Nel panorama del design contemporaneo, il tappeto sta vivendo una nuova centralità: non più semplice complemento, ma elemento architettonico capace di definire atmosfere, proporzioni e identità degli spazi. È da questa visione che nasce ADEMI, brand giovane ma fondato su una competenza maturata in oltre vent’anni di esperienza nel mondo dei tappeti su misura.
Dietro il progetto ci sono Tiphaine Deshays ed Enrica Zola, due sensibilità diverse e complementari che hanno scelto di rileggere il mondo dei tappeti su misura con uno sguardo più fresco, contemporaneo e orientato al progetto. In questa intervista raccontano la nascita del marchio, il dialogo con architetti e progettisti, la libertà espressiva delle collezioni e il desiderio di portare nel settore una visione più personale e riconoscibile.
Dalle soluzioni bespoke per il residenziale ai tappeti per hospitality e contract, ADEMI Edition interpreta il tappeto come una vera forma d’arredo, capace di unire funzione, ricerca estetica e cultura dell’abitare.
ADEMI Edition è un nome giovane, ma la vostra competenza sul tappeto nasce diversi anni fa. Tiphaine, Enrica: qual è il vostro ruolo in azienda e come si intrecciano le vostre responsabilità tra visione, sviluppo prodotto e relazione con il progetto? E qual è stata la scintilla che ha dato origine ad Ademi: quale mancanza avete riconosciuto nelle richieste che arrivavano dal mondo degli interni, quale esigenza dei progettisti vi ha convinte che fosse il momento di costruire un brand con una direzione chiara?
Si esatto. La mia esperienza con il mondo dei tappeti risale a circa 20 anni fa. Ho sempre amato il mondo del design e dell’arredamento .
ADEMI è un brand giovane e nuovo nato nel Gennaio 2025, quando ho sentito l’esigenza di creare un marchio diverso che rispecchiasse non solo la mia crescita personale ma anche una visione diversa, più giovane e fresca, del mondo dei tappeti.
In quel momento storico e in quell’ottica, parlando, come spesso accade, del più e del meno, con Enrica – con la quale siamo legate da un’amicizia di lunga data, le ho proposto di buttarci in questa nuova avventura insieme.
E così, inizia la storia di ADEMI, dove due personalità diverse ma complementari, unite dalla medesima visione, lavorano al fine di far conoscere e amare il mondo dei tappeti unito al mondo del design, rivolgendosi ad pubblico sempre più ampio, sia sul territorio nazionale che internazionale.
Quando un architetto o un interior designer vi coinvolge, qual è la prima cosa che vi interessa capire dello spazio e del suo uso – prima ancora di parlare di disegno, colore o collezione? Quali informazioni sono decisive perché un tappeto “funzioni” davvero dentro un progetto?
Un tappeto funziona quando il cliente si fida e, quindi, si lascia consigliare e guidare nel progetto di creazione.
Ciò, è fondamentale, al fine di far capire che il tappeto non è un banale accessorio della casa ma è un arredamento vero e proprio che deve andare a rispecchiare la personalità della casa e del cliente stesso.
Per questo è di primaria importanza lavorare in sintonia con l’architetto e con il cliente finale. Noi siamo presenti dall’inizio alla fine del progetto, prendendo per mano il cliente e cercando di accompagnarlo con consigli, suggerimenti, creazione di campioni del tappeto, fino alla fine del suo percorso.
Quali elementi rendono un tappeto “Ademi” a colpo d’occhio – scala del segno, ritmo, palette, matericità, finiture? E quali scelte non contrattate mai, anche quando cambiano le tendenze?

Ogni tappeto fatto su misura, pensato, disegnato e realizzato è unico. Il tappeto è anch’esso un’espressione d’arte e come tale deve essere immaginato e realizzato. Non esistono, a priori, accostamenti di colori o materiali – penso alla lana ed al tencel – che non possano coniugarsi insieme.
Exclusive, Essential, Outdoor, Bespoke Rugs, Cut on Demand: qual è il filo conduttore che unisce le linee e cosa cambia davvero tra loro in termini di processo, libertà di personalizzazione, performance e controllo qualità?
Abbiamo creato una collezione che fosse in grado di rispondere ed abbracciare tutte le diverse esigenze e richieste che potessero nascere.
La linea Exclusive è nata con l’idea di creare dei tappeti con fibre più pregiate e design con molta personalità.
La collezione Essential come l’Outdoor è stata pensata, invece, per venire incontro a tutte le esigenze di coloro i quali desiderano un tappeto diverso ed originale ma con prezzi più contenuti.
E poi, ovviamente, la linea del personalizzato, ove ognuno può dare ampio spazio alla propria creatività. In questo senso lavorare e poter creare con architetti e designer è sicuramente molto stimolante e permette di entrare in contatto con mondi diversi.
Ad Ambiente 2026 presentate nuove collezioni, materiali e soluzioni: qual è l’idea guida di queste novità e che cosa volete portare nel mondo del tappeto contemporaneo che oggi, secondo voi, manca o viene trattato con superficialità?


Ad Ambiente 2026, abbiamo presentato una capsule esclusiva dal nome “Intersezioni ed Intrecci”, disegnata per noi dall’Arch. Mattia Vayra di Torino.
Abbiamo voluto che lui desse libero sfogo a tutta la sua creatività ed immaginazione, e così è nata questa capsule che si caratterizza, sicuramente, per un’idea di tappeto dal design forte e di grande personalità, con colori volutamente estremi.
Dobbiamo dire che ha avuto molto successo, perché ha avvicinato molto il pubblico, al tappeto inteso come forma d’arte, come arredamento che completa la casa dando un tocco di personalità unico.
Abbiamo voluto far vedere, concretamente, tutto ciò che è possibile realizzare spaziando dalle forme, ai colori, ai tessuti, al disegno.
Quali sono state le vostre “milestone”: una scelta tecnica, un salto di standard, un progetto-tipo o una richiesta ricorrente che vi ha costrette ad alzare l’asticella e a definire meglio l’identità di Ademi?
Noi tutti i giorni alziamo l’asticella, perché la nostra visione è in continuo mutamento.


Siamo alla ricerca continua e constante di creare sinergie nuove e diverse al fine di creare nuovi modelli e dare un’idea diversa del tappeto, più giovane e “frizzante” dello stesso.
Per questo lavorare a stretto contatto con Architetti, Designer è fondamentale per avere una visione nuova e dare un messaggio del tappeto avente un’impronta di sempre maggior personalità.
Quando un progettista vi affida un’idea, come la traducete in un tappeto reale? Quali sono le fasi del vostro metodo – brief, proposta, campioni, conferme, produzione – e in quale momento si decide davvero il risultato finale?

Non vi è una linea generale o univoca di lavoro.
Dipende se il cliente è un architetto o un designer. In tal caso la fase creativa è più facile perché magari portano già un’idea di realizzazione o magari, avendo curato la casa del loro cliente, sanno perfettamente quali richieste farci.
Diverso, invece, il discorso se è il cliente che ti richiede un progetto. In questo caso lo seguiamo passo per passo, dove il tappeto si crea man mano che la fiducia cresce. Quindi si parte dalla conoscenza personale dal cliente che è fondamentale per poter creare.
Perché spesso nemmeno il cliente sa esattamente cosa vuole, ma desidera essere accompagnato nella sua scelta, per questo, per noi la fiducia è alla base di tutto.
Sappiamo che alcuni dei vostri tappeti più riusciti nascono su misura per l’hotellerie. Come si posiziona ADEMI Edition nel mondo hospitality e contract? E, in questi contesti, che ruolo attribuite al tappeto: semplice finitura decorativa o vero elemento di progetto capace di definire atmosfera, identità e qualità dell’esperienza?

Negli ultimi tempi vi è l’esigenza che, anche nel mondo dell’hospitality e del contract, il tappeto possa definire l’atmosfera e renderla maggiormente più accogliente. In tal senso lavoriamo con proposte ad hoc utilizzando materiali che abbiano i requisiti di normativa richiesti, ma che, allo tempo stesso, possano distinguersi e trasmettere un senso di eleganza e di raffinatezza.
“Su misura” è una parola abusata: per voi quali parametri sono davvero progettuali (scala del pattern, bordature, densità/texture, palette, forme, finiture, performance)? E quali richieste (se ci sono), invece, tendete a scoraggiare perché rischiano di compromettere coerenza o qualità?
L’approdo finale, per noi è che i clienti siano soddisfatti. In quest’ottica cerchiamo di aiutarli e di accompagnarli nella scelta dei materiali, dei colori, delle forme, del design.
Stampa su moquette, hand tuft, annodatura artigianale: quando proponete una tecnica rispetto a un’altra? Che impatto ha su profondità visiva, precisione del disegno, tattilità, resistenza e manutenzione nel tempo?

Al fine di far conoscere le diverse tecniche di realizzazione di un tappeto, unite con l’esigenza di far vedere concretamente la resa finale, abbiamo deciso di creare diverse capsule, disegnate da Architetti, che presenteremo a Milano in occasione del Salone del Mobile 2026.
Per noi è una grande occasione, che non ci aspettavamo potesse accadere in così poco tempo. In tale ottica abbiamo fortemente voluto la creazione di queste Capsule che sono il frutto di un lavoro di sinergia fatto con Architetti, Designer, Tecnici e Grafici.
La nostra idea è che il tappeto sia un’opera d’arte e come tale debba avere un messaggio forte da trasmettere.
Se doveste raccontare ADEMI Edition in tre parole soltanto, quali scegliereste e perché?

PASSIONE: Come in tutti i diversi ambiti della vita, occorre passione per far innamorare la gente di un prodotto, di un’idea, di un valore.
GRINTA: ADEMI da quando è nata è cresciuta molto velocemente, questo perché è stata fortemente voluta con un obbiettivo preciso di visione nuova e diversa. Per questo tutti i giorni per noi è una sfida nuova e stimolante da affrontare.
INNOVAZIONE: ADEMI è alla costante ricerca di sinergie nuove. Questo ci permette di far conoscere il tappeto in un’ottica nuova e diversa, come arredamento pensato, creato e realizzato, con tecniche e materiali diversi.
Chiudiamo con un esercizio di visione: è il 2036. Come immaginate il ruolo del tappeto nell’interior design di domani – e dove volete che si collochi Ademi in quel dialogo tra progetto, materia e cultura dell’abitare?
Il tappeto è e sarà una costante nel tempo.
Sicuramente assisteremo ad una innovazione in termini di materiali, di sperimentazione di nuove fibre e di tecniche di realizzazione.
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