A Novato, in California, un campus modernista del 1965 diventerà la sede pubblica dell’Eames Institute. Il progetto conserva la copertura in cemento, apre l’ex magazzino all’arte e affida al paesaggio il compito di unire collezione, ricerca e vita collettiva.
Non un mausoleo per due icone del Novecento, ma un luogo in cui il progetto possa continuare a produrre domande. È questa l’ambizione del futuro Eames Institute of Infinite Curiosity, presentato a fine ottobre e destinato ad aprire nel 2030 a Novato, nella contea di Marin, in California. Herzog & de Meuron guiderà la trasformazione di un campus industriale modernista rimasto vuoto dal 2020; EHDD sarà executive architect, mentre Field Operations disegnerà il sistema di giardini e spazi aperti. Il cantiere è previsto dal 2028.
La notizia conta adesso perché sposta il discorso sull’eredità di Charles e Ray Eames dal repertorio delle forme alla costruzione di un’istituzione. L’archivio non viene pensato come deposito visitabile, ma come parte di un programma che unisce collezioni, mostre, manifattura, spettacolo, cucina e paesaggio. È un passaggio significativo anche per chi progetta musei o custodisce archivi d’impresa: la memoria acquista valore quando torna a essere usata.
Un tetto sottile come punto di partenza
Il campus nacque nel 1965 per la casa editrice McGraw-Hill, su progetto dell’architetto polacco Jan Lubicz-Nycz per lo studio di John Savage Bolles. In seguito fu occupato da Birkenstock USA, dal 1994 al 2019. L’elemento più riconoscibile è il grande magazzino con copertura a paraboloidi iperbolici: trentacinque cuspidi in cemento sottile, spesse appena tre pollici, che raggiungono i trentasei piedi e trasformano il profilo industriale in una sequenza quasi montuosa.
Herzog & de Meuron non assume questa geometria come immagine da congelare, ma come infrastruttura da rimettere al lavoro. I 134.000 piedi quadrati utili dell’edificio esistente diventeranno circa 185.000 grazie a soppalchi inseriti in punti selezionati. La Great Hall correrà per quattrocento piedi sotto la copertura, offrendo uno dei maggiori spazi a campata unica degli Stati Uniti per installazioni artistiche; un ponte in acciaio lucidato lungo 240 piedi attraverserà il volume e renderà leggibile la nuova organizzazione.
Il progetto prevede sei gallerie, ambienti flessibili per il fare, un teatro e spazi dedicati alla ristorazione. La scelta più interessante non è l’aumento di superficie in sé, ma il modo in cui il nuovo programma si appoggia alla grande scala esistente senza cancellarla. È una lezione di riuso precisa: quando la struttura possiede caratteri spaziali irripetibili, il progetto può lavorare per intensificazione, non per sostituzione.
Dall’oggetto al processo
L’Eames Institute conserva a Richmond oltre 40.000 oggetti: mobili, film, prototipi, materiali di mostra, strumenti, corrispondenze e documenti personali. La collezione permette di guardare oltre le sedute che hanno reso celebri Charles e Ray Eames e di ricostruire un metodo fatto di prove, vincoli e connessioni fra discipline. È lo stesso scarto che distingue il Mid-Century Modern come cultura del progetto dalla sua riduzione a semplice stile d’arredo.
Nel nuovo museo questo patrimonio non resterà isolato. L’istituzione annuncia mostre dedicate anche ad autori contemporanei, laboratori pratici e programmi pubblici. Il valore dell’archivio, dunque, non sarà misurato soltanto dalla rarità dei pezzi, ma dalla capacità di renderne visibili i passaggi: errori, varianti, attrezzature, committenze e sistemi produttivi. Per progettisti e aziende significa riconoscere che la cultura di un marchio non coincide con il catalogo finito. Campioni, disegni e prototipi possono diventare strumenti di ricerca, formazione e racconto, se inseriti in spazi capaci di sostenerne l’uso.
Ottantotto acri per aprire l’istituzione
La seconda trasformazione avverrà all’esterno. Il sito, acquisito dall’Eames Institute nell’agosto 2025, si estende per 88 acri ed è rimasto per gran parte della sua storia inaccessibile al pubblico. Field Operations prevede dieci paesaggi e giardini con boschetti, aree di gioco, acqua, erbe e ulivi, costruendo una continuità con l’ambiente della California settentrionale. Non sarà un fondale verde, ma la parte che rende il campus attraversabile e consente al museo di accogliere anche chi non entra immediatamente in una galleria.
Qui si misura la portata urbana del progetto. A Novato l’architettura non aggiunge un nuovo oggetto isolato: rende pubblico un recinto produttivo, conserva un’icona locale e distribuisce il programma fra edificio e terreno. L’integrazione fra riuso e paesaggio evita inoltre che la memoria industriale resti confinata all’involucro; la mette in relazione con percorsi, soste, attività e tempi di visita differenti.
Il masterplan è stato depositato alla città dopo il completamento delle fasi concettuale, schematica e di sviluppo. Mancano ancora anni all’apertura e le date restano obiettivi dichiarati dall’istituto, non un calendario di cantiere definitivo. Ma la direzione è già chiara: il futuro Eames Institute non userà il nome dei suoi protagonisti per costruire una replica del passato. Userà un edificio esistente, la sua struttura e un archivio in movimento per mostrare che la curiosità può essere progettata come spazio pubblico.
Fonti consultate
- Eames Institute, Our Future Museum, pagina ufficiale consultata il 1° novembre 2026.
- Eames Institute, Visit the New Eames Archives, dati ufficiali sulla collezione, consultati il 1° novembre 2026.
- Wallpaper*, Herzog & de Meuron is transforming an old Birkenstock warehouse into a design museum, pubblicato il 29 ottobre 2026.

