Marco Zanuso è una figura decisiva per capire come il design italiano del dopoguerra abbia trasformato l'innovazione tecnica in cultura del progetto. Architetto, designer, teorico e docente, lavorò su scale molto diverse: dalle fabbriche Olivetti agli imbottiti Arflex, dalle plastiche Kartell ai televisori e alle radio Brionvega progettati con Richard Sapper. Il filo comune non …
Marco Zanuso è una figura decisiva per capire come il design italiano del dopoguerra abbia trasformato l’innovazione tecnica in cultura del progetto. Architetto, designer, teorico e docente, lavorò su scale molto diverse: dalle fabbriche Olivetti agli imbottiti Arflex, dalle plastiche Kartell ai televisori e alle radio Brionvega progettati con Richard Sapper. Il filo comune non è uno stile riconoscibile, ma un metodo: studiare materiali, processi industriali e componenti tecnici fino a farli diventare forma. Lady rinnova la costruzione dell’imbottito; Doney riorganizza l’interno del televisore; Radio Cubo trasforma l’apparecchio elettronico in un oggetto domestico; Grillo ridisegna persino il gesto della telefonata.
Marco Zanuso: biografia tra architettura, industria e cultura del progetto
Marco Zanuso nasce a Milano il 14 maggio 1916 e si laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel novembre 1939. Durante la guerra presta servizio nella Marina militare; quell’esperienza, secondo la ricostruzione del Dizionario Biografico Treccani, lo mette anche a contatto con strumenti, macchinari e tecnologie di precisione che alimenteranno il suo interesse per i processi tecnici. Dal 1945 avvia l’attività professionale a Milano.
La progettazione, per Zanuso, non viene presto suddivisa in compartimenti stagni. Architettura, arredamento, tecnologia e produzione industriale appartengono allo stesso campo di ricerca. Nel dopoguerra partecipa al dibattito culturale attraverso riviste e istituzioni: è capo redattore di Domus nel 1946-47 e torna all’attività editoriale con Casabella Continuità dal 1953 al 1956. È inoltre tra le figure coinvolte nella nascita dell’ADI e ne sarà presidente dal 1966 al 1969.
La Triennale Milano, dedicandogli nel 2025 una selezione della propria Collezione del Design Italiano, ha sintetizzato bene questa posizione: oltre cinquant’anni di lavoro nei quali saper fare, innovazione tecnologica e attenzione al processo produttivo diventano strumenti per rispondere ai mutamenti dell’abitare. È una lettura utile ancora nel 2026 perché impedisce di ridurre Zanuso alla semplice successione di alcune icone del modernariato.
Il dopoguerra industriale: progettare a partire dai nuovi materiali
Uno dei primi campi nei quali questo metodo diventa evidente è quello dell’arredo imbottito.
Alla fine degli anni Quaranta Zanuso collabora con l’ambiente Pirelli e con Arflex sulla possibilità di trasferire nel mobile materiali e tecniche differenti dalla tradizione artigianale dell’imbottitura. Gommapiuma e nastri elastici permettono di ripensare la struttura stessa della seduta, non semplicemente di ottenere una forma più morbida. Treccani identifica proprio in questa ricerca uno dei passaggi che porteranno alla Lady.
Il cambiamento è significativo perché il progetto non parte dalla silhouette esterna per cercare poi il modo di costruirla. È il comportamento del materiale a suggerire nuove possibilità tipologiche e produttive.
Questa attenzione ritornerà continuamente: lamiera stampata, plastica, componentistica elettronica e prefabbricazione edilizia vengono studiati non come finiture, ma come strumenti capaci di modificare l’oggetto e l’architettura dall’interno.
Lady: la poltrona che rinnova la costruzione dell’imbottito

Presentata alla IX Triennale di Milano nel 1951, la poltrona Lady per Arflex è uno dei progetti fondamentali di Marco Zanuso e ottiene la Medaglia d’Oro della manifestazione. MoMA conserva un esemplare datato 1951, mentre Triennale continua a indicarla tra le opere più significative del designer.
La sua importanza non dipende soltanto dalla forma avvolgente. La costruzione modifica il modo tradizionale di concepire la poltrona: la struttura integra telaio metallico, cinghie elastiche e nuove imbottiture, permettendo di trattare sedile, schienale e braccioli come parti definite e assemblate secondo una logica industriale. La documentazione della riedizione Cassina sottolinea proprio la modernità tecnologica di questa soluzione.
Lady dimostra un punto centrale del lavoro di Zanuso: il comfort non viene contrapposto alla produzione seriale. Al contrario, può essere ottenuto attraverso una ricerca più precisa sulla tecnologia produttiva.
Nel 2026 la poltrona è ancora presente nella collezione Cassina, un caso interessante di prodotto storico la cui attualità dipende meno dall’estetica anni Cinquanta che dalla solidità dell’idea costruttiva.
Lambda: la carrozzeria automobilistica entra nella sedia

Alla fine degli anni Cinquanta il rapporto tra forma e tecnologia assume una direzione molto diversa con la Lambda, sviluppata con Richard Sapper.
MoMA data la propria Lambda Chair al 1959 e la attribuisce a entrambi i progettisti, con Gavina come produttore. La sedia è costruita in lamiera metallica verniciata. La documentazione dell’archivio Richard Sapper spiega che il progetto nasce applicando al mobile tecniche derivate dalla costruzione delle carrozzerie automobilistiche: parti in lamiera stampata e saldata vengono utilizzate per ottenere resistenza limitando il peso.
È un approccio quasi opposto a Lady dal punto di vista materiale, ma metodologicamente molto vicino.
Nel primo caso la ricerca riguarda elasticità e imbottitura; nel secondo la capacità di irrigidire una superficie sottile attraverso la sua geometria. Il materiale non viene nascosto dietro la forma: contribuisce a determinarla.
Marco Zanuso e Richard Sapper: una collaborazione decisiva

Richard Sapper entra nell’orbita professionale di Zanuso alla fine degli anni Cinquanta. Treccani documenta la sua collaborazione nel settore design dello studio dal 1958 fino all’inizio degli anni Settanta; ADI colloca dal 1959 l’avvio dei progetti comuni che porteranno alla serie di apparecchi elettronici Brionvega.
Attribuire correttamente questi prodotti è importante: Doney, Radio TS502, Algol e Grillo non sono opere del solo Zanuso, ma progetti sviluppati con Richard Sapper. Lo stesso MoMA registra sistematicamente entrambi gli autori per questi oggetti.
La collaborazione unisce l’interesse di Zanuso per industria e materiali con la particolare sensibilità di Sapper verso meccanismi ed elettronica. Il risultato non è una semplice serie di involucri esteticamente curati per apparecchi tecnologici: in diversi casi la riorganizzazione dei componenti interni modifica direttamente la forma esterna.
Doney 14: il televisore smette di sembrare un mobile

Il Doney 14, progettato per Brionvega e premiato con il Compasso d’Oro nel 1962, è uno degli esempi più chiari.
ADI lo definisce il primo televisore portatile a transistor fabbricato in Europa e sottolinea come la disposizione degli organi interni permetta di racchiudere il sistema in un volume estremamente compatto. Il televisore non cerca più di travestirsi da elemento d’arredo tradizionale: la dimensione dell’oggetto deriva direttamente dal cinescopio e dalla riorganizzazione della componentistica.
MoMA conserva il Doney 14 del 1962 attribuendolo a Marco Zanuso e Richard Sapper e indicandone plastica e metallo come materiali principali.
Qui si vede uno dei passaggi che rendono Zanuso centrale nella storia dell’industrial design: l’elettronica domestica viene accettata come nuova categoria di oggetti, con una propria identità, invece di essere camuffata attraverso il linguaggio dei mobili preesistenti.
Radio TS502: l’elettronica può scomparire quando non serve

La TS502 Brionvega, diventata celebre come Radio Cubo, porta ulteriormente avanti questa riflessione.
MoMA data un proprio esemplare al 1963; Brionvega indica il progetto del modello storico nel 1964. È quindi più corretto collocare il suo sviluppo nel 1963-64, evitando di attribuirgli artificialmente un’unica data quando le fonti istituzionali utilizzano cronologie differenti. Entrambe concordano sull’attribuzione a Zanuso e Sapper.
La radio è costruita come due elementi incernierati: aprendola diventano visibili altoparlante e comandi; chiudendola, la parte tecnologica scompare e rimane un volume compatto. MoMA ha evidenziato proprio questa capacità dell’oggetto di eliminare visivamente la complessità elettronica quando non è in uso.
Non si tratta quindi semplicemente di una radio “pop” per la forma cubica o per i colori. Il principio interessante è il passaggio tra stato aperto e stato chiuso, tra apparecchio funzionante e oggetto domestico.
Brionvega mantiene ancora oggi il concetto della Radio Cubo nella propria produzione, aggiornandone l’elettronica ma conservando l’identità del progetto storico.
K4999: la plastica diventa una vera struttura industriale

Nel 1964 Zanuso e Sapper ricevono il Compasso d’Oro per la piccola sedia destinata ad asili e scuole, indicata da ADI come K 1340 [K 4999] e prodotta da Kartell.
La motivazione del premio è particolarmente interessante perché non celebra semplicemente l’utilizzo del polietilene: sottolinea la capacità del progetto di sfruttare con precisione le possibilità industriali del materiale, ottenendo un elemento combinabile, smontabile e facilmente pulibile. ADI la definisce la prima sedia realizzata interamente in materiale plastico.
MoMA conserva esemplari K4999 del periodo 1960-64 e conferma l’attribuzione congiunta a Zanuso e Sapper e la produzione Kartell.
Ancora una volta l’innovazione materiale coincide con una revisione della tipologia: la plastica non imita una sedia in legno o metallo, ma permette di pensare peso, assemblaggio, pulizia e possibilità combinatorie in modo differente.
Grillo: cambiare il telefono significa cambiare un gesto quotidiano

Il telefono Grillo, realizzato per la Società Italiana Telecomunicazioni Siemens, è forse il progetto in cui la riduzione fisica dell’oggetto modifica più chiaramente il rapporto con l’utente.
MoMA data il proprio modello al 1966 e indica Zanuso e Sapper come autori. Il corpo in ABS si apre per l’utilizzo e si richiude formando un elemento molto compatto.
Nel 1967 il Grillo riceve il Compasso d’Oro. La motivazione ADI sottolinea proprio la riduzione dell’ingombro ottenuta senza sacrificare le funzioni del telefono tradizionale e la nuova dimensione di intimità introdotta dalla forma dell’apparecchio.
È un progetto importante perché la miniaturizzazione non viene trattata come risultato puramente ingegneristico. La chiusura dell’apparecchio cambia il modo in cui il telefono occupa la casa e modifica la sequenza dei gesti necessari per usarlo.
Il design diventa così interfaccia tra tecnologia e comportamento, diversi decenni prima che il concetto di user experience entrasse nel lessico quotidiano.
L’architettura industriale di Zanuso segue lo stesso metodo
Separare questi prodotti dall’attività architettonica significherebbe perdere una parte essenziale della ricerca di Marco Zanuso.
Per Olivetti progetta stabilimenti in Sud America — in Argentina tra il 1954 e il 1961 e in Brasile tra il 1955 e il 1961 — e successivamente lavora con Eduardo Vittoria agli stabilimenti italiani di Crema, Scarmagno e Marcianise. In queste architetture struttura, prefabbricazione e impianti vengono trattati come componenti di un unico sistema costruttivo.
Lo stabilimento Olivetti di Marcianise, realizzato tra il 1968 e il 1970, rende questo principio particolarmente leggibile: il censimento del Ministero della Cultura documenta una struttura prefabbricata in cemento armato nella quale elementi portanti, copertura e impianti concorrono a costruire uno spazio produttivo continuo.
Lo stesso interesse compare nella fabbrica Necchi di Pavia e nel complesso Brionvega a Casella d’Asolo. Per Zanuso la fabbrica non è semplicemente il contenitore nel quale vengono prodotti gli oggetti: è essa stessa un problema di industrializzazione, assemblaggio, ripetizione e integrazione tecnica.
Dal prodotto alla città: il Piccolo Teatro di Milano

L’ultima parte della carriera rende evidente quanto Zanuso abbia continuato a muoversi tra scale differenti.
Il Nuovo Piccolo Teatro di Milano, oggi Teatro Strehler, viene progettato con Pietro Crescini attraverso un iter iniziato alla fine degli anni Settanta e protratto per molti anni. Il Ministero della Cultura attribuisce a Zanuso e Crescini il progetto architettonico e documenta un edificio organizzato intorno alla sala principale, con spazi scenici, laboratori e funzioni tecniche integrati nel complesso.
Il Piccolo Teatro ricorda che la sede, progettata da Zanuso, viene inaugurata nel gennaio 1998.
Anche qui la complessità programmatica non viene risolta applicando una forma dall’esterno. Distribuzione, esigenze teatrali, struttura e rapporto con il tessuto urbano contribuiscono insieme alla definizione dell’architettura.
Perché Marco Zanuso continua a essere importante nel 2026
Nel 1994 ADI assegna a Marco Zanuso il Compasso d’Oro alla carriera, definendolo uno dei grandi maestri della progettazione industriale e un protagonista della cultura del progetto italiana.
Ma la sua attualità non dipende soltanto dai riconoscimenti o dalla permanenza di Lady, Doney, Radio Cubo e Grillo nelle collezioni dei musei.
Zanuso ha lavorato su una questione ancora centrale: come trasformare un cambiamento tecnologico in una forma comprensibile per le persone.
Con Lady, nuovi materiali rendono possibile un altro modo di costruire l’imbottito. Con Lambda, la tecnologia della lamiera automobilistica entra nel mobile. Con Doney, la disposizione dei componenti elettronici determina le dimensioni del televisore. Con Radio Cubo, la tecnologia viene nascosta quando non serve. Con K4999, la plastica produce una nuova tipologia anziché imitare materiali precedenti. Con Grillo, la miniaturizzazione cambia il gesto dell’utente.
La mostra dedicatagli dalla Triennale Milano nel 2025 ha riportato l’attenzione proprio su questa capacità di pensare il design come espressione della modernità e non come esercizio di stile. Nel 2026 è forse la chiave più efficace per rileggere Marco Zanuso: un progettista per il quale architettura, mobile ed elettronica appartenevano allo stesso processo, e nel quale forma, tecnologia e produzione dovevano trovare una ragione comune.

