertura più importante è forse proprio quella di una relazione.

Immagine: le gallerie centrali e il bacino del nuovo Hirshhorn Sculpture Garden, con il Passage of Reflectance di Hiroshi Sugimoto. Foto Rick Coulby / Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, via Smithsonian Magazine.

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