Intervista a Maurizio Peregalli, CEO di ZEUS: il minimalismo che non è mai banale, nel segno della materia

Intervista a Maurizio Peregalli, CEO di ZEUS: il minimalismo che non è mai banale, nel segno della materia

Milano, 1984: mentre il postmodernismo si fa spesso “rumoroso”, ZEUS sceglie la sottrazione. Nasce come gruppo di amici con la voglia ed il piacere di scambiare esperienze nel settore del design, della moda e dell’arte, con il fine di condividere le proprie idee, contaminandosi a vicenda, e prende subito una posizione chiara: poche forme, nessuna concessione al superfluo, un segno nero quasi grafico che non insegue il tempo ma lo attraversa.

A rendere più nitida questa traiettoria c’è anche una scuola decisiva: l’incontro con Giorgio Armani, che affina la capacità di sintesi e la ricerca sui materiali. Da lì, l’idea si fa metodo: non partire necessariamente da un disegno, ma dalle possibilità concrete della materia e di chi la lavora – piega, saldatura, trattamenti manuali – fino a ottenere oggetti essenziali senza mai scivolare nel banale.

È così che i primi pezzi si chiamano Tavolo, Sedia, Panca: non minimalismo come stile, ma come presa di responsabilità. Archetipi pensati per non dipendere dai trend, costruiti con materiali industriali “spostati” di significato – linoleum, gomme tecniche, profili estrusi – e tenuti insieme da un rigore che oggi si riconosce a colpo d’occhio: proporzioni nette, luce sul metallo, saldature fatte a mano, e quella coerenza rara di chi preferisce durare piuttosto che piacere subito.

ZEUS nasce come “gruppo” prima ancora che come azienda: amicizie, contaminazioni tra design, moda e arte, e una presa di posizione netta rispetto al postmodernismo più “rumoroso”. Guardando a quel 1984, qual è stata la scintilla che ha dato avvio al progetto? E, soprattutto, che cosa volevate sottrarre al linguaggio del design di allora – o restituire al progetto – in termini di essenzialità, rigore e rapporto con la materia?

tavolino slim irony in metallo design
Slim Irony Sideboard

La prima SEDIA ed il primo TAVOLO sono nati da uno stimolo interiore, qualcosa mi girava nella testa, un bisogno di coagulare il mio istinto, scoprire materiali, metterli insieme, sovrapporli e farli convivere in forme che esprimessero un mio rigore nato in parte da letture e immagini di cultura orientale, ma soprattutto da una educazione all’ essenza delle cose nata e cresciuta in un contesto di paese dove la semplicità convive e domina con la funzione sia per economia che per tradizione.

“Archetipo” come programma: chiamare i primi pezzi Sedia, Tavolo, Panca è una scelta di linguaggio – semplice solo in apparenza, in realtà molto coraggiosa. Perché quel lessico essenziale? Che cosa voleva affermare, e che tipo di rapporto con l’oggetto e con l’abitare intendeva fissare fin dall’inizio?

I primi pezzi, siamo nel 1984, si chiamano TAVOLO, SEDIA, quindi già nel nome sottolineano il concetto di archetipo, di oggetto di riferimento da cui partire. Il segno nero, quasi grafico, volutamente privo di colore, assume valore di essenzialità; erano prodotti che non dovevano seguire i trend, dovevano rimanere nel tempo, e così è stato, prodotti iconici. La prima collezione è espressione di quello che avevo dentro senza i limiti dettati dalle richieste del mercato o dai commerciali. Il termine di riferimento del mio bagaglio di esperienze e del progetto ZEUS è frutto della mia esperienza maturata in anni di lavoro a contatto diretto con la materia e con coloro che la lavorano.

Quali elementi rendono un oggetto ZEUS riconoscibile a colpo d’occhio – proporzioni, ritmo, “segno”, modo in cui il metallo prende luce – e quali scelte non negozia mai, anche quando cambiano gusti, mercati e stagioni?

Il design pulito, minimale, e sicuramente le saldature fatte mano sono il tratto distintivo che salta subito all’occhio guardando un prodotto ZEUS. Tutti i nostri prodotti sono ideati senza seguire i trend del momento, e la scelta di materiali di qualità non è mai in discussione.

sedie slim sissi in metallo design
Slim Sissi Chairs

Archetipo, Irony (Slim/Big/Easy), Tristano, Slim Sissi: qual è il filo conduttore che unisce le famiglie e che cosa cambia davvero tra loro in termini di processo produttivo, complessità, possibilità di customizzazione e controllo qualità?

Un aspetto importante è la capacità di sintesi, la capacità di raccogliere, fermare e riprendere immagini, sensazioni, visioni vissute e viste per trasporle nello sviluppo del momento progettuale e dell’oggetto nascente.

La mia convinzione sulla capacità di sintesi porta alla caratteristica dei miei oggetti, ovvero l’essenzialità. Il rifiuto del decorativismo e del superfluo nasce da un bisogno interiore di cose semplici e sentimenti primari che sono espressione di una grande passione che ci accompagna da più di quaranta anni.

Essendo noi produttori, abbiamo più manovrabilità nella customizzazione: possiamo scegliere come muoverci nei materiali e nelle finiture, e soprattutto possiamo customizzare anche per piccole quantità.

Nella vostra produzione dichiarate una matrice industriale “fortemente artigianale”, con piega, saldatura e trattamenti svolti a mano, e una preferenza per finiture che lasciano parlare la materia. In quale punto, per Lei, la mano diventa un valore progettuale – e non un semplice attributo narrativo?

mobile tv easy irony e tavolini bassi in metallo
Easy Irony TV and Low Tables

È il progetto che tiene conto delle capacità produttive. I materiali sono materiali industriali, di facile reperibilità e di basso costo, stravolgono l’uso per il quale sono stati originariamente pensati. Il linoleum per pavimenti viene utilizzato per rivestire tavoli, la gomma millepunte Pirelli dei tappetini delle autovetture diventa seduta delle sedie, i manicotti in estruso di gomma diventano braccioli e schienali. La costruzione è il risultato di piegature, saldature. Sono tutti prodotti fatti a mano, unici. E questo rimane ancora la caratteristica che ci contraddistingue.

Esiste una soglia oltre la quale il minimalismo smette di essere essenziale e diventa sterile? Come la riconosce – e come la evita nella costruzione delle forme e nella scelta dei materiali?

Non mi è capitato di fare qualcosa di banale, perché c’è sempre un pensiero dietro ogni prodotto.

Big Brother collection

Lo showroom, fin dagli anni ’80, diventa per ZEUS un luogo di esposizione, comunicazione e incontro: un dispositivo culturale, non solo commerciale. Che responsabilità sente oggi, nel 2026, verso quella dimensione “editoriale” del brand – e come si traduce in scelte concrete?

showroom di arredi design in metallo Zeus

Il nostro showroom ha sempre ricoperto un ruolo importante. Zeus nel 1984 è stato il precursore del Fuorisalone organizzando, all’interno dei propri spazi di via Vigevano, presentazioni condivise e mostre: potevamo così esprimere interamente la nostra identità, non riducendola allo spazio di uno stand in Fiera – pensiero che rimane tuttora!

È in occasione del Salone del Mobile 1984 che organizzammo la prima vera festa, dove venne presentata la prima collezione dei prodotti archetipo.

Questa – successivamente chiamata ALL NIGHT LONG PARTY, con musica e buffet grandiosi dove tutta la città partecipava all’evento – e le successive memorabili feste sono state per ZEUS momenti di apertura e scambio; le presentazioni come gruppo allargato, in occasione del Salone, ebbero un forte impatto nei confronti dei media.

Nel 1988 ebbi l’intuizione di chiedere lo spazio dismesso all’Ansaldo, che venne ottenuto a titolo gratuito, dove allestire la consueta presentazione annuale: tra le locomotive inutilizzate, organizzammo una mostra e una tavola rotonda in cui si discusse sul design contemporaneo.

Da 30 anni il nostro show-room è in Corso San Gottardo, un garage anni ’50 di circa 1000 mq dove presentiamo i nostri prodotti ed ospitiamo altri brand di settori diversi come luci e tappeti.

Nel mondo hospitality il progetto è fatto di atmosfera ma anche di uso continuo: lobby, camere, ristoranti, aree lounge. Quali sono gli interventi in cui ZEUS ha espresso al meglio la propria identità in questo settore? Se Le va, ci racconti uno o due progetti particolarmente riusciti (anche senza citare il cliente), spiegando quale era l’esperienza da costruire e come avete tradotto quella richiesta in scelte di materia, finiture e dettaglio.

ristorante bombardate biennale di venezia allestimento

Uno dei progetti più importanti che mi preme ricordare è quello realizzato alla Biennale di Venezia, nello specifico nel ristorante Le Bombarde. Tavoli con piano in legno antico, le sedie GINGER e la libreria EASY IRONY, prodotti Zeus customizzati in base all’ambiente circostante e coerenti con il mood del posto.

Nel mondo moda e retail avete collaborato con realtà come Giorgio Armani, Replay, Furla e Giglio Palermo, progettando e realizzando boutique in Italia e all’estero. Che cosa cambia, per ZEUS, quando il progetto deve tradurre un’identità di marca in spazio – e non solo “arredare” un interno? Se Le va, ci racconti uno o due interventi particolarmente significativi (anche senza entrare nei dettagli riservati), spiegando quale era la richiesta iniziale e come l’avete trasformata in scelte di materia, proporzioni, finiture e durata.

L’incontro e la collaborazione con Giorgio Armani sono stati fondamentali nell’acquisizione della mia capacità di sintesi e nella ricerca di materiali. Il progetto e la realizzazione di svariati negozi Emporio Armani in Italia ed all’estero sono la base su cui nasce la prima collezione ZEUS. È chiaro che l’identità del marchio con cui lavoro rimane sempre, però si fonde con la nostra capacità produttiva, specialmente nella lavorazione del metallo e nell’uso materiali industriali.

Quando un committente o un progettista chiede personalizzazioni, quali parametri considera realmente progettuali (dimensioni, spessori, tolleranze, sistemi di fissaggio, finiture, resistenze, tempi) e quali richieste, invece, tende a scoraggiare perché rischiano di snaturare l’oggetto o di comprometterne la durata?

Ci sono progetti che non accettiamo perché non corrispondono alla nostra identità produttiva, per esempio quando ci viene richiesto utilizzare materiali con i quali non lavoriamo.

Guardando al catalogo: quali sono oggi i prodotti più rappresentativi di ZEUS – e perché proprio quelli raccontano meglio la vostra idea di forma, funzione e materia? (Se possibile: un “Archetipo”, un “Irony” e un pezzo particolarmente significativo per il mondo contract.)

collezione archetipo arredi in metallo contemporanei
Collezione Archetipo

Sicuramente la collezione Archetipo progettata nel 1984, iconica e ancora adesso di punta, e poi le collezioni SLIM IRONY (molto richiesta in ambito contract,) EASY IRONY e BIG IRONY.

Lei ha spesso dichiarato di non partire necessariamente da un disegno, ma dalle potenzialità del materiale. Ci racconta come nasce, davvero, un pezzo: qual è l’innesco – una superficie, un trattamento, un vincolo di produzione, un costo-obiettivo, un gesto? E in quale momento “capisce” che la forma è quella giusta?

La manualità ed il rapporto diretto con gli artigiani sono da sempre un mio bisogno istintivo ed un piacere. Bisogno di avere un rapporto diretto con le cose per poter esprimere la mia opinione estetica e funzionale. Il mio approccio non è solo creativo dal nulla, quanto di modificazione secondo la mia esperienza. Non invenzione, ma filtro e precisa cura dei dettagli che determinano la sostanziale differenza tra il minimalismo puro ed il segno banale. Un aspetto importante è la capacità di sintesi, la capacità di raccogliere, fermare e riprendere immagini, sensazioni, visioni vissute e viste per trasporle nello sviluppo del momento progettuale e dell’oggetto nascente.

Se disponibili: avete schizzi, appunti, prototipi o immagini d’archivio che possano raccontare la genesi di un prodotto – il passaggio in cui la materia “decide” la forma? Vi andrebbe di condividere uno o due materiali con la redazione?

bozzetto poltroncina design linee essenziali bozzetto ciripa seduta design concept bozzetto xxlight sedie design minimale

Parlate di ciclo di vita dei materiali e di metallo come materia riciclabile: senza slogan, quali scelte concrete adottate oggi (materiali, processi, durabilità, riparabilità, finiture) e quale obiettivo desiderate rendere più misurabile tra 2026 e 2027?

Il nostro punto di forza è quello di essere autoproduttori; utilizziamo materiali riciclabili, abbiamo da sempre puntato sull’essenzialità, il minimalismo, il rifiuto dello “spreco” formale e segnico a favore del rigore e della intransigenza, e la scelta di tecnologie povere.

Se dovesse raccontare ZEUS in tre parole soltanto, quali sceglierebbe—e perché?

Minimalismo – Materia – Fatto a mano, parole che rappresentano il nostro concept.

tavolo augustin in metallo design zeus
Augustin Table

Chiudiamo con un esercizio di visione: è il 2036. Come immagina il rapporto tra artigianato e tecnologia nella produzione di arredi – e dove desidera che si collochi ZEUS, in quel dialogo tra materia, rigore e cultura dell’abitare?

Anche nel futuro pensiamo di continuare con il nostro stile e con la nostra modalità di produzione, differenziandoci dalle mode del momento e mantenendo i nostri capisaldi.

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