La cucina tra industria e sartorialità. Andrea Sorgente, Composit: «Il designer deve essere visionario»

Nella cucina contemporanea, visione e tecnica non possono più procedere su binari separati. Da una parte ci sono l’intuizione del designer, la ricerca sui materiali e il desiderio di rompere gli schemi; dall’altra la precisione industriale, l’affidabilità e la capacità di trasformare un’idea in uno spazio che funziona davvero. È in questo equilibrio che Composit …

Nella cucina contemporanea, visione e tecnica non possono più procedere su binari separati. Da una parte ci sono l’intuizione del designer, la ricerca sui materiali e il desiderio di rompere gli schemi; dall’altra la precisione industriale, l’affidabilità e la capacità di trasformare un’idea in uno spazio che funziona davvero. È in questo equilibrio che Composit costruisce la propria identità.

In questa intervista, Andrea Sorgente ci porta nel laboratorio in cui una cucina prende forma: tra cultura sartoriale e produzione, dettagli che diventano gesti quotidiani, sistemi su misura capaci di attraversare il living e il resto della casa. Un racconto di Made in Italy, progetto e ambizione, affidato a un principio netto: il designer deve essere visionario.

Per molto tempo la cucina è stata raccontata come ambiente funzionale. Oggi, invece, è diventata una delle parti più complesse e identitarie della casa: spazio tecnico, luogo sociale, architettura abitata, superficie di rappresentazione. In questo passaggio, dove si colloca oggi Composit?

Per noi la cucina è il luogo dove devono incontrarsi funzionalità ed estetica. La ricerca di questo equilibrio guida ogni nostro progetto: creare spazi efficienti, ma anche capaci di esprimere identità e dialogare con l’architettura della casa. In questa visione, la cucina diventa un vero spazio di vita, non solo tecnico ma anche rappresentativo.

Composit nasce nel mondo della cucina, ma il suo percorso sembra ormai parlare un linguaggio più ampio: non più solo composizioni cucina, ma sistemi capaci di dialogare con living, armadiature e ambienti diversi della casa. Quando avete capito che la cucina non poteva più essere pensata come un’isola separata dal resto dell’abitare?

Composit cucine di design Made in Italy per interni contemporanei

Abbiamo iniziato a intuirlo circa dieci anni fa, con l’ingresso e la crescita nel mercato nordamericano. In quel contesto non esistono aziende specializzate in microsettori dell’arredamento come in Italia (ad esempio mobili da cucina, da bagno, living, armadi). È naturale per il cliente affidarsi a un unico interlocutore per l’intero progetto della casa. In fondo, è la stessa logica della falegnameria italiana, ed è proprio questa visione integrata che abbiamo scelto di adottare e sviluppare nel nostro percorso.

Il tema della continuità tra gli ambienti è diventato centrale nell’interior design contemporaneo. Non si tratta solo di coordinare finiture, ma di costruire una stessa qualità spaziale tra cucina, soggiorno, contenimento e zone di passaggio. Come lavora Composit su questa idea di casa più fluida e coerente?

Noi crediamo che il cliente premium oggi cerchi una consulenza professionale che ottimizzi al massimo il tempo impiegato per l’acquisto degli arredi. Per questo motivo, spesso si affida a studi di architettura e interior design o direttamente a rivenditori specializzati nella progettazione di interni. A questi professionisti Composit vuole offrire un prodotto che sia, oltre che qualitativamente altissimo, anche trasversale, quindi utilizzabile nei vari ambienti della casa senza limitazioni e con la massima libertà nell’utilizzo dei materiali e delle finiture.

Il su misura è una parola molto usata, a volte quasi consumata. Nel vostro caso, però, sembra riguardare una capacità più profonda: ascoltare un progetto, leggerne i vincoli, interpretarne le proporzioni, tradurlo in una soluzione reale. Che cosa significa davvero lavorare su misura per Composit?

Composit, oltre alle dieci collezioni di cucine e living e alle collezioni di armadi, offre ai propri clienti soluzioni totalmente personalizzate. Siamo felici di aiutare i nostri clienti a trovare la migliore soluzione per il proprio progetto e, per questo, siamo sempre disponibili ad andare oltre la nostra offerta standard di materiali e finiture, sistemi di apertura e soluzioni tecniche, aiutando i professionisti a rispondere alle necessità dei propri clienti, sempre più esigenti. Ci muovono, in questo, una genuina passione e curiosità, coscienti del fatto che sono proprio i nostri clienti a spronarci ogni giorno ad alzare l’asticella. Basti dire che a uno dei nostri clienti più esigenti, il designer americano Jamie Rezaie, è stata affidata la progettazione di un nuovo modello di cucina, Materya, presentata a Milano durante la MDW26.

Una cucina ben progettata spesso non si nota immediatamente per ciò che mostra, ma per ciò che risolve: passaggi, contenimenti, gesti, proporzioni, dettagli, relazioni con la luce e con l’architettura. Quanto conta questa dimensione invisibile del progetto?

Conta molto. Durante le mie presentazioni e le mie conversazioni con colleghi e clienti dico spesso che la progettazione dell’ambiente cucina, l’accostamento dei vari materiali e la collocazione della cucina nel contesto architettonico della casa sono, a mio avviso, simili alla scelta di un buon vino: non è solo una questione di gusto “assoluto”. Quello che è fondamentale, e spesso sottovalutato, è l’abbinamento con le pietanze. Solo tenendo in considerazione questa combinazione si raggiungerà il risultato migliore.

Nel vostro lavoro convivono industria e sartorialità, due mondi che sembrano opposti ma che, nella cucina contemporanea, devono dialogare in modo molto preciso. Dove si trova l’equilibrio tra sistema produttivo, controllo della qualità e libertà progettuale?

Design, funzionalità e customizzazione per una cucina pensata come spazio da vivere.

Qui ci viene in aiuto la tecnica. Abbiamo la fortuna di essere collocati in un territorio che ospita alcune tra le industrie leader nei macchinari per la lavorazione del legno, con cui abbiamo ottimi rapporti e che, negli anni, hanno affinato la qualità e sviluppato sistemi di produzione integrati e software di progettazione e gestione delle commesse. Tutto questo ci permette un’estrema personalizzazione e, allo stesso tempo, una precisione assoluta. Siamo orgogliosi di rimarcare che il nostro impianto produttivo conta esclusivamente macchinari italiani. Abbiamo inoltre un team tecnico interno di altissimo livello che gestisce alla perfezione il ciclo produttivo, prendendo a cuore ogni singola commessa.

Il Made in Italy, nel settore cucina, non può più essere solo un’etichetta estetica. Deve diventare metodo, affidabilità, cultura del dettaglio, capacità di adattarsi a mercati diversi. Che cosa significa per Composit rappresentare oggi un Made in Italy evoluto?

Made in Italy per noi significa orgoglio e responsabilità. Io cerco di trasmettere ai miei collaboratori entrambi i concetti. Dobbiamo essere orgogliosi di essere portatori, quasi inconsapevoli, di valori come l’estetica, la bellezza, il saper fare. Allo stesso tempo, però, dobbiamo essere estremamente rigorosi e precisi, perché l’estetica e la qualità produttiva oggi non bastano più: sono fondamentali anche il servizio, la precisione e la comunicazione con i clienti. Rappresentare l’Italia all’estero è una grande responsabilità. Dobbiamo avere ben presente che ognuno di noi è ambasciatore del proprio Paese nelle interazioni con i clienti internazionali.

Le vostre collezioni sembrano muoversi tra rigore compositivo, materia, personalizzazione e riconoscibilità del dettaglio. Quali elementi devono essere presenti perché una cucina possa dirsi veramente Composit?

La qualità non la dico nemmeno, perché per noi è un must in tutta la nostra gamma: non esistono collezioni “entry level” con livelli qualitativi inferiori. Sicuramente armonia dei dettagli e cura dei particolari: ogni collezione ha la sua “anima”, diversa e ben definita. Per questo scegliamo di collaborare con designer diversi, sempre coordinati dalla nostra direzione artistica interna. Tutte le collezioni, però, sono legate da un “fil rouge” impercettibile, che è il valore Composit: armonia nelle proporzioni, dettagli ricercati, particolari che riconducono tutto alla stessa filosofia di design.

Tra i vostri prodotti ci sono soluzioni brevettate, come l’anta Pepper. È interessante perché il brevetto, in questo caso, non resta un dato tecnico, ma diventa gesto, ritmo della composizione, identità visiva. Quanto è importante per voi che l’innovazione entri nel linguaggio del prodotto?

cucina composit pepper

Cucina Composit su misura per progetti di interior design

È molto importante. Oggi operiamo in un mercato “saturo” e la differenziazione del prodotto è fondamentale. Questo per noi è un grande vantaggio, perché significa sperimentare continuamente, dialogare con designer, avere sempre “le mani in pasta”. Questa è la nostra grande passione: lo facciamo senza fatica, animati da curiosità e amore per il design, da oltre cinquant’anni.

La maniglia è uno degli elementi più piccoli e, allo stesso tempo, più rivelatori di una cucina. È il punto in cui il corpo incontra il mobile, dove il disegno diventa gesto quotidiano. Che cosa racconta Touch del vostro modo di intendere la relazione tra funzione, ergonomia e bellezza?

La maniglia Touch è uno dei nostri fiori all’occhiello, elemento centrale di una delle nostre collezioni più iconiche, ideata dal grande designer Piergiorgio Cazzaniga. La filosofia dietro questa maniglia, e dietro la collezione Touch, è quella di avere una maniglia a scomparsa, che sia ben visibile e utilizzabile mentre si cucina, ma che “scompaia” quando non viene utilizzata. La stessa filosofia è applicata ad altri elementi caratterizzanti della collezione Touch, come lo schienale saliscendi e l’armadio complanare.

Molte cucine contemporanee cercano la sparizione: superfici continue, aperture nascoste, volumi puri. Composit sembra invece lavorare su un equilibrio più sottile, dove il dettaglio può anche dichiararsi senza disturbare l’insieme. È una scelta progettuale consapevole?

Cerchiamo sempre di evitare la banalità e di differenziarci rispetto alla massa. Anche quando seguire il trend è irrinunciabile, noi lo facciamo “a modo nostro”.

Le collezioni Touch, Pepper, Noisette, Melograno, Marilyn e Linea raccontano sensibilità differenti. Più che descriverle a una a una, ci interessa capire che cosa rappresentano nel vostro percorso: quali direzioni del progetto cucina avete voluto esplorare attraverso questi modelli?

Cucina Composit contemporanea con soluzioni personalizzate

Composit è sempre stata una fucina di idee e il nostro stabilimento di Vallefoglia è un crocevia per molti designer di fama internazionale: Piergiorgio Cazzaniga, Roberto Lazzeroni, Ennio Arosio e tanti altri. In alcuni casi, come ad esempio in Noisette e Marilyn, la collezione nasce dall’identificazione di specifiche richieste dei mercati in cui operiamo. In altri, invece, nasce da un progetto presentatoci da un designer talentuoso, di cui ci siamo innamorati e a cui abbiamo voluto dare vita.

In una collezione come Linea, indicata come bestseller, probabilmente c’è qualcosa che va oltre il gusto del momento. Che cosa rende una cucina capace di attraversare mercati e contesti diversi senza perdere forza?

Linea è una cucina con gola e la cucina con gola oggi è regina indiscussa del mercato per la sua praticità, estetica e versatilità. La nostra forza è sicuramente quella di aver capito che Linea è un cantiere eternamente aperto: non smettiamo di attualizzarla, aggiornarla con nuove finiture e materiali e contaminarla con accessori ed elementi appartenenti ad altre collezioni.

Il rapporto con i designer è uno dei punti che avete indicato come centrali. Come scegliete le figure con cui collaborare? Cercate un linguaggio, una visione, una competenza tecnica, oppure la capacità di mettere in discussione abitudini consolidate?

Guardando alla storia di Composit, abbiamo individuato un fil rouge che lega il passato al presente e che dovrà essere il faro per il futuro: ci piace il concetto legato al termine inglese “disruptive”. Cerchiamo design che contengano elementi di novità, anche di rottura rispetto al contemporaneo, per non seguire i trend ma dettarli. Questo è l’obiettivo del nostro team R&D e questo è quello che chiediamo ai designer con cui dialoghiamo.

Quando un designer incontra un’azienda come Composit, il progetto deve passare attraverso vincoli molto concreti: produzione, modularità, installazione, mercati, durata, servizio. In che modo questa complessità può diventare una risorsa creativa invece che un limite?

Il dialogo tra il designer e il nostro team R&D è uno degli elementi propulsivi della nostra azienda. Il designer deve essere visionario, il nostro team tecnico R&D deve essere razionale. È uno dei territori in cui amo di più essere coinvolto personalmente, per portare il mio punto di vista “commerciale” e trovare una sintesi. Ricordo, ad esempio, quando il designer Jamie Rezaie, nel presentarci il primo prototipo della collezione Materya, chiese di appendere una cappa rivestita in quarzite naturale di circa 250 kg al soffitto del nostro flagship store di Milano, alto sei metri. Il team tecnico si oppose fermamente, ma anch’io trovai l’idea molto interessante e mi schierai con il designer. Alla fine, ci riuscimmo e il risultato fu clamoroso.

La cucina è forse l’ambiente della casa in cui l’estetica viene messa più duramente alla prova dalla vita quotidiana. Un materiale, un’apertura, una proporzione, un piano di lavoro devono restare belli dentro l’uso. Come si progetta questa resistenza silenziosa?

Noi forniamo “strumenti”; sta al professionista e al cliente decidere se prediligere le performance del materiale o l’estetica. I mercati in cui operiamo sono molti e variegati: abbiamo clienti che ci chiedono superfici in legni esotici o pietre naturali delicatissime perché prediligono l’estetica, e clienti che cercano la resistenza e le performance dei materiali perché vogliono una cucina professionale. Il nostro compito è fornire ai nostri clienti le migliori opzioni per entrambe le visioni.

Composit sta crescendo molto all’estero, con una quota importante del fatturato sui mercati internazionali. Quando un brand italiano entra in case, showroom e progetti di Paesi diversi, che cosa scopre di sé?

Design cucina Composit per architetti e interior designer

La sensazione è estremamente positiva, perché ci conferma che la nostra visione può essere compresa e condivisa anche oltre i confini nazionali. Entrare in case, showroom e progetti in contesti culturali diversi ci dimostra che i valori su cui abbiamo costruito Composit – design, qualità, cura del dettaglio e capacità progettuale – hanno un linguaggio universale. È una conferma importante, ma anche uno stimolo continuo a evolverci e a confrontarci con nuove esigenze e nuove prospettive.

Il mercato estero cerca ancora “la cucina italiana” come immaginario, oppure chiede qualcosa di più preciso: flessibilità, servizio, customizzazione, qualità produttiva, capacità di dialogare con studi di progettazione internazionali?

I mercati esteri ci scelgono perché sanno che, acquistando un arredamento italiano, avranno il massimo della qualità. Quando andiamo all’estero a presentare il nostro prodotto, i clienti non hanno dubbi sulla qualità. Piuttosto, ci chiedono di raccontare il nostro brand e la nostra storia, oltre a rassicurazioni sulla precisione, la puntualità e il servizio.

L’internazionalizzazione obbliga a diventare più chiari: nel prodotto, nel racconto, negli strumenti commerciali, nel rapporto con showroom e progettisti. Come sta cambiando Composit per accompagnare questa crescita?

Il racconto del proprio brand e la chiarezza nella comunicazione, a tutti i livelli, sono fondamentali. Oltre ad avere un team commerciale e di customer service poliglotta, al momento parliamo fluentemente sei lingue; abbiamo da poco introdotto nella nostra squadra una responsabile marketing e comunicazione per aiutare l’azienda nel suo percorso di sviluppo come brand internazionale.

Negli ultimi anni avete investito anche in nuove risorse sales e marketing. Quanto è importante, oggi, che un’azienda di prodotto sappia raccontare non solo che cosa fa, ma perché lo fa, per chi lo fa e con quale cultura progettuale?

È estremamente importante. Oggi la qualità, per i brand Made in Italy, è “scontata”. Dobbiamo quindi lavorare per differenziarci e raccontare il nostro brand e i nostri punti di forza, che sono tanti e rischiano di restare inespressi se non comunicati correttamente.

Nel rapporto con architetti e interior designer, il prodotto è solo una parte del dialogo. Spesso contano altrettanto affidabilità, capacità di problem solving, tempi, varianti, assistenza, lettura del progetto. Che cosa chiedono oggi i professionisti a un’azienda come Composit?

Chiedono di essere ascoltati. Scelgono il nostro brand perché sono intrigati dal nostro design e dalle nostre peculiarità, ma poi vogliono personalizzare i propri progetti ed essere rassicurati sul processo di acquisto e sull’after sales. Il nostro compito è aiutarli e rendere loro la vita facile: acquistare un arredamento Composit deve essere un’esperienza positiva. Sappiamo che i nostri clienti hanno molte opzioni e dobbiamo essere loro grati per aver scelto Composit, dedicando loro la massima attenzione e garantendo il miglior servizio. Questo è il mantra del nostro team commerciale e di customer service.

C’è un tema che nel mondo cucina viene ancora raccontato poco: la responsabilità dell’azienda nel semplificare il lavoro del progettista. Quanto conta, per voi, essere non solo fornitori di prodotto, ma interlocutori capaci di accompagnare il progetto?

È molto importante. Il progettista vuole affidarsi a un’azienda capace di ascoltarlo, di risolvere i problemi e di accompagnarlo nel processo d’ordine. I nostri investimenti nel team commerciale e di customer service vanno proprio in questa direzione. I nostri clienti hanno sempre almeno due interlocutori diretti aziendali su cui poter contare: il sales manager sul territorio e l’account manager in ufficio. Con entrambi possono avere interazioni continue, di persona, telefonicamente, via email e via WhatsApp.

Oggi la casa chiede arredi meno rigidi e più intelligenti: cucine che dialogano con il living, armadiature che diventano architettura interna, contenimenti che ordinano lo spazio senza appesantirlo. Secondo voi, la cucina sta diventando più arredo o l’arredo sta diventando più cucina?

Composit cucina e living coordinati dal design contemporaneo

Certamente, ormai da qualche decennio, la cucina e il living sono coordinati, in quanto spesso condividono lo stesso ambiente “open space”. È un trend nato in Europa e diventato ormai internazionale. Noi, però, andiamo oltre: con gli stessi materiali della cucina e del living realizziamo armadi su misura, bagni, lavanderie e molti altri ambienti.

Se dovesse scegliere una collezione, un dettaglio o una soluzione capace di raccontare con particolare chiarezza l’identità di Composit, quale indicherebbe e perché?

Anta Touch Composit cucine

Tra le collezioni attuali, forse sceglierei Touch, soprattutto nella versione originale presentata nel 2010. Era, ed è, una rivoluzione nel mondo cucina, una delle prime interpreti del “minimalismo”, portato all’estremo dal designer Piergiorgio Cazzaniga. Presentata al Salone del Mobile di Milano in veste totalmente bianca: accecante, monolitica e con dettagli incredibili. Tuttora, in Italia e all’estero, Touch è una delle collezioni più apprezzate, un’icona dello stile Composit.

Su questo elemento ci piacerebbe raccontare anche il lavoro che normalmente resta dietro le quinte: prove, disegni, scelte tecniche, prototipi, errori corretti, dettagli produttivi. C’è un passaggio nascosto che aiuta a capire meglio la qualità di una cucina Composit?

Più che passaggi nascosti, la chiave sta nel scegliere designer visionari, collaboratori appassionati e creare in azienda un ecosistema funzionale alla creatività. Con questi ingredienti, poi, i frutti arriveranno in maniera naturale.

Guardando ai prossimi anni, quale sarà la sfida più interessante: rendere il su misura più accessibile, integrare meglio gli ambienti, lavorare su materiali più performanti, rafforzare il dialogo con i progettisti o costruire una presenza internazionale ancora più riconoscibile?

La nostra mission è chiara: elevare la qualità della vita delle persone attraverso il miglioramento estetico e qualitativo del proprio spazio domestico. La nostra sfida è portare avanti questa missione, in Italia e nel mondo, con impegno e passione.

Siamo nel 2036. Se dovesse immaginare Composit tra dieci anni, che cosa vorrebbe fosse rimasto intatto del carattere dell’azienda e che cosa, invece, vorrebbe vedere trasformato con più coraggio?

Rimarrà intatto il DNA aziendale, portatore di valori come la passione per il design, l’attenzione ai dettagli, lo spirito d’impresa, l’amore per il territorio, la valorizzazione dei propri collaboratori, la dedizione ai clienti e il rispetto dei fornitori.

Nel discorso di fine anno del 2025, anno di ottimi risultati per noi, ho focalizzato l’attenzione su due parole: Orgoglio e Ambizione. Ho voluto ricordare ai nostri collaboratori che è importante che essi provino orgoglio nel far parte della famiglia Composit. Ma ho anche parlato di Ambizione, ed è questo che vorrei trasmettere a tutti: dobbiamo essere ambiziosi.

Abbiamo tutti gli ingredienti per diventare dei veri protagonisti del settore. Non ci sono limiti a dove possiamo arrivare, se non quelli posti da noi stessi. In questo momento, i nostri collaboratori sanno di lavorare in un’azienda con una grande storia e con progetti luminosi per il futuro. Spero che, molto prima del 2036, ognuno dei nostri collaboratori condivida la stessa ambizione che guida me e il resto della proprietà.

Pubblicità e collaborazioni con Archi&Interiors

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