Maria Porro racconta Porro: sistemi d’arredo e architettura degli interni

Nel lavoro di Porro l’arredo ha sempre avuto una vocazione architettonica. La libreria, l’armadio, il sistema giorno, la partizione non esauriscono il proprio ruolo nella funzione: entrano nella grammatica dello spazio, ne regolano pieni e vuoti, proporzioni, passaggi, soglie domestiche. È una cultura del progetto fondata sulla misura. Misura come controllo formale, come ascolto dell’ambiente, …

Nel lavoro di Porro l’arredo ha sempre avuto una vocazione architettonica. La libreria, l’armadio, il sistema giorno, la partizione non esauriscono il proprio ruolo nella funzione: entrano nella grammatica dello spazio, ne regolano pieni e vuoti, proporzioni, passaggi, soglie domestiche.

È una cultura del progetto fondata sulla misura. Misura come controllo formale, come ascolto dell’ambiente, come capacità di costruire continuità senza appesantire. Nel linguaggio Porro, l’essenzialità non coincide con una sottrazione fredda, ma con una ricerca di equilibrio: togliere il superfluo per lasciare emergere la qualità del dettaglio, la precisione industriale, la sensibilità quasi artigianale con cui ogni sistema viene pensato.

In questa intervista per Archi&Interiors, Maria Porro racconta una visione dell’abitare in cui il prodotto diventa parte di un disegno più ampio. La casa contemporanea è fluida, attraversata da funzioni che si sovrappongono: abitare, lavorare, accogliere, custodire, mostrare, proteggere. A questa complessità Porro risponde con sistemi capaci di adattarsi nel tempo, dalle partizioni Glide alle composizioni a tutta altezza, fino alle soluzioni su misura in cui il confine tra arredo e architettura tende quasi a scomparire.

Il risultato è un universo riconoscibile, silenzioso e preciso, dove ogni elemento contribuisce a costruire lo spazio senza imporsi. La libreria Load-it, long-seller dal 1995, racconta la capacità di attraversare il tempo; la consolle Origata, disegnata con Nao Tamura e premiata con la Menzione d’Onore al Compasso d’Oro ADI, porta invece il discorso sulla materia, sul gesto progettuale e sulla riduzione dello scarto.

Tra sistemi d’arredo, ricerca materica, rapporto con architetti e interior designer, Porro definisce un’idea di Made in Italy evoluto: cultura del progetto, affidabilità produttiva, apertura internazionale e attenzione al dettaglio. Una posizione misurata, ma tutt’altro che neutra.

Di seguito, l’intervista integrale a Maria Porro.

Sistemi, misura e architettura degli interni: l’intervista a Maria Porro

Sistemi, misura e architettura degli interni l’intervista a Maria Porro

Per molto tempo l’arredo è stato raccontato attraverso i singoli prodotti: una libreria, un tavolo, un contenitore, un sistema notte. Oggi, invece, il progetto degli interni chiede qualcosa di più ampio: relazioni tra spazio, funzione, architettura e vita quotidiana. In questo passaggio, dove si colloca oggi Porro?

Per Porro il tema non è mai stato il singolo arredo, ma il modo in cui gli elementi contribuiscono a costruire lo spazio. Da sempre lavoriamo su sistemi che dialogano con l’architettura e accompagnano l’evoluzione dell’abitare.

Negli ultimi anni questo percorso ci ha portato ancora più vicino alla progettazione dello spazio. Le partizioni Glide vanno in questa direzione: permettono di configurare gli ambienti in modo flessibile, adattandoli a esigenze che cambiano nel tempo.

Porro è spesso associata a un linguaggio essenziale, misurato, riconoscibile. Ma l’essenzialità, quando è autentica, non è mai sottrazione fredda: è equilibrio, proporzione, capacità di lasciare spazio. Che cosa significa, per voi, lavorare sull’essenziale?

Sì, è vero. L’essenzialità fa parte del linguaggio di Porro da sempre. È un approccio che ci porta a cercare equilibrio e chiarezza, senza aggiungere nulla che non abbia una funzione o un significato.

Questa apparente semplicità è spesso il risultato di un lavoro molto complesso di ricerca e progettazione. L’obiettivo è creare prodotti che durino nel tempo, non solo per qualità, ma anche per la loro capacità di rimanere attuali e di dialogare con contesti diversi.

Il tema dei sistemi è centrale nella vostra identità. Non si tratta solo di contenere o organizzare, ma di costruire continuità visive, pieni e vuoti, superfici e passaggi. Quando un sistema d’arredo diventa davvero architettura degli interni?

l’intervista a Maria Porro

Quando riesce a cambiare il modo di usare gli spazi. Per noi un sistema non è semplicemente un insieme di elementi che si combinano tra loro, ma uno strumento che permette di interpretare esigenze diverse e in continua evoluzione.

Diventa architettura degli interni quando non si limita a occupare uno spazio, ma contribuisce a definirlo: creando connessioni, separazioni, percorsi e nuove possibilità d’uso. È un approccio che fa parte della storia di Porro e che continua a guidare il nostro modo di progettare.

La casa contemporanea è sempre meno divisa in funzioni rigide e sempre più attraversata da esigenze diverse: abitare, lavorare, accogliere, custodire, mostrare, nascondere. Come interpreta Porro questa idea di casa più fluida?

Le funzioni non sono più così separate come in passato e spesso convivono all’interno dello stesso spazio. La casa è diventata un luogo più dinamico, che deve sapersi adattare a esigenze diverse e a momenti diversi della giornata. Il nostro lavoro è interpretare questa complessità attraverso sistemi che siano flessibili e capaci di adattarsi nel tempo. È una sfida continua, perché il modo di abitare cambia rapidamente, ma è anche uno degli aspetti più stimolanti del progetto contemporaneo.

Nel vostro lavoro la misura sembra avere un valore quasi culturale: misura come proporzione, come controllo, come ascolto dello spazio. Quanto conta saper leggere un ambiente prima ancora di arredarlo?

Conta moltissimo. Ogni nostro progetto nasce in relazione allo spazio in cui verrà inserito. Lavorando da sempre sui sistemi, il dialogo con l’architettura e con le specificità di ogni ambiente è parte integrante del nostro approccio.

Dal 2018 abbiamo portato questa logica ancora più avanti, rendendo la nostra produzione completamente flessibile. Non partiamo da moduli standard da adattare, ma dal progetto stesso: la produzione segue il disegno esecutivo e ci permette di rispondere con precisione alle esigenze di ogni spazio.

Questo si vede in modo particolare nelle composizioni a tutta altezza e a tutta lunghezza, dove i sistemi si integrano con l’architettura fino quasi a far scomparire il confine tra arredo ed architettura. È un modo di lavorare che unisce capacità industriale e attenzione artigianale, con l’obiettivo di ottenere un risultato il più possibile naturale e coerente con il contesto.

Il su misura è una parola molto usata, spesso anche abusata. Nel caso di Porro, però, sembra riguardare una qualità più profonda: interpretare uno spazio senza perdere coerenza, personalizzare senza rinunciare all’identità. Che cosa significa davvero progettare su misura per voi?

Per noi il su misura non significa offrire infinite possibilità, ma trovare ogni volta la soluzione più adatta a uno spazio e a chi lo vive, mantenendo una coerenza progettuale.

La nostra forza sta proprio nel coniugare libertà e identità. Da un lato offriamo grande flessibilità nelle dimensioni, nelle configurazioni e nelle finiture; dall’altro c’è un linguaggio preciso, fatto di proporzioni, dettagli e qualità, che rende ogni progetto riconoscibile.

Credo che chi sceglie Porro cerchi entrambe le cose: la possibilità di esprimere il proprio gusto e le proprie esigenze, sapendo di poter contare su una visione progettuale solida e su una qualità che nasce da anni di ricerca e dalla collaborazione con designer che condividono il nostro approccio.

Una casa ben progettata spesso si riconosce non solo da ciò che mostra, ma da ciò che riesce a risolvere: ordine, passaggi, contenimenti, relazioni con la luce, proporzioni, gesti quotidiani. Quanto conta questa dimensione più silenziosa e invisibile del progetto?

Moltissimo. Spesso la qualità di un progetto si misura proprio negli aspetti meno evidenti, quelli che contribuiscono al benessere quotidiano senza attirare l’attenzione su di sé.

Penso alla tecnologia integrata nei sistemi, alla cura delle proporzioni, al modo in cui la luce viene studiata e accompagnata all’interno delle composizioni. Sono elementi che spesso non si percepiscono immediatamente, ma che fanno la differenza nell’esperienza dello spazio.

Per noi il progetto funziona davvero quando tutto appare naturale e semplice, anche se dietro c’è un grande lavoro di ricerca, sviluppo e attenzione al dettaglio.

Nel catalogo Porro convivono sistemi giorno, sistemi notte, armadiature, contenitori, librerie, tavoli e complementi. Più che descrivere i singoli prodotti, ci interessa capire che cosa li tiene insieme. Qual è il filo progettuale che rende riconoscibile l’universo Porro?

Porro arredamento

Più che in un singolo elemento, il filo che tiene insieme l’universo Porro sta nel modo in cui lavoriamo sul progetto: l’attenzione alle proporzioni, la ricerca sui materiali e il rapporto costante tra precisione industriale e sensibilità quasi artigianale.

È questo equilibrio che rende riconoscibile il nostro lavoro, al di là delle diverse categorie di prodotto. Che si tratti di sistemi giorno, notte o contenitori, c’è sempre la stessa idea di fondo: costruire spazi coerenti, essenziali, ma mai freddi.

Forse è anche questo che si percepisce entrando in un ambiente Porro: una certa continuità, un ritmo più calmo, in cui gli elementi non si impongono ma costruiscono insieme lo spazio.

I vostri arredi hanno spesso una presenza discreta ma molto forte: definiscono lo spazio senza occuparlo in modo invadente. È una scelta progettuale consapevole, questa capacità di essere presenti senza ostentare?

Certamente. Per noi il tema della durata è centrale. Un arredo non è un elemento effimero, ma qualcosa che accompagna la vita quotidiana nel tempo.

Per questo lavoriamo su pezzi capaci di resistere alle mode e di dialogare tra loro anche se progettati in momenti diversi. L’idea è costruire un linguaggio coerente che possa evolvere senza perdere riconoscibilità.

Penso, ad esempio, alla libreria Load-it del 1995, che è ancora oggi un long-seller: un progetto che ha saputo attraversare il tempo mantenendo la propria attualità e integrandosi in contesti molto diversi.

Materiali e finiture sono diventati un linguaggio fondamentale dell’interior design contemporaneo. Non comunicano solo gusto, ma atmosfera, durata, tattilità, profondità dello spazio. Quali direzioni ritenete oggi più interessanti nella ricerca materica?

Materiali e finiture sono una parte centrale del nostro lavoro, perché contribuiscono a definire non solo l’estetica, ma anche la percezione dello spazio, la sua atmosfera e la sua tattilità.

Negli ultimi progetti abbiamo esplorato direzioni diverse. Con la libreria Ryo di Nao Tamura, il tavolo Ferro e il sistema Modern abbiamo lavorato sulle finiture metalliche, in particolare sull’alluminio brillante, che introduce una qualità materica precisa e contemporanea.

Per gli armadi abbiamo introdotto Tecno Suede, una fibra tecnica morbida al tatto e attenta alla sostenibilità, certificata OEKO-TEX Standard 100 Classe 1.

Il vetro, utilizzato nelle partizioni Glide e in alcune soluzioni per armadi, viene invece interpretato attraverso superfici come il cristallo millerighe satinato o trasparente, che filtrano la visione senza chiudere lo spazio.

Accanto a queste sperimentazioni, il legno resta un materiale fondamentale per Porro: nelle nuove finiture, come l’olmo tinto bruno fullgrain, la materia viene valorizzata nella sua naturalezza.

Più che una direzione unica, è un insieme di ricerche che ogni anno arricchiscono il nostro linguaggio.

Se doveste scegliere un prodotto, un sistema o un dettaglio particolarmente rappresentativo dell’identità di Porro, quale indichereste e perché? Ci piacerebbe raccontare anche ciò che normalmente resta dietro le quinte: l’idea iniziale, il processo progettuale, le scelte tecniche, eventuali prototipi o dettagli produttivi.

Intervista a Maria Porro progettare su misura - consolle Origata
Consolle Origata – Porro

Tra i progetti più rappresentativi dell’identità Porro c’è la consolle Origata, disegnata con Nao Tamura. È un progetto che sento particolarmente vicino perché nasce da un dialogo tra sensibilità diverse, ma affini nel modo di intendere il progetto.

L’idea prende ispirazione dalla tecnica di taglio dei kimono, dove il tessuto viene lavorato in modo da ridurre al minimo gli scarti. Lo stesso principio è stato applicato alla lavorazione del foglio di alluminio, da cui prende forma la consolle.

È un oggetto semplice e molto essenziale, ma proprio per questo richiede grande precisione progettuale e tecnica. Siamo felici che il progetto ha ricevuto la Menzione d’Onore alla XXIX Edizione del Premio Compasso d’Oro ADI e, con questo riconoscimento assegnato ai progetti che si distinguono per qualità progettuale, ricerca e innovazione, Origata è entrata a far parte della Collezione Storica del Compasso d’Oro ADI.

Porro dialoga da sempre con architetti, interior designer e progettisti. Nel rapporto con i professionisti, il prodotto è solo una parte della relazione: contano anche affidabilità, flessibilità, strumenti tecnici, assistenza, capacità di lettura dello spazio. Che cosa chiedono oggi i progettisti a un’azienda come Porro?

Sicuramente la qualità è il primo elemento. I progettisti si rivolgono a Porro perché riconoscono una solidità progettuale, una coerenza di linguaggio e un’attenzione costante all’innovazione dei materiali e delle soluzioni.

Accanto a questo c’è un tema di affidabilità più ampia, che riguarda tutto il processo: dalla progettazione al supporto tecnico, fino alla realizzazione e al servizio nel tempo. Oggi non si chiede solo un prodotto, ma un interlocutore in grado di seguire il progetto nelle sue diverse fasi.

In questo senso, la nostra rete internazionale e il lavoro a stretto contatto con architetti e interior designer diventano parte integrante del progetto stesso, non solo un servizio accessorio.

Il rapporto con i designer è uno degli elementi più importanti nella storia delle aziende italiane di arredo. Come scegliete le figure con cui collaborare? Cercate una sensibilità affine, una competenza tecnica, oppure uno sguardo capace di aprire nuove direzioni?

Non è semplice avviare nuove collaborazioni, perché per noi il rapporto con i designer è un processo che richiede tempo e ascolto reciproco.

La sensibilità condivisa è importante, ma lo è anche lo sguardo diverso, capace di aprire nuove direzioni. È il caso, ad esempio, di Nao Tamura o di Yabu Pushelberg, con cui abbiamo iniziato a collaborare recentemente.

Al centro c’è sempre la relazione umana: un prodotto nasce da un percorso lungo, che si sviluppa nel tempo e si costruisce attraverso un dialogo costante. Per questo la capacità di lavorare insieme in modo aperto e costruttivo è fondamentale.

Il Made in Italy, nell’arredo di alta gamma, non può più essere soltanto un’immagine estetica. Deve diventare metodo, cultura del dettaglio, affidabilità, capacità produttiva, dialogo con progettisti e mercati internazionali. Che cosa significa oggi per Porro rappresentare un Made in Italy evoluto?

Per noi il Made in Italy non è solo un’immagine, ma un modo di lavorare. Significa cultura del progetto, attenzione al dettaglio e capacità produttiva.

Oggi questo si traduce anche in una forte apertura internazionale e in un dialogo costante con progettisti, scuole e territori. Nessuna azienda può più pensarsi in modo isolato: fare sistema diventa parte della propria capacità di essere competitivi.

In questo senso, rappresentare un Made in Italy evoluto significa continuare a investire sulla qualità del prodotto, ma anche sulle relazioni e sulla capacità di innovare il processo nel suo insieme.

Siamo nel 2036. Se doveste immaginare Porro tra dieci anni, che cosa vorreste fosse rimasto intatto del carattere dell’azienda e che cosa, invece, vorreste vedere trasformato con più coraggio?

arredo Porro

In oltre cento anni di evoluzione Porro è cambiata moltissimo, ma ciò che è rimasto intatto sono l’approccio al progetto e la cura per ogni dettaglio.

È difficile prevedere con precisione cosa accadrà nei prossimi dieci anni, ma credo che questi resteranno i punti fermi anche per la Porro di domani.

 

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