Nel panorama dell’architettura contemporanea veronese, lo studio xzlab. si distingue per un approccio che fonde l’ascolto empatico con l’alta specializzazione tecnica. Abbiamo incontrato Matteo Xamo, fondatore e anima dello studio, per capire come la visione di un “laboratorio di progettazione” stia ridefinendo il concetto di abitare, tra recupero del passato e sfide tecnologiche del futuro.
Matteo, il nome del vostro studio, “xzlab.”, evoca immediatamente l’idea di ricerca e sperimentazione. Perché avete scelto di definirvi un “laboratorio” piuttosto che un classico studio di architettura?
La scelta non è casuale. Il laboratorio è un luogo dove si prova, si analizza e si sintetizza. In xzlab. non applichiamo soluzioni preconfezionate; ogni progetto è un esperimento unico che nasce dalle esigenze specifiche del committente. Ci consideriamo un laboratorio perché accompagniamo il cliente in tutte le fasi, dalla prima idea alla messa in opera. Il nostro motto è “ascoltare, progettare, vivere”: senza l’ascolto, non c’è vera architettura.

Molti dei vostri lavori mostrano un profondo rispetto per l’esistente. Come si concilia il recupero storico con le moderne esigenze di sostenibilità e innovazione?
È la nostra sfida quotidiana. Crediamo che l’architettura debba ricostruire il passato proiettandolo nel futuro. Progettare in qualità significa non scendere a compromessi sulle prestazioni energetiche, anche quando si lavora su edifici storici. Un rustico può diventare una casa ad altissima efficienza senza perdere la sua anima materica. L’innovazione tecnologica deve essere invisibile ma percepibile nel benessere di chi abita lo spazio.

Oltre al residenziale, la vostra attività abbraccia diversi ambiti, dal commerciale al ricettivo, dagli uffici e al medicale. Come cambia l’approccio quando progettate un hotel, un negozio, un ufficio o uno studio medico?
In realtà, la filosofia del “laboratorio” è ancora più preziosa in questi settori, dove la complessità aumenta. In uno spazio commerciale, alberghiero o medicale, l’architettura deve agire come una macchina perfetta: deve rispondere a flussi di lavoro precisi, ergonomia e normative stringenti, senza mai sacrificare l’esperienza dell’utente finale.
Il nostro approccio si sposta sulla “psicologia dello spazio”: se un negozio deve tradurre l’identità di un brand in volumi e materiali, una clinica deve invece saper trasmettere serenità attraverso il comfort acustico e visivo. Nel settore alberghiero, la sfida è creare un’esperienza memorabile: progettiamo spazi dove l’estetica scenografica deve convivere con una funzionalità operativa impeccabile, trasformando il soggiorno in un racconto sensoriale per l’ospite. Negli uffici, invece, il focus diventa la produttività legata al benessere, creando ambienti che stimolino la collaborazione.
Il valore aggiunto del nostro “laboratorio” è la capacità di risolvere la componente tecnica e burocratica a monte, permettendo al design di emergere liberamente. La vera sfida è proprio questa: rendere “umani”, caldi e identitari quegli spazi, che si tratti di una camera d’hotel o di una sala d’attesa, che solitamente vengono percepiti come freddi o puramente funzionali, trasformandoli in luoghi dove le persone desiderano stare, non solo transitare.



Sostenibilità è una parola oggi molto abusata. Qual è la visione di xzlab. in merito alla transizione ecologica e al vostro ruolo di esperti CQ (Costruire in Qualità)?
Per noi la sostenibilità non è una moda o una medaglietta da affiggere al muro, ma un prerequisito. Essere esperti CQ significa avere una visione olistica del cantiere: dalla scelta dei materiali alla gestione dei ponti termici, fino alla durabilità dell’opera nel tempo. Un edificio sostenibile è un edificio che non spreca risorse e che richiede poca manutenzione. Il futuro dell’architettura è in questa consapevolezza: costruire meno, costruire meglio e rigenerare ciò che già esiste.
Spesso il cantiere è visto come un luogo di caos; in che modo la vostra visione lo trasforma in un processo controllato?
Il cantiere non deve essere un’avventura, ma l’esecuzione di uno spartito già scritto. Significa spostare lo sforzo intellettuale a monte: se risolviamo il dettaglio tecnico in ufficio, l’operaio in cantiere non deve improvvisare. Per xzlab., la qualità è il processo. Un cantiere organizzato riduce gli sprechi e garantisce che le intenzioni dichiarate siano quelle reali. È una forma di rispetto verso l’investimento del cliente.



Un vostro punto di forza è la capacità di far “diventare realtà il progetto così come lo si era immaginato”. Come riuscite a colmare il divario tra il rendering e la costruzione finale?
È una questione di onestà progettuale. Grazie alla progettazione integrata, quello che mostriamo al cliente è già stato verificato a livello di fattibilità. Accompagniamo il committente fisicamente nella scelta dei materiali, assicurandoci che il “sogno” iniziale non venga diluito dai problemi tecnici. La soddisfazione più grande è sentire il cliente dire: “È esattamente come l’avevamo disegnata”. Da sempre siamo stiati restii a produrre fotosimulazioni o render troppo effimeri, dallo scopo meramente commerciale. Ci piace ragionare più sulla sostanza.
Sei molto attivo nella vita professionale a Verona. Quanto ritieni importante non chiudersi nel proprio studio ma contribuire alla cultura del costruire del proprio territorio?
Fondamentale. Partecipare attivamente alla vita professionale del territorio mi permette di avere il polso della situazione sulle normative e sulle nuove tecnologie. Credo molto nel fare rete: lo studio xzlab. stesso è una realtà aperta. Contribuire alla cultura tecnica locale significa elevare lo standard di tutto il settore, a beneficio della qualità degli edifici che lasceremo alle future generazioni.



Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi di xzlab.?
L’obbiettivo è sicuramente quello di continuare a crescere come polo di progettazione integrata, mantenendo però quella dimensione umana e di bottega che ci permette di curare il dettaglio e mantenere un contatto diretto con i nostri clienti. La sfida più difficile sarà sicuramente coniugare l’espansione con l’attenzione per questi aspetti, cosa su cui stiamo lavorando da anni per affinare modelli di gestione e coordinamento che ci consentano di avere una struttura flessibile anche aumentando di fatturato e personale.
Abbiamo in cantiere progetti importanti che esplorano nuove forme di accoglienza e residenzialità flessibile, strutture ricettive e tanto altro. L’obiettivo resta migliorare la vita delle persone attraverso la qualità degli spazi.










