Il lusso di sentirsi nel posto giusto: le tendenze hospitality 2026 viste a InOut

Spazi che cambiano con le ore, un benessere che non ha più una porta, materiali che invecchiano con grazia e un fuori che vale quanto il dentro: le tendenze hospitality 2026 lette tra mostre, installazioni e premi di InOut a Rimini.

Spazi che cambiano con le ore, un benessere che non ha più una porta, materiali che invecchiano con grazia e un fuori che vale quanto il dentro. Tra mostre, installazioni e premi di InOut, a Rimini, l’hotel di domani ha smesso di stupire e ha cominciato ad ascoltare.

C’è una domanda che si percepiva tra i padiglioni di InOut, a Rimini, più forte di qualsiasi novità: che cosa vogliamo davvero da un hotel, oggi? Le tendenze hospitality 2026 raccontano che non cerchiamo più la meraviglia del primo sguardo, quella che si consuma nel tempo di una fotografia, ma qualcosa di più sottile e più difficile da progettare. La sensazione, appena varcata la soglia, di essere arrivati nel posto giusto.

La fiera, di cui Archi&Interiors è stata media partner, aveva scelto per questa edizione una parola sola, Exist, e Gloria Armiri di Italian Exhibition Group l’ha tradotta in un invito a progettare esperienze che “restituiscano tempo, attenzione, densità”. È una frase che si potrebbe appendere all’ingresso di ogni studio di progettazione. Perché il vero lusso del viaggiatore contemporaneo non è avere di più, ma sprecare di meno: meno attese, meno rumore, meno spazi pensati per essere visti e non vissuti.

Visual ufficiale di Exist, il tema di InOut 2026 a Rimini
Exist, il tema dell’edizione 2026 di InOut. Courtesy InOut | The Hospitality Community

Lo diceva anche l’arte, all’interno della fiera: sopra le piscine fluttuavano le due gigantesche figure umane di I Want to Be, l’installazione curata da Cinquerosso Arte, la piattaforma bolognese fondata da Francesca Fazioli per portare l’arte contemporanea nei progetti di ospitalità. Un’immagine che traduceva Exist meglio di qualsiasi slogan. Camminando tra mostre, installazioni e progetti, mentre il format Thinking Box portava architetti e progettisti direttamente dentro gli stand, abbiamo provato a leggere come questa idea stia cambiando l’hotel. Ne è emerso il ritratto di un luogo più flessibile e più silenzioso, più radicato e più aperto, che non chiede di essere ammirato ma di essere abitato.

Le figure umane giganti di I Want to Be, installazione di InOut 2026
I Want to Be, le figure sospese sopra le piscine di InOut 2026. Courtesy InOut | The Hospitality Community

Una stanza, molte vite

Se c’è una parola che a Rimini abbiamo sentito ripetere ovunque, è modularità. Ma sarebbe riduttivo pensarla come una questione di divani componibili. Ciò che cambia è il modo in cui un ambiente attraversa la giornata: la lobby che al mattino accoglie chi lavora con il portatile, nel pomeriggio diventa un salotto e la sera si accende come un bar, il ristorante che passa dalla colazione al cocktail senza perdere intimità. Gli architetti di Wimberly Interiors, la divisione interiors di WATG, parlano di spazi a più episodi, ed è forse la definizione più precisa di questo nuovo modo di abitare l’hotel.

La sfida è tutta nei dettagli che non si vedono. Una sala che ospita lo yoga all’alba e una riunione a metà mattina ha bisogno di una luce capace di cambiare tono, di un’acustica che non tradisce le conversazioni, di contenitori dove far sparire in pochi minuti ciò che non serve. Quando questi elementi mancano, lo spazio flessibile diventa uno spazio anonimo, buono per tutto e memorabile per nulla. I progetti più riusciti cambiano assetto, ma non carattere.

Spazi dedicati a sport e benessere a InOut 2026
Sport e benessere, uno dei fili conduttori di InOut 2026. Courtesy InOut | The Hospitality Community

E cambiano soprattutto il modo di stare insieme. È il filo di Let’s be too.gether, la piattaforma esperienziale con cui Simone Micheli Architectural Hero, lo studio fondato dall’architetto toscano scomparso a dicembre 2025 e oggi guidato dalla cofondatrice Roberta Colla, ha portato a InOut il tema della relazione. Un percorso declinato tutto sullo stesso verbo: una talk lounge per conversazioni e incontri, un bar lounge affidato alla convivialità, circa 180 metri quadrati di sedute per il relax e lo scambio, e infine un laboratorio collettivo per progettare insieme l’allestimento di InOut 2027. Un’eredità coerente per chi, già nella scorsa edizione, aveva firmato qui l’installazione THAT’s the POINT | luxury suite. Lo spazio comune smette di essere un luogo di passaggio e diventa il cuore dell’esperienza: il posto in cui l’ospite incontra la città, gli altri viaggiatori, e un po’ anche se stesso.

Lo spazio comune della mostra Let's be too.gether a InOut 2026
Let’s be too.gether, lo spazio comune come cuore dell’hotel. Courtesy InOut | The Hospitality Community

La stessa discrezione si chiede alla tecnologia. Dopo anni di schermi e pannelli da decifrare, la ricerca Travel & Hospitality Vision presentata a TTG individua nella nuova naturalità il desiderio di bilanciare l’ipertecnologia con una sensazione di semplicità. La camera che riconosce la luce preferita, il servizio prenotato con un gesto, il check-in che non esiste più: è una tecnologia che restituisce tempo proprio perché si fa dimenticare.

Il benessere non ha più una porta

Per anni il benessere in hotel ha avuto un indirizzo preciso: il piano interrato, la spa, un orario di apertura e un listino. Oggi quella porta si è aperta, e a Rimini lo ha dimostrato con chiarezza Hotel in Motion. Nel padiglione D3 l’architetta Anna Palucci, direttrice artistica di W7.0 Wellnessettepuntozero, ha firmato il concept Wellness Cafè 5.0, che porta il benessere fuori dalla spa e lo distribuisce lungo tutta la giornata dell’ospite, dalla colazione alla cena, fino a un angolo bar dedicato alla longevità. È l’idea più radicale vista in fiera, proprio perché così semplice: il benessere non come luogo, ma come ritmo.

Vista generale di Hotel in Motion con il Wellness Cafè 5.0 a InOut 2026
Hotel in Motion, progetto di Anna Palucci Architetto per InOut 2026. Courtesy InOut | The Hospitality Community

Ma il benessere più prezioso resta quello che l’ospite non nomina. È la notte senza rumori dal corridoio, il buio pieno quando si spegne la luce, la temperatura che si regola senza cercare un interruttore, un letto che accoglie il corpo invece di imporgli una forma. Non a caso, nelle strutture più attente il sonno e l’acustica sono diventati criteri di progetto della camera tanto quanto l’estetica.

C’è poi chi porta il paesaggio dentro il rituale. Per il resort Lagen di El Nido, nelle Filippine, come racconta Deepu Mahboobani, principal di Wimberly Interiors, il progetto ha costruito l’esperienza wellness a partire dalle scogliere e dalla foresta pluviale che circondano la struttura: il benessere non come servizio aggiunto, ma come racconto del luogo.

Interno di una villa sull'acqua del Lagen Island Resort a El Nido progettato da WATG
Lagen Island Resort, El Nido: una villa sull’acqua firmata WATG. Courtesy WATG
Area piscine e benessere alla fiera InOut di Rimini
L’area piscine e benessere di InOut. Courtesy InOut | The Hospitality Community

E poi ci sono i sensi, a lungo sacrificati all’immagine. Il Vision Lab, curato da Sabina Antonini di EN Space network, quest’anno ha interpretato la suite di lusso come esperienza del corpo, con progetti firmati tra gli altri da Westway Architects e da Giuseppe Tortato Architetti, autore della Body Interaction Luxury Suite. La luce stratificata che lusinga i volti più degli arredi, una superficie piacevole da toccare, un profumo che diventa memoria del luogo: l’hotel del 2026 si giudica da come ci si sta, prima che da come appare in fotografia. Un cambio di prospettiva che, dopo l’era degli spazi pensati per Instagram, ha il sapore di un ritorno all’essenziale.

Il progetto di Giuseppe Tortato Architetti per Vision Lab a InOut 2026
Vision Lab, la camera di Giuseppe Tortato Architetti. Courtesy InOut | The Hospitality Community

Tornare alla materia

L’hotel identico a Milano come a Dubai ha fatto il suo tempo. Chi viaggia vuole capire dove si trova anche ad occhi chiusi, attraverso le superfici che tocca: una pietra locale levigata, un legno del territorio, una ceramica fatta a mano, un tessuto che porta con sé una tradizione. Sono materiali scelti non per restare perfetti, ma per invecchiare con grazia, come il sughero, la pelle cucita o il terrazzo con inerti del luogo, che con gli anni guadagnano una patina invece di perdere valore.

Un esempio lo offre l’Umana Bali, dove i progettisti di Wimberly Interiors hanno lavorato con essenze di legno locali, motivi batik e ikat e artisti dell’isola, per un’ospitalità che nasce dalla cultura balinese invece di sovrapporsi a essa.

Il bar all'aperto di Umana Bali con la volta in legno e la vista sull'oceano
Umana Bali, LXR Hotels & Resorts: la volta in legno del bar sull’oceano. Progetto WATG. Courtesy WATG

Nella stessa direzione va il ritorno del pezzo d’epoca. Antiquariato, arredi ritappezzati e oggetti trovati entrano nei progetti contemporanei per creare interni che sembrano collezionati, più che installati, come osserva Liana Hawes Young di Wimberly Interiors: un gesto che dà a ogni stanza una piccola storia e riduce gli sprechi. Per l’Italia, con il suo patrimonio di palazzi da riconvertire e una cultura artigianale unica, è un’occasione prima ancora che una tendenza.

Anche il colore segue questa voglia di radici. Tra gli spazi della fiera abbiamo visto tornare blu profondi, verdi, accenti di giallo e una presenza inattesa di lilla, soprattutto su tessuti e imbottiture. È una palette che trova conferma nelle previsioni internazionali, dove verdi minerali, ottanio, lilla e blu argentati dialogano con terre calde e toni argilla. Il verde porta dentro la natura, il blu richiama l’acqua, il lilla aggiunge una nota imprevista: il segno di un hotel che vuole farsi ricordare con un tono preciso, non con un neutro qualunque.

Fuori, come dentro

Il nome stesso della fiera, InOut, è già una dichiarazione di poetica. La terrazza, il giardino, la spiaggia, la piazzola nel bosco non sono più il contorno dell’esperienza ma una sua parte essenziale, e vengono progettati con la stessa cura di una suite. Al fuori si chiede il comfort del dentro: sedute profonde, imbottiture che resistono al sole e alla pioggia, tessuti piacevoli al tatto, finiture che proseguono il linguaggio degli interni. È il principio che guida oggi la progettazione degli spazi esterni di hotel e ristoranti.

Arredi outdoor esposti alla fiera InOut di Rimini
L’outdoor a InOut, dove il fuori si progetta come un interno. Courtesy InOut | The Hospitality Community

I numeri spiegano perché. Secondo Faita Federcamping, nel 2025 l’ospitalità open air ha raggiunto in Italia i 74 milioni di pernottamenti ed è oggi la seconda forma di ricettività dopo gli alberghi. È un mondo che sta salendo di livello, trainato da villaggi di fascia alta, mobile home e glamping, e che a Rimini ha trovato casa nelle iniziative dedicate all’open air e all’extralberghiero. Il glamping resta il volto più fotografato, ma la vera notizia è un’altra: l’innalzamento degli standard di tutta l’accoglienza all’aperto.

Con il fuori si apre anche l’idea di chi l’hotel deve accogliere. La nuova mostra Sustainable & Inclusive Hospitality Design, curata da Wellness Design, ha immaginato esperienze di benessere accessibili a persone con esigenze, abilità e sensibilità diverse, ricordando che un percorso senza dislivelli o un bagno a filo pavimento non sono concessioni a pochi, ma comodità per tutti. Lo stesso spirito ha attraversato i riconoscimenti di TTG, dove un premio speciale è andato ad Alex Toselli di Albergo Etico, un modello di ospitalità che ha già coinvolto 375 persone con disabilità in percorsi di lavoro. Quando l’accessibilità è progettata bene, semplicemente non si nota.

Render della mostra Sustainable and Inclusive Hospitality Design a InOut 2026
Sustainable & Inclusive Hospitality Design, a cura di Wellness Design. Courtesy InOut | The Hospitality Community

Il verdetto dei premi

A dare una forma ufficiale a queste intuizioni è arrivato, il 15 ottobre, l’ADI InOut Hospitality Design Award, alla terza edizione con ADI e la delegazione Emilia-Romagna, nelle categorie Design, Sostenibilità, Innovazione e Bespoke. I premiati sono il sistema di purificazione dell’acqua Purity di Culligan Italy, il divano outdoor ZIP 2026 di NodoItalia reinterpretato dallo stilista Antonio Marras e la minipiscina Lodge+ S di Jacuzzi, con una menzione speciale per le porte scorrevoli di Ponzi. Per i vincitori si apre la strada della prima selezione all’ADI Design Index 2027, l’anticamera del Compasso d’Oro.

Letto nel suo insieme, il palmarès conferma quasi punto per punto ciò che si respirava tra le mostre. Due premi su tre parlano d’acqua, e dicono che il benessere esce davvero dalla spa: una minipiscina, per sua natura compatta, avvicina il rituale dell’acqua agli spazi più privati della struttura, mentre la purificazione dell’acqua sposta l’attenzione su un lusso invisibile, quello della qualità di ciò che si beve e si usa ogni giorno. Il divano firmato da Marras racconta un fuori trattato come un interno, con la sensibilità tessile e narrativa di un autore che viene dalla moda. E le porte scorrevoli, premiate con una menzione, sono forse il simbolo più onesto della modularità: il gesto semplice che permette a uno spazio di cambiare vita.

Cerimonia dell'ADI InOut Hospitality Design Award
Un momento della cerimonia dell’ADI InOut Hospitality Design Award nella scorsa edizione. Courtesy InOut | The Hospitality Community

C’è però un limite che vale la pena dire. Il premio è riservato agli espositori e guarda ai prodotti, non agli hotel costruiti: misura la qualità dell’offerta, non quella del progetto. La cultura progettuale più viva di questa edizione stava altrove, nelle mostre curate da architetti e designer, da Anna Palucci a Sabina Antonini, fino allo studio di Simone Micheli. È lì che l’hotel di domani ha preso forma, prima ancora che nei cataloghi.

Il posto giusto

Messe una accanto all’altra, le immagini raccolte a Rimini compongono un unico ritratto. L’hotel di domani non è quello che offre di più, ma quello che sa adattarsi: cambia volto con le ore, porta il benessere in ogni stanza, nasconde la tecnologia, racconta il luogo attraverso la materia e tratta il fuori con la stessa cura del dentro.

Damien Follone, associate principal di Wimberly Interiors, descrive il lusso più convincente come quello che non ha bisogno di presentarsi, e che risulta giusto fin dal momento dell’arrivo. È la stessa intuizione che InOut ha racchiuso in una parola, Exist. Perché in un mondo che corre, il dono più raro che un hotel possa fare non è l’eccesso, ma il tempo.

Il nuovo lusso, allora, ha una forma semplice e difficilissima da costruire: la sensazione di trovare lo spazio, la luce e il ritmo giusti proprio quando servono. Sentirsi, finalmente, nel posto giusto.

Pubblicità e collaborazioni con Archi&Interiors

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