Che cos’è la neuroarchitettura e come si applica: il metodo di Antonio Di Maro, tra i pionieri in Italia, dalla Dream Box dell’Ospedale Pausilipon al Centro ABA for Disability di Salerno, fino ai consigli per la casa.
Una parete verde salvia nell’area relax, luci calde e basse la sera, angoli arrotondati al posto degli spigoli: la neuroarchitettura studia come lo spazio agisce su emozioni e comportamenti. In Italia Antonio Di Maro la pratica da oltre dieci anni, dall’Ospedale Pausilipon di Napoli al nuovo Centro ABA for Disability di Salerno.
La neuroarchitettura è la disciplina che indaga come gli spazi costruiti influenzano emozioni, comportamenti e processi cognitivi. Luce, suoni, colori, forme e materiali non vengono valutati soltanto per la loro resa estetica o tecnica, ma per gli effetti che producono sul corpo e sulla mente di chi abita un ambiente. È un campo che negli ultimi anni è uscito dai convegni specialistici ed è entrato nel lessico del progetto, spesso in modo generico.
Per questo vale la pena guardare a chi ci lavora con continuità. Antonio Di Maro, architetto classe 1986 nato ad Aversa, fondatore nel 2013 dello studio Antonio Di Maro & Partners a Napoli, è stato tra i primi in Italia a esplorare in modo sistematico il rapporto tra neuroscienze e progettazione. Il suo metodo parte da un presupposto: la mente reagisce agli stimoli attraverso un intreccio di percezioni visive, tattili, sonore, olfattive e mnemoniche, e il progetto può orientare queste reazioni verso il benessere quotidiano.
Che cosa vuol dire progettare con la neuroarchitettura?
Vuol dire affiancare ai parametri tecnici una serie di indici soggettivi. “Il cervello”, spiega Di Maro, “reagisce agli stimoli in modo empatico (simulazione incarnata). Per questo, per progettare ambienti efficienti occorre basarsi non solo su parametri tecnici, ma anche su indici soggettivi come emozione, felicità e benessere”.
Il punto più interessante, e meno scontato, è che l’approccio scientifico non viene presentato come un limite alla creatività. Nella lettura di Di Maro la conoscenza del funzionamento del cervello rende la sensibilità progettuale più consapevole, non più rigida. L’obiettivo resta costruire ambienti a misura d’uomo che favoriscano, a seconda delle necessità, serenità, concentrazione o riduzione della tensione. E in questa prospettiva l’architetto assume un ruolo che il suo studio definisce etico: progettare esperienze che incidono sulla salute fisica e mentale delle persone.
Il Centro ABA for Disability di Salerno: uno spazio che fa parte della terapia
Il progetto più recente, inaugurato da poco e ancora in fase di completamento in alcune aree, è il Centro ABA for Disability di Salerno, tra le prime strutture in Italia dedicate al recupero neuro-funzionale per autismo e ADHD. È stato progettato a più mani con neurologi, neuropsichiatri e analisti del comportamento, integrando la tecnica dell’Analisi Comportamentale Applicata (ABA, appunto) con i principi della neuroarchitettura.

Su circa 340 metri quadrati, il progetto mette al centro il comfort dei pazienti attraverso lo studio dei cinque sensi. Un sistema avanzato di illuminazione artificiale riproduce l’alternanza naturale tra giorno e notte in relazione a stagioni e orari, cioè il ciclo circadiano, per ridurre lo stress cognitivo. Tutti i materiali e le forme che generano sono organici, senza spigoli vivi: la reception, modellata in 3D, si presenta come un grande sasso poggiato a terra.
L’orientamento è affidato a landmark cromatici e sensoriali, mentre colori, luce e suoni in filodiffusione sono calibrati sulla funzione di ogni area. Lo spazio diventa così parte attiva del percorso terapeutico. Tra le novità in arrivo c’è la cucina, pensata a partire da ricerche su un modello di sviluppo neurocognitivo del cucinare: un percorso sensoriale che accompagna dal frigorifero fino alla presentazione del piatto finito.

Dal Pausilipon alla casa: un metodo che nasce nei contesti fragili
Il primo banco di prova risale al 2014, con la riqualificazione degli spazi d’attesa dell’Ospedale Pediatrico Oncologico Pausilipon di Napoli. Il progetto, la Dream Box, era pensato come “un bosco dentro”: un ambiente al chiuso che riproducesse le percezioni sensoriali di un bosco per i bambini impossibilitati a uscire all’aperto e per le loro famiglie, con l’obiettivo di ridurre la tensione emotiva e restituire un senso di sicurezza.

Dai contesti fragili il metodo si è esteso all’hospitality e alle abitazioni private, dove lo studio lavora tra Italia ed Europa. Ed è proprio la casa il terreno in cui i principi della disciplina diventano più facili da tradurre in gesti quotidiani.
Neuroarchitettura in casa: colori, luce, forme e suoni
Lo studio ha raccolto in un decalogo una serie di accorgimenti per chi arreda o vuole rinnovare la propria casa, ognuno associato dallo studio a riferimenti della letteratura scientifica. Ne riprendiamo alcuni, così come li propone.
Sul colore, il verde salvia e il blu polvere sono indicati per le zone relax perché associati a una frequenza cardiaca più bassa, mentre il giallo tenue e l’ocra vengono suggeriti per la zona pranzo, come stimolo alla socialità. Il bianco ottico totale va evitato: riflette troppa luce e rende più difficile il rilassamento. Chi cerca altre idee può partire dalla nostra guida ai colori per la camera da letto.
Sulla luce, il principio è seguire l’orologio biologico: luce fredda al mattino, luce calda e posizionata in basso la sera, con le abat-jour a simulare il tramonto e preparare al sonno. La luce naturale laterale, quella che arriva di fianco mentre si lavora, è preferita a quella zenitale. Il tema è approfondito anche nella nostra guida all’illuminazione del soggiorno.
Su forme e volumi, il decalogo ricorda che i contorni curvi sono percepiti come più piacevoli degli angoli acuti, da cui il consiglio di tavoli tondi e divani avvolgenti; i soffitti alti favoriscono il pensiero creativo, quelli bassi la concentrazione e il senso di protezione. In camera da letto è meglio evitare mensole o travi pesanti sopra la testata e schermare le spie luminose dei dispositivi. Sull’acustica, tende pesanti, tappeti e pannelli in legno eliminano riverbero ed eco; in cucina, ante a scomparsa e contenitori chiusi riducono il rumore visivo. Infine la poltrona: in un angolo, con una parete solida alle spalle e la vista verso la finestra o la stanza, offre un senso di rifugio immediato.
Perché la neuroarchitettura ci riguarda
Colpisce, nel lavoro di Di Maro, la coerenza tra le scale: la stessa attenzione che organizza un centro terapeutico per bambini con autismo si ritrova nel consiglio di spostare una poltrona in un angolo. Secondo la redazione è questo il valore più concreto della disciplina, quando è praticata con serietà: ricordare che ogni scelta progettuale, dal colore di una parete all’altezza di una lampada, produce un effetto su chi abita lo spazio. E che quell’effetto si può progettare.
Di Maro, che dal 2025 guida anche la direzione creativa di Magliocco Tappeti, è tra i nomi raccolti nelle nostre selezioni dei migliori studi di architettura a Napoli e dei migliori interior designer a Napoli.
Domande frequenti
Che cos’è la neuroarchitettura?
È la disciplina che studia come gli spazi costruiti influenzano emozioni, comportamenti e processi cognitivi, considerando luce, suoni, colori, forme e materiali per i loro effetti sul benessere delle persone.
Chi è Antonio Di Maro?
Architetto nato ad Aversa nel 1986, ha fondato nel 2013 a Napoli lo studio Antonio Di Maro & Partners. È considerato tra i pionieri della neuroarchitettura in Italia e lavora tra residenziale, hospitality e progetti in ambito sanitario.
Che cos’è il Centro ABA for Disability di Salerno?
Una struttura dedicata al recupero neuro-funzionale per autismo e ADHD, di circa 340 metri quadrati, progettata da Di Maro con neurologi, neuropsichiatri e analisti del comportamento integrando l’Analisi Comportamentale Applicata (ABA) e la neuroarchitettura.
Come applicare la neuroarchitettura in casa?
Alcuni accorgimenti indicati dallo studio: verde salvia o blu polvere nelle zone relax, luce calda e bassa la sera, forme curve negli arredi, materiali fonoassorbenti come tende e tappeti, contenitori chiusi in cucina e una poltrona in un angolo con le spalle protette.


