Case, negozi, ristoranti e bar: la selezione 2026 di Archi&Interiors racconta Torino attraverso palazzi Liberty, ex fabbriche e nuovi locali di quartiere.
In copertina: Casa Liberty — Hom Architetti. Foto: Barbara Corsico.
Case private, negozi, ristoranti e bar. Una lettura della Torino contemporanea attraverso interni che lavorano con i palazzi d’epoca, le fabbriche dismesse e la vita di quartiere.
Torino si riconosce dai portici, ma una parte importante del suo carattere si scopre salendo le scale dei palazzi. Dietro le facciate Liberty di Pietro Fenoglio, nei magazzini costruiti per le merci e la ferrovia, negli alloggi dei primi del Novecento con il rovere e il battuto alla veneziana, l’interno torinese conserva un’idea di misura: stanze proporzionate, materiali solidi, poche concessioni all’effetto.
I progetti raccolti nella nostra selezione 2026 partono spesso da questa eredità. Alcuni riportano alla luce affreschi e carte da parati rimasti sotto gli intonaci, altri trasformano un ex laboratorio enologico o un piccolo locale di quartiere in un luogo da frequentare ogni giorno. Ci sono appartamenti di pochi metri quadrati che trovano spazio nelle curve e nel colore, case ampie che accolgono una collezione di design, bar che prendono in prestito l’immaginario degli uffici anni Sessanta o dei locali di una volta.
La selezione di Archi&Interiors prende in esame i progetti presentati e pubblicati nell’ultimo anno; le date di realizzazione possono essere precedenti. Contano la qualità dello spazio, il rapporto con l’esistente, l’uso dei materiali e la capacità di rispondere a esigenze concrete. L’ordine non esprime una graduatoria: ogni interno porta nella raccolta una domanda diversa, e una risposta che vale la pena osservare da vicino.
Casa Liberty nel palazzo di Pietro Fenoglio — Hom Architetti
In via De Sonnaz, la casa Boffa-Costa-Magnani progettata da Pietro Fenoglio nel 1904 si riconosce dalla facciata decorata e dai serramenti a coda di pavone. Al primo piano nobile, sotto soffitti alti quasi quattro metri, Hom Architetti — Roberta Massetti, Sabrina Saldo e Stefania De Paola — ripensa un appartamento di 250 metri quadrati per una giovane famiglia arrivata da Milano, appassionata collezionista di design.

Il soggiorno nasce dall’unione di due stanze con volte diverse: i sondaggi hanno fatto riemergere un affresco, poi restaurato, mentre gli stucchi della seconda sono stati in parte ricostruiti. Sotto questa cornice trovano posto i pezzi della collezione dei proprietari, dal divano Strips di Artflex rifoderato al Ploum di Ligne Roset, dal tavolo Dinner di De Padova alle Superleggera di Cassina.


Dove il parquet originale mancava, il progetto sceglie un seminato a base scura, lo stesso materiale che nelle case d’epoca segnava gli spazi di servizio. I pavimenti in legno superstiti sono stati smontati, numerati, restaurati e rimontati; porte e radiatori in ghisa decorati sono tornati al loro posto. Il corridoio, ridotto dalla nuova distribuzione, diventa un “antro oscuro” attrezzato con arredi su misura in grigio antracite e laminato effetto ottone, che accompagnano il percorso dall’ingresso alla zona notte.
Nei bagni il colore torna protagonista, con sanitari verdi, grigi e senape; in quello padronale un lampadario di cristallo e uno specchio antico, entrambi di famiglia, affiancano la vasca freestanding. Casa Liberty interessa per la disinvoltura con cui tiene insieme un involucro di pregio e un gusto dichiaratamente pop, senza che l’uno metta in ombra l’altro.


AL ai Docks Dora — NO.T Architetti Associati
Per arrivare da AL bisogna attraversare quasi tutti i Docks Dora e raggiungere il fondo del compartimento K. Gli ex magazzini generali, costruiti dal 1912 per le merci alimentari e collegati con un raccordo alla linea ferroviaria Torino-Milano, ospitano da gennaio 2026 il ristorante dello chef Alberto Fluttero, dentro un ex laboratorio enologico dove per decenni si è prodotto vermouth.

NO.T Architetti Associati lavora per sottrazione. I cento metri quadrati mantengono soffitti alti, pilastri in cemento, mattoni a vista e grandi vetrate industriali; il progetto aggiunge pochi elementi in legno chiaro, tavoli tondi e quadrati, librerie che salgono fino alle travi e scandiscono la sala senza dividerla.


Il centro della scena è la cucina a vista, concepita come un elemento di relazione che abbatte la distanza fra il cuoco e gli ospiti. La sala resta raccolta: i tavoli sono distribuiti per garantire riservatezza, la luce naturale arriva dalle finestre a tutta altezza e la sera lascia il posto a poche lampade calde sulle pareti in laterizio.
AL porta nella selezione il recupero di uno spazio produttivo nella periferia nord della città. L’ex fabbrica conserva la propria materia e la propria memoria; il ristorante si limita a renderla abitabile, con una sobrietà che lascia parlare l’edificio e il lavoro della cucina.


Torino Vice 001 — Tanaka | Tomidei
Settanta metri quadrati, un piccolo balcone esposto a sud e il desiderio di costruire un universo domestico ricco di distrazioni dentro dimensioni ridotte. In Torino Vice 001, Tanaka | Tomidei, lo studio di Giacomo Tomidei fra Torino e Nara, fa passare l’ingresso attraverso un primo “portico” volutamente stretto, che si apre su un soggiorno immerso nella luce.

La parete fra cucina e sala viene aperta da un gioco di curve morbide. Dentro l’apertura scorre un tavolo che diventa il fulcro della giornata, fra pasti, conversazioni e lavoro: i due ambienti si vedono senza essere attraversabili, separati ma legati da una relazione continua.


Il corridoio è immaginato come una via torinese con i portici su entrambi i lati. Le aperture ad arco, dipinte di un blu intenso, alternano porte e armadi; uno specchio duplica la sequenza e confonde i riferimenti, come in un piccolo labirinto che collega cucina, bagno e camera da letto.
Il parquet dei primi del Novecento è stato liberato dalle vecchie laccature scure e riportato al rovere originale, il battuto veneziano della cucina è tornato lucido, pareti e soffitti condividono lo stesso grigio chiaro a calce, sul quale divano, cucina e libreria bianchi sembrano sospesi. Il bagno, rivestito di piastrelle 15×15 con fughe nere, chiude il percorso con uno spazio quasi meditativo. Torino Vice 001 mostra quanto possa contenere una casa piccola quando ogni elemento ha un ruolo preciso.


Lève Office Bar — Fabio Fantolino
Affacciato su un giardino nel centro della città, Lève Office Bar prende in prestito l’immaginario degli uffici degli anni Sessanta, il decennio in cui l’interior per il lavoro scopre la qualità dei materiali e della composizione, e lo trasforma in un bar che cambia ritmo dalla mattina alla sera. Fabio Fantolino firma il progetto e disegna su misura gran parte degli arredi.

Tre ambienti costruiscono una sequenza. Nella prima sala un lungo bancone in acciaio inox attraversa lo spazio davanti a un fondo smaltato di rosso intenso: compatto durante il giorno, la sera si apre e diventa cocktail station. A terra, la posa a spina di pesce in tonalità mattone introduce una nota più domestica e attenua la tensione fra superfici riflettenti e colori pieni.


La seconda sala, a doppia altezza, rende più esplicito il riferimento all’ufficio. Al livello inferiore acciaio, cromature e specchi dialogano con legno e pelle sopra un pavimento in resina verde; al piano superiore i divanetti, con seduta in pelle e schienale in bouclé, si dispongono come partizioni leggere, alla maniera degli open space americani, dentro una boiserie in legno e laminato rosso.
Anche la luce fa parte dell’architettura: una griglia luminosa disegna il soffitto del livello inferiore, lampade a sospensione dal carattere rétro accompagnano i tavoli al piano superiore, la Ipoli di Lambert & Fils segna il bancone e la Maija di Santa & Cole addolcisce la cassa. Lève interessa perché il riferimento storico non resta citazione e diventa il modo in cui lo spazio si organizza durante le diverse ore della giornata.


Casa Giuria — Q&A Studio e Giovanni Antico Architect
In via Giuria, nel quartiere di San Salvario, una delle zone di espansione della Torino di fine Ottocento, un appartamento di novanta metri quadrati in un edificio Liberty diventa l’occasione per una piccola archeologia dell’abitare. Q&A Studio di Michele Armando e Giovanni Antico Architect, con Lorenzo Trucato, mantengono in gran parte la distribuzione originale e lavorano sulle tracce che il cantiere ha restituito.

Frammenti di carte da parati e di vecchie pitture restano visibili su alcune pareti, come segni delle vite precedenti dell’appartamento. Nella zona studio è emersa una volta affrescata, liberata in parte dalla scagliola che la copriva. Tutte le porte interne sono state recuperate; l’unica eccezione è la porta filomuro del nuovo bagno, scelta per non interferire con i segni art nouveau.


Accanto a queste presenze, gli interventi nuovi sono netti: la cucina scura con l’isola, due bagni in micromalta cementizia pigmentata, uno in blu Klein e l’altro color sabbia, il pavimento in rovere naturale trattato con più strati protettivi. Casa Giuria convince per l’equilibrio fra ciò che si conserva e ciò che si aggiunge: le opere d’arte, le piante e gli arredi di famiglia completano un interno che non cancella il passato e non lo trasforma in scenografia.


Quartin — Velvet Studio
In via Santa Giulia, nel cuore di Vanchiglia, Quartin ha aperto il 10 settembre 2026 con un’idea precisa: un bar che riporti alle sensazioni dei locali di una volta senza diventare un esercizio vintage. Il progetto è di Velvet Studio, guidato da Gianluca Bocchetta, e nasce dall’esperienza che il locale vuole offrire, prima ancora che da uno stile.

Una vetrina singola schermata da una tendina gialla, un bancone in legno con sgabelli alti, una postazione quadrangolare da cui servire: lo spazio è piccolo e calibrato. Alle pareti si alternano toni caldi e profondi e il giallo paglierino dei dettagli del bancone; la paglia di Vienna, tratto tipico degli arredi anni Settanta, compare nelle librerie che contornano la sala.


Marmi e legni sono stati tinti e opacizzati in opera, le vecchie pareti grattate per eliminare le piastrelle preesistenti e lasciate con il loro segno. Il motto “Fai tu”, stampato sulla tendina divisoria, e la scritta “Stai soft” raccontano il tono del locale; sopra il bancone, la sagoma rossa di un ippopotamo sospeso ne è il simbolo più ironico.
Quartin porta nella selezione la scala del bar di quartiere. Con materiali semplici e una regia molto precisa, Velvet Studio dà carattere a pochi metri quadrati pensati per l’aperitivo e per un gelato soft a qualsiasi ora.


16.concept store — Liquidostudio
In via Catania 16, 16.concept store è un negozio che invita a rallentare e a fermarsi. Il restyling porta la firma di Liquidostudio, che ha lavorato con la stilista Elena Pignata, committente e co-direttrice creativa del progetto, attorno a un’idea precisa: la cura come pratica quotidiana.

Lo spazio cambia insieme alle collezioni. Arredi, superfici ed espositori sono mobili e si possono ricomporre, seguendo il modo di lavorare della designer. Su pareti rosa e pavimento in cemento, il progetto usa geometrie pure e colori pieni, come il giallo delle gradinate, mentre la luce tecnica firmata da Traiano Luci, con i tubi lineari appesi alla struttura, entra a far parte della composizione.


L’elemento che si nota per primo sono le grandi bandiere realizzate con l’artista Giorgio Rubbio, appese alla stessa struttura in tubolare che regge gli abiti. Sono interventi temporanei, destinati a essere sostituiti: il negozio diventa così una piattaforma aperta ad altre collaborazioni artistiche. Accanto agli arredi su misura, realizzati con Spazio Meta, Alpi, DocksGroup e ALU, compaiono elementi più materici, come un grande masso usato come banco espositivo e la cabina di prova rivestita in legno dalle venature ondulate, con l’interno rosso e scabro.
16.concept store porta nella selezione il negozio come luogo da vivere con calma. Liquidostudio lo costruisce con pochi gesti netti e lascia a moda e arte la libertà di cambiare nel tempo, senza toccarne l’impianto.


The Cooker Loft — Velvet Studio
Nel quartiere Barriera di Milano, dentro il Barriera Design District, The Cooker Loft è la nuova casa di Aurora Cavallo, conosciuta online come Cooker Girl. Il progetto è di Velvet Studio, con Gianluca Bocchetta e Rossella Castagnotto, ed è nato quasi per caso: Aurora aveva scoperto lo studio frequentando MURO, uno dei locali che porta la sua firma, e ha deciso non solo di affidargli la casa ma anche di trasferirsi nel quartiere, in un loft dal carattere industriale.

Aurora non usa la cucina solo per cucinare: la vive, la racconta e ogni giorno la trasforma in contenuti. Per questo il loft è pensato quasi come un locale privato, a metà tra casa, studio creativo e set, pieno di scorci e dettagli da inquadrare. Il rosso domina in tutte le sue sfumature, in omaggio al grembiule di Cooker Girl, fino a una tinta creata apposta con Paint Lab, il Rosso Aurora.


Il linguaggio è quello riconoscibile di Velvet: geometrie nette, volumi fuori scala, accenti pop e continui rimandi al cibo. Tutto è disegnato su misura. Il bancone “Cremoso” nasce con Wood is Good, le strutture metalliche sono di Metaltech, la luce scenografica sopra l’isola è di ILTI Luce e la cucina, con il pass verso la dark kitchen, è stata progettata con CEI Lab e Modulnova. Cemento, ferro nero e intonaci materici convivono con le ceramiche smaltate di 41zero42, che richiamano le cucine di casa delle nonne.
The Cooker Loft porta nella selezione una casa costruita attorno a un mestiere. Velvet Studio ne fa uno spazio ironico e preciso, dove la dark kitchen, rivisitata in chiave street dagli interventi di Edo Bansone e Corn, convive con le grandi forchette in omaggio a Bruno Munari.


Antonelli — davide minervini | ARCHITECT
In un appartamento torinese degli anni Sessanta, di circa 80 metri quadrati, lo studio davide minervini | ARCHITECT ha ridisegnato la pianta partendo da una richiesta precisa: tenere insieme cucina e soggiorno, senza bisogno di una seconda camera da letto. Le due stanze sulla strada sono diventate un unico ambiente giorno, luminoso, che guarda su un’area verde pubblica attraverso due grandi porte-finestre.

Cucina e libreria si fronteggiano come due volumi colorati dentro un contesto volutamente neutro, con le pareti color canapa chiaro e il pavimento in legno. L’eliminazione del vecchio corridoio, quasi otto metri quadrati senza una vera funzione, ha liberato spazio per una lavanderia e una dispensa separata: così la parete della cucina resta senza pensili e conserva la sua linearità.


L’ex tinello con il cucinino, affacciato sul cortile interno, è diventato la camera da letto, dove un angolo è dedicato al laboratorio di ceramica, una passione dei committenti. Ingresso, disimpegno, bagno e camera sfruttano nicchie e rientranze con arredi su misura realizzati da MB Legno, mentre nel bagno il pavimento in cocciopesto richiama il tono di quello originale.
Antonelli porta nella selezione una casa ripensata a partire da come la si vive ogni giorno. Davide Minervini lavora sulla pianta più che sugli effetti e restituisce un appartamento caldo e ordinato, in cui anche la trave in cemento dell’ingresso, riscoperta durante i lavori, diventa un dettaglio da mostrare.


Tropical Minimal — ZZstudio
In un appartamento torinese di 150 metri quadrati, ZZstudio di Pietro Abbruzzese, con la collaborazione di Paola Perdighe, ha riorganizzato una pianta dove gli spazi di passaggio erano troppo grandi e poco sfruttati. I committenti volevano mantenere, anzi ingrandire, il grande salotto unendolo a una cucina a vista, ricavare tre stanze, due bagni e un ripostiglio e, grazie al secondo ingresso, anche un monolocale indipendente con bagno.

La zona giorno ruota attorno alla cucina, grande e luminosa, protetta da un’ampia parete vetrata. Intorno ci sono la libreria in metallo disegnata su misura e le grandi porte in rovere che conducono alla zona notte, dove i corridoi hanno il soffitto azzurro e i camminamenti in microcemento, la stessa finitura che riveste la parete del soggiorno e i bagni.


Nei bagni il dettaglio più riuscito è un oblò apribile tra i due ambienti: porta luce e aria naturale al bagno cieco e crea un gioco di rimandi con gli specchi tondi. I lavori sono stati eseguiti da Ditutticori edilizia, Augello impianti, D’Urso termoidraulica, FM carpenteria e SVF falegnameria.
Tropical Minimal porta nella selezione un lavoro paziente sulla pianta, fatto, come racconta lo studio, limando e riprovando. Il risultato è una casa ordinata e piena di colore, dove il verde del divano, l’azzurro dei soffitti e il legno dei pavimenti tengono insieme ambienti molto diversi.


Una città che si scopre oltre le facciate
Un affresco riemerso sotto la scagliola, un corridoio pensato come una via porticata, un ex laboratorio del vermouth che torna a cucinare: i dettagli più interessanti di questa selezione mostrano come a Torino il progetto d’interni lavori spesso su ciò che esiste già, dandogli un nuovo uso senza cancellarne la storia.
È una lettura della città che continua oltre i singoli progetti. Per conoscere meglio chi ne disegna gli spazi, il percorso prosegue con la nostra selezione di studi di architettura a Torino e con quella dei migliori interior designer a Torino.
Se sei un architetto, un interior designer o fai parte di uno studio e vuoi collaborare con Archi&Interiors, puoi contattarci dalla pagina Pubblicità e collaborazioni per raccontarci il tuo lavoro e valutare insieme le possibilità di collaborazione.


