Cambiare l’abito, non la persona. Luca Zamagna, Zamagna Italia: «La continuità non è fare sempre le stesse cose»

Luca Zamagna, CEO di Zamagna Italia, racconta l’eredità di famiglia, il Made in Italy come metodo, la Collezione Temptation e il tavolo Ship, tra personalizzazione e identità.

Ci sono aziende che cambiano pelle per restare fedeli a sé stesse. Cambiano materiali, linguaggi, mercati, perfino il modo di immaginare la casa; ma conservano un nucleo di valori che passa da una generazione all’altra quasi senza bisogno di essere dichiarato.

È il filo che attraversa la conversazione di Archi&Interiors con Luca Zamagna, CEO di Zamagna Italia, alla guida dell’azienda di Cesena insieme alla sorella Susanna. Un dialogo che nasce dalla collaborazione tra Zamagna Italia e Archi&Interiors e che ripercorre la storia di un marchio fondato negli anni Sessanta da Ilario Zamagna e Maria Giulia Battistini, passato da una realtà prevalentemente commerciale a un’azienda di progetto.

Al centro c’è un’idea di design pragmatica: non costringere mai a scegliere tra estetica e funzione. Lo raccontano i tavoli Ship, Fusion e Diamond, le sedie Duke, Queen e Babylon, le madie Carla e Mozart, la libreria Matrix e la specchiera Onda: pezzi diversi, tenuti insieme dalla stessa ricerca di equilibrio. Ed è lo stesso equilibrio che ha guidato la Collezione Temptation, nata nel 2021 dall’incontro con Giacinto Muto, fondatore di MHC, che ne ha curato design e direzione artistica: decine di mood, finiture e materiali pensati perché ciascuno possa riconoscersi nello scenario che abita.

Con Luca Zamagna abbiamo parlato di case sempre più fluide, del passaggio dal disegno al prototipo, della personalizzazione come un abito che cambia il carattere ma non l’identità, del rapporto con architetti e interior designer e della visibilità internazionale arrivata dal Salone del Mobile. E di quella che, per un’azienda di famiglia, resta forse la sfida più delicata: trasmettere i valori lasciando a chi viene dopo la libertà di interpretarli.

Intervista a Luca Zamagna, Zamagna Italia: famiglia, Made in Italy e progetto

Quali valori della generazione fondatrice orientano ancora l’azienda?

Ci sono principi che appartengono alla storia di Zamagna e che, pur attraversando stagioni molto diverse dell’azienda, sono rimasti sostanzialmente invariati. Il primo è una cultura d’impresa profondamente familiare, non soltanto in termini di continuità generazionale, ma nel modo di intendere le relazioni: responsabilità personale, fiducia, rispetto degli impegni e rapporti costruiti nel tempo con collaboratori, fornitori e clienti. È un’impostazione che abbiamo ereditato da nostro padre Ilario e da nostra madre Giulia e che continua a rappresentare un riferimento nel nostro modo di lavorare. L’altro elemento di continuità è il Made in Italy, che per noi non è mai stato semplicemente un elemento identitario o un’affermazione di principio. È un modo concreto di concepire il prodotto, attraverso competenze, fornitori, artigiani e una cultura manifatturiera radicata nel nostro Paese. Nel tempo è cambiato profondamente il modo in cui Zamagna interpreta il mercato e progetta le proprie collezioni, ma non è cambiata questa attenzione all’origine, alla qualità e alla relazione con chi contribuisce a realizzare il prodotto. Credo che la vera eredità della generazione fondatrice sia proprio questa: non la conservazione di un modello immutabile, ma la capacità di evolvere senza perdere i propri riferimenti.

Vista aerea della sede di Zamagna Italia, azienda di arredamento di Cesena

Che cosa avete cambiato con la seconda generazione e che cosa avete protetto?

Il cambiamento più importante è stato passare da un’azienda prevalentemente commerciale a un’azienda di progetto. Quando siamo entrati, io e mia sorella Susanna eravamo giovani e sentivamo che il prodotto classico che aveva caratterizzato una parte della storia precedente non ci rappresentava più completamente. Progressivamente sono cambiati il linguaggio, i materiali e la maniera stessa di pensare il prodotto; accanto al legno sono entrati sempre più il metallo, il vetro, la ceramica e soluzioni più contemporanee. Quello che non abbiamo voluto cambiare è il legame con il Made in Italy. Prima significava selezionare e commercializzare buoni prodotti italiani; oggi significa soprattutto pensare e progettare in Made in Italy, lavorando con una filiera di fornitori e artigiani italiani. La continuità, quindi, non consiste nel ripetere quello che facevano i nostri genitori, ma nel portare gli stessi valori dentro un modello d’impresa diverso.

Che cosa significa rendere il progetto accessibile senza rinunciare alla qualità?

Per me significa soprattutto non costringere mai chi sceglie un prodotto a decidere tra estetica e funzione. Un oggetto destinato alla casa deve essere bello, deve avere una presenza, ma deve anche funzionare bene tutti i giorni. Un tavolo può avere una forma molto importante, ma deve essere stabile, pratico, semplice da utilizzare; una sedia deve essere esteticamente interessante, ma quando ci si siede deve essere comoda.

È un equilibrio che cerchiamo fin dall’inizio dello sviluppo. L’estetica spesso è ciò che fa nascere l’interesse per un prodotto, ma poi il progetto deve dimostrare di saper vivere realmente nella casa. Se per renderlo funzionale siamo costretti a tradire completamente l’idea iniziale, preferiamo anche fermarci e ripensarlo. La bellezza, per noi, non deve mai diventare un esercizio fine a sé stesso.

Quando avete iniziato a pensare per ambienti e non per singoli prodotti?

Il passaggio decisivo è maturato intorno al 2020. Quel periodo ci ha dato anche il tempo per interrogarci su quale dovesse essere il passo successivo dell’azienda. Tavoli e sedute restano parte fondamentale della nostra identità, ma abbiamo iniziato a domandarci cosa potesse vivere attorno a quei prodotti e contribuire a costruire un ambiente più completo.

Da questa riflessione è nato anche il percorso che ha portato alla realizzazione della Collezione Temptation e all’ingresso più deciso di madie, librerie, specchiere e coffee table. Non abbiamo inseguito l’idea di diventare a tutti i costi un marchio total living, in quanto alcuni mondi, come quello dell’imbottito, implicano competenze produttive molto diverse dalle nostre. Abbiamo preferito ampliare la proposta rimanendo coerenti con ciò che sappiamo fare, dando però al progettista e al cliente la possibilità di immaginare non più il singolo tavolo o la singola sedia, ma un ambiente.

Madia Zamagna Italia antracite con inserti a specchio e specchiera rotonda a cerchi concentrici
Madia CARLA con cassa e ante laccate antracite con inserti vetro specchiato fumè. Specchio GIO’ fumè con inserti sabbiati.

Come nasce un prodotto Zamagna Italia

Quali nuovi modi di abitare incidono di più sul vostro modo di progettare?

Sicuramente la progressiva scomparsa dei confini rigidi tra gli ambienti. Rispetto alla casa di una volta, dove cucina, sala da pranzo e soggiorno avevano funzioni e spazi molto definiti, oggi lavoriamo sempre più spesso per open space nei quali uno stesso prodotto deve saper dialogare con situazioni differenti.

Anche le metrature, soprattutto nelle abitazioni più giovani, tendono a ridursi. Questo richiede tavoli e sedute versatili, prodotti che possano funzionare bene tanto in cucina quanto nel living e soluzioni trasformabili o allungabili quando serve. Allo stesso tempo non possiamo dimenticare che esistono abitazioni con grandi spazi, nelle quali il tavolo può tornare a essere un elemento importante, quasi architettonico. Per questo la nostra risposta non può essere una sola, ma dobbiamo progettare una gamma capace di adattarsi a modi di abitare differenti senza perdere identità.

Zona pranzo Zamagna Italia in open space con cucina: tavolo rotondo con base scultorea e poltroncine beige
Open Space con Tavolo FUSION base metallo bronzo e piano impiallacciato rovere moro. Sedie QUEEN con struttura bronzo e rivestimento in vera pelle.

Da dove prende avvio un nuovo prodotto?

Molto spesso partiamo da una cosa ancora più concreta: da un’esigenza. Abbiamo una rete di clienti e agenti molto ampia e ogni giorno riceviamo informazioni dal mercato. Può emergere la necessità di un tavolo con determinate caratteristiche, di una seduta differente o di una tipologia che manca nella proposta. Quell’input diventa il punto di partenza e da lì cerchiamo di costruire il prodotto secondo il nostro gusto.

Questo non significa limitarsi a eseguire ciò che il mercato chiede. Ci sono anche prodotti che nascono da una nostra intuizione e che proponiamo per capire se il mercato è pronto ad accoglierli. Ma il nostro atteggiamento rimane molto pragmatico: non vogliamo imporre un esercizio di stile. Preferiamo ascoltare e poi interpretare. È probabilmente qui che si costruisce, poco per volta, uno stile Zamagna Italia.

Che importanza conserva la prima bozza di un progetto?

La prima bozza è importante perché contiene l’identità del prodotto, quella che ci ha convinto a svilupparlo. Poi, però, inizia il vero lavoro. Dal disegno si passa allo sviluppo tecnico e quindi al primo prototipo, ed è lì che una forma immaginata sulla carta deve dimostrare di poter diventare un oggetto reale.

Cerchiamo sempre di restare fedeli il più possibile all’intuizione iniziale, ma il progetto deve superare la prova dell’uso, della struttura e della produzione. Se una sedia è bella ma non è comoda, oppure un tavolo ha le proporzioni giuste ma non è stabile, il disegno da solo non basta. Si interviene, si modifica, si prova nuovamente. Se le correzioni permettono di preservare l’idea originaria, il progetto va avanti. Se invece per far funzionare il prodotto dobbiamo snaturarlo completamente, può capitare di abbandonarlo.

Quando un prodotto è davvero pronto per entrare in collezione?

Il momento decisivo è sicuramente l’arrivo del primo prototipo. È il punto in cui tutto quello che abbiamo discusso e disegnato diventa fisico e non ci sono più scorciatoie. È il momento in cui dobbiamo verificare estetica, proporzioni, stabilità, sicurezza, comfort e funzionamento.

Da lì, soprattutto per un tavolo, comincia poi un secondo livello di sviluppo. Lo stesso progetto può avere piani in vetro o vetroceramica, essere fisso oppure allungabile, avere forme e misure differenti. E non è detto che ogni materiale possa essere utilizzato in ogni configurazione: ogni variante, infatti, va verificata dal punto di vista tecnico e funzionale. Solo quando questa coerenza è raggiunta possiamo parlare realmente di un prodotto pronto per la collezione.

Come si gestisce la libertà delle varianti senza perdere identità?

La personalizzazione deve poter cambiare il carattere del prodotto, non la sua identità. Mi piace pensare a quello che succede con una persona che può indossare un abito da sera, un abito da lavoro o qualcosa di sportivo, ma rimane sempre la stessa persona. Per i nostri prodotti vale un principio simile.

Attraverso materiali, colori e finiture un tavolo può diventare più elegante, più contemporaneo, più sobrio o più ricercato; ciò che non cambia è la sua architettura, il segno che lo rende riconoscibile. La libertà, inoltre, non è indiscriminata: noi mettiamo a disposizione un campionario molto ampio, ma composto da soluzioni che abbiamo verificato e che sappiamo poter garantire. L’obiettivo, nel tempo, è proprio far sì che questa coerenza renda sempre più immediatamente riconoscibile uno stile Zamagna.

Il dialogo con i progettisti

Che ruolo hanno oggi architetti e interior designer nel percorso di Zamagna Italia?

È un canale che per noi sta diventando sempre più importante e sul quale vogliamo investire. Il nostro compito, però, non è sostituirci all’architetto o intervenire nel suo progetto. Dobbiamo piuttosto metterlo nelle condizioni di lavorare bene con i nostri prodotti.

Per questo diventano fondamentali strumenti come i modelli 3D, le immagini ambientate, le informazioni sulle finiture e la possibilità di configurare il prodotto. Un progettista deve poter capire rapidamente come apparirà un tavolo con un determinato piano oppure una seduta con uno specifico rivestimento e inserirli nel proprio progetto. Il design naturalmente deve convincerlo, ma oggi non basta perché, se non gli offri anche strumenti precisi e veloci con cui lavorare, difficilmente entrerai stabilmente nel suo processo progettuale.

Zona pranzo Zamagna Italia con tavolo in vetro fumé, sedie verdi, madia a specchio e specchiera rotonda
Zona Living con tavolo DIEGO base metallo verniciato brushed bronzo con piano a botte in vetro lucido trasparente. Sedia LISA in legno massello di frassino e rivestimento in tessuto. Madia CARLA con inserti verniciati brushed bronzo. Specchio PIERO bronzo con inserti sabbiati.

Quali sono le richieste più interessanti degli studi di progettazione?

Quello che notiamo maggiormente è la richiesta di poter conoscere e visualizzare il prodotto in maniera molto approfondita. Gli studi ci chiedono modelli 3D, immagini ambientate, varianti di materiali e finiture perché devono poter inserire l’oggetto dentro uno spazio che hanno già immaginato e mostrarlo al cliente finale prima ancora che esista fisicamente in quell’ambiente.

La nostra ampiezza di gamma e la possibilità di configurare molti prodotti diventano quindi particolarmente utili. Più che sviluppare ogni volta un oggetto completamente su misura, possiamo mettere a disposizione del professionista una sorta di vocabolario progettuale: misure, materiali, colori e configurazioni attraverso i quali trovare la soluzione più coerente con il suo progetto.

In quale fase è più utile entrare nel processo progettuale?

Nel nostro caso soprattutto nella seconda fase. Non siamo uno studio di progettazione e non vogliamo sovrapporci al lavoro dell’architetto. Il professionista stabilisce il linguaggio dell’interno, le proporzioni, i percorsi e le relazioni tra gli spazi; noi dobbiamo essere molto efficaci nel momento in cui deve individuare gli elementi da inserire in quel progetto.

È lì che possiamo offrire prodotto, varianti, strumenti digitali e informazioni tecniche. Spesso il dialogo passa anche attraverso i nostri rivenditori e gli showroom, che diventano un punto d’incontro tra progettista, prodotto e cliente finale. È una forma di collaborazione nella quale i ruoli rimangono molto chiari, e credo sia proprio questo a renderla efficace.

Temptation e lo sguardo internazionale

Come è nata la Collezione Temptation?

La Collezione Temptation, nata nel 2021, ha rappresentato un vero punto di discontinuità. Volevamo alzare il posizionamento del marchio e dare alla proposta un linguaggio più completo e deciso. Con Giacinto Muto abbiamo costruito una collezione che non si limitava più a tavoli e sedute, ma introduceva madie, specchiere e altri elementi capaci di raccontare un ambiente.

All’inizio questo salto è stato quasi destabilizzante. Temptation era così diversa da ciò che l’aveva preceduta che per un periodo sembrava quasi vivere accanto a Zamagna Italia anziché dentro Zamagna Italia. Con il tempo abbiamo capito invece che proprio quella discontinuità ci aveva indicato la direzione. Ha contribuito a farci percepire in maniera diversa, ha alzato la qualità complessiva dell’immagine del brand e ci ha dato anche maggiore consapevolezza rispetto a palcoscenici internazionali come il Salone del Mobile di Milano.

Come si traduce un’identità individuale in un ambiente coerente?

La coerenza nasce prima di tutto dal progetto. Materiali e finiture possono trasformare profondamente la percezione di un prodotto, ma sotto deve esserci un’identità riconoscibile. È lo stesso principio che utilizziamo nella personalizzazione: come dicevamo, non cambiamo la persona, cambiamo l’abito.

Con Temptation questo ragionamento si estende all’ambiente. Non significa semplicemente scegliere un colore o accostare finiture che in quel momento sono di tendenza; significa far dialogare tavolo, seduta, madia, specchio e complementi attraverso una stessa sensibilità. Il mood diventa interessante quando racconta chi abita quello spazio, mantenendo però una disciplina nelle proporzioni, nei materiali e nel linguaggio dei diversi elementi. È questa coerenza a impedire che la personalizzazione diventi soltanto decorazione.

Ambiente pranzo Zamagna Italia con tavolo effetto onice su basi bronzo, sedie marroni, madia e specchiera rotonda
Zona Living con Tavolo OTELLO base metallo bronzo con piano a botte in vetroceramica lucida onice ambra. Sedie VIOLETTA struttura bronzo e rivestimento in velluto Hollywood. Madia ONDA con cassa laccata tortora e ante in vetro fuso specchiato bronzo. Specchio ONDA bronzo.

Come viene riconosciuta Zamagna Italia all’estero?

È difficile dire in maniera assoluta cosa percepisca un cliente straniero, perché i mercati sono molto diversi. Quello che stiamo vedendo, però, è un crescente riconoscimento di Zamagna Italia come azienda con una storia importante, una cultura del design e soprattutto una grande profondità di gamma.

La presenza a Milano ci ha dato una visibilità internazionale che sarebbe molto più difficile ottenere soltanto costruendo una rete commerciale Paese per Paese. Il Salone ha avuto per noi un ritorno non solo in termini di vendita, ma anche di immagine e posizionamento. Stiamo sviluppando sempre più rapporti con clienti stranieri e credo che la combinazione fra storia, design, Made in Italy, possibilità di personalizzazione e ampiezza della proposta sia una delle nostre caratteristiche più interessanti anche fuori dall’Italia.

Icone e prospettive

Qual è il progetto più iconico di Zamagna Italia?

Se devo indicarne uno, penso al tavolo Ship. È un tavolo che abbiamo sviluppato ormai da diversi anni e che nel tempo siamo riusciti a declinare in moltissime configurazioni: forme diverse, versioni fisse e allungabili, misure e finiture differenti. Probabilmente è uno dei nostri prodotti più trasversali e iconici.

La cosa interessante è che, nonostante tutte queste trasformazioni, rimane riconoscibile. E questo racconta bene il nostro modo di lavorare, che ci vede partire da un segno forte, farlo evolvere ascoltando le esigenze del mercato e ampliare le possibilità d’uso senza perdere l’identità iniziale. Per me un prodotto attraversa il tempo proprio quando riesce a cambiare insieme alle case e alle persone restando, però, sempre sé stesso.

Esiste un prodotto particolarmente amato dai progettisti?

Non abbiamo una classifica che ci permetta di dire quale sia in assoluto il prodotto preferito dagli architetti. Se però devo indicare un progetto che rappresenta bene quello che cerchiamo di offrire loro, penso alla gamma dei Tavoli Vortex: Ship, Twist e Fusion.

Sono tavoli nei quali il segno estetico è molto evidente, ma non è separato dalla funzione. Anche il movimento e il modo in cui il prodotto viene utilizzato devono essere armonici; la tecnica deve risolvere un’esigenza senza diventare protagonista a scapito dell’eleganza. Per un progettista questo equilibrio è importante, perché consente al tavolo di avere carattere e presenza nello spazio e, allo stesso tempo, di rispondere alle necessità concrete della casa. A questo si aggiunge la possibilità di lavorare su materiali e finiture, che facilita l’inserimento in contesti molto diversi.

Tavolo SHIP VORTEX a botte con base in metallo bronzo e piano in vetroceramica calacatta noble

Siamo nel 2036. Come immagina Zamagna Italia?

Mi piacerebbe che tra dieci anni non fosse necessario spiegare cos’è lo stile Zamagna. Vorrei che guardando un prodotto si potesse riconoscere immediatamente un nostro modo di interpretare la casa. È un percorso che richiede tempo; oggi siamo consapevoli di avere fatto alcuni passi, ma sappiamo anche di non essere arrivati.

Non credo nell’innovazione cercata soltanto per dimostrare di essere innovativi. Il nostro mestiere è osservare come cambiano il mercato e il modo di abitare e interpretarli secondo una sensibilità nostra. Se riusciremo a consolidare questa identità, allora potremo permetterci anche sperimentazioni più coraggiose.

E poi c’è un altro tema che per un’azienda familiare conta molto: il passaggio delle generazioni. Noi siamo entrati giovani e abbiamo portato nell’azienda una visione diversa da quella dei nostri genitori. Mi piacerebbe che in futuro potesse avvenire ancora, con una nuova generazione capace prima di formarsi, di fare esperienze proprie e poi, se lo vorrà, di portare in Zamagna Italia uno sguardo nuovo.

Come abbiamo detto, la continuità non è fare sempre le stesse cose, ma riuscire a trasmettere i valori lasciando a chi viene dopo la libertà di interpretarli nel proprio tempo, con il proprio gusto e le proprie idee.

Zona pranzo Zamagna Italia con tavolo a base X antracite, poltroncine marroni, madia a specchio e specchiera rotonda
Zona Living con Tavolo SHIP con base in metallo verniciato titanio e piano rettangolare in vetroceramica opaca calacatta oro venato. Poltroncine LISA in metallo verniciato titanio e rivestimento in vera pelle. Madia MOZART con cassa laccata antracite ed ante con inserti in vetro molato specchiato e sabbiato fumè. Specchio RAINBOW in vetro fuso fumè.

Uno stile che si riconosce senza spiegarlo

La conversazione con Luca Zamagna lascia un’idea semplice e insieme ambiziosa: arrivare al punto in cui lo stile di un’azienda non abbia più bisogno di essere spiegato. Non attraverso un gesto clamoroso, ma per accumulo di coerenza: un segno forte, ascoltato e fatto evolvere nel tempo.

Per chi sta progettando la zona pranzo o il living, la nostra selezione dei migliori marchi di tavoli di design e la guida alle migliori marche di madie moderne aiutano a orientarsi tra aziende e collezioni, mentre le tendenze arredamento 2027 viste al Salone del Mobile raccontano dove sta andando la casa contemporanea.

Pubblicità e collaborazioni con Archi&Interiors

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