Kartell: storia, fondatore, prodotti iconici e negozi

La storia di Kartell, dai primi oggetti in plastica ai Componibili e Louis Ghost, con fondatori, designer, proprietà, museo e negozi.

Kartell ha fatto della plastica un materiale colto, colorato e desiderabile. Fondata nel 1949 da Giulio Castelli, l’azienda italiana ha portato le tecnologie industriali negli interni domestici e ha affidato a progettisti di generazioni diverse il compito di sperimentare forme, trasparenze e nuovi processi. Il risultato è un catalogo in cui molti oggetti d’uso sono diventati icone del design.

Pillole di curiosità su Kartell
Giulio Castelli fonda Kartell a Milano nel 1949.
Il primo prodotto, nel 1950, è il portasci K101 per automobili.
Nel 1953 nasce la divisione dedicata agli oggetti per la casa.
Anna Castelli Ferrieri progetta i Componibili, presentati nel 1969.
Claudio Luti acquisisce l’azienda nel 1988 e amplia le collaborazioni internazionali.
Il Kartell Museo viene istituito nel 1999, nel cinquantesimo anniversario del marchio.

Che cos’è Kartell

Kartell è un’azienda italiana di arredamento, illuminazione e complementi conosciuta soprattutto per l’uso innovativo delle materie plastiche. Sedie, contenitori, lampade, tavoli e accessori esplorano stampaggio, colore e trasparenza con un linguaggio che unisce ricerca tecnica e cultura dell’abitare.

La sua importanza non deriva dall’aver usato la plastica per prima, ma dall’averla trattata come un materiale di progetto. Invece di imitare legno, vetro o metallo, Kartell ne ha valorizzato leggerezza, ripetibilità, superfici continue e possibilità cromatiche. Questa scelta ha reso accessibili forme complesse e ha cambiato la percezione dell’arredo industriale.

Molte creazioni Kartell compaiono tra gli oggetti di design italiano più iconici, perché raccontano insieme un’epoca, un autore e una tecnologia.

La storia di Kartell dal 1949

Giulio Castelli, ingegnere chimico, fonda Kartell a Milano nel 1949. Il primo oggetto entra in produzione nel 1950: è il portasci K101, disegnato con Roberto Menghi per fissare gli sci al tetto dell’automobile. La scelta rivela già il metodo dell’azienda: osservare nuovi comportamenti e rispondere con un prodotto industriale efficiente.

Nel 1953 nasce la divisione dedicata agli articoli per la casa. Utensili, secchi, spremiagrumi e contenitori introducono la plastica in un ambiente ancora dominato da materiali tradizionali. Negli anni Sessanta il raggio d’azione si allarga all’arredamento e l’azienda lavora su sedute e mobili stampati, affrontando problemi di resistenza, giunzioni e produzione in serie.

La cronologia del Kartell Museo mostra come prodotti e comunicazione abbiano accompagnato il cambiamento della casa italiana. Nel 1988 Claudio Luti, genero di Giulio e Anna Castelli, acquisisce l’azienda e apre una nuova fase. Le collaborazioni si moltiplicano, il catalogo diventa internazionale e l’immagine di Kartell entra nel territorio del design contemporaneo e del lusso accessibile.

Sedia Kartell in plastica progettata da Anna Castelli Ferrieri
Una sedia Kartell attribuita ad Anna Castelli Ferrieri mostra la ricerca su strutture stampate e componenti ridotti. Foto: Austin Calhoon, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

Giulio Castelli e Anna Castelli Ferrieri

Giulio Castelli porta in Kartell la formazione scientifica e la convinzione che il design debba dialogare con l’industria. Non cerca una decorazione da applicare al materiale: parte dai processi produttivi, dai costi e dalle prestazioni per definire l’oggetto.

Accanto a lui opera Anna Castelli Ferrieri, architetta e designer, tra le prime donne italiane laureate in architettura e figura centrale nella direzione creativa del marchio. Il suo contributo collega prodotto, spazi e cultura moderna dell’abitare. I Componibili sono la sintesi più famosa di questa visione: moduli cilindrici impilabili, compatti e adattabili a stanze diverse.

L’azienda nasce quindi dall’incontro tra competenza chimica, architettura e produzione. Questa alleanza spiega perché il catalogo storico non sia una semplice collezione di forme pop, ma un archivio di soluzioni tecniche.

La rivoluzione della plastica nell’arredamento

Nel dopoguerra la plastica promette leggerezza, igiene e produzione seriale, ma porta con sé il rischio di essere percepita come economica e provvisoria. Kartell lavora per superare quel limite. Studia polimeri, spessori, stampi e finiture, mostrando che un materiale industriale può generare oggetti durevoli e formalmente precisi.

Lo stampaggio a iniezione consente di integrare funzioni e ridurre componenti. Angoli, gambe, schienali e superfici possono diventare parti di un unico guscio; colore e trasparenza entrano nella materia anziché essere applicati dopo. La forma nasce insieme al processo produttivo.

Oggi la questione ambientale impone criteri più severi. L’origine riciclata o bio-based di un materiale è rilevante, ma va considerata con durata, riparabilità, disassemblaggio e fine vita. Kartell riunisce nella piattaforma Kartell loves the planet le proprie iniziative su materiali e processi: dichiarazioni da leggere prodotto per prodotto, evitando di estendere una caratteristica a tutto il catalogo.

I prodotti Kartell più iconici

Componibili, disegnati da Anna Castelli Ferrieri e presentati nel 1969, sono piccoli mobili modulari con ante scorrevoli. La sezione circolare elimina l’idea di fronte e retro, mentre i moduli possono sovrapporsi. Sono entrati nelle collezioni di musei internazionali e restano in produzione in varianti diverse.

Mobile contenitore Componibili Kartell bianco a tre moduli
Il mobile Componibili di Anna Castelli Ferrieri, presentato nel 1969. Foto: Mediatrotter, Wikimedia Commons, CC BY 4.0.

Louis Ghost, firmata da Philippe Starck nel 2002, rilegge una poltroncina Luigi XV in policarbonato trasparente. La memoria storica diventa un unico pezzo industriale impilabile. Per comprendere la logica provocatoria dell’operazione si può approfondire il profilo di Philippe Starck.

Bourgie di Ferruccio Laviani, del 2004, trasforma la lampada barocca in una composizione trasparente e regolabile in altezza. Masters di Starck ed Eugeni Quitllet, del 2009, intreccia nello schienale le sagome di tre sedie del Novecento. Bookworm di Ron Arad piega una lunga mensola in curve libere; Maui di Vico Magistretti porta una seduta versatile in casa, ufficio e spazi collettivi.

I designer che hanno lavorato con Kartell

Il catalogo Kartell è un atlante del design internazionale. Joe Colombo, Marco Zanuso, Gae Aulenti e Richard Sapper appartengono alla stagione pionieristica. Negli anni successivi arrivano Philippe Starck, Antonio Citterio, Vico Magistretti, Ron Arad, Ferruccio Laviani, Patricia Urquiola, Piero Lissoni, Tokujin Yoshioka, Fabio Novembre e molti altri.

La collaborazione funziona quando l’autore usa l’identità del marchio come vincolo produttivo. La trasparenza di Starck, la flessibilità di Arad o l’ironia di Laviani non sono stili aggiunti a un materiale neutro: diventano possibili grazie a stampi e polimeri studiati con l’azienda.

Sedie, tavolini e lampade Kartell esposti in uno showroom
Uno showroom Kartell riunisce sedute, tavoli e lampade in plastica stampata. Foto: Phillip Pessar, Wikimedia Commons, CC BY 2.0.

Dove vengono prodotti gli arredi Kartell

Kartell ha sede a Noviglio, nell’area metropolitana di Milano, dove si trovano quartier generale e museo. Il marchio coordina sviluppo, ingegnerizzazione e controllo del prodotto attraverso una filiera specializzata. Paese e stabilimento possono variare secondo collezione, materiale e fornitore, quindi la provenienza di un singolo articolo va verificata sulla scheda o sull’etichetta.

Questa cautela è utile perché Kartell non lavora più soltanto con polimeri: il catalogo comprende legno, tessuti, metalli, vetro e materiali compositi. Parlare genericamente di “plastica italiana” non descrive l’intera produzione contemporanea. Il valore del marchio risiede soprattutto nella regia di progetto e nella competenza industriale costruita nel tempo.

Chi possiede Kartell oggi

Dal 1988 Kartell è guidata dalla famiglia Luti. Claudio Luti ha acquisito l’azienda dai suoceri Giulio Castelli e Anna Castelli Ferrieri e ne ha diretto il rilancio internazionale. Oggi anche la terza generazione partecipa alla gestione, mantenendo la continuità familiare.

La pagina istituzionale Kartell nel mondo collega questa continuità all’espansione della rete retail, alle collaborazioni e alla capacità di spostarsi dalla cultura pop della plastica verso un catalogo più ampio.

Kartell Museo: dove si trova e cosa conserva

Il Kartell Museo viene istituito nel 1999, in occasione dei cinquant’anni dell’azienda, all’interno dello stabilimento di Noviglio. Conserva prodotti, prototipi, stampi, fotografie, disegni e materiali di comunicazione che documentano il rapporto tra impresa e design.

L’allestimento, curato da Ferruccio Laviani, organizza la visita per temi e periodi. È un luogo utile per osservare non solo gli oggetti celebri, ma anche i passaggi meno visibili: attrezzature, prove, pubblicità e trasformazioni dei modi di vivere. Informazioni e modalità di visita sono pubblicate sulla pagina ufficiale del museo.

Dove trovare i negozi Kartell

Kartell distribuisce attraverso flagship store, negozi monomarca, rivenditori e shop online. La rete cambia nel tempo e va controllata con lo store locator ufficiale, che permette di cercare la sede più vicina e verificarne i contatti.

Ambientazione contemporanea con tavolo, sedie e lampade in uno showroom Kartell
Il retail Kartell presenta i prodotti in ambientazioni complete, accostando plastica, tessuti, legno e metallo. Foto: Phillip Pessar, Wikimedia Commons, CC BY 2.0.

Perché Kartell è ancora importante

Kartell ha dimostrato che innovazione tecnica e cultura visiva possono crescere insieme. Ha trasformato un materiale associato alla produzione economica in uno strumento per sperimentare tipologie, colori e trasparenze, coinvolgendo progettisti capaci di usarne i limiti come opportunità.

Le icone aiutano a riconoscere il marchio, ma la sua eredità più profonda è il metodo: capire il processo industriale, affidare al design un problema reale e costruire oggetti che restano comprensibili anche quando cambiano le mode.

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