Case, hotel, ristoranti e spazi dell’arte: la selezione 2026 di Archi&Interiors racconta Roma attraverso stratificazioni, materia e nuove idee dell’abitare.
Case private, hotel, ristoranti e spazi dell’arte. Una lettura della Roma contemporanea attraverso interni che reinterpretano una città fatta di molte stratificazioni.
A Roma, l’interior design più interessante quasi sempre si scopre dopo aver varcato una soglia, dentro palazzi che hanno già molte vite alle spalle. La nostra selezione dei migliori progetti di interior design a Roma nel 2026 parte proprio da questa condizione: l’interno come negoziazione con ciò che c’era prima.
A Roma la stratificazione non è uno sfondo, ma il materiale stesso del progetto. Un pavimento poggia su una cantina del Seicento, una parete nasconde un affresco, un albergo occupa un palazzo bancario del Novecento. La cultura romana dell’interno lo sa da tempo: la lezione di Luigi Moretti, di Mario Ridolfi, di Monaco e Luccichenti, dello Studio Passarelli continua a essere un riferimento perché considera l’interno nella sua interezza, dall’impianto distributivo al dettaglio che si tocca ogni giorno, dentro una città dove convivono antico, Liberty, Razionalismo e contemporaneo.
I progetti raccolti nella nostra selezione 2026 affrontano questa eredità da posizioni diverse. Alcuni recuperano parquet, boiserie e affreschi, altri cambiano radicalmente una pianta o lavorano solo con il colore e la luce. Ci sono appartamenti di piccola superficie e residenze articolate, alberghi che affidano la propria identità a una precisa cultura dell’abitare, ristoranti e bar che diventano luoghi di ricerca, e spazi in cui l’arte e persino l’archeologia entrano nel progetto degli interni.
La selezione di Archi&Interiors prende in esame i progetti pubblicati e aperti nell’ultimo anno, dalla fine del 2025 a oggi, nel 2026. Il periodo riguarda le pubblicazioni e le aperture considerate; le date di realizzazione possono essere precedenti. Contano la qualità dello spazio, il rapporto con l’esistente, l’uso dei materiali e la capacità di rispondere a esigenze concrete. L’ordine non esprime una graduatoria: ogni interno porta nella raccolta una domanda diversa, e una risposta che vale la pena osservare da vicino.
Beyond the Pantheon — STARTT
Dietro la Rotonda del Pantheon, dove per secoli si è camminato senza accorgersene, oggi una sequenza di elementi in acciaio accompagna la visita. Con Beyond the Pantheon, STARTT costruisce un nuovo accesso alle aree archeologiche alle spalle del monumento, tra i resti del I secolo e la Basilica di Nettuno.
Lo studio fondato da Simone Capra, Claudio Castaldo e Dario Scaravelli lavora per sottrazione. Le microarchitetture, dai toni scuri tra il nero e il blu, non imitano l’antico e non lo nascondono: si dichiarano contemporanee, danno una misura al percorso e lasciano parlare le rovine. La committenza è pubblica, del Ministero della Cultura attraverso i Musei Nazionali di Roma.


È un progetto d’interni anomalo, perché lo spazio da abitare è quello dell’archeologia. Proprio per questo apre la selezione: mostra come, a Roma, progettare un interno significhi spesso costruire il modo in cui si attraversa e si guarda ciò che già esiste.
RA House — STUDIOTAMAT
Un villino Liberty nascosto in una corte di fine Ottocento, a Trastevere. RA House occupa una piccola architettura su più livelli, di quelle che a Roma si scoprono solo entrando, e la trasforma senza cancellarne la natura di casa in verticale.
STUDIOTAMAT, lo studio di Tommaso Amato, Matteo Soddu e Valentina Paiola, lavora sulla luce e sulle trasparenze. Un pavimento in vetro strutturale lascia passare la luce tra i piani, i soffitti a specchio dilatano gli ambienti, una scala che è anche libreria in castagno tiene insieme il percorso. La veranda con i vetri cattedrale viene restaurata, mentre il marmo Verde Alpi porta un accento profondo nella tavolozza.


La qualità del progetto sta nel misurarsi con uno spazio minuto senza comprimerlo. Ogni elemento ha una doppia funzione, e la casa guadagna profondità invece di perderla. RA House porta nella selezione il tema del piccolo come occasione, dentro un pezzo di città che resta appartato.
Drink Kong Campo Marzio — Roberto Antobenedetto
Un bancone di otto metri e una porta che sembra quella di un caveau. La seconda sede di Drink Kong, il bar di Patrick Pistolesi, porta a Campo Marzio, in via dei Prefetti, un immaginario che tiene insieme il Giappone degli anni Ottanta e la fantascienza.
Gli interni, firmati dall’architetto Roberto Antobenedetto con l’art direction di Studio LordZ, organizzano circa cinquanta coperti in tre ambienti distinti. Boiserie, marmi e ottone costruiscono superfici calde e riflettenti; una saletta giapponese si chiude con una porta scorrevole; una sala lounge cita, in un bassorilievo, la Hollyhock House di Frank Lloyd Wright. La luce, puntuale e teatrale, cambia il peso delle stanze.


Il progetto interessa per la precisione con cui costruisce un’atmosfera. Nulla è lasciato al decoro: ogni riferimento diventa materia e superficie. Drink Kong introduce nella selezione la scala della notte romana, e il modo in cui un bar può diventare un racconto costruito.
Casa Alkymia — Punto Zero
Il colore, qui, fa il lavoro delle pareti. In un appartamento razionalista degli anni Trenta a Monteverde Vecchio, ampio e affacciato su una grande terrazza, Punto Zero organizza gli ambienti attraverso una zonizzazione cromatica precisa.
Lo studio, con la fotografia di Eller Studio e lo styling di Alessandra Orzali, assegna a ogni funzione un colore: il rosa polvere della cucina, il carminio raccolto della zona notte, i soffitti in una tonalità profonda di blu. La consulenza sul colore è di Blu di Prussia. All’esterno, la terrazza riprende con soglie in ottone il disegno degli archi razionalisti della facciata, e porta il progetto oltre l’involucro.


La forza di Casa Alkymia sta nel controllo di questa varietà. Il colore non è decorazione aggiunta, ma strumento distributivo: separa, raccoglie, orienta. Il progetto entra nella selezione per il modo in cui rende abitabile una tavolozza intensa senza mai appesantirla.
Hotel Trame — Valeriano Boragina
Tredici camere dentro un palazzo del Cinquecento, tra il Pantheon e Piazza Navona. In via Monterone, Hotel Trame occupa settecentosessanta metri quadrati di un edificio storico e ne fa un albergo di piccola scala, dove l’ospitalità nasce dal dialogo con l’esistente.
Valeriano Boragina firma gli interni a partire da ciò che il palazzo conserva. I soffitti a cassettoni cinquecenteschi vengono restaurati e diventano il registro alto delle stanze; sotto, la calce nei toni caldi romani, il parquet a spina e il travertino incontrano superfici in acciaio e vetro. Gli arredi, realizzati con Gallotti&Radice, accompagnano una sala colazione circolare, una lounge e uno spazio di lavoro condiviso, mentre al piano terra il caffè Slow apre l’albergo alla città.


Trame convince perché non mette in competizione il restauro e l’arredo, ma li fa lavorare insieme. Il passato del palazzo diventa una risorsa del progetto alberghiero, e la piccola scala si trasforma in un valore. Nella selezione, è l’esempio più limpido di ospitalità costruita sul disegno degli interni.
Casa Tahiti — Margine
A Roma est, tra Pigneto e Torpignattara, un appartamento degli anni Trenta cambia completamente pianta. Margine demolisce quasi tutte le partizioni e costruisce le stanze soprattutto con il colore e la piastrella, dando forma a una casa dal carattere dichiaratamente pop.
Nella nuova pianta aperta, un volume-cucina rosa diventa il centro dell’abitare, un terrazzo bianco porta luce all’interno, i bagni monocromi giocano sul contrasto delle fughe colorate. La materia ceramica, di solito relegata ai servizi, esce allo scoperto e organizza l’intero spazio.


Il progetto racconta una Roma diversa da quella del centro storico, fatta di edifici ordinari da reinterpretare. Casa Tahiti entra nella selezione per la libertà con cui usa colore e rivestimento come strumenti di progetto, e per lo sguardo su un quartiere in trasformazione.
Galleria 21ART — Fosbury Architecture
Nel Tridente, a largo della Fontanella di Borghese, la galleria 21ART apre la sua sede romana in uno spazio disegnato da Fosbury Architecture. È un interno espositivo che sceglie la misura: sobrio, ma capace di cambiare ritmo insieme alle mostre.
Lo studio, tra i più osservati della sua generazione dopo la cura del Padiglione Italia alla Biennale del 2023, lavora sullo spazio come dispositivo neutro e insieme riconoscibile. Le superfici accompagnano le opere senza competere, mentre la sequenza degli ambienti costruisce un percorso chiaro nel cuore della città.


21ART interessa per il modo in cui un interno d’autore si mette al servizio dell’arte contemporanea. Nella selezione è il progetto che tiene insieme architettura ed esposizione, e che porta a Roma una sensibilità abituata a confrontarsi con il progetto culturale.
Apartment I — Atempora
Una struttura in cemento armato lasciata a vista e un grande volume in compensato che divide e insieme unisce le stanze. In un appartamento dalle origini buie, Atempora riordina lo spazio facendo della luce il primo materiale del progetto.
Lo studio romano, fondato da David Maximilian Tantimonaco, Tommaso Mennuni e Luca Pozzati, lavora per sottrazione e chiarezza. Travi e pilastri in cemento tornano a dettare l’ordine degli ambienti; il volume centrale in compensato resta volutamente ambiguo, separa e collega, è pieno e vuoto, arredo e architettura, mentre una tavolozza neutra lascia la scena alla materia. All’ingresso, una stampa a tutta parete di un paesaggio romano del Settecento apre una profondità virtuale nell’appartamento. Le immagini sono di Lorenzo Zandri.


Apartment I entra nella selezione per la misura del suo intervento: pochi gesti, una struttura rimessa a nudo, la luce come strumento di progetto. È la voce più essenziale del gruppo residenziale, e mostra come, anche a Roma, togliere possa valere più che aggiungere.
House with Reflective Furniture — SET Architects
In un appartamento del primo Novecento al Nomentano, con i suoi stucchi e i suoi vetri colorati originali, la luce diventa il vero materiale del progetto. SET Architects reinterpreta l’impianto storico attraverso arredi riflettenti, che raccolgono e restituiscono la luce naturale.
Lo studio lavora sul rapporto tra le superfici tecniche e la stanza ereditata. Acciaio, vetro e laccature riflettenti si accostano agli stucchi e ai serramenti d’epoca; le immagini di Federico Farinatti registrano i rimbalzi di luce che cambiano la percezione degli ambienti nel corso della giornata.


La qualità del progetto sta nella misura di questa tensione: il contemporaneo non cancella il passato, ma lo mette in movimento. House with Reflective Furniture entra nella selezione per la ricerca sulla luce come strumento di progetto, dentro un involucro storico rispettato.
The Spa at Orient Express La Minerva — Hugo Toro
Sotto la superficie dell’albergo, un percorso d’acqua tra travertino e marmo rosso. In piazza della Minerva, la nuova spa dell’Orient Express La Minerva porta la firma di Hugo Toro e costruisce una sequenza di ambienti pensata come un rituale.
Il percorso attraversa tepidarium, calidarium e frigidarium, tra superfici in pietra, vetri di Murano e schermi in moucharabieh che filtrano la luce. Il progetto guarda alla tradizione del bagno mediterraneo e orientale e la traduce in un interno contemporaneo, riconoscibile e materico. La spa è tra i progetti inseriti nella shortlist degli AHEAD Europe 2026.


La Minerva entra nella selezione attraverso questo spazio, aperto nel 2026: un interno che vive di materia, di luce e di temperatura. La spa dimostra come, dentro un grande albergo, un ambiente possa avere un carattere autonomo e una propria idea di lusso.
A12 Apartment — DKA, Diele Kerciku Architetture
Portali blu e volte in mattoni a vista. In un appartamento storico, DKA, lo studio Diele Kerciku Architetture, usa il colore e la geometria per ricucire l’architettura ereditata e la vita di ogni giorno.
Il progetto lascia leggere la struttura muraria, con le volte che tornano protagoniste, e affida al colore il compito di segnare i passaggi. I portali blu diventano soglie riconoscibili tra gli ambienti, mentre i materiali restano essenziali e la luce misura le stanze.


A12 Apartment porta nella selezione una voce più giovane e un approccio diretto al rapporto tra storia e uso quotidiano. La sua forza sta nella chiarezza: pochi elementi, un colore, una geometria, per dare ordine a uno spazio stratificato.
Nobu Hotel Roma — Rockwell Group
In via Veneto, dove l’ex Grand Hotel racconta ancora una certa idea di città, apre il primo Nobu Hotel in Italia. Gli interni, firmati dallo studio newyorkese Rockwell Group, mettono in dialogo la sobrietà giapponese e la materia romana.
Il progetto di David Rockwell lavora sull’incontro tra due culture del progetto: le proporzioni e la misura di matrice giapponese, i materiali e la memoria della Dolce Vita romana. Il ristorante Nobu e gli spazi comuni prolungano questa tensione, in un albergo che fa dell’ibridazione la propria cifra.


Nobu Roma entra nella selezione come esempio di ospitalità internazionale calata in un indirizzo simbolico. Il suo interesse sta nel modo in cui un linguaggio globale prova a radicarsi in un luogo preciso, senza rinunciare alla propria identità.
Barnum — Studio Dispensabile
Dopo diciassette anni, Barnum cambia sede e sceglie una ex fonderia in via del Pellegrino, a due passi da Campo de’ Fiori. Il caffè specialty conserva l’impronta industriale dello spazio e vi costruisce dentro un luogo caldo e riconoscibile.
Studio Dispensabile, con le architette Germana De Donno, Sabrina Stanti ed Elena Cardilli, lavora con ferro, legno e acciaio spazzolato. Un grande tavolo sociale disegnato da David Chipperfield organizza la sala; le sedute Mater sono realizzate con scarti di caffè riciclati; in facciata resta un affresco vincolato, memoria del passato dell’edificio.


Barnum entra nella selezione per la coerenza tra spazio, materiali e scelte d’arredo, e per l’attenzione alla sostenibilità. È l’interno della quotidianità, quello in cui il progetto accompagna un gesto semplice come prendere un caffè.
Casa Barro — 02A Studio
Un volume curvo laccato di rosso attraversa il corridoio e ne cambia la natura. In un appartamento degli anni Sessanta, 02A Studio costruisce il progetto intorno a questo gesto, mettendolo in dialogo con pareti in argilla lasciate grezze.
Lo studio di Marco Rulli e Thomas Grossi rovescia l’impianto tradizionale, invertendo la sequenza tra zona giorno e zona notte per seguire la luce. Le superfici si accostano per contrasto: il seminato veneziano incontra il parquet a spina, le finiture lucide dialogano con quelle materiche, le curve smussano l’acciaio. Le immagini sono di Serena Eller, lo styling di Alessandra Orzali.


Casa Barro entra nella selezione per la forza di un’immagine chiara e per il controllo degli accostamenti. Un solo gesto, il volume rosso, organizza tutta la casa: è la prova di come un elemento possa diventare l’ordine dell’intero interno.
Corinthia Rome — GA Design con Studio Bichara
Un palazzo bancario del Novecento che torna a vivere come albergo. In piazza del Parlamento, l’ex sede della Banca d’Italia disegnata da Marcello Piacentini diventa il Corinthia Rome, debutto italiano della catena, con gli interni di GA Design sviluppati con lo Studio Bichara.
Il restauro riporta alla luce mosaici e soffitti dipinti, mentre la nuova ospitalità si innesta sull’architettura monumentale con una grande varietà di marmi. Le camere sono sessanta, la spa occupa gli antichi caveau, e la proposta gastronomica è affidata a Carlo Cracco con il ristorante Viride e l’Ocra Bar. Il progetto figura nella shortlist degli AHEAD Europe 2026.


Corinthia Rome chiude la selezione con la scala urbana più ampia. È il caso in cui un intero palazzo storico cambia funzione senza perdere identità, e in cui l’interno diventa lo strumento per rimettere in circolo un pezzo di città.
Una città da leggere attraverso i suoi interni
Un accesso disegnato tra le rovine del Pantheon, un volume rosso che attraversa un corridoio, un caveau trasformato in piscina: i dettagli più interessanti di questa selezione rendono visibile un’idea di spazio. Mostrano come una necessità possa diventare architettura e come un interno possa cambiare conservando un rapporto con ciò che lo precede.
È una lettura della città che continua oltre i singoli progetti. Per conoscere meglio chi ne disegna gli spazi, il percorso prosegue con la nostra selezione di studi di architettura a Roma.
Se sei un architetto, un interior designer o fai parte di uno studio e vuoi collaborare con Archi&Interiors, puoi contattarci dalla pagina Pubblicità e collaborazioni per raccontarci il tuo lavoro e valutare insieme le possibilità di collaborazione.

