Quindici progetti e quindici studi: case, boutique e luoghi di ospitalità raccontano Napoli attraverso luce, colore e trasformazioni dell’esistente. La selezione ragionata di Archi&Interiors.
Quindici progetti, quindici firme del progetto: case private, spazi per l’ospitalità e luoghi aperti al pubblico raccontano una Napoli contemporanea attraverso luce, materia, colore e trasformazione dell’esistente.
A Napoli il paesaggio può arrivare fino al centro di una stanza. Entra attraverso una sequenza di porte, una terrazza, una finestra riportata alla sua misura originaria. Altrove il mare scompare e il progetto deve misurarsi con condizioni opposte: una corte interna, una pianta profonda, un soffitto da recuperare, una luce da accompagnare fino agli ambienti più lontani.
La città che emerge da questi interni non coincide con un solo linguaggio. Alle dimore nei palazzi storici si affiancano case costruite attraverso il colore, appartamenti abitati da collezioni personali, luoghi dell’ospitalità e spazi commerciali nei quali il lavoro degli artigiani torna a essere parte dell’architettura. Cambiano le scale e le funzioni, ma ritorna spesso la stessa domanda: quanto conservare, quanto trasformare e come rendere contemporaneo ciò che esiste senza cancellarne il carattere.
Dopo la selezione dedicata a Milano, Archi&Interiors porta la propria ricerca a Napoli. Quindici progetti recenti, documentati attraverso materiali degli studi e fonti verificate, compongono una lettura della scena degli interni in città: non una classifica assoluta, ma una selezione redazionale costruita attorno alla qualità degli spazi e alla chiarezza delle idee progettuali.
Come abbiamo scelto i progetti
La selezione non assegna posizioni di merito. Abbiamo privilegiato interventi capaci di raccontare una scelta precisa: il rapporto con una preesistenza, una soluzione distributiva, l’uso della luce, il carattere di un materiale, il modo in cui un interno risponde alle abitudini di chi lo vive. Case, boutique, bed and breakfast e ristoranti entrano così nello stesso racconto non perché appartengano alla medesima tipologia, ma perché mostrano modi differenti di lavorare sullo spazio contemporaneo a Napoli.
15 progetti di interior design a Napoli
Jolie — Primo Atelier
Una porta a bilico introduce a una prima stanza di accoglienza; poco più avanti, un portale in pietra accompagna verso l’area espositiva. In via Filangieri, Primo Atelier costruisce per Jolie una profumeria di nicchia nella quale il percorso conta quanto gli oggetti esposti. Lo spazio non viene riempito da una successione di scaffali: è l’architettura stessa a stabilire pause, profondità e punti di attenzione.
A Jolie, il travertino iraniano costruisce l’involucro della profumeria e accompagna il percorso verso l’area espositiva.
Radica di noce, acciaio satinato e pietra definiscono il dettaglio degli arredi su misura di Jolie.
Il travertino iraniano sulle pareti, la radica di noce e l’acciaio satinato degli arredi introducono superfici che reagiscono alla luce in maniera diversa. La pietra trattiene ombre e irregolarità, il legno porta nella stanza la densità della venatura, il metallo restituisce riflessi più netti. Nicchie e mensole sono incorporate nell’involucro, mentre gli elementi indipendenti evitano di interrompere la continuità del percorso.
È proprio questa coincidenza fra esposizione e architettura a rendere Jolie interessante: il prodotto non viene semplicemente collocato nello spazio, ma entra in una composizione nella quale materiali, luce e arredi lavorano come parti dello stesso progetto.
Casa Kaleido — Area Dieci
A Casa Kaleido il colore non interviene alla fine del progetto: ne costruisce la percezione. Area Dieci, studio fondato da Ciro Scognamiglio e Francesca Sannino, lavora sull’incontro fra blu, verde e luce naturale, lasciando che ogni ambiente trovi una propria intensità senza perdere la relazione con il resto dell’appartamento.
La vetrata dicroica introduce un elemento mobile e quasi imprevedibile. I riflessi cambiano durante la giornata, mentre il camino rivestito di piastrelle, le pareti sature e la cucina verde definiscono zone diverse senza ricorrere a un repertorio decorativo separato dall’architettura.
La vista sul golfo resta una presenza importante, ma non diventa l’unico argomento della casa. L’interno possiede una propria energia e risponde al paesaggio con strumenti autonomi: colore, trasparenza, superfici e luce. È questo equilibrio, più che la spettacolarità del singolo elemento, a dare consistenza al progetto.
Casa Librai — Archielle
Un grande arco in mattoni definisce immediatamente Casa Librai. Nell’appartamento napoletano progettato da Archielle, lo sguardo attraversa il soggiorno e raggiunge le finestre affacciate verso Palazzo Marigliano. La relazione con il centro storico non viene affidata a citazioni decorative: emerge dalle tracce che il progetto decide di conservare e rendere nuovamente leggibili.
Lia Chiaiese e Debora Regio lavorano con il parquet nodato, le putrelle, il cemento lasciato visibile nei passaggi e l’anta ossidata di un armadio. Il mattone e il tufo suggeriscono una palette di toni terrosi, mentre il nero degli arredi e il rosso profondo del bagno introducono contrasti più netti. Anche gli elementi nuovi evitano di uniformare ciò che la casa ha conservato.
All’ingresso, una lampada sospesa dalla presenza quasi tessile introduce una nota inattesa. La forza dell’intervento rimane però nel rapporto fra materie ruvide e innesti contemporanei. Casa Librai non ricostruisce un’immagine idealizzata del passato: utilizza ciò che resta per dare profondità a un modo attuale di abitare il centro di Napoli.
Casa Iolascon — LabiaDesign
A San Lorenzo, Casa Iolascon utilizza la doppia altezza per mettere nuovamente in relazione le parti di un’abitazione distribuita su due livelli. LabiaDesign interviene sui circa 150 metri quadrati della casa trasformando la scala verde acqua in un elemento che contemporaneamente collega, contiene e orienta lo sguardo.
La cucina rende particolarmente leggibile questa impostazione. L’isola destinata alla cottura rimane aperta verso la zona pranzo, mentre le funzioni di servizio trovano posto sotto due arcate. Il gesto permette alla stanza principale di mantenere una dimensione conviviale e, allo stesso tempo, introduce un grado maggiore di ordine nelle attività quotidiane.
Rovere, tonalità verde mare e soffitti lignei restaurati accompagnano la relazione fra elementi nuovi e preesistenze. La forza del progetto non coincide soltanto con la scala, diventata inevitabilmente il suo segno più fotografico: sta soprattutto nella precisione con cui spessori, nicchie e arredi integrati distribuiscono le funzioni senza irrigidire la casa.
Appartamento a Palazzo Ravaschieri — Nuoviprogetti / NP Architects
Sette metri di altezza offrono una possibilità rara, ma pongono anche una questione di scala: come trasformare un volume nato per la rappresentanza in uno spazio realmente domestico? Al piano nobile di Palazzo Ravaschieri di Satriano, NP Architects interviene nell’antico salone delle feste lavorando proprio su questa distanza fra monumentalità e uso quotidiano.
Una grande parete attrezzata concentra più funzioni in un solo elemento: camino bifacciale a bioetanolo, impianti e contenimento. L’intervento non cerca di competere con l’altezza del salone, ma introduce una misura più vicina alla vita della casa e permette al volume storico di rimanere percepibile.
Durante i lavori riemerge il soffitto ligneo, successivamente restaurato. Le travi metalliche appartenenti a trasformazioni più recenti ricevono invece rivestimenti disegnati su misura che integrano la luce. Il progetto accetta così la stratificazione del palazzo: struttura originaria, aggiunte tecniche e nuovo intervento restano distinguibili, ma trovano un ordine comune.
Attico sul Golfo, Casa AM — OC16 Architects
Nel progetto di OC16 Architects la terrazza e il golfo sono presenze inevitabili, ma non esauriscono il racconto della casa. Le grandi aperture costruiscono una continuità immediata con l’esterno; all’interno, sono gli arredi e la disposizione dei punti di sosta a trasformare quella relazione panoramica in uno spazio da vivere.
Le sedute dalle forme libere di Edra, fra cui On the Rocks e Standalto, introducono una postura informale. Il tavolo Eyl e le poltroncine 0414 di Gallotti&Radice definiscono invece la zona pranzo senza irrigidirla. Gli oggetti non compongono un catalogo: servono a costruire differenti modi di stare nella stessa grande zona giorno.
Il progetto ricorda una cosa semplice: una vista straordinaria non basta a fare un interno. Occorrono distanze, percorsi, luoghi nei quali fermarsi. Qui il paesaggio accompagna la vita familiare senza sostituirsi al progetto, e la casa mantiene un’identità leggibile anche quando lo sguardo si allontana dalle vetrate.
Casa M — SRV Architetti
Casa M nasce dal confronto fra la sensibilità del proprietario Max Napolitano e il lavoro di Simona Renga e Roberto Visconti, SRV Architetti. Nei circa 130 metri quadrati dell’appartamento, il progetto evita di sostituire la storia personale di chi abita la casa con un’immagine completamente nuova.
L’impianto originario viene mantenuto in larga parte. Oggetti raccolti nel tempo, arredi e riferimenti personali entrano così in relazione con un linguaggio più essenziale, lasciando che la continuità delle stanze faccia da struttura al racconto. Gli accenti eclettici non diventano un esercizio di stile, ma segnano differenze e affinità fra gli ambienti.
Per una casa legata a una sensibilità visiva intensa, la scelta più interessante è proprio quella di non inseguire continuamente l’effetto. Il carattere nasce dalla durata delle relazioni: fra oggetti e stanze, fra ciò che viene conservato e ciò che viene aggiunto, fra l’immagine della casa e il modo in cui viene realmente abitata.
Casa San Giacomo — Officine Architetti Associati
Dalle aperture che precedono il terrazzo appare la Galleria Umberto I. Casa San Giacomo, firmata da Officine Architetti Associati, riporta così il progetto nel cuore di Napoli e costruisce l’abitare contemporaneo a partire dalla relazione fra interno, spazio esterno e città.
L’appartamento di circa 150 metri quadrati lavora sulla continuità più che sulla successione di episodi decorativi. Le ampie vetrate mettono in relazione il soggiorno con il terrazzo e spostano il limite percepito della stanza verso l’esterno. La città entra nell’esperienza domestica senza diventare scenografia.
Fra i progetti della selezione, Casa San Giacomo mostra una trasformazione più misurata. Il carattere dell’interno viene lasciato emergere attraverso proporzioni, aperture e modi d’uso. Il panorama conserva un ruolo importante, ma acquista senso soprattutto nel rapporto quotidiano fra gli ambienti e chi li abita.
Parco Comola Ricci — Antonio Di Maro & Partners
Nel verde di Parco Comola Ricci, a Mergellina, Antonio Di Maro interviene su un appartamento di circa 180 metri quadrati senza rivoluzionarne l’impianto. La trasformazione lavora soprattutto sulle relazioni fra superfici, collezioni e passaggi, utilizzando pochi elementi molto riconoscibili per dare ordine alla sequenza degli ambienti.
All’ingresso, una parete a specchio nasconde l’accesso alla cucina e amplifica la profondità del percorso. Nel living, una colonna in marmo Verde Alpi assume il ruolo di presenza centrale: la lavorazione delle parti segue la continuità delle venature, facendo della materia un elemento architettonico e non un semplice rivestimento. Libri, busti, oggetti di famiglia e pezzi di design completano una casa nella quale la collezione rimane parte della vita quotidiana.
Di Maro riconduce il proprio lavoro anche alla ricerca sulla neuroarchitettura. In questo progetto, tuttavia, sono soprattutto gli strumenti concretamente osservabili a interessare: riflessi, sequenze, materiali, luce e il modo in cui gli oggetti trovano una posizione nello spazio. È attraverso questi elementi che l’intervento costruisce la propria identità.
Casa Assoli — Alberta Imer
Trasformare una casa di famiglia in un luogo di ospitalità significa inevitabilmente decidere quali tracce lasciare visibili. A Casa Assoli, nel palazzo settecentesco Tocco di Montemiletto alla Cesarea, Alberta Imer assume la memoria domestica come materiale del progetto e la porta dentro la nuova funzione di bed and breakfast.
L’intervento recupera la chiarezza dell’impianto: ingresso e corridoio distribuiscono le camere affacciate sulle corti, mentre il colore rende riconoscibili ambienti e passaggi. Alcuni oggetti recuperati, fra cui un mobile radio degli anni Trenta, mantengono all’interno della nuova organizzazione ricettiva la misura di una casa realmente vissuta.
Sui terrazzi il rapporto con Napoli cambia ancora scala. Ceramiche vietresi, una panca in muratura e una pianta di limoni costruiscono una domesticità fatta di cortili, vicinanze e piccoli spazi all’aperto. L’ospitalità non nasce dalla cancellazione del passato: trova il proprio carattere nel modo in cui quel passato viene reso nuovamente abitabile.
Casa E + N — Manuarino
Casa E + N affronta la ristrutturazione di un’abitazione distribuita su più livelli lavorando soprattutto sulla continuità fra gli ambienti e sulla possibilità di attribuire a ogni piano un carattere preciso. Manuarino concentra la vita condivisa al piano terra, mentre i livelli superiori accolgono funzioni più private e spazi destinati al tempo libero.
Nel living di Casa E + N, arredi e superfici accompagnano una zona giorno pensata come spazio continuo. Progetto: Manuarino.
La cucina con isola verde bosco diventa il centro visivo dell’open space di Casa E + N. Progetto: Manuarino.
Nel grande open space, la cucina con isola verde bosco diventa il principale punto di riferimento della zona giorno. Legno termotrattato e superfici effetto marmo accompagnano la composizione, mentre il camino bifacciale introduce una separazione parziale fra pranzo e living senza interrompere la percezione unitaria dello spazio.
La zona notte occupa il piano superiore, con la camera principale, la cabina armadio e gli ambienti di servizio organizzati attorno a una maggiore esigenza di privacy. Nel sottotetto recuperato, invece, la luce zenitale accompagna una mansarda pensata come spazio flessibile per relax, studio e attività quotidiane. Il progetto trova così il proprio equilibrio nel passaggio fra convivialità, intimità e uso informale della casa.
Casa Albedo — Paola Sola
A Casa Albedo il progetto nasce da una condizione meno spettacolare e per questo particolarmente interessante: la luce naturale è limitata e deve essere distribuita con attenzione. Paola Sola lavora allora sulle superfici, sui riflessi e sulla permeabilità dei passaggi, evitando che la mancanza di un grande affaccio diventi un limite per la qualità degli ambienti.
Casa Albedo lavora su superfici chiare, riflessi e passaggi per distribuire la luce naturale negli ambienti.
La struttura aperta in legno organizza percorsi, contenimento e passaggio della luce a Casa Albedo.
Nel living, una struttura aperta in legno ordina il rapporto fra percorsi e zona di sosta, offrendo allo stesso tempo spazio per libri e contenimento. Una panca su misura accompagna l’angolo pranzo. Nei bagni, tufo bianco e vetromattoni mettono in relazione consistenza muraria e trasparenza, lasciando che la luce attraversi parti normalmente più chiuse della casa.
Casa Albedo porta nella selezione una condizione quotidiana spesso esclusa dalla narrazione dell’interior design: abitare senza un panorama dominante. Qui la qualità nasce dalle distanze interne, dalle soglie e dalla capacità di separare senza interrompere del tutto la luce. Ogni apertura diventa così una risorsa progettuale precisa.
Casa 50 — Maurizio Vesce architettura
In via Sannazaro, al piano terra di un palazzo dei primi del Novecento, Casa 50 ripensa il ristorante come una successione di ambienti da abitare. Maurizio Vesce architettura interviene su circa seicento metri quadrati per il gruppo 50 Kalò, cercando una dimensione domestica capace di convivere con la scala e con l’intensità di un luogo pubblico.
Cornici, modanature, maioliche floreali e tufo rimangono leggibili accanto alle nuove superfici. Le tracce del palazzo non vengono utilizzate come semplice fondale: stabiliscono proporzioni, ritmi e una misura con cui l’intervento contemporaneo è chiamato a confrontarsi.
Il progetto lavora soprattutto sulla stratificazione. Gli elementi storici conservano la memoria dell’edificio, mentre i nuovi inserti accompagnano usi che cambiano durante la giornata, dal pranzo all’aperitivo fino agli eventi serali. Casa 50 amplia così la selezione oltre l’abitazione privata e mostra come la convivialità possa diventare un vero tema di progetto.
Casa Posillipo — Punto Zero
A Posillipo, Punto Zero lavora sul rapporto fra materia, luce e trasformazione degli ambienti. Il progetto costruisce la propria identità attraverso pochi elementi capaci di modificare la percezione dello spazio, evitando che il paesaggio diventi l’unico argomento della casa.
Fra questi, il pannello scorrevole assume un ruolo particolarmente importante: non viene trattato come semplice chiusura, ma come dispositivo capace di cambiare relazioni, viste e profondità a seconda della sua posizione. Materiali e superfici accompagnano questa flessibilità, mentre la luce ne rende più evidente il movimento nel corso della giornata.
Casa Posillipo entra nella selezione proprio per questa capacità di trasformare un gesto apparentemente semplice in uno strumento distributivo. L’interno non è pensato come una composizione immobile, ma come una sequenza che può aprirsi, filtrarsi e cambiare con chi la abita.
Ristorante Umberto 2 — IN-NOVA Studio
Per un ristorante storico, modificare gli interni significa intervenire anche nella memoria di chi lo frequenta. Nel progetto Umberto 2, IN-NOVA Studio affronta il tema partendo dalla storia delle trasformazioni del locale e dal confronto con la famiglia Di Porzio, evitando tanto la ricostruzione nostalgica quanto la cancellazione delle tracce precedenti.
Ottone, legno e marmi policromi accompagnano il nuovo intervento di IN-NOVA Studio negli interni del Ristorante Umberto 2.
Panche, grandi specchiere e arredi su misura accompagnano il recupero di disegni e materiali rielaborati attraverso un linguaggio attuale. Ottone, legno e marmi policromi tengono insieme le diverse parti dell’intervento, mentre il lavoro degli artigiani locali dà continuità alla relazione fra memoria del luogo e nuove necessità.
Lo studio distingue l’intervento sugli interni, concluso nel 2025, dal precedente restauro delle facciate. È un dettaglio importante perché permette di leggere Umberto 2 come un progetto autonomo: un lavoro sulla durata di uno spazio pubblico, chiamato a cambiare senza perdere la propria riconoscibilità.
Quindici modi di leggere Napoli dall’interno
Una vetrata che cambia colore, un soffitto ritrovato, una scala che diventa architettura, il tufo lasciato emergere, una casa di famiglia trasformata senza cancellarne la memoria. Nei progetti raccolti qui Napoli non diventa uno stile: rimane piuttosto una condizione con cui misurarsi.
A volte è il paesaggio a entrare nelle stanze. In altri casi sono una pianta profonda, la scarsità di luce, una struttura storica o la presenza di oggetti accumulati nel tempo a determinare il progetto. È proprio questa diversità a rendere interessante la scena contemporanea della città: non un repertorio di segni da riconoscere, ma risposte differenti alla stessa domanda — come abitare oggi un luogo così stratificato.
Dai progetti ai professionisti
Le opere raccontate permettono di riconoscere approcci molto diversi al progetto. Per approfondire le firme attive sul territorio e orientarsi fra competenze differenti, si possono consultare le guide di Archi&Interiors agli studi di architettura a Napoli e agli interior designer a Napoli. La selezione dei progetti rimane volutamente distinta dalle directory professionali: il suo punto di partenza non è il nome dello studio, ma lo spazio realizzato.