Dall’esperienza di Erresei, attiva dal 1996 nel settore della luce, nasce Accento, brand Made in Italy che unisce ricerca tecnologica e design contemporaneo. La luce, qui, non è solo prestazione: è atmosfera, percezione, qualità cromatica.
Al centro c’è il comfort visivo, insieme a un controllo dell’intensità pensato per valorizzare spazi residenziali e progetti contract. A guidare questa visione è la filosofia Hu.Li – Human Lighting, che mette la persona e i suoi ritmi al centro del progetto.
In questa doppia intervista, Gianluca Raineri, CEO di Accento, e Roberta Bonaiti, founder di Masina Studio, raccontano come ingegnerizzazione e direzione artistica si incontrano, trasformando la tecnologia in una luce da vivere nel tempo.
Accento nasce dall’esperienza tecnica di Erresei, attiva dal 1996 nell’illuminazione architetturale.
Gianluca Raineri, quali elementi della cultura originaria – lavorazioni interne, precisione ingegneristica, attenzione al dettaglio – sono ancora oggi il vostro fondamento?
Tutte quelle citate sono fondamentali e presenti nella nostra quotidianità. La lavorazione interna per il controllo ossessivo nella cura dei particolari, la precisione ingegneristica per la ricerca della massima performance e l’attenzione al dettaglio come segno distintivo del Made in Italy. Tutto questo con l’obiettivo di realizzare e proporre al mercato prodotti unici per tecnologia e design.
Roberta Bonaiti, dal tuo punto di vista progettuale, cosa hai ereditato di quello spirito e come lo hai trasformato in linguaggio estetico?
Quando Gianluca Raineri mi ha chiamata per seguire la direzione artistica e la progettazione dei prodotti Accento, conoscevo già Erresei, nota nel settore dell’illuminazione per la grande capacità tecnica e l’attenzione ai dettagli.
Qualità talmente vive e radicate nel DNA aziendale che è stato un passaggio naturale anche per Accento. Ogni nuovo prodotto nasce innanzitutto da un’opportunità tecnica (un materiale, un nuovo modo di fare luce, etc.) intorno alla quale il progettista può sperimentare ed esprimersi. Accento mette in comunicazione il linguaggio tecnologico con quello simbolico dando vita a oggetti che vogliono essere compresi, fruiti e amati nel tempo.
La luce è diventata un linguaggio culturale dell’abitare.
Gianluca Raineri, qual è stato il momento in cui hai percepito che Accento poteva “spostare” la percezione della luce nel mercato?
Conosciamo a fondo il mercato dell’illuminazione grazie al continuo confronto con i suoi protagonisti, in particolare progettisti e aziende produttrici. Abbinato a questo va detto che la nostra storia nel mondo dell’illuminazione a LED parte da lontano con il primo brevetto registrato nel 2002. Per questo motivo già anni fa ci siamo resi conto che l’attenzione si stava spostando dalla quantità di luce alla qualità della stessa intesa come elevata resa cromatica, gestione e comfort visivo.
È da questa consapevolezza che è nato Accento, come progetto orientato a una luce più consapevole, pensata non solo per illuminare, ma per migliorare il benessere psicofisico di che ne usufruisce.
Roberta Bonaiti, cosa significa progettare una lampada che non è solo un oggetto, ma una narrazione visiva e sensoriale?
Creare una narrazione per me significa pensare al vissuto che quell’oggetto genererà.
Visivamente cerco di creare un segno che abbia una sua identità anche da spento e che evochi un immaginario.
A livello sensoriale, invece, lavoro molto sull’esperienza della luce. Una lampada non deve essere statica ma deve rispondere a chi la usa, per questo ritengo che l’interazione sia un fattore molto importante. Mi piace pensare a scenari sempre diversi dove che la luce possa essere modellata non solo dal design ma da chi la utilizza.

Hu.Li – Human Lighting è il cuore della vostra filosofia.
Gianluca Raineri, qual è la sfida più complessa per garantire comfort visivo senza compromessi tecnici?
La sfida più complessa per garantire il comfort visivo senza compromessi tecnici sta nella continua ricerca di componenti, materiali e soluzioni cogliendo l’evoluzione che in questi anni è avvenuta nel settore dell’illuminazione a LED.
Come nell’alta cucina, altra grande espressione del saper fare italiano, quello che cerchiamo è, oltre che scegliere i migliori “ingredienti”, assemblarli con la massima cura alla ricerca estetica del risultato.
Roberta Bonaiti, come si traduce il concetto di luce “umana” in forme, materiali, ombre, intensità?
Tradurre l’Human Lighting nel mio lavoro significa rimettere l’essere umano, con i suoi ritmi e le sue fragilità, al centro del progetto. Concetto che si concretizza nel processo creativo in forme gentili e non troppo invasive, materiali che interagiscono con la luce in modo morbido e dove l’ombra ha la stessa dignità della luce.
In fondo, tradurre l’Human Lighting, per me, significa trattare la luce come materiale vivo e lasciare che chi ne usufruisce abbia la libertà di gestirla e plasmarla.
La scelta dei LED Nichia è un tratto distintivo di Accento.
Gianluca Raineri, perché questa scelta “controcorrente” è diventata un pilastro strategico del brand?
Nichia, azienda giapponese inventrice del LED bianco, non è solo la più grande azienda al mondo del settore e l’unica ad avere internamente i 3 elementi essenziali costitutivi del LED e cioè il case, il die e i fosfori, ma è anche quella universalmente riconosciuta con la maggior qualità in assoluto dei propri prodotti.
Per questo motivo per Accento non vi poteva essere scelta diversa per garantire prestazioni e affidabilità delle proprie lampade.
Roberta Bonaiti, cosa permette di fare in termini di resa cromatica e qualità della luce, soprattutto per progetti decorativi?
Utilizzare LED di alta qualità è una scelta fondamentale non solo in termini tecnici ma anche di design perché trasforma la luce da semplice elemento funzionale a elemento di verità estetica.
In termini di resa cromatica e qualità si traduce in vantaggi reali nella fedeltà dei colori nello spazio (così come farebbe la luce del sole), nella purezza di una luce bianca e nell’assenza di sfarfallio garantita da un’elettronica eccellente che la accompagna.
La scelta del LED diventa quindi molto importante se si vuole ottenere una luce che non sia solo performante ma anche rispettosa dei materiali che va ad illuminare, garantendo così un ottimo comfort visivo.
Le vostre collezioni – Pivò, Pivò Plus, Plissé, Oì Circle Shades – hanno identità molto diverse. Gianluca Raineri, qual è stato il rischio o la scommessa più grande nel lancio di una di queste collezioni?
Più che di un rischio legato alla singola collezione, parlerei di una scommessa condivisa che accompagna Accento fin dall’inizio: abbiamo voluto puntare alla realizzazione di apparecchi che fossero unici per prestazioni e qualità della luce e con Masina Studio abbiamo scelto di privilegiare un dialogo progettuale profondo, in cui forma e prestazioni si bilanciano in modo naturale, senza compromessi.
La scommessa è stata quindi su due fronti: su quello della progettazione e della realizzazione del prodotto, mi sentirei di dire questa ampiamente vinta, e sul fronte commerciale dove stiamo gradualmente guadagnando il consenso e la fiducia del mercato, soprattutto nel segmento medio-alto e nei mercati internazionali, dove il focus è concentrato esclusivamente sul valore del prodotto.
Roberta Bonaiti, c’è un retroscena progettuale – un errore trasformato in valore, un’intuizione improvvisa, un dettaglio nascosto – che puoi raccontarci?

Con Pivò, la prima collezione di Accento, volevamo creare una lampada capace di una rotazione completa, ma volevamo concentrare tutta la complessa meccanica del movimento in uno snodo di soli 4 centimetri di diametro. In un volume così ridotto, dovevamo far convivere la fluidità del gesto, la stabilità della posizione e il passaggio della tecnologia LED di alta qualità.
Ci siamo resi conto che i metodi di produzione tradizionali non ci avrebbero mai permesso di raggiungere quel livello di miniaturizzazione e precisione millimetrica. È qui che è nata l’intuizione: abbiamo abbandonato i percorsi già battuti per avvicinarci alla stampa 3D Multi Jet Fusion (MJF), che nel tempo è diventata una delle qualità distintive di Accento.
Il dialogo tra ingegnerizzazione e design è centrale nel vostro metodo.
Gianluca Raineri, come gestisci l’equilibrio tra produzione, sostenibilità, qualità e direzione estetica?
Il nostro metodo si basa, nel rispetto dei ruoli, sulla stretta collaborazione tra azienda e designer. Compito di Accento è quello di inventare e prototipare un elemento tecnico unico sul mercato come performance illuminotecniche e dimensionali, che rappresenta il “mattoncino” su cui Masina Studio può lavorare per sviluppare un apparecchio ricercando il connubio tra prestazioni, funzionalità e design.
Questa è la nostra ricetta, in cui i principi ESG sono un riferimento concreto e trasversale: dall’ingegnerizzazione orientata all’efficienza e alla durabilità dei prodotti, alla scelta di processi produttivi e fornitori responsabili, fino a una progettazione che privilegia modularità, riparabilità e uso consapevole delle risorse. La sostenibilità per noi non è un vincolo formale, ma un criterio progettuale che guida ogni decisione, tecnica ed estetica.
Roberta Bonaiti, qual è il punto esatto in cui la poetica della luce incontra le esigenze tecniche e diventa “Accento”?
Il dialogo tra ingegnerizzazione e design non è mai un compromesso ma il cuore pulsante nel metodo Accento. Il punto esatto in cui queste due anime si incontrano è quel momento in cui la complessità tecnica scompare per lasciare spazio all’emozione della luce.
Mi piace pensare che chi accende una lampada Accento non pensi alla tecnologia che c’è dentro (e vi assicuro che ce n’è tanta), ma senta immediatamente che quella luce è ‘giusta’.
Prototipazione fisica, nonostante il 3D, è ancora fondamentale.
Gianluca Raineri, perché continuate a investire nella materia, nella prova reale, nella luce concreta?
Nonostante una lunga esperienza alle spalle e un know-how maturato sviluppando soluzioni negli ambiti più disparati, situazioni che permettono il raggiungimento del risultato in tempi più brevi, è fondamentale ricorrere alla prototipazione fisica in particolare nell’ambito dell’illuminazione.
Anche se può sembrare strano vi sono contesti illuminotecnici nei quali nemmeno i computer e i software più evoluti sono in grado di fornire previsioni realistiche o con precisione accettabile quello che sarà il risultato. Per questo è fondamentale investire in ricerca e sperimentazione testando fisicamente i prototipi e il comportamento della luce prima di giungere all’industrializzazione del prodotto.
Roberta Bonaiti, qual è il momento in cui capisci che un progetto “funziona”: bozzetto, modello, primo prototipo o test luminoso?
Niente di tutto ciò. Capisco che un progetto ‘funziona’ quando, presentando i miei bozzetti a Gianluca, vedo che la sua espressione cambia e scatta la scintilla. In lui riconosco la grande capacità di capire fin da subito le potenzialità e la fattibilità di un progetto che, oltre ad essere molto rassicurante a livello psico-emotivo, ha anche dei risvolti pratici impattando in maniera positiva sul processo di sviluppo di un prodotto. Non è un caso che ad oggi, ogni concept validato sia stato sviluppato e messo sul mercato.
L’interno e il contract richiedono oggi performance molto diverse.
Gianluca Raineri, come risponde Accento alla domanda di ospitalità ibrida – hotellerie, retail evoluto, residenze flessibili?
Quelli indicati rappresentano esattamente il target di Accento in quanto le sue collezioni offrono una libertà di orientamento totale, permettendo di modellare l’illuminazione con accuratezza, seguendo l’architettura e le necessità del momento. Bastano un gesto per cambiare direzione e un tocco per regolare l’intensità, trasformando ogni ambiente in un equilibrio perfetto tra forma e percezione.
Lo scopo delle lampade Accento è infatti quello di far diventare la luce materia viva, capace di esaltare i dettagli e plasmare le superfici.
Roberta Bonaiti, progettualmente cosa cambia tra una lampada pensata per un living domestico e una per un boutique hotel?
Ovviamente in questi contesti così diversi cambia molto il rapporto tra individuo e spazio ma per me, in entrambi i casi, l’obiettivo rimane lo stesso: che sia la camera di un hotel a Berna o il salotto di una casa a Milano, la lampada deve far sentire l’ospite o il proprietario al centro di un’atmosfera pensata apposta per lui. È quello che chiamo il ‘comfort della luce‘.
Identità di brand e visione creativa lavorano insieme.
Gianluca Raineri, come guidi una direzione che deve essere coerente, riconoscibile, ma allo stesso tempo aperta all’innovazione?
Con Masina Studio è stato facile trovare questo compromesso in quanto la tecnica e l’innovazione sono nel DNA di Accento e Roberta è stata capace di cogliere quest’anima identitaria e di modellarla sia nello sviluppo delle lampade, ma anche nella comunicazione del brand, dove tutti riconoscono anche la coerenza che ci ha contraddistinto sino a qui, come sarà anche per il futuro.
Il “fil rouge” del brand e dei prodotti si declina in 3 elementi che sono l’essenzialità e la semplicità delle forme, il comfort visivo e infine l’anima tecnologica che consente una gestione smart e intuitiva della luce.
Roberta Bonaiti, qual è la libertà più grande e quale la responsabilità maggiore nell’essere Art Director?

Nel mio lavoro da Art Director sento innanzitutto di avere un grandissimo senso di responsabilità verso l’azienda e le persone che ci lavorano, ancor prima delle idee.
Quando Gianluca mi ha chiamata a collaborare, la libertà più preziosa è stata quella di poter partire da un foglio bianco: poter definire un’estetica coerente, poter trasformare un’intuizione in un brand distintivo e dare vita a oggetti che lo incarnino.
Con il mio lavoro ho la possibilità di costruire un intero immaginario intorno al brand. Ho la libertà di decidere quale emozione deve suscitare un catalogo, quale ritmo deve avere un video o quale ‘tono di voce’ debba usare il brand per parlare al mondo.
In un mondo saturo di stimoli visivi, però, la responsabilità che avverto maggiormente è la necessità di proteggere l’integrità di Accento: ogni immagine, ogni stand, ogni scelta grafica deve rifletterne l’identità. Se la narrazione tradisce la realtà del prodotto, o se l’immagine è slegata dalla qualità tecnica, il brand perde credibilità. Essere Art Director significa quindi essere il garante di questo equilibrio: la promessa visiva che facciamo deve sempre corrispondere al prodotto che si offre.
Se doveste scegliere un solo prodotto “iconico” o un progetto che rappresenta davvero Accento.
Gianluca Raineri, quale prodotto incarna la vostra visione della luce come tecnologia invisibile e comfort quotidiano?
Mi risulta difficile individuare un singolo prodotto, ma, cercando di arrivare al fulcro dell’identità di Accento, mi verrebbe naturale parlare di due creazioni che incarnano la nostra visione, pur avendo avuto un percorso diverso: Pivò, in particolare la versione da tavolo e da terra, e Plissé.
La prima per l’assoluta essenzialità e orientabilità e la seconda per l’estetica unica tra le lampade da tavolo, tanto che è stato anche registrato un design a livello europeo. Entrambe sono state peraltro vincitrici del premio Archiproducts Design Award, a conferma del loro valore.


Roberta Bonaiti, potresti condividere con noi un bozzetto, uno studio, una ricerca formale che racconti come nasce una vostra lampada?
Plissè, l’ultima lampada sviluppata per Accento, è nata dalla volontà di creare una lampada dove la fonte luminosa fosse il nostro punto di partenza: una luce che c’è ma non si vede. Da subito ho pensato alla Cappella di Ronchamp di Le Corbusier, alle pieghe di un kirigami e al gioco di luci e ombre che ne scaturisce. Il risultato: una forma sospesa tra tradizione e tecnica, una luce performante e poetica.


Internazionalizzazione: i mercati della luce sono cambiati.
Gianluca Raineri, dove cresce oggi la domanda di illuminazione contemporanea Made in Italy?
Accento sin dalla sua origine ha riscontrato molto interesse soprattutto all’estero, sia in Europa, ma anche in altri continenti. Allo stato attuale il maggior riscontro per quanto ci riguarda arriva paesi vicini come Svizzera ed Austria, oltre che dal nord ed est Europa.
Recentemente abbiamo intrapreso progetti anche negli Emirati Arabi particolarmente affascinati dal Made in Italy e nei quali è previsto uno sviluppo significativo.
Roberta Bonaiti, quali differenze culturali percepisci nel modo di “guardare” e vivere la luce?
Il modo di vivere la luce è sicuramente un fatto culturale, che riguarda le persone e le loro abitudini.
La mia sfida è creare un linguaggio che sia rispettoso quanto più possibile di queste differenze. Che sia per un cottage svedese o un attico a Dubai, il mio obiettivo e che la luce si adatti ai diversi rituali culturali, portando sempre con sé l’identità di Accento.
Immaginiamo di essere nel 2035.
Gianluca Raineri, cosa resterà irrinunciabile nel DNA di Accento?
Il vantaggio di Accento è una lunga esperienza riversata in una nuova e fresca visione del mondo della luce non condizionata da passati retaggi identitari. Questo ha fatto sì che sin dalla nascita vi sia stato un orientamento a quelli che sono, e saranno, i futuri trend del mondo dell’illuminazione legati, oltre che al design, al benessere della persona e all’interazione domotica.
Per questo sono certo che Accento saprà cogliere tutte le innovazioni che ci aspettano mantenendo inalterati questi aspetti caratterizzanti.
Roberta Bonaiti, quale rivoluzione – estetica, tecnologica o tipologica – vorresti portare nel mondo dell’illuminazione?
Di qualunque rivoluzione si tratti, voglio solo pensare che possa essere silenziosa e gentile.
Leave a commentForse la vera rivoluzione, oggi, non è una luce che si impone: è una luce che ascolta. Una presenza precisa ma non invadente, capace di rispettare i ritmi, restituire verità ai materiali, e lasciare spazio all’ombra — come parte della stessa grammatica. Se Accento ha un “futuro” riconoscibile, è qui: in una tecnologia che sa farsi silenziosa, e in un design che non chiede attenzione, ma la merita nel tempo.







