Tomba Brion: il memoriale di Carlo Scarpa a San Vito di Altivole

La Tomba Brion di Carlo Scarpa a San Vito di Altivole: committenza, simboli, materiali, sepoltura dell’architetto, dono al FAI e visita.

Nella campagna trevigiana, a ridosso di un piccolo cimitero di paese, Carlo Scarpa ha lavorato per quasi dieci anni a un giardino per i morti e per i vivi. Il Memoriale Brion è la sua ultima opera, il luogo in cui è sepolto e, dal 2022, un bene del FAI.

San Vito è una frazione di Altivole, in provincia di Treviso, tra Asolo e Castelfranco Veneto. Il cimitero comunale è un recinto come tanti, con i suoi viali e le sue lapidi. Ma lungo due lati corre un muro basso di calcestruzzo, e oltre quel muro si apre un altro mondo: prati, canali d’acqua, ninfee, cipressi, piccoli edifici grigi che sembrano emergere dal terreno. È la tomba Brion, che il FAI chiama Memoriale Brion, commissionata nel 1969 da Onorina Tomasin in memoria del marito Giuseppe Brion, fondatore della Brionvega.

Carlo Scarpa vi lavorò fino alla morte, avvenuta in Giappone nel novembre 1978, e volle essere sepolto qui, al confine tra il memoriale privato e il cimitero pubblico. Il complesso fu completato dopo di lui, sui suoi disegni. Per chi ama l’architettura del Novecento è una meta di pellegrinaggio; per chi ci arriva senza saperne nulla è semplicemente un giardino silenzioso, aperto a tutti.

La redazione lo racconta come si racconta un’opera compiuta e insieme un archivio di forme: seguendo i documenti del FAI e della Treccani, e indicando dove le fonti divergono.

Tomba Brion di Carlo Scarpa a San Vito di Altivole
Il Memoriale Brion è insieme architettura funeraria, giardino e percorso di meditazione.

Che cos’è la tomba Brion e dove si trova?

La tomba Brion è un complesso funerario monumentale progettato da Carlo Scarpa per la famiglia Brion nel cimitero di San Vito di Altivole (Treviso), realizzato tra il 1970 e il 1978 e oggi di proprietà del FAI. Secondo la scheda del Memoriale Brion sul sito del FAI, si estende su circa 2.200 m² e comprende un ingresso monumentale, l’arcosolio con le arche dei coniugi Brion, un padiglione sull’acqua per la meditazione, la tomba dei familiari e una cappella circondata da cipressi.

Il terreno ha la forma di una L rovesciata che abbraccia il cimitero esistente su due lati. Un articolo dell’Università di Padova ricorda che il primo lotto acquistato dalla famiglia misurava appena 68 m² e che l’area crebbe fino a superare i duemila metri quadrati: la dimensione del progetto nasce dunque durante il progetto stesso. I nomi con cui l’opera è conosciuta sono tre, tutti corretti: tomba Brion, cimitero Brion, Memoriale Brion. Il FAI ha adottato l’ultimo.

Elemento Cosa è Materiali e dettagli documentati
Propilei Ingresso monumentale dal cimitero comunale Apertura a due cerchi intrecciati, simbolo dell’amore coniugale
Arcosolio Arco-ponte sulle arche di Giuseppe e Onorina Brion Calcestruzzo; intradosso rivestito di tessere di vetro e foglia d’oro
Padiglione sull’acqua Luogo di meditazione su una vasca Doghe in larice (254 disegni dedicati, secondo Guido Pietropoli)
Tomba dei familiari Edicola per i parenti della famiglia Volume a parallelepipedo in calcestruzzo
Cappella Tempietto per le cerimonie funebri Circondata da acqua e cipressi; cupola interna in ebano e pero
Tomba di Carlo Scarpa Sepoltura dell’architetto, al margine tra memoriale e cimitero Progettata dopo la sua morte dal figlio Tobia; ospita anche la moglie Nini Lazzari

Chi ha commissionato la tomba Brion?

Complesso funerario Brion progettato da Carlo Scarpa a San Vito di Altivole
Il memoriale si innesta sul cimitero di San Vito di Altivole come un recinto autonomo.

La tomba Brion fu commissionata nel 1969 da Onorina Tomasin, vedova di Giuseppe Brion, l’imprenditore che aveva fondato l’azienda di elettronica poi conosciuta come Brionvega; Giuseppe era morto nel 1968. La cronologia è riportata dal FAI e dalla Treccani; in alcune cronache, come quella di Domus, la committente è chiamata Rina.

Il nome Brion, per la storia del design, significa molto. Secondo il sito dell’azienda, Giuseppe Brion aveva avviato nel 1945 con l’ingegnere Pajetta una società chiamata B.P.M., che negli anni Cinquanta passò dai componenti elettrici alla radio e alla televisione. Negli anni Sessanta la Brionvega affidò i propri apparecchi a progettisti come Marco Zanuso e Richard Sapper, autori del televisore Algol e della radio cubica TS502 nel 1964, e ai fratelli Castiglioni, che nel 1965 firmarono il radiofonografo RR126. Chi vuole ricostruire quella stagione la trova nei nostri ritratti di Marco Zanuso e di Achille Castiglioni.

È in questo contesto, quello di una famiglia che aveva legato il proprio nome al design industriale più avanzato, che si capisce la scelta di un architetto come Scarpa per un’opera privata e commemorativa. Il figlio Ennio Brion, che guidò l’azienda e seguì a lungo le sorti del memoriale, è scomparso nel marzo 2026.

Quando è stata costruita la tomba Brion?

La tomba Brion fu progettata a partire dal 1969 e costruita tra il 1970 e il 1978; dopo la morte di Scarpa il cantiere fu completato secondo i suoi disegni. Le date coincidono nelle fonti principali: il FAI indica il periodo di realizzazione 1970-1978, la Treccani colloca l’opera tra il 1969 e il 1978, includendo l’anno dell’incarico.

Sono anche gli anni della piena maturità di Scarpa, nato a Venezia il 2 giugno 1906. Aveva già alle spalle la Gipsoteca Canoviana di Possagno (1955-1957), il negozio Olivetti in piazza San Marco (1957-1958), la Fondazione Querini Stampalia (1959-1963) e il museo di Castelvecchio a Verona; mentre lavorava ad Altivole seguiva la Banca Popolare di Verona (1973-1978). Il panorama completo è nel nostro articolo su Carlo Scarpa, opere e architetture.

Migliaia di disegni per un giardino

Scarpa disegnava moltissimo, e ad Altivole più che altrove. Guido Pietropoli, suo allievo e poi direttore dei lavori di restauro, parla di 2.200 disegni originali; il Giornale dell’Arte scrive di quasi duemila. L’inventario curato da Erilde Terenzoni e pubblicato da Electa nel 2006 censisce 1.583 elaborati grafici del progetto in un fondo pubblico. Le cifre variano perché contano insiemi diversi di materiali, ma l’ordine di grandezza è chiaro: ogni giunto, ogni gradino, ogni doga del padiglione è stato pensato sulla carta prima di essere costruito.

Nel 1969, lo stesso anno dell’incarico, Scarpa si recò per la prima volta in Giappone, anche se la cultura orientale era, scrive la Treccani, tra i suoi interessi fin da giovane e una continua fonte d’ispirazione. Molti leggono nel rapporto tra acqua, percorso e padiglione un’eco dei giardini giapponesi; è una lettura diffusa, non una dichiarazione dell’autore.

Cosa significano i due cerchi intrecciati della tomba Brion?

Dettagli geometrici e materici delle architetture di Carlo Scarpa
Geometria, materia e luce costruiscono un linguaggio simbolico leggibile a più livelli.

I due cerchi intrecciati dei propilei sono il simbolo dell’unione dei coniugi Brion, come spiega il FAI: un’apertura doppia nel muro che introduce al memoriale e ne dichiara subito il tema, l’amore coniugale oltre la morte. È il segno più riconoscibile dell’intera opera.

Le descrizioni concordano sul fatto che i due anelli siano bordati di tessere colorate, uno nei toni del rosa o del rosso e uno blu; le fonti oscillano sulla definizione del primo colore, e la lasciamo aperta. Il motivo ritorna, in scala diversa, in altri punti del complesso. Guardato dal corridoio d’ingresso, il doppio cerchio incornicia il prato e l’acqua come un obiettivo fotografico, e costringe chi entra a fermarsi prima di proseguire.

Fulvio Irace, in un testo pubblicato dal FAI, definisce il memoriale un monumento all’amore. La Treccani insiste su un altro aspetto: la tomba raccoglie, “come una sorta di glossario”, forme, materiali e combinazioni che Scarpa usò lungo tutta la carriera, e assume così il valore di un lascito. I due cerchi sono insieme dedica privata e firma d’autore.

Come sono fatti l’arcosolio, il padiglione e la cappella?

L’arcosolio, il padiglione sull’acqua e la cappella sono i tre episodi principali del memoriale, collegati da percorsi, prati e canali. L’arcosolio è un arco-ponte in calcestruzzo che protegge le arche dei coniugi Brion; il nome richiama le nicchie ad arco delle catacombe paleocristiane. Il suo intradosso è rivestito di tessere di vetro e foglia d’oro, e le due arche, come scrive Irace, sono inclinate l’una verso l’altra.

Il padiglione per la meditazione si trova su una vasca d’acqua con ninfee. Il Giornale dell’Arte descrive una porta in cristallo che scende nell’acqua; Pietropoli ricorda le doghe di larice, a cui Scarpa dedicò 254 disegni, e il plywood marino dei velari. La cappella è un tempietto per le cerimonie funebri, posato sull’acqua e circondato da cipressi, con una cupola interna in ebano e pero. Un volume a parallelepipedo, descritto da Irace, accoglie le tombe dei familiari.

Cemento a vista e mosaico

Il materiale dominante è il calcestruzzo armato, gettato in casseforme di abete non piallato perché la superficie conservasse la venatura del legno. Nei profili a gradini, negli spigoli, nelle incisioni, il cemento assume una qualità quasi artigianale. Accanto al grigio, Scarpa inserisce il colore e la luce: tessere di vetro, foglia d’oro, alabastro, legni pregiati. Nessuno di questi materiali è decorativo in senso stretto. Pietropoli lo dice in modo netto: “non esiste alcuna decorazione gratuita nell’architettura di Carlo Scarpa”.

La redazione ha notato quanto questo uso del cemento sia lontano dalla massività di molta architettura coeva: qui la materia grezza convive con il dettaglio minuto. Chi voglia confrontarlo con le altre declinazioni del calcestruzzo a vista trova spunti nella nostra lettura del brutalismo negli interni. Le fonti del FAI ricordano anche le maestranze che resero possibile quella precisione, dall’officina dei fratelli Zanon alla falegnameria Capovilla di Venezia.

Dettaglio del Memoriale Brion tra paesaggio, acqua e architettura
Nel Memoriale Brion materia, acqua e paesaggio costruiscono una sequenza lenta più che un singolo monumento.

Dove è sepolto Carlo Scarpa?

Carlo Scarpa è sepolto nel Memoriale Brion, a San Vito di Altivole, in un piccolo spazio tra il vecchio cimitero e la tomba Brion, come aveva desiderato. Morì a Sendai, in Giappone, il 28 novembre 1978, secondo la voce del Dizionario Biografico Treccani. La sua tomba fu progettata dopo la morte dal figlio Tobia Scarpa (il FAI cita anche Fabio Lombardo) e accoglie oggi anche le spoglie della moglie Nini Lazzari.

Intorno a questa sepoltura circola un racconto molto ripetuto, secondo cui l’architetto sarebbe stato sepolto in piedi. Non lo abbiamo trovato nelle schede istituzionali consultate, FAI e Treccani, e per questo lo segnaliamo solo come tradizione. Documentata è invece una frase di Scarpa riportata dal FAI a proposito di quest’opera: “Questo è l’unico lavoro che vado a vedere volentieri, perché mi sembra di aver conquistato il senso della campagna”.

Quando la tomba Brion è stata donata al FAI?

La tomba Brion è stata donata al FAI il 21 giugno 2022 da Ennio e Donatella Brion, figli di Giuseppe e Onorina, ed è diventata il settantesimo bene della Fondazione. Dall’8 luglio 2022 il memoriale è aperto al pubblico. La notizia ufficiale è sul sito del FAI; il Giornale dell’Arte ricorda che nella donazione furono coinvolti anche la moglie di Ennio, Giorgia, e i figli.

La donazione è arrivata dopo un restauro voluto da Ennio Brion e diretto da Guido Pietropoli, che si era laureato con Scarpa nel 1970 allo IUAV, con la consulenza strutturale di Paolo Faccio. Il lavoro, raccontato dallo stesso Pietropoli, ha riguardato l’ossidazione dei ferri, gli intonaci, le parti lignee e il padiglione sull’acqua, con micro sabbiature a base di polvere di gusci di noce per non cancellare le impronte delle casseforme. Il complimento migliore ricevuto, ha raccontato l’architetto, è stato sentirsi dire che sembrava non avessero fatto nulla.

Con il passaggio al FAI la tomba è entrata in un circuito di beni che comprende, sempre in Veneto e sempre di Scarpa, il negozio Olivetti di Venezia. È uno dei casi in cui un’architettura privata del Novecento diventa patrimonio collettivo; per inserirlo nel contesto delle opere italiane che hanno segnato il secolo rimandiamo ai progetti architettonici iconici italiani e al quadro dei maestri dell’architettura del Novecento.

Come si visita la tomba Brion?

La tomba Brion si visita liberamente negli orari di apertura del cimitero di San Vito di Altivole, con ingresso dai propilei; il FAI organizza inoltre visite guidate su prenotazione. Orari, calendario delle visite guidate ed eventuali aperture speciali vanno verificati sulla pagina ufficiale del Memoriale Brion sul sito del FAI, perché cambiano con le stagioni.

Il FAI la descrive come un giardino aperto a tutti, uno spazio di meditazione universale. Resta però un luogo di sepoltura, all’interno di un cimitero in uso: il comportamento richiesto è quello di qualsiasi camposanto. Chi arriva per la prima volta dovrebbe concedersi tempo. La tomba Brion non si esaurisce in una fotografia dei due cerchi: si capisce camminando, seguendo il filo dell’acqua, sedendo nel padiglione. Scarpa aveva allestito nel 1960 alla Triennale di Milano la mostra dedicata a Frank Lloyd Wright, di cui aveva poi visitato le opere negli Stati Uniti nel 1967; il rapporto tra architettura e paesaggio che si respira ad Altivole dialoga a distanza con le opere di Frank Lloyd Wright.

Domande frequenti sulla tomba Brion

Dove si trova la tomba Brion di Carlo Scarpa?

La tomba Brion si trova nel cimitero di San Vito, frazione di Altivole, in provincia di Treviso, tra Asolo e Castelfranco Veneto. Il complesso, di circa 2.200 m², abbraccia a forma di L rovesciata il cimitero comunale su due lati. Vi si entra dai propilei con i due cerchi intrecciati, accessibili dal cimitero stesso.

Chi è sepolto nella tomba Brion?

Nell’arcosolio riposano Giuseppe Brion, fondatore della Brionvega morto nel 1968, e la moglie Onorina Tomasin, che commissionò l’opera nel 1969. Un’edicola accoglie altri membri della famiglia. Al margine tra memoriale e cimitero pubblico si trova la tomba di Carlo Scarpa, morto nel 1978, dove oggi riposa anche la moglie Nini Lazzari.

Quanto tempo ci volle per costruire la tomba Brion?

Il progetto iniziò con l’incarico del 1969 e i lavori si svolsero dal 1970 al 1978, anno della morte di Scarpa in Giappone. Il cantiere fu poi completato secondo i disegni dell’architetto. In tutto quasi dieci anni, durante i quali Scarpa produsse oltre duemila disegni, 2.200 secondo Guido Pietropoli, per un’opera che continuò ad affinare fino all’ultimo.

La tomba Brion è del FAI?

Sì. Ennio e Donatella Brion, figli dei committenti, l’hanno donata al FAI Fondo Ambiente Italiano il 21 giugno 2022, dopo un restauro diretto da Guido Pietropoli. È il settantesimo bene della Fondazione ed è aperta al pubblico dall’8 luglio 2022. Il FAI ne cura la conservazione e organizza visite guidate su prenotazione.

Serve prenotare per visitare la tomba Brion?

Per la visita libera no: dal luglio 2022 il memoriale è accessibile negli orari di apertura del cimitero di San Vito di Altivole, entrando dai propilei. La prenotazione serve per le visite guidate organizzate dal FAI, che hanno modalità e condizioni proprie. Orari aggiornati e calendario vanno verificati sulla pagina ufficiale del Memoriale Brion sul sito del FAI.

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