Le Corbusier è una delle figure che hanno trasformato l’architettura del Novecento in un linguaggio nuovo, radicale e riconoscibile. Il suo nome appartiene alla storia del Movimento Moderno, ma continua a parlare al presente ogni volta che si ragiona sul rapporto tra casa, città, funzione, luce, spazio e vita quotidiana. Architetto, urbanista, teorico, pittore e …
Le Corbusier è una delle figure che hanno trasformato l’architettura del Novecento in un linguaggio nuovo, radicale e riconoscibile. Il suo nome appartiene alla storia del Movimento Moderno, ma continua a parlare al presente ogni volta che si ragiona sul rapporto tra casa, città, funzione, luce, spazio e vita quotidiana.
Architetto, urbanista, teorico, pittore e designer, Le Corbusier ha costruito un’idea di modernità fondata sulla chiarezza delle forme, sull’uso razionale dello spazio e su una visione dell’abitare capace di superare l’ornamento per arrivare alla struttura profonda del progetto.
Nato come Charles-Édouard Jeanneret-Gris, Le Corbusier attraversa la prima metà del Novecento con uno sguardo insieme tecnico e visionario. Le sue case, i suoi edifici collettivi, i suoi piani urbani e i suoi scritti hanno contribuito a ridefinire il ruolo dell’architettura nella società moderna. La casa diventa organismo, macchina, rifugio, dispositivo spaziale. La città diventa sistema. La luce entra nel progetto come materia. Il cemento armato apre possibilità costruttive nuove.
Il suo pensiero ha generato capolavori come Villa Savoye, l’Unité d’Habitation di Marsiglia, la Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamp, Maison La Roche e il progetto urbano di Chandigarh. Opere diverse tra loro, unite da una tensione comune: dare forma a un’architettura capace di interpretare il proprio tempo.
Studiare Le Corbusier significa entrare nel cuore della modernità architettonica. Significa comprendere come il progetto possa modificare il modo di abitare, di muoversi nello spazio, di pensare la relazione tra individuo e collettività. La sua opera resta ancora oggi un riferimento centrale per architetti, designer, studenti e appassionati, perché mette insieme metodo, visione, disciplina formale e una domanda essenziale: come deve essere lo spazio dell’uomo moderno?
Le Corbusier in breve

Nome di nascita: Charles-Édouard Jeanneret-Gris
Conosciuto come: Le Corbusier
Nascita: 6 ottobre 1887, La Chaux-de-Fonds, Svizzera
Morte: 27 agosto 1965, Roquebrune-Cap-Martin, Francia
Professione: architetto, urbanista, designer, pittore, teorico e scrittore
Movimento: Movimento Moderno
Opere principali: Villa Savoye, Unité d’Habitation di Marsiglia, Cappella di Ronchamp, Maison La Roche, Chandigarh
Temi centrali: funzionalismo, razionalismo, spazio libero, luce, cemento armato, casa moderna, città contemporanea
Perché è importante: ha contribuito a definire una nuova idea di architettura, fondata su funzione, struttura, proporzione, vita quotidiana e trasformazione urbana.
Fonte: Fondation Le CorbusierArchitettura – Archi & Interiors
Chi era Le Corbusier: vita e formazione dell’architetto modernista

Le Corbusier nasce il 6 ottobre 1887 a La Chaux-de-Fonds, città svizzera legata alla tradizione orologiera e alla precisione del lavoro artigianale. Il suo nome di nascita è Charles-Édouard Jeanneret-Gris. Cresce in un ambiente in cui tecnica, manualità e senso della misura fanno parte della cultura quotidiana: un’origine che aiuta a comprendere la sua attenzione per il dettaglio, per la struttura e per la disciplina del progetto.
La sua formazione inizia nel campo delle arti decorative, ma presto si allarga verso l’architettura, il disegno, la pittura e la teoria. Il giovane Jeanneret osserva l’Europa in trasformazione, viaggia, studia, entra in contatto con culture architettoniche diverse. Comprende che il progetto moderno non può più limitarsi a ripetere forme ereditate dal passato. L’architettura deve misurarsi con la società industriale, con i nuovi materiali, con la produzione, con la vita urbana e con il bisogno di abitazioni più razionali.
Il trasferimento a Parigi segna una svolta decisiva. La capitale francese è, negli anni tra le due guerre, uno dei centri più fertili della sperimentazione artistica e architettonica europea. Qui Jeanneret matura il proprio linguaggio, lavora sul rapporto tra arte e costruzione, sviluppa il pensiero purista insieme ad Amédée Ozenfant e partecipa alla fondazione della rivista L’Esprit Nouveau. È in questo contesto che prende forma anche il nome Le Corbusier, pseudonimo che userà a partire dal 1920 e che diventerà una delle firme più influenti dell’architettura moderna.
La sua attività non resta mai confinata a una sola disciplina. Le Corbusier progetta edifici, disegna mobili, scrive libri, elabora teorie urbanistiche, dipinge, costruisce manifesti culturali. Questa natura plurale è fondamentale per comprenderne la grandezza: la sua architettura non nasce solo dal cantiere, ma da un sistema di pensiero. Ogni edificio diventa il frammento di una visione più ampia, in cui l’abitare privato, lo spazio collettivo, la città e il paesaggio sono parti di un unico discorso.
Nel corso della sua carriera, Le Corbusier lavora in Europa, in India, in America Latina e in Giappone, costruendo un’eredità internazionale. La sua figura resta complessa e, in alcuni aspetti, discussa: il suo pensiero urbanistico ha generato entusiasmi e critiche, la sua idea di città razionale è stata interpretata in modi diversi, talvolta anche lontani dalla qualità originaria della sua visione. Ma proprio questa complessità conferma il peso storico del suo lavoro.
Le Corbusier non è soltanto l’autore di alcuni edifici celebri. È un architetto che ha spostato il modo stesso di pensare l’architettura. Ha trasformato la casa in un tema teorico, la città in un campo di sperimentazione, il mobile in parte integrante del progetto, il cemento armato in linguaggio espressivo. La sua influenza attraversa ancora oggi scuole, studi professionali, mostre, ricerche e dibattiti.
Villa Savoye continua a essere letta come manifesto della casa moderna. L’Unité d’Habitation resta uno degli esperimenti più radicali sull’abitare collettivo. La Cappella di Ronchamp mostra la capacità di Le Corbusier di superare il rigore geometrico in una forma più plastica, spirituale, quasi scultorea. La sua opera dimostra che il moderno non è stato un solo stile, ma una stagione di domande profonde sul rapporto tra uomo, spazio e società.
Lo stile di Le Corbusier: razionalismo, funzione e nuova idea di spazio

Lo stile di Le Corbusier nasce da una visione precisa: l’architettura deve rispondere alla vita moderna con forme adeguate al proprio tempo. La casa non è più un contenitore decorato, ma uno spazio organizzato secondo luce, proporzione, funzione, movimento e struttura. Ogni scelta progettuale parte da una domanda concreta: come si abita? Come ci si muove? Come entra la luce? Come può l’edificio dialogare con il suolo, con il paesaggio e con il corpo di chi lo attraversa?
Il suo linguaggio è associato al razionalismo e al funzionalismo, ma ridurlo a una formula tecnica sarebbe limitante. Le Corbusier lavora con geometrie pure, volumi essenziali, superfici bianche, pilotis, finestre a nastro, tetti giardino, piante libere e facciate svincolate dalla struttura portante. Questi elementi non sono semplici segni estetici: rappresentano una nuova libertà progettuale resa possibile dai materiali moderni, in particolare dal cemento armato.
La celebre idea della casa come “macchina per abitare” va letta dentro questa prospettiva. Le Corbusier non intende cancellare la dimensione umana della casa, ma affermare che l’abitazione deve funzionare con la precisione di un organismo ben progettato. La modernità, per lui, richiede spazi efficienti, ariosi, luminosi, pensati per migliorare la vita quotidiana. La bellezza non nasce dall’aggiunta decorativa, ma dalla relazione tra proporzione, necessità e ordine.
Uno dei temi centrali del suo stile è la liberazione dello spazio. La struttura su pilotis solleva l’edificio dal terreno e permette un nuovo rapporto tra costruzione e paesaggio. La pianta libera consente di organizzare gli interni con maggiore flessibilità. La facciata libera separa l’immagine esterna dell’edificio dalla sua struttura portante. La finestra a nastro introduce una luce continua, orizzontale, capace di trasformare la percezione degli ambienti. Il tetto giardino restituisce alla casa una superficie abitabile, aperta, verde, sospesa.
Questi principi troveranno una formulazione chiara nei cinque punti dell’architettura moderna, ma attraversano tutta la sua opera come una grammatica progettuale. Villa Savoye ne è l’esempio più celebre: una casa bianca, sospesa, geometrica, attraversata dalla luce, costruita come percorso e come manifesto. L’Unité d’Habitation di Marsiglia, invece, applica la riflessione sulla casa alla scala collettiva, immaginando un edificio capace di contenere abitazioni, servizi, spazi comuni e una nuova idea di comunità verticale.
Accanto alla dimensione razionale, esiste anche un Le Corbusier più plastico e poetico. La Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamp mostra un linguaggio diverso, fatto di masse curve, luce filtrata, spessore materico e rapporto intenso con il paesaggio. Qui l’architettura si allontana dalla purezza geometrica delle ville bianche e diventa esperienza sensoriale. Questo passaggio è essenziale per comprendere la sua evoluzione: Le Corbusier non resta fermo a un solo codice, ma attraversa la modernità sperimentando registri differenti.
Il suo stile, quindi, non coincide solo con il bianco, il cemento, la linea pura o la funzione. È un modo di pensare il progetto come sistema: un equilibrio tra forma e uso, individuo e collettività, tecnica e visione, regola e invenzione. Per questo Le Corbusier continua a essere studiato. La sua architettura non appartiene soltanto al passato, ma continua a interrogare il presente sul significato dell’abitare.
I cinque punti dell’architettura moderna secondo Le Corbusier

Tra i contributi più importanti di Le Corbusier c’è la formulazione dei cinque punti dell’architettura moderna, un insieme di principi progettuali destinati a diventare una delle sintesi più influenti del Movimento Moderno. Non si tratta di semplici regole compositive, ma di una nuova grammatica dello spazio, resa possibile dall’uso del cemento armato e da una diversa concezione della struttura.
Con i cinque punti, Le Corbusier libera l’edificio dai vincoli della muratura tradizionale. La casa può sollevarsi dal terreno, aprirsi alla luce, organizzare gli interni con maggiore flessibilità, trasformare il tetto in superficie abitabile e rendere la facciata un piano più libero, non più dipendente dai muri portanti.
Pilotis
I pilotis sono pilastri che sollevano l’edificio dal suolo. Questa scelta permette di liberare il piano terra, creare continuità visiva con il paesaggio e dare all’architettura una leggerezza nuova. L’edificio non appare più come una massa chiusa appoggiata al terreno, ma come un volume sospeso, attraversabile, inserito in una relazione più fluida con lo spazio circostante.
Tetto giardino
Il tetto giardino restituisce alla casa una superficie abitabile. Invece di essere solo copertura tecnica, il tetto diventa spazio da vivere, terrazza, luogo aperto, possibilità di contatto con l’aria e con il verde. È uno dei punti in cui la visione funzionale di Le Corbusier incontra una dimensione più umana: l’architettura non deve soltanto proteggere, ma migliorare la qualità dell’abitare.
Pianta libera
La pianta libera nasce dalla separazione tra struttura portante e distribuzione interna. Se i muri non devono più sostenere l’intero edificio, gli ambienti possono essere organizzati con maggiore libertà. Gli spazi diventano più flessibili, aperti, adattabili. È una rivoluzione silenziosa, ma decisiva: l’interno non è più una sequenza rigida di stanze, ma un campo progettuale da modellare in base alla vita.
Finestra a nastro
La finestra a nastro introduce una luce continua, orizzontale, capace di attraversare gli ambienti in modo uniforme. Non è solo una soluzione estetica, ma un modo diverso di pensare il rapporto tra interno ed esterno. La luce diventa materia architettonica, elemento di comfort, strumento per ampliare la percezione dello spazio.
Facciata libera
La facciata libera è possibile perché la struttura non dipende più dai muri perimetrali. La facciata può così essere composta come un piano autonomo, più aperto, più leggero, più coerente con il disegno complessivo dell’edificio. Anche in questo caso, la tecnica produce una nuova libertà formale.
Le opere più famose di Le Corbusier

Le opere di Le Corbusier raccontano un percorso ampio, attraversato da fasi diverse. Dalle ville puriste degli anni Venti agli edifici collettivi del dopoguerra, dalle architetture religiose ai progetti urbani, ogni lavoro mostra un aspetto della sua ricerca. Alcune opere sono diventate veri manifesti dell’architettura moderna, altre rivelano la sua capacità di sperimentare con materia, luce, scala e paesaggio.
| Opera | Luogo | Periodo | Perché è importante |
|---|---|---|---|
| Maison La Roche | Parigi | 1923-1925 | Tra le prime opere mature, esprime il rapporto tra arte, spazio domestico e percorso architettonico. |
| Villa Savoye | Poissy | 1928-1931 | Manifesto dei cinque punti dell’architettura moderna. |
| Padiglione Svizzero | Parigi | 1930-1932 | Applica i principi moderni a una residenza collettiva per studenti. |
| Unité d’Habitation | Marsiglia | 1947-1952 | Modello radicale di abitazione collettiva e città verticale. |
| Cappella di Ronchamp | Ronchamp | 1950-1955 | Segna una svolta plastica e spirituale nel suo linguaggio. |
| Chandigarh | India | Anni Cinquanta | Grande progetto urbano e istituzionale per una nuova capitale moderna. |
| Convento di La Tourette | Éveux | 1953-1960 | Opera intensa e rigorosa, in dialogo tra vita comunitaria, luce e cemento. |
| Cabanon de Le Corbusier | Roquebrune-Cap-Martin | 1951-1952 | Piccola architettura essenziale, legata al Modulor e alla misura del corpo. |
Villa Savoye: il manifesto dell’architettura moderna
Tra le opere più celebri di Le Corbusier, Villa Savoye occupa un posto centrale. Realizzata a Poissy, vicino Parigi, tra il 1928 e il 1931, è considerata uno dei manifesti più compiuti dell’architettura moderna. La villa sintetizza i cinque punti in una forma chiara, essenziale, quasi astratta: un volume bianco sollevato su pilotis, attraversato dalla luce, organizzato secondo una pianta libera e coronato da un tetto giardino.
Villa Savoye non è soltanto una casa. È un dispositivo spaziale costruito intorno al movimento. Il percorso dell’abitante diventa parte del progetto: si entra, si sale, si attraversano gli ambienti, si arriva alla terrazza. La rampa interna accompagna il corpo in una progressione lenta, trasformando l’architettura in esperienza.
La sua forza sta nella capacità di rendere visibile una nuova idea di abitare. La casa non si presenta come oggetto decorativo, ma come sistema. Ogni elemento ha una funzione, ma ogni funzione partecipa alla composizione complessiva. Il bianco delle superfici, la leggerezza della struttura, la continuità delle aperture e la relazione con il paesaggio costruiscono un’immagine di modernità ancora oggi potentissima.
In Villa Savoye, Le Corbusier porta la casa moderna verso una forma ideale. L’edificio appare razionale, ma non freddo; geometrico, ma attraversato da una precisa idea di vita. È una casa pensata per il tempo moderno, per il movimento, per la luce, per un abitare più libero rispetto alla tradizione borghese ottocentesca.
Unité d’Habitation: la casa collettiva come città verticale
Con l’Unité d’Habitation di Marsiglia, realizzata tra il 1947 e il 1952, Le Corbusier trasferisce la sua riflessione sull’abitare dalla scala della villa privata a quella della residenza collettiva. L’edificio, spesso indicato anche come Cité Radieuse, nasce come risposta al bisogno di nuove forme abitative nel secondo dopoguerra. Non è un semplice blocco residenziale, ma un organismo complesso, pensato come una città verticale.
L’Unité d’Habitation contiene appartamenti, percorsi interni, servizi comuni, spazi commerciali e una copertura abitabile. La vita domestica e quella collettiva vengono immaginate come parti di un unico sistema. L’edificio diventa infrastruttura sociale, luogo in cui l’abitare non coincide solo con l’interno dell’appartamento, ma con una rete di relazioni, funzioni e servizi.
Qui il cemento armato assume una presenza più materica rispetto alle ville bianche degli anni Venti. La superficie non è più soltanto liscia e astratta, ma mostra peso, trama, profondità. Questa fase dell’opera di Le Corbusier anticipa molte riflessioni successive sul brutalismo e sull’espressività del béton brut, il cemento lasciato a vista.
L’Unité d’Habitation è stata molto influente, ma anche discussa. La sua idea di abitare collettivo ha ispirato generazioni di architetti, ma alcune interpretazioni successive, più povere o rigide, ne hanno spesso semplificato il senso. La qualità del progetto di Le Corbusier sta nella complessità: non un edificio residenziale generico, ma una riflessione sul rapporto tra individuo, comunità, servizi, spazio e città.
Ronchamp, Chandigarh e le opere della maturità
La Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamp mostra un Le Corbusier diverso da quello delle geometrie bianche e razionali. Qui l’architettura diventa più plastica, più materica, più spirituale. Le pareti spesse, la copertura curva, la luce filtrata e il rapporto con il paesaggio producono uno spazio intenso, quasi scultoreo.
Ronchamp dimostra che Le Corbusier non è prigioniero di un solo stile. La sua modernità non coincide con una formula ripetuta, ma con una ricerca continua. Dopo la fase purista e razionale, la sua architettura si apre a una dimensione più espressiva, dove il cemento, la luce e la massa diventano strumenti emotivi.
Un altro capitolo fondamentale è Chandigarh, in India. Dopo la partizione del Paese, la nuova capitale del Punjab diventa per Le Corbusier l’occasione per misurarsi con la scala urbana e istituzionale. Il progetto comprende edifici simbolici come il Capitol Complex, il Palazzo dell’Assemblea, il Segretariato e l’Alta Corte. In questa esperienza, la città moderna viene pensata come struttura politica, amministrativa e spaziale.
Anche il Convento di Sainte-Marie de La Tourette rappresenta una tappa importante della maturità. L’edificio lavora sul rapporto tra vita comunitaria, raccoglimento, luce e cemento. È un’architettura austera, ma profondamente costruita intorno all’esperienza dello spazio. La materia diventa disciplina, la luce diventa misura, il vuoto diventa parte integrante della composizione.
Le Corbusier tra design, urbanistica e teoria dell’abitare

La grandezza di Le Corbusier non riguarda soltanto l’architettura costruita. Il suo lavoro attraversa anche il design, l’urbanistica, la pittura e la scrittura teorica. Questa dimensione multidisciplinare è essenziale per capire la sua influenza: Le Corbusier non progetta solo edifici, ma costruisce una visione complessiva dell’ambiente moderno.
Nel design, il suo nome è legato a pezzi diventati iconici, sviluppati insieme a Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand. Sedute, chaise longue e arredi pensati come estensione dell’architettura, strumenti per abitare il corpo nello spazio. Anche qui torna una delle sue domande centrali: come si vive? Come ci si siede, si riposa, si lavora, si attraversa un ambiente?
Il suo pensiero urbanistico è altrettanto influente e controverso. Le Corbusier immagina città più ordinate, ariose, funzionali, capaci di rispondere alla densità e ai problemi della metropoli moderna. Tuttavia, alcune sue visioni urbane sono state criticate per il rischio di eccessiva rigidità, per la separazione delle funzioni e per una certa tensione verso il controllo dello spazio.
Questo è uno dei punti su cui va letto con maggiore attenzione. Le Corbusier non deve essere trasformato in un mito intoccabile, né ridotto alle critiche più semplici. La sua opera va compresa come una delle grandi officine teoriche del Novecento: potente, influente, talvolta problematica, ma decisiva per capire come l’architettura abbia affrontato la modernità.
Tra i suoi contributi teorici più noti c’è anche il Modulor, sistema di proporzioni basato sul corpo umano e sulla sezione aurea. Con il Modulor, Le Corbusier cerca una misura capace di collegare architettura, ergonomia, matematica e percezione. Ancora una volta, il progetto nasce dal tentativo di dare ordine allo spazio partendo dall’uomo.
Perché Le Corbusier è ancora attuale oggi
L’attualità di Le Corbusier non sta nel ripetere le sue forme, ma nel continuare a interrogare le sue domande. Che cosa significa abitare in modo moderno? Come può l’architettura migliorare la vita quotidiana? Quale rapporto deve esistere tra casa e città, individuo e collettività, spazio privato e spazio comune? Come si costruisce un equilibrio tra funzione, bellezza e responsabilità sociale?
Oggi molti aspetti del suo pensiero vengono riletti con sguardo critico. Alcune visioni urbanistiche appaiono distanti dalla sensibilità contemporanea, più attenta alla complessità dei tessuti esistenti, alla rigenerazione urbana, alla scala umana, alla sostenibilità ambientale e alla dimensione sociale dello spazio. Ma proprio questa rilettura rende Le Corbusier ancora vivo nel dibattito.
Le sue opere continuano a insegnare il valore della chiarezza progettuale, della luce, della proporzione, della relazione tra struttura e libertà. Villa Savoye resta una lezione sulla casa come percorso. L’Unité d’Habitation resta una riflessione sulla densità e sulla vita collettiva. Ronchamp resta una prova della forza emotiva dell’architettura. Chandigarh resta un caso fondamentale nel rapporto tra progetto urbano, istituzione e modernità.
Per gli architetti contemporanei, Le Corbusier è un riferimento inevitabile, ma anche un autore da discutere. La sua eredità non è una formula da applicare. È un campo di pensiero da attraversare con consapevolezza. La modernità che ha immaginato non coincide più con tutte le esigenze del presente, ma molte delle sue domande restano aperte.
In questo senso, Le Corbusier continua a essere attuale perché ha posto l’architettura davanti a una responsabilità ampia: non decorare il mondo, ma contribuire a costruire il modo in cui lo abitiamo.
Domande frequenti su Le Corbusier
Chi era Le Corbusier?
Le Corbusier era un architetto, urbanista, designer, pittore e teorico del Movimento Moderno. Nato in Svizzera con il nome di Charles-Édouard Jeanneret-Gris, ha lavorato soprattutto in Francia e ha contribuito in modo decisivo alla nascita dell’architettura moderna.
Quali sono le opere più famose di Le Corbusier?
Tra le opere più famose di Le Corbusier ci sono Villa Savoye, l’Unité d’Habitation di Marsiglia, la Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamp, Maison La Roche, il Padiglione Svizzero, il Convento di La Tourette e il progetto urbano di Chandigarh.
Qual è lo stile di Le Corbusier?
Lo stile di Le Corbusier è legato al razionalismo, al funzionalismo e al Movimento Moderno. La sua architettura utilizza forme pure, piante libere, finestre a nastro, pilotis, tetti giardino e facciate libere. Nelle opere della maturità, il suo linguaggio diventa anche più plastico, materico e scultoreo.
Cosa sono i cinque punti dell’architettura moderna?
I cinque punti dell’architettura moderna sono i principi formulati da Le Corbusier per definire una nuova architettura: pilotis, tetto giardino, pianta libera, finestra a nastro e facciata libera. Questi elementi rappresentano una nuova libertà progettuale resa possibile dai materiali e dalle tecniche moderne.
Perché Villa Savoye è così importante?
Villa Savoye è importante perché sintetizza in modo esemplare i cinque punti dell’architettura moderna. La casa è sollevata su pilotis, presenta una pianta libera, finestre a nastro, facciata libera e tetto giardino. È considerata uno dei manifesti più importanti dell’architettura moderna.
Perché Le Corbusier è ancora importante oggi?
Le Corbusier è ancora importante perché ha trasformato il modo di pensare la casa, la città e il rapporto tra architettura e società. La sua opera continua a essere studiata perché affronta temi ancora centrali: luce, spazio, funzione, densità urbana, abitare collettivo, proporzione e qualità della vita.
Le Corbusier e l’eredità di una modernità ancora aperta
Raccontare Le Corbusier significa raccontare una delle grandi svolte dell’architettura contemporanea. La sua opera ha dato forma a un nuovo modo di intendere lo spazio, superando l’idea dell’edificio come semplice composizione di facciate e stanze per arrivare a una visione più profonda: l’architettura come sistema di vita.
Le Corbusier ha cercato ordine, misura, luce, funzione. Ha immaginato case più libere, città più razionali, oggetti più coerenti con il corpo e con l’uso quotidiano. Ha costruito edifici che ancora oggi dividono, affascinano, interrogano. Ed è proprio in questa capacità di generare dibattito che si misura la forza della sua eredità.
La sua architettura appartiene al Novecento, ma non è rimasta chiusa nel Novecento. Continua a essere riletta, fotografata, studiata, criticata, visitata. Continua a parlare a chi si occupa di progetto, perché pone una questione essenziale: l’architettura non è soltanto costruzione dello spazio, ma costruzione di un’idea di società.
Per questo Le Corbusier resta una figura centrale. Non perché abbia dato risposte definitive, ma perché ha formulato domande che il progetto contemporaneo non ha ancora smesso di affrontare.


