Napoli impone al progetto d’interni una sensibilità particolare: intervenire su spazi carichi di storia senza trasformarli in scenografie, lavorare con la luce mediterranea senza ridurla a espediente estetico, rispettare le preesistenze lasciando che la casa appartenga pienamente al presente. Nei palazzi del centro storico, negli appartamenti affacciati sul golfo, nelle ville dell’area flegrea, nelle residenze …
Napoli impone al progetto d’interni una sensibilità particolare: intervenire su spazi carichi di storia senza trasformarli in scenografie, lavorare con la luce mediterranea senza ridurla a espediente estetico, rispettare le preesistenze lasciando che la casa appartenga pienamente al presente.
Nei palazzi del centro storico, negli appartamenti affacciati sul golfo, nelle ville dell’area flegrea, nelle residenze di Capri e negli edifici del Novecento tra Chiaia, Posillipo e il Vomero, l’interior design si confronta con architetture che raramente possono essere considerate neutrali.
Volte, pavimenti in graniglia, cornici, terrazze, muri in tufo, soffitti alti e aperture improvvise verso il paesaggio entrano nel progetto come elementi da comprendere e reinterpretare. A questi si affianca una cultura artigianale ancora profondamente radicata: falegnamerie, laboratori del marmo, ceramisti, tappezzieri, fabbri e maestranze capaci di trasformare il dettaglio su misura in una parte essenziale dell’architettura.
La migliore progettazione d’interni napoletana nasce spesso proprio da questa relazione tra memoria e trasformazione. Alcuni studi scelgono un linguaggio rigoroso ed essenziale; altri lavorano attraverso il colore, il décor, le opere d’arte e gli arredi da collezione. Altri ancora trasferiscono nel residenziale l’esperienza maturata nell’hospitality, nel retail e nella progettazione di spazi aperti al pubblico.
Ne emerge una scena molto più articolata di quanto si possa immaginare, nella quale convivono eleganza mediterranea, cultura del progetto, sperimentazione, sensibilità decorativa e attenzione alla vita quotidiana.
Questa selezione raccoglie 25 studi, interior designer e firme dell’architettura d’interni con sede o radici professionali a Napoli, nella sua area metropolitana e a Capri. Non si tratta di una graduatoria, ma di una selezione editoriale dedicata a progettisti per i quali l’interno è ben oltre l’estetica.
Qui architettura, materia, luce, arredo e identità vengono pensati insieme, con l’obiettivo di costruire spazi belli, certamente, ma soprattutto coerenti con le persone che li abitano.
I criteri della selezione degli interior designer a Napoli
Parlare dei migliori interior designer a Napoli significa innanzitutto distinguere la progettazione d’interni dalla semplice composizione decorativa. Un progetto riuscito non si misura soltanto attraverso la qualità delle immagini finali. Conta la capacità di comprendere lo spazio, risolverne le criticità, interpretare le esigenze della committenza e migliorare concretamente il modo in cui verrà abitato.
Per questa selezione sono stati presi in considerazione studi con una ricerca riconoscibile e continuativa, un portfolio composto da progetti effettivamente realizzati, una particolare attenzione alla costruzione dello spazio interno e una presenza professionale consolidata sul territorio.
La selezione comprende interior designer, architetti d’interni e studi multidisciplinari. Una scelta necessaria perché, nella migliore tradizione progettuale italiana, il confine tra architettura e interior design è spesso molto sottile.
Distribuzione, luce, materiali, impianti, arredi su misura e décor non procedono come ambiti separati, ma concorrono alla definizione di un unico progetto. L’interno nasce dalla relazione tra queste parti, non dalla loro semplice sovrapposizione.
Accanto alle firme affermate a livello nazionale e internazionale trovano spazio studi consolidati e realtà più giovani che stanno contribuendo a definire una nuova idea dell’abitare a Napoli.
Ciò che li unisce non è uno stile comune, ma la capacità di attribuire allo spazio interno una qualità precisa: funzionale, narrativa, materica, culturale o emozionale.
I migliori interior designer a Napoli: 25 studi e firme da conoscere
Giuliano Andrea dell’Uva Architetti

La progettazione di Giuliano Andrea dell’Uva nasce da una conoscenza profonda del Mediterraneo, inteso non come repertorio di immagini, ma come cultura dell’abitare. Nei suoi interni la luce, la materia e il paesaggio entrano nel progetto con naturalezza, senza ricorrere alle rappresentazioni più prevedibili dello stile mediterraneo.
Lo studio interviene su appartamenti storici, ville, dimore private e luoghi dell’ospitalità tra Napoli, Capri, Milano e altre destinazioni italiane e internazionali. Ogni progetto conserva una relazione precisa con l’architettura esistente: le proporzioni originarie vengono rispettate, gli elementi storici selezionati con attenzione e i nuovi inserimenti affidati a un disegno colto, misurato, apparentemente spontaneo.
Ceramiche, marmi, legni, tessuti, opere d’arte e pezzi del Novecento compongono ambienti ricchi, ma mai sovraccarichi. Il colore è spesso presente, così come la decorazione, ma entrambi restano subordinati alla qualità dello spazio.
La forza più autentica del suo lavoro sta proprio nella capacità di mantenere questo equilibrio. Il passato non viene ricostruito e il territorio non diventa folklore: entrambi sono riletti con uno sguardo contemporaneo, capace di restituire leggerezza anche agli interni più complessi.
Il risultato è un’eleganza mediterranea sofisticata, riconoscibile senza trasformarsi in formula. Non sorprende che Giuliano Andrea dell’Uva sia oggi considerato una delle firme napoletane più autorevoli dell’architettura d’interni.
Pietro Del Vaglio

Nel panorama dell’interior design napoletano, Pietro Del Vaglio occupa una posizione particolare. Il suo percorso nasce nel disegno del mobile e si sviluppa, negli anni, attraverso abitazioni private, hotel, ristoranti, showroom e progetti nei quali l’interno viene costruito come un insieme completo.
Originario di Monte di Procida, dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli inizia a collaborare con aziende italiane dell’arredamento. Nel 1991 apre il proprio studio di interior e product design, portando avanti parallelamente la progettazione degli spazi e quella degli arredi.
Questa doppia formazione è ancora leggibile nel suo lavoro. Divani, sedute, tavoli, lampade e complementi non rappresentano elementi aggiunti in una fase successiva: partecipano fin dall’inizio alla definizione dell’ambiente. Il progetto assume così una dimensione sartoriale, costruita attraverso pezzi su misura, antiquariato, arte, tessuti e lavorazioni artigianali.
Del Vaglio appartiene a una cultura dell’interno che non teme il décor, l’opulenza o la componente teatrale della casa. La ricchezza visiva, tuttavia, è sostenuta da una solida conoscenza delle proporzioni e della storia dell’arredo.
La casa diventa un ritratto di chi la abita, lontano dall’uniformità degli interni progettati per aderire alle tendenze del momento. È un approccio personale, maturato in oltre trent’anni di attività e ancora fortemente riconoscibile.
Primo Atelier

Primo Atelier è tra gli studi che meglio rappresentano la nuova scena dell’architettura d’interni a Napoli. Il suo linguaggio è contemporaneo, rigoroso, attento alla qualità delle proporzioni e alla possibilità di trasformare gli elementi funzionali in vere architetture domestiche.
Lo studio lavora su abitazioni, spazi commerciali e interventi di ristrutturazione su misura. Nei progetti residenziali l’attenzione si concentra soprattutto sul rapporto tra pieni e vuoti, sulle connessioni tra gli ambienti e sul disegno degli elementi fissi.
Boiserie, librerie, pareti attrezzate, porte e sistemi contenitori vengono spesso sviluppati appositamente per lo spazio. Non sono semplici complementi: regolano i passaggi, nascondono le funzioni tecniche e definiscono il ritmo della casa. La scelta degli arredi mobili appare altrettanto controllata, con pochi pezzi collocati nei punti esatti.
In progetti napoletani come Palizzi 75 o negli interventi all’interno di edifici storici, Primo Atelier mostra una particolare capacità di lavorare sull’esistente senza appesantirlo. Materiali, cromie e volumi seguono una linea precisa, mentre la presenza di dettagli più espressivi evita che il rigore diventi freddezza.
La qualità del progetto emerge dalla precisione, non dall’esibizione. È una progettazione costruita per sottrazione, nella quale ogni scelta deve avere una ragione spaziale prima ancora che estetica.
FADD Architects

Fondato nel 2016 da Marco Acri, Antonio Di Foggia e Fabrizio Fasolino, FADD Architects nasce da una collaborazione iniziata diversi anni prima, durante la quale i tre progettisti hanno lavorato insieme su interni e concorsi internazionali di architettura.
Lo studio opera tra progettazione architettonica, interior design e spazi commerciali, mantenendo un’impostazione fortemente legata alla struttura dei luoghi. Le preesistenze non vengono trattate come ostacoli da nascondere: murature, volte, altezze irregolari e materiali originari diventano spesso il punto da cui prende forma l’intervento.
Il linguaggio di FADD è netto e contemporaneo. I materiali vengono lasciati esprimere con chiarezza, mentre la distribuzione è costruita attraverso pochi segni ben calibrati. Anche nei progetti più scenografici permane una disciplina architettonica evidente, che impedisce all’interno di ridursi a una sequenza di effetti.
Nei progetti residenziali, come Casa Celeste e gli appartamenti realizzati nel centro di Napoli, lo spazio domestico viene pensato per adattarsi alla vita quotidiana, accogliere e cambiare nel tempo. Nei progetti retail, invece, il disegno degli interni interpreta l’identità del marchio senza perdere il rapporto con il contesto urbano.
Integrità dei materiali, chiarezza e rispetto dell’esistente sono i tratti più costanti di una ricerca che ha ormai raggiunto una precisa maturità.
Nabi Interior Design

Con Nabi Interior Design, guidato dall’art director Biancamaria Santangelo, il progetto della casa assume una dimensione profondamente narrativa. Colori, ricordi, viaggi, opere d’arte e oggetti personali vengono raccolti all’interno di ambienti nei quali l’identità degli abitanti resta sempre in primo piano.
Il lavoro dello studio si distingue per una libertà compositiva rara. Le palette possono essere intense, le geometrie inattese e gli accostamenti volutamente lontani dall’idea di un interno perfettamente uniforme. Ogni progetto conserva, tuttavia, un preciso filo conduttore che tiene insieme architettura, arredi su misura e decorazione.
In Casa Color, affacciata sul Golfo di Napoli, le suggestioni di un viaggio a Marrakech si incontrano con la storia di una dimora familiare. Curve, cromie sature, porte originarie, antiquariato e arredi contemporanei costruiscono un interno che non cerca neutralità. In altri progetti, come le residenze a Posillipo, lo studio lavora invece sulla continuità tra interno e paesaggio, affidandosi a grandi aperture e a una distribuzione più rarefatta.
La teatralità napoletana è presente, ma viene riletta con sensibilità personale, senza compiacimenti. La decorazione diventa uno strumento per raccontare affetti, esperienze e trasformazioni, non un semplice esercizio di stile.
Il risultato è un interior design vitale, colto e riconoscibile, particolarmente efficace quando può confrontarsi con committenti disposti a rendere visibile la propria storia.
Antonio Di Maro

Il lavoro di Antonio Di Maro si sviluppa intorno alla relazione tra architettura, percezione e benessere. Fondatore dell’omonimo studio nel 2013, ha approfondito i principi della neuroarchitettura, applicandoli alla progettazione di abitazioni e spazi nei quali l’esperienza sensoriale assume un ruolo centrale.
Il progetto non riguarda soltanto la disposizione delle funzioni o la selezione degli arredi. Luce, colore, suono, materiali e percorsi vengono considerati per gli effetti che possono produrre sul corpo e sulla mente. Questa impostazione non conduce a interni asettici o rigidamente scientifici: al contrario, i suoi lavori mostrano spesso una spiccata intensità espressiva.
Nei progetti residenziali il colore viene impiegato per orientare lo sguardo, modificare la percezione delle proporzioni e distinguere le diverse funzioni della casa. Pareti, quinte e volumi diventano strumenti attraverso cui costruire profondità, raccoglimento o apertura.
Particolarmente significativa è l’attenzione dedicata al rapporto tra memoria personale e spazio. Negli appartamenti napoletani, opere, oggetti e riferimenti alla cultura locale entrano nel progetto senza trasformarlo in una ricostruzione nostalgica.
L’ambiente viene pensato a partire dalle persone e dalle sensazioni che dovrà generare. È questa prospettiva a distinguere Antonio Di Maro all’interno della scena partenopea e a restituire al progetto d’interni la sua funzione più autentica: migliorare la qualità dell’esperienza quotidiana.
Paola Sola

Negli interni di Paola Sola la luce svolge un ruolo decisivo. Non viene utilizzata soltanto per illuminare gli ambienti, ma per rivelare la materia, sottolineare le proporzioni e stabilire una continuità tra la casa e il paesaggio napoletano.
Il suo lavoro si concentra soprattutto sul residenziale e affronta scale molto differenti: dagli appartamenti storici alle abitazioni più contenute, fino agli attici affacciati sul mare. In ogni progetto emerge una particolare attenzione alla vivibilità, alla scelta dei materiali e al disegno delle soluzioni su misura.
La progettazione è essenziale, ma non per questo impersonale. Legni, pietre, metalli, tessuti e colori naturali compongono ambienti caldi, nei quali le opere d’arte e gli oggetti della committenza trovano spazio senza interrompere l’equilibrio dell’insieme.
Nei progetti di Posillipo il panorama entra fisicamente nell’architettura e orienta la disposizione degli ambienti. Anche nelle case di dimensioni ridotte, come il piccolo rifugio sul mare pubblicato da Architectural Digest Italia, ogni centimetro viene studiato per ampliare lo spazio percepito e permettere alla luce di attraversarlo.
Eleganza e funzione procedono insieme, senza che l’una venga utilizzata per mascherare le debolezze dell’altra. È una progettazione misurata, nella quale le scelte più raffinate appaiono spesso anche le più naturali.
Pasquale Bianchini

Pasquale Bianchini lavora tra architettura, interior design e disegno degli arredi, mantenendo un rapporto costante con il centro storico di Napoli, dove ha sede il suo studio.
La sua progettazione si distingue per il controllo delle geometrie e per l’attenzione dedicata agli elementi su misura. Librerie, credenze, pannelli scorrevoli, tavoli e opere vengono disegnati come parti integranti dell’architettura, assumendo spesso più funzioni all’interno dello stesso ambiente.
In un appartamento ottocentesco sulla collina di Pizzofalcone, il recupero delle preesistenze è stato accompagnato da un lavoro preciso sulla distribuzione e sui materiali. Il parquet e gli infissi originari sono stati conservati, mentre marmi già presenti nella casa sono stati recuperati per realizzare nuovi arredi. Pannelli dipinti dallo stesso Bianchini nascondono la tecnologia e trasformano la parete del soggiorno in un elemento mobile.
È un esempio significativo del suo metodo: aggiungere valore attraverso la sottrazione, liberando gli spazi dalle modifiche incoerenti e affidando alle soluzioni personalizzate il compito di risolvere le necessità contemporanee.
Il design d’autore compare nei progetti con una presenza importante, ma non viene mai scelto per semplice ostentazione. Icone, opere e pezzi custom partecipano a una composizione più ampia, nella quale la casa conserva il proprio carattere architettonico e, allo stesso tempo, riflette con precisione il gusto di chi la abita.
Labia Design

Nato nel 2014 dalla convergenza di professionisti con competenze differenti, Labia Design opera a Frattamaggiore e sviluppa progetti di architettura e interior design nell’area napoletana.
Il lavoro dello studio affronta con particolare attenzione il rapporto tra la struttura degli edifici esistenti e le esigenze dell’abitare contemporaneo. Nei progetti residenziali, il nuovo impianto distributivo cerca continuità, luce e una migliore connessione tra le funzioni, evitando di cancellare le tracce più interessanti del passato.
Nel progetto Nolana 13, realizzato all’interno di un antico palazzo di Napoli, travi in legno, archi in tufo e murature originarie convivono con arredi contemporanei e accenti di colore più decisi. Lo sfondo architettonico resta misurato, mentre blu, opere e oggetti introducono energia negli ambienti.
In Casa Spena, invece, il progetto si concentra sul legno, sulle diverse essenze e su soluzioni sartoriali studiate per dare continuità alla villa. In entrambi i casi emerge una progettazione attenta alla funzione, ma interessata anche alla costruzione di un’identità domestica precisa.
Il confronto tra memoria e contemporaneità viene risolto senza imitazioni storiche, lasciando che materiali originari e nuovi inserimenti conservino la propria leggibilità. Una posizione equilibrata, particolarmente adatta al patrimonio edilizio di Napoli e della sua area metropolitana.
FDF Design – Francesco Della Femina

Nato a Capri e attivo a Napoli, Francesco Della Femina ha costruito con FDF Design una pratica multidisciplinare che attraversa architettura, interior, product design, hospitality, retail, illuminazione e allestimento.
La sua ricerca conserva un legame evidente con il Mediterraneo, riconoscibile nell’uso della luce, nei materiali e nella relazione tra interno e paesaggio. Questo legame non viene però affidato a citazioni letterali. Nei suoi progetti convive con linee contemporanee, dettagli più preziosi e richiami all’Art Déco, dando vita a un linguaggio personale, elegante e spesso scenografico.
Residenze private, boutique hotel, ristoranti e spazi commerciali vengono seguiti attraverso un processo completo, dal concept alla direzione artistica. Grande attenzione è riservata agli arredi disegnati su misura e realizzati in collaborazione con artigiani locali. Tavoli, sedute, lampade e complementi acquistano così una presenza autonoma, pur restando legati all’architettura per cui sono stati concepiti.
L’esperienza nell’hospitality è leggibile nella cura dedicata all’atmosfera e nella sequenza con cui gli ambienti vengono scoperti. L’interno è pensato come esperienza, oltre che come spazio funzionale: viste, percorsi, superfici e illuminazione concorrono a costruire un racconto coerente.
È una progettazione mediterranea dal respiro internazionale, capace di passare dalla dimensione intima della casa a quella rappresentativa dell’hotel o del ristorante senza perdere la propria identità.
Officine Architetti

Fondato a Napoli da Marco Di Gennaro, Officine Architetti nasce nel 2005 dopo un’esperienza maturata soprattutto nella progettazione d’interni e nel lighting design. Il nome scelto per lo studio ne dichiara l’impostazione: non un luogo chiuso intorno alla figura del progettista, ma un laboratorio nel quale architettura, arte, materiali e competenze differenti possono incontrarsi.
Il lavoro dello studio attraversa residenze, spazi commerciali, strutture ricettive e progetti di arredo. Alla definizione distributiva si affiancano il disegno degli elementi su misura, lo studio dell’illuminazione e una conoscenza concreta delle fasi realizzative. L’interno viene seguito come un progetto complessivo, nel quale l’immagine finale deve nascere da scelte tecniche, spaziali e materiche coerenti.
Negli appartamenti napoletani Officine Architetti interviene spesso su ambienti segnati da stratificazioni successive. Cementine, infissi, volte o dettagli originari vengono selezionati e messi in relazione con nuove falegnamerie, superfici continue e arredi contemporanei. Il recupero non è quindi affidato alla conservazione indiscriminata, ma alla capacità di riconoscere ciò che può ancora dare carattere alla casa.
La stessa misura è evidente nei progetti realizzati a Capri, dove il rapporto con la tradizione mediterranea viene affrontato senza trasformare l’interno in una cartolina. Nel progetto di una casa a pochi passi dalla Piazzetta, lo studio ha cercato una contemporaneità capace di convivere con il passato e con la presenza della macchia mediterranea.
Il valore del lavoro di Officine Architetti risiede nella concretezza del progetto: ambienti pensati per essere abitati, costruiti attraverso una conoscenza diretta dei materiali e del cantiere, senza rinunciare alla cura dell’atmosfera.
Sifola Sposato Architetti

L’attività di Alberto Sifola e Vincenzo Sposato comincia all’inizio degli anni Ottanta, dopo la laurea in Architettura. Da allora lo studio ha lavorato in Italia e all’estero su abitazioni private, hotel, centri benessere, yacht, allestimenti, restauro e spazi dedicati all’arte.
Nel residenziale, la progettazione si fonda su una conoscenza colta dell’architettura e del design del Novecento. Le case non vengono trattate come contenitori da riempire, ma come sistemi di proporzioni, sequenze e relazioni visive da ricostruire con attenzione.
Il rapporto con le preesistenze è uno dei temi più evidenti. Pavimenti, infissi, scale, boiserie e apparati decorativi vengono osservati senza pregiudizi: alcuni elementi sono conservati, altri reinterpretati, altri ancora sacrificati quando impediscono allo spazio di funzionare. Questa libertà permette allo studio di evitare sia la ricostruzione nostalgica sia il contrasto forzato tra antico e contemporaneo.
Nel recupero di un villino ottocentesco a Napoli, pubblicato da Architectural Digest Italia, le linee del Novecento italiano entrano in dialogo con la struttura Liberty dell’edificio. Il progetto non cerca di riportare la casa a una presunta immagine originaria, ma ne riconosce la storia trasformandola in uno spazio adatto a una giovane coppia.
Gli arredi d’autore, le opere, i materiali preziosi e i pezzi disegnati appositamente trovano posto all’interno di composizioni raffinate, ma mai immobili. La casa resta un luogo vivo, non un esercizio di rappresentanza.
La lunga esperienza e la continuità della ricerca rendono Sifola Sposato una presenza imprescindibile nella cultura dell’abitare napoletana: uno studio capace di attraversare le tendenze senza perdere la propria idea di eleganza.
IN-NOVA Studio

IN-NOVA Studio nasce nel 2016 nel cuore di Napoli, nei pressi del complesso monumentale di Santa Maria La Nova. A fondarlo sono Marcello Ferrara, Martina Russo e Riccardo Teo, tre architetti che, dopo esperienze professionali maturate anche in studi internazionali, scelgono di tornare nella propria città.
Il loro lavoro si muove dall’interior design alla progettazione architettonica e urbana, mantenendo un rapporto diretto con i materiali, le tecniche e le condizioni specifiche del territorio. La ricerca dell’innovazione non coincide con la volontà di introdurre forme eccentriche: riguarda piuttosto il modo in cui una distribuzione, una soglia o un nuovo elemento possono cambiare concretamente l’uso dello spazio.
In Casa DPM, all’interno di un palazzo ottocentesco del centro storico, lo studio ha lavorato su un appartamento luminoso ma mal distribuito. Porte specchiate, superfici filtranti e nuovi elementi di separazione hanno permesso di regolare i passaggi tra zona giorno e zona notte senza interrompere la circolazione della luce. L’intervento è contemporaneo, ma non cerca di annullare l’identità dell’edificio.
Un’altra prova significativa è il recupero di un’abitazione napoletana gravemente danneggiata da un incendio. Il progetto ha trasformato la ricostruzione in un’occasione per rivedere la casa nel suo insieme, lavorando sulle tracce rimaste, sulle necessità presenti e sulla possibilità di ricominciare senza cancellare completamente ciò che era accaduto.
Anche nei ristoranti e nei luoghi dell’ospitalità, come lo storico Ristorante Umberto, IN-NOVA affronta la memoria con un atteggiamento critico: rispettare la storia non significa congelarla, ma renderla nuovamente leggibile e utilizzabile.
Studio 74ram

Emilia Abate e Francesco Rotondale sono gli architetti alla guida di Studio 74ram, realtà napoletana attiva nella progettazione di abitazioni, uffici, spazi pubblici, oggetti e prodotti.
Alla base del loro lavoro c’è una posizione precisa: le scelte progettuali non devono essere casuali, automatiche o costruite intorno alla necessità di affermare la firma dell’architetto. Devono essere il risultato di un pensiero critico, nel quale preparazione tecnica, responsabilità e cultura umanistica procedono insieme.
Questo atteggiamento si traduce in una particolare attenzione al significato delle decisioni. Una parete, un mobile, un materiale o una modifica distributiva non vengono introdotti soltanto per rendere l’ambiente più riconoscibile, ma perché devono risolvere un problema e contribuire alla qualità complessiva dello spazio.
La capacità di lavorare su scale differenti è uno dei caratteri più interessanti dello studio. Il passaggio dall’architettura all’oggetto obbliga a osservare il dettaglio, la proporzione e il rapporto con il corpo; il movimento inverso permette invece di non perdere mai la struttura generale dell’intervento.
Negli interni, arredi fissi e mobili possono così assumere una funzione architettonica, mentre le stanze vengono pensate come parti di un sistema più ampio. Il progetto non cerca un’immagine autonoma dalla vita che dovrà accogliere.
In una scena spesso dominata dalla necessità di produrre ambienti immediatamente riconoscibili sui social, Studio 74ram conserva una posizione più riflessiva. La sua ricerca non rinuncia alla forma, ma rifiuta l’idea che la forma possa essere separata dalla responsabilità del progetto.
AIDNA Studios

AIDNA Studios lavora tra architettura, product design e gestione esecutiva, scegliendo una struttura aperta e multidisciplinare. Lo studio definisce la propria visione plurale, ma orientata verso una necessaria semplicità del metodo: ogni progetto nasce dall’analisi del presente, dall’osservazione diretta dello spazio e dalla traduzione di esigenze spesso complesse in soluzioni leggibili.
Un punto centrale della ricerca è l’idea dell’architettura come forma di cura. Una dichiarazione che acquista valore soprattutto nel progetto della casa, dove ogni trasformazione influisce sulle abitudini, sulle relazioni e sul modo in cui le persone percepiscono se stesse all’interno dello spazio.
Negli interventi residenziali lo studio lavora frequentemente sulla luce e sulla rimozione delle separazioni superflue. Le distribuzioni chiuse vengono riconsiderate, i passaggi acquistano maggiore continuità e gli elementi funzionali sono integrati nell’architettura per evitare che la casa risulti frammentata.
I progetti Casa Sefora e Casa Milena, pubblicati nel 2026 da testate italiane e internazionali, hanno portato attenzione su una ricerca giovane ma già definita. Il lavoro si misura con appartamenti esistenti, metrature contenute e memorie familiari, dimostrando che l’intensità di un progetto non dipende necessariamente dalla scala o dalla spettacolarità dell’intervento.
La semplicità, per AIDNA, non è un risultato grafico, ma il punto di arrivo di un processo nel quale bisogni, vincoli e desideri vengono ordinati fino a trovare una forma precisa.
Carmine Abate Architetto

Il lavoro di Carmine Abate attraversa residenze, bar, ristoranti, spazi dedicati al food e boutique. Nei diversi ambiti ritorna una stessa propensione alla contaminazione: materiali, epoche e riferimenti apparentemente lontani vengono accostati con una libertà che non rinuncia al controllo della composizione.
Gli anni Settanta rappresentano una delle presenze più riconoscibili nella sua ricerca. Non vengono però riproposti attraverso una ricostruzione letterale. Legni scuri, carte da parati, paglia di Vienna, superfici lucide, motivi geometrici e colori profondi entrano negli ambienti insieme a opere d’arte e pezzi contemporanei.
In Casa Ganzerli, una lunga armadiatura in noce canaletto accompagna il corridoio e assorbe funzioni tecniche e contenitive, mentre la zona giorno assume il ruolo di un’agorà domestica. La planimetria non fa da semplice sfondo al décor: è il dispositivo che mette in equilibrio esigenze differenti, passioni e materiali. Il progetto è stato raccontato da Interni come un manifesto della ricerca di Abate.
In altri interventi, gli oggetti di famiglia diventano il punto di partenza per aggiornare una casa borghese senza cancellarne la memoria. Il progettista parla di un lavoro per addizione: nuovi linguaggi e nuove funzioni vengono introdotti accanto alle tracce esistenti, cercando un equilibrio tra nostalgia e vita contemporanea.
Anche la carta da parati viene utilizzata in modo architettonico, arrivando a occupare soffitti e grandi superfici per cambiare la percezione dell’ambiente.
Il carattere degli interni nasce dal rischio controllato dell’accostamento. È questa capacità di tenere insieme rigore distributivo e immaginazione decorativa a rendere il lavoro di Carmine Abate immediatamente riconoscibile.
ZETAE Studio

Fondato a Napoli da Ettore Ambrosio e Fabio Chianese, ZETAE Studio è una realtà multidisciplinare attiva soprattutto nell’interior, nell’industrial design e nella progettazione navale. Il rapporto tra spazio e prodotto è quindi parte strutturale del suo metodo, non una competenza aggiunta successivamente.
Negli interni, il mobile viene spesso utilizzato come strumento per articolare lo spazio. Contenitori, sistemi modulari, lavabi, sedute e complementi vengono studiati in relazione alla stanza e alle modalità con cui saranno utilizzati. Al tempo stesso, l’esperienza maturata nel prodotto consente allo studio di affrontare materiali, tecnologie e processi industriali con particolare consapevolezza.
La selezione nell’ADI Design Index 2017 conferma il valore di questa ricerca, orientata verso oggetti nei quali funzione, materia e riconoscibilità formale devono restare in equilibrio.
Per Relax Design, ZETAE ha sviluppato collezioni dedicate all’ambiente bagno lavorando su solid surface, trasparenze e pigmentazioni. Le forme essenziali dei prodotti vengono accompagnate da una ricerca cromatica ispirata anche ai colori del Golfo di Napoli, di Capri e della Costiera Amalfitana.
Questo legame con il territorio non si traduce in decorazione folkloristica. Viene trasferito nel progetto attraverso il colore, la materia e la tecnologia.
ZETAE occupa una posizione di confine particolarmente interessante, nella quale interior design e prodotto si influenzano a vicenda. Gli oggetti costruiscono gli ambienti e gli ambienti diventano il banco di prova per nuove soluzioni di design.
DN Associati

Con sede a Napoli, DN Associati opera nell’interior design, nell’architettura, nell’arredo sartoriale e nella comunicazione, seguendo sia la progettazione sia la realizzazione degli interventi. Il gruppo lavora su abitazioni, spazi commerciali, strutture ricettive, locali e arredi su misura.
La componente esecutiva ha un peso rilevante. Lo studio assume spesso il ruolo di regia tra progettisti, fornitori, artigiani e imprese, accompagnando il cliente dal concept al cantiere e fino alla definizione finale degli ambienti.
Questo metodo consente di mantenere una continuità tra il disegno e la realizzazione, soprattutto quando il progetto richiede falegnamerie personalizzate, cucine, armadiature, rivestimenti e soluzioni integrate. L’arredo su misura viene utilizzato per risolvere gli spazi, ma anche per conferire alla casa un’identità più precisa.
Il portfolio mostra linguaggi differenti, dal contemporaneo essenziale agli interni più decorativi e classici. Non emerge la volontà di imporre una cifra unica a ogni committenza; prevale piuttosto la costruzione di un progetto coerente con le richieste, la tipologia dell’immobile e il livello di rappresentanza desiderato.
Materiali, luce, tecnologia e arredo vengono quindi coordinati all’interno di un processo unitario. La forza dello studio risiede nella capacità di tradurre il progetto in un intervento completo, affrontandone anche gli aspetti produttivi e organizzativi.
DN Associati rappresenta una dimensione dell’interior design molto concreta e diffusa a Napoli: quella in cui la qualità dello spazio dipende non soltanto dall’idea iniziale, ma dalla precisione con cui ogni passaggio viene portato a compimento.
Studio Archielle

Studio Archielle nasce dalla collaborazione tra Lia Chiaiese e Debora Regio, due architette appartenenti a generazioni differenti. La loro progettazione si fonda sull’ascolto e sulla convinzione che l’interno debba essere costruito intorno alla vita delle persone, non intorno a un’immagine predefinita.
La fase preliminare assume quindi un’importanza particolare. Abitudini, desideri, passioni e aspettative vengono raccolti per tracciare quella che lo studio definisce una mappa emotiva del cliente. Non si tratta di assecondare ogni richiesta in maniera letterale, ma di comprendere quali siano le necessità più profonde e trasformarle in scelte distributive, materiali e cromatiche.
Il progetto prosegue fino al cantiere e allo styling finale, includendo arredi, accessori e dettagli. Questo controllo consente di mantenere coerenza senza produrre ambienti eccessivamente coordinati o privi di spontaneità.
Nella Casa al quarto piano, un piccolo appartamento a Chiaia destinato all’affitto, il lavoro sulla luce viene accompagnato da una fascia di pavimento ispirata alle geometrie della tradizione napoletana. Il motivo non è utilizzato come semplice citazione: distingue idealmente le zone di movimento da quelle dedicate alla sosta, dando ordine a una metratura contenuta.
Curve, archi, colori e materiali naturali ricorrono nei progetti dello studio, ma vengono adattati ogni volta alla storia della casa e a chi dovrà abitarla.
L’identità non nasce dalla firma ripetuta del progettista, ma dalla relazione tra spazio e persona. È questa attenzione alla dimensione emotiva dell’abitare a definire il lavoro di Archielle.
Stabile and Partners

Il rapporto con Capri costituisce il centro della ricerca di Stabile and Partners, studio fondato nel 1983 da Claudio Oscar Stabile e oggi attivo tra architettura, interior design e paesaggio. Accanto al fondatore lavora Masha Stabile, architetta e interior designer. Lo studio dispone di sedi a Capri e Napoli e ha sviluppato progetti anche in contesti internazionali.
Claudio Stabile conosce l’isola non soltanto come luogo professionale, ma come territorio studiato nel tempo. Questa familiarità permette allo studio di affrontare il paesaggio caprese senza ricorrere alle sue rappresentazioni più immediate.
Ville, alberghi, boutique, ristoranti e giardini vengono progettati lavorando sulle relazioni tra interno ed esterno. Aperture, terrazze, vegetazione e percorsi sono parte della stessa architettura; la stanza non termina necessariamente in corrispondenza della parete, ma continua nello spazio aperto e nella vista.
Il portfolio comprende interventi per il Grand Hotel Quisisana, ville private, guest house, ristoranti e boutique sull’isola. Ogni scala viene affrontata con la stessa attenzione, dall’impianto architettonico alla scelta dei materiali e fino al disegno del mobile.
La matrice mediterranea convive con un’impostazione cosmopolita e con riferimenti modernisti. Gli interni sono accoglienti e materici, ma non dipendono dalla ripetizione di codici stagionali o tendenze decorative.
Per lo studio, gli ambienti devono poter cambiare nel tempo e accompagnare le persone che li abitano. L’architettura non è una cornice immobile, ma una struttura capace di accogliere esperienze, ricordi e trasformazioni. Una posizione particolarmente significativa in un territorio nel quale il paesaggio rischia spesso di prevalere sul progetto.
Keller Architettura

Fondato da Antonio Giuseppe Martiniello, Keller Architettura porta nella scena napoletana una visione maturata anche attraverso gli anni di formazione e lavoro trascorsi in Austria. Dopo la laurea alla Federico II e un periodo alla Technische Universität di Graz, Martiniello rientra a Napoli nel 2000, stabilendo lo studio in via Foria.
Il suo lavoro si concentra sul rapporto tra architettura contemporanea, patrimonio esistente e trasformazione urbana. Gli interni non vengono considerati come episodi isolati, ma come parte di una riflessione più ampia sull’edificio, sul quartiere e sui modi in cui uno spazio può tornare a produrre relazioni.
Questa posizione emerge con particolare chiarezza nei progetti realizzati all’interno di palazzi storici napoletani. Le murature in tufo, le proporzioni ottocentesche, le volte e le tracce del passato non vengono ripristinate in maniera nostalgica, ma messe in relazione con opere d’arte, arredi del Novecento e nuovi elementi architettonici.
Nella propria casa-studio, ricavata all’interno di un edificio ottocentesco nei pressi dell’Orto Botanico, Martiniello ha costruito un ambiente nel quale abitare, lavorare ed esporre convivono senza separazioni rigide. L’intervento conserva l’impianto storico, introducendo al suo interno un repertorio eterogeneo di oggetti, materiali e riferimenti culturali.
Anche Villa Tarantino affronta il dialogo tra differenti epoche: la struttura neoclassica in muratura di tufo giallo napoletano incontra contaminazioni novecentesche e nuovi inserimenti, mantenendo leggibili le diverse stratificazioni.
Accanto alla pratica professionale, il progetto Officina Keller estende la ricerca alla rigenerazione sociale, al riuso e alla costruzione di modelli abitativi più accessibili e inclusivi.
Per Keller Architettura, il recupero non è un esercizio formale: è la possibilità di restituire significato a luoghi, materiali e parti di città che rischierebbero altrimenti di essere dimenticati.
ReBuilt Studio

ReBuilt Studio nasce a Napoli nel 2013 come collettivo di architettura e fonda la propria attività sull’idea che la riqualificazione possa rappresentare un momento di scambio culturale e un’occasione per rendere nuovamente significativo ciò che già esiste.
Il nome dello studio non rimanda semplicemente alla ricostruzione fisica. Esprime piuttosto la volontà di osservare l’esistente, riconoscerne le possibilità e trasformarlo attraverso un progetto costruito sulle necessità reali della committenza.
L’ascolto precede quindi la definizione dell’immagine. Distribuzione, materiali, arredi e tecnologia vengono sviluppati per accompagnare le abitudini delle persone e condurre il progetto dal concept alla completa realizzazione.
Negli interventi residenziali lo studio lavora spesso sulla rimozione delle frammentazioni introdotte da precedenti ristrutturazioni. In U+P House, nel quartiere Vomero, alcuni ambienti organizzati secondo una distribuzione tipica degli anni Novanta sono stati riletti per ottenere maggiore luce, ampiezza e una fruibilità più vicina alle esigenze contemporanee.
In N+V House, a Chiaia, il restyling di un appartamento risalente agli anni Ottanta interviene invece con maggiore misura, conservando ciò che poteva ancora funzionare e aggiornando lo spazio attraverso scelte mirate.
La stessa capacità di confrontarsi con contesti differenti emerge nei luoghi professionali e negli spazi aperti al pubblico. Il recupero di un appartamento in via Crispi per trasformarlo in studio professionale e il progetto del cocktail bar Salotto Bellini mostrano due modi diversi di interpretare l’identità degli edifici napoletani.
ReBuilt lavora sul cambiamento senza inseguire necessariamente la trasformazione radicale. L’intervento è calibrato su ciò che lo spazio richiede: talvolta una nuova distribuzione, talvolta un gesto puntuale, talvolta la capacità di riconoscere che una parte dell’esistente merita di rimanere.
Manuarino

Manuarino nasce nel 2011 a Monte di Procida per iniziativa dell’architetto Salvatore Vicidomini. Dal 2012, con l’ingresso della designer Isabel Pugliese, lo studio amplia la propria attività verso la grafica e la comunicazione visiva, costruendo un approccio nel quale architettura, interior design e identità del progetto vengono sviluppati insieme.
Il legame con i Campi Flegrei costituisce una parte importante della sua ricerca. Paesaggio, abitazioni storiche, visuali sul golfo e cultura materiale del territorio entrano nei progetti senza diventare uno stile da ripetere.
Nelle ristrutturazioni residenziali lo studio dedica particolare attenzione agli arredi su misura. Falegnamerie, contenitori, cucine e pareti attrezzate non vengono inseriti alla fine del processo, ma utilizzati per risolvere le distribuzioni e dare continuità agli ambienti.
In Casa A+M, un appartamento di novanta metri quadrati già parzialmente ristrutturato, gli arredi sono stati disegnati per dialogare con tramezzi e pavimentazioni preesistenti. Un acquario inserito nella cappottiera filtra la vista verso il soggiorno, mentre sistemi mobili e armadiature organizzano il rapporto tra cucina e zona giorno.
Il recupero di Casa M+D affronta invece una piccola abitazione ottocentesca in muratura portante e con volta a padiglione. Lo spazio, di appena trentasei metri quadrati ampliati attraverso un soppalco, viene interpretato a partire dalla struttura originaria, utilizzata come base per un linguaggio dichiaratamente contemporaneo.
In altri progetti il rapporto con il paesaggio diventa più immediato. In Casa sul mare, affacciata su Procida, Ischia e sulla Marina di Acquamorta, il bianco, il rovere, il blu e alcuni accenti gialli rileggono le cromie mediterranee, mentre gli arredi fissi disegnati dallo studio rendono unitario lo spazio giorno.
La capacità di lavorare anche sulla comunicazione rende particolarmente coerenti i progetti commerciali, nei quali interni, insegne, grafica e immagine coordinata condividono lo stesso linguaggio.
La dimensione locale non limita il progetto, ma gli offre una materia concreta da interpretare. È proprio nella relazione tra territorio, artigianato e disegno su misura che Manuarino trova la propria identità più convincente.
Blu Space

Fondato e diretto dall’architetto Tommaso Marino, Blu Space opera a Napoli nella progettazione architettonica, nell’interior design, nell’arredamento e nel contract. Lo studio ha sede in via Aniello Falcone e concentra una parte significativa della propria attività sul residenziale.
Alla base del lavoro vi è l’idea dell’architettura come opera globale: un insieme nel quale distribuzione, materiali, illuminazione, arredi e dettagli devono concorrere alla costruzione di un ambiente armonico.
Questa visione porta lo studio a seguire il progetto oltre la definizione planimetrica, coordinando gli aspetti tecnici e la selezione degli elementi che completano l’interno. La casa viene affrontata come un organismo unitario, nel quale ogni parte deve trovare una relazione leggibile con le altre.
Il linguaggio è orientato verso un’idea di contemporaneità elegante e rappresentativa. Superfici continue, illuminazione architettonica, lavorazioni personalizzate e arredi selezionati costruiscono ambienti ordinati, spesso caratterizzati da palette neutre e da una particolare attenzione alla qualità percettiva dei materiali.
La ricerca di Tommaso Marino guarda inoltre ai cambiamenti sociali e al modo in cui questi modificano la configurazione degli spazi domestici. La distribuzione non può quindi essere considerata immutabile: deve rispondere all’evoluzione dei ritmi quotidiani, dei nuclei familiari e del rapporto sempre più fluido tra vita privata, lavoro e condivisione.
Il dettaglio non viene trattato come un abbellimento finale, ma come lo strumento attraverso cui dare coerenza all’intero progetto. È questa impostazione a definire Blu Space come una realtà capace di unire progettazione architettonica e costruzione completa dell’ambiente.
Salvatore Izzo Interiors

Il lavoro di Salvatore Izzo si colloca in una posizione nettamente distinta rispetto agli altri studi della selezione. La sua identità nasce da una precisa interpretazione dello stile americano, diventato nel tempo il tratto più riconoscibile dei progetti e della comunicazione dello studio.
Cucine con grandi isole centrali, boiserie, cornici, camini, imbottiti generosi, palette luminose e arredi su misura compongono interni ispirati alle abitazioni statunitensi, ma adattati alle esigenze, alle metrature e alle abitudini della committenza italiana.
Il riferimento americano non riguarda soltanto la decorazione. Al centro vi è un’idea precisa di comfort domestico: cucine pensate come luoghi di aggregazione, soggiorni accoglienti, numerosi spazi contenitivi e ambienti nei quali la componente rappresentativa deve convivere con la praticità quotidiana.
Lo studio opera su residenze e spazi commerciali, offrendo un servizio che comprende consulenza, progettazione personalizzata, selezione degli arredi e accompagnamento nelle diverse fasi dell’intervento.
Alla progettazione si affiancano collezioni di complementi, maniglie, tessili e oggetti decorativi, attraverso cui il linguaggio sviluppato negli interni viene trasferito alla scala del prodotto.
Un ruolo decisivo è svolto dalla comunicazione digitale. Attraverso video, rubriche e contenuti dedicati alle trasformazioni degli ambienti, Salvatore Izzo ha reso accessibili a un pubblico molto ampio temi solitamente confinati alla relazione privata tra progettista e cliente. Il social network diventa così non soltanto una vetrina, ma uno strumento di divulgazione e costruzione di una community.
Il suo lavoro dimostra come anche un linguaggio fortemente connotato possa trovare spazio nella scena contemporanea quando viene applicato con coerenza. Non cerca la neutralità né l’approvazione della cultura minimalista dominante: propone un immaginario riconoscibile, dichiaratamente decorativo e legato a un’idea rassicurante e confortevole della casa.

