Prima di diventare un edificio, l’architettura di Zaha Hadid è stata a lungo un’immagine. Un insieme di linee tese, frammenti, prospettive sovrapposte e paesaggi artificiali che sembravano appartenere più alla pittura d’avanguardia che al mondo delle costruzioni. Per anni i suoi progetti furono giudicati troppo complessi, troppo radicali, persino impossibili da realizzare. Poi la tecnologia, …
Prima di diventare un edificio, l’architettura di Zaha Hadid è stata a lungo un’immagine. Un insieme di linee tese, frammenti, prospettive sovrapposte e paesaggi artificiali che sembravano appartenere più alla pittura d’avanguardia che al mondo delle costruzioni. Per anni i suoi progetti furono giudicati troppo complessi, troppo radicali, persino impossibili da realizzare. Poi la tecnologia, l’ingegneria e il tempo finirono per raggiungere la sua visione.
Nata a Baghdad e formatasi a Londra, Zaha Hadid ha cambiato il linguaggio dell’architettura contemporanea, liberando gli edifici dalla rigidità della geometria tradizionale. Le sue opere non si limitano a occupare uno spazio: lo attraversano, lo comprimono, lo fanno scorrere. Musei, stazioni, centri culturali e grattacieli diventano organismi in movimento, capaci di modificare la percezione della città e il modo in cui le persone si muovono al loro interno.
Definirla semplicemente la “regina delle curve”, come spesso accade, significa però raccontarne soltanto una parte. Prima delle superfici morbide e continue che l’hanno resa celebre, esiste una Zaha Hadid più aspra, frammentata e sperimentale. È proprio nel passaggio tra queste due fasi che si comprende la portata del suo lavoro: un’architettura nata dal disegno, trasformata dalla ricerca digitale e infine diventata materia.
Chi era Zaha Hadid
Zaha Mohammad Hadid nacque il 31 ottobre 1950 a Baghdad, in Iraq, all’interno di una famiglia colta e aperta alla cultura internazionale. La capitale irachena della sua infanzia era una città attraversata da un’intensa stagione di modernizzazione, nella quale convivevano la tradizione mediorientale e il desiderio di costruire un nuovo paesaggio urbano.
Prima di dedicarsi all’architettura, Hadid studiò matematica all’American University di Beirut. Una formazione che avrebbe lasciato un segno profondo nel suo modo di pensare: dietro le geometrie apparentemente libere dei suoi edifici si trova infatti una ricerca rigorosa sulle proporzioni, sulle forze, sulle traiettorie e sulle relazioni tra le parti.
Nel 1972 si trasferì a Londra per frequentare l’Architectural Association School of Architecture, uno degli ambienti più sperimentali dell’epoca. Qui incontrò docenti e progettisti come Rem Koolhaas ed Elia Zenghelis, entrando in contatto con un modo radicalmente nuovo di intendere la disciplina.
Dopo il diploma, conseguito nel 1977, lavorò per un breve periodo con l’Office for Metropolitan Architecture – OMA, lo studio fondato da Rem Koolhaas. Nel 1979 aprì a Londra il proprio studio, destinato a diventare uno dei laboratori progettuali più influenti dell’architettura internazionale.
Dai progetti impossibili alle prime architetture costruite

La carriera di Zaha Hadid non seguì un percorso lineare. Nei primi anni ottenne importanti riconoscimenti nei concorsi internazionali, ma molti dei suoi progetti rimasero sulla carta.
Uno degli episodi decisivi fu il concorso del 1983 per The Peak, un centro ricreativo da realizzare sulle alture di Hong Kong. Hadid vinse con un progetto composto da volumi frammentati che sembravano esplodere e scivolare lungo il pendio. L’edificio non fu mai costruito, ma i dipinti e i disegni realizzati per rappresentarlo diventarono manifesti di una nuova idea di architettura.
In quegli anni Zaha Hadid venne spesso definita una paper architect, un’architetta capace di produrre visioni straordinarie ma apparentemente irrealizzabili. Era un giudizio in parte critico, che tuttavia non teneva conto della distanza esistente tra la sua ricerca e gli strumenti tecnici allora disponibili.
Le sue tavole progettuali non erano semplici rappresentazioni. Erano campi di forze nei quali edifici, terreno e città si scomponevano per ricomporsi secondo prospettive multiple. L’influenza delle avanguardie russe, del Suprematismo di Kazimir Malevič e della pittura astratta era evidente. Il disegno diventava uno strumento per mettere in discussione la gravità, l’orizzonte e la distinzione tra pianta, sezione e prospetto.
Nel 1988 il suo lavoro venne incluso nella mostra Deconstructivist Architecture al Museum of Modern Art di New York. Accanto ad architetti come Frank Gehry, Rem Koolhaas, Peter Eisenman e Daniel Libeskind, Hadid fu riconosciuta come una delle protagoniste di una generazione intenzionata a destabilizzare l’ordine dell’architettura moderna.
Lo stile di Zaha Hadid: molto più delle curve
Il linguaggio di Zaha Hadid viene generalmente associato a forme fluide, superfici continue e geometrie dinamiche. Questa descrizione è corretta, ma non restituisce completamente l’evoluzione del suo lavoro.
Le prime architetture erano caratterizzate da linee spezzate, piani inclinati, angoli acuti e volumi che sembravano sul punto di entrare in collisione. Con il passare degli anni, grazie anche allo sviluppo della progettazione digitale e di nuovi strumenti di calcolo, quelle tensioni si trasformarono progressivamente in superfici più morbide e continue.
Il cambiamento non fu soltanto formale. Hadid iniziò a concepire l’edificio come un paesaggio percorribile, nel quale struttura, involucro, pavimento e copertura non erano più elementi nettamente separati. Una parete poteva piegarsi e diventare soffitto; un tetto poteva proseguire fino a terra; una scala poteva assumere la forza scenografica di una strada urbana.
L’architettura come movimento
Nelle opere di Zaha Hadid il movimento non è una decorazione applicata all’edificio. È il principio che ne organizza gli spazi.
Percorsi, rampe, aperture e linee strutturali guidano lo sguardo e il corpo, costruendo sequenze che non possono essere comprese da un unico punto di vista. L’architettura cambia mentre viene attraversata.
Questo approccio è particolarmente evidente nei musei e nei grandi edifici pubblici, dove la circolazione diventa parte integrante dell’esperienza. Il visitatore non passa semplicemente da una stanza all’altra: viene coinvolto in una successione di compressioni, aperture, cambi di quota e prospettive inattese.
Natura, paesaggio e geometria
Onde, dune, corsi d’acqua, erosioni e formazioni geologiche ricorrono frequentemente nelle descrizioni delle sue opere. Hadid, tuttavia, non imitava letteralmente la natura. Ne studiava piuttosto i processi: il modo in cui una superficie viene modellata dal vento, una roccia trasformata dall’acqua o un territorio attraversato da flussi differenti.
I suoi edifici possono ricordare conchiglie, ghiacciai o montagne, ma sono il risultato di una complessa elaborazione geometrica, strutturale e tecnologica. La loro apparente spontaneità nasce da un controllo estremamente preciso.
Le opere più famose di Zaha Hadid
Il percorso di Zaha Hadid comprende edifici molto diversi tra loro. Alcuni mantengono il carattere frammentato delle prime sperimentazioni; altri mostrano quella fluidità spaziale che sarebbe diventata la sua firma più riconoscibile.
Vitra Fire Station, Weil am Rhein

Realizzata nel 1993 all’interno del Vitra Campus di Weil am Rhein, in Germania, la Vitra Fire Station è considerata la prima grande opera costruita di Zaha Hadid.
L’edificio nasce come una composizione di piani in cemento armato, pareti oblique e volumi allungati. Non occupa lo spazio come un oggetto isolato, ma sembra proseguire le traiettorie del paesaggio industriale circostante.
Tutto appare teso e pronto all’azione. Le linee convergono, gli ambienti si restringono e le pareti sembrano scattare in direzioni differenti. Non sono ancora presenti le curve morbide delle opere successive: qui l’architettura è nervosa, tagliente, quasi trattenuta nel momento che precede un movimento.
Rosenthal Center for Contemporary Art, Cincinnati

Inaugurato nel 2003, il Rosenthal Center for Contemporary Art di Cincinnati fu il primo museo statunitense progettato da una donna.
Hadid concepì il piano terra come una prosecuzione dello spazio urbano. Il marciapiede entra nell’edificio, si piega e accompagna i visitatori verso i livelli superiori. Le gallerie vengono sovrapposte come volumi sospesi, mentre scale e percorsi costruiscono una sequenza verticale dinamica.
Il progetto dimostrò che il suo linguaggio poteva affrontare non soltanto la forma esterna di un edificio, ma anche programmi complessi e relazioni urbane articolate.
Phaeno Science Center, Wolfsburg

Completato nel 2005, il Phaeno Science Center di Wolfsburg appare come una grande massa di cemento sollevata dal terreno. Il volume principale poggia su strutture coniche che contengono accessi, scale e servizi, lasciando attraversabile lo spazio sottostante.
Il risultato è un paesaggio artificiale nel quale interno ed esterno sembrano appartenere allo stesso sistema. Rampe, cavità e superfici inclinate trasformano la visita in un’esperienza continua, coerente con la natura sperimentale del centro scientifico.
Guangzhou Opera House

La Guangzhou Opera House, inaugurata nel 2010 in Cina, è composta da due grandi volumi collocati lungo il fiume delle Perle. Le forme ricordano pietre modellate dall’erosione dell’acqua, appoggiate sul paesaggio urbano.
L’edificio mette in relazione architettura, spazio pubblico e sistema fluviale. L’involucro sfaccettato prosegue negli interni, dove scale, balconate e superfici avvolgenti costruiscono un ambiente teatrale privo delle tradizionali separazioni tra struttura e decorazione.
London Aquatics Centre

Progettato per i Giochi Olimpici di Londra del 2012, il London Aquatics Centre è riconoscibile per la grande copertura ondulata che si solleva dal terreno e avvolge le piscine.
Il profilo del tetto nasce dall’osservazione dell’acqua in movimento. La copertura unifica il complesso con un unico gesto, mentre l’organizzazione interna segue l’asse delle vasche e il rapporto con il paesaggio dell’Olympic Park.
Concluso l’evento olimpico, le strutture temporanee destinate agli spettatori furono rimosse, riportando l’edificio alle dimensioni previste per il suo utilizzo quotidiano. Il progetto mostra così anche la capacità dello studio di affrontare il tema della trasformabilità.
Heydar Aliyev Center, Baku

Completato nel 2012, l’Heydar Aliyev Center di Baku è una delle opere più immediatamente riconoscibili di Zaha Hadid.
Una superficie bianca sembra emergere dal terreno, sollevarsi e ripiegarsi fino a costruire pareti, coperture e ingressi. La distinzione tra edificio e piazza viene quasi cancellata: l’architettura appare come un’unica topografia continua.
Dietro l’immagine spettacolare si trova un sistema geometrico e strutturale particolarmente complesso. Pannelli differenti compongono la pelle esterna, mantenendo la continuità visiva dell’insieme e adattandosi alle variazioni della forma.
Dongdaemun Design Plaza, Seul

Il Dongdaemun Design Plaza, inaugurato nel 2014 a Seul, è uno dei progetti che meglio esprimono l’integrazione tra architettura e progettazione digitale.
Il complesso ospita spazi espositivi, aree commerciali, laboratori, archivi e luoghi destinati agli eventi. La sua superficie metallica è composta da migliaia di pannelli dalle geometrie differenti, progettati e coordinati attraverso strumenti digitali avanzati.
L’edificio non presenta una facciata principale tradizionale. Si sviluppa come un paesaggio urbano accessibile da più direzioni, attraversato da percorsi che collegano gli ambienti interni al parco circostante.
Zaha Hadid in Italia: le opere da Roma a Milano

L’Italia occupa un ruolo importante nella carriera di Zaha Hadid. Il rapporto con il Paese non si limita a un singolo edificio, ma comprende musei, infrastrutture, spazi residenziali e progetti urbani realizzati in contesti molto differenti.
MAXXI di Roma
Il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo è una delle opere più importanti di Zaha Hadid e uno dei principali edifici culturali contemporanei costruiti in Italia.
Il progetto nacque da un concorso internazionale bandito nel 1998. Hadid immaginò il museo non come una successione di sale autonome, ma come un sistema di percorsi che si intrecciano. Pareti curve, passerelle, scale nere e fasci di luce guidano il visitatore attraverso spazi in continua trasformazione.
Le gallerie si sviluppano come linee che scorrono parallelamente, si separano e tornano a incontrarsi. Il museo diventa così una piccola città interna, nella quale non esiste un solo itinerario possibile.
L’edificio dialoga con il quartiere Flaminio senza ricorrere a un gesto monumentale isolato. I volumi si abbassano, si allungano e costruiscono nuove relazioni con le strade e gli spazi aperti circostanti. Nel 2010 il MAXXI ottenne il RIBA Stirling Prize, uno dei maggiori riconoscimenti dell’architettura britannica.
CityLife e la Torre Generali a Milano

All’interno del progetto di riqualificazione di CityLife, sorto nell’area dell’ex Fiera di Milano, Zaha Hadid e il suo studio hanno progettato le residenze, parte dello shopping district e la Torre Generali, conosciuta anche come Lo Storto.
La torre, completata dopo la morte dell’architetta, raggiunge un’altezza di circa 170 metri. La sua forma nasce dalla rotazione progressiva dei piani: salendo, la struttura sembra avvitarsi intorno al proprio asse verticale.
Non si tratta di una torsione puramente decorativa. L’orientamento dei livelli risponde alle direttrici urbane che convergono nell’area e modifica il rapporto visivo tra la torre, il parco e il centro di Milano.
Anche le residenze Hadid mostrano un disegno dinamico, costruito attraverso balconi curvilinei, profili differenziati e volumi che definiscono corti interne più raccolte. Il progetto porta il linguaggio dello studio alla scala domestica, cercando un equilibrio tra identità architettonica, affacci e qualità dello spazio abitato.
Stazione Marittima di Salerno

Inaugurata il 25 aprile 2016, poche settimane dopo la morte di Zaha Hadid, la Stazione Marittima di Salerno si colloca sul molo Manfredi, tra la città e il mare.
La forma esterna è stata spesso paragonata a un’ostrica: un involucro duro e asimmetrico protegge gli spazi più morbidi e luminosi dell’interno. L’edificio accompagna i passeggeri attraverso rampe e ambienti collegati tra loro, costruendo un passaggio graduale dalla terraferma all’imbarco.
La stazione non è soltanto un’infrastruttura portuale. Le terrazze, le aperture verso il golfo e la luce che filtra dall’involucro ne fanno una nuova soglia urbana, visibile dal mare e capace di rappresentare l’ingresso alla città.
Stazione di Napoli Afragola

La stazione ferroviaria ad alta velocità di Napoli Afragola, aperta nel 2017, è concepita come un grande ponte che attraversa i binari e collega parti del territorio precedentemente separate dalla linea ferroviaria.
La struttura allungata contiene i servizi per i viaggiatori, le aree di attesa e i collegamenti con le banchine. Il percorso interno segue una geometria fluida, scandita da pareti inclinate, aperture e variazioni di luce.
L’edificio trasforma un’infrastruttura di trasporto in un elemento di connessione urbana. La stazione non viene pensata soltanto come luogo di passaggio, ma come nodo capace di orientare lo sviluppo di un’area più vasta della città metropolitana.
Messner Mountain Museum Corones

Il Messner Mountain Museum Corones, inaugurato nel 2015 sul Plan de Corones, in Alto Adige, è inserito nella sommità della montagna a 2.275 metri di altitudine.
Gran parte dell’edificio si sviluppa sotto il terreno. Soltanto alcuni volumi emergono dalla roccia, aprendosi attraverso grandi vetrate verso le Dolomiti e le cime circostanti.
L’architettura non cerca di sovrapporsi al paesaggio alpino, ma di entrarvi fisicamente. I percorsi interni scendono nella montagna, mentre le aperture incorniciano vedute precise del territorio. Il cemento assume una consistenza quasi geologica, rafforzando la sensazione che il museo sia stato scavato nella roccia anziché costruito sopra di essa.
Zaha Hadid e il design

La ricerca di Zaha Hadid non si è mai fermata alla scala dell’edificio. Arredi, oggetti, gioielli, calzature e installazioni le hanno permesso di sperimentare materiali e geometrie con una libertà ancora maggiore.
Nel 2006 fondò Zaha Hadid Design, struttura dedicata allo sviluppo di prodotti, interni e collaborazioni con aziende internazionali.
Tra i progetti più conosciuti figura Moon System, il divano-scultura disegnato per B&B Italia nel 2007. Schienale, seduta e bracciolo sembrano ricavati da un unico volume continuo, modellato attraverso curve e cavità. Il pouf completa la composizione inserendosi nel profilo del divano.
Con Zaha Nova, realizzata insieme a United Nude, Hadid trasferì la propria ricerca nel mondo della calzatura. La scarpa presenta una struttura in fibra di carbonio e una forma che mette in discussione la costruzione tradizionale del tacco, trasformando un accessorio in un piccolo oggetto architettonico.
Per Bulgari reinterpretò invece l’iconico anello B.zero1 Design Legend, lavorando sulla sovrapposizione e sull’intersezione delle fasce. Anche in questo caso la geometria non è un rivestimento superficiale, ma il principio che determina l’identità dell’oggetto.
Questi progetti mostrano come per Hadid non esistesse una separazione netta tra architettura e design. Cambiava la scala, ma rimaneva costante l’interesse per il movimento, la continuità delle superfici e la capacità della forma di trasformare l’esperienza.
I premi e i riconoscimenti

Nel 2004 Zaha Hadid fu la prima donna a ricevere il Pritzker Architecture Prize, il più prestigioso riconoscimento internazionale dedicato all’architettura.
Il premio segnò un passaggio storico per una disciplina ancora fortemente dominata dagli uomini, ma riconobbe soprattutto la coerenza di una ricerca portata avanti per oltre vent’anni, anche quando molte delle sue idee venivano considerate irrealizzabili.
Nel 2010 e nel 2011 ottenne per due anni consecutivi il RIBA Stirling Prize. Nel 2012 venne nominata Dame Commander of the Order of the British Empire per il contributo offerto all’architettura.
Nel 2016 divenne inoltre la prima donna a ricevere individualmente la Royal Gold Medal for Architecture del Royal Institute of British Architects.
La successione di questi riconoscimenti racconta anche il cambiamento della sua posizione all’interno della cultura architettonica: da figura radicale collocata ai margini della professione a protagonista assoluta del dibattito internazionale.
La morte di Zaha Hadid e la sua eredità
Zaha Hadid morì improvvisamente a Miami il 31 marzo 2016, all’età di 65 anni.
Al momento della sua scomparsa, numerosi edifici erano ancora in costruzione o in fase di sviluppo. Lo studio proseguì il lavoro sui progetti già avviati, portando a compimento opere come la Torre Generali a Milano, la stazione di Napoli Afragola, la Port House di Anversa e il Morpheus Hotel di Macao.
La sua eredità, tuttavia, non si misura soltanto nel numero di edifici completati. Hadid ha contribuito a modificare il rapporto tra architettura, rappresentazione e tecnologia. Ha dimostrato che il disegno può precedere le possibilità costruttive del proprio tempo e, in alcuni casi, contribuire a crearle.
Ha inoltre aperto uno spazio decisivo per le donne nell’architettura internazionale, pur rifiutando spesso di essere giudicata esclusivamente attraverso il genere. Il suo obiettivo non era essere considerata una grande architetta donna, ma essere riconosciuta come una grande architetta.
Dopo la sua morte, l’attività progettuale del gruppo è proseguita sotto la guida di Patrik Schumacher. Dal 2025 la società operativa, dopo la cessazione della licenza relativa al precedente marchio, si presenta con il nome di ZHA Architects.
Perché Zaha Hadid ha cambiato l’architettura contemporanea
Zaha Hadid ha cambiato l’architettura perché ha messo in discussione l’idea stessa di ciò che un edificio potesse essere.
Ha superato la composizione fondata su volumi statici e facciate frontali, immaginando spazi continui, attraversabili e mutevoli. Ha utilizzato il disegno non per rappresentare un progetto già definito, ma per esplorare territori ancora sconosciuti. Ha trasformato strumenti digitali, ricerca strutturale e sperimentazione sui materiali in parti di un unico processo creativo.
Le sue opere possono dividere. Sono state celebrate per la loro audacia e criticate per la spettacolarità, la complessità costruttiva e i costi. Ma è proprio la capacità di generare discussione a dimostrare la forza del suo lavoro.
Zaha Hadid non ha cercato una forma destinata a essere accettata facilmente. Ha costruito un linguaggio personale e riconoscibile, spingendo l’architettura oltre i limiti che la sua epoca sembrava imporle.
Domande frequenti su Zaha Hadid
Chi era Zaha Hadid?
Zaha Hadid è stata un’architetta, artista e designer irachena naturalizzata britannica. Nata a Baghdad nel 1950 e attiva prevalentemente a Londra, è considerata una delle figure più influenti dell’architettura tra la fine del Novecento e l’inizio del XXI secolo.
Perché Zaha Hadid è famosa?
È famosa per avere sviluppato un linguaggio architettonico radicale, caratterizzato da geometrie dinamiche, spazi fluidi e un uso innovativo della progettazione digitale. Nel 2004 è stata la prima donna a vincere il Pritzker Architecture Prize.
Qual è lo stile di Zaha Hadid?
Il suo lavoro nasce nell’ambito della sperimentazione decostruttivista. Le prime opere presentano forme frammentate, piani inclinati e linee angolari; quelle più mature sono caratterizzate da superfici continue, curve e geometrie complesse che mettono in relazione edificio, paesaggio e movimento.
Quali sono le opere più famose di Zaha Hadid?
Tra le opere più conosciute si trovano il MAXXI di Roma, il London Aquatics Centre, l’Heydar Aliyev Center di Baku, la Guangzhou Opera House, il Dongdaemun Design Plaza di Seul, il Phaeno Science Center e la Vitra Fire Station.
Quali opere ha realizzato Zaha Hadid in Italia?
Le principali opere italiane comprendono il MAXXI di Roma, le residenze e la Torre Generali di CityLife a Milano, la Stazione Marittima di Salerno, la stazione ferroviaria di Napoli Afragola e il Messner Mountain Museum Corones in Alto Adige.
Quando è morta Zaha Hadid?
Zaha Hadid è morta a Miami il 31 marzo 2016, all’età di 65 anni. Molti progetti sviluppati sotto la sua direzione sono stati completati dallo studio negli anni successivi.


