La storia di Alessi dal 1921: famiglia, Fabbrica dei sogni, proprietà, designer, icone e produzione nello stabilimento di Omegna.
La storia di Alessi nasce nel 1921 a Crusinallo di Omegna, tra le competenze metallurgiche del distretto del lago d’Orta. Da laboratorio per ottone e alpacca, l’impresa familiare è diventata una delle più note “fabbriche del design” italiane, capace di trasformare caffettiere, bollitori, vassoi e utensili in oggetti riconoscibili e talvolta sorprendenti.
| Pillole di curiosità su Alessi |
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| Giovanni Alessi e suo fratello fondano la Fratelli Alessi Omegna nel 1921. |
| Il nome Alessi è il cognome della famiglia fondatrice, non un acronimo. |
| Negli anni Cinquanta l’acciaio inossidabile sostituisce progressivamente i metalli teneri. |
| Alberto Alessi entra in azienda nel 1970 e amplia il dialogo con designer e architetti. |
| Il Museo Alessi conserva oltre 25.000 manufatti, tra prototipi, stampi e disegni. |
| La famiglia Alessi e Iconic Holdco partecipano oggi alla proprietà della società. |
Che cos’è Alessi e perché è famosa
Alessi progetta e commercializza oggetti per cucina, tavola, casa e vita quotidiana. Il catalogo spazia da caffettiere e pentole a posate, cestini, orologi e piccoli accessori. Il tratto distintivo è il modo in cui l’azienda mette in relazione produzione industriale, cultura del progetto e ricerca espressiva.
La stessa azienda definisce questo metodo “artigianato industriale”: macchine e processi vengono adattati alle esigenze espressive di ogni autore. Non tutti i prodotti sono ironici o scultorei; alcuni cercano una precisione quasi tecnica, altri trasformano una funzione ordinaria in un piccolo personaggio domestico.
Molte creazioni Alessi rientrano a pieno titolo tra gli oggetti di design italiano più iconici, perché legano un gesto quotidiano a un autore, un materiale e un preciso momento culturale.
La storia di Alessi dal 1921
Nel 1921 Giovanni Alessi e suo fratello fondano la Fratelli Alessi Omegna, abbreviata FAO, come laboratorio per la lavorazione di lastre di ottone e alpacca con fonderia. Le prime produzioni guardano alla grande tradizione degli oggetti per la casa austriaci e inglesi e puntano sulla qualità delle finiture.
Carlo Alessi entra nell’impresa nel 1932 e progetta gran parte degli oggetti realizzati tra la metà degli anni Trenta e il 1945. Nel dopoguerra l’attività passa gradualmente dalla dimensione artigianale a quella industriale. Negli anni Cinquanta l’acciaio inossidabile prende il posto dei metalli più teneri, mentre l’azienda, allora chiamata ALFRA, si specializza anche in forniture per alberghi, ristoranti e bar.
La cronologia ufficiale di Alessi individua negli anni Sessanta una nuova espansione verso gli oggetti domestici. Nel 1970 entra Alberto Alessi, nipote del fondatore, e il confronto con progettisti esterni diventa il motore dell’identità contemporanea del marchio.

Perché Alessi si definisce “Fabbrica dei sogni”
“Fabbrica dei sogni” riassume l’idea di produrre oggetti utili senza ridurli alla sola funzione. Alberto Alessi immagina l’azienda come un laboratorio culturale aperto ad architetti, artisti e designer: la produzione diventa una piattaforma attraverso cui sperimentare forme, simboli e comportamenti.
Il passaggio è evidente nelle ricerche degli anni Ottanta. Tea & Coffee Piazza, presentata nel 1983, invita architetti internazionali a progettare servizi da tè e caffè come piccole architetture. Il progetto consolida il ruolo di Aldo Rossi e Michael Graves nel catalogo e mostra come un oggetto da tavola possa raccontare un pensiero molto più ampio sulla casa.
Il soprannome non indica quindi una produzione fantastica separata dalla realtà. Il sogno nasce dall’incontro tra libertà creativa e vincoli concreti: stampi, spessori, saldature, costi, sicurezza alimentare e uso quotidiano.
I designer che hanno lavorato con Alessi
Alessi ha collaborato con autori di generazioni e orientamenti molto diversi. Ettore Sottsass, Richard Sapper, Achille Castiglioni e Alessandro Mendini appartengono alla fase che negli anni Settanta trasforma l’impresa in una fabbrica del design. Seguono Aldo Rossi, Michael Graves, Philippe Starck, Stefano Giovannoni, Marcel Wanders, Patricia Urquiola, Zaha Hadid e molti altri.
L’interesse sta nella varietà delle risposte. Sapper lavora su meccanismi e prestazioni; Rossi porta sulla tavola coni, cupole e memorie urbane; Graves usa colore e figure narrative; Starck mette alla prova il confine tra utensile e scultura. Il profilo di Aldo Rossi mostra bene come La Conica e La Cupola nascano dalla stessa ricerca tipologica delle sue architetture.
Gli oggetti Alessi più iconici
La caffettiera espresso 9090, progettata da Richard Sapper nel 1979, unisce un corpo in acciaio a una chiusura a leva che evita di avvitare le due parti. È il primo oggetto Alessi entrato nella collezione permanente del MoMA e resta un esempio di forma costruita attorno a un dettaglio tecnico.

Il bollitore 9093 di Michael Graves, del 1985, combina acciaio lucido, forme geometriche e un uccellino sul beccuccio che fischia quando l’acqua bolle. Juicy Salif, disegnato da Philippe Starck nel 1990, trasforma lo spremiagrumi in una presenza scultorea a tre gambe. La sua fama deriva anche dall’ambiguità: è insieme utensile, conversazione e immagine del marchio.

La Conica e La Cupola di Aldo Rossi traducono archetipi architettonici in caffettiere; Anna G. di Alessandro Mendini rende il cavatappi una figura sorridente; il bollitore Il Conico riduce l’oggetto a una geometria elementare. In tutti questi casi la riconoscibilità non dipende da un logo applicato, ma dalla forma stessa.
Dove vengono prodotti gli oggetti Alessi
Ideazione e sviluppo dei prodotti sono coordinati in Italia. Alessi dichiara che i pezzi storici e più complessi in acciaio inossidabile stampato a freddo, tra cui bollitori e caffettiere, vengono realizzati nella fabbrica di Crusinallo di Omegna. Per altri materiali o lavorazioni l’azienda utilizza partner specializzati in Italia e all’estero.
Questa distinzione, spiegata nelle informazioni ufficiali sulla produzione degli oggetti Alessi, evita una semplificazione frequente: il marchio è italiano e mantiene lavorazioni importanti nel sito storico, ma “Made in Italy” non può essere attribuito automaticamente a ogni articolo. Origine, materiale e istruzioni vanno controllati sulla scheda del singolo prodotto.
Chi possiede Alessi oggi
Nel 2019 Oakley Capital entra nel capitale attraverso Iconic Holdco. La pagina societaria di Alessi indica come titolari dei diritti di proprietà la società familiare Carlo ed Ettore di Alberto, Alessio e Stefano Alessi & C. Sapa per il 60% e Iconic Holdco (UK) Limited per il 40%.
Oakley descrive però il proprio investimento come una partecipazione di controllo acquisita nel 2019. Le due informazioni possono convivere per effetto della struttura societaria e degli accordi di governance. Il dato prudente è che famiglia e investitore istituzionale condividono oggi proprietà e sviluppo del marchio, con la continuità culturale affidata ancora alla famiglia.
Il Museo Alessi a Omegna
Il Museo Alessi nasce nel 1998 all’interno della fabbrica di Omegna su un’idea di Alessandro Mendini. Conserva oltre 25.000 manufatti, tra oggetti di produzione, prototipi, stampi, schizzi e materiali di ricerca. L’archivio rende visibili sia i successi sia le prove che precedono un prodotto.
La collezione è visitabile gratuitamente su appuntamento nei giorni indicati dall’azienda. La pagina del Museo Alessi specifica modalità di prenotazione e attività. È un luogo prezioso perché restituisce il design come processo, non soltanto come serie di icone finite.
Alessi è un marchio di qualità?
La qualità varia secondo oggetto, materiale e uso previsto. Nei prodotti in acciaio la competenza storica dell’azienda è un elemento forte; in altri articoli contano anche il partner produttivo, la complessità della forma e la manutenzione richiesta. Prezzo e firma del designer non sostituiscono una verifica pratica.
Prima dell’acquisto conviene osservare materiale, dimensioni, compatibilità con piano a induzione o lavastoviglie, disponibilità dei ricambi e istruzioni di cura. Un oggetto Alessi riuscito combina utilità, durata e forza espressiva. È proprio questo equilibrio, mai scontato, ad aver reso la storia di Alessi centrale nel design italiano.

